23/04/2026 - 18:53

“L'ultimo Economic Survey 2026 dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), presentato oggi a Roma, conferma la necessità di una riforma fiscale seria, fondata su equità, semplificazione e contrasto deciso all’evasione. Il punto non è chiedere di più a chi già paga, ma far pagare tutti il giusto e usare il fisco come leva per crescita e coesione sociale.
In Italia persistono sacche rilevanti di sommerso e di concorrenza sleale che danneggiano lavoratori dipendenti, pensionati, imprese corrette e professionisti onesti. Per questo sono condivisibili gli interventi su digitalizzazione dei pagamenti, interoperabilità delle banche dati e semplificazione degli adempimenti. Anche sui regimi agevolati serve equilibrio: contrastare gli abusi, senza penalizzare il lavoro autonomo autentico e le piccole attività.
L’Ocse richiama poi un nodo centrale: il costo del lavoro resta troppo alto, soprattutto per i redditi medio-bassi. È un tema che si lega direttamente alla questione salariale italiana. Non basta ridurre il cuneo fiscale: servono anche retribuzioni dignitose. Per questo riteniamo necessario introdurre il salario minimo legale, come soglia di tutela contro il lavoro povero e contro i contratti pirata, valorizzando al tempo stesso la contrattazione collettiva maggiormente rappresentativa.
Meno tasse sul lavoro, salari più alti, lotta all’evasione e un sistema fiscale più giusto: è questa la strada per rafforzare consumi interni, occupazione stabile e fiducia nel Paese. La vera sfida è costruire un fisco moderno: meno complicato, più giusto e capace di sostenere sviluppo, occupazione e coesione sociale” così Virginio Merola capogruppo Pd in commissione finanze della camera.

 

21/04/2026 - 15:08

"La relazione presentata da ANAC offre indicazioni preziose e richiama l’attenzione su un dato rilevante: il forte ricorso agli affidamenti diretti, come evidenziato anche dal presidente Giuseppe Busia, è una tendenza che va osservata con attenzione, perché trasparenza e confronto competitivo restano elementi essenziali per assicurare qualità, efficienza e un corretto utilizzo delle risorse pubbliche": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani a margine dell'evento svolto oggi a Montecitorio.

"Allo stesso tempo il tema degli appalti è strettamente legato anche alla sicurezza sul lavoro, che deve rimanere una priorità assoluta. Rafforzare i controlli, investire nella digitalizzazione dei cantieri e garantire procedure chiare significa non solo migliorare la spesa pubblica, ma anche tutelare concretamente lavoratrici e lavoratori. È su questo equilibrio tra semplificazione, trasparenza e sicurezza che dobbiamo continuare a lavorare".

 

21/04/2026 - 13:23

“Sotto la maschera della semplificazione burocratica, il governo sta dando vita a una figura ibrida e pericolosa: il mandatario d'affari del rimpatrio. Non chiamateli legali, chiamateli intermediari di partenze”.

Così la deputata del Pd, Francesca Viggiano, sul comma 3 bis all’articolo 30-bis, che garantisce compensi a chiunque, munito di semplice mandato, accompagni uno straniero verso il rimpatrio.
“Il testo - aggiunge - è un capolavoro di ambiguità calcolata. Evita accuratamente le parole ‘avvocato’ o ‘difensore’ per sdoganare la figura del generico ‘rappresentante legale munito di mandato’. Questo significa che chiunque, senza titoli o iscrizione ad albi e senza alcun vincolo deontologico, potrà operare come un vero e proprio agente di rimpatrio. Si apre il mercato a società private, operatori opachi e figure para-professionali che non rispondono a nessun codice etico, ma solo alla logica del profitto. Il punto di caduta politica è gravissimo: il compenso è legato all’esito, in barba a secoli di cultura giuridica. Non ci sarà più assistenza, ma persuasione. È la fine della garanzia giuridica. Un avvocato che tradisce il mandato risponde davanti alla legge e all’Ordine. Un mandatario qualunque - conclude - risponde solo al suo portafoglio: non lo permetteremo”.

 

25/03/2026 - 15:59

“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.

Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.

Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.

Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.

Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.

 

23/03/2026 - 19:15

“Il responso delle urne determina il trionfo della partecipazione consapevole di un popolo che ha saputo distinguere la necessità di migliorare il sistema dall'insidia di una riforma sbagliata. La vittoria del "No" è, prima di tutto, una vittoria della tenuta delle nostre istituzioni.

Ho esercitato con convinzione il mio impegno di rappresentante dei cittadini in questa campagna elettorale, percorrendo il territorio per spiegare — centimetro dopo centimetro — i torti di un impianto normativo che ritenevo privo di intelligenza ordinamentale. Una riforma che, sotto il velo della semplificazione, nascondeva il rischio di ferire l'unità della giurisdizione e di introdurre l'artificiosa bicefalia di doppi CSM, producendo più confusione che certezza del diritto.

Ora, però, occorre avere la forza di laicizzare il risultato e non trasformarlo in una rendita di posizione. Archiviata la stagione delle forzature e delle divisioni ideologiche, è il momento di innalzare il cantiere della giustizia giusta.

Dobbiamo edificare una riforma che non nasca dalla clava della contrapposizione, ma da una visione organica e fattuale, capace di garantire tempi certi ai cittadini e dignità agli operatori del diritto. La giustizia è l'infrastruttura immateriale più preziosa della nostra convivenza civile: per metterla in sicurezza servono costruttori di sintesi, non architetti di fratture. Mettiamoci al lavoro per una proposta che unisca il Paese che crede che la magistratura libera e indipendente sia una risorsa preziosa per garantire a tutti la giustizia” così il deputato democratico Luciano D’Alfonso.

 

14/03/2026 - 12:00

“I dati sulla crisi del commercio sono drammatici: in Italia chiudono quasi due attività ogni ora. Nel solo 2025 hanno cessato l’attività circa 17 mila negozi, pari a 46 al giorno. Di fronte a questa situazione il Governo Meloni non solo non è intervenuto con misure efficaci, ma ha anche bloccato le iniziative delle opposizioni, a partire dalla proposta di legge sui negozi di vicinato, ferma da anni a Montecitorio.
Si tratta di un provvedimento che prevede la semplificazione degli adempimenti fiscali per gli esercenti, incentivi per l’acquisto dei registratori di cassa e l’introduzione di un programma di rimborso che consentirebbe ai cittadini di ricevere fino a 200 euro l’anno sugli acquisti effettuati nei negozi fisici. La crisi del commercio è ormai strutturale e senza una reale volontà politica da parte della maggioranza non sarà possibile invertire la rotta”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Marco Simiani.
“I negozi - sottolinea il parlamentare dem - rappresentano l’anima del tessuto sociale e produttivo del paese, sia nei piccoli centri sia nelle grandi città. Non svolgono solo una funzione economica e occupazionale, ma costituiscono anche un presidio fondamentale per il territorio e per la vita delle comunità locali. Per questo chiediamo al Governo cosa intenda fare concretamente per fermare questa crisi. Nel frattempo sostenga la proposta del Partito Democratico presentata nell’ambito del Decreto Bollette, attualmente in discussione alla Camera, che punta a ridurre i costi energetici nei cosiddetti centri commerciali naturali". "L’allarme lanciato dalle associazioni di categoria attraverso i loro rapporti e i dati diffusi dimostra quanto sia urgente attivare provvedimenti straordinari a sostegno di uno dei pilastri storici, sociali ed economici del sistema produttivo italiano. Basta parole: servono fatti”, conclude Simiani.

10/03/2026 - 10:08

“Non permetteremo che una semplificazione amministrativa cancelli il diritto alla salute. Il Sindaco deve restare l’ultima autorità a difesa della propria comunità”.

Così le deputate e i deputati democratici, Viggiano, Stefanazzi, Simiani e Guerra, che oggi hanno depositato una proposta di emendamento cruciale all'Art. 14, comma 3 del Dl 19/2026 per cancellare una distorsione normativa che rischia di svuotare di significato il ruolo del Primo Cittadino nelle scelte ambientali e sanitarie più delicate del territorio.
“Il Dl 19/2026 - spiegano - introduce un automatismo pericoloso: se un'impresa è in possesso di autorizzazioni ambientali (come l’AIA o l’AUA), viene automaticamente declassata o esclusa dal novero delle industrie insalubri. In parole povere: il rispetto di parametri tecnici e burocratici diventerebbe un ‘lasciapassare’ intoccabile, capace di scavalcare ogni valutazione sanitaria locale.
La Salute non è una Pratica Amministrativa. L’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) - aggiungono - è uno strumento tecnico necessario, che guarda alle tecnologie (BAT) e ai limiti di legge, ma la salute dei cittadini è una materia viva, complessa e territoriale. Un impianto può essere tecnicamente a norma, ma ambientalmente insostenibile per la popolazione residente in un determinato contesto”.
La modifica proposta aggiunge al comma 3 la seguente clausola di salvaguardia: “fatte salve le prerogative del Sindaco previste dagli artt. 50 e 54 del TUEL”.
“Si tratta - precisano - di un atto di responsabilità politica che mira a blindare il potere di ordinanza così da impedire che i colossi industriali possano impugnare i provvedimenti sindacali sventolando una semplice autorizzazione tecnica. Il Sindaco, quale Autorità Sanitaria Locale, non può essere ridotto a spettatore passivo mentre decisioni calate dall'alto impattano sull'aria e sull'acqua dei propri concittadini. Non siamo contro l'industria, siamo per la legalità sanitaria. Sostituire la classificazione delle industrie insalubri con un'autorizzazione tecnica - concludono - significa ignorare la storia del diritto sanitario italiano. Con questo emendamento, riportiamo l’uomo al centro e restituiamo al Sindaco lo scudo necessario per proteggere la propria gente”.

 

05/03/2026 - 18:16

“Si è svolto oggi, nella Sala Berlinguer presso gli uffici del Gruppo PD alla Camera dei Deputati, un incontro di ascolto e confronto con le principali rappresentanze di categoria e dei lavoratori del cluster portuale, insieme ad amministratori locali delle città portuali, dedicato alla riforma della governance dei porti approvata dal Consiglio dei Ministri nel dicembre 2025 e che prefigura la creazione della società Porti S.p.A. L’incontro ha registrato una partecipazione ampia e qualificata. Nel corso degli interventi sono emerse diverse criticità rispetto alla riforma, a partire dal metodo adottato, caratterizzato dal mancato coinvolgimento delle parti interessate nella fase di elaborazione del provvedimento. Numerosi contributi hanno inoltre evidenziato questioni di merito, tra cui il rischio di uno svuotamento delle Autorità di Sistema Portuale di risorse economiche e umane, con possibili ricadute sulla loro capacità di sostenere i costi di funzionamento della futura Porti S.p.A. e di garantire l’efficacia della governance portuale. Al di là del percorso della riforma, attualmente in stallo in attesa dello sblocco da parte della Ragioneria dello Stato, restano aperte diverse questioni su cui il sistema portuale attende risposte concrete: dalla semplificazione e dalla chiara definizione dei rapporti di governance, al tema dei dragaggi, fino allo sblocco di alcune richieste legate al lavoro portuale, come il fondo di incentivo all’esodo, mantenendo fermo il principio di un mercato regolato. È emersa inoltre con forza l’esigenza di un sostegno reale alla rete dell’intermodalità e alle infrastrutture dell’ultimo miglio, non limitato alle sole aree strettamente portuali. A tre anni dalla risoluzione sulla portualità presentata in Parlamento e a fronte dell’annuncio di una riforma che rischia di non concretizzarsi mai, mancano ancora risposte puntuali alle questioni che il sistema pone da troppo tempo. A questo quadro si aggiunge la complessa situazione internazionale che, se dovesse protrarsi, richiederà interventi di sostegno e politiche mirate per garantire stabilità e competitività al sistema portuale nazionale. Il Partito Democratico si attiverà nelle Commissioni competenti e in Parlamento con proposte puntuali sui diversi temi emersi, sollecitando il Governo a fornire risposte concrete a un settore strategico per l’economia e lo sviluppo dell’intero Paese”.

 

23/02/2026 - 10:26

"Nel "Milleproroghe", in votazione oggi alla Camera, è stata approvata anche la proroga dei benefici finanziari e amministrativi ai comuni che sono nati da fusioni. Un risultato importante, che fa seguito anche ad emendamenti a cui ho lavorato con colleghe del pd, Roggiani, Bonafè e Guerra, nato da un confronto con Anci e con i comuni dei territori interessati. Un modo di sostenere e riconoscere il valore delle fusioni fra comuni, che rappresentano esperienze di grande valore di qualità e semplificazione amministrativa". Così Andrea De Maria, deputato PD

 

12/02/2026 - 14:51

“Quando ricordiamo l'Arandora Star non possiamo limitarci ad una commemorazione formale con parole di circostanza. Con l'affondamento del transatlantico britannico, silurato da un sommergibile tedesco, il 2 luglio 1940 non rappresenta solo una tragedia del mare ma il fallimento della politica quando c'è della paura alla logica della colpa collettiva. L'Arandora Star ci lascia due lezioni: nessuna democrazia deve cedere mai alla tentazione della colpa collettiva e nessun Paese è al riparo dalle conseguenze delle proprie scelte autoritarie. Quanto si abolisce il controllo democratico, si concentra il potere e s'abbraccia la strada dell'aggressione con alleanze di regimi totalitari, le conseguenze non restano confinati nei palazzi del potere ma ricadono sui cittadini tutti, anche quelli più lontani”. Lo dichiara il vicepresidente PD alla Camera, Toni Ricciardi sulla proposta di istituire la Giornata nazionale per il naufragio della Arandora  Star.
“Molti degli italiani presenti sull'imbarcazione britannica – continua il parlamentare dem - non erano fascisti, né militari, né sovversivi: erano semplicemente emigranti, uomini che avevano costruito con fatica la loro vita in un Paese che ritenevano la nuova casa. Più di 800 morti di cui 446 italiani, non furono solo responsabilità britanniche e del presidente Churchill, perché la scelta di Mussolini dichiarare guerra alla Francia e al Regno Unito non fu inevitabile ma una decisione politica e opportunistica, senza un reale dibattito pubblico, un parlamento libero e una stampa indipendente. Una scelta che trasformò migliaia di italiani nel mondo in sudditi di una potenza nemica e classificati come nemici. Senza quella scelta, gli italiani non sarebbe stati arrestati in massa o imbarcati sull'Arandora Star”. “Fare memoria oggi significa sottrarsi alle semplificazioni per colpevolizzare gli altri: sarebbe una memoria parziale, fragile. La democrazia non è un dettaglio formale ma una garanzia sostanziale ed è forte quando sa distinguere e tutelare”, conclude Ricciardi.

 

05/02/2026 - 13:19

Si sono conclusi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati i lavori dell’incontro “Adeguati assetti 231 in ambito agroalimentare: obblighi, responsabilità, best practices e proposte di riforma normativa”, promosso e organizzato dall’on. Nicola Carè, dedicato al confronto sui profili di responsabilità delle imprese agroalimentari e sull’evoluzione del sistema di prevenzione dei reati previsto dal D.Lgs. 231/2001.Nel corso dei lavori è stato sottolineato come il rafforzamento dei modelli organizzativi e dei sistemi di controllo interno rappresenti oggi un elemento centrale per la prevenzione del rischio penale e reputazionale, oltre che per la tutela della sicurezza alimentare e della competitività delle imprese italiane. Alessandra Griffa ha evidenziato i collegamenti tra la riforma dei reati agroalimentari e la responsabilità 231, richiamando la necessità di aggiornare i modelli organizzativi per affrontare nuove fattispecie di reato e standard di controllo più evoluti. Stefano Buonocore ha rimarcato la centralità della prevenzione attraverso procedure operative, tracciabilità delle filiere, sistemi di audit e formazione del personale. Nicola Menardo si è soffermato sul ruolo strategico dell’Organismo di Vigilanza, chiamato a garantire effettività e continuità dei controlli interni e un dialogo costante con governance e management. Andrea Milani ha sottolineato l’esigenza di semplificazione applicativa per rendere i modelli 231 sostenibili anche per le piccole e medie imprese. Jacopo Perina ha richiamato l’importanza di un approccio integrato tra compliance, sostenibilità e reputazione aziendale, elementi ormai determinanti per la competitività sui mercati internazionali. Il coordinatore del Tavolo, Alessandro Parrotta, ha ricordato come l’agroalimentare rappresenti un asset strategico dell’economia nazionale e come la tutela della qualità e della sicurezza dei prodotti passi anche attraverso sistemi di governance moderni ed efficaci. In chiusura, Carè e Parrotta hanno ribadito l’importanza di proseguire il dialogo tra istituzioni, professionisti e imprese per favorire un’evoluzione normativa capace di coniugare rigore nella prevenzione dei reati, semplificazione applicativa e tutela della competitività delle aziende italiane.

22/12/2025 - 13:00

“Con la riforma dei porti che viene portata oggi in Consiglio dei ministri, Salvini e Rixi introducono un modello che non esiste in nessun Paese e che solleva fortissime perplessità. Il Disegno di legge interviene in modo profondo sulla legge 84 del 1994, stravolgendone l’impianto e concentrando poteri e funzioni in Porti d’Italia Spa, a discapito delle Autorità di sistema portuale e del rapporto con i territori”, così la vice presidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio, insieme al capogruppo PD alla Commissione Trasporti Anthony Barbagallo e ai deputati Pd Ouidad Bakkali, Andrea Casu e Roberto Morassut
“Si introduce un modello di governance centralistico e poco razionale, che non trova riscontro nei principali sistemi portuali europei e che si allontana anche da esperienze, come quella spagnola, che pure avevano offerto spunti interessanti senza indebolire i livelli locali. Le AdSP vengono svuotate di competenze e risorse, con il rischio concreto di comprometterne la sostenibilità finanziaria e la capacità di pianificazione”.
“Colpisce inoltre una visione riduttiva della politica portuale: la nuova società sembra concentrarsi esclusivamente sulle infrastrutture, senza una reale funzione di indirizzo strategico, senza una visione sul posizionamento dei porti, sulle transizioni ambientali e digitali, né sulla soluzione di nodi strutturali come quello dei dragaggi. Altro che semplificazione: il settore chiedeva procedure più snelle e risposte rapide, ma la riforma aggiunge nuovi livelli decisionali, confusi passaggi burocratici e una struttura centrale che si sovrappone a strumenti già esistenti di programmazione e coordinamento nazionale.”
“Preoccupanti anche le modalità di finanziamento della nuova società, che sottraggono risorse alle Autorità portuali, incidendo su canoni e avanzi di amministrazione, senza ridurre gli oneri che restano in capo agli enti territoriali, come la manutenzione e la protezione delle opere portuali. Si rischia di scaricare sui porti e sui territori il costo di una riforma sbilanciata.”
“Come Partito Democratico riprenderemo il dialogo costruttivo con tutte le rappresentanze sociale ed economiche del settore e contrasteremo in Commissione Trasporti e in Aula le diverse storture contenute nel testo attuale. Lavoreremo a proposte che rafforzino il coordinamento nazionale ma senza commissariare i porti, che semplifichino davvero e che rispondano alle esigenze di chi nei porti lavora e investe, non alla logica della creazione di un nuovo carrozzone per attribuire incarichi e gestire risorse che non serve allo sviluppo dei nostri porti”, concludono i deputati PD

19/12/2025 - 15:38

“Che il Governo Meloni sia alla canna del gas lo si capisce facilmente dalle ultime ‘trovate’ inserite negli emendamenti di Giorgetti alla Manovra. Tra le tante, una delle più inaccettabili è la norma che introduce una ritenuta dell’1% su tutte le transazioni commerciali tra imprese a partire dal 1° gennaio 2029. Una misura che aggrava inutilmente il sistema fiscale e amministrativo delle nostre aziende per un motivo preciso: obbligarle ad aderire al Concordato Preventivo Biennale”.

Così Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera.

“Questa - aggiunge - è tutt’altro che semplificazione. Al contrario, si tratta di un tentativo disperato per ‘salvare’ una misura fallimentare come il concordato preventivo. È questa la cifra del Governo Meloni: piuttosto che negare l’errore e tornare sui propri passi, preferiscono mettere tasse occulte e obblighi mascherati. Che siano incapaci di governare è fatto ormai conclamato, ma se sono anche stanchi di portare addosso questa responsabilità, farebbero meglio a rimettere il mandato nelle mani degli italiani invece che infierire su un’economia già fragilissima”.

18/12/2025 - 10:37

“Finanziare lo sport pubblico aumentando l’offerta di gioco d’azzardo. Non è una semplificazione polemica: è ciò che il Governo ha deciso di fare con un emendamento alla legge di bilancio. Con ‘Win For Italia Team’ nasce una nuova lotteria di Stato, presentata come strumento per promuovere la pratica sportiva e finanziare il Coni, in particolare in vista delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026. In realtà il meccanismo è elementare e brutale: più persone giocano, più perdono, più lo Stato incassa. Lo sport viene tenuto in piedi non da investimenti pubblici strutturali, ma dalla diffusione di una dipendenza”.

Così il deputato dem e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.

“Non lo diciamo solo noi - aggiunge - anche la campagna nazionale ‘Mettiamoci in gioco’, che da anni monitora e contrasta la diffusione dell’azzardo, ha denunciato come questo provvedimento rappresenti l’ennesimo aumento dell’offerta di gioco, mascherato da finalità ‘benefica’, e destinato con ogni probabilità a diventare strutturale, come già accaduto in passato con misure analoghe introdotte in situazioni emergenziali. Un appello che va raccolto e sostenuto. In Emilia-Romagna conosciamo bene le conseguenze di queste scelte. Ogni anno si giocano quasi 9 miliardi di euro. Decine di migliaia di persone hanno problemi di ludopatia, con ricadute pesantissime sulle famiglie, sui servizi sociali, sulla sanità pubblica. È un fenomeno strutturale, non marginale, e cresce quando cresce l’offerta. Eppure, invece di ridurla, il governo la amplia. Invece di investire seriamente nella prevenzione, nella cura e nello sport di base, sceglie la strada più facile e più cinica: fare cassa sulle fragilità sociali. Trasformare il gioco d’azzardo in uno strumento ordinario di finanziamento pubblico. C’è una contraddizione politica evidente e grave. Lo sport dovrebbe educare, includere, costruire benessere. Qui diventa dipendente da un meccanismo che produce esclusione, indebitamento, solitudine. Lo Stato prima alimenta il problema e poi finge di curarne gli effetti. Questa proposta non va nemmeno discussa e per questo la collega Tajani al Senato ha presentato l’emendamento soppressivo. Non si finanzia lo sport sulle dipendenze. Non si governa un Paese - conclude - lucrando sulla fragilità delle persone”.

 

 

18/12/2025 - 10:07

“Oggi a Bruxelles tutte le organizzazioni professionali agricole saranno presenti per una grande manifestazione a sostegno dell’agricoltura europea e italiana. Una mobilitazione che pone una questione politica centrale: il futuro della Politica Agricola Comune non può essere messo in discussione né sul piano delle risorse, né su quello della sua autonomia. Nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, qualsiasi ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla Pac o di loro accorpamento in strumenti indistinti rappresenterebbe un grave errore strategico”.

Così i componenti Pd della commissione Agricoltura della Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Stefano Vaccari, Maria Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi.
“La Politica Agricola Comune - aggiungono - è una politica fondativa dell’Unione europea: garantisce reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare ai cittadini, presidio dei territori e una transizione ecologica che sia realmente sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico. La richiesta che arriva dal mondo agricolo è chiara e legittima: stabilità, certezza e continuità degli strumenti della Pac. Non si tratta di difendere rendite di posizione, ma di preservare una politica comune capace di affrontare le sfide globali, dal cambiamento climatico alla competizione internazionale, senza scaricarne i costi sugli agricoltori. Per questo è necessario respingere riforme che, sotto il pretesto della razionalizzazione o della semplificazione, finiscano per indebolire la governance e l’efficacia della Pac, compromettendone il ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura europea e per la sovranità alimentare dell’Unione.
L’Europa che chiede più responsabilità ai suoi agricoltori - concludono - non può essere l’Europa che li lascia soli”.

 

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