“Il ridimensionamento della TGR da parte della Rai mortifica l’informazione locale e viola il contratto di servizio. Invece di valorizzare le sedi regionali, si penalizza una delle testate più importanti del servizio pubblico. Esprimiamo piena solidarietà ai giornalisti della TGR, in stato di agitazione con cinque giorni di sciopero, e chiediamo che si sblocchi la Commissione di Vigilanza Rai, paralizzata dai veti della maggioranza. Il crollo degli ascolti e la crisi di testate come TGR e Rai Parlamento non possono essere ignorati. Il centrodestra sta scientemente indebolendo il servizio pubblico. Partendo dalla vertenza TGR, serve un dibattito sul futuro della Rai. A marzo la Camera esaminerà la nostra mozione per recepire il Media Freedom Act e rilanciare il ruolo della Rai, tutelando chi vi lavora” così i parlamentari del Pd componenti della commissione di vigilanza Rai
“L’allarme lanciato dall'assemblea di redazione di rai Parlamento va raccolto immediatamente dai vertici Rai. E' impensabile che alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali la carenza di organico possa condizionare il normale svolgimento di un imprescindibile servizio pubblico. Ancora più grave è la mancata risposta alla richiesta di incontro da parte del Cdr per cercare soluzioni operative. Chiediamo che i vertici Rai si adoperino con la massima tempestività affinché vengano date risposte concrete alle richieste dei giornalisti e che vengano messi nelle condizioni di poter svolgere il proprio lavoro al servizio dell'informazione pubblica dei cittadini. È molto grave che si sia arrivati a questo punto nella più assoluta inconsapevolezza del valore strategico di rai parlamento nel panorama generale del sistema informativo del Paese”. Così una nota dei componenti democratici nella commissione di vigilanza Rai.
“La maggioranza e il governo stanno bloccando la Rai per le loro divisioni interne, trascinando il servizio pubblico in uno stallo irresponsabile e senza precedenti. Mentre il Paese ha bisogno di una Rai autonoma ed efficiente, si continua a parlare solo di nomine e spartizioni, senza affrontare il vero nodo: l’assetto complessivo del sistema radiotelevisivo pubblico.
Lo scontro nella maggioranza è ormai frontale: Lega e Forza Italia attaccano duramente l’amministratore delegato, arrivando addirittura a definirlo "Re Tentenna". Un teatrino inaccettabile che paralizza il servizio pubblico e danneggia la credibilità dell’azienda.
Per il Partito Democratico, basta con questo spettacolo imbarazzante. È urgente recepire il Media Freedom Act, che impone regole chiare per garantire indipendenza e qualità all’informazione pubblica. La Rai non può restare prigioniera di logiche di potere: il servizio pubblico deve essere al servizio dei cittadini, non della politica” cosi i componenti democratici della Commissioni di vigilanza Rai.
"La clamorosa sfiducia espressa dall’83% della redazione di RaiNews24 nei confronti del direttore Paolo Petrecca certifica il fallimento della sua gestione e rende ormai indifferibile un suo passo indietro". Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai, che chiedono un intervento immediato da parte dei vertici aziendali per la sua rimozione.
"Il titolo su Delmastro è solo l’ultimo episodio di una gestione che ha compromesso la credibilità del servizio pubblico, trasformando RaiNews24 in una testata sbilanciata e non all’altezza del suo ruolo", proseguono i parlamentari dem.
"La volontà espressa dalla redazione non può essere ignorata. I vertici della Rai devono assumersi la responsabilità di questa situazione e rimuovere Petrecca, il cui mandato è già scaduto. Ogni giorno in più con lui alla guida di RaiNews24 è un danno per il pluralismo dell’informazione e per la missione del servizio pubblico".
"La Rai prenda atto della realtà e intervenga subito, restituendo a RaiNews24 una direzione autorevole e indipendente. Il servizio pubblico non può essere il megafono del governo, ma deve tornare a rappresentare tutti i cittadini", concludono i parlamentari PD.
Il Parlamento non è un passacarte di decreti governativi
“Non basta un incontro volante con qualche giornalista al margine delle trasferte internazionali, Meloni deve venire in Aula a riferire dei temi principali per l'Italia prima del vertice straordinario dei capi di Stato europei convocato giovedì prossimo”. Così la capogruppo Pd, Chiara Braga, intervenendo in Aula di Montecitorio.
“Anche ieri – ha dichiarato la presidente dem - abbiamo assistito all'utilizzo personale della Presidente Meloni del servizio pubblico televisivo, per parlare al Paese dei temi di attualità. In prima serata, dopo aver snocciolato idee confuse, Meloni ha provocato le opposizioni chiedendo in Tv cosa ne pensassero dell'invio di truppe a Kiev, senza mai aver comunicato quali siano le intenzioni del governo nelle sedi ufficiali e senza ammettere l'evidente spaccatura, a tal riguardo, all'interno del suo governo”.
“E' inammissibile che la premier si sottragga al confronto parlamentare come ha fatto e sta facendo in queste settimane” ha continuato Braga. “Il Parlamento non è il passacarte dei decreti del governo e questo concetto vorrei spiegarlo al sottosegretario Mantovano che ha dichiarato come 'sarà Palazzo Chigi a decidere gli emendamenti parlamentari prioritari, a definire i tempi e i rituali dell'Aula'. È inaccettabile che un rappresentante del governo parli in questo modo del lavoro che si svolge in Parlamento. Meloni riferisca sulla posizione dell'Italia nel dibattito di giovedì sulle scelte europee a garanzia della sicurezza dell'Ucraina”, ha concluso Braga.
“Ci troviamo di fronte al crollo degli ascolti Rai dovuto a un palinsesto non all’altezza delle sfide necessarie per il servizio pubblico. Si pone dinnanzi agli occhi di tutti il tema della visione di fondo che la Rai deve avere e che oggi non ha. La destra, invece di occuparsi di questo con forza, professionalità e determinazione, si concentra nella distribuzione di posti e prebende in nome del più bieco amichettismo”.
Così in una nota i parlamentari democratici della commissione di Vigilanza Rai.
I componenti democratici della commissione di vigilanza Rai hanno presentato un’interrogazione all’Amministratore Delegato della Rai in merito alla grave situazione in cui versa il canale all news del servizio pubblico, Rainews24.
L’iniziativa parlamentare segue la decisione dell’assemblea dei giornalisti di Rainews24 che, con un solo astenuto, ha dato mandato al Comitato di Redazione di organizzare una consultazione interna per verificare la fiducia nei confronti del Direttore Paolo Petrecca. Contestualmente, l’assemblea ha anche deliberato due giorni di sciopero per manifestare il disagio della redazione.
Uno degli elementi più preoccupanti è il drastico calo degli ascolti del canale, che ha registrato un -20% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Un dato allarmante che mette a rischio la credibilità e l’efficacia di Rainews24 nel panorama dell’informazione pubblica.
“La situazione rischia di diventare insostenibile per il servizio pubblico - si legge nell’interrogazione - con ripercussioni non solo sul piano reputazionale, ma anche sulla capacità di adempiere alla sua missione di canale all news. Per questo i parlamentari del Pd chiedono di sapere quali tempestive iniziative intenda assumere l’azienda al fine di rimuovere il Direttore Paolo Petrecca e rilanciare il canale Rainews24”.
PD, M5S, AVS, IV, Azione e +Europa presentano risoluzione unitaria in aula
I presidenti dei gruppi parlamentari e i capigruppo della Commissione di Vigilanza Rai delle opposizioni hanno presentato una risoluzione unitaria che impegna il Governo a rispettare tempestivamente le scadenze previste dall’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in vigore nel maggio 2024 e applicabile in Italia a partire dal prossimo 8 agosto 2025.
PD, M5S, AVS, IV, Azione e +Europa chiedono al Governo di "rimediare ai ritardi e porre in essere tutte le iniziative utili per la piena applicazione del Regolamento europeo, tutelando il ruolo e la funzione della RAI e la professionalità dei suoi dipendenti, superando l’attuale paralisi dell’attività parlamentare della Commissione di Vigilanza".
In Italia – proseguono i gruppi di opposizione – le criticità che si registrano nella governance della Rai, così come l’approccio ostile del Governo verso alcuni format e trasmissioni del servizio pubblico, evidenziano la necessità di una rapida applicazione delle misure contenute nell’EMFA, proprio a garanzia della funzione del servizio pubblico e del pluralismo, nonché a tutela del giornalismo d’inchiesta.
L’attuale paralisi nella designazione dei vertici dell’azienda del servizio pubblico, che si riverbera persino sull’ordinario funzionamento dell’organismo parlamentare di vigilanza – considerato che la Commissione parlamentare non si riunisce, ormai, da tre mesi – mostra quanto pesi il condizionamento partitico all’interno della Rai.
“Oggi ricorre il quinto anno della giornata nazionale degli operatori sanitari. Sull’onda della pandemia, dal 20 febbraio 2020 si ricordano gli eroi che con coraggio, abnegazione e disponibilità completa fronteggiavano la tragedia del Covid. Rinnovando il ringraziamento a tutti gli operatori sanitari è tempo che la politica si assumi precisi impegni. Oggi dobbiamo fare i conti con stipendi inadeguati, carenze organizzative, mancanza di una vera strategia nel riscrivere la sanità del futuro. Da qui la carenza di personale e l'inserimento spesso inadeguato degli operatori nel Servizio sanitario nazionale”. Così in una nota la deputata Pd, Ilenia Malavasi.
“Occorre ridare dignità a tutti gli operatori sanitari, valorizzare le retribuzioni, tutelare la sicurezza durante il lavoro, recuperare a pieno titolo il valore del lavoro nella sanità. Superare l’eccesso di frammentazione regionale, stabilire regole precise nel rapporto pubblico privato, investire in prevenzione e prossimità e coinvolgere gli operatori sanitari e le associazioni di pazienti”, conclude Malavasi.
“Ancora una volta il direttore Petrecca si distingue per una gestione discutibile delle notizie. Oggi, mentre la Procura di Roma avanzava la propria richiesta sul processo Delmastro, RaiNews 24 ha diffuso ripetutamente la notizia dell’assoluzione del sottosegretario, senza attendere la sentenza, che è attesa nel pomeriggio di oggi. Indipendentemente dall’esito, non è questo il tema, il servizio pubblico ha il dovere di garantire un’informazione rigorosa e verificata, evitando di diffondere notizie in modo precipitoso. Per questo motivo, chiederemo un’audizione in Commissione di Vigilanza RAI del direttore Paolo Petrecca, che ancora una volta dimostra un orientamento informativo che appare più vicino alla propaganda governativa che al dovere di garantire un’informazione imparziale e responsabile”. Così una nota dei componenti democratici nella commissione di vigilanza Rai.
“L'aggressività mostrata dal ministro Urso nei confronti dell'inchiesta giornalistica di Report sulla attività legislativa in materia di spazio portata avanti dal governo rafforza il legittimo sospetto di una oggettiva mancanza di trasparenza. Parliamo della gestione del cloud satellitare per la gestione di dati governativi che, secondo il servizio giornalistico di Report, vedrebbe un certo riguardo da parte del governo nei confronti della società di Elon Musk. Siamo sinceramente preoccupati per il Paese e la sua sicurezza, se la risposta di un ministro a una inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo diventa un modo per attaccare la trasmissione ed eludere ancora una volta il merito della questione. Il Pd, in sede di esame parlamentare, aveva presentato una serie di emendamenti per prediligere forme di partenariato pubblico-privato con soggetti nazionali o appartenenti prioritariamente alla Ue, proposte puntualmente bocciate. Non vorremmo che fosse un ulteriore pretesto per mortificare le professionalità della testata di Report e per condizionare l'attività del servizio pubblico. Sarebbe davvero inaccettabile”.
Così il capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
Tavolo governo-sindacati per stop ritardi
“La destra riapre di nuovo il dibattito sulla pace fiscale. Nel frattempo, c’è una pace che lo Stato deve fare immediatamente con i propri dipendenti: dare attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale 130/2023. Lo Stato non può restituire il Trattamento di fine servizio ai lavoratori del pubblico impiego 3,4,5 anni dopo e con una perdita secca del valore dei trattamenti fino a quasi 12000 euro in media. Sono soldi di chi ha lavorato e devono essere dati a chi va in pensione in tempi rapidi e con una piena rivalutazione economica. Per usare una espressione cara alla Presidente Meloni: uno stato che non mantiene i patti con i cittadini che hanno svolto un servizio pubblico è ‘tossicò’. Per queste ragioni siamo a fianco di Cgil, Uil, Cgs, Cse, Cosmed, Cida, Codirp che oggi a Roma hanno rilanciato la necessità di una soluzione normativa immediata. Chiediamo che si proceda rapidamente alla convocazione di un tavolo con le parti sociali per mettere fine a questa situazione scandalosa che si trascina da 15 anni e si approvino le proposte di legge che già sono depositate in Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Tana libera tutti: sul commercio di armi niente più trasparenza, niente più garanzie, niente più rispetto dei diritti umani. La riforma della legge 185 che regola, appunto, il commercio di armi proposta dalla maggioranza, è un favore alle lobby e alle banche.
La 185 è una legge ottima, che mette il commercio di armi al servizio di una politica estera che tenga al centro la pace e la tutela dei diritti umani. Stabilisce, infatti, che non si possono vendere armamenti a paesi che li violano e a paesi coinvolti in guerre che contrastano con la carta dell'Onu. Ma la modifica voluta dalla destra elimina di fatto questo paletto etico fondamentale aprendo ad un mercato selvaggio e senza controllo.
Una legge nata grazie all'impegno del pacifismo, delle associazioni e Ong laiche e cattoliche che da sempre si occupano di questo, e che attraverso la riforma voluta dalla destra si vedrebbero totalmente escluse. Ong e associazioni non potranno più infatti segnalare i paesi colpiti da conflitti e quelli che violano i diritti umani a cui non vendere armi che sarebbero usate proprio per queste violazioni. Così come la riforma non prevede alcun riferimento ai principi del Trattato sul commercio delle armi. Un mercato selvaggio, dicevo, e senza trasparenza. Se adesso, infatti, è pubblico l'elenco delle banche che investono in armi, con la riforma non lo sarebbe più impedendo alle persone di sapere a chi affidano i propri risparmi.
In più, ma non meno importante, la proposta di modifica della destra sminuisce il ruolo del Ministero degli Esteri, slegando la vendita di armi alla politica estera.
Per queste ragioni, in commissione Esteri e Difesa, ci stiamo opponendo, proponendo emendamenti che tutelino la natura della 185 considerata una legge di avanguardia che ha fatto scuola in tutta Europa e di cui in questi tempi ispirati ai rapporti di forza, abbiamo bisogno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Introdurre una nuova figura di intermediazione tra direttore e vicedirettore non ha alcun senso. Inaccettabile che la maggioranza non venga in Commissione”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, in una intervista a Repubblica.it.
“Partiamo da un presupposto: mentre l'Europa ha realizzato il Freedom Act che dà più spazi di libertà al servizio pubblico, qui la tv di Stato appare la gazzetta ufficiale del governo, è un atteggiamento da democratura più che democrazia. E questo nuovo provvedimento è di natura liberticida. Solo che ora, dopo il fallimento in termini di ascolti e reputazione di tele-Meloni, se entro agosto non applicheremo il Freedom Act arriverà l'infrazione e il conto lo pagheranno gli italiani”, ha aggiunto Graziano.
“Intanto è inaccettabile che la maggioranza si sia ritirata a Colle Oppio e non venga in Vigilanza bloccando la Commissione deputata al controllo del servizio pubblico, questo perché non ha i numeri e vuole imporre a tutti i costi un nome. Il tema è di metodo e non personale ovviamente e anche qui si vede la loro idea di reprimere pluralismo e spazi di libertà. Comunque ribadiamo con chiarezza e fermezza che se ci avessero ascoltato, a quest'ora la riforma l'avremmo fatta. Invece si sono persi quattro mesi. Dicemmo subito: prima la riforma, poi la governance. Ma il punto è che a destra non si ha nessuna voglia di dare più informazione e pluralismo. FdI persegue l'occupazione, la Lega vorrebbe la privatizzazione, FI è interessata a tutelare la quota di mercato pubblicitario di Mediaset. Quindi eccoci bloccati. Siamo stati facili profeti nel prevedere quest'esito”, ha proseguito il capogruppo dem.
“Guardiamo ai fatti. Noi abbiamo fatto uno studio preciso per dimostrare come Mediaset sorpassi Rai tutto l'anno nel '24, e per la prima volta dopo oltre 35 anni non è solo un duopolio ma un quadripolio, con La7 e Discovery. Immagini un po’ che oggi anche uno dei più grandi eventi sportivi, gli Australian Open di Sinner, l’abbiamo dovuta vedere su 9 e la Rai forse manco si è posto il tema. Si è polverizzato il palinsesto; la questione del sostegno economico ha un approccio sbagliato, diviso com'è tra fiscalità generale e canone, tema che priva una strategia complessiva, non a caso non c'è un disegno di vera trasformazione della Rai; l'indebitamento è di 600 milioni. In sostanza non c'è una visione della Rai del futuro e per questo siamo anche preoccupati per la sorte dei 12 mila dipendenti del servizio pubblico e degli italiani che pagano il canone”, ha concluso Graziano.
In questi anni il Pd ha evidenziato le insopportabili forzature e le illegittimità che il governo ha sulle procedure relative al ponte dello Stretto. A partire da quella dell'aggiudicatario, avete scelto in violazione di tutte le procedure, il contraente, che aveva perso il giudizio di primo grado e avete stabilito un importo superiore a ben 5 volte il costo originario dell'opera. A nessun cittadino verrebbe consentito di costruire un'immobile su una faglia attiva e men che mai esitare un progetto con 62 prescrizioni di carattere ambientale”. Così il deputato dem Anthony Barbagallo in replica al ministro Pichetto Fratin nel Question Time alla Camera.
“Andava fatta la VAS (valutazione ambientale strategica) – continua il capogruppo Pd in Commissione Trasporti - e una nuova VIA (valutazione impatto ambientale) non integrativa a quella abbondantemente scaduta. E invece in continua violazione delle norme comunitarie scegliete sempre scorciatoie che vi porteranno a sbattere contro una pronuncia della Corte di Giustizia europea”. “Mentre questo governo continua a promettere di realizzare il ponte, i siciliani, in questo momento, non hanno neanche un treno che colleghi Palermo a Catania e gli studenti non hanno neanche un servizio di trasporto pubblico locale che li faccia arrivare puntuali a scuola. Il progetto del ponte non potrà essere approvato senza il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici e senza la verifica di ottemperanza attenta e minuziosa delle 62 prescrizioni della commissione VIA”, conclude Barbagallo.