«Desta forte preoccupazione quanto previsto nello schema di decreto legislativo di recepimento delle direttive europee (UE) 2024/1500 e 2024/1499, trasmesso alle Camere come atto del Governo n. 382, che prevede l’abrogazione del Capo IV del decreto legislativo 198 del 2006 e, di fatto, la soppressione della figura delle Consigliere e dei Consiglieri di parità». Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico.
«Le Consigliere di parità rappresentano da quasi vent’anni un presidio concreto contro le discriminazioni nel lavoro e per la promozione dell’uguaglianza tra donne e uomini. Operano nei territori, assistono le lavoratrici e i lavoratori che subiscono discriminazioni e promuovono azioni positive nelle realtà produttive».
«Meritano quindi grande attenzione le osservazioni trasmesse alle istituzioni dalle Consigliere di parità regionali e territoriali della Lombardia, che segnalano come l’attuale formulazione del decreto rischi di indebolire il sistema di tutela esistente, proprio mentre l’Unione europea chiede agli Stati membri di rafforzare gli organismi per la parità».
«La previsione di un unico “Organismo per la Parità”, con la mera facoltà di istituire sezioni territoriali, potrebbe determinare la perdita di quel presidio capillare che in questi anni ha consentito di intercettare e affrontare concretamente i fenomeni discriminatori nel mondo del lavoro».
«Il recepimento delle direttive europee dovrebbe rappresentare un’occasione per migliorare il sistema delle tutele e rafforzare gli strumenti esistenti. Per questo è importante evitare soluzioni che possano tradursi in un arretramento del livello di protezione contro le discriminazioni, principio che la stessa normativa europea richiama con chiarezza».
«Mi auguro – conclude Girelli – che nel confronto parlamentare si possa rivedere questa impostazione, valorizzando il lavoro svolto dalle Consigliere di parità e garantendo una presenza effettiva e capillare sul territorio degli strumenti di tutela».
La maggioranza si accontenta di un maquillage senza visione.
"La nostra astensione è un atto di dignità politica. In prima lettura il Pd aveva votato a favore, come atto di responsabilità istituzionale, nella speranza che il passaggio al Senato potesse trasformare una timida manutenzione ordinaria in una riforma capace di guardare al futuro. Abbiamo trovato invece una chiusura totale, pregiudiziale e sorda. Un metodo che ignora il dialogo necessario per qualsiasi modifica costituzionale". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato del Pd Federico Fornaro, componente della Commissione Affari costituzionali, annunciando il voto di astensione del Gruppo del Partito Democratico sul provvedimento di modifica dello Statuto della regione Trentino-Alto Adige.
“Nel merito - ha sottolineato l’esponente dem - gli emendamenti presentati dal Pd sono stati sistematicamente bocciati dalla maggioranza: il mancato riconoscimento formale dell'Euregio, realtà già operativa su trasporti, sanità, cultura e ricerca; il trasferimento dalla Giunta al Consiglio provinciale della competenza a impugnare le leggi statali in contrasto con lo Statuto, un vulnus democratico che riduce l'autonomia a un affare di maggioranza e il rifiuto di inserire norme sulla parità di genere nelle istituzioni, un no ideologico e anacronistico”.
“Sul metodo - ha concluso Fornaro - questa riforma è figlia di un accordo blindato tra i vertici delle Province e il governo. Si è scavalcato il Parlamento, si sono ignorati i territori, si sono zittite le opposizioni. L'autonomia speciale è uno strumento di coesione. Votatela voi la vostra riforma senza anima. Noi continuiamo a stare dalla parte della partecipazione, della trasparenza e della dignità dei territori".
“Pd, M5S e Avs hanno depositato un parere alternativo unitario sul recepimento della direttiva europea sulla parità retributiva tra donne e uomini”.
Così in una nota congiunta i capigruppo di Pd, M5S e Avs in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, Dario Carotenuto e Franco Mari.
“Il giudizio sul decreto legislativo del governo è molto critico. Nei fatti - spiegano - il provvedimento smentisce il cuore dell’iniziativa europea sia sul terreno della trasparenza dei livelli retributivi complessivi sia rispetto a quanti lavoratori saranno interessati a questa innovazione: restano fuori rider, partite Iva, intermittenti. Un altro rischio evidente è che il decreto apra la strada ai contratti pirata, come peraltro è stato segnalato da datori di lavoro e sindacati durante il ciclo di audizioni svoltosi in commissione. Chiediamo quindi che il governo accetti le nostre osservazioni e che si apra davvero una discussione sull’effettiva applicazione di una direttiva decisiva in un Paese dove la diseguaglianza di genere resta ancora scandalosamente alta, nelle retribuzioni come nella qualità del lavoro”, concludono Scotto, Carotenuto e Mari.
“Il Presidente della Repubblica Mattarella, come sempre in modo fermo ed elegante, ci ha consegnato il messaggio da ricordare anche oggi: una reale parità si raggiungerà solo quando non si chiederà più alle donne di adottare modelli maschili per raggiungere i vertici. È l’augurio migliore che il nostro Capo dello Stato potesse farci”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, invitata al Quirinale dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per celebrare l’8 marzo.
“Il Presidente ha detto che una società che investe nelle donne diventa oltre che più equa più forte e che la Repubblica ha dato molto alle donne e le donne hanno dato molto alla Repubblica ma l'equilibrio non è ancora alla pari - prosegue la deputata dem - Ed è proprio così: siamo ancora in una posizione di subalternità rispetto agli uomini. Lo siamo nel divario salariale, nella scarsa presenza nei ruoli apicali delle aziende, nella violenza di genere, nella conciliazione tra vita e lavoro”.
“Con lucidità il Presidente ci ha ricordato il percorso intrapreso finora, le leggi approvate che hanno reso il nostro Stato più democratico, le madri costituenti che 80 anni fa hanno fatto tanto per l’Italia. Ma il Presidente ci indica anche la via, che abbiamo ben chiara, anche se questo Governo in Parlamento non ha accolto le nostre proposte: congedi paritari, salario minimo, eliminare gli ostacoli sul lavoro. Continueremo a lavorare in questa direzione. Grazie, Presidente” conclude Gribaudo.
“Il buon 8 marzo la maggioranza lo ha dato con la proposta di legge per la cancellazione della figura delle consiglieri regionali di parità sul lavoro. E oggi, in Aula tra ricostruzioni fantasiose e non veritiere, si discute di una mozione che fotografa impietosamente la vita delle donne con un esecutivo capace solo di bocciare tutte le proposte delle opposizioni per migliorarla. Il governo cita solo da ti che gli fanno comodo e omette i dati oggettivi di una realtà drammatica così come descritta dal rendiconto di genere 2025 dell'Inps: dello sbandierato 53% di occupazione femminile, il governo omette il tanto lavoro precario delle donne e il divario del 30% di retribuzioni. La famosa decontribuzione ha prodotto contratti part-time intermittenti, aumentato solo l'occupazione fragile e la precarizzazione delle donne”. Lo dichiara la vice capogruppo PD, Valentina Ghio intervenendo alla Camera sulle mozioni per la parità di genere.
“Bocciando il salario minimo – sottolinea la parlamentare dem - il governo ha scelto di lasciare le donne nei lavori sottopagati; bocciando il congedo parentale obbligatorio ha chiuso gli occhi sul fatto che le donne, solo nel 2025, hanno utilizzato 15 milioni di giornate di congedo contro i 2,8 milioni degli uomini. Il governo Meloni porta avanti un sistema che continua a scaricare sulle donne il peso della cura”.
“Ha cancellato dalla nostra mozione consenso, educazione sessuale e mette in discussione un presidio per le donne come le consigliere regionali di parità. Servono riforme strutturali per superare il divario di genere e non i dannosi bonus spot. Invece continua l’accanimento della destra sui diritti delle donne.”, conclude Ghio.
“Alla vigilia dell’8 marzo, mentre celebrano gli 80 anni dal voto alle donne, la premier Meloni e la ministra Roccella depositano contemporaneamente in Parlamento un decreto legislativo che prevede la cancellazione della figura delle Consigliere di parità sul lavoro. Una scelta sbagliata che prevede la chiusura dei punti di riferimento della promozione della parità di genere nelle regioni, per costruire invece una struttura centrale romana. Ma davvero il governo pensa che le donne in difficoltà nelle più diverse aree del Paese, possano pensare di rivolgersi con una pec a strutture ministeriali? I dati della disparità ci dicono con spietatezza che c’è bisogno di investire di più sulla parità effettiva, soprattutto nel lavoro, con risorse e strumenti concreti, anche potenziando e migliorando ruoli di garanzia, come quello delle consigliere di parità territoriali che sono vicine alle donne nei problemi quotidiani. Il nostro paese dovrebbe recepire la direttiva europea rafforzando invece l’impegno distribuito nelle città e nelle aree periferiche, non eliminare questo presidio. Per coerenza con le parole che vengono pronunciate ogni giorno per la celebrazione della parità, chiediamo alle donne di governo, Meloni e Roccella in primis, un ripensamento responsabile per andare incontro, in modo efficace, ai bisogni di tutte le italiane, ovunque vivano” così le deputate del gruppo parlamentare del Partito Democratico.
E tre. Dopo il salario minimo e la settimana corta, oggi è toccato al congedo paritario. La maggioranza ha deciso di affossare la proposta di legge a prima firma Schlein e sottoscritta da tutte le opposizioni: cinque mesi di congedo per entrambi i genitori alla nascita di un figlio. Niente emendamenti, nessuna proposta alternativa, nessuna apertura all’appello di tutte le opposizioni di trovare una strada condivisa per tutelare milioni di lavoratrici e lavoratori. Si usa la scusa della copertura per sottrarsi a un qualsiasi confronto. Solo un no ideologico e arrogante, che viene da una maggioranza retta dalla prima premier donna e per questo ancora più grave. Respingere questa proposta vuol dire ignorare un problema reale: il divario occupazionale di genere, il calo demografico, la difficoltà di conciliare tempi di vita e di lavoro. Tutti temi su cui servono risposte strutturali, non slogan.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La bocciatura in Commissione Bilancio alla Camera della proposta sul congedo parentale paritario è un atto grave contro le donne, contro il lavoro femminile e contro un sostegno concreto alle famiglie italiane”. Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia, commentando il parere soppressivo approvato dalla maggioranza.
“Dietro il paravento dei rilievi tecnici sulle coperture – prosegue – si consuma una scelta politica precisa: impedire che il Parlamento discuta e migliori una proposta che punta a redistribuire in modo più equo i carichi di cura e a rafforzare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Avevamo chiesto di riaprire i termini, la maggioranza ha invece scelto la strada più semplice e più miope: cancellare tutto”.
“Il congedo paritario non è una bandiera ideologica, ma una misura strutturale per contrastare il divario occupazionale di genere, sostenere la natalità e garantire alle famiglie strumenti reali di conciliazione. Bocciarlo – conclude Di Biase - significa dire alle donne che il loro lavoro può aspettare, che le diseguaglianze di genere continueranno a crescere e che la condivisione delle responsabilità familiari non è una priorità”.
“Ancora una volta la Maggioranza, quella che sostiene di stare dalla parte delle famiglie e delle donne, si è sottratta a un confronto sano e democratico per contribuire al cambiamento culturale di cui questo Paese avrebbe così tanto bisogno”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’esito della commissione bilancio che ha fermato la pdl sui congedi paritari voluta dalle opposizioni.
“Si trattava di una misura valida, è diventata l’ennesima occasione sprecata da parte del Governo Meloni, la stessa che rivendicava a gran voce di essere una madre, per mostrarsi seri e pensare realmente agli interessi della cittadinanza - prosegue la deputata dem - Comportamenti del genere ci sono già stati in passato, primo fra tutti con il salario minimo: ancora una volta si chiedeva a questa destra di prendersi la responsabilità di migliorare il Paese e ancora una volta la risposta è stata deludente”.
“Noi continuiamo a esserci, perché sappiamo che le madri e le famiglie italiane meritano di più da parte delle istituzioni. Ci era chiaro già da tempo, oggi ancora di più: la prima premier donna non sa andare oltre agli slogan” conclude Gribaudo.
“La proposta sul congedo parentale obbligatorio avanzata dalle opposizioni ha un obiettivo tanto semplice quanto rivoluzionario; superare il gap più evidente del nostro welfare, ovvero quello tra il congedo di maternità e paternità. Si introduce un nuovo modello basato su 5 mesi di congedo obbligatorio, retribuiti al 100% senza distinzione tra lavoro autonomo e dipendente”. Lo dichiara la deputata PD, Patrizia Prestipino intervenendo in Aula di Montecitorio,
“È una proposta che promuove la parità di genere - sottolinea la parlamentare dem -, contrasta l'inverno demografico e crea terreno fertile per nuovi progetti di vita familiare. La cogenitorialità è portatrice di benefici per il figlio soprattutto durante l'età evolutiva e permette di alleviare il peso che tradizionalmente ricade sulle donne, favorendo maggiore partecipazione delle madri sul mercato del lavoro”.
“Approvando questa proposta finalmente la politica darà un messaggio chiaro: l'inclusione e la parità sono valori che devono permeare ogni aspetto della società a partire dalla famiglia. L'esatto contrario di quanto accade con il governo Meloni e poco importa che la vice ministra Bellucci mi risponda piccata: dal 'sono donna, sono madre, sono cristiana' detto da qualcuno anni fa, quel qualcuno stanco di rivoluzione, oggi si riposa sulla poltrona del potere”, conclude Prestipino.
“I numeri dicono una cosa chiarissima: l’Italia resta indietro rispetto all’Europa e il gender gap nel lavoro continua a pesare come un macigno sulle donne. Il divario di genere nell’occupazione nel nostro Paese è quasi doppio rispetto alla media UE: 19,4% contro 10%. E dopo la nascita di un figlio quasi 7 dimissioni su 10 sono femminili. Non è un’emergenza episodica: è un problema strutturale, che il governo continua a non affrontare con interventi all’altezza”.
Lo dichiara Michela Di Biase, deputata del Partito Democratico, commentando il rapporto "Tra nidi, part-time e vertici: perché la parità sul lavoro è ancora un miraggio?" della Rome Business School.
“Non bastano misure spot: serve una strategia, subito. A partire da un punto decisivo: il congedo paritario, perché la genitorialità non può essere una penalizzazione per una sola parte. Bisogna mettere in campo ogni strumento possibile per sostenere la continuità delle carriere femminili, ridurre il ricorso al part-time involontario, contrastare l’uscita dal lavoro dopo un figlio e chiudere il divario che ci separa dall’Europa”.
“Abbiamo già indicato la strada con due proposte di legge per sostenere il carico di lavoro femminile e aiutare concretamente le famiglie – aggiunge la deputata, prima firmataria delle proposte -: tra le misure, un bonus annuale per contribuire al costo dei centri estivi, che oggi è una delle voci più pesanti per chi lavora e ha figli. Oggi è la Giornata delle ragazze nella scienza e da tre anni è ferma una mia proposta di legge per incentivare lo studio femminile delle materie STEM, che significa aprire alle ragazze opportunità reali, perché le competenze STEM garantiscono condizioni migliori di occupazione, salari e possibilità di carriera”.
“Se davvero si vuole ridurre il gender gap – conclude – bisogna smettere di raccontare l’aumento dell’occupazione femminile come un successo sufficiente. Il punto è trattenere le donne nel lavoro e farle crescere professionalmente. Il governo esca dall’inerzia: servono interventi strutturali, e servono adesso.”
“La situazione in Siria è a dir poco allarmante. Il governo italiano agisca immediatamente nei rapporti bilaterali e si adoperi in sede europea e internazionale per fermare la drammatica offensiva di Damasco contro l’esperienza democratica dell’Amministrazione Autonoma curda”. Così si legge nell’interrogazione a prima firma della deputata PD e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini al ministro degli Esteri Tajani, a cui hanno aderito il responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano, il capogruppo in commissione esteri Enzo Amendola, la vice presidente della Commissione Lia Quartapelle e il deputato Fabio Porta.
“Nonostante le forze democratiche siriane, a guida curda, siano state in passato schierate in prima linea nella lotta all’Isis – sottolinea la parlamentare dem - è oggi in corso una feroce offensiva bellica contro di loro, lanciata dalle forze armate affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato dal presidente autoproclamato – ed ex qaedista – Ahmad Al Sharaa (Al Joulani). Un’offensiva, che va contro l’accordo di tregua firmato solo pochi giorni fa, e che ha il sostegno del governo turco e la compiacenza degli Stati Uniti”. “Tra gli obiettivi delle forze siriane c’è quello di colpire l’autonomia curda del Rojava e il suo esperimento di autogoverno fondato su pluralismo etnico, parità di genere e democrazia di base e anche la conquista della città di Kobane, simbolo dell’eroica resistenza e della sconfitta dello Stato islamico. Ma c’è anche prendere il controllo delle prigioni e dei campi che ospitano migliaia di combattenti dell’Isis fin qui sotto il controllo delle forze armate curde. Nei giorni scorsi sono evasi non pochi miliziani dell’Isis e si teme la fuga e la liberazione dei terroristi dello stato islamico, minaccia che va oltre la Siria e il Medio Oriente”, conclude Boldrini.
“I dati dell’Inps purtroppo non ci sorprendono ma confermano un trend tipico del nostro Paese: la nascita del primo figlio influisce negativamente sul reddito delle famiglie, con retribuzioni che pesano solo sulle madri: siamo al -16% che si registra e un congedo di paternità che non è aumentato di un solo giorno in questi anni di governo”
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, ed Elena Bonetti, presidente di Azione, sui dati Inps che nel rapporto annuale registrano un andamento negativo dei salari per le donne dopo il primo figlio.
“Il dato sull’occupazione femminile non può essere un vanto come ritiene il Governo se accompagnato da un peggioramento della disparità salariale e lavorativa delle donne in questo paese soprattutto dopo la nascita del primo figlio. Serve insistere ed attuare misure strutturali come quelle che abbiamo introdotto nella scorsa legislatura” proseguono le deputate.
“Speriamo che non vengano smantellati strumenti come la certificazione per la parità di genere che abbiamo introdotto nel Governo Draghi con la legge 162 del 2021 perché sarebbe un grave passo indietro” concludono Gribaudo e Bonetti.
“È una proposta semplice ma necessaria: garantire le stesse condizioni a sostegno della genitorialità per mamme e papà”. Lo afferma Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Pd in commissione Affari sociali, commentando l’avvio in commissione Lavoro della discussione sulla proposta dem per istituire il congedo paritario. Il testo prevede “cinque mesi uguali per la mamma e per il papà, retribuiti al 100 per cento e non trasferibili”, superando una disuguaglianza che oggi vede le madri con cinque mesi di congedo e i padri limitati a dieci giorni, come se la maternità fosse una responsabilità solo delle donne.
“Si tratta – sottolinea l’esponente Pd - di un intervento non più rinviabile, anche alla luce del calo demografico: oggi in Italia nascono circa 370 mila bambini, dieci anni fa erano oltre 500 mila. Serve rimettere al centro la natalità, il sostegno alla maternità e la condivisione della cura, che continua a gravare soprattutto sulle donne. Una situazione che si riflette anche sul lavoro. Le donne guadagnano in media il 30 per cento in meno, hanno una maggiore incidenza di contratti part time e circa la metà di loro lavora a tempo parziale, spesso costretta a scegliere tra essere madre o lavoratrice. È una rinuncia che il Paese non può più permettersi”.
“Garantire congedi paritari – conclude Malavasi - significa sostenere l’occupazione femminile, superare le disuguaglianze di genere e scardinare una visione culturale ancora arretrata che relega la cura alle donne”. È un investimento sul futuro del Paese ed è una battaglia di civiltà: mettere donne e uomini nelle condizioni di essere genitori e costruire progetti di vita, facendo della natalità una vera priorità nazionale”.