«Il 18 marzo è la giornata nazionale in memoria delle vittime del Covid. In Italia la pandemia ha causato quasi duecentomila morti. Dietro questi numeri ci sono persone, famiglie e comunità colpite da una tragedia che ha segnato profondamente il nostro Paese». Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico - già Presidente della Commissione d’inchiesta della Regione Lombardia sulla pandemia e attualmente vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid.
«Il ricordo di quei giorni drammatici – prosegue Girelli – dovrebbe essere un momento di memoria condivisa e di responsabilità comune. Talvolta, invece, questa ricorrenza viene vissuta come una resa dei conti politica. È un rischio che dovremmo evitare».
«La pandemia ha mostrato quanto fosse difficile affrontare un virus sconosciuto nella sua diffusività e nella sua potenza, ma ha anche messo in luce alcune fragilità del nostro sistema sanitario. In particolare è emerso con chiarezza che non possiamo pensare di affrontare grandi emergenze sanitarie con ventuno sistemi sanitari diversi. Una sanità troppo frammentata, gestita esclusivamente su base regionale, rischia di indebolire la capacità di risposta del Paese».«Per questo è necessario rafforzare il coordinamento nazionale, investire nella prevenzione, nell’epidemiologia, nella medicina territoriale e nella ricerca. E soprattutto compiere una scelta politica chiara: considerare il finanziamento del Servizio sanitario nazionale un investimento e non un costo. Un investimento – conclude Girelli - nella salute dei cittadini e nella sicurezza del Paese. Nel medio e lungo periodo, infatti, sistemi sanitari più forti significano anche minori costi sociali ed economici derivanti dalle malattie e dalle emergenze.».
“Il decreto bollette deve essere rafforzato con misure strutturali che garantiscano maggiore autonomia energetica al paese, oltre ad interventi e risorse mirate per abbattere i costi delle bollette per famiglie ed imprese”.
Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, che ha presentato un pacchetto di emendamenti al dl bollette.
“Le nostre proposte puntano a potenziare le infrastrutture energetiche, a partire da elettrodotti e termodotti, con particolare attenzione alle isole minori come l’arcipelago Toscano, e a valorizzare la geotermia. Tra gli interventi previsti anche la realizzazione di un green corridor dell’idrogeno verde tra Marocco e Trieste per rafforzare la filiera logistica e il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo. Chiediamo inoltre più incentivi per le rinnovabili, il rafforzamento delle comunità energetiche e l’implementazione del conto termico. Solo con nuove infrastrutture e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili l’Italia potrà raggiungere l’autonomia energetica necessaria per evitare speculazioni e rincari incontrollati legati all’instabilità internazionale”, conclude Simiani.
Il deputato Gian Antonio Girelli ha inviato oggi una lettera all’Ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran in Italia per esprimere forte preoccupazione per la situazione di Matin Mohammadi, giovane arrestato durante le proteste dello scorso dicembre e attualmente detenuto a Teheran.
Nella lettera Girelli richiama l’attenzione sulla particolare gravità della vicenda, sottolineando come Mohammadi fosse minorenne al momento dei fatti contestati e ricordando che il diritto internazionale vieta in modo assoluto l’applicazione della pena di morte nei confronti di persone che avevano meno di diciotto anni al momento del presunto reato.
Il deputato evidenzia inoltre le notizie diffuse da organizzazioni per i diritti umani secondo cui, dopo l’arresto, al giovane sarebbe stato negato l’accesso a un avvocato e ai contatti con la famiglia, oltre alle preoccupazioni relative alle condizioni della detenzione.
«Ho ritenuto doveroso rivolgermi direttamente all’Ambasciatore – afferma Girelli – per chiedere che sia garantita la piena tutela della vita e dei diritti di Matin Mohammadi. La protezione dei minori e il rispetto dei diritti fondamentali della persona rappresentano principi universali che la comunità internazionale è chiamata a difendere».
Nella lettera il parlamentare esprime quindi l’auspicio che la vicenda possa trovare una rapida soluzione nel rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, e che la detenzione del giovane possa concludersi quanto prima.
"Accendete un faro sui minorenni detenuti nelle carceri russe di cui nessuno parla". E' questo l'appello che oggi Aleksandra "Sasha" Skochilenko mi ha rivolto oggi in un incontro. Aleksandra Skochilenko è una giovane artista russa, arrestata poco dopo l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia perché, insieme ad altri attivisti, aveva sostituito delle targhette nei supermercati con bigliettini che riportavano frasi come “Basta guerra! Nei primi tre giorni, sono stati uccisi 4.300 soldati russi. Perché la TV non ne parla?”.
Per questo, è stata condannata a sette anni di reclusione. E' stata liberata dopo due anni e mezzo di detenzione nell'ambito di uno scambio di prigionieri, grazie anche alla campagna che sua madre ha coraggiosamente portato in tutta Europa, Italia inclusa.
Oggi Aleksandra, che è stata riconosciuta tra i Giusti da Gariwo, vive in Germania e sta continuando la sua battaglia contro la guerra in Ucraina, contro il regime russo e perché si parli dei detenuti politici in Russia. Tra loro, diversi minorenni, come Arsenij Turbin, arrestato a 15 anni per avere detto no alla guerra. Adesso ha 17 anni e le sue condizioni di detenzione sono inaccettabili. Purtroppo, spesso le famiglie di queste ragazze e questi ragazzi non denunciano per timore di ritorsioni sui loro figli. Sta all'opinione pubblica, a noi, ai governi europei, alla comunità internazionale tenere alta l'attenzione su questi detenuti perché è grazie alla pressione mondiale che possono essere liberati.
Insieme a lei c'era anche Boris Belenkin, tra i fondatori di Memorial, l'associazione che custodisce la memoria delle persecuzioni avvenute sotto il regime sovietico, chiusa dal governo russo e dichiarata illegale. Tra le attività di Memorial, c'è l'affissione delle targhe "Ultimo indirizzo" in corrispondenza delle ultime abitazioni note dei perseguitati dal regime sovietico prima e russo oggi. Tra loro, anche la giornalista Anna Politkovskaja la cui targa, però, è stata divelta per ben 24 volte a riprova di come si voglia cancellare il suo nome dalla memoria e dalla storia". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Meloni specula sulla pelle dei minori. Le parole della presidente del Consiglio sulla vicenda della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’ sono l’ennesimo attacco alla magistratura, oggi a quella minorile, piegato alla propaganda e alla campagna per il referendum sulla giustizia.
Colpisce il tentativo di delegittimare decisioni giudiziarie delicate con slogan costruiti più sugli algoritmi dei social che sul rispetto delle istituzioni. La tutela dei minori e il lavoro dei tribunali meritano rispetto, non semplificazioni ideologiche. E colpisce che tutto questo avvenga mentre è in corso una pericolosa spirale di guerra, i prezzi delle bollette stanno impazzendo, le imprese temono i contraccolpi delle tensioni internazionali e i cittadini guardano con paura ai salari sempre più bassi”, così in una nota della deputata e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
“L’azione del governo per garantire il rientro dei cittadini italiani bloccati all’estero appare ancora insufficiente e troppo spesso affidata alle decisioni delle compagnie aeree commerciali. In una situazione di guerra e di forte instabilità internazionale questo non è accettabile”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Silvio Lai, che ha presentato un’interrogazione al ministro degli Affari Esteri.
“Continuano ad arrivare segnalazioni di cittadini italiani che non riescono a rientrare - spiega Lai - tra questi anche famiglie sarde con figli minori bloccate a Dubai, che hanno visto rinviare più volte i propri voli senza avere alcuna certezza sui tempi effettivi di rientro. Persone che avevano programmato soggiorni di pochi giorni e che si trovano ora costrette a restare all’estero per periodi molto più lunghi, con costi e difficoltà organizzative crescenti. Un’altra situazione che ho segnalato al Governo - prosegue il deputato dem - riguarda studenti e docenti del Conservatorio di Cagliari, attualmente in Sri Lanka per un seminario internazionale, che si trovano anch’essi in difficoltà nel rientro in Italia a causa della situazione dei collegamenti aerei e dell’instabilità che interessa l’area. Le testimonianze che arrivano da chi è bloccato all’estero raccontano di informazioni frammentarie e di una gestione che rimanda spesso alle compagnie aeree per avere notizie sui voli disponibili. Ma non possono essere le compagnie commerciali a garantire la sicurezza e il rientro dei cittadini italiani in un contesto di guerra. Lo Stato - conclude Lai - deve assumere pienamente la responsabilità di questa situazione. Per questo ho chiesto al governo se non ritenga necessario rafforzare immediatamente l’azione dell’Unità di crisi della Farnesina e attivare misure straordinarie di rimpatrio, per garantire il rientro rapido e sicuro dei cittadini italiani ancora bloccati all’estero”.
"Il Governo Meloni ha fallito su tutta la linea: dalla gestione dei flussi regolari alle politiche di accoglienza. Le scelte adottate in questi mesi non hanno prodotto soluzioni, ma solo propaganda e decisioni che aggravano le condizioni di persone già provate, costrette a inutili e prolungate navigazioni prima di poter attraccare in un porto sicuro": è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Dem Emiliano Fossi e Marco Simiani sullo sbarco a Livorno dei 147 migranti giunti a bordo della nave Ocean Viking.
"Ancora una volta Livorno e la Toscana hanno risposto con serietà, umanità e capacità organizzativa. Il nostro ringraziamento va alla Protezione Civile, alle Forze dell’Ordine, alla Capitaneria, al personale sanitario, al Comune e alle associazioni di volontariato che hanno garantito un’accoglienza ordinata. I territori non si tirano indietro: davanti ai volti segnati di uomini, donne e minori, la politica deve ritrovare responsabilità e rispetto della dignità umana": concludono.
"All'alba del 26 febbraio di tre anni fa, a poche centinaia di metri dalle coste di Cutro si consumava una strage di migranti. Morirono 94 persone, tra cui 34 bambini: il più piccolo non aveva nemmeno un anno. Una tragedia che si poteva evitare se i soccorsi avessero funzionato, come ha scritto la Procura di Crotone chiudendo le indagini. Il processo è ancora in corso, quindi attendiamo con fiducia la sentenza. Non ci aspettiamo più, invece, che la premier Meloni tenga fede alla promesse fatte ai sopravvissuti, tra cui quella di potersi ricongiungere con le proprie famiglie.
Il decreto scellerato che il governo varò subito dopo la strage, invece di facilitare i soccorsi, ha inasprito pene, limitato di fatto il diritto d'asilo, minato i diritti dei minori stranieri non accompagnati.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Le stragi in mare continuano: solo poche settimane fa, secondo quanto riferito dalle ONG che effettuano il salvataggio, durante il ciclone Harry, sarebbero morte circa 1000 persone e alcuni dei corpi sono stati trascinati dalle onde sulle spiagge siciliane e calabresi. E proprio in queste settimane, il governo sta preparando un nuovo provvedimento che rende ancora più difficili i soccorsi in mare, ostacolando il lavoro delle ONG contro ogni convenzione internazionale.
Ci batteremo contro queste norme disumane che invece di contenere gli arrivi irregolari aprendo canali legali, vuole impedire i soccorsi lasciando morire le persone in mare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“I numeri del rapporto Antigone sui minori detenuti sono drammatici e rendono plastiche le responsabilità delle scelte del Governo. Per la prima volta, dopo il decreto Caivano, si registra il sovraffollamento negli Istituti penali per i minorenni: un fatto gravissimo che rompe con la tradizione educativa della giustizia minorile italiana”.
Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, capogruppo in Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza.
“L’aumento delle presenze negli Ipm è la conseguenza di un approccio che ha privilegiato la repressione alla prevenzione. Quando si restringono le misure alternative e si amplia il ricorso alla detenzione, il risultato è inevitabile" aggiunge la deputata Pd.
“Dobbiamo capovolgere l’impostazione: il carcere non è la soluzione per i minori. Servono investimenti su messa alla prova, scuola, servizi sociali, comunità educative e giustizia riparativa. La sicurezza si costruisce offrendo opportunità, non aumentando le celle”.
I deputati e le deputate emiliani del PD, Vaccari, Bakkali, Malavasi, Guerra, Merola, Gnassi e De Maria, hanno presentato un’interrogazione ai ministri dell’Interno e delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla grave situazione determinata dallo sgombero del cosiddetto Grattacielo di Ferrara.
Dopo l’incendio della Torre B, l’amministrazione guidata dal sindaco, Alan Fabbri, ha disposto lo sgombero dell’intero complesso, a partire da questa mattina alle 6, lasciando circa 500 persone senza certezze abitative. Molti cittadini, lavoratori, famiglie, minori, si trovano oggi ospitati in soluzioni precarie, da parenti e associazioni, o addirittura costretti a dormire in auto.
"È inaccettabile - sostengono i deputati Dem - che il sindaco continui a definire questa vicenda una ‘questione privata’, negando l’evidenza di un’emergenza abitativa e sociale. Ancora più grave è lo scontro istituzionale aperto con la Prefettura proprio nel momento in cui sarebbe stata necessaria la massima collaborazione".
Con l’interrogazione i deputati del PD chiedono al governo di intervenire con urgenza per evitare che la situazione degeneri in una crisi sociale e sanitaria; per garantire tutela e continuità abitativa alle famiglie coinvolte; per verificare eventuali responsabilità dell’amministrazione comunale.
"Ferrara - sottolineano i parlamentari del PD - non può essere teatro di uno dei più grandi sgomberi degli ultimi anni senza un piano serio di gestione dell’emergenza. Le persone non sono un problema da rimuovere, sono cittadini da tutelare, soprattutto i minori e le donne".
“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.
“La Francia ha fissato l’età minima di accesso ai social per gli under 15, mentre a livello europeo si discute di fissare il limite a 16 anni. L’Italia poteva essere il primo Paese dell’Unione a intervenire, ma non lo è stata perché una proposta di legge bipartisan è stata bloccata dal governo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge sull’accesso dei minori alle piattaforme social.
“La nostra proposta – sottolinea l’esponente dem – è stata firmata da tutti i gruppi politici, di maggioranza e opposizione, e ricalca esattamente il modello francese. È un testo che mette tutti d’accordo e che potrebbe essere approvato rapidamente. Eppure è rimasto fermo, probabilmente anche per le pressioni delle piattaforme, che temono un danno economico. Di fatto, il governo Meloni ha scelto di bloccare un intervento di tutela dei più giovani. C’è ancora tempo in questa legislatura per approvare una legge condivisa che protegga ragazze e ragazzi. Ma, ad oggi, dobbiamo registrare che Giorgia Meloni ha voluto fermare una proposta che guardava ai giovanissimi e alla loro sicurezza”.
“Ci sono – conclude Madia - pericoli gravissimi legati all’uso precoce dei social: cyberbullismo, violenza, distorsione dell’immagine corporea, disturbi alimentari. Ma anche nei casi considerati ‘fisiologici’ si registrano calo dell’attenzione e dell’apprendimento, problemi fisici ed endocrinologici, aumento della sedentarietà. La Società italiana di pediatria è stata chiara: sotto una certa età i social non vanno usati. Servono regole serie, ora”.
“La Francia sceglie di proteggere i propri figli e manda un messaggio forte all’Europa: il cervello dei nostri ragazzi non è in vendita. Con l’approvazione del disegno di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, Parigi dimostra che la politica può e deve governare l’innovazione, non subirla.
Spiace constatare che l’Italia, invece, resti a guardare. Nel nostro Paese eravamo a un passo dall’approvazione di una legge bipartisan sull’età minima per l’accesso ai social, una norma di civiltà pensata per tutelare le nuove generazioni. Quel percorso si è però arenato, bloccato da un governo che si proclama sovranista a parole ma che nei fatti non è libero: troppo spesso sottomesso agli interessi delle grandi piattaforme digitali. Mentre altri Paesi europei scelgono il coraggio e la responsabilità, l’Italia continua ad accumulare ritardi proprio sui diritti e sulla protezione dei più giovani. È una scelta politica, non una fatalità. E come tale va cambiata.” Così la deputata Marianna Madia
del Partito Democratico firmataria della proposta di legge bipartisan per l’accesso alle piattaforme social.
“Il Partito Democratico sostiene la pdl per valorizzare e riconoscere le attività educative e ricreative non formali, non solo come scelta di equità e di pari opportunità, ma anche come investimento fondamentale per favorire il benessere dei ragazzi e delle ragazze in una fase segnata da forte fragilità sociale ed economica”. Lo ha detto in Aula alla Camera Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, esprimendo il voto favorevole del Partito Democratico al provvedimento.
“L’inizio del 2026 – ha ricordato l’esponente dem - è stato segnato da fatti drammatici che hanno coinvolto studenti e studentesse, imponendo una riflessione sulla sfida educativa del nostro Paese, caratterizzato da quasi 6 milioni di persone che vivono in povertà assoluta, di cui oltre un milione di minorenni. Una condizione che incide direttamente sull’accesso alle opportunità educative, con il rischio che l’uguaglianza formale dei diritti si trasformi in una disuguaglianza sostanziale e che la povertà venga trasmessa di generazione in generazione, diventando una condizione di non ritorno. Servono spazi di ascolto, luoghi di aggregazione, occasioni di crescita, relazioni sane e fiducia in un Paese dove povertà educativa, disagio giovanile e dispersione scolastica sono tra le più alte in Europa. Questa legge riconosce il protagonismo del terzo settore, degli oratori, degli enti di promozione sportiva e culturale, capaci di costruire reti territoriali e patti educativi di comunità in percorsi di coprogettazione virtuosi come solo una comunità educante può fare".
“Il Fondo istituito prevede – ha concluso Malavasi - risorse non sufficienti e la delega può essere un’opportunità o un’occasione persa. Chiediamo al governo di dare seguito rapidamente al mandato parlamentare, con risorse e strumenti stabili, perché per il Partito Democratico l’educazione resta il principale strumento di giustizia, coesione sociale e crescita del Paese”.
"Quello che accade ai detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, soprattutto dal 7 ottobre in poi, è aberrante. Le prigioni israeliane, per i palestinesi sono un buco nero: torture, umiliazioni e privazioni di ogni genere. Nessun contatto con i familiari. Se si tace su questo, se Israele non sarà tenuto a rispondere delle sue responsabilità, se si normalizza la disumanizzazione, vedremo tutto ciò accadere anche in altre prigioni di altri paesi del mondo". E' questo il monito che Fadwa Barghouti, avvocata e portavoce di Marwan Barghouti, ha lanciato oggi durante l'audizione al Comitato diritti umani della Camera che presiedo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine dell'audizione dell'avvocata Fadwa Barghouti che si è tenuta di questa mattina.
"Il racconto di Fadwa Barghouti sulle pratiche di tortura, gli abusi, le violenze commesse ai danni dei prigionieri palestinesi è spaventoso. L’accanimento più raccapricciante è quello contro i minori palestinesi, che, in alcune circostanze, sono sottoposti anche a violenza sessuale con bastoni e con l’utilizzo di cani. Lei e la sua famiglia non vedono Marwan, leader popolarissimo in tutta la Palestina, da tre anni e il suo avvocato ha potuto incontrarlo solo 5 volte dal 7 ottobre ad oggi - prosegue Boldrini -.
Marwan Barghouti, detenuto da 24 anni, è stato condannato a 5 ergastoli dopo un processo giudicato iniquo da decine di esperti di diritto e osservatori internazionali che hanno assistito a quel processo. "Stiamo parlando di tribunali militari israeliani che sono uno strumento dell'occupazione - ci ha spiegato l'avvocata Barghouti -. La percentuale di assoluzioni per i palestinesi è dell'1 per mille. Marwan è stato condannato in quanto leader politico, perché non ha mai ucciso nessuno né ordinato l'uccisione di nessuno. Ed è per questo che non è stato liberato durante gli scambi di prigionieri: Israele sa che è il simbolo dell'unità della Palestina. Nonostante la lunga detenzione, la sua popolarità è ancora altissima ed è il leader più amato dal popolo palestinese".
"Nelle carceri israeliane sono detenuti circa 10mila palestinesi tra cui almeno 300 minori. La metà sono in "detenzione amministrativa", cioè senza un'accusa precisa e senza processo. Dal 7 ottobre non possono ricevere visite né dai familiari, né dagli avvocati, né dalla Croce Rossa - sottolinea ancora la presidente del Comitato -. Vengono regolarmente malmenati, privati del sonno, del cibo. Su di loro si compiono stupri e violenze di ogni genere, come hanno documentato rapporti di organizzazioni internazionali e israeliane che si occupano di diritti umani, a iniziare da Amnesty International e B'Tselem".
"La comunità internazionale non può restare indifferente davanti a queste gravissime violazioni dei diritti umani - conclude Boldrini -: Israele deve essere messo davanti alle sue responsabilità e indotto a risponderne".