“La distanza tra Giorgia Meloni e la realtà degli italiani è siderale. Mentre sei milioni di persone rinunciano a curarsi per motivi economici e il potere d’acquisto continua a crollare, Meloni annuncia il suo “piano Artico”, trasformando le emergenze quotidiane in show mediatico.
Dalla sanità alle politiche sociali, dai bassi salari alle pensioni, dalla sicurezza all'immigrazione, dalla crescita agli investimenti, le sue risposte restano sempre le stesse: “stiamo lavorando” o “sarà il focus del prossimo anno”. Nel frattempo, senza il Pnrr saremmo in recessione e milioni di cittadini stanno peggio di tre anni fa, costretti ad affrontare difficoltà concrete che il governo non è in grado di risolvere. Gli italiani non possono più aspettare annunci vuoti e promesse inesistenti, tutte puntualmente tradite. Serve attenzione reale, interventi concreti e soluzioni immediate. La distanza siderale tra Meloni e la vita reale delle persone è ormai intollerabile” così una nota del capogruppo del Pd nella commissione affari europei della Camera, Piero De Luca.
“Di male in peggio. Con l'anno nuovo arriva una nuova 'tassa' da parte del governo Meloni: parlo dello Spid di Poste, finora gratuito, che diventa a pagamento dal 1 gennaio 2026. Piu volte in questi mesi con diversi atti parlamentari abbiamo chiesto al governo di fermare un accanimento a dir poco ingiustificato: ogni cittadino italiano dovrà pagare 6 euro per avere il suo Spid con Poste italiane”. Lo dichiara in una nota il capogruppo Pd in Commissione Trasporti, Poste e Comunicazioni, Anthony Barbagallo.
“Come Pd – sottolinea il parlamentare dem - abbiamo anche chiesto di tutelare le famiglie meno abbienti con Isee sotto i 30 mila euro per conservare la gratuità dello Spid. Continueremo ad incalzare il governo in tutte le sedi anche in ordine al mancato o ritardato trasferimento delle risorse del Pnrr ai gestori dell'identità digitale che inevitabilmente sta generando un aumento dei costi per l'utente finale e, quindi, il cittadino. Lo stesso si dica per i forti ritardi per la carta d'identità elettronica”.
“Siamo preoccupati e francamente stanchi che a pagare dell'incapacità del governo Meloni siano sempre le famiglie, le imprese e i professionisti. Lo Spid è di interesse pubblico e un compagno di viaggio indispensabile per la vita quotidiana delle persone. Per questo deve restare gratuito”, conclude Barbagallo.
Passo in avanti l’approvazione del nostro atto, monitoreremo gli sviluppi
"Tutti i dodicimila precari della Giustizia assunti con il Pnrr devono essere stabilizzati. Non è soltanto una questione di tutela del lavoro. Siamo di fronte a un problema di efficienza della Giustizia e di garanzia dei diritti dei cittadini. Senza questo personale molto qualificato, il rischio concreto è un rallentamento significativo dell’attività dei tribunali, con ricadute pesanti sui tempi della giustizia e sulla fiducia nelle istituzioni. Per questo motivo l'approvazione del nostro atto alla Legge di Bilancio sulla stabilizzazione dei precari rappresenta un segnale politico significativo, che va nella direzione di non disperdere competenze fondamentali per il funzionamento del sistema giudiziario": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia Federico Gianassi, promotore dell’atto approvato questa notte dall'Aula di Montecitorio.
"Non neghiamo che la strada sia lunga e difficile, ma consideriamo questo passaggio un primo segnale positivo da monitorare già nelle prossime settimane. L’obiettivo resta infatti quello di dare prospettive certe a migliaia di lavoratrici e lavoratori e garantire continuità a un servizio essenziale per cittadini, imprese e operatori della giustizia": conclude.
Ha preso in giro gli italiani, difeso i ricchi, tagliato servizi essenziali come sanità, scuola e trasporti. La manovra è un disastro e oggi Meloni festeggia il Pnrr che non ha mai votato. Una destra incoerente e una premier inadeguata. Costruiamo l’alternativa per un paese più giusto.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La manovra non affronta le emergenze del paese: non interviene sul caro vita né sulle liste d’attesa della sanità. Non promette crescita e non ha prospettive per il futuro. É il fallimento della ricetta economica di Giorgia Meloni: senza il PNRR, l’Italia sarebbe tecnicamente in recessione”. Così il capogruppo del Pd nella commissione bilancio della camera, Ubaldo Pagano.
“La chiusura dal primo gennaio delle scale mobili di Potenza da viale Marconi a Piazza XXIII agosto, dovuta alla scadenza del termine di proroga per i necessari interventi di revisione, determinerebbe un corto circuito nel sistema del trasporto pubblico della città e un aumento del traffico e dei livelli di inquinamento. Il Pnrr ha rappresentato un’occasione mancata per intervenire sulla riqualificazione complessiva della mobilità cittadina e la Regione Basilicata ad oggi non offre alcuna garanzia di intervento per evitare il blocco del funzionamento di una struttura, inaugurata dall'allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, frequentata quotidianamente da centinaia di utenti. Il termine di proroga concesso da ex Ustif oggi Ansfisa è trascorso senza che nessuna amministrazione competente intervenisse per stanziare le necessarie risorse per gli interventi richiesti. Chiediamo ai ministri delle Infrastrutture e dell’Ambiente, Matteo Salvini e Gilberto Pichetto Fratin, quali iniziative intendano assumere per scongiurare la chiusura delle scale mobili cittadine di Potenza e assicurare alla comunità la piena funzionalità di un mezzo di trasporto pubblico ecologico che supporta la mobilità quotidiana di cittadini, lavoratori studenti e pendolari”.
Così, in un’interrogazione al governo, i deputati democratici Vincenzo Amendola e Marco Sarracino, responsabile Aree interne del Pd.
“La manovra presentata dal Governo non avrà alcun impatto reale sulle emergenze che gravano sul Paese: dal caro prezzi alla spesa sociale, fino al dramma della casa che colpisce in modo particolare le nuove generazioni. Ancora una volta l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni tradisce le promesse fatte agli italiani, mettendo in campo una ricetta economica debole e fallimentare. Senza il sostegno determinante del PNRR, questa manovra avrebbe già spinto l’Italia verso la recessione. Non c’è una visione di sviluppo, non ci sono investimenti strutturali, né risposte concrete alle difficoltà quotidiane di famiglie, lavoratrici e lavoratori, giovani e pensionati. A rendere il quadro ancora più grave è il metodo scelto dal Governo. Alla Camera dei Deputati la manovra non potrà essere modificata: siamo di fronte all’ennesimo, grave strappo istituzionale. Il Parlamento viene umiliato e ridotto al ruolo di semplice passacarte, chiamato a ratificare decisioni già prese a Palazzo Chigi, senza un vero confronto democratico. Così si indeboliscono le istituzioni e si allontanano i cittadini dalla politica. Il Paese ha bisogno di serietà, partecipazione e scelte coraggiose, non di propaganda e forzature che ignorano i problemi reali dell’Italia”.
Così Silvia Roggiani, componente dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera dei Deputati e componente della Commissione Bilancio.
“La manovra del Governo colpisce direttamente famiglie e ceto medio, senza offrire risposte concrete al caro vita e alla perdita di potere d’acquisto. Mentre aumentano le difficoltà quotidiane, l’esecutivo sceglie misure insufficienti e inique, che non sostengono chi lavora e chi tiene in piedi il Paese. Ancora una volta mancano investimenti strutturali e una visione capace di ridare fiducia e prospettive. Il risultato è una manovra sbilanciata, che scarica il peso della crisi su chi già fatica, invece di rafforzare la coesione sociale e sostenere la crescita. Il PNRR, tanto disprezzato da Meloni è la stampella che sta tenendo l’Italia lontana dalla recessione”.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Bilancio della Camera dei Deputati.
“La manovra economica del Governo Meloni non è una legge di bilancio per il Paese, ma un’operazione che ‘fa cassa’ con un unico obiettivo: finanziare la prossima campagna elettorale. Un intervento miope e opportunistico, che finge rigore oggi solo per potersi liberare dai vincoli europei e tornare domani, in piena campagna elettorale, alla stagione delle spese pazze, senza una visione e senza una strategia”.
Così il capogruppo democratico in commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“Senza le risorse del PNRR – aggiunge Pagano - l’Italia sarebbe già in recessione. È un dato di fatto che smaschera il fallimento della cosiddetta “ricetta Meloni”, incapace di affrontare i nodi strutturali del Paese. La crescita è fragile, le crisi industriali aumentano, la pressione fiscale è ai massimi storici e il Governo risponde con nuove tasse: 600 milioni di euro in più solo dai carburanti, colpendo famiglie e lavoratori. Nessun investimento serio su industria, innovazione e sviluppo. Nessun sostegno reale alle famiglie, già al collasso di fronte a una spesa sanitaria sempre più insostenibile. Mentre in Europa si aumenta la spesa per la sanità pubblica, l’Italia va clamorosamente in controtendenza, abbassandola sotto il 6% del PIL e scaricando i costi sui cittadini”.
“Il governo vara una manovra economica a crescita zero che certifica il proprio fallimento”. Così Piero De Luca, deputato e capogruppo Pd in commissione Affari europei, commenta la legge di bilancio approvata in prima lettura al Senato.
“È ormai evidente – sottolinea l’esponente dem – che senza il Pnrr l’Italia sarebbe già in recessione. La tenuta minima della nostra economia è dovuta esclusivamente agli investimenti europei conquistati grazie al Next Generation EU, non certo alle politiche economiche del governo Meloni. Proprio per questo il comportamento dell’esecutivo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza è particolarmente grave: a furia di tagli, revisioni al ribasso, rinvii e continui cambi di rotta, il governo ne sta mettendo a rischio la piena attuazione. Mancano secondo gli ultimi dati quasi 100 miliardi da spendere e si procede senza una politica industriale e senza una strategia di sviluppo chiara, soprattutto per il periodo successivo alla scadenza del Pnrr”.
“Il governo avrebbe dovuto impegnarsi – conclude De Luca – per un nuovo Next Generation EU, per investimenti comuni europei in grado di sostenere le nostre filiere industriali, ed avrebbe dovuto lavorare da subito per garantire che i progetti non realizzati per i ritardi nella spesa saranno portati avanti con altre risorse. Invece nulla. La destra galleggia tra divisioni e tensioni interne, compromettendo il futuro dell’Italia perché senza crescita, senza investimenti, lascia il Paese più fragile, meno competitivo e con maggiori disuguaglianze. Serve un cambio di rotta immediato, prima che sia troppo tardi”.
“La politica economica del Governo Meloni sta producendo effetti devastanti sul Made in Italy, sempre più vittima dell’incapacità dell’esecutivo di sostenere il sistema produttivo. Questa manovra di bilancio lo conferma: non produce crescita, non sostiene i consumi e lascia fermi gli investimenti. Dopo tre anni al governo, la destra non ha una strategia industriale, non promuove innovazione e non ha un piano per il dopo-PNRR. Un settore emblematico è la moda, storica eccellenza italiana, che rischia di essere letteralmente messa in ginocchio dalle scelte del Governo. La destra prometteva sostegno alle imprese e crescita. La realtà è immobilismo, precarietà e declino delle nostre filiere strategiche. Questa manovra conferma l’incapacità del Governo di proteggere e valorizzare il cuore produttivo del Paese”. Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Simona Bonafè.
“Con la quarta legge di bilancio, il Governo Meloni certifica il proprio fallimento. Dopo tre anni al potere, la destra non è stata in grado di costruire una strategia economica, né di rispondere alle emergenze sociali del Paese. Questa manovra segna il punto più basso: un’Italia senza crescita, senza investimenti e senza prospettive. Se non ci fosse il Pnrr il paese sarebbe in recessione. La crescita è ferma, la produzione industriale è in calo, i salari sono stati divorati dall’inflazione e la povertà assoluta resta al massimo storico. La destra governa, ma non governa per gli italiani. E anche tra i partiti di maggioranza cresce l’insofferenza. Alla Camera continueremo a denunciare tutte le contraddizioni e le mancate promesse della destra al governo” così il capogruppo Pd nella commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
“Giorgia Meloni arriva al Consiglio europeo in una posizione di grande debolezza e subalternità. Altro che patriottismo: il rischio concreto è che l’Italia venga relegata a portavoce delle posizioni americane, mentre la maggioranza è spaccata su tutto”. Così Peppe Provenzano, deputato e responsabile Esteri del Pd.
“Abbiamo – evidenzia l’esponente dem - un vicepremier, Tajani, che sta a parole dalla parte dell’Europa, un altro, Salvini, che è apertamente schierato con la Russia di Putin ed elogiato dal Cremlino. Meloni ha tentato di costruire un ponte tra le due sponde dell’Atlantico, ma quel ponte è crollato in modo indecoroso, come quello sullo Stretto di Messina. L’Italia rischia di abbandonare la sua collocazione storica di protagonista dell’integrazione europea per finire nelle retrovie. Meloni oggi si fa paladina dell’unanimità, del diritto di veto che Orban e i nazionalisti usano per bloccare l’Europa e danneggiare l’Italia. Con questa logica, non avremmo mai avuto il Next Generation EU e i 200 miliardi del PNRR che oggi tengono in piedi la nostra economia. Giorgia Meloni, in tutti questi anni, concretamente, che cosa ha portato a casa? Niente”.
“Le aperture di Trump a Putin e il prospettarsi di una resa mascherata per l’Ucraina hanno alimentato la recrudescenza di Mosca. Siamo i primi a denunciare limiti e ritardi dell’Unione, ma è in Europa che dobbiamo fare la nostra battaglia per costruire una pace giusta ed evitare che la fine della guerra coincida con la fine dell’ordine internazionale basato sulle regole. Purtroppo – conclude Provenzano – vediamo una maggioranza divisa, con Salvini che si fa portatore in Europa della propaganda e degli interessi della Russia di Putin. Così l’Italia non è più protagonista, ma diventa marginale”.
“Il Governo presenta da giorni una pioggia di emendamenti last minute sulla propria bozza di manovra, già debole e dannosa, trasformando la legge di bilancio in un pasticcio ingestibile. Ma una cosa resta e svela le bugie raccontate negli anni: niente per la crescita, con l'Italia che senza il Pnrr sarebbe in recessione, l’impoverimento che colpisce soprattutto chi lavora, età pensionabile sempre più alta, tasse ai massimi da 10 anni, tagli a sanità, scuola e trasporti. Ma chi governa davvero? Chi scrive i testi del governo se tutti ne prendono le distanze? A forza di denunciare le “manine” e riempire il testo di correzioni confuse, ci aspettiamo che la Premier Meloni dia la colpa alla Dea Kali. A 10 giorni dall’esercizio provvisorio siamo ancora nel caos: il Governo ha perso credibilità e gli italiani pagano il conto di un’improvvisazione senza precedenti”. Così il capogruppo del PD nella commissione Affari Europei della Camera, Piero De Luca.
"La risposta arrivata dal Governo in Commissione qualche giorno fa non chiarisce le reali conseguenze del taglio alle risorse PNRR destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili. La riduzione del 64% dei fondi – da 2,2 miliardi a 795 milioni – rischia di compromettere progetti già pronti e di colpire duramente i territori. Gli effetti saranno a dir poco devastanti in una regione come l’Emilia-Romagna, dove Comuni, enti locali e comunità energetiche hanno investito tempo e risorse in progettualità concrete oggi messe seriamente in discussione. Il superamento formale del target di potenza non garantisce che tutti i progetti possano essere finanziati, né chiarisce come il Governo intenda sostenere le CER oltre l’orizzonte del PNRR. La proroga dello sportello non basta a compensare un taglio così pesante: si tratta di una scelta politica”. Così il deputato democratico Andrea Gnassi, componente della Commissione Attività produttive della Camera. “Le Comunità Energetiche – prosegue Ganssi - sono uno strumento strategico per la transizione energetica e per ridurre i costi di famiglie e imprese. Per questo chiediamo al Governo un impegno chiaro: raccogliere l’appello che viene da consumatori e imprese del mondo produttivo, per rifinanziare la misura e intervenire per prorogare o eliminare il termine per l’erogazione degli incentivi a sostegno della costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili, attualmente fissata al 31 dicembre 2027. Le Comunità Energetiche, diffuse e concrete, attivano processi partecipativi tra cittadini e imprese e consentono benefici concreti in termini di produzione energetica e risparmi, con ricadute reali nei territori. È una via diversa da quella dei grandi fondi, i cui progetti, se non pianificati coinvolgendo regioni e territori e se non collocati in aree vocate e idonee, diventano un prodotto finanziario che con mega impianti può sfregia irreparabilmente i paesaggi e i territori stessi” sottolinea Gnassi: “Gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili entro il 2030 dati dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) devono essere inderogabili”.