La conferenza stampa si terrà oggi giovedì 6 marzo alle 11.30 presso la sala stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione, 4). Promossa dalla deputata del Pd Valentina Ghio, interverranno l'on. Annarita Patriarca, le delegate italiane del W20 Linda Laura Sabbadini, Elvira Marasco, Katia Petrini, la capo delegazione del W20 Sudafrica Narnia Bohler Muller, la presidente della Consulta femminile di Milano Laura Caradonna, la giornalista Patty Torchia, la W20 ambassador Monica Baldi e altre esponenti dell'associazionismo femminile italiano. È previsto un saluto della vicepresidente della Camera, Anna Ascani.
La conferenza stampa è l’occasione per presentare il parallel event del W20 Italia a New York che si terrà il 14 marzo, nell’ambito del CSW69 sull'evoluzione dell'associazionismo femminile dal 1995 (30 anni dalla Conferenza di Pechino) ad oggi, e sui primi dieci anni di attività del W20. Inoltre, durante la conferenza stampa verrà dedicato uno spazio di discussione alla Presidenza G20 del Sud Africa, con un approfondimento sulle sue priorità in materia di parità di genere e sviluppo inclusivo.
La conferenza stampa si terrà domani giovedì 6 marzo alle 11.30 presso la sala stampa della Camera dei Deputati (Via della Missione, 4). Promossa dalla deputata del Pd Valentina Ghio, interverranno l'on. Annarita Patriarca, le delegate italiane del W20 Linda Laura Sabbadini, Elvira Marasco, Katia Petrini, la capo delegazione del W20 Sudafrica Narnia Bohler Muller, la presidente della Consulta femminile di Milano Laura Caradonna, la giornalista Patty Torchia, la W20 ambassador Monica Baldi e altre esponenti dell'associazionismo femminile italiano. È previsto un saluto della vicepresidente della Camera, Anna Ascani.
La conferenza stampa è l’occasione per presentare il parallel event del W20 Italia a New York che si terrà il 14 marzo, nell’ambito del CSW69 sull'evoluzione dell'associazionismo femminile dal 1995 (30 anni dalla Conferenza di Pechino) ad oggi, e sui primi dieci anni di attività del W20. Inoltre, durante la conferenza stampa verrà dedicato uno spazio di discussione alla Presidenza G20 del Sud Africa, con un approfondimento sulle sue priorità in materia di parità di genere e sviluppo inclusivo.
“Il Governo deve uscire dalle vuote parole trionfalistiche e stare nella realtà: per occupazione femminile siamo ultimi in Europa, con un divario di genere di oltre 18 punti che diventano anche 30 per il gap retributivo. Se il Governo non approva il salario minimo e invece liberalizza i contratti a termine, dà un segnale preciso che incide sulla vita delle donne, che sono quelle con contratti più deboli e precari. Se taglia 150mila posti di asilo nido e non riconosce i congedi paritari pienamente retribuiti e universalistici, significa che vuole tenere le donne a casa. Se affossa anche nel percorso pensionistico una possibilità concreta per le donne di recuperare il tanto tempo dedicato alla cura con la restrizione di Opzione donna, significa che a questa maggioranza di destra sta bene che le donne siano più povere anche da pensionate. In questi due anni il Governo non ha agito in modo sistemico sul mercato del lavoro, sui suoi modelli organizzativi, sul sistema dei servizi, sulla dimensione della famiglia e su quella culturale. Contrastare il declino demografico ed economico di questo Paese significa sostenere misure di equità salariale, fiscale, di accesso ai servizi per le donne, ma questo Governo con la prima presidente del Consiglio donna di questo Paese, ha preso tutt’altra strada”.
Così la vice presidente del Gruppo PD alla Camera, Valentina Ghio, replicando nell’Aula della Camera all’informativa dei ministri Foti e Calderone sulle politiche volte a favorire l’occupazione femminile.
C'è una legge, la 162 Gribaudo sulla parità salariale, che la ministra Roccella conosce molto bene che prevede strumenti premiali che, se applicati, possono contribuire a ridurre il gap tra uomini e donne nel mondo lavorativo. I dati dell'ultimo rendiconto dell'INPS sono veramente impietosi: tra uomini e donne si registrano ancora differenze fino al 50% sul fronte retributivo per le posizioni dirigenziali e il dato occupazionale non è migliore, visto che le donne hanno carriere più precarie e più discontinue e questo incide anche sulla loro pensione. Ricordo anche alla ministra che noi siamo il Paese che ha la più bassa partecipazione delle donne in Europa nel mercato del lavoro. Per correggere queste storture la legge 162 istituisce la certificazione della parità di genere e l'obbligo della consigliera nazionale di parità di presentare al Parlamento la relazione con il monitoraggio sulla situazione della legge. La consigliera per le pari opportunità avrebbe dovuto rendicontare entro il 30 giugno 2024 sull'andamento delle certificazioni per la parità di genere, ma siamo a marzo 2025 e ancora non è stato presentato niente. Allora ministra Roccella, siccome tra poco sarà l'8 marzo e durante questa ricorrenza ci ricordiamo tutti dei diritti delle donne, questo sarebbe un modo non solo per fare retorica ma per mettere in campo azioni concrete.
Così la deputata del Pd Simona Bonafè, intervenendo in Aula durante il Question Time alla Camera sulla parità salariale di genere.
Solo propaganda e retorica ma nessun rispetto per le donne
“La consigliera per le pari opportunità, in base all'articolo 1 della legge 162 del 2021 avrebbe dovuto rendicontare entro il 30 giugno 2024 sull'andamento delle certificazioni per la parità di genere ma non lo ha mai fatto. Dalla ministra Roccella otteniamo risposte già note sui giornali e non del perché tale rendicontazione non ci sia stata. La ministra è venuta in Aula a fare la solita manfrina fatta di propaganda e retorica”. Così la deputata dem Chiara Gribaudo intervenendo in replica alla ministra Roccella durante il Question Time alla Camera sulla parità salariale di genere.
“La verità è che questo governo non ha alcuna intenzione di occuparsi del gap tra donne e uomini nel mercato del lavoro e i suoi ministri preferiscono rilasciare interviste sul gender. L'unico gender che al Pd interessa è il gender gap salariale in questo Paese”.
“Roccella - continua la parlamentare Pd rispondendo alla ministra sui dati Istat - parla di dati positivi sull'occupazione femminile ma nasconde che la crescita è legata al lavoro precario e povero. Siamo il Paese d'Europa con il più basso tasso occupazionale femminile perché il governo Meloni lavora contro le donne con la liberalizzazione dei contratti di somministrazione, l'abrogazione dell'esenzione Irpef alle prestazioni di baby-sitting di welfare aziendale, l'aumento dell'Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili e sui pannolini. Questo governo ha cancellato 'Opzione donna', non finanzia i consultori e inserisce le stanze dell'ascolto per non lasciare le donne libere di scegliere”. “Questo governo ha tagliato fondi sugli asili nido presenti sul Pnrr e, in ritardo di un anno, solo l'altro ieri ha reso note le risorse sul reddito di libertà per le donne. Voi non guardate al futuro del Paese e, soprattutto, non portate rispetto alle donne”, conclude Gribaudo.
“Oggi ricorre la Giornata internazionale delle donne nella scienza ed è importante tornare a lanciare un appello al Governo e alla maggioranza parlamentare per rafforzare l’accesso delle donne allo studio delle materie scientifiche e matematiche. La settimana delle Stem è un’iniziativa di sicura importanza per incentivare le materie che oggi garantiscono il maggior numero di sbocchi professionali e lavorativi, ma il grande problema italiano riguarda il divario di genere nell’accesso a questi corsi di laurea”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, capogruppo in commissione Infanzia e Adolescenza.
“Lo studio delle Stem – aggiunge Di Biase - è un viatico importante per la riduzione del gender gap salariale. Troppi stereotipi e pregiudizi precludono alle donne l'accesso agli studi scientifici. Sulla promozione della parità tra i sessi nell'accesso alla formazione per le discipline Stem c'è una proposta di legge di cui sono prima firmataria che è ferma da mesi in Commissione. Approviamola – conclude Di Biase – e aiutiamo le donne a superare gli stereotipi e diventare sempre più protagoniste nella scienza”.
“Il discorso della presidente Meloni in occasione della Settimana delle discipline Stem dimentica ancora una volta il divario di genere nell’accesso ai corsi universitari di ambito scientifico. E’ questo il problema principale che riguarda il nostro Paese, ma la premier non ne ha fatto alcun cenno. Tra i laureati nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, registriamo dagli ultimi dati Istat disponibili una percentuale del 34 per cento tra gli uomini e di appena il 16 per cento tra le donne. Se prendiamo solo i numeri dei laureati in ingegneria scopriamo che le donne sono appena il 26 per cento, una su quattro. Sono dati preoccupanti, che hanno conseguenze dirette sul futuro lavorativo delle donne”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Michela Di Biase.
“Lo studio delle Stem - aggiunge - è un viatico importante per la riduzione del gender gap salariale. Troppi stereotipi e pregiudizi precludono alle donne l'accesso agli studi scientifici. Sulla promozione della parità tra i sessi nell’accesso alla formazione per le discipline Stem c’è una proposta di legge di cui sono prima firmataria che è ferma in Commissione. Mi auguro - conclude - che in occasione della Settimana delle discipline Stem si decida di riprendere i lavori per arrivare ad una veloce approvazione”.
"Evidentemente per Fratelli d'Italia anche per le offese ci sono sue pesi e due misure, soltanto ieri chiedevano ed ottenevano giustamente solidarietà ad una loro deputata vergognosamente insultata sui social mentre oggi, dopo poche ore, veicolano odio e commenti volgari su Maria Elena Boschi solo perché, su un ordine del giorno per riconoscere la parità di genere nella nuova composizione del Csm, si è chiesta come possa la maggioranza di una presidente del consiglio donna non sentire il dovere di sostenere una battaglia di civiltà per tutte le donne. All'esponente di Italia Viva va tutta la mia solidarietà e il mio sostegno". Così la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè.
“Amnesie e silenzi sono la prerogativa costante della presidente Meloni che rivendica di essere una donna al potere ma poi lo dimentica quando si tratta di stare dalla parte delle donne. Sui social di fratelli d'Italia vengono indirizzati insulti ed improperi alla deputata Elena Boschi sol perché avrebbe rivendicato la parità di genere nella scelta dei componenti del Csm e avrebbe segnalato che una simile battaglia dovrebbe essere fatta in primis dalle donne. La reazione è quella tipica della destra che impugna il manganello e si lascia andare ad offese sessiste e piene di odio. La presidente Meloni continua a guardare altrove. Oggi due volte: prima dopo il rinvio a giudizio della sua Ministra Santanchè ed ora con lo squadrismo parolaio dei suoi militanti. Da parte nostra piena solidarietà alla deputata Boschi”.
Lo dichiara il deputato del PD, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.
PD, M5S, AVS e IV hanno respinto la riformulazione proposta dal governo all’ordine del giorno sulla separazione delle carriere, che chiedeva di garantire la parità di genere nel sistema elettivo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).
“Riteniamo inaccettabile – sottolineano PD, M5S, AVS, IV – che la maggioranza non riconosca la centralità di questo tema e sminuisca questo obiettivo, affermando che potrà essere raggiunto attraverso una semplice legge ordinaria. Garantire un’equilibrata rappresentanza di donne e uomini nei luoghi decisionali non è solo una questione di giustizia e democrazia, ma rappresenta un passo indispensabile per superare le disuguaglianze che ancora persistono nella nostra società e nelle istituzioni. Per questo motivo, ribadiamo che il principio della parità di genere nel CSM debba essere riconosciuto come un principio di rango costituzionale. Questa non è una battaglia ideologica, ma una necessità per fare della parità di rappresentanza una pietra angolare del nostro ordinamento, a tutela di una giustizia equa e rappresentativa. Il governo e la maggioranza hanno perso oggi una grande occasione. Auspichiamo che, durante l’esame al Senato, ci sia un cambio di approccio, abbandonando soluzioni temporanee o di compromesso e sancendo finalmente la parità di genere come un diritto fondamentale di rango costituzionale”.
La decisione di respingere l’emendamento del Partito Democratico, a prima firma Gianassi, che chiedeva di assicurare la parità di genere nel sistema elettivo dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, rappresenta un atto gravissimo. Garantire un’equilibrata rappresentanza di donne e uomini nei luoghi decisionali non è solo una questione di giustizia e democrazia, ma un passo necessario per superare le disuguaglianze ancora presenti nella società e nelle istituzioni.
Durante il dibattito parlamentare sulla riforma costituzionale, diverse deputate del Partito Democratico hanno denunciato con forza questa chiusura della maggioranza, che continua a ignorare i richiami al dialogo e all’ascolto delle opposizioni.
La responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani, ha detto “chiedevamo di affermare che il principio della parità di genere nel Csm fosse di rango costituzionale, troviamo inaccettabile e intollerabile che proprio su questo ci venga invece detto: ‘si può fare con legge ordinaria’”. La deputata Rachele Scarpa ha sottolineato che: "l’emendamento riconosceva che le disuguaglianze di genere penalizzano sistematicamente la rappresentanza delle donne. Sarebbe compito delle istituzioni garantire la parità di genere, ma con questo voto la maggioranza dimostra di non essere interessata”. Ilenia Malavasi ha ricordato che: "L’accesso delle donne alla magistratura è stato il risultato di un lungo percorso iniziato solo nel 1963. Garantire la parità di genere nella rappresentanza non è solo un principio costituzionale, ma un modo per affermare la dignità e l’autorevolezza delle donne nel nostro Paese". Irene Manzi ha evidenziato l’ipocrisia del rinvio a una futura legge ordinaria: "Nascondersi dietro il rinvio è un pretesto. Garantire un equilibrio di genere nei CSM è un principio fondamentale che non dovrebbe essere sacrificato". Infine, Sara Ferrari ha dichiarato: "Bocciando questo emendamento, non si fa un danno all’opposizione, ma al Paese. In un sistema in cui le decisioni della magistratura impattano su tutti i cittadini, è necessario garantire la diversità di genere, delle esperienze e delle competenze nei luoghi decisionali per assicurare soluzioni più solide e inclusive." La chiusura della maggioranza, volta a preservare un accordo interno al Governo – hanno concludo le democratiche - è inaccettabile e va contro i principi di uguaglianza e rappresentanza che dovrebbero guidare una riforma costituzionale”.
Noi riteniamo che questa riforma non ci appartenga e abbiamo tutti i motivi per dire che siamo contrari, però ci chiediamo perché tenere fuori un principio costituzionale, quello della garanzia della parità di genere, quello che non ci sia discriminazione tra sessi? Perché dire che un principio, come quello della parità di genere, può anche essere fatto con una legge ordinaria? L'idea che si sta dando è che non sia un valore così importante e che ne possiamo fare a meno. L'idea insomma che la Carta costituzionale sia cartastraccia. Per noi non è così, e dato che questo è un governo che viene presieduto da una donna, chiediamo alla maggioranza che di questo principio non si faccia cartastraccia, e che di questo principio si mantenga il rango costituzionale, perché troviamo inaccettabile e intollerabile che proprio su questo ci si dica: si può fare con legge ordinaria.
A tenerla sempre sotto il tappeto, quella parità di genere, prima o poi, non sarà un problema forse per noi che, grazie a quelle donne che si sono sacrificate, oggi siamo qui e possiamo dire quello che pensiamo, ma pensate alle vostre figlie e alle vostre nipoti, perché questi diritti non sono mai scontati e questi diritti, anche oggi, vengono messi costantemente in discussione.
Così la deputata democratica e responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula.
"La giustizia italiana ha tanti problemi: la mancanza di organico, la lentezza dei processi, il sovraffollamento delle carceri. Ma la riforma sulla separazione delle carriere che stiamo discutendo alla Camera non ne affronta neanche uno. Anzi, ne aggiunge altri e, per di più, è una punizione, un vero e proprio attacco all'indipendenza della magistratura e, dunque, alla Costituzione. Il tentativo è quello di trasformare i pubblici ministeri in una sorta di superpoliziotti che, quindi, saranno più legati al governo e meno indipendenti.
In più, si sdoppia il CSM creandone uno per i magistrati giudicanti e uno per i pubblici ministeri i cui membri verranno estratti a sorte. Un meccanismo che niente ha a che fare con il merito, di cui questo governo si riempie tanto la bocca, e che penalizza anche la rappresentanza di genere. Oggi, infatti, la maggioranza della magistratura è composta da donne, ma non nei suoi vertici. Un sorteggio di nomi non sanerà certo questa disparità.
Per questo abbiamo presentato emendamenti per garantire un'uguale rappresentanza tra uomini e donne. Ma la maggioranza e il governo della prima donna premier non sono interessatati alla questione. Su questo tema della parità di genere, principio costituzionale, così come su tutti gli altri aspetti della riforma non c'è stata alcuna possibilità di discutere per migliorare il testo. La maggioranza è rimasta quasi muta per tutto il dibattito, mera esecutrice degli ordini del governo. È così che si svilisce il Parlamento". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il 25 novembre ci consegna purtroppo una vera e propria emergenza sociale: un fenomeno che colpisce tutto il paese e contro il quale siamo chiamati ogni giorno a non abbassare la guardia perché la sola repressione non basta ed è l’educazione a fare la differenza. La prevenzione ed il rispetto devono partire innanzitutto dalle scuole, ma non può prescindere un ruolo attivo delle famiglie”. Lo dichiara il deputato del Pd, Marco Simiani.
“I dati anche nei nostri territori sono allarmanti e mostrano un preoccupante aumento delle violenze sessuali denunciate in numerose province del sud-est della Toscana, tra cui Grosseto, Siena e Arezzo. In particolare, nella provincia di Livorno si segnala un incremento significativo. Tuttavia, il dato più allarmante riguarda il grossetano, dove le denunce per violenze sessuali su minori di 14 anni sono più che raddoppiate in un solo anno, passando da 4 a 11”, aggiunge il dem.
“Purtroppo, la visione del ministro Valditara, che ha affermato che il patriarcato sarebbe stato ‘sconfitto per decreto’ e che le violenze sessuali sarebbero in aumento a causa dell’immigrazione, risulta non solo errata ma pericolosa. La cultura patriarcale è ancora profondamente radicata in Italia dove la violenza di genere, che si manifesta tra le mura domestiche, sul luogo di lavoro o in altri contesti, continua a essere un fenomeno sommerso. Come Partito Democratico, continueremo a impegnarci per garantire un sostegno concreto a chi subisce violenza, per finanziare maggiormente i centri antiviolenza, decostruendo al contempo gli stereotipi di genere che sono alla base di una cultura patriarcale e sessista, per promuovere nei fatti l'educazione alla parità di genere. Non è più sufficiente dire alle donne di denunciare: occorre comprendere davvero il loro punto di vista e cambiare la narrazione sulla violenza commessa dagli uomini. Possiamo farlo solo tutte e tutti insieme, non in una sterile lotta tra generi, ma nella comprensione chiara di chi agisce e chi subisce, intervenendo quindi sui modelli culturali”, conclude Marco Simiani.
“Il mancato obiettivo di una mozione bipartisan è un’ulteriore ferita che rallenta il già faticoso percorso verso l’adozione di efficaci azioni di contrasto alla violenza di genere”. Così Antonella Forattini, deputata Pd e componente della commissione di inchiesta sul Femminicidio, commentando la mozione sulle iniziative in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, depositata da Pd, AVS, IV e Azione.
“Non bastano - ha concluso Forattini - le statistiche sui femminicidi, uno ogni tre giorni, a segnalare l’irrilevanza delle soluzioni fin qui adottate: non è risolutivo l’approccio giustizialista concentrato esclusivamente sulla punizione del reato, lenta e non sempre certa. Occorre soprattutto garantire protezione e sicurezza economica alle vittime e serve formare ed educare all’affettività e alla parità di genere. Questi i principali temi su cui la mozione intende impegnare il governo. Ma le dichiarazioni del ministro Valditara che, nel giorno in cui si presentava la Fondazione intitolata a Giulia Cecchettin, ha affermato che il patriarcato non esiste e che i responsabili della recrudescenza dei femminicidi sono gli immigrati irregolari, concetto ripreso oggi dalla premier Meloni, hanno fatto venir meno le condizioni, faticosamente costruite, per una mozione unitaria. Mozione che chiede inoltre, in funzione delle misure da adottare, l’aggiornamento costante delle statistiche, secondo le quali l’80% dei femminicidi in Italia è commesso da italiani, come accertato dall'Istat. La negazione delle reali cause della violenza di genere, che affondano nel patriarcato e nell’arcaica legge del più forte, non potrà che aggravarla. Avanti di questo passo, per tutte le donne si prospettano tempi difficili”.
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