“Le fotografie della bella mostra di Anna Catalano che abbiamo visitato oggi a Napoli offrono immagini molto forti che colpiscono profondamente e rafforzano la convinzione che non ci debbano essere mai più bambini in carcere. La destra ha voluto affossare la nostra proposta di legge sulle detenute madri con emendamenti che anziché risolvere situazioni drammatiche per i minori, potevano solo aggravare il problema. Per noi però quella legge resta un obiettivo prioritario. Tutti dovrebbero venire qui perché attraverso questa mostra potrebbero forse rendersi conto di questa realtà. E’ stata una visita di grande interesse ed emozione anche per le foto delle vittime innocenti della camorra e per la possibilità di vedere la Mehari di Giancarlo Siani”. Lo hanno dichiarato i deputati democratici Andrea Casu, Piero De Luca, Michela Di Biase, Andrea Orlando, Marco Sarracino e Debora Serracchiani, accompagnati nella visita dall’assessore Teresa Armato e da Paolo Siani, collega che nella scorsa legislatura depositò la pdl sulle detenute madri, ripresentata in questa e che il Pd è stato costretto a ritirare dopo l’intervento della destra che ne snaturava totalmente il contenuto.
Oggi alla Camera Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari sociali, ha incontrato la Rete dei numeri pari e l’Unione Inquilini, realtà sociali nazionali che si occupano di fragilità e diritto alla casa. La delegazione composta da Walter De Cesaris (presidente di Unione Inquilini), Massimo Pasquini (direttore Ufficio Studi di Unione Inquilini) e Elisa Sermarini (Rete dei numeri pari), ha lanciato un allarme rispetto alla scelta del governo di non rifinanziare il fondo affitti e il fondo contro la morosità incolpevole. Un fondo rivolto alle famiglie sotto sfratto che ha consentito nei due anni più duri della crisi pandemica, di evitare che migliaia di persone perdessero il diritto all’abitare. Famiglie, persone in carne e ossa, che con oscillazioni di reddito imprevisto si sono trovate temporaneamente impossibilitate a far fronte ad esosi canoni di affitto e finire per questo sotto sfratto. In Italia il 20% delle famiglie residenti è in affitto e rappresenta circa la metà dei 5,6 milioni di persone in povertà assoluta. Di queste 1,3 milioni sono minori. Nel 2022 gli sfratti effettuabili in Italia erano circa 150mila, il 90% dei quali per morosità. Le convalide di sfratto sono attualmente 37mila, numeri particolarmente alti anche perché si stanno eseguendo quelli accumulati con il blocco degli sfratti durante il periodo pandemico. In più se associamo a tutto questo l’assenza totale di misure strutturali contro l’emergenza abitativa o di edilizia pubblica sappiamo con certezza che avremo un incremento rilevante di sfratti e di famiglie senza casa. Il fondo ha di fatto impedito e ritardato gli sfratti a circa 600mila famiglie che ora sono senza la minima protezione.
“Questo governo di destra - ha dichiarato Marco Furfaro a margine dell’incontro - si sta accanendo sulle persone più fragili, definanziando la sanità pubblica e i fondi per il disagio abitativo, abolendo il reddito di cittadinanza ed eliminando ogni strumento di protezione sociale. Per questi motivi assieme alle realtà sociali impegnate quotidianamente su questi temi metteremo in piedi, nei prossimi mesi, tutte le azioni possibili per frenare un’insensata guerra agli ultimi di questo Paese”.
“L’intreccio tra mafie, criminalità organizzata e gioco d’azzardo non solo è un fatto assodato ma negli ultimi anni si è ulteriormente evoluto e rafforzato. Bene ha fatto la commissione Antimafia, attraverso il IV Comitato coordinato dal sen. Endrizzi, con un lavoro meticoloso, ad evidenziarne caratteristiche e i possibili interventi normativi”.
Lo afferma il deputato del Partito Democratico, Stefano Vaccari, che questa mattina ha partecipato al convegno di presentazione della relazione conclusiva della commissione Antimafia.
“Ora le proposte emerse - ha aggiunto - devono trovare un riscontro istituzionale a cominciare dalla necessità di giungere al più presto all’approvazione di una legge organica di riordino che garantisca al tempo stesso tutela della salute dei minori in particolare, contrazione dell’offerta in materia di giochi, pieno coinvolgimento degli enti locali e delle realtà che rappresentano il tessuto sociale del Paese che si occupano delle conseguenze ovvero della ludopatia e dei danno sociali ed economici. Serve una nuova governance del settore giochi che, tra l’altro individui i fattori di rischio sia nel gioco fisico che in quello telematico e che preveda per i conti gioco online un regime più rigoroso di anti riciclaggio. Serve dunque - ha concluso - volontà politica e serve che le indagini delle commissioni speciali non rimangano negli archivi parlamentari. E’ il tempo di agire”.
“Non mi ritengo per nulla soddisfatto dalla risposta del governo, in relazione alle modalità e soprattutto ai tempi previsti per colmare il digital-divide tra le zone urbane urbane e le aree interne dove persiste un enorme problema di connettività e di copertura di rete che non interessa solo Internet ma anche la rete telefonica e addirittura il segnale televisivo”. Così il capogruppo del PD in commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo, dichiarandosi insoddisfatto dopo la replica del governo all’interrogazione con cui si evidenzia il ritardo dei servizi a banda ultra larga, per le aree interne, i piccoli comuni e le isole minori.
“C’è un paese che viaggia a due velocità – ha detto Barbagallo – mentre per la Costituzione l’Italia è una e indivisibile. E il governo, anche per quanto riguarda le risorse del PNRR stanziate in questo ambito, non ha fornito risposte adeguate. Basti pensare che le risorse per questo obiettivo – ha concluso – coprono solo i settori come sanità e scuola e non sono neanche sufficienti a soddisfare le esigenze delle isole minori: bastano solo per 21 isole minori in tutta Italia ma solo in Sicilia sono 15. Prova evidente che si tratta di uno stanziamento insufficiente”.
“Oggi, insieme alla Garante per i detenuti del Comune di Roma Gabriella Stramaccioni, ho visitato il carcere femminile di Rebibbia. Ho incontrato la direzione, il personale, gli agenti e le agenti di polizia penitenziaria, molte detenute. Il carcere femminile di Rebibbia è una realtà in cui c’è uno sforzo serio di formazione, di avvio al lavoro per le detenute e di socializzazione. L’articolo 27 della nostra Costituzione dice infatti che le pene devono tendere alla rieducazione del condannato. Questo sforzo ha bisogno di essere maggiormente sostenuto dal punto di vista economico da parte dello Stato, in primis per lo svolgimento dei percorsi di recupero delle persone e poi per consentire la manutenzione straordinaria della struttura che non può essere fatta per carenza di fondi. Risorse necessarie anche a garantire un’adeguata presenza della polizia penitenziaria. All’interno dell’istituto penitenziario di Rebibbia ci sono state in passato e continuano a esserci donne in gravidanza e donne con figli. Alcune di loro mi hanno espresso il desiderio di poter essere quanto prima trasferite o nell'abitazione o in una casa famiglia. Promuovere il modello delle case famiglia così come eliminare i vincoli economici della precedente legge del 2011 sono gli obiettivi della proposta di legge sulla tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori che il primo marzo verrà discussa nell’aula di Montecitorio. Mi auguro che ci siano tempi brevi così che mai più nessun bambino debba crescere recluso in carcere”.
Ad affermarlo in una nota Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico.
INTERVENTO IN AULA DI LAURA BOLDRINI, DEPUTATA DEL PARTITO DEMOCRATICO, SUL DECRETO CUTRO
Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico, è intervenuta in Aula sul “decreto Cutro”, «un insieme di misure affastellate tra loro che a tutto mirano tranne che a prevenire il ripetersi di tragedie come quella avvenuta il 26 febbraio 2023».
Il nome Cutro evoca innanzitutto il ricordo di quella strage in cui morirono più di cento persone, un terzo delle quali erano minori. Evoca poi lo spirito di solidarietà della popolazione che aiutò nei soccorsi e nell’accoglienza dei sopravvissuti. Evoca infine il comportamento cinico e ipocrita di un Governo che non ha mai voluto chiarire fino in fondo le ragioni che portarono a quella tragedia, rispondendo alla semplice domanda: perché si mosse la Guardia di Finanza e non la Guardia Costiera?
Dopo una strage di quelle dimensioni ci si aspettava come reazione un provvedimento volto a evitare che tragedie come quelle possano ripetersi, e a mettere in campo misure più forti e più estese per il salvataggio in mare, il rafforzamento delle vie legali di accesso in Italia, i corridoi umanitari per i richiedenti asilo e, per i migranti economici, un decreto flussi all’altezza delle richieste del mondo produttivo.
Il Governo prevede un decreto flussi molto sottostimato, di circa 80 mila persone quando solo Coldiretti per l’agricoltura ne chiede 100 mila. E oltre all’agricoltura c’è l’edilizia, il turismo, e il comparto dei servizi che avanzano richieste analoghe. Per pura propaganda, o per scongiurare la “sostituzione etnica” temuta dal Ministro Lollobrigida, invece di rispondere alle esigenze reali del Paese e del mondo produttivo si fa un decreto flussi sottostimato.
In questo decreto legge c’è poi la misura più grave di tutte: la mutilazione della “protezione speciale” che provocherà effetti assolutamente dannosi: migliaia di persone che oggi hanno un permesso di soggiorno, che vivono e lavorano regolarmente, che pagano le tasse, diventeranno immediatamente irregolari, non avranno più la possibilità di contribuire allo sviluppo e alla vita sociale del nostro Paese, e verranno lasciati ai margini. È questa l’essenza dei provvedimenti: in nome della lotta a quelli che l’esecutivo chiama “clandestini”, non fa altro che crearne di nuovi. È accaduto con la legge Bossi-Fini, con la cancellazione della protezione umanitaria voluta dall’allora ministro dell’Interno Salvini, accade ora con questo decreto.
È l’ennesima dimostrazione del fatto che sul tema dell’immigrazione questo è il governo dell’improvvisazione, del caos e della disumanità.
“Con il voto di questa mattina la Camera ha deciso di accelerare nei tempi di approvazione della legge sul tema delle madri detenute. ‘Mai più bambini in carcere’ deve essere l’obiettivo fondamentale che questo Parlamento deve raggiungere rapidamente, soprattutto dopo la conclusione anticipata della scorsa legislatura che ha impedito l’approvazione anche in Senato del testo a prima firma Paolo Siani e che oggi vede come prima firmataria della proposta di legge, Debora Serracchiani. Avere dei bambini e delle bambine minori detenuti non è tollerabile. E’ necessario fare presto per poter permettere alle detenute madri di scontare la pena nelle case famiglia. Queste strutture devono sostituirsi al carcere e agli Istituti a custodia attenuata per detenute madri previsti dalla riforma del 2011 (gli Icam), che resterebbero previsti solo per i casi gravi. Nessun bambino dovrà più finire dietro le sbarre. Il sistema carcerario italiano, da questo punto di vista, non tutela i diritti sanciti dall’articolo 31 della Costituzione, quello che favorisce gli istituti necessari a difesa della maternità e dell’infanzia”.
Così la deputata del Pd, Michela Di Biase, firmataria della proposta di legge in materia di tutela del rapporto tra detenute madri e figli minori.
"Il Parlamento Italiano non può rinviare oltre l’approvazione di una norma che tuteli il rapporto tra detenute madri e figli minori. La legge sulle detenute madri n. 62 del 2011, pur nella correttezza degli obiettivi che si era prefissata di raggiungere, ha dimostrato nel corso degli anni tutti i suoi limiti, sia sotto il profilo giuridico che sotto quello economico. “Mai più bambini in carcere” si era detto, ma purtroppo si continua ancora a ripetere, perché è una piaga che tutt’ora attanaglia il sistema carcerario italiano. La proposta di legge sulle madri detenute tutela i diritti dei figli minori di madri detenute fissati dall’art. 31 della Costituzione. Senza modificare l’impianto essenziale della riforma del 2011, non possiamo e non vogliamo più permettere che un solo bambino possa finire in carcere. Obiettivo primario è quello di favorire le case famiglia, in cui la detenuta madre sconti la pena. I numeri dimostrano che nel nostro Paese siamo indietrissimo: in Italia infatti esistono solo due case famiglia, una a Roma e una a Milano, una mancanza incredibile. La casa famiglia deve sostituirsi al carcere e agli ICAM (istituti a custodia attenuata per detenute madri) previsti dalla riforma del 2011, che tuttavia vengono ancora previsti per i casi più gravi. È infatti dimostrato che gli ICAM sono comunque lesivi per i minori, in quanto connotati da una forma tipicamente detentiva, che non è in grado di garantire il rapporto madre-figlio. E' veramente importante che il Parlamento italiano intervenga subito a sanare questa grave anomalia del sistema carcerario italiano". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Alessandro Zan, intervenendo a proposito della proposta di legge che tutela il rapporto fra madri detenute e figli minori.
“Lo sbarco oggi a Livorno della nave che che ha soccorso oltre 140 migranti, naufragati nelle acque libiche, tra cui ci sono donne che devono partorire e decine di minori non accompagnati, dimostra ancora una volta come la Toscana sia la terra dell’accoglienza. Gli sforzi la partecipazione della comunità locale per dare un segno tangibile di solidarietà a chi sta vivendo un dramma e sta scappando dalla guerra e dalla morte è stato straordinario e sconfessa la narrazione della destra che vorrebbe un popolo italiano non solidale e intollerante ”. Lo dichiara il deputato del Pd Marco Simiani, presente oggi giovedì 22 dicembre presso il porto della città.
“Essere presenti in queste occasioni di primo soccorso fa comprendere pienamente le situazioni drammatiche dei migranti. Appare quindi incomprensibile e controproducente la decisione del governo italiano di costringere le navi a ritardare di giorni gli sbarchi in porti troppo lontani dalle operazioni di salvataggio. Non vorremmo però che queste decisioni disumane nascondano la precisa volontà di rallentare l’attività delle navi stesse che, invece di salvare altre vite, sono costrette a navigare lungo le coste in cerca di approdi disponibili”, conclude Marco Simiani.
Dichiarazione di Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti
Al sottosegretario Butti, che in audizione stamane è venuto a dirci che il governo intende rilanciare Tim, voglio esprime tutta la nostra preoccupazione sullo stato della rete anche perché il governo non ha chiarito le proprie intenzioni ”. Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti Anthony Barbagallo che ha evidenziato come “occorra garantire la salvaguardia dell’interesse nazionale, rendere disponibile un servizio universale di qualità agli utenti e valorizzare le competenze del capitale umano e l’integrità delle aziende , nonché tutelare l’occupazione”. Per Barbagallo “se il sottosegretario ha provato a rassicurarci, permane invece da parte dei comuni italiani un’ansia più che giustificata di fronte al tema della digitalizzazione e del 5G. Fondamentale – ha aggiunto l’esponente del Pd- promuovere la digitalizzazione nelle aree interne e nelle isole minori dove 5G e connettività possono rappresentare una chiave di svolta. Chiediamo al governo – ha concluso Barbagallo- una attenzione particolare verso questo tema perché non possiamo permetterci un paese a due velocità”.
Dichiarazione di Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia
“Oltre a un giudizio fortemente negativo sulla manovra per il taglio alle pensioni, per le misure sul contante e l’assoluta insufficienza di interventi contro la crisi e l’inflazione, abbiamo votato contro in commissione per denunciare anche le lacune e i tagli al comparto della giustizia, tagli ammessi dallo stesso ministro Nordio”.
Così il capogruppo Pd in commissione Giustizia, Federico Gianassi, che aggiunge: “Nonostante una prima marcia indietro con un emendamento, che sottoscriviamo, su il ripristino assunzioni in polizia penitenziaria, restano i tagli al sistema dell’amministrazione penitenziaria che invece richiede investimenti maggiori”.
“Ridurre gli investimenti in un settore strategico come questo è un grave errore. Ci batteremo – ha proseguito Gianassi- perché la manovra sia modificata e perché governo e maggioranza comprendano che mettere risorse in questo settore non equivale a maggiori costi ma rappresenta investimenti nella qualità della nostra democrazia. Per questo – ha concluso- presenteremo un pacchetto di emendamenti con cui chiediamo il reintegro integrale delle risorse tagliate al personale del Dap e al Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità e l’incremento del Fondo di rotazione per la solidarietà alle vittime dei reati di tipo mafioso e dell'usura. Proponiamo infine l’istituzione di un Fondo per interventi straordinari sulle carceri e per l’edilizia penitenziaria, e l’incremento dei finanziamenti per la Direzione Investigativa Antimafia”.
Dichiarazione di Marco Simiani, deputato Pd
"La violenza contro le donne è un crimine contro l'umanità. Si tratta di un reato che si verifica sempre più spesso all'interno delle famiglie e che coinvolge bambini e minori. La sensibilizzazione verso modelli di società che garantiscano pari opportunità nasce dalle scuole ma sono le istituzioni che devono garantire la protezione delle vittime. Per questo motivo vanno stanziate nuove risorse per i centri antiviolenza ed inasprite le pene, anche preventive, per i colpevoli": è quanto dichiara Marco Simiani, deputato Pd.
Dichiarazione di Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura
"Il nostro è un Paese caratterizzato da enormi diseguaglianze e con divari territoriali profondi, che tendono a crescere. Questo fenomeno riguarda, in larga parte, i minori con un trend negativo che attraversa le diverse dimensioni della povertà educativa. L'emergenza è forte ed è stata acuita dalla crisi pandemica che ha ulteriormente allargato il solco. Un solco prodotto, negli anni, da scarsi investimenti in istruzione e servizi territoriali che hanno prodotto un gap demografico e una crisi educativa". Lo ha detto, a margine della Presentazione dell'Atlante dell'Infanzia di Save the Children, la capogruppo in commissione Cultura e responsabile scuola del Pd, Irene Manzi
"L’Italia, si dice spesso, "non è un paese per bambini” - ha aggiunto Manzi- secondo la quale " senza un'inversione di rotta, l'Italia rischia di diventare un paese senza bambini. È necessario -prosegue la deputata del Pd- investire in servizi, a partire dagli asili nido, dai presidi medici, aumentando il numero dei pediatri, dalle opportunità di gioco, di relazione, di pratica sportiva, dal sostegno alimentare e da aiuti concreti alle famiglie, a partire dall'incremento delle risorse per l'assegno unico. È del tutto evidente, infatti, che la povertà ha molte dimensioni e richiede interventi ad ampio raggio. Tra l'altro, il Covid ha lasciato una pesante eredità sul benessere psichico dei minori". Per Manzi, "la pandemia ha mostrato come una diminuzione delle attenzioni collettive ai bisogni neuropsichici e socio-relazionali di bambini e adolescenti possa avere conseguenze drammatiche sulla loro salute mentale e sul loro sviluppo complessivo: abbiamo leggi avanzate ma scarsi servizi territoriali per assistere i più piccoli e gli adolescenti con problemi di salute mentale".
"Oggi - ha concluso la parlamentare Dem- per affrontare la crisi educativa è prioritario investire sui servizi alla prima infanzia, le mense e il tempo pieno, il personale -a partire dalle educatrici e dagli educatori- i servizi psico-pedagogici in grado di supportare la loro crescita. Nel nostro programma elettorale avevamo individuato alcune soluzioni e vorremmo confrontarci con il governo su questi temi decisivi per il futuro del Paese. Le famiglie oggi sono in grande difficoltà: la spesa alimentare e quella per l’abitazione, le bollette, l'inflazione, impediscono alle famiglie di avere risorse per spese importanti come la salute, la cultura, lo sport. Aiutiamole: il PNRR ci ha dato la possibilità di farlo, ma serve lavorare in sinergia, con grande senso di responsabilità e spirito di servizio per realizzare una comunità educante che si prenda cura dei minori in ogni dimensione della loro vita, a partire dalla salute".
“Il lavoro encomiabile fatto dal Telefono Azzurro fatto su lotta agli abusi, sensibilizzazione, prevenzione e protezione dei minori, va rafforzato dal legislatore, gli strumenti – in particolare quelli relativi alla parte social e internet – vanno innovati in un'ottica di collaborazione tra maggioranza e opposizione, perché stiamo parlando di bambini. Voglio però invitare la politica e il governo a fare di più. Perché la sfida oggi è uscire dai politicismi e dai giusti interventi particolari per fare un salto di qualità. Serve cioè assumere il punto di vista dei bambini in ogni atto esecutivo e parlamentare. Oggi la povertà educativa e la povertà assoluta riguardano centinaia di migliaia di minori, che vivono in contesti che non permettono loro di vedere garantito “il diritto a uno sviluppo pieno e armonioso della loro personalità”, come sancito dalla Convenzione di New York. La sfida è costruire una idea di società che garantisca questo diritto”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo PD in commissione Affari sociali, alla presentazione de il Manifesto del Telefono Azzurro in tema di tutela dell'infanzia.
Tutto già visto nel 2010
La Lega presenta una proposta di legge per innalzare l'utilizzo del contante a 10mila euro. Evasori e riciclatori commossi salgono in Champions League mentre lotta all’evasione e legalità retrocedono nelle serie minori degli impegni a parole. Tutto già visto nel 2010. Ma non era una nuova destra quella che si è presentata ieri?