“Il Pd ha presentato una pregiudiziale di merito perché riteniamo che questo decreto sia una scatola vuota, senza norme di sostanza e interventi strutturali. Un provvedimento mirato a distruggere il Ssn e a favorire il sistema privato che non inciderà per niente sulle lunghissime liste d'attesa e ce lo confermano le parole di ANAAO ASSOMED, la sigla principale dei medici ospedalieri. Il dramma delle liste d'attesa lo volete risolvere con la frase ricatto 'o ti curi pagando di tasca tua, oppure rischi la vita' mentre ogni giorno 4 milioni di persone rinunciano alle cure e restano inevase 10 milioni di prestazioni. La cura non è più un diritto, è un privilegio”. Lo dichiara il deputato dem Marco Furfaro intervenendo in Aula sulla pregiudiziale di costituzionalità del Dl Liste d'attesa.
“Avete ridicolizzato e affossato la legge Schlein – continua Furfaro - dimostrando che non avete a cuore la salute degli italiani e ad un problema urgente avete risposto con un decreto fuffa che a sua volta prevede ulteriori sette decreti attuativi. Siete celeri nel fare condoni ma rimandate a data da destinarsi persino le poche misure che avete previsto per la Sanità”. “Finanziate appalti dell'immigrazione all'Albania, società di calcio ed evasori - conclude il deputato dem - ma non riuscite a dare un euro per le persone che soffrono né per il personale medico”.
“C'è scarsa consapevolezza da parte del governo su cosa significhino le parole liste d'attesa e l'impatto che hanno sui cittadini italiani: parliamo di 10 milioni di prestazioni sanitarie inevase e di 4 milioni di persone che vi rinunciano nell'impossibilità di accedere in tempi utili o perché non hanno risorse per rivolgersi al privato. Questa situazione non nasce con il governo Meloni, ma si acuisce con questo esecutivo per mancanza di risposte concrete, per la carenza di personale sanitario, per la scarsa interconnessione dei 21 sistemi territoriali, per la presenza del privato convenzionato solo nelle zone di maggiore 'mercato' e non in tutti i territori”. Lo dichiara il deputato dem Gian Antonio Girelli intervenendo in Aula sulle misure urgenti per la riduzione delle liste di attesa.
“Nel decreto – continua Girelli - esistono molti aspetti che non vengono trattati come il maggiore investimento nella medicina di iniziativa e la soluzione del problema della medicina difensiva che va contro i pazienti e i medici 'scaricabarile' perché isolati da carenza normativa e impauriti dalle tante cause giudiziarie. Per eliminare le liste d'attesa, si incominci a garantire le risorse necessarie per il Ssn, si smetta con la propaganda e si facciano funzionare per davvero i sistemi regionali. Avete messo su un binario morto la legge Schlein, ora cominciate a dare risposte concrete”.
Caos a Montecitorio sul dl liste d’attesa approvato al Senato e da oggi all’esame della Camera dove il provvedimento non è ancora stato annunciato in aula, come da prassi. Nonostante questo, i presidenti delle commissioni che devono dare il parere al provvedimento hanno convocato i deputati per accelerare l’esame chiedendo il voto sui pareri. Un’anomalia sottolineata in aula alla camera dal democratico Federico Fornaro che ha stigmatizzato “l’impossibilità anche di leggere i testi con tempi cosi veloci”. Le opposizioni hanno quindi abbandonato
i lavori delle commissioni e non hanno partecipato alle votazioni.
Il provvedimento trasmesso dal Senato oggi è assegnato alla Commissione Affari sociali e deve avere il parere delle Commissioni Affari Costituzionali, Giustizia Bilancio, Finanze, Cultura, Lavoro, Politiche UE, della Commissione parlamentare per le questioni regionali e del Comitato per la legislazione.
“Il capogruppo di Fdi, Foti, che continua a fare la lezioncina al Pd sulle coperture economiche della legge Schlein dovrebbe scusarsi pubblicamente e vergognarsi davanti alla sonora bocciatura del decreto che è arrivata dalle regioni che hanno costretto il governo a riscrivere interamente diverse parti del decreto perché del tutto prive delle adeguate risorse” così il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera e responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro.
“È un vero e proprio schiaffo in faccia alla libera del governo quello che è arrivato ieri dalla conferenza delle Regioni” così in una nota il deputato democratico, Gian Antonio Girelli, componente della commissione Affari sociali della Camera, che ribadisce come: “il decreto liste d’attesa non è la risposta ai problemi della sanità italiana. Lo abbiamo detto con forza in queste settimane, ma la maggioranza non ha voluto darci ascolto e anzi ha bocciato la legge Schlein che chiedeva più investimenti e maggiore occupazione nel settore. Oggi siamo al paradosso - conclude Girelli - chiedono più autonomia ma si infastidiscono se le Regioni fanno sentire la loro voce”.
“Sulle liste d’attesa siamo al paradosso, governo e maggioranza vanno in tilt e cercano di attaccare il Pd dopo la sonora bocciatura della conferenza delle Regioni che ha rispedito al mittente il decreto Liste per carenza di coperture.” così in una nota la deputata democratica, Ilenia Malavasi, componente della commissione affari sociali della camera, che ribadisce come: “quel provvedimento è nato solo ed esclusivamente per motivi elettorali. Hanno approvato in fretta e furia un testo del tutto incoerente che serviva alla maggioranza a cercare di oscurare la legge Schlein che prevedeva un reale intervento di investimento sul sistema sanitario sia da un punto di vista economico che da un punto di vista occupazionale. Hanno affossato in parlamento quella legge perché ne erano spaventati ma oggi ad essere bocciata è la linea del governo Meloni e l’azione del ministro Schillaci che, di fatto, è stato sfiduciato da molti Presidenti di regione della sua maggioranza. Come può pensare di continuare a operare e senza la fiducia delle Regioni? Schillaci ne tragga le conseguenze”.
Foti faceva lezioni al Pd su coperture legge Schlein, si vergoni e si scusi pubblicamente
“Il parere contrario delle Regioni al dl liste d’attesa è una sonora bocciatura di cui Palazzo Chigi non può far finta di niente. Meloni e Schillaci sono stati sfiduciati anche dai loro presidenti di regione perché il decreto non risolve i problemi della sanità e non ha adeguate coperture finanziarie” così il capogruppo democratico nella commissione Affari sociali della Camera e responsabile welfare del Pd, Marco Furfaro. “Il decreto aveva solo finalità elettorali – aggiunge il dem - ed è stato presentato unicamente per cercare di coprire in modo goffo la legge Schlein che rappresentava una risposta determinata e concreta alla richiesta di un SSN efficiente, universale e accessibile, al fine di salvaguardare il diritto alla salute di tutti i cittadini. Il capogruppo di Fdi, Foti, che faceva la lezioncina al Pd sulle coperture economiche della legge Schlein dovrebbe scusarsi pubblicamente e vergognarsi davanti a questa sonora bocciatura”.
Le Regioni bocciano il decreto liste di attesa. Il bluff di un provvedimento che non mette un euro per garantire prestazioni sanitarie adeguate e per assumere personale, non regge. Chi amministra - anche a destra - sa che non bastano gli annunci per salvare il servizio sanitario.
Lo scrive su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“È un vero e proprio atto di ribellione contro il governo. E a renderlo ancora più forte è che arriva dalla conferenza delle regioni che prende le distanze dalla linea di Palazzo Chigi e mette nell’angolo il ministro Schillaci che viene, di fatto, sfiduciato” così in una nota il deputato democratico, Gian Antonio Girelli, componente della commissione Affari sociali della Camera, che sottolinea come: “il decreto liste d’attesa non è la risposta ai problemi della sanità italiana. Lo abbiamo detto con forza in queste settimane, ma la maggioranza non ha voluto darci ascolto e anzi ha bocciato la legge Schlein che chiedeva più investimenti e maggiore occupazione nel settore. Una considerazione politica però va fatta, mentre la maggioranza approva l’autonomia le regioni bocciano la linea del governo perché non prevede finanziamenti: Meloni, Tajani e Salvini dovrebbero trarne le conclusioni”.
“Il parere negativo della conferenza delle Regioni al decreto Liste d’attesa è una bocciatura senza precedenti. Ed è la conferma che l’intervento del governo è parziale, lacunoso e non risolve i reali problemi del sistema sanitario nazionale” così in una nota la deputata democratica, Ilenia Malavasi, componente della commissione affari sociali della camera, che sottolinea come: “quel provvedimento è nato solo ed esclusivamente per motivi elettorali. Hanno approvato in fretta e furia un testo del tutto incoerente che serviva alla maggioranza a cercare di oscurare la legge Schlein che prevedeva un reale intervento di investimento sul sistema sanitario sia da un punto di vista economico che da un punto di vista occupazionale. Hanno affossato in parlamento quella legge perché ne erano spaventati ma oggi ad essere bocciata è la linea del governo Meloni e l’azione del ministro Schillaci che, di fatto, è stato sfiduciato da molti Presidenti di regione della sua maggioranza”.
“Il disegno di Legge Schlein poneva al Parlamento una questione molto semplice: siamo d’accordo che superare la crisi sistemica in cui, anche secondo la Corte dei Conti, versa il nostro sistema sanitario, uscito provato dalla crisi pandemica, che pure ha affrontato con grande capacità, deve essere un obiettivo prioritario per il nostro Paese? Siamo quindi disponibili a decidere di dedicare risorse pubbliche in misura crescente a questo obiettivo, in modo da raggiungere gradualmente un finanziamento della sanità pubblica che, in rapporto al Pil, ci metta in linea con gli altri paesi europei? Siamo convinti che queste risorse debbano essere indirizzate in primo luogo a superare le difficoltà enormi di arruolamento del personale sanitario, eliminando gli ostacoli regolamentari ed economici attualmente esistenti, e impedirne l’emorragia verso la sanità privata, che li paga di più, ma in larga parte sempre attraverso soldi pubblici? Siamo d’accordo che le liste di attesa non si sconfiggono chiedendo ai pochi medici e infermieri di fare straordinari, ulteriori rispetto a quelli che già fanno? A tutte queste domande la maggioranza di destra ha semplicemente risposto No”.
Così la deputata democratica della commissione Bilancio e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
“Una brutta pagina di storia parlamentare, ma soprattutto una brutta pagina per i cittadini e le cittadine italiani che non vedranno versato un euro per le liste d’attesa, per le strutture sanitarie, per la prevenzione. La bocciatura della legge Schlein significa un arretramento in campo sanitario e della salute rispetto a tutti gli altri paesi europei. Se anche la corte dei conti è intervenuta significa che siamo un paese ancora molto arretrato rispetto agli standard europei. E a maggior ragione in un momento così in cui l’Italia dovrebbe avere un peso in Europa la bocciatura di una legge che aumenterebbe gli investimenti in un settore importante come la sanità è un brutto segnale da parte del governo italiano”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato Pd e membro della commissione Affari sociali di Montecitorio.
"Dopo l'esperienza della pandemia, che ha messo a dura prova il nostro sistema sanitario nazionale, non possiamo più tornare indietro. Oggi abbiamo ancora medici sottopagati, tetti alle assunzioni di personale che manca, liste di attesa infinite che non consentono screening e prevenzione adeguati, i pronto soccorso affollatissimi, strutture sanitarie in affanno. E tutto questo è molto più forte e pesante al Sud dove le Regioni hanno risorse minori e le condizioni sono molto più difficili. In questo quadro, noi riteniamo decisivo cambiare rotta e investire nella sanità. Per questo abbiamo presentato una proposta di legge a prima firma Elly Schlein che mira a portare nei prossimi anni gli investimenti sanitari al 7,5 del pil, equiparandoli alla media europea. E' necessario sbloccare i concorsi perché abbiamo bisogno di medici e professionisti del settore. Dobbiamo programmare un piano triennale di assunzioni e risolvere il problema delle liste di attesa affinché tutti i cittadini, da nord a sud, ricevano cure tempestive. Anche la Corte dei Conti è intervenuta, il Governo non può fuggire e rimanere sordo rispetto a queste parole". Lo dichiara Piero De Luca, della presidenza del gruppo Pd alla Camera.
Anche la Corte dei Conti chiede più investimenti nella sanità. Invece ieri la destra ha bocciato la Legge Schlein: preferiscono spendere per il Ponte sullo Stretto che mettere un euro per abbattere liste d’attesa, assumere medici e difendere il diritto alla salute dei cittadini.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“Segnatevi bene a mente questa data, 19 giugno 2024. La leggeremo nei libri di storia perché rappresenta la fine dell’Italia unità, una e indivisibile, che festeggiamo ogni anno il 17 marzo con la Festa dell’Unità nazionale e della Costituzione. Sarà questa la data per cui sarà ricordato il governo di centrodestra guidato da Giorgia Meloni che stanotte, nel corso di una maratona d’aula a colpi di maggioranza, ha sancito votato la legge sull’autonomia differenziata. Ma come abbiamo fatto in Parlamento adesso il nostro impegno si sposta in piazza e soprattutto nel referendum con cui, siamo certi, gli italiani voteranno NO a questa riforma che spacca in due l’Italia”. Lo dichiara il segretario regionale del PD Sicilia e deputato Dem alla Camera, Anthony Barbagallo.
Una legge – quella dell’autonomia differenziata – che vedrà una nazione a due velocità, con un Mezzogiorno impossibilitato a recuperare il gap con il Nord d’Italia.
“In tutti gli ambiti il Mezzogiorno e la Sicilia in particolare- prosegue - ne escono con le ossa rotte: meno servizi, meno sanità, meno istruzione, meno infrastrutture, meno trasporti pubblici. In Sicilia il mancato riordino della rete ospedaliera e della medicina del territorio, determinata dall’inadeguatezza del governo Schifani che strizza l’occhio ai privati, ha prodotto – aggiunge - una carenza cronica di personale medico e sanitario e l’incredibile numero di circa 800 mila siciliani che ogni anno rinunciano a curarsi o scelgono di farlo in altre realtà e nulla, a parte annunci e chiacchiere, è stato fatto per smaltire le lunghissime liste d’attesa Non va meglio con i trasporti: autostrade rattoppate, collegamenti interni disastrosi, treni che, ancora, si muovono ad una velocità da primi del Novecento; insomma servono più risorse per lenire le diseguaglianze ed invece il governo Meloni spacca in due il paese”.