15/01/2026 - 18:46

“Questo incontro nasce dall’esigenza di restituire centralità al confronto pubblico e al merito di una riforma costituzionale che è stata approvata senza un vero dibattito parlamentare e senza ascoltare le tante voci critiche che si sono levate nel Paese”.
Lo ha dichiarato l’On. Claudio Stefanazzi, deputato del Partito Democratico, intervenendo all’incontro pubblico di approfondimento sulla riforma della giustizia, promosso dallo stesso deputato e dal Centro Studi Civitas, che si è svolto a Lecce, a Palazzo De Pietro, alla presenza dell’On. Enrico Costa, dell’On. Federico Gianassi, dell’avv. Viola Messa e dell’avv. Giovanni Tarquini, con la moderazione del direttore del Nuovo Quotidiano di Puglia, Rosario Tornesello e i saluti introduttivi del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Lecce, prof. avv. Antonio De Mauro, dell’avv. Vincenzo Caprioli dell’organismo congressuale forense e dell’avv. Carlo Congedo, Presidente del Centro Studi Civitas.
“La maggioranza ha blindato il testo, respingendo ogni proposta emendativa e ignorando osservazioni fondate di natura tecnica e costituzionale. Per questo è fondamentale creare occasioni di discussione aperta, che consentano ai cittadini di comprendere davvero i contenuti e le implicazioni di una riforma che incide su un equilibrio delicatissimo del nostro ordinamento democratico”, ha spiegato Stefanazzi.
Nel suo intervento, il deputato dem ha criticato la riduzione del dibattito pubblico alla sola separazione delle carriere, sottolineando come molte delle criticità del sistema giudiziario italiano siano legate a carenze organizzative e responsabilità politiche, non risolte dall’impianto della riforma. “Sullo sfondo – ha aggiunto – emerge un’impostazione ideologica e una volontà di ‘regolare i conti’ con la magistratura, che rischia di aprire la strada a una pericolosa subordinazione del pubblico ministero al potere esecutivo”.
“Dopo anni di delegittimazione della politica, oggi si intravede il tentativo di colpire un altro potere dello Stato. Scelte come il sorteggio del CSM mettono in discussione i principi democratici sanciti dalla Costituzione e possono avere ricadute dirette sulle libertà civili e politiche dei cittadini”, ha concluso Stefanazzi, ribadendo l’importanza di un’informazione corretta e di un confronto serio in vista del referendum del prossimo marzo

 

22/12/2025 - 13:35

“Suscitano allarme le voci secondo cui il Governo potrebbe anticipare la data del referendum, incidendo direttamente sul diritto dei cittadini a informarsi e a formarsi un’opinione consapevole. Va ricordato che la riforma sulla separazione delle carriere è stata approvata dal Parlamento a maggioranza nella stessa versione predisposta dall’Esecutivo, senza margini di modifica o approfondimento, una procedura che rende particolarmente delicata ogni ulteriore compressione dei tempi democratici. Il Consiglio dei ministri non può diventare il luogo per blindare decisioni già prese che riducono il confronto a una semplice formalità.” dichiara il capogruppo democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.

22/12/2025 - 13:15

“Sarebbe molto grave se oggi, in Consiglio dei ministri, il Governo tentasse un nuovo colpo di mano anticipando la data del referendum e incidendo direttamente sull’esercizio democratico. La separazione delle carriere è stata approvata in Parlamento a maggioranza nella stessa versione uscita da Palazzo Chigi, senza possibilità di modifica o confronto: una forzatura già di per sé inaccettabile. Se ai cittadini non venisse nemmeno garantito il tempo necessario per informarsi e farsi un’opinione consapevole, saremmo di fronte a una gravissima compressione degli spazi democratici. Il Consiglio dei ministri non può diventare il luogo in cui si blindano decisioni già prese”, dichiara la deputata democratica e responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani.

18/12/2025 - 16:30

“Non si tratta della separazione delle carriere dei magistrati, perché quella esiste già ed è operativa dal 2020 con la riforma Cartabia. Qui l’obiettivo vero è un altro: smantellare la Carta costituzionale e ledere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”. Così Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd.

“La riforma proposta dalla maggioranza – spiega l’esponente dem - ha un disegno politico preciso: Si vuole colpire l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolire una magistratura che deve porre limiti alla politica. In sostanza, si vuole una politica che scelga i giudici e dica alla magistratura cosa può e cosa non può fare. Il Partito Democratico è già al lavoro sul territorio, stiamo organizzando incontri e momenti di formazione, Regione per Regione, per spiegare nel merito e nel significato politico questa riforma. Sta nascendo in questi giorni un grande comitato per il No, perché qui è in gioco la Costituzione e la nostra idea di democrazia”.

“Una vittoria del No – conclude Serracchiani - vuol dire salvaguardare la democrazia liberale, la separazione dei poteri e la Carta costituzionale così come l’hanno voluta i costituenti. Vuol dire difendere una magistratura autonoma, fondamentale per garantire il rispetto delle regole. Se si fosse trattato davvero di discutere la separazione delle carriere, avremmo partecipato volentieri al confronto, portando anche nostre proposte, ad esempio sull’Alta Corte disciplinare. Ma questa riforma interviene in un contesto completamente diverso, qui si colpiscono i poteri previsti dalla Costituzione. È l’idea che aveva Giorgio Almirante della magistratura, ovvero interpretare la legge secondo la volontà di chi ha vinto le elezioni. È una visione pericolosa, che va contrastata”.

05/12/2025 - 19:26

“É scandaloso che il governo voglia cambiare a ridosso del voto le regole di un referendum senza quorum, imponendo agli italiani all’estero il voto in presenza tramite decreto. Un metodo da regime sudamericano” così il vicepresidente del gruppo del Pd, Toni Ricciardi commenta la notizia secondo cui la maggioranza sta pensando a una norma per far votare in presenza, anziché per corrispondenza, gli italiani residenti all'estero e iscritti all'Aire in occasione del referendum confermativo sulla riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere dei magistrati’
“Le modalità di voto - aggiunge Ricciardi - si cambiano in Parlamento, non con forzature incostituzionali. Se questa ipotesi venisse confermata faremo appello al Presidente Mattarella: non si può ledere così il diritto di milioni di cittadini che spesso vivono a ore di distanza da sedi consolari e seggi. Strano che questa improvvisa urgenza di “trasparenza” non sia mai emersa per altri referendum, come quelli sul lavoro quando invece il quorum c’era. Chiediamo alla maggioranza di smentire questa notizia che sarebbe un vero e proprio attentato alla democrazia”, conclude Ricciardi.

 

 

25/11/2025 - 12:46
“I dati che il ministro Nordio ha presentato alla Camera sulle percentuali dell’autorizzazione, proroga e convalida delle intercettazioni da parte dei GIP non appaiono affatto chiari. Il ministro, per avvalorare la propria causa sulla separazione delle carriere, parla di un accoglimento di tali richieste tra l’84 e il 100%, un ‘appiattimento’ tra giudici e pubblici ministeri. Ma questi stessi dati vengono dichiarati ‘falsi’ o incongruenti da autorevoli magistrati, procuratori della Repubblica e componenti del CSM. Gli uffici giudiziari non trasmettono dati statistici con le caratteristiche presentate da Nordio, né tantomeno è possibile ridurre a dato unico le richieste di proroga. Diversi capi delle procure, inoltre, hanno dichiarato di non avere mai trasmesso tali documentazioni e di non conoscere l’esistenza di simili prospetti”. Così in una nota la deputata Pd, Debora Serracchiani che annuncia la presentazione di un’interrogazione a Nordio firmata da tutti i deputati Pd della Commissione Giustizia.
“È dunque necessario che il ministro Nordio chiarisca quali siano esattamente gli uffici giudiziari che avrebbero trasmesso i prospetti statistici utilizzati per elaborare le percentuali fornite, quali siano i modelli, i formati e le procedure di raccolta dei dati e se tali modelli siano effettivamente in uso presso tutte le Procure e gli Uffici GIP–GUP. E soprattutto, se il ministro voglia rettificare o integrare i dati forniti al Parlamento qualora questi non fossero esatti”, conclude Serracchiani.

 

17/11/2025 - 13:58

“Sulla riforma della legge elettorale stiamo correndo il rischio che si ripeta ciò che è accaduto con la separazione delle carriere: un testo scritto fuori dal Parlamento e approvato dal parlamento senza possibilità di modifica. Sarebbe un grave strappo istituzionale, in contrasto con lo spirito dell’articolo 138 della nostra Costituzione”. Lo ha dichiarato Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo parlamentare del Pd alla Camera intervenendo oggi al convegno “Una nuova legge elettorale per fare cosa e per chi?” nella Sala Matteotti della Camera dei deputati.
“Prima di cambiare radicalmente la legge elettorale – ha aggiunto il democratico – la maggioranza deve spiegare perché lo fa. Le priorità non possono prescindere dalla crisi dell’astensionismo: le elezioni politiche del 2022 e quelle europee ai minimi storici ci consegnano di fatto una ‘democrazia senza popolo. Qualsiasi nuovo modello deve partire dal recupero del rapporto di fiducia tra elettori ed eletti”. Fornaro ha inoltre ricordato che “liste bloccate, selezione delle candidature, premio di maggioranza e soglie sono nodi delicatissimi: non possiamo sacrificare la rappresentanza in nome della sola stabilità, soprattutto se il Parlamento così eletto può arrivare a modificare la Costituzione a maggioranza senza il coinvolgimento delle opposizioni. Non siamo contrari a discutere la legge elettorale - ha concluso Fornaro - ma temiamo che la maggioranza non sia disponibile a un vero confronto parlamentare. Serve trasparenza: la legge che regola il voto non può essere decisa in solitudine da Palazzo Chigi”.

06/11/2025 - 17:35

Domani, venerdì 7 novembre, alle ore 10 i presidenti dei gruppi parlamentari del PD, M5S e AVS della Camera, Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella, si recheranno presso la sede della Cassazione per consegnare le firme raccolte per la richiesta di referendum popolare sulla separazione delle carriere dei magistrati.

04/11/2025 - 15:03

“Mentre il Governo Meloni si ostina a portare avanti battaglie ideologiche sulla separazione delle carriere, alimentando lo scontro e la delegittimazione della Magistratura, le carceri italiane continuano ad andare a picco. La situazione di Sollicciano, per la quale abbiamo depositato una nuova interrogazione parlamentare, è l’emblema di un sistema che marcisce nell’indifferenza: celle allagate, corridoi impraticabili, detenuti costretti a camminare scalzi e personale abbandonato in condizioni impossibili”: è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Pd Federico Gianassi e Debora Serracchiani.
“La realtà smentisce ancora una volta le priorità del Ministro Nordio: invece di occuparsi della sicurezza e della dignità di chi vive e lavora negli istituti penitenziari, il governo porta avanti una riforma che indebolisce la Magistratura e non migliora in alcun modo la giustizia per i cittadini. A Firenze, come in tante altre città, mancano manutenzioni, personale, interventi edilizi: piove nelle celle. Chiediamo che il Ministero agisca subito, con risorse straordinarie e un piano di emergenza per le carceri più compromesse. Il paese ha bisogno di una giustizia efficiente e rispettosa della dignità umana. Sollicciano non può restare un simbolo di vergogna nazionale”: conclude la nota.

 

 

03/11/2025 - 14:55

“Le dichiarazioni rilasciate oggi dal ministro Carlo Nordio al Corriere della Sera confermano, in modo sempre più esplicito, la volontà di politicizzare la giustizia e di ridimensionare l’autonomia della magistratura. Dalle parole del ministro emerge chiaramente un disegno che punta a indebolire il ruolo della magistratura, “spuntandole le unghie”, per consentire al potere politico di agire senza il necessario equilibrio dei controlli. Non solo: Nordio arriva persino a teorizzare le modalità di questa trasformazione, sostenendo che una giustizia piegata alla politica possa essere utile oggi a una parte e domani all’altra.

Si tratta di una concezione grave e inaccettabile, che tradisce lo spirito della Costituzione e mina i principi fondamentali della separazione dei poteri. La giustizia non è e non deve mai diventare uno strumento nelle mani della politica. Difendere la sua indipendenza significa difendere le garanzie dei cittadini che con questa riforma, come ci spiega il ministro, non saranno più eguali davanti alla legge.” così la responsabile giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.

 

31/10/2025 - 14:20

I gruppi parlamentari di PD, M5S e AVS hanno inviato due lettere, identiche nel testo, al segretario generale della Camera e a quello del Senato per avviare la raccolta firme per la richiesta di referendum popolare sulla separazione delle carriere.

Le lettere, firmata dai vicepresidenti vicari dei gruppi – Simona Bonafè, Carmela Auriemma e Marco Grimaldi per la Camera, Alfredo Bazoli, Alessandra Majorino e Tino Magni per il Senato – chiedono di “disporre affinché gli Uffici della Segreteria Generale della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica approntino i moduli per la raccolta, e la relativa certificazione, delle firme necessarie alla richiesta di referendum popolare ai sensi dell'art. 138, secondo comma, della Costituzione e degli articoli 4 e 6 della legge 25 maggio 1970, n. 352, sul testo di legge costituzionale ‘Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare’, approvato dalla Camera dei deputati, in seconda deliberazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 18 settembre 2025, e dal Senato della Repubblica, in seconda deliberazione, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti, nella seduta del 30 ottobre 2025, come comunicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 31 ottobre 2025, ai sensi dell'articolo 3 della legge 25 maggio 1970, n. 352. Nelle lettere si propongono, quali delegati a depositare la richiesta di referendum presso la Cancelleria della Corte di Cassazione, ai sensi dell'articolo 6, secondo comma, della legge 25 maggio 1970, n. 352, le deputate e i deputati Chiara Braga, Riccardo Ricciardi e Luana Zanella per la Camera e i senatori Francesco Boccia, Stefano Patuanelli e Peppe De Cristoforo per il Senato”.

 

 

30/10/2025 - 15:11

“I problemi reali della giustizia italiana non vengono minimamente affrontati dalla riforma voluta dal ministro Nordio. I processi sono troppo lunghi, mancano magistrati, personale amministrativo e stabilizzazioni per i tanti precari che tengono in piedi gli uffici giudiziari. Tutto questo non viene toccato da una riforma che, come ha ammesso lo stesso ministro, non incide sui tempi della giustizia”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, dopo l'approvazione definitiva della riforma costituzionale.

“Non è una riforma delle carriere – spiega l’esponente dem - ma una separazione delle magistrature che non serve ai cittadini. Lo ha detto chiaramente anche il presidente del Senato La Russa, ammettendo che ‘forse non valeva neppure la candela’. Se non serve a rendere più efficiente la giustizia, allora la domanda è: a cosa serve davvero?”.

“La verità – conclude Serracchiani – è che l’obiettivo di questa riforma è indebolire il Consiglio Superiore della Magistratura, l’organo di autogoverno che garantisce indipendenza e autonomia a ogni singolo magistrato. La separazione delle carriere non trova riscontro nella Costituzione. Se davvero si fosse voluto distinguere i percorsi di giudici e pm, bastava una legge ordinaria con due concorsi separati. La riforma costituzionale serve solo a dare più potere alla politica nella scelta dei magistrati, minando l’equilibrio democratico tra poteri dello Stato”.

 

28/10/2025 - 19:30

“Questa riforma strappa la Costituzione, mina l’autonomia della magistratura e indebolisce le fondamenta stesse della nostra democrazia. Non fa nulla per gli interessi degli italiani, anzi ne riduce le garanzie, né fa nulla per il sistema della giustizia, come lo stesso ministro Nordio ha sottolineato in modo molto chiaro. Il Governo si fermi  subito prima di provocare danni irreversibili, e ridiscuta  il testo, che è stato imposto senza alcun confronto parlamentare, anche in questo caso stravolgendo il dettato costituzionale. Dopo le parole del Presidente La Russa, la maggioranza dovrebbe fermarsi e non procedere oltre, altrimenti siamo al solito gioco delle parti tutto interno ai partiti di governo.” Così la responsabile giustizia del Pd, la deputata Debora Serracchiani.

 

28/10/2025 - 19:17

“Le parole del Presidente del Senato segnano una netta presa di distanza e confermano quanto sia profondo il disagio anche all’interno della maggioranza di fronte a questa riforma. È grave che il testo in discussione al Senato sia stato imposto al Parlamento senza alcuna possibilità di confronto: si tratta infatti dello stesso testo approvato dal Consiglio dei Ministri, un grave strappo al principio di condivisione e allo spirito della nostra Costituzione, che impone dialogo e partecipazione nelle modifiche di tale portata. Questa riforma attacca alle radici la nostra democrazia, minando i principi costituzionali della separazione dei poteri e colpendo al cuore l’autonomia della magistratura. Il Governo ha ancora il tempo di ripensarci.” Così Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Giustizia della Camera, commenta le parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa sulla riforma della separazione delle carriere.

 

28/10/2025 - 18:40

"Orban viene in Italia a sparare a zero contro l'Unione europea e trova in Salvini una sponda in quello che viene definito "un incontro affettuoso". Tra supporter di Putin, si capiscono bene. Ma mette in imbarazzo Meloni che sta facendo di tutto per fare dimenticare le sue storiche posizioni antieuropeiste. Ricordiamo tutti il suo "la pacchia è finita" urlato in campagna elettorale riferita proprio all'Europa. E l'imbarazzo della premier è tale che da palazzo Chigi non è uscita, come avvenuto per incontri con altri capi di Stato, una nota congiunta dopo il colloquio di ieri. Orban arriva in Italia, tra l'altro, nei giorni in cui il governo ci accinge a festeggiare la separazione delle carriere dei giudici, che sarebbe più appropriato chiamare la separazione delle magistrature, voluta al solo scopo di indebolire il potere giudiziario, obbiettivo questo già ottenuto da Orban in Ungheria fino al punto da costringere l'UE ad aprire una procedura di infrazione.
Orban, amico e ispiratore del governo Meloni, ma allo stesso tempo ospite ingombrante perché troppo sfacciato. Antieuropeisti in campagna elettorale e con gli alleati, ma poi a Palazzo Chigi, antieuropeisti senza dare troppo nell'occhio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

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