Per sapere cosa succede in Albania dobbiamo ricorrere al sindacato ispettivo perché questa vicenda è avvolta da un velo di opacità e di propaganda assoluta. Oggi possiamo fare una riflessione su quanto accaduto in quest’anno sulla storia di questo fallimento. L'obiettivo del governo era di portare in Albania 36.000 migranti: ce ne sono stati 157. Visti i costi stimati che sono di 130 milioni all'anno, il trasporto di ogni singolo migrante è costato un milione di euro che avremmo potuto investire sulla sanità pubblica, sul sociale, sulla sicurezza. Avete spiegato che però servono come deterrenza. Peccato che ieri il ministero dell’Interno ha pubblicato l'aggiornamento dei dati sugli sbarchi in Italia rispetto all'anno scorso: al 14 maggio sono aumentati, quindi l'effetto deterrenza dei centri in Albania ha prodotto l'aumento degli sbarchi nel nostro paese. Secondo capolavoro di questo governo. Visto il fallimento, avete avuto l'idea geniale di trasformarli in Cpr e la presidente Meloni l'altro giorno con grande enfasi ha annunciato che il 25% di coloro che abbiamo mandato in Albania sono stati già stati rimpatriati. Si tratta di 10 persone che potevano serenamente essere rimpatriati dall'Italia, perché stavano già in Italia con minori costi e anche maggiore rapidità. Viene da chiedere perché non fermate questo enorme spreco di risorse pubbliche. Nemmeno voi credete più a questa sciocchezza ma semplicemente non avete il coraggio di spiegare alla vostra presidenza del Consiglio che ha fallito, e non lo potete fare perché verrebbe meno il castello della vostra propaganda e dovreste fare l'unica cosa che uno statista farebbe: riconoscere di aver sbagliato, chiedere scusa e chiudere questi centri.
Così il deputato del PD, Matteo Orfini, intervenendo in Aula
“Prendiamo atto dell’istituzione di un gruppo di lavoro a Palazzo Chigi sul disagio giovanile: si tratta di un passo importante, ma non sufficiente. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Ci aspettiamo ora che si approvi la proposta di legge bipartisan per tutelare i bambini e i preadolescenti dalla rete e dai social, in coerenza con quanto affermato oggi dalla Presidente del Consiglio. Non è una battaglia di parte. Di fronte a fenomeni sempre più allarmanti, serve una risposta urgente e condivisa. I dati, i segnali, gli allarmi ci sono tutti. Intervenire è responsabilità di tutti. Non possiamo più dire che non sapevamo: è un dovere verso bambini, preadolescenti e le loro famiglie” così la deputata democratica Marianna Madia (PD), componente della commissione bicamerale infanzia, che ha promosso insieme alla senatrice Lavinia Menunni (FdI) una proposta di legge bipartisan volta a garantire una maggiore tutela dei minori nell’accesso ai contenuti e ai servizi digitali. Il provvedimento prevede l’introduzione di un’età minima obbligatoria e l’obbligo, per i fornitori di piattaforme online, di adottare sistemi affidabili di verifica dell’età.
"Troppe armi da fuoco in giro e troppi giovani che escono con un coltello in tasca. Per mettere un freno a questo fenomeno e per colmare il vuoto normativo nell'ordinamento italiano in materia di vendita di armi e coltelli ai minori, abbiamo presentato una proposta di legge a mia prima firma, che introduce specifiche disposizioni penali e amministrative volte a contrastare questo fenomeno, che negli ultimi anni ha visto una escalation senza precedenti. La nostra proposta si articola su tre punti fondamentali: l'introduzione di sanzioni con arresto fino a 3 anni e ammenda da mille a 10 mila euro per i venditori di armi a minorenni nei casi in cui il venditore non si renda conto dell'età minore dell'acquirente o della potenzialità offensiva dell'oggetto venduto, con estensione alle vendite online. Il secondo punto riguarda l'intento di sensibilizzare e responsabilizzare le società che esercitano il commercio di armi e coltelli incentivando l'adozione di modelli organizzativi idonei a prevenire la vendita a minori. Ed infine il terzo punto introduce un importante elemento di prevenzione, attraverso percorsi formativi nelle scuole secondarie. I corsi saranno gratuiti, con un minimo di 10 ore annuali, e non graveranno nelle risorse degli istituti scolastici. E' importante garantire un approccio multidisciplinare al tema della violenza e dell'uso delle armi fra i giovani coinvolgendo ordini professionali, università, magistratura e forze dell'ordine". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd, intervistata a margine della conferenza stampa a Montecitorio di presentazione della proposta di legge a sua prima firma in materia di vendita di armi e coltelli a minori e misure di prevenzione, a cui hanno partecipato i senatori del Pd, Walter Verini e Filippo Sensi, che hanno presentato una proposta di legge al Senato in materia di detenzione di armi da fuoco a prima firma Verini.
Oggi, ore 11.30, sala stampa camera con Serracchiani, Sensi e Verini
“In Italia si registra un’escalation preoccupante di episodi di violenza tra i giovani, sempre più spesso legati all’uso del coltello, divenuto il simbolo inquietante di un disagio crescente. Quest’arma, facilmente reperibile, è ormai una presenza costante tra molti adolescenti e viene utilizzata con allarmante frequenza per risolvere conflitti e diverbi. Attualmente, l’ordinamento italiano presenta un vuoto normativo: mancano infatti disposizioni specifiche – sia penali che amministrative – capaci di prevenire e contrastare in modo efficace la diffusione e il possesso di armi da taglio tra i minori. Per rispondere a questa emergenza, il Partito Democratico ha predisposto alla Camera una proposta di legge volta a regolamentare e limitare l’accesso a questi strumenti da parte dei più giovani e a svolgere una seria attività di prevenzione a partire dalle scuole. Al Senato il sen. Walter Verini è primo firmatario di una proposta di legge, sottoscritta anche dal collega Filippo Sensi, che regolamenta l’uso delle armi a fini privati. La proposta sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi, martedì 6 maggio, alle ore 11.30, presso la Sala Conferenze Stampa di Montecitorio a cui parteciperanno: Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del PD; Walter Verini, senatore del Partito Democratico; Filippo Sensi, senatore del Partito Democratico.
“In Italia si registra un’escalation preoccupante di episodi di violenza tra i giovani, sempre più spesso legati all’uso del coltello, divenuto il simbolo inquietante di un disagio crescente. Quest’arma, facilmente reperibile, è ormai una presenza costante tra molti adolescenti e viene utilizzata con allarmante frequenza per risolvere conflitti e diverbi. Attualmente, l’ordinamento italiano presenta un vuoto normativo: mancano infatti disposizioni specifiche – sia penali che amministrative – capaci di prevenire e contrastare in modo efficace la diffusione e il possesso di armi da taglio tra i minori. Per rispondere a questa emergenza, il Partito Democratico ha predisposto alla Camera una proposta di legge volta a regolamentare e limitare l’accesso a questi strumenti da parte dei più giovani e a svolgere una seria attività di prevenzione a partire dalle scuole. Al Senato il sen. Walter Verini è primo firmatario di una proposta di legge, sottoscritta anche dal collega Filippo Sensi, che regolamenta l’uso delle armi a fini privati. La proposta sarà illustrata nel corso di una conferenza stampa che si terrà domani, martedì 6 maggio, alle ore 11.30, presso la Sala Conferenze Stampa di Montecitorio a cui parteciperanno: Debora Serracchiani, responsabile nazionale Giustizia del PD; Walter Verini, senatore del Partito Democratico; Filippo Sensi, senatore del Partito Democratico.
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“Tutelare bambini e adolescenti dai rischi della rete” è l’appello lanciato, in occasione della Giornata mondiale contro la pedopornografia e la pedofilia, dalla deputata democratica Marianna Madia (PD), che ha promosso insieme alla senatrice Lavinia Menunni (FdI) una proposta di legge bipartisan volta a garantire una maggiore tutela dei minori nell’accesso ai contenuti e ai servizi digitali. Il provvedimento prevede l’introduzione di un’età minima obbligatoria e l’obbligo, per i fornitori di piattaforme online, di adottare sistemi affidabili di verifica dell’età. “La digitalizzazione rappresenta una risorsa fondamentale da sostenere – sottolinea Madia – ma è necessario riconoscerne anche i rischi, soprattutto per i più giovani. Il fenomeno dell’esposizione precoce a contenuti inappropriati o pericolosi è in aumento, anche a causa della carenza di strumenti efficaci di controllo. Attualmente – spiega la deputata – la verifica dell’età al momento dell’iscrizione è spesso limitata a una semplice autodichiarazione da parte dell’utente, facilmente aggirabile anche da chi non ha ancora raggiunto l’età minima richiesta. È indispensabile colmare questo vuoto normativo per garantire una reale protezione dei minori sul web e sui social network. L’obiettivo della proposta è duplice: da un lato, promuovere un uso consapevole e sicuro delle tecnologie digitali da parte dei minori; dall’altro, responsabilizzare le piattaforme e i fornitori di servizi online affinché implementino sistemi di verifica dell’età solidi e non eludibili. La proposta di legge – conclude Madia – è attualmente in discussione al Senato ed è stata già incardinata anche alla Camera: la sua approvazione urgente rappresenterebbe un primo, importante passo verso un ambiente digitale più sicuro per bambini e adolescenti”.
“Oggi è stato incardinato in Commissione Giustizia il decreto legge sicurezza. Annichilendo il lavoro parlamentare, il Governo ha scelto di approvare un nuovo decreto che copia e incolla i contenuti del ddl sicurezza, ritirando quest’ultimo dalla discussione del Senato. Un fatto gravissimo, una lesione della democrazia, anche perché le modifiche contenute nel decreto sicurezza non raccolgono appieno le preoccupazioni su alcuni temi specifici, come quello riguardante le detenute madri”. Lo ha dichiarato la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Cambia purtroppo ben poco. Infatti è reso facoltativo il rinvio della pena per le detenute madri, ma si specifica che nel caso di detenute incinte o con figli con età inferiore ad un anno si potrà scontare la pena in un Icam e nel caso di figli da uno a tre anni la detenzione è prevista in un Icam oppure, se le ragioni di sicurezza lo richiedono, in un carcere. Una modifica – ha proseguito la deputata Pd - che rischia di peggiorare le cose, perché in Italia sono presenti pochi istituti a custodia attenuata, con il rischio di sottrarre le detenute ai legami di territorialità. Un Icam è un carcere, i bambini saranno costretti a crescere reclusi. Si sta perpetrando una grave violazione di diritti fondamentali – ha sottolineato Di Biase - come il supremo interesse del bambino”.
“Ma c’è di peggio, perché il decreto prevede anche che in casi di violazione della sicurezza o dell’ordine da parte delle madri, espressioni vaghe e prive di specificità quelle contenute nel decreto, è previsto il loro trasferimento in carcere e la sottrazione del minore. Un vero e proprio ribaltamento della civiltà giuridica e dei diritti” ha concluso la deputata Di Biase.
“Le osservazioni del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla cosiddetta “legge Morandi” pongono una questione reale e importante, che condividiamo e che va affrontata con responsabilità. È necessario intervenire con un provvedimento correttivo per superare un’anomalia normativa che rischia di creare disparità di trattamento tra le vittime di tragedie analoghe. La legge, approvata all’unanimità in sede legislativa, ha rappresentato un passaggio fondamentale per riconoscere dignità e giustizia alle vittime e ai familiari del crollo del Ponte Morandi e di tragedie legate all'incuria. Riteniamo ora giusto e doveroso ampliare questo principio, evitando ogni forma di discriminazione Siamo pronti a collaborare con tutte le forze politiche che hanno condiviso questo percorso, per arrivare in tempi brevi a una norma più equa, chiara e rispettosa dei principi costituzionali.
Accogliamo con profondo rispetto la sollecitudine del Presidente Mattarella nel richiamare l’attenzione sui diritti dei minori e delle famiglie coinvolte. È nostro compito, ora, dare rapidamente seguito concreto a queste indicazioni, nel segno della giustizia e della memoria” così i democratici Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino.
Giovedì 10 aprile alle ore 14.30, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, si terrà una conferenza stampa per la presentazione di tre proposte di legge che affrontano in modo complementare le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, con particolare attenzione alla tutela dei diritti. Saranno presenti le deputate Anna Ascani, Chiara Braga, Marianna Madia e il deputato Piero De Luca, firmatari delle proposte. Nel corso dell’incontro verranno illustrate: la PDL n. 2212 Ascani e Braga, che introduce una disciplina sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito elettorale, per garantire trasparenza, correttezza e tutela del processo democratico; la PDL n. 1863 Madia, incentrata sulla tutela dei minori nell’uso degli strumenti digitali, con misure volte a garantire un ambiente online più sicuro per bambini e adolescenti; la PDL n. 2266 De Luca, relativa alla rimozione di contenuti illegali dalla rete Internet, con l’obiettivo di rafforzare la protezione degli utenti e combattere la diffusione di materiale illecito online. Le tre proposte si inseriscono in un quadro di iniziativa parlamentare che intende affrontare con responsabilità e visione le implicazioni sociali, democratiche e legali della rivoluzione digitale.
Info e accrediti: pd.ufficiostampa@camera.it
"Sulla carta di identità dei minori ci sarà scritto "genitore". La Cassazione ha messo fine a una forma di bullismo di Stato perpetrata per anni da Salvini, che impose "padre" e "madre", e da Meloni che ne ha fatto oggetto della sua propaganda politica. Anni passati a seminare odio contro qualsiasi famiglia fosse differente da un presunto modello di "famiglia tradizionale" in cui non rientrano neanche le loro, di famiglie.
Anni passati a rendere la vita impossibile a centinaia di bambini a cui lo Stato ha riconosciuto due mamme o due papà per il semplice gusto di farlo.
La Cassazione scrive nero su bianco che tutto questo è "irragionevole e discriminatorio".
Ora se ne facciano una ragione: esistono tanti tipi di famiglie e i documenti non possono ignorarlo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Giovedì 10 aprile alle ore 14.30, presso la Sala Stampa della Camera dei deputati, si terrà una conferenza stampa per la presentazione di tre proposte di legge che affrontano in modo complementare le sfide poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale, con particolare attenzione alla tutela dei diritti. Saranno presenti le deputate Anna Ascani, Chiara Braga, Marianna Madia e il deputato Piero De Luca, firmatari delle proposte. Nel corso dell’incontro verranno illustrate: la PDL n. 2212 Ascani e Braga, che introduce una disciplina sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito elettorale, per garantire trasparenza, correttezza e tutela del processo democratico; la PDL n. 1863 Madia, incentrata sulla tutela dei minori nell’uso degli strumenti digitali, con misure volte a garantire un ambiente online più sicuro per bambini e adolescenti; la PDL n. 2266 De Luca, relativa alla rimozione di contenuti illegali dalla rete Internet, con l’obiettivo di rafforzare la protezione degli utenti e combattere la diffusione di materiale illecito online. Le tre proposte si inseriscono in un quadro di iniziativa parlamentare che intende affrontare con responsabilità e visione le implicazioni sociali, democratiche e legali della rivoluzione digitale.
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“La Corte Costituzionale con una sentenza storica ha dichiarato illegittima l'esclusione dalle adozioni internazionali delle persone single per i minori in stato di abbandono. Si tratta di un punto importante, che richiama il Parlamento a fare la propria parte per una riforma organica del sistema delle adozioni. Serve una legge che faccia compiere un passo in avanti al nostro Paese, perseguendo il principio del supremo interesse del minore e che estenda le adozioni ad ogni tipo di famiglia. Sono convinta che questo sia un lavoro di cui tutto il Parlamento dovrebbe farsi carico, partendo da modifiche, come quella intervenuta con la sentenza della Consulta, che non possono essere rinviate per mettere il nostro Paese al passo con il resto d’Europa”. Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza
“La Corte Costituzionale ha deciso che anche le persone single potranno adottare minori stranieri in stato di abbandono. Una svolta attesa da anni, che finalmente riconosce un principio ovvio: ciò che conta non è lo stato civile di chi adotta, ma la capacità di offrire amore, stabilità e un futuro. Un giorno storico per i diritti, un grande passo avanti. Ma anche l’ennesima sconfitta umiliante per il governo Meloni, che tramite l’Avvocatura dello Stato e una memoria integrativa della Presidenza del Consiglio aveva dato parere contrario, cercando di fermare questa sentenza. La destra di Meloni, infatti, continua a usare le famiglie come terreno di battaglia ideologica.
Ostacolando ogni passo avanti per i diritti civili. Negando riconoscimento non solo ai genitori single, ma anche ai genitori omogenitoriali e ai loro figli. Facendo guerra a chiunque esca dal loro modello di “famiglia tradizionale”. Oggi la Corte Costituzionale ha fatto quello che la maggioranza non ha avuto il coraggio di fare e che ha tentato fino all’ultimo di ostacolare. Presidente Meloni, basta con questa folle crociata contro i diritti, contro i bambini, contro i genitori, contro le persone. Riconosca tutte le famiglie. Tutte. Anche quelle che non piacciono a Lega e Fratelli d’Italia” così il capogruppo democratico in commissione affari sociali della Camera, Marco Furfaro.
NO a madri incinte e bambini in carcere: norma sbagliata va riscritta
"Guardando le immagini del reportage di Gaia Mombelli ho riconosciuto molto degli istituti in cui sono stata. Da quando come Partito democratico ci siamo dati come obiettivo quello di entrare in carcere e negli istituti minorili per ispezionarlo e poi fare qualcosa qui in Parlamento, il luogo più alto della democrazia. Sbagliare può capitare, ma non si può sottovalutare il fatto che quell'errore può portarti molto più facilmente in carcere. Purtroppo oggi, grazie anche ad alcune decisioni di questo Governo, è più facile entrare in carcere rispetto a prima, ma anche molto più difficile uscirne. Sono aumentati i reati per i quali si entra in carcere anche per un minore. Noi abbiamo un processo minorile che è invidiato da moltissimi paesi europei: per un minore, prima di finire in carcere, vi è tutta una serie di possibilità per evitarlo. Questo Governo lo sta peggiorando. Rassegnazione, assenza di speranza, questi sono i sentimenti che emergono dai ragazzi intervistati dal carcere. E noi dobbiamo ricordare l'art. 27 della Costituzione ribadisce che abbiamo anche il dovere della rieducazione. Dobbiamo preoccuparci che il tempo che il ragazzo trascorre in carcere non sia un tempo perso, ma che sia un tempo che lo aiuta non soltanto a riflettere, ma anche a migliorarsi, a capire gli errori, ad avere delle regole. Se il carcere non fa questo, il carcere non serve a niente e peggiorerà le condizioni di quel detenuto.
Negli istituti penitenziari minorili oggi c'è il 200 per cento di sovraffollamento e quindi non pensate che siano come degli hotel dove ti portano da mangiare e da bere e si passa il tempo. Ricordo che in alcuni istituti minorili i ragazzi hanno il materasso per terra per dormire; i ragazzi di Nisida non hanno più il teatro a disposizione, quello che era stato donato loro da Eduardo De Filippo, e passano il loro tempo, se
fortunati, a riparare le loro celle.
Noi in Parlamento abbiamo il dovere di scrivere le regole e bene. Una di quelle regole scritte male riguarda le madri detenute in carcere. Nei primi mille giorni di vita si forma la vita di un bambino, che vita si forma un bambino che trascorre i primi mille giorni della sua vita in carcere? Allora noi tutti dobbiamo cambiare quella regola che è sbagliata. Non vogliamo bambini piccoli e donne incinta in carcere. La pena non è colpa del bambino, va scontata, ma in altri luoghi. I bambini non hanno colpa". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, intervenuta alla conferenza stampa di presentazione del reportage di Skytg24 sulle carceri minorili.
Le istituzioni devono aiutare i ragazzi ad uscirne fuori
“Ringrazio il presidente Fontana e la giornalista Gaia Mombelli per questa iniziativa, la volontà di approfondire un tema delicatissimo, che tocca profondamente tutta la società nel suo insieme e soprattutto chi ha la responsabilità politica.
L’argomento ci sottopone a pensare alla pena, capire dove è il giusto nel rispetto del dettato costituzionale e le leggi che dobbiamo fare. Riuscire a coniugare la giusta condanna a chi commette un reato e l’assunzione di responsabilità che ti fa pensare al diritto di riscatto di chi commette il reato. Accogliere chi commette un reato in strutture adeguate e pensare ad un loro reinserimento è la prima responsabilità che una istituzione ha. Proprio perché il diritto di infliggere una pena coincide con il dovere di recuperare la persona soggetta a quella pena. E questo assume una valenza ancora maggiore quando si parla dei giovani e quando la pena e il conseguente recupero dalla pena riguarda i giovani, i minori che commettono un reato.
E qui parliamo del secondo aspetto importante di oggi, quello di prevenire molte situazioni. È importante e fondamentale intercettare quelle sacche di disagio sociale e familiare che molti giovani vivono loro malgrado, intercettare dei segnali di pericolo che mandano questi giovani. È un contesto che riguarda la scuola, la famiglia, il mondo del lavoro in cui molti di questi ragazzi sono già inseriti, l’associazionismo, il mondo dello sport. E noi dobbiamo trasmettere principalmente due valori, il primo quello della speranza, c’è sempre una mano, c’è sempre qualcuno che ti può aiutare ad uscire da una situazione di disagio sociale e di difficoltà. E il secondo, spetta a noi qui in parlamento creare delle leggi e delle condizioni per cui la pena non deve essere inflitta come una punizione, come qualcosa che fa paura, ma deve comprendere al suo interno i reinserimento, il riscatto sociale, il ritorno all’amore e alla normalità”. Lo ha detto il deputato del PD e membro della commissione affari sociali di Montecitorio, Gian Antonio Girelli, in apertura della conferenza stampa di presentazione del reportage di sky Tg24 sui carceri minorili.