"Se sul rigassificatore di Piombino il governo volesse forzare la mano, come peraltro già tentato con il Milleproroghe ed annunciato dal Ministro Pichetto Fratin, allora le compensazioni per il territorio, promesse e mai attuate, devono essere contestuali. Per questo motivo abbiamo presentato un emendamento al Decreto Bollette, attualmente in discussione a Montecitorio, affinché qualsiasi proroga venga obbligatoriamente affiancata dai benefici per i cittadini e le imprese locali. La destra non si azzardi a mantenere il rigassificatore penalizzando ancora una volta la popolazione": così i deputati Pd Marco Simiani, Emiliano Fossi, Simona Bonafè e Laura Boldrini.
"L'emendamento nello specifico contiene disposizioni per il rilancio economico, occupazionale, sociale, ambientale, infrastrutturale e culturale dell’area di Piombino (compresi i comuni del Golfo di Follonica) e la riduzione del prezzo dei costi dell’energia per gli utenti domestici e imprese del territorio. Gli interventi, per cui è previsto uno stanziamento complessivo di circa 870 milioni di euro, verranno definiti da un apposito accordo di programma fra Stato, Regione Toscana ed enti locali interessati e riguarderanno la messa in sicurezza del porto, la bonifica delle aree industriali presenti, lo sviluppo di impianti di fonti rinnovabili, l’ammodernamento delle infrastrutture viarie, la valorizzazione delle aree archeologiche della zona e la realizzazione di un gasdotto per metanizzare l’Isola d’Elba. Altre misure specifiche riguardano la promozione di nuovi investimenti nell’area portuale, con particolare riferimento alla banchina Metinvest, ed ulteriori stanziamenti per la reindustrializzazione per l’area di crisi industriale complessa di Piombino. Il provvedimento prevede inoltre che per imprese e cittadini del comune di Piombino sia concessa una riduzione del 50 per cento dei costi energetici”.
“Anna Arnaudo, mezzofondista e già campionessa italiana dei 5.000 e 10.000 metri, atleta del CUS Torino, da tempo combatte una battaglia che ha dell'incredibile. Per una legge del 1932 atlete e atleti con diabete, come lei stessa, non possono avere accesso ai gruppi sportivi militari. Ho presentato un ordine del giorno al decreto 'milleproroghe' sul tema, chiedendo che questa discriminazione sia superata, tanto più che oggi i gruppi sportivi militari accolgono, giustamente, anche gli atleti con disabilità. Il mio ordine del giorno sarebbe stato accolto “come raccomandazione”, davvero troppo poco. Ho ricordato all'aula che 18 delle 30 medaglie olimpiche di Milano-Cortina provengono dai gruppi sportivi militare e che è letteralmente antistorico che una legge di quasi 100 anni fa, non permette ad atlete e atleti come Anna (e a tanti adolescenti di talento) di poter immaginare un futuro nello sport. Proprio oggi quando atleti con diabete come Alex Zverev, tennista n.4 al mondo, l'intero team ciclistico Novo Nordisk, la pallavolista della nazionale Alice Degradi gareggiano al massimo livello assoluto. Il Governo, dopo un po' di riflessioni, ha proposto una riformulazione al mio ordine del giorno, che ho accettato aprendo a tutta l'aula la possibilità di sottoscriverlo. E, per una volta, si è verificato un fatto piacevolmente anomalo che spero sia il miglior viatico per la soluzione della vicenda: la sottoscrizione unanime del mio ordine del giorno da parte di tutti i gruppi parlamentari, sia di opposizione che di maggioranza. Ora mi rivolgo direttamente al Ministro Crosetto, affinché il ministero della Difesa possa ora trovare la soluzione e rimuovere finalmente questa discriminazione."
Così il responsabile nazionale sport, il deputato democratico Mauro Berruto.
Mentre Fratelli d’Italia celebra ‘Appenninica’ tra passerelle, panel e slogan suggestivi, la realtà è che la nuova Legge sulla Montagna del governo favorisce proprio le Alpi e rischia di lasciare ai margini proprio gran parte dell’Appennino. E’ francamente surreale che il partito della Premier Giorgia Meloni e di maggioranza relativa dell’esecutivo tenti di celebrare un vero e proprio inganno a discapito dei territori marginali”: è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani, capogruppo in Commissione Ambiente, sugli stati generali della Montagna, organizzati da Fratelli d’Italia in Toscana ed Emilia-Romagna dal 26 febbraio al 1° marzo.
“Soltanto in Toscana sono stati tagliati 39 comuni montani. Non si può parlare di attenzione e rispetto per la montagna e poi adottare criteri che si basano quasi esclusivamente su altitudine e pendenza. La kermesse di Fdi arriva poi a poche ore dal voto in Parlamento del Milleproroghe in cui la destra ha affossato ogni proposta di revisione dei parametri. L’Appennino ha bisogno di politiche strutturali, non di false operazioni di immagine”: conclude.
“Nel corso dell’esame del decreto Milleproroghe è stato respinto l’ordine del giorno presentato dal Partito Democratico che mirava a escludere qualsiasi proroga della permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino oltre il termine dei tre anni fissato dagli accordi istituzionali, e a garantire finalmente alla comunità locale le compensazioni promesse e mai pienamente riconosciute. La proposta del Pd voleva ribadire un principio chiaro: il sacrificio chiesto alla città in una fase di emergenza energetica doveva restare temporaneo e accompagnato da misure concrete di ristoro e sviluppo per il territorio”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati PD Emiliano Fossi Marco Simiani e Laura Boldrini sul loro ordine del giorno respinto oggi dall’Aula di Montecitorio.
“La bocciatura dell’ordine del giorno apre ora la strada alla linea già imboccata dal governo: concedere la proroga senza alcun beneficio aggiuntivo per il territorio, come ammesso pochi giorni fa dal Ministro Pichetto, che ha annunciato la proroga senza inserire nuove compensazioni per Piombino. Si profila così una decisione calata dall’alto, che trasforma una misura emergenziale in una scelta strutturale senza garantire nulla alla comunità locale. In questo quadro pesa anche il silenzio del sindaco di Piombino, che in tre anni non è riuscito a ottenere le compensazioni promesse né a far valere con forza le ragioni della città, lasciando il territorio privo di una guida autorevole in un passaggio così delicato”, concluno i deputati dem.
“La bocciatura del nostro ordine del giorno per il ripristino di Opzione Donna è una scelta grave e incomprensibile, che conferma l’assenza di attenzione della maggioranza verso le condizioni reali delle lavoratrici italiane”. Lo dichiara in Aula la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, dopo l'intervento sull'ordine del giorno a sua prima firma al decreto Milleproroghe.
“Opzione Donna – spiega l’esponente del Partito Democratico – rappresentava, pur con penalizzazioni significative sull’assegno pensionistico, uno strumento concreto di flessibilità in uscita per tante donne con carriere discontinue, salari più bassi e carichi di cura gravosi. Non era un privilegio, ma una risposta a una condizione oggettiva di disuguaglianza”.
Di Biase sottolinea come il Governo continui a rinviare ogni intervento strutturale sul tema: “Nella riformulazione proposta dal Governo si parlava genericamente di ‘valutare’ nuove misure compatibilmente con i vincoli di finanza pubblica. Dopo anni di promesse, alle donne rispondete ancora con impegni futuri e formule vaghe, mentre le difficoltà sono attuali e concrete. La realtà – conclude – è che il gender pay gap, il part-time involontario e la discontinuità lavorativa producono pensioni più basse e maggiore precarietà. Bocciare un atto che chiedeva di ripristinare l’unica misura esistente significa lasciare sole migliaia di lavoratrici”.
“Per responsabilità nei confronti del comparto della logistica e del nostro Paese abbiamo accettato la riformulazione al nostro ordine del giorno al decreto Milleproroghe, dove abbiamo chiesto, al Governo di impegnarsi a differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore del contributo da 2 euro sulle spedizioni extra-UE. Ci domandiamo però, rispetto alla riformulazione che recita che il Governo valuterà l’opportunità di correggere il proprio errore, cosa altro debba accadere perché questa maggioranza dia seguito alle dichiarazioni del ministro Giorgetti?
Chiediamo al Governo di intervenire subito per eliminare questa tassa, correggendo al più presto una norma sbagliata, inefficace e dannosa per la competitività del settore italiano della logistica. L’Esecutivo non può limitarsi ad una formulazione all’acqua di rose: deve passare ai fatti e assumersi la responsabilità politica di risolvere subito il problema che lui stesso ha creato. Sin dall’approvazione della legge di bilancio, abbiamo denunciato la follia di questa misura nazionale, che penalizza imprese, operatori logistici e consumatori del nostro Paese. Per comprendere la portata del danno causato dalla destra basta citare il dato di Malpensa, dove l’import è crollato da una media di 5.700.000 kg di dicembre ai 2.500.000 kg di gennaio. Ora non ci sono più alibi. Noi continueremo a vigilare affinché questo impegno non resti la solita promessa vuota del Governo”.
Lo dichiarano Silvia Roggiani e Andrea Casu, sul parere positivo del Governo all’Ordine del Giorno al Dl Milleproroghe che impegna il governo intervenire per differire al 1° luglio 2026 l’entrata in vigore della tassa sui pacchi extra-Ue.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
“Il governo e la maggioranza hanno respinto un ordine del giorno di buon senso che chiedeva di correggere una riforma sbagliata sulla classificazione dei Comuni montani e di dare tempi certi per i decreti attuativi. Con la nuova disciplina, basata su criteri puramente altimetrici e di pendenza, centinaia di enti rischiano di essere penalizzati e di perdere risorse fondamentali del Fondo per lo sviluppo delle montagne italiane. Dopo le proteste di parlamentari, Regioni e amministratori locali, l’esecutivo è stato costretto a rivedere parzialmente l’elenco, ma le criticità restano e il secondo decreto, decisivo per la ripartizione delle risorse, non è stato ancora emanato. È inaccettabile lasciare territori già fragili in questa incertezza”: così i deputati del Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani, Simona Bonafè sull’ordine del giorno bocciato oggi.
“Pagano un prezzo altissimo anche molti Comuni della Toscana, con esclusioni pesanti nelle province di Livorno, Grosseto, Pisa, Firenze, Massa Carrara, Lucca, Arezzo, Siena e Prato. Parliamo di realtà che garantiscono servizi scolastici, sociosanitari e presidio del territorio in aree interne e disagiate. Con il nostro ordine del giorno chiedevamo di riconsiderare i termini e reinserire i Comuni penalizzati, evitando che il peso ricada sulle Regioni e aumentando le disuguaglianze territoriali. La destra ha scelto di dire no. Noi continueremo a batterci perché le comunità montane non vengano abbandonate”.
Il Governo ha accolto l’ordine del giorno del Pd, a prima firma della Capogruppo Chiara Braga, per rifinanziare il Fondo nazionale a sostegno dell’accesso alle abitazioni in locazione per i soggetti più fragili e per individuare ulteriori iniziative e risorse per il Fondo destinato agli inquilini morosi incolpevoli.
Parliamo di strumenti essenziali per migliaia di famiglie che, a causa dell’aumento del costo della vita, della precarietà lavorativa e dei salari insufficienti, rischiano di perdere la propria casa. Il diritto all’abitare non può essere lasciato alla sola dinamica del mercato: è una questione di dignità, coesione sociale e giustizia.
Negli ultimi anni questi fondi sono stati drasticamente ridimensionati dal Governo, lasciando soli Comuni e cittadini. Mentre del Piano Casa più volte annunciato da Salvini ancora non c’è traccia. Il PD da tempo ha posto l’urgenza di tornare a finanziare questi Fondi. Con l’accoglimento dell’ordine del giorno del Pd il Governo ha assunto davanti al Parlamento un impegno che ora richiede atti e misure concrete e rapide.
Così in una nota il Gruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Oggi alla camera è stato approvato un odg del Pd a firma delle deputate e dei deputati Merola, Manzi, Orfini, Roggiani, Berruto e Iacono, per dare piena attuazione all'istituzione degli ordini dei pedagogisti e degli educatori, evitando ulteriori proroghe, e per promuovere le iniziative operative per avviare effettivamente gli Ordini, quali strumenti di tutela della qualità dei servizi educativi e di welfare”, lo rende noto un comunicato del gruppo del Pd della Camera.
Il governo ha dato parere favorevole all'ordine del giorno presentato dai deputati del PD Laus, Amendola e Sarracino al dl proroga termini che impegna l'Esecutivo a convocare con la massima urgenza un tavolo istituzionale al fine di velocizzare entro il 31 dicembre 2026 gli interventi per aumentare la capacità di invasamento delle dighe lucane, per la riapertura dell'invaso del Rendina, per la loro connessione, per migliorare la capacità di approvvigionamento per il settore agricolo e per l'area industriale della Valbasento con l'obiettivo di non dovere più affrontare le emergenze registrate nel corso del 2025.
Le precipitazioni delle ultime settimane fortunatamente hanno allontanato la fase più critica della crisi ma la pioggia da sola non basta a superare il gap infrastrutturale presente che neppure le funzioni commissariali hanno saputo affrontare.
Non bisogna perdere neppure un minuto per dare ai lucani garanzie di un efficientamento della rete idrica e per rispondere alle legittime attese dei settori agricolo e industriale.
Chiediamo che si faccia presto e che siano date certezze su investimenti e tempi di realizzazione delle misure annunciate e non ancora concretizzate. Vigileremo affinché l'impegno assunto alla Camera dei Deputati venga effettivamente rispettato nell'interesse generale della Basilicata” concludono i deputati.
"Il Governo ha dato parere negativo, e la maggioranza ha bocciato, il mio o.d.g. riferito al "Milleproroghe", che chiedeva tempistiche più efficaci per i familiari delle vittime delle stragi naziste in Italia per accedere al Fondo per i ristori istituito nel 2022 dal governo Draghi. Una bocciatura che amareggia. Penso che le istituzioni abbiano un dovere morale verso chi è stato vittima della barbarie nazista e nazifascista e verso i loro familiari". Così Andrea De Maria, deputato PD.
“Pensavo fosse la dichiarazione di voto sulla fiducia, invece ho capito che è un tema libero”. Con queste parole ironiche e gli applausi dei colleghi del Pd ha aperto in Aula la sua dichiarazione di voto sul Milleproroghe Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, dichiarando il voto sfavorevole del suo gruppo.
“Trascinato dall’euforia per le olimpiadi invernali anche il governo è voluto salire sul podio: medaglia d’oro per le fiducie richieste, 108 di cui quasi 100 per decreti eppure non siamo in una situazione di emergenza: è il Governo stesso che ci dice che va tutto bene. Il collega Maiorano di Fdi ha detto in discussione generale che per colpa delle opposizioni sono stati tagliati 50 o 100 emendamenti della maggioranza ma, a parte la confusione sui numeri, il collega dovrebbe sapere che la colpa è del loro governo che non ha mai dato il parere su quegli emendamenti. Perché non li votiamo oggi in Aula quegli emendamenti? Perché il Governo ha messo la fiducia.
In questo decreto ci sono molte cose che non vanno bene, ad esempio sui lep e la non autosufficienza. Altre che mancano e dovevano invece correggere i tanti errori del governo su Comuni montani, fondi pensione, caf, precari della Pa, ponti sul Po, tariffa sui pacchi ecc. Ma sicuramente emerge un totale disinteresse da parte del Governo per i problemi di migliaia di persone e delle loro famiglie e per le difficoltà del Mezzogiorno di cui ci si è accorti in ritardo e con misure di decontribuzione monche. Per tutte queste ragioni - conclude Maria Cecilia Guerra - non possiamo certo votare la fiducia”.
"Nel "Milleproroghe", in votazione oggi alla Camera, è stata approvata anche la proroga dei benefici finanziari e amministrativi ai comuni che sono nati da fusioni. Un risultato importante, che fa seguito anche ad emendamenti a cui ho lavorato con colleghe del pd, Roggiani, Bonafè e Guerra, nato da un confronto con Anci e con i comuni dei territori interessati. Un modo di sostenere e riconoscere il valore delle fusioni fra comuni, che rappresentano esperienze di grande valore di qualità e semplificazione amministrativa". Così Andrea De Maria, deputato PD
“C'è un forte dispiacere del PD per come si sono conclusi i lavori sul decreto Milleproroghe. Con la fiducia che verrà posta dal governo troppe questioni rimangono aperte. È evidente che tutto questo è riconducibile alle forti difficoltà presenti all'interno della maggioranza. Siamo davanti al governo più anti-meridionalista della storia della Repubblica che prosegue sulla strada della differenziazione con la definizione dei Lep voluti dal ministro Calderoli che sanciscono la definitiva secessione tra il nord e il centro-sud e l'abbandono delle aree interne e montane completamente marginalizzate. Viene colpita anche la PA con i tanti errori come il taglia-idonei e la negazione della proroga delle graduatorie”. Lo dichiara il deputato PD, Andrea Casu intervenendo sulla discussione generale del decreto Milleproroghe.
“Delle tante questioni accantonate – continua il parlamentare - continueremo a chiedere al Governo di occuparsi assumendo atti concreti per la cancellazione dell’assurda tassa nazionale da 2 euro sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da extra Ue che sta danneggiando la logistica italiana, per la proroga della validità delle graduatorie del personale negli asili nido, per le assunzioni che servono nella Pa e nella giustizia, e gli interventi necessari a scongiurare la chiusura di Radio Radicale, dopo il taglio delle risorse da 8 a 4 milioni prevista dal Milleproroghe”, conclude Casu.