“La destra, con un emendamento al Decreto Pnrr, prova a portare a cinque anni il termine per il lavoro interinale. Per fortuna l’emendamento è stato dichiarato inammissibile, ma resta il dato politico: Giorgia Meloni e la sua maggioranza vogliono che il lavoro sia sempre più precario”.
Così i deputati democratici Marco Sarracino, della segreteria nazionale del Pd, e Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Non permetteremo che una semplificazione amministrativa cancelli il diritto alla salute. Il Sindaco deve restare l’ultima autorità a difesa della propria comunità”.
Così le deputate e i deputati democratici, Viggiano, Stefanazzi, Simiani e Guerra, che oggi hanno depositato una proposta di emendamento cruciale all'Art. 14, comma 3 del Dl 19/2026 per cancellare una distorsione normativa che rischia di svuotare di significato il ruolo del Primo Cittadino nelle scelte ambientali e sanitarie più delicate del territorio.
“Il Dl 19/2026 - spiegano - introduce un automatismo pericoloso: se un'impresa è in possesso di autorizzazioni ambientali (come l’AIA o l’AUA), viene automaticamente declassata o esclusa dal novero delle industrie insalubri. In parole povere: il rispetto di parametri tecnici e burocratici diventerebbe un ‘lasciapassare’ intoccabile, capace di scavalcare ogni valutazione sanitaria locale.
La Salute non è una Pratica Amministrativa. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) - aggiungono - è uno strumento tecnico necessario, che guarda alle tecnologie (BAT) e ai limiti di legge, ma la salute dei cittadini è una materia viva, complessa e territoriale. Un impianto può essere tecnicamente a norma, ma ambientalmente insostenibile per la popolazione residente in un determinato contesto”.
La modifica proposta aggiunge al comma 3 la seguente clausola di salvaguardia: “fatte salve le prerogative del Sindaco previste dagli artt. 50 e 54 del TUEL”.
“Si tratta - precisano - di un atto di responsabilità politica che mira a blindare il potere di ordinanza così da impedire che i colossi industriali possano impugnare i provvedimenti sindacali sventolando una semplice autorizzazione tecnica. Il Sindaco, quale Autorità Sanitaria Locale, non può essere ridotto a spettatore passivo mentre decisioni calate dall'alto impattano sull'aria e sull'acqua dei propri concittadini. Non siamo contro l'industria, siamo per la legalità sanitaria. Sostituire la classificazione delle industrie insalubri con un'autorizzazione tecnica - concludono - significa ignorare la storia del diritto sanitario italiano. Con questo emendamento, riportiamo l’uomo al centro e restituiamo al Sindaco lo scudo necessario per proteggere la propria gente”.
“Il piano di riorganizzazione annunciato da Engineering Ingegneria Informatica, con circa 650 esuberi strutturali in Italia, rischia di avere ricadute drammatiche anche su Siena”: è quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi, annunciando un’interrogazione ai Ministri delle Imprese e del Made in Italy e del Lavoro.
“Nella sede di viale Toselli lavorano oltre 120 persone tra attività finance, digital e funzioni di supporto: parliamo di professionalità qualificate in un territorio che negli ultimi anni ha già pagato un prezzo alto alle crisi industriali e bancarie. Per questo ho chiesto al governo di attivare con urgenza un tavolo nazionale con l’azienda e le parti sociali, per individuare soluzioni alternative ai licenziamenti e tutelare i lavoratori della sede senese. Il settore Ict è strategico per lo sviluppo del paese e anche per gli investimenti legati al Pnrr: perdere posti di lavoro qualificati rischia quindi di impoverire ulteriormente il territorio senese e, più in generale, il sistema produttivo nazionale".
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
Situazione molto preoccupante, ci salviamo solo grazie al PNRR dei governi precedenti.
"Difficilmente, a meno di improbabili revisioni del dato provvisorio presentato dall'ISTAT, si raggiungerà l'obiettivo su cui il governo aveva speso la sua reputazione, cioè quello di rientrare dalla procedura per deficit eccessivo portando il rapporto fra disavanzo e Pil sotto il 3%. Siamo al 3,1 e anche il debito cresce". Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, capogruppo in commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Il contesto macroeconomico – ha aggiunto l’esponente Pd – desta molta preoccupazione: il rapporto debito-PIL è confermato in aumento, l'Istat ha rivisto al ribasso la stima sulla crescita italiana e all'orizzonte ci sono soltanto guerre. Il governo dice che la colpa è del Superbonus, ma il Superbonus era già nelle previsioni: il tema è sicuramente più complesso. Questi conti pubblici, che non hanno raggiunto l'obiettivo del consolidamento, ci trovano in una situazione di particolare debolezza. Dovremmo affrontare, e sembra ormai inevitabile, una crisi energetica che avrà effetti sulle bollette degli italiani e sulle possibilità di approvvigionamento del gas. Quello che veniva dal Qatar dovremo acquistarlo probabilmente dagli Stati Uniti, a prezzi più elevati".
"A tutto questo — ha concluso Guerra — facciamo fronte soltanto con le risorse rimaste dai governi precedenti, con il PNRR che questo governo si appresta a rimodulare per l'ennesima volta, perché non riesce a spendere in modo adeguato le risorse e cerca di portarsi qualche briciola anche per gli anni futuri. Una situazione molto, molto preoccupante".
Sistema ferroviario leva industriale del Paese. Servono investimenti pubblici per opere post-PNRR e protocolli sicurezza nelle stazioni.
"Il Partito Democratico ha una grande passione per il nostro sistema ferroviario, che rimane il trasporto più sostenibile ambientalmente e più accessibile economicamente. Le nuove generazioni lo utilizzano sempre di più e noi guardiamo con attenzione alla politica di acquisizione di Ferrovie dello Stato per capire come le nuove aziende verranno messe al servizio dei cittadini". Lo afferma la deputata Paola De Micheli, ex ministra dei Trasporti, in un'intervista sui canali social dei deputati dem.
"Il Pd – spiega l’esponente dem - sta guardando con attenzione al finanziamento delle nuove opere che avevamo programmato. Penso alla Reggio Calabria-Salerno alta velocità, al completamento di altre tratte. Non siamo ideologicamente contrari all'intervento dei privati, ma dobbiamo trovare un modo che consenta di affiancare il finanziamento pubblico, non escluderlo, per realizzare anche le opere meno redditizie. Poi c’è il tema della sicurezza. In tutti i sistemi di trasporto i lavoratori sono messi alle strette da una condizione di rabbia sociale crescente. Il governo deve occuparsi delle ragioni profonde di questa rabbia, ma deve anche finanziare i protocolli d'intesa sottoscritti da aziende e sindacati per costruire sistemi di sicurezza attorno alle stazioni e sui treni. I lavoratori hanno diritto di essere sicuri nell'espletare il loro dovere. Il governo su questo è carente perché manca la consapevolezza della gravità della situazione. Molto spesso chi lavora nel settore trasporti e Tpl viene aggredito, magari solo per aver chiesto di verificare la validità di un titolo di viaggio. C'è sottovalutazione del problema sicurezza e del ruolo strategico dei trasporti. Quando li abbiamo chiusi per il Covid tutti si sono resi conto di quanto sia fondamentale potersi muovere a prezzi ragionevoli. Adesso si danno per scontati".
“Come Pd – conclude De Micheli - organizzeremo una serie di appuntamenti pubblici sul tema dei trasporti. Ascolteremo operatori e fornitori che lavorano sulle grandi opere finanziate col PNRR per organizzare le nostre idee in un'unica proposta da presentare al governo. Il trasporto è una leva industriale del Paese, un grande investimento di transizione e lo strumento per esercitare un diritto fondamentale: la mobilità. Non possiamo farlo senza un grande investimento sul sistema delle Ferrovie dello Stato, che resta e resterà, nonostante i ministri che cambiano, una grande azienda".
Il deputato democratico Luciano D’Alfonso, PD, è intervenuto sulle criticità del comprensorio sciistico di Passolanciano ricordando che “sette anni fa ho lasciato nelle casse della Regione Abruzzo 22,2 milioni di euro per la valorizzazione e il rilancio del comprensorio turistico, e oggi scopriamo che quella somma è stata tagliata a 17,7 milioni di euro per opere teoriche, delle quali non vi è traccia progettuale”. Ancora l’on. D’Alfonso ha ricordato che “l’iter amministrativo e legislativo per l’iniziativa su Passolanciano è iniziato il 19 aprile 2016 con la delibera di giunta regionale n. 229, nell’ambito del Masterplan con cui ho stanziato un primo finanziamento per 20,2 milioni di euro sulle infrastrutture funzionali delle stazioni invernali Passolanciano-Majelletta. Nel 2018 si sono aggiunti altri 2milioni di euro per il completamento dell’accesso pescarese al versante occidentale della Majella – passando per la S.P. 64 – al fine di consentire il collegamento del sistema termale di Caramanico con la Majella, finanziamento approvato dal CIPE. Con l’insediamento della giunta Marsilio e del centrodestra nel 2019 il progetto è stato bloccato nonostante le proteste degli operatori della montagna e la mia interrogazione del 28 marzo 2023 al Ministro per gli Affari europei, il Sud, le Politiche di Coesione e il PNRR, al Ministro del Turismo e al Ministro della Cultura”. L’On. D’Alfonso ha annunciato che nuovamente attiverà “tutte le iniziative utili a capire dove siano stati dirottati i 5milioni di euro oggi mancanti dal tesoretto lasciato 7 anni fa nelle casse della Regione Abruzzo da un Presidente di Regione che sfila sulle montagne abruzzesi in eskimo bianco e occhiali da sole, indifferente ed estraneo ai disagi degli operatori del comparto”.
“Presentata interrogazione Pd”
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è in pieno caos informatico. Chiediamo al Governo di fare piena luce su quanto sta accadendo dal 9 febbraio scorso per l’avvio del nuovo sistema di protocollazione documentale che rischia di paralizzare l’intera macchina amministrativa, con ripercussioni gravissime su pagamenti, istruttorie e gestione dei fascicoli strategici”. Così Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera e primo firmatario di un’interrogazione al ministro Salvini sottoscritta anche dai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio e Morassut.
“Parliamo di un progetto di digitalizzazione da circa 41,7 milioni di euro finanziato con i fondi del PNRR. È inaccettabile che un investimento di tale portata, destinato a modernizzare il Paese, si traduca in un blackout che rischia di configurarsi come interruzione di pubblico servizio. Mentre il ministro Salvini è impegnato in perenne propaganda, gli uffici del suo dicastero non sono in grado di visualizzare allegati o reindicizzare documenti essenziali”.
“Con la nostra interrogazione – conclude Casu – chiediamo al Ministero di chiarire immediatamente le cause tecniche di questo fallimento e quali misure urgenti siano state adottate per garantire la continuità operativa ed evitare che il malfunzionamento possa ripetersi. Il MIT gestisce dossier infrastrutturali vitali per l'Italia: l’inefficienza del dicastero non può mettere a rischio il rispetto delle scadenze europee e l’attuazione degli investimenti strategici”.
"È una buona notizia l'approvazione alla Camera di un mio ordine del giorno durante l’esame del decreto milleproroghe che impegna il Governo a garantire continuità ai progetti del PNRR avviati dagli enti locali e non conclusi entro il prossimo agosto". Così Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Politiche dell’Unione europea.
“Siamo in una fase decisiva - prosegue De Luca - nel 2026 si chiude il Piano nazionale di ripresa e resilienza e, come chiarito dalla Commissione europea, entro il 31 agosto 2026 dovranno essere raggiunti tutti gli obiettivi in termini di risultati.
"Il Governo ha già rivisto il PNRR a fine 2025, rimodulando diversi interventi. In questo contesto, tanti Comuni, pur avendo avviato i lavori e investito risorse importanti, stanno affrontando ritardi dovuti a burocrazia e inadempienze delle imprese. E rischiano di pagare un prezzo altissimo per responsabilità che spesso non sono loro".
Con l’ordine del giorno approvato con il parere favorevole del Governo, si impegna lo stesso a intervenire con il primo provvedimento utile per assicurare continuità ai progetti avviati e proteggere i bilanci degli enti locali. In particolare, si chiede che tutte le opere che, alla scadenza europea, avranno raggiunto almeno il 30% di avanzamento continuino a essere finanziate con le risorse del PNRR e non vengano riassorbite nel bilancio dello Stato.
"È una misura di buon senso per non bloccare cantieri già partiti e non mettere in difficoltà i territori. Adesso il Governo trasformi questo impegno in atti concreti", conclude De Luca.
"La destra italiana da tre anni conduce una battaglia senza quartiere contro il Green Deal europeo, ripetendo ossessivamente che 'per colpa dell'Europa il nostro continente affonda'. Ma la realtà dei fatti è più testarda degli slogan: le norme del pacchetto Fit for 55 sono state negoziate, finalizzate e sottoscritte tra fine 2022 e tutto il 2023 proprio dal governo Meloni. E senza fondi comuni europei l'Italia non reggerà la competizione globale”. Lo scrive in un articolo pubblicato sul sito della Fondazione Demo il deputato del Partito Democratico Enzo Amendola.
"La scelta di un modello economico ecosostenibile fu lanciata all'unanimità nel 2019, prima del Covid, da tutte le famiglie politiche europee – ricorda l’esponente dem – e fu ribadita nel 2020 con il Next Generation EU, che destinò una fetta consistente dei 750 miliardi alla transizione ecologica. Il pacchetto Fit for 55 arrivò sulla scrivania del governo Draghi ma venne ereditato e ratificato dalla compagine Meloni. Quando sentite urlare contro il Green Deal, ricordate che quelle norme le hanno firmate loro. L'unico caso di dissenso italiano riguardò il regolamento sui veicoli con motore endotermico, dove la posizione negoziale dell'Italia portò a una rimodulazione delle tempistiche. Ma su altri dossier cruciali, come l'ETS (sistema di scambio delle quote di emissione) su cui Meloni si scaglia oggi, il governo ha ratificato tutto nel 2023. È l'ennesimo ribaltamento della verità per fini propagandistici".
Nel merito, Amendola rivendica posizioni critiche già espresse: "La necessità di un'economia ecosostenibile non può essere messa in discussione. Saremmo come sonnambuli dinanzi al cambiamento climatico. Il limite del pacchetto non sta nelle finalità, come sostiene la destra, ma nella mancanza di risorse economiche per sostenere la trasformazione manifatturiera e agricola. Qui emerge la contraddizione ideologica del governo Meloni – prosegue – da un lato invoca la 'neutralità tecnologica' per rallentare il Green Deal, dall'altro si oppone a qualsiasi strumento europeo, come i bond comuni, per finanziare ricerca e sviluppo. Il sovranismo euroscettico alla fine danneggia l'interesse nazionale italiano".
Amendola richiama le indicazioni del Report Draghi sulla competitività: "Il nostro sistema economico ha bisogno di fondi comuni per beni comuni europei: ricerca applicata, revamping industriali, infrastrutture energetiche. Un paese come l'Italia con crescita sotto l'1% e i fondi del PNRR in esaurimento nel 2026 non può reggere da solo la competizione globale.
La Sinistra europea non deve recedere sulla visione di un modello economico rispettoso del limite ambientale – conclude Amendola – Solo un salto nell'integrazione europea, con strumenti e beni comuni definiti, può garantire tenuta sociale e sviluppo ecosostenibile. Dobbiamo unire ambiente e crescita, dimostrando che nella comunità di destino europea abbiamo la forza per reggere la competizione globale".
"Salvini si lamenta che 27 provvedimenti del Mit sono bloccati al Mef, compresa la riforma del testo unico dell'edilizia e i grandi dossier su ferrovie e infrastrutture. Siamo all'ennesima prova delle divisioni e delle inefficienze di questo governo. Ogni volta Salvini dice che la colpa è di qualcun altro. Forse siamo arrivati al dunque: il problema è lui". Lo dichiara il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente intervistato sui canali dei deputati dem".
"Quando la Corte dei Conti o le autorizzazioni ambientali mettono in discussione i loro decreti - aggiunge l’esponente dem - la colpa è sempre degli altri: dell'Europa, della magistratura. Questo non è accettabile. Ci vuole un ministro che sappia dare valore alla programmazione e superare in maniera sistematica l'emergenza. Dobbiamo tornare a una sana ordinarietà, in cui il Paese si assuma, attraverso le strutture e gli enti locali, la responsabilità di affrontare i veri problemi: il dissesto idrogeologico, un sistema ferroviario con gravi difficoltà strutturali, la questione idrica".
“Ci sono città come Potenza - conclude Simiani - con perdite idriche vicine al 70 per cento, una siccità diffusa al Sud, strade provinciali e interne abbandonate. E poi c'è il capitolo dei grandi player infrastrutturali: le tariffe autostradali sono aumentate senza che fosse stato predisposto un piano adeguato per risparmiare risorse e realizzare nuove opere, scaricando i costi sugli italiani. Con i governi di centrosinistra, con la programmazione e le risorse del Pnrr, si garantiva un processo di innovazione reale del Paese. Questo governo invece ha messo la retromarcia più volte, e questo è un danno per tutti gli italiani".
“La proposta di legge a prima firma Ghio mira da un lato alla sicurezza degli spostamenti per ciclisti e pedoni, e dall'altro lato ad mobilità più sostenibile. A fronte dei ritardi e dell’inadeguatezza del governo sull’utilizzo dei fondi del Pnrr sulla mobilità sostenibile e la sicurezza stradale, e dell’elevatissimo numero di incidenti stradali, questo testo offre un contributo decisivo sui temi della sicurezza stradale e della mobilità sostenibile e sull’impatto che questi temi hanno sulla qualità della vita nelle grandi città.
C’è poi anche un investimento legato all'approccio culturale delle nuove generazioni che sono sempre pronte ad accogliere spunti sulla mobilità sostenibile e dobbiamo considerare anche il tema della fruizione turistica nelle varie regioni. C’è un’alta richiesta da parte di giovani e turisti ad utilizzare mezzi sostenibili come la bicicletta, e in commissione abbiamo fatto un grande lavoro in questa direzione”. Lo ha detto Anthony Barbagallo Deputato Pd e capogruppo in commissione trasporti della camera, intervenendo alla conferenza stampa di presentazione della proposta di legge della Deputata del PD Valentina Ghio sulla sicurezza stradale per tutelare pedoni e ciclisti.
“Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE sull’attuazione della Missione Salute del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) evidenzia un dato chiaro: al 31 dicembre 2025 le tre scadenze europee sulla digitalizzazione risultano formalmente rispettate per l’erogazione della nona rata. Un dato che, però, non può esaurire la valutazione politica e istituzionale.” Lo dichiara il deputato del PD Gian Antonio Girelli, vicepresidente della commissione d’inchiesta sul COVID.
«Raggiungere i target, infatti – prosegue Girelli – è necessario, ma non sufficiente. Il punto centrale è capire se gli investimenti stanno realmente migliorando la qualità dei servizi, riducendo le diseguaglianze territoriali e rafforzando il Servizio Sanitario Nazionale».
Osserva ancora Girelli che se per quel che riguarda la telemedicina, il numero dei pazienti assistiti supera la soglia prevista, un segnale certamente positivo ma “ma senza dati pubblici disaggregati per Regione è difficile valutare se stiamo colmando i divari o se li stiamo semplicemente certificando”.
Molto complessa è la questione della digitalizzazione degli ospedali. Girelli ricorda che l’obiettivo originario prevedeva l’informatizzazione completa di 280 strutture sede di Dipartimento di Emergenza e Accettazione ma che la successiva rimodulazione ha ridimensionato il target, prevedendo un avanzamento di livello nella scala di maturità digitale. «Parliamo di oltre 1,4 miliardi di euro di investimento e dobbiamo essere certi che si traduca in ospedali realmente più efficienti, integrati e capaci di garantire continuità assistenziale, non solo in certificazioni formali».
Sul Fascicolo Sanitario Elettronico, il target dell’85% dei medici che lo alimentano è stato superato. «Ma il cuore dello strumento – il profilo sanitario sintetico costantemente aggiornato – non è ancora pienamente operativo in tutte le Regioni. Inoltre solo una parte dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione. Senza piena interoperabilità e senza fiducia dei cittadini, la digitalizzazione resta incompleta».
Per Girelli la digitalizzazione non è un obiettivo in sé, ma uno strumento per rafforzare prevenzione, presa in carico e medicina territoriale. «Il PNRR deve lasciare un’eredità strutturale: servizi più accessibili, meno frammentazione, più integrazione tra ospedale e territorio. La trasparenza dei dati non è un dettaglio tecnico, ma una garanzia democratica. Le risorse pubbliche devono produrre benefici misurabili per le persone». “Purtroppo – osserva ancora Girelli - molti obiettivi sono stati raggiunti solo sulla carta o tramite revisioni al ribasso dei target e senza che siano stati forniti dati pubblici sulla realizzazione concreta del PNRR”.
«Infine – conclude il deputato del Partito Democratico – l’assenza di dati pubblici e i criteri utilizzati per certificare il raggiungimento dei target sono estremamente preoccupanti e richiedono una rendicontazione dettagliata dei risultati. La trasparenza è fondamentale e i dati pubblici sono un bene comune che deve essere comunicato con chiarezza».
“Non va tutto bene. Fingere di non vedere i problemi non li sta risolvendo, ma li sta aggravando.”
Le notizie emerse sulla situazione finanziaria e industriale del gruppo Ferrovie dello Stato delineano un quadro preoccupante, che il Governo continua a sottovalutare e a gestire in modo confuso. L’aumento dei costi dei cantieri, le tensioni sulla cassa e il rischio di rimodulazioni di opere strategiche mettono in discussione la tenuta del sistema ferroviario e infrastrutturale del Paese.
La battuta d’arresto della riorganizzazione di FS, annunciata e poi di fatto congelata, è il segnale evidente di una mancanza di visione. Nel frattempo, come anticipato oggi da Repubblica il confronto sul futuro delle ferrovie si svolge esclusivamente nelle stanze dei ministeri, senza trasparenza e senza un reale coinvolgimento del Parlamento, che invece deve essere il luogo naturale di una discussione così strategica.
Preoccupano in particolare i riflessi sul PNRR. In assenza di scelte in grado di garantire certezze finanziarie, capacità di spesa e una governance stabile dei cantieri il rischio di perdere risorse o di doverle riorientare in modo affrettato è concreto. Sarebbe un danno enorme per il Paese.
Tutto questo avviene mentre cittadini e imprese registrano un deterioramento significativo della qualità del servizio, tra ritardi e disservizi, e mentre cresce il rischio di una grave crisi occupazionale lungo tutta la filiera.
Non servono soluzioni spregiudicate né propaganda. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Il Governo Meloni-Salvini, dopo aver bloccato l’Italia non affrontando la crisi dei trasporti, rischia ora di compromettere anche le infrastrutture che servono davvero al Paese.
Per questo chiediamo che il confronto su FS, sulle scelte industriali e sull’uso delle risorse pubbliche avvenga subito in Parlamento, alla luce del sole, prima che l’attuale confusione si trasformi in un fallimento annunciato.”
Così una nota del responsabile infrastrutture del Pd, il senatore democratico Antonio Misiani e del vicepresidente della Commissione trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu.
“Il Governo Meloni crea lavoro povero e lo rivendica come una vittoria. Ce lo dice la nota di Upb che sottolinea che, nonostante la crescita dell’occupazione, i salari reali restano ancora sotto il livello pre-pandemia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla nota di febbraio dell’Ufficio parlamentare di bilancio.
“I numeri sull’occupazione potevano essere l'occasione per fare un salto di qualità, per innovare e rinnovare il sistema produttivo italiano nelle transizioni, ma si è rivelata un’occasione mancata per le politiche miopi scelte dal Governo - prosegue la deputata dem - che si accontenta di seguire la "via bassa": basso valore aggiunto, bassi salari, bassa qualificazione, sono questi i posti di lavoro "creati" da questo Governo. Va anche considerato il fatto che stiamo ancora vivendo sulla scia positiva del Pnrr: quando la magia finirà e non ci sarà nulla a sostituirlo che argomentazione si inventeranno?”.
“Il rifiuto di parlare di una legge sul salario minimo e i continui tentativi di inserire dei condoni in caso di contratti inferiori a quelli confederali dimostrano il loro interesse solo per la stabilità del Governo, non di certo per quella delle famiglie italiane” conclude Gribaudo.