“Il Pnrr doveva essere un’opportunità di rilancio per il nostro Paese ma il governo l’ha trasformato in un’occasione perduta. Le tante rimodulazioni hanno avuto il solo scopo di accentrare a Palazzo Chigi la programmazione e la spesa degli obiettivi indipendentemente dall’efficacia e dall’efficienza di questa scelta: un disastro per il Paese”. Così il deputato Claudio Michele Stefanazzi, intervenendo alla Camera sulle comunicazioni del ministro Foti sul Pnrr.
“L’anima del Piano, ovvero la coesione territoriale, la parità di genere e le politiche per i giovani sono scomparse. Che fine hanno fatto – chiede il parlamentare dem al ministro - i 60mila nuovi alloggi per studenti universitari e il potenziamento dei centri per l’impiego e delle politiche attive del lavoro? La stessa sorte dei 100mila posti negli asili nido: tutti cancellati. Il target europeo di posti in asilo per popolazione sarà raggiunto solo perché il Governo ha consentito alle regioni del Nord di raggiungere percentuali oltre il 70%, condannando il sud a rimanere sotto il 10%. I fondi e gli investimenti per il Sud o vengono eliminati o finiscono in un progetto fallimentare come il Ponte sullo Stretto”.
“Il PNRR è un ‘regalo’ che questo governo ha ereditato e sprecato per la sua incapacità. Le risorse potevano essere spese per la sanità pubblica, invece che continuare a favorire quella privata e utilizzate per costruire infrastrutture laddove non esistono”, conclude Stefanazzi.
"Siamo rimasti a parlare di giustizia per tutta la notte perché bisogna sbrigarsi. Non c'è una scadenza. C'è che i parlamentari di maggioranza oggi devono precipitarsi nelle Marche per andare ad applaudire Giorgia Meloni. L'agenda del Parlamento piegata agli impegni elettorali della premier: a questo siamo arrivati", ha esordito Laura Boldrini, deputata Pd, intervenendo in aula alle 2.20 sulla separazione delle carriere.
"Le urgenze, in realtà, ci sarebbero perché la giustizia affoga nei problemi. Ci sono 12mila persone assunte con i fondi PNRR, ma metà di loro andrà presto a casa. Ieri hanno scioperato in tutta Italia per chiedere la stabilizzazione. Una richiesta logica: al Ministero della Giustizia mancano 15mila unità e queste 12mila persone hanno smaltito 100mila procedimenti arretrati.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere - ha sottolineato Boldrini -. Il sovraffollamento nelle carceri è arrivato al 140 per cento. Dall'inizio dell'anno al 20 agosto si sono suicidati 55 detenuti. Sono stati 91 lo scorso anno.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere. Per una causa civile ci vogliono fino a sette anni e più della metà dei processi finisce in prescrizione.
Ma la priorità di governo e maggioranza è la separazione delle carriere".
"Una riforma costituzionale in cui il Parlamento è stato espropriato delle sue prerogative, con tutti i nostri emendamenti rifiutati, perfino quello che garantiva la parità di genere nei CSM - ha incalzato la deputata dem -. Al plurale, perché ce ne saranno, inspiegabilmente, due. Per di più selezionati con un sorteggio. Ma in democrazia si sceglie liberamente non si fanno sorteggi. Un vero sfregio alla magistratura".
"E per cosa? Per fermare un fenomeno, quello del passaggio da una carriera all'altra della magistratura, che riguarda meno dell'1 per cento dei magistrati. E per questo si cambia la Costituzione?
La verità è che la destra vuole minare l'indipendenza della magistratura perché è intollerante verso ogni forma di controllo dell'opera del governo - ha concluso -. Una brutta china, quella in cui stanno facendo scivolare la democrazia italiana. Ma ci sarà un referendum e saranno le italiane e gli italiani a bocciare, definitivamente, il loro progetto illiberale".
«È un drammatico bollettino di guerra alla giustizia sociale quello che emerge dai dati diffusi oggi dall’Istat nel Rapporto 2025 sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030. Più di un quarto degli indicatori registra un peggioramento e oltre il 20% è in stagnazione, sia nel breve che nel lungo periodo. Un segnale inequivocabile: il Governo Meloni non guida l’Italia verso un futuro più equo, sostenibile e inclusivo, ma rallenta ogni possibile azione in questa direzione».
Lo dichiara il deputato del PD Silvio Lai, membro della Commissione Bilancio della Camera.
«Il quadro tracciato dall’Istat è il riflesso di due anni e mezzo di politiche sbagliate e miopi. Si è parlato molto, ma si è fatto poco o nulla per rafforzare la sanità pubblica, mentre i tempi di attesa crescono e la spesa privata aumenta. Sulla parità di genere si è arretrati, con tagli ai sostegni per l’infanzia e nessun investimento serio sul lavoro femminile. Sul fronte ambientale, si continua a consumare suolo, a ignorare la crisi climatica, a non finanziare le aree protette. L’acqua si disperde nelle reti obsolete, soprattutto al Sud, e non si fa nulla per rimediare. Le istituzioni locali sono state lasciate sole, senza risorse né riforme. Invece di sostenere la coesione sociale e ambientale, il Governo ha scelto l’arretramento».
«Meloni e i suoi ministri - prosegue Lai- parlano di crescita e competitività, ma tagliano investimenti pubblici, ignorano la giustizia sociale e aumentano la precarietà. Il PNRR viene modificato senza trasparenza, i fondi di coesione rallentano, e le Regioni affrontano da sole la transizione. Altro che Agenda 2030: qui c’è un’agenda regressiva».
«Per invertire la rotta - conclude il parlamentare Dem- servono atti concreti. Va approvata una legge quadro nazionale per l’attuazione degli SDGs. Deve essere istituito un fondo nazionale per le transizioni ecologiche e sociali.
È necessaria una revisione della fiscalità che favorisca l’inclusione, l’innovazione e la giustizia ambientale.
E bisogna misurare ogni politica pubblica con gli indicatori di benessere equo e sostenibile.
Solo così potremo riportare l’Italia sulla strada dell’Agenda 2030 per lo sviluppo equo e sostenibile».
"I dati dell’ISTAT sullo sviluppo sostenibile affossano senza appello la propaganda del governo Meloni. Altro che 'il più grande investimento di sempre sulla sanità': la realtà è che l’Italia sta clamorosamente mancando l’aggancio agli obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare quelli legati alla salute, come denuncia il Rapporto SDGs 2025 dell’Istat”.
Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Affari Sociali della Camera e responsabile nazionale Welfare del PD.
"Il 40% delle misure relative al Goal 3 – quello sulla salute – registra un peggioramento. È un dato gravissimo, che conferma ciò che il Partito Democratico denuncia da tempo: questo governo sta scientemente disinvestendo sulla sanità pubblica. Mentre milioni di italiane e italiani rinunciano a curarsi per ragioni economiche, il Servizio Sanitario Nazionale viene lasciato allo stremo per favorire i profitti di pochi imprenditori privati, spesso amici della maggioranza e, in alcuni casi, direttamente coinvolti nella vita politica del centrodestra."
"Il Rapporto ISTAT certifica anche un drammatico rallentamento sul fronte della parità di genere, della qualità delle istituzioni e della tutela dell’ambiente. Ma è sulla salute che il fallimento è più evidente: ospedali in affanno, liste d’attesa infinite, personale sanitario allo stremo. Una situazione che non nasce oggi, ma che oggi viene aggravata da scelte politiche deliberate e irresponsabili."
"Serve un’inversione di rotta immediata. Il diritto alla salute non è un lusso né un favore da concedere a chi può permetterselo. È un diritto costituzionale".
“Per contrastare la violenza sulle donne serve educazione, non ideologia. Da due anni a questa parte tutti i soggetti pubblici e privati, collettivi e singoli riferiscono negli incontri con la commissione parlamentare di indagine sulla violenza e il femminicidio che è necessario e urgente intervenire sulla prevenzione della violenza attraverso una nuova cultura, una sicura e strutturata formazione scolastica all’affettività e alla parità. È infatti dagli stereotipi e dalle discriminazioni di genere, dai ruoli e dal potere economico e sociale diverso tra uomini e donne, che discende la violenza, la sua accettazione, il suo mancato riconoscimento, la degenerazione nel femminicidio. Opporsi, come ha fatto la maggioranza di centrodestra oggi in commissione cultura all’abbinamento delle proposte di legge sull’educazione all’affettività e alla parità presentate da PD e M5S al disegno di legge Valditara sul consenso preventivo dei genitori rileva la miopia e l’ottusità ideologica che condiziona le forze politiche di maggioranza, alla prova dei fatti si sottraggono sempre ad un confronto effettivo e di merito sul tema importante dell’educazione alla affettività. Anche oggi si è persa una opportunità per avviare insieme un percorso condiviso su temi importanti a danno di un’autentica azione di prevenzione della violenza sulle donne” così la democratica Sara Ferrari, capogruppo in commissione bicamerale sulla violenza e il femminicidio, commenta il voto contrario della maggioranza all’abbinamento in commissione Cultura alla Camera della legge sulla parità di genere al disegno di legge Valditara.
“Il governo si affretti a dare attuazione alle direttive europee sulla violenza e sugli organismi di parità”. Lo chiedono le deputate Sara Ferrari, Valentina Ghio, Simona Bonafe’ del Partito Democratico. “Oggi l'Aula della Camera - aggiungono - ha approvato il disegno di legge di delegazione europea 2024, che consente il recepimento di importanti direttive, quali quella per la prevenzione e lotta alla violenza contro le donne e alla violenza domestica in tutta l’Unione europea e quella sugli organismi per la parità di trattamento. Con esse la UE si dota di un vero e proprio assetto normativo comune per combattere la violenza sulle donne e per la parità di genere e contro ogni discriminazione - dicono le deputate democratiche - esortiamo il Governo ad esercitare le deleghe al più presto, prima della scadenza dei termini previsti al 2026 e 2027, in modo da consentire l’adeguamento dell’ordinamento nazionale a quello europeo in tempi rapidi, visto il continuo e insopportabile ripetersi di femminicidi e violenza contro le donne e le persistenti discriminazioni”, concludono.
“Serve un intervento immediato e strutturale per superare la diseguale divisione del lavoro di cura che continua a penalizzare le donne nel nostro Paese” – dichiara Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, commentando i dati contenuti nella Relazione annuale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle dimissioni convalidate.
“I numeri parlano chiaro: quando insorgono difficoltà di conciliazione dopo la nascita di un figlio, a lasciare il lavoro sono quasi sempre le madri. Il 77% delle donne che richiedono la convalida delle dimissioni lo fa per questo motivo, contro appena il 21,1% degli uomini. È un quadro allarmante, ma purtroppo non nuovo.”
“La stessa Relazione sottolinea come ci troviamo di fronte a uno scenario complesso, che riflette non solo la prevalenza delle dimissioni femminili, ma anche il radicamento culturale e sociale dello stereotipo che attribuisce alle donne il compito esclusivo della cura.”
“Non si tratta di scelte individuali, ma di un assetto strutturale che continua a far ricadere in modo sproporzionato il carico familiare sulle donne. Fino a quando la cura resterà implicitamente associata al genere femminile, sarà impossibile raggiungere una vera parità: nei salari, nelle possibilità di carriera, nel tasso di occupazione.”
“Per questo – conclude Gribaudo – auspico che il Governo e la maggioranza vogliano sostenere la proposta del Partito Democratico sull’introduzione di un congedo parentale obbligatorio e paritario per entrambi i genitori. Un passo fondamentale non solo per riconoscere anche ai padri il diritto di prendersi cura dei propri figli, ma per scardinare alla radice quei pregiudizi che ancora oggi portano a chiedere solo alle donne, durante i colloqui di lavoro: “Ha intenzione di avere figli?”
“Questa mattina in sala Stampa alla Camera abbiamo presentato il libro di Barbara Bonciani, sociologa e già Assessora al Porto a Livorno, sulle disparità di genere nei porti italiani, dove si evidenzia la scarsità di presenza di lavoratrici donne in ambito portuale e marittimo. Su oltre 20.000 dipendenti abbiamo un numero di donne che è poco sopra le 1200, quindi una percentuale molto bassa.
Ma questa mattina i casi concreti, ovvero l'esperienza di lavoratrici che si occupano di attività operativa come il rizzagio o anche di una capitana di lungo corso ci hanno dimostrato che i pregiudizi sono solo nella mente di chi li applica. Quindi continuare a parlarne, ma anche mettere in atto gli strumenti parlamentari e operativi necessari per superare questo gap sarà l'impegno dei giorni a venire, a partire dalla presentazione di una risoluzione rispetto alle pari opportunità di genere nel lavoro portuale e marittimo in commissione Trasporti alla Camera dal gruppo del Partito Democratico.
Inoltre va detto che i porti italiani, così come molti altri settori della nostra economia, subiscono una vera e propria carenza di manodopera specializzata. In questo contesto il riequilibrio di genere, orizzontale e verticale, diventa quindi un'occasione ulteriore per rispondere alla richiesta di forza lavoro.
La presentazione di oggi e le azioni parlamentari che ne conseguiranno, cosi come gli impegni presi questa mattina da associazioni datoriali e sindacati di settore, sono per colmare il gap di genere sul lavoro, a partire da quello portuale, come l'incremento di entrambi i generi in questo caso delle donne nel lavoro portuale". Lo hanno detto Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd e Laura Boldrini presidente della commissione diritti umani alla Camera, a margine della conferenza stampa di presentazione del libro di Barbara Bonciani “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”.
Ho il piacere di invitarla alla presentazione del libro “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”, scritto da Barbara Bonciani, docente all’Università di Pisa, vicepresidente dell’associazione internazionale RETE ed ex Assessora al porto del Comune di Livorno.
L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
Il volume, edito da FrancoAngeli nella collana Social DistrActors, rappresenta il primo studio organico sulla condizione femminile nei settori portuale e marittimo, e ne analizza cause, effetti e prospettive, integrando approccio scientifico e testimonianze dirette.
Oltre all'autrice interverranno:
On. Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti
On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo
Enzo Raugei, Presidente della Compagnia Portuale di Livorno
Martina Senesi, lavoratrice portuale
Luciana Mirella Cambiaso, comandante di lungo corso
Amedeo d’Alessio, Segretario nazionale Filt-Cgil
Modera: Giulia Sarti, giornalista del Messaggero Marittimo
Sarà un’occasione importante per riflettere insieme su un tema ancora poco esplorato ma fondamentale per l’equità, l’innovazione e la competitività del nostro Paese.
Ho il piacere di invitarla alla presentazione del libro “Portuali e marittime, perché no? La disparità di genere nei porti italiani”, scritto da Barbara Bonciani, docente all’Università di Pisa, vicepresidente dell’associazione internazionale RETE ed ex Assessora al porto del Comune di Livorno.
L’incontro si terrà martedì 7 maggio alle ore 11.30 presso la Sala Stampa della Camera dei deputati.
Il volume, edito da FrancoAngeli nella collana Social DistrActors, rappresenta il primo studio organico sulla condizione femminile nei settori portuale e marittimo, e ne analizza cause, effetti e prospettive, integrando approccio scientifico e testimonianze dirette.
Oltre all'autrice interverranno:
On. Valentina Ghio, vicepresidente Gruppo PD alla Camera e componente Commissione Trasporti
On. Laura Boldrini, Presidente del Comitato permanente sui diritti umani nel mondo
Enzo Raugei, Presidente della Compagnia Portuale di Livorno
Martina Senesi, lavoratrice portuale
Luciana Mirella Cambiaso, comandante di lungo corso
Amedeo d’Alessio, Segretario nazionale Filt-Cgil
Modera: Giulia Sarti, giornalista del Messaggero Marittimo
Sarà un’occasione importante per riflettere insieme su un tema ancora poco esplorato ma fondamentale per l’equità, l’innovazione e la competitività del nostro Paese.
“I dati del rapporto 'Le Equilibriste, la maternità in Italia' di Save the Children presentato oggi rappresentano un grido d’allarme sulla condizione delle donne e delle madri nel nostro Paese. L'Italia occupa il 96esimo posto su 146 Paesi nel mondo in relazione alla partecipazione femminile al mondo del lavoro, mentre rispetto al gender gap retributivo si trova alla 95esima posizione. Numeri drammatici che smentiscono la narrazione del Governo Meloni e spiegano bene, oltre ogni discorso, il calo delle nascite e le difficoltà di vita di molte donne. Mentre gli uomini con figli hanno una percentuale di occupazione superiore al 90 per cento, le donne madri superano di poco il 60 per cento perché sono costrette, in molti casi, a smettere di lavorare per l’impossibilità di conciliare il lavoro di cura famigliare con l’occupazione. E accanto alle disparità di genere, il rapporto fotografa immutate le diseguaglianze territoriali profonde che caratterizzano il nostro Paese. Il Mezzogiorno presenta dati sulla partecipazione delle madri al lavoro di appena il 44 per cento, neanche una su due. Servono interventi urgenti per far fronte a questa situazione, ma il Governo non ascolta. Abbiamo chiesto più volte l'introduzione del congedo paritario, io stessa ho presentato una proposta di legge per incentivare la presenza femminile negli ambiti di studio e di lavoro scientifici e per dar vita ad un contributo strutturale per le famiglie che devono dotarsi di baby sitter o per le spese dei centri estivi. Il Governo ascolti gli appelli, sono necessarie misure concrete per colmare questa distanza che rappresenta un'ingiustizia profonda della nostra società”. Lo dichiara la capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza Michela Di Biase.
“Ancora due giovani uccise. Di fronte alla mattanza delle donne, anche delle più giovani, urge uno scatto di risposta da parte del Paese nell’azione di prevenzione, di cui deve farsi carico il governo per primo, ma sul piano dell’educazione ai rapporti alla relazione di genere più che sul piano penale, che non ha una funzione di deterrenza. Cosa aspetta la maggioranza di centro destra del Parlamento che ha bloccato nelle commissioni cultura sia della Camera che del Senato le proposte di legge sull’educazione all’affettività e alla parità nelle scuole italiane? Ci sono proposte quasi solo dell’opposizione, sia alla camera che al Senato che sono tenute ferme, proprio perché manca l’iniziativa del governo e il suo via libera. Dove sono i ministri alle pari opportunità Roccella e quello all’istruzione Valditara di fronte all’evidenza così urgente di azione educativa e formativa per imparare una relazione di genere tra maschi e femmine, rispettosa delle differenze e capace di superare il problema del possesso, l’incapacità di gestire la fine di un rapporto e garantire la libertà delle donne?
Chiediamo con forza alla maggioranza parlamentare che si condivida trasversalmente di portare avanti la norma sull’educazione scolastica all’affettività e all’affettività che è la prima forma vera di prevenzione” lo dicono le Deputate dem della Commissione Femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini e Valentina Ghio.
“Di fronte ai dati sconfortanti sulla (dis)parità di genere, che emergono dalla relazione del Ministero dell’economia e delle finanze sul bilancio di genere dello Stato, ci aspettiamo uno scatto di investimento del governo in politiche pubbliche che intervengano a correggere le profonde discriminazioni esistenti tra uomini e donne nel nostro Paese. I dati dimostrano che in questi due anni lo scatto non c’è stato. Ad oggi soltanto lo 0,42% della spesa pubblica statale nei vari settori riguarda impegni che impattano direttamente sulla riduzione delle disuguaglianze di genere. Dal 2022 al 2023 nel suo primo anno di governo Giorgia Meloni, la prima donna premier italiana ha aumentato queste spese solo dello 0,01%. Il bilancio di genere presentato oggi fornisce un’analisi delle spese pubbliche secondo il loro impatto di genere assolutamente insufficiente perché l’83% del bilancio viene letto come neutro rispetto al genere (cioè che incide ugualmente sulla vita di uomini e di donne), una lettura fuorviante poiché nessuna scelta sulla spesa pubblica è neutra. Serve dunque una lettura non basata sul pregiudizio e un maggior impegno del governo nella più approfondita valutazione di impatto della spesa, per mettere in campo le risposte più adeguate a colmare il gap esistente. I soldi dei cittadini e delle cittadine vanno investiti in modo appropriato per rispondere ai bisogni di tutte e tutti. Non serve fare propaganda, esaltando la crescita dell’occupazione femminile, tra l’altro precaria e povera - una tendenza già in atto dopo il Covid - ma azioni mirate e specifiche da parte di tutti i ministeri, non solo quello delle pari opportunità. Ci aspettiamo finalmente dalla presidente del consiglio Meloni interventi governativi concreti che migliorino la vita delle donne e la competitività della società italiana” così le deputate democratiche, Laura Boldrini, Valentina Ghio e Sara Ferrari.
“Oggi celebriamo la Giornata Internazionale della Donna, un momento di riflessione e di impegno per contrastare le tante disuguaglianze che ancora attraversano la nostra società e che penalizzano in modo particolare le donne, soprattutto nel mondo del lavoro. Le disparità salariali, le difficoltà di accesso ai ruoli di vertice e il mancato riconoscimento di diritti fondamentali, come quello all’autodeterminazione sul proprio corpo, rappresentano ostacoli per moltissime donne. Quelle donne che la prima Presidente del Consiglio donna continua a ignorare.”
Lo dichiara Chiara Braga, presidente del Gruppo Pd alla Camera, sottolineando l’importanza di azioni concrete per garantire pari opportunità.
“Il Partito Democratico – ha aggiunto l’esponente dem - è in prima linea con le proprie proposte che vanno in questa direzione: dal salario minimo per garantire un lavoro dignitoso e meno precario, all’aumento della disponibilità degli asili nido e di una sanità di qualità su tutto il territorio nazionale, fino all’introduzione dei congedi parentali paritari e obbligatori per entrambi i genitori. Sono interventi necessari per permettere alle donne di conciliare davvero i tempi di vita e di lavoro e migliorare la qualità della vita di tutti.”
“Dobbiamo – ha concluso Braga - agire con determinazione per contrastare ogni forma di violenza di genere. Per questo, ci impegniamo a modificare la legge introducendo il principio del consenso come elemento fondamentale nel reato di violenza sessuale. È una battaglia di civiltà che non possiamo più rimandare. La giornata dell’8 marzo non è solo una celebrazione, ma un’occasione per rinnovare un impegno quotidiano. Il Partito Democratico continuerà a lavorare dentro e fuori le istituzioni per una società più giusta, equa e libera da ogni discriminazione di genere”.
“Il W20 a New York è un appuntamento che quest’anno acquisisce un’importanza ancora maggiore soprattutto per le conseguenze sulle donne delle guerre e dei conflitti in corso, ma anche perché in molte parti del mondo inclusi diversi paesi occidentali, i diritti delle donne subiscono continuamente profondi attacchi da chi non riconosce il ruolo paritario delle donne e di chi nega i diritti conquistati dalle donne e continua a mettere ostacoli per limitarne la partecipazione in ruoli chiave nei processi decisionali nazionali e internazionali.
Quindi più che mai è importante a New York far sentire la voce delle donne al CSW e in ogni altra sede dove si formano i processi decisionali, dove si decidono le regole oltreche' pretendere piu' donne nei processi di mediazione alla pace, dove purtroppo le donne sono troppo spesso assenti, ma dove invece la loro voce è una garanzia alla sostenibilità nel tempo e nella durata dei percorsi di pace”. Lo ha detto Valentina Ghio vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera presentando la conferenza stampa a Montecitorio di presentazione del Parallel Event Women 20 Italia promosso dall'Associazione W20 alla 69^ Commission on the Status of Women (CSW) di New York.
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