“Sul caso di Crans-Montana il Partito Democratico non ha mai cavalcato l’onda emotiva, ma ha il dovere di segnalare alcune anomalie che non possono essere ignorate”. Lo afferma Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, commentando gli sviluppi dell’inchiesta sui fatti avvenuti in Svizzera.
“L’anomalia principale – spiega – riguarda il tempo trascorso tra i fatti e la prima convocazione dei coniugi Moretti: sono passati nove giorni, un lasso di tempo significativo, soprattutto alla luce del serio rischio di inquinamento delle prove segnalato anche dalla stampa svizzera”.
“Ricordo - aggiunge l’esponente dem - che sono scomparse le immagini di 250 telecamere e lo stesso Moretti ha parlato con i dipendenti, indicando loro cosa dire. Tutti elementi che rendono necessario fare piena luce.
Ma non siamo di fronte a un problema tra Nazioni. Le responsabilità, se accertate, sono sempre individuali: non esistono Paesi migliori di altri. In vista dell’incontro con miei omologhi svizzeri, il nostro obiettivo è costruire ponti, non alimentare conflittualità”.
“Ho notato – conclude Ricciardi – una forte reazione di deputate e deputati svizzeri nei confronti del lavoro della stampa libera. Ma la libertà di stampa è un valore che vale in Svizzera come in Italia. Credo sia arrivato il momento di ricostruire una collaborazione piena tra i nostri Paesi. Questa vicenda non si chiuderà in pochi giorni, ci sono ancora persone in pericolo di vita e il numero delle vittime è salito a 41. Per rispetto dei familiari delle vittime e dei feriti serve dialogo, cooperazione e un impegno comune per arrivare alla verità”.
"Oggi ho vissuto due luoghi, fisicamente lontani ma politicamente e moralmente inseparabili. Questa mattina ho partecipato a Reggio Emilia alla celebrazione per l’82º anniversario della fucilazione di Don Pasquino Borghi, Ferruccio Battini, Contrado Trentini, Destino Giovannetti, Enrico Zambonini, Enrico Menozzi, Umberto Dodi, Romeo Benassi e Dario Gatti. Uomini che hanno sacrificato la propria vita per la libertà, per la democrazia, per spezzare il regime fascista e sostenitori della Resistenza da cui nasce la nostra Costituzione antifascista. Nello stesso momento, alla Camera i miei colleghi delle opposizioni hanno compiuto un gesto pacifico ma necessario: occupare la sala stampa per impedire che le istituzioni della Repubblica venissero utilizzate come palcoscenico da chi non ha mai rinnegato il fascismo, da chi nega le responsabilità storiche di quel regime e continua a richiamarsi a ideologie di odio e violenza. Due che tengono insieme memoria e responsabilità". Lo dichiara il deputato PD, Andrea Rossi.
"Ricordare i martiri della Resistenza - sottolinea il parlamentare dem - senza difendere oggi gli spazi democratici sarebbe un esercizio vuoto. Difendere le istituzioni senza sapere da dove vengono sarebbe un atto fragile. La Costituzione non è neutra, è antifascista.
"E il Parlamento non è una sala qualunque: è un luogo che va custodito, anche con gesti scomodi ma coerenti, quando i valori fondanti vengono messi in discussione", conclude Rossi.
Dem: non vogliamo milizia Trump su nostro territorio
“Questo balletto di dichiarazioni, con il Ministro Piantedosi prima smentito dal Presidente della Regione Lombardia e oggi dal portavoce dell’ICE, dimostra l’improvvisazione con cui tutto il Governo sta affrontando un tema delicatissimo come quello della sicurezza.
Prendendo per buone le parole del Ministro Piantedosi, che aveva dichiarato di non avere notizie sulla presenza di agenti dell'ICE, osserviamo che sembra più informata la stampa che il Governo. Questo non tranquillizza certo i cittadini italiani. Così come nessuno può essere tranquillo pensando che in giro per le città italiane ci saranno agenti del Corpo di Polizia che risponde a Trump. E che sta compiendo negli Stati Uniti azioni inaccettabili che mettono in discussione diritti fondamentali, libertà civili e garanzie dello Stato di diritto. È un modello incompatibile con i valori e con l’ordinamento del nostro Paese e l'ICE non è benvenuto in Italia. Altro che "polemiche sul nulla" come qualcuno ha detto. È venuto il momento di alzare la testa e tenere la schiena dritta difendendo la dignità internazionale dell'Italia e di smetterla con ambiguità e silenzi francamente imbarazzanti. Per questo il Partito Democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Interno Piantedosi, chiedendo chiarimenti immediati e l’esclusione di qualsiasi presenza operativa dell’ICE sul territorio italiano”. Lo dichiara Matteo Mauri, deputato e responsabile Sicurezza del Partito Democratico.
“Come mostrano le immagini dei giornalisti della trasmissione in Mezz’ora, che stanno circolando online, operatori della Rai impegnati negli Stati Uniti sono stati verbalmente minacciati da agenti della polizia ICE e impediti nello svolgimento del proprio lavoro. Esprimiamo piena solidarietà ai giornalisti coinvolti e condanniamo con forza questi episodi, che rappresentano un attacco gravissimo alla libertà di stampa.
Ci chiediamo se Rai abbia denunciato ufficialmente quanto accaduto e quali iniziative siano state adottate dal governo italiano per tutelare i propri cittadini all’estero. L’episodio rivela quanto il modello politico di Trump metta in discussione le basi del diritto e della libertà.
Chiediamo a Meloni e Tajani di prendere pubblicamente le distanze da questi comportamenti e di farsi garante della sicurezza e della libertà dei giornalisti italiani, anche nei rapporti con gli Stati Uniti” così i il capogruppo del Pd nella Commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano
“È sorprendente come alcuni esponenti di spicco della maggioranza parlano della nuova puntata di Report, che andrà in onda solo questa sera, come di 'tele-zerotagliato' e di 'fanfaluche su piste nere'. Mettono le mani davanti commentando qualcosa che ancora non è pubblico e, non avendo la sfera di cristallo, dimostrano che hanno decisamente paura di qualcosa. Il timore della libertà di informazione e del giornalismo d'inchiesta li spinge ad agire come censori preventivi sapendo che Report questa sera parlerà di stragi mafia. Siamo davanti all'ennesima evidenza di come il sistema democratico e la libertà di stampa risultano davvero indigesti al governo Meloni”. Lo dichiarano in una nota tutti i componenti PD della Commissione di Vigilanza Rai.
"Voglio esprimere la piena solidarietà ai giornalisti de 'la Repubblica' per il furto di sei computer presso la redazione di Napoli. A loro va tutta la mia vicinanza e quella di tutto il Partito democratico. Siamo davanti ad un atto grave per la libertà di informazione e di stampa, pilastri della democrazia. Mi auguro che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che la giustizia possa seguire completamente il proprio corso”. Così in una nota il deputato e capogruppo PD in commissione di difesa di Montecitorio, Stefano Graziano.
I quotidiani rimangono il mezzo più affidabile attraverso il quale ci orientiamo nel mondo, comprendiamo gli eventi e viviamo nella storia. Per questo quando un giornale rischia di scomparire è un problema. E lo è tanto più se quel, quei giornali come Repubbluca e Stampa, sono stati un luogo di dibattito, di stimolo e di riflessione per un movimento di idee di sinistra, riformiste e illuminate. E preoccupa che questo avviene in una stagione difficile per tutta l’informazione, con agenzie di stampa a rischio, la Rai ridimensionata, l’informazione locale ridotta al lumicino e una propaganda di governo sempre più aggressiva, monocorde e determinata ad occupare tutti gli spazi disponibili. Per questo nel ribadire solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori dei giornali del Gruppo GEDI, rinnovo l’impegno del gruppo Pd alla Camera a tenere alta l’attenzione sulla vicenda e a seguire la sua evoluzione. Difendiamo posti di lavoro ma anche e soprattutto luoghi di libertà e democrazia.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"L’appello “per la pace e per una società democratica” lanciato dal Presidente Abdullah Ocalan il 27 settembre scorso e la decisione assunta da Partito dei Lavoratori del Kurdistan nel suo dodicesimo e ultimo congresso di sciogliere il partito e porre fine alla lotta armata, rappresentano una grande occasione per la pace e la stabilità di tutta la regione. Una regione ancora oggi segnata da conflitti, tensioni e spargimento del sangue di vittime civili. In un mondo in cui le guerre si moltiplicano, dove si apre uno spiraglio di pace bisogna cogliere l'opportunità e favorire il processo.
Per questo mi sarei aspettata dichiarazioni di plauso e di incoraggiamento da parte degli attori internazionali dopo l’appello di Ocalan, il Congresso di scioglimento del PKK, dopo la rinuncia alla lotta armata e la cerimonia di consegna delle armi. E invece, un inspiegabile silenzio. Si è pronunciato il Parlamento Europeo, con una risoluzione in cui si dice tra le altre cose che l'appello di Ocalan e la scelta del Pkk sono un passo storico e atteso da tempo che potrebbe contribuire a porre fine a 40 anni di violenza. La Commissione europea, invece, non si è ancora pronunciata. Sarebbe importante che l’Unione Europea si impegni anche come mediatrice e garante del processo di pace.
Questo dovrebbe chiederlo anche il Governo italiano rimasto finora in silenzio. Sarà mio compito, tornata in Italia, sollecitare il governo a pronunciarsi per sollecitare la Commissione e per chiedere al governo turco atti concreti in direzione della pace come ha già fatto la parte curda. Sappiamo quanto la Turchia abbia bisogno di una svolta nel campo delle libertà civili, dei diritti di democrazia, dell’indipendenza della magistratura, della libertà di stampa e della laicità. Sono le stesse cose che le vengono richieste per un’eventuale adesione
all’Unione Europea. Per questo l'Ue deve entrare in campo e sostenere attivamente il processo di pace che unilateralmente, con grande coraggio, il popolo curdo e la sua rappresentanza politica hanno iniziato.". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, intervenendo alla International Conference on Peace and Democratic Society organizzata dal Dem Party a Istanbul.
“L’emendamento rappresenta un passo avanti, perché, grazie alle battaglie del Pd e delle opposizioni, consente di avviare il recepimento della direttiva europea anti-SLAPP. Per questo il Partito Democratico ha scelto di astenersi, pur ritenendo che il testo presenti ancora criticità significative e che dovrà essere migliorato nel passaggio al Senato”.
Così il capogruppo democratico in Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca, commenta il voto sull’emendamento alla legge di delegazione europea che recepisce la direttiva sulle querele temerarie. “Adesso la maggioranza sia coerente: ministri e deputati ritirino le querele ai giornalisti”.
“Riteniamo che il testo presentato dal Governo per recepire la direttiva anti-SLAPP resti ancora insufficiente. L’ambito di applicazione viene infatti limitato ai soli casi transfrontalieri, lasciando fuori le controversie di carattere nazionale — un tema particolarmente sensibile in un contesto in cui l’uso improprio delle querele può avere un effetto intimidatorio su giornalisti e critici.
Inoltre, la delega richiesta al Parlamento risulta priva di termini. Per questo, al Senato, insisteremo per recepire in modo pieno e coerente la direttiva, fissando criteri chiari e garanzie effettive a tutela della libertà di stampa.
La direttiva anti-SLAPP è uno strumento fondamentale e va applicata senza distorsioni. Continueremo a vigilare affinché il suo recepimento sia autentico e non solo formale”.
"Le parole di Albanese sull'assalto squadristico alla sede de "La Stampa" sono inaccettabili. E francamente sono incompatibili con la cittadinanza onoraria di Bologna, città Medaglia della Resistenza, che dovrebbe ricevere. Una città che, nella sua storia, si è sempre battuta per la libertà di opinione e di espressione, contro ogni forna di violenza e di intolleranza".
Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Condanno con fermezza il grave atto intimidatorio messo in atto oggi da attivisti pro-Pal contro la redazione de La Stampa. La libertà di stampa è un pilastro della democrazia e nessuna causa giustifica la violenza o la pressione contro il lavoro libero dei giornalisti. Esprimo la mia piena vicinanza al direttore, ai giornalisti e a tutta la redazione, auspicando che venga garantita piena tutela a chi ogni giorno svolge il proprio lavoro con responsabilità e indipendenza”.
Così la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Simona Bonafè.
Inaccettabili le parole del capogruppo Bignami e intollerabile la replica al Quirinale di Belpietro: una bufala ripetuta più volte non diventa una notizia e nascondersi dietro la libertà di stampa è uno stratagemma che non salva il direttore dall’aver inventato una ricostruzione ridicola e fantasiosa.
Chiediamo alla Premier Meloni, visto che è direttamente coinvolta e visto che viene attaccata la più alta e più cara istituzione del paese, di prendere le distanze da affermazioni false che rischiano un conflitto senza precedenti tra vertici dello Stato.
Così in una nota Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Pd alla Camera dei Deputati e al Senato, e Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento Europeo.
“Il Governo è stato costretto a presentare un emendamento per recepire la direttiva europea anti-SLAPP. Tuttavia, si tratta di una clamorosa presa in giro. Anzitutto, il testo invita a circoscrivere l’ambito di applicazione alle sole fattispecie transfrontaliere, escludendo quindi le liti di carattere puramente nazionale — proprio in un Paese guidato da un governo delle querele temerarie, in cui troppi ministri denunciano o minacciano querele strumentali contro giornalisti e oppositori.
Inoltre, il Governo chiede una delega in bianco nel merito al Parlamento: una scelta inaccettabile. Presenteremo un nostro specifico emendamento per recepire pienamente la direttiva e per definire con chiarezza i criteri e le modalità di attuazione delle tutele per i giornalisti, perché non intendiamo avallare un finto recepimento solo di facciata.
La direttiva anti-SLAPP è uno strumento fondamentale per garantire la libertà di stampa e il diritto di critica: non può essere svuotata di significato. Un motivo in più per vigilare affinché venga recepita davvero, non tradita.”
Così il capogruppo democratico nella Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca commenta la presentazione di un emendamento del governo alla legge di delegazione europea in discussione nella commissione affari europei della camera.
“Nel suo intervento alla Camera, durante il dibattito sulla mozione sulla libertà di informazione, Mollicone ha trasformato la discussione in un attacco frontale contro Report e contro tutto il giornalismo d’inchiesta, definendolo “militante” e “di parte”. Un linguaggio violento e un atteggiamento che la dicono lunga sull’idea che il governo ha del ruolo della stampa libera. E non è un caso che a intervenire sia stato proprio il presidente della Commissione Cultura della Camera — lo stesso che, in più occasioni, ha mostrato fastidio di fronte alle domande scomode dei giornalisti. È la prova evidente di una linea politica: silenziare chi indaga, delegittimare chi racconta. Mollicone arriva perfino a giustificare l’invasione politica della Rai e i ritardi nella nomina della sua governance. Mai era accaduto che il servizio pubblico restasse così a lungo senza un presidente di garanzia, mentre la Commissione di Vigilanza Rai resta bloccata dai veti della maggioranza. La libertà di stampa non è un fastidio da sopportare: è la misura della democrazia di un Paese. E oggi, purtroppo, il governo e la sua maggioranza sta dimostrando di non tollerarla” così una nota della deputata Ouidad Bakkali, componente democratica della commissione di Vigilanza Rai a margine della discussione sulla libertà di stampa.