Il Governo litiga con le Regioni perché il decreto sulle liste d’attesa, come avevamo detto non funziona. Non risolve i problemi della sanità pubblica e favorisce quella privata. Mentre 5 milioni di italiani rinunciano a curarsi. Servono più risorse per ospedali, medici e personale sanitario.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Il governo Meloni ha completamente disatteso le promesse fatte sulla Sanità, e in particolare sull’abbattimento delle liste d’attesa. A quasi dieci mesi dall’annuncio del cosiddetto decreto liste d’attesa, non c’è traccia di alcun risultato concreto, nessuna risorsa stanziata, nessun progetto operativo. Quello che doveva essere un intervento strutturale si è rivelato solo uno strumento propagandistico lanciato a cinque giorni dalle elezioni europee”. Così la deputata del Partito Democratico Ilenia Malavasi, componente della commissione Affari Sociali, che aggiunge: “Il ministro Schillaci ha recentemente scaricato ogni responsabilità sulle Regioni, dimostrando l’inefficacia dell’intervento e la totale assenza di una regia nazionale. Nel Def approvato in questi giorni, la Sanità resta fanalino di coda, pochissime righe, nessuna misura concreta, e un sottofinanziamento ormai strutturale”.
“La situazione è grave – aggiunge l’esponente dem – non solo perché mancano risorse, ma perché mancano visione e volontà politica. Il piano straordinario di assunzioni per 30 mila operatori sanitari, annunciato mesi fa dallo stesso ministro, è rimasto lettera morta. Nel frattempo, i cittadini continuano a pagare le conseguenze di un sistema al collasso”.
“Con l’uscita del nuovo Dpcm si rompe definitivamente il patto tra Stato e Regioni. Il governo, che si è sempre definito autonomista, si trasforma nel più centralista degli esecutivi, arrogandosi poteri sostitutivi senza alcun confronto con le autonomie locali. È la prova evidente del fallimento del decreto liste d’attesa e dell’improvvisazione con cui si sta affrontando uno dei temi più urgenti per il Paese”.
"Schillaci accusa di disinformazione, ma è lui che sta nascondendo la verità. Il fallimento del decreto sulle liste d’attesa è evidente a tutti: la situazione è solo peggiorata, mentre il servizio sanitario pubblico continua a essere progressivamente indebolito. Se non si cambia rotta, la sanità rischia di diventare un privilegio per pochi, e non un diritto per tutti.” Così commenta Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera, che aggiunge: “Il ministro è nervoso perché i dati sul fallimento del decreto e del suo operato sono sotto gli occhi di tutti. Ogni giorno milioni di cittadini sono costretti a fare i conti con un sistema sanitario in crisi: lunghe liste d’attesa, cure rinviate e un personale medico e infermieristico sempre più esausto e mal retribuito.”
“La gente rinuncia a curarsi, le liste d’attesa sono interminabili, il personale sanitario è esausto e sottopagato. E mentre il sistema sanitario è in crisi profonda, il ministro della Salute si indispettisce e continua a scaricare le responsabilità sulle Regioni.”
Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Affari Sociali della Camera.
“Il ministro parla di disinformazione. Siamo d’accordo: basta favole, è ora di dire la verità. A un anno dal fallimentare decreto sulle liste d’attesa, la situazione è solo peggiorata. E intanto continua lo smantellamento della sanità pubblica, ridotta a un sistema che non garantisce più né equità né accesso universale alle cure.”
“Ad un anno dall’approvazione del DL liste d’attesa due sono le evidenze:
il provvedimento non ha minimamente migliorato la situazione. Come avevamo previsto i presunti rimedi si sono rivelati del tutto inutili se non dannosi.
La necessità è di trovare il coraggio di una riforma strutturale, partendo dal rimettere al centro la sanità pubblica, la valorizzazione del suo personale, la riorganizzazione territoriale, la rivalutazione del ruolo dei medici di medicina generale. Ma soprattutto capendo che bisogna investire di più.
La sanità non ha bisogno di annunci pre elettorali come un anno fa, ma di scelte! Per rispetto della Costituzione e delle tante persone sempre più in difficoltà”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta Covid e componente della commissione Affari sociali della Camera.
“Il decreto liste d’attesa annunciato pochi giorni prima delle europee, in modo del tutto pretestuoso e strumentale dal governo Meloni è un vero e proprio flop sotto tutti i punti di vista sociale economico e organizzativo. Questo decreto avrebbe dovuto salvare l’intera umanità oltre che la sanità pubblica. Abbiamo visto però che si è rivelato un vero e proprio fallimento con liste d’attesa interminabili regioni e territori totalmente nel caos. A fronte di questo caos, il governo Meloni continua a non investire nella sanità continua a tagliare fondi strutturali e chi ci rimette sono i cittadini le persone che vivono nei territori meno agiati”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
"Il decreto liste d’attesa si è rivelato una grande presa in giro dei cittadini. L’ennesimo bluff di un governo che sulla sanità ha saputo solo tagliare le risorse, mettendo a rischio la sostenibilità stessa del sistema sanitario nazionale. Abbiamo denunciato subito l’inutilità di un provvedimento che non affronta in alcun modo il problema delle liste d’attesa, per cui occorrerebbero maggiori risorse, che ovviamente il governo non ha stanziato, un nuovo modello tecnologico e organizzativo e investimenti sul personale a partire dal superamento del tetto di spesa. Occorrerebbero investimenti significativi sul personale e riforme organizzative, che l’esecutivo non ha fatto e non ha intenzione di fare. Esecutivo che peraltro ha già tagliato anche 500 case ed ospedali di comunità dal Pnrr. La drammatica verità è che hanno usato un tema sensibile per i cittadini per consenso in vista delle elezioni europee e adesso che sta venendo giù il castello di carte delle loro bugie, se la prendono con le regioni provando a fare un braccio di ferro alla disperata ricerca di una capro espiatorio”. Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
Ora c’è il braccio di ferro con le Regioni, di cui la maggior parte governate dal centrodestra, ma le liste d’attesa restano tutte lì. Il famoso decreto voluto dalla Meloni in fretta e furia a una settimana dalle elezioni europee non è servito a niente. Non c’era un euro in più e non c’era una strategia. Il decreto non affronta i nodi: la cronica carenza di personale, le risorse insufficienti destinate al sistema sanitario pubblico e la mancata valorizzazione delle strutture territoriali. Il risultato è che, anziché ridurre le attese, si sposta il problema, alimentando ulteriormente il ricorso alla sanità privata e accentuando le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Non è dando la colpa alle Regioni che si eliminano le liste. Un nuovo provvedimento che mette tutto in mano al governo centrale non servirà a niente se non si ha il coraggio di rimettere al centro il Servizio Sanitario Nazionale come diritto universale e non come costo da tagliare. Un fallimento totale sulla pelle dei cittadini.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Commissione europea, Ucraina, riarmo, dazi: temi che scuotono il mondo e sui quali il governo Meloni non ha una linea. O meglio ne ha due, a volte tre. Sono divisi su tutto e la premier non riesce a fare sintesi attratta com’è dalla sirena di Trump. E così continuano a litigare senza occuparsi dei problemi dalle liste d’attesa alle bollette. Il paese non può pagare il prezzo della loro inadeguatezza.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Il ministro Schillaci denuncia con toni allarmistici le gravi irregolarità nelle liste d'attesa, ma evita di assumersi la responsabilità dei continui tagli alla sanità pubblica e delle scelte scellerate del governo Meloni, che stanno affossando il Servizio Sanitario Nazionale". Così Ilenia Malavasi, deputata del Partito Democratico e componente della commissione Affari sociali, attacca il ministro della Salute Orazio Schillaci dopo la sua lettera alla Conferenza delle Regioni sul tema delle liste d'attesa.
"L'indignazione del ministro – sottolinea l’esponente dem - arriva fuori tempo massimo e suona come un tentativo di scaricare le colpe sulle Regioni, senza fornire strumenti e risorse adeguate per affrontare il problema. I dati delle ispezioni dei NAS confermano quanto il Partito Democratico denuncia da mesi: la sanità pubblica è in sofferenza, gli ospedali e le ASL non hanno personale sufficiente, la digitalizzazione è ancora parziale e le liste d'attesa diventano un calvario per i cittadini. Ma tutto questo è frutto di anni di mancati investimenti e di scelte sbagliate da parte di questo governo".
"Il decreto Liste d'attesa – conclude Malavasi - varato dal governo è una misura tampone che non affronta le cause strutturali del problema. Servono più risorse, più personale, un piano straordinario per abbattere i tempi di attesa e garantire a tutti l'accesso alle cure. Se Schillaci vuole davvero combattere le pratiche opache e le disfunzioni del sistema, cominci a chiedere alla sua stessa maggioranza di rifinanziare la sanità pubblica invece di tagliare fondi e favorire il settore privato".
Servono più fondi e strutture ad hoc
“I disturbi del comportamento alimentare costituiscono delle malattie ben precise che hanno bisogno di una continuità e di assistenza da parte di professionisti preparati. Non sono disturbi che possono essere presi sottogamba perché portano a conseguenze anche molto gravi nei pazienti affetti da questo tipo di disturbo fino alla morte.
Già da più di un anno noi abbiamo una richiesta molto precisa che portiamo avanti assieme alle associazioni che si battono su questo tema: aumentare fondi e creare strutture ad hoc dedicate a questa malattia. Mancano da tre anni i decreti attuativi della legge 234 del 2021 con la quale si assegnava un capitolo autonomo dei livelli di assistenza per i disturbi del comportamento alimentare. In Italia sono 4 milioni le persone affette da disturbi del comportamento alimentare a fronte di un numero davvero troppo esiguo di strutture sanitarie specializzate sul tema.
Ad oggi le strutture ad hoc che si occupano specificatamente di questo problema sono solo 135 distribuite in tutta Italia e sono molto mal distribuite fra le Regioni. Questo comporta moltissimi problemi fra cui liste di attesa interminabili e mancato accesso alle cure. Questa malattia sta diventando generazionale e fa 4 mila vittime ogni anno. Non possiamo tacere e far finta di nulla. Noi delle opposizioni continueremo uniti anche alle associazioni la nostra mobilitazione in Parlamento e nella piazze”. Lo ha detto Rachele Scarpa Deputata e Responsabile giovani e salute del Pd a margine della conferenza stampa delle opposizioni organizzata a Montecitorio in occasione della Giornata del fiocchetto lilla, per la sensibilizzazione sui disturbi del comportamento alimentare.
Dem presenta interrogazione parlamentare dopo pressioni di Fdi per annullare incontro nel torinese
“Ho depositato questa mattina un'interrogazione parlamentare al Ministro Valditara, per chiedere conto delle ragioni dell'annullamento, dopo esplicite pressioni politiche delle forze di maggioranza in consiglio regionale del Piemonte, di un incontro sulla tragedia delle foibe che avrebbe dovuto svolgersi domani all' Istituto "Aldo Moro" di Rivarolo Canavese (Torino) con lo storico Eric Gobetti, studioso del fascismo, della seconda guerra mondiale, della Resistenza e della storia della Jugoslavia nel Novecento. Dopo le ripetute sortite pubbliche del consigliere regionale di Fratelli d'Italia Roberto Ravello e, a quanto sembra, le continue sollecitazioni dell'ufficio regionale scolastico alla Dirigente Scolastica dell'Istituto Aldo Moro, l'evento è stato cancellato. Lo ha comunicato, domenica nel primo pomeriggio, lo stesso consigliere Ravello con questo post sul profilo social: "Ufficiale: rinviato a data da destinarsi l'incontro sulle foibe di Eric Gobetti. A vincere studenti e storia". Chiedo al ministro Valditara quali siano le origini di queste pressioni, perché l'ufficio scolastico regionale abbia esercito queste stesse pressioni sulla Dirigente Scolastica e perchè un consigliere regionale fosse a conoscenza di una circolare che non era ancora stata inviata. In attesa di una risposta convincente, affinché non ci si debba immaginare di essere ripiombati nel periodo delle liste di proscrizione e dei libri proibiti, invito docenti e studenti dell'Istituto Aldo Moro a organizzare il confronto con Eric Gobetti, in qualsiasi altro luogo, a libero accesso. Sarò felice di partecipare, per dare il mio contributo a tenere in vita due principi: quello fondante della nostra Repubblica, la democrazia, e quello tutelato dall'art. 33 della Costituzione, la libertà dell'insegnamento”
Così il deputato democratico, responsabile nazionale sport, Mauro Berruto.
"Otto mesi di attesa per un esame istologico, mentre il tumore avanzava. La storia di Maria Cristina Gallo, professoressa siciliana che ha dovuto aspettare (lo ripeto) otto mesi per un esame istologico e che adesso ogni settimana è costretta a prendere l’aereo per Milano per sottoporsi alla chemioterapia, è sconvolgente, ma purtroppo non è un caso isolato. In Sicilia e in tutta Italia sono troppe le persone che vedono la loro salute compromessa a causa di ritardi inaccettabili nella diagnosi e nell’accesso alle cure. Un sistema sanitario che lascia le persone sole di fronte alla malattia è un sistema che ha fallito. E quando a essere violato è il diritto alla salute, l’unico diritto riconosciuto come fondamentale della nostra Costituzione, allora è lo Stato stesso a tradire i suoi cittadini. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro della Salute Schillaci: per chiedere di fare immediata chiarezza su questa vicenda e di spiegare quali misure intenda adottare affinché non ci siano zone d’Italia dove la situazione non è “semplicemente” problematica, ma drammatica, come appunto la Sicilia, dove quello di Maria Cristina non è un caso isolato: è la fotografia di una sanità che condanna le persone a un’attesa infinita, con conseguenze spesso irreversibili. La verità è che non si aiutano le persone con falsi annunci sul taglio delle liste d’attesa, ma mettendo risorse vere nella sanità pubblica, investendo sul personale e sulle infrastrutture, garantendo che gli esami diagnostici vengano effettuati e refertati in tempi certi. Il resto sono chiacchiere e propaganda sulla pelle delle persone. Il governo ha il dovere di agire immediatamente e di assumersi le proprie responsabilità. Ogni giorno perso è un giorno in cui un’altra persona rischia di trovarsi nella stessa situazione. E noi non possiamo permettere che accada". Così Marco Furfaro, capogruppo in commissione affari sociali e membro della segreteria del Partito Democratico, annuncia un'interrogazione urgente al Ministro Schillaci firmata con la deputata del territorio Giovanna Iacono, il membro della segreteria nazionale Peppe Provenzano, il segretario regionale Anthony Barbagallo e la deputata Stefania Marino.
"Gli unici a non accorgersi che la Sanità Toscana è una delle migliori d'Italia sono gli esponenti di destra che per mesi, nonostante i tagli del Governo Meloni e la mancata assegnazione delle risorse del payback, hanno parlato addirittura di servizi da 'terzo mondo'". Lo dichiara il deputato del Pd Marco Simiani sulla classifica redatta dal Ministero della Salute.
"La sanità toscana è ai vertici nazionali per i livelli essenziali di assistenza territoriale, prevenzione e ospedali, migliorando peraltro nettamente rispetto ai precedenti dati riferiti al 2022. Sicuramente occorre migliorare nelle liste d'attesa e nei presidi locali ma la strada intrapresa è quella giusta", conclude Marco Simiani.
“Il decreto Milleproroghe è l’ennesima dimostrazione di una politica fatta di misure parziali e di corto respiro. Il governo Meloni punta al consenso immediato senza affrontare riforme strutturali. Sulla Sanità, il governo ha annunciato interventi sulle liste d’attesa, approvando un decreto per aumentare le risorse, ma solo per la sanità privata accreditata. Tuttavia, i decreti attuativi non sono stati ancora emanati, e il disegno di legge per affrontare la carenza di personale sanitario è fermo da mesi. Inoltre, il Milleproroghe avrebbe dovuto concedere alle Regioni maggiore flessibilità di spesa sanitaria (utilizzando lo 0,7 per cento del fondo sanitario nazionale), ma questa misura è scomparsa dal testo definitivo. Nel frattempo, milioni di italiani rinunciano alle cure, la sanità privata cresce a scapito della pubblica, e la migrazione sanitaria dal Sud al Nord pesa per 5 miliardi di euro. Il governo non investe risorse adeguate, accompagnando di fatto il sistema verso una privatizzazione progressiva”. Lo ha detto in Aula alla Camera Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, durante la discussione generale sul decreto Milleproroghe.
“Il governo – conclude Merola - riapre i termini per accedere alla cosiddetta ‘Rottamazione-quater’ delle cartelle esattoriali, per i debitori decaduti a seguito del mancato, insufficiente o tardivo pagamento delle rate previste, mentre prepara la quinta, senza distinguere tra chi è realmente in difficoltà e chi sfrutta il meccanismo per rinviare i pagamenti. Le precedenti quattro rottamazioni hanno lasciato un buco di 21,6 miliardi sui 64,5 previsti, e ora la maggioranza discute se destinare altri 5,2 miliardi a una nuova rottamazione o 3-4 miliardi alla riduzione delle aliquote IRPEF. Il governo, mentre non stanzia fondi per medici e infermieri e impone tagli agli enti locali, favorisce chi può evadere le tasse, penalizzando i lavoratori dipendenti e compromettendo equità fiscale e welfare. Altro che quinta rottamazione, questo governo sta rottamando il Paese”.