"Mi complimento con il governo per due record: 124 decreti legge e 117 fiducie. Voi pensate che questo sia il modo di governare l'Italia? Io penso proprio di no. Questo provvedimento è stato discusso alla Camera un'ora in commissione e un paio di giorni in Aula. Non è così che si legifera in un Paese serio. In questo decreto c'è un aspetto inquietante: c'è un commissario per tutto. Si arriva persino al commissario per un faro sul lago di Como. E ora volete istituire un supercommissario di RFI, che accentra tutto al ministero delle Infrastrutture di Salvini, ignorando Regioni ed Enti locali. È il segnale che quanto fatto finora non ha funzionato. Il Partito Democratico proporrà di tornare a una sana ordinarietà: le Regioni e le società devono tornare ad avere una funzione gestionale piena". Lo ha detto in Aula alla Camera Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, annunciando il voto contrario sul decreto commissari straordinari e concessioni.
"Sul Ponte: 2,7 miliardi sottratti dal capitolo infrastrutture e trasferiti nel patrimonio di Cassa Depositi e Prestiti, senza che si sappia esattamente cosa ci farete. E soprattutto il Ponte è di fatto morto – ha aggiunto l’esponente dem - non esiste oggi nessun atto che ne confermi la continuazione dell'iter. Sbloccate quei 13 miliardi e dateli al Sud: infrastrutture idriche, edilizia, dissesto idrogeologico. Non teneteli bloccati. Sui balneari siamo a una disfatta totale. Avete promesso di andare in Europa a cambiare le regole, non ci siete riusciti perché era giusto così: le gare vanno fatte, e vanno fatte bene. Invece in questo decreto mettete in campo tre assurdità: il rilancio al rialzo del canone, che favorisce solo le grandi aziende; il mancato riconoscimento delle reti di imprese e dei consorzi che hanno investito per anni sulla tutela costiera e il salvamento; e un sistema di indennizzi insufficiente, che dovrebbe invece essere strutturale e garantito anche per i futuri imprenditori. Avete preso in giro le imprese balneari per troppo tempo".
"Infine – ha concluso Simiani - il gassificatore di Piombino: nessuna compensazione a un'area degradata che ha bisogno di lavoro e di risposte ambientali, e che punta su un'infrastruttura che l'Europa ha già smesso di finanziare. E poi ci sono gli ordini del giorno: parrocchie, investimenti locali, sicurezza urbana. Il Parlamento fa le leggi, non le mance, per questo voteremo contro".
Cinque lavoratori non hanno perso la vita a causa di un sistema che ancora oggi tratta la sicurezza come un costo da contenere, anziché come un diritto fondamentale da garantire. La relazione conclusiva approvata all’unanimità dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro rappresenta un passaggio importante di verità e responsabilità.
Un ringraziamento va a Giovanna Iacono, relatrice del documento, e a Chiara Gribaudo, Presidente della Commissione, per il lavoro rigoroso. Dalla relazione emerge con chiarezza un dato che non può essere ignorato: quelle morti erano evitabili. Omissioni, gravi carenze nei sistemi di prevenzione, una formazione spesso ridotta a mero adempimento formale e, soprattutto, una filiera di appalti e subappalti che finisce per frammentare le responsabilità e scaricare i rischi sui lavoratori più esposti, in particolare negli ambienti confinati.Il voto unanime della Commissione non rappresenta un punto di arrivo, ma l’assunzione di una responsabilità politica precisa. È un impegno nei confronti delle famiglie delle vittime, che chiedono giustizia, e verso tutti coloro che ogni giorno lavorano in condizioni che devono essere rese sicure.
È necessario intervenire con determinazione sul sistema dei subappalti, rafforzare i controlli e affermare con chiarezza che la tutela della vita e della dignità del lavoro non può essere subordinata a logiche di profitto.
“Epifanio Alsazia, Giuseppe Miraglia, Roberto Raneri, Ignazio Giordano e Giuseppe La Barbera sono i cinque lavoratori morti due anni fa nella strage di Casteldaccia. Oggi ne onoriamo la memoria approvando la relazione della Commissione, nonostante fino a ieri non ci fosse un accordo tra le forze politiche”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’Inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che oggi approverà la relazione su Casteldaccia.
“L’accordo è stato raggiunto non con facilità e anche per questo ringrazio davvero per lo sforzo le forze politiche perché insieme scriviamo una pagina di buona politica, come ci chiede il Presidente Mattarella sui temi come la sicurezza sul lavoro, su cui non devono esserci bandiere politiche perché si deve operare per raggiungere il miglior risultato possibile - prosegue la deputata dem - Con questa relazione trasformiamo il monito che proviene da Casteldaccia in un’occasione concreta di cambiamento”.
“Chiediamo, soprattutto, di rendere effettivamente esigibili le responsabilità lungo tutta la catena produttiva, di presidiare in modo continuativo i contesti a più elevato rischio con una particolare attenzione agli spazi confinati e di investire sulla formazione e sull’addestramento reale dei lavoratori e delle lavoratrici. C’è infine una mancanza di ispettori, su tutto il territorio italiano e nel caso specifico in Sicilia, con appena 69 ispettori Inps e Inail, di cui 34 operativi a fronte di 400mila imprese. Occorre uno sforzo in più da parte della Regione. Solo così ricordare quei cinque lavoratori diventerà anche azione concreta” conclude Gribaudo.
La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro ha approvato oggi la relazione conclusiva – frutto di audizioni, sopralluoghi e analisi tecniche approfondite - su una delle tragedie più gravi degli ultimi anni, costata la vita a cinque lavoratori.
“A due anni da quella tragedia – dichiara la relatrice Giovanna Iacono – approvare oggi questa relazione significa dire con chiarezza che quelle morti erano evitabili. Questo lavoro non serve solo a ricostruire cosa è accaduto, ma a indicare cosa deve cambiare. Perché continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile.”
“Quella di Casteldaccia non è stata una fatalità. È stata il risultato di omissioni, carenze, controlli insufficienti e una gestione degli appalti che troppo spesso scarica il rischio sugli ultimi.”
“Dalla relazione emerge un quadro netto: sicurezza troppo spesso considerata un costo e non un diritto; formazione ridotta a mero adempimento formale; controlli insufficienti rispetto alla realtà produttiva; catene di appalti e subappalti che frammentano le responsabilità e aumentano i rischi; carenza di conoscenze e consapevolezza del rischio del lavoro negli ambienti confinati.”
“Non possiamo più accettare – prosegue Iacono – che le responsabilità si disperdano lungo la filiera degli appalti. La sicurezza deve essere una responsabilità piena e condivisa, a ogni livello. Servono più controlli, più trasparenza e più investimenti in formazione e prevenzione. Per questo l’approvazione di oggi non può essere considerata un punto di arrivo, ma un punto di partenza. Serve un cambio di passo immediato: rafforzare i controlli, investire in tecnologie di prevenzione, rendere trasparenti i dati sugli infortuni, responsabilizzare tutta la filiera degli appalti.”
“Ma, soprattutto, serve una scelta politica chiara: mettere la sicurezza sul lavoro al centro. Alle famiglie delle vittime non basta il ricordo. Serve giustizia, e serve che tragedie come quella di Casteldaccia non si ripetano più.”
“Il 4 maggio 1954 a Ribolla si consumò una delle più gravi tragedie del lavoro in Italia: 43 minatori persero la vita a causa di un’esplosione di grisou nelle gallerie della miniera. Un evento che ha segnato profondamente la Maremma e l’intero paese, diventando simbolo delle condizioni di lavoro di quegli anni e della necessità di garantire sicurezza e dignità a ogni lavoratore. Ricordare oggi quella tragedia significa mantenere viva la memoria e ribadire un principio non negoziabile: il lavoro deve essere sempre sicuro": è quanto dichiara il deputato Dem Marco Simiani oggi, lunedì maggio, a margine delle celebrazioni svolte nella frazione di Roccastrada, in provincia di Grosseto.
“Come ha ricordato giustamente il collega Pd Toni Ricciardi, nel corso delle celebrazioni odierne, il modo più giusto per onorare le vittime di Ribolla è trasformare il ricordo in impegno concreto. Le morti sul lavoro restano una ferita aperta e impongono alle istituzioni e alle imprese responsabilità e azioni continue. Serve rafforzare prevenzione, controlli e cultura della sicurezza. Ringrazio il deputato Pd Toni Ricciardi per il suo intervento": conclude.
“Il mare è una dimensione strategica per il Paese, ma il provvedimento in esame dimostra ancora una volta l’inadeguatezza del Governo di costruire una politica organica del mare.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo contenitore eterogeneo, una somma di norme senza un filo conduttore, con una distanza evidente tra l’ambizione del titolo e la debolezza degli strumenti messi in campo.
Senza una tutela forte e chiara degli ecosistemi marini, parlare di valorizzazione è fuori luogo.
Ma il punto più grave è il lavoro, ancora una volta relegato sullo sfondo. A parte gli interventi sulla pesca che condividiamo nonostante siano con risorse non adeguate, si parla di economia del mare ignorando le condizioni concrete di chi lavora nei porti e nella logistica. Nessuna strategia sulla qualità del lavoro, sulla sicurezza, sulla formazione, sulla stabilità occupazionale.
Sul lavoro portuale, in particolare, il silenzio è assordante: nessun riconoscimento della sua natura usurante, nessuna risposta per migliaia di lavoratori che attendono lo sblocco del fondo per l’esodo anticipato, nessuna attenzione a condizioni operative gravose e rischiose. È una rimozione politica, non una dimenticanza.
Limitato anche il coinvolgimento dei territori e troppo deboli le misure dedicate alle isole minori.
Il mare non può essere affrontato con interventi frammentati: serve una politica pubblica integrata, con visione, coerenza e risorse adeguate. Politica di sistema che non si trova in questo provvedimento e per questo ci siamo astenuti“. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, annunciando l’astensione del Pd sul provvedimento.
Questa mattina ho partecipato, nella Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, al ricordo di Octay Stroici, l'operaio 66enne rimasto tutto il giorno sotto le macerie della Torre dei Conti e morto dopo ore di agonia nel crollo che ha sconvolto Roma a novembre dell‘anno scorso“.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d‘inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che questa mattina alle 8 ha preso parte, presso l’area antistante la Torre dei Conti a Roma, alla commemorazione organizzata da Fillea Cgil.
”L‘ho fatto non solo per dovere istituzionale, ma anche perché non è ancora stata fatta luce sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza in quel cantiere che doveva restituire al mondo un bene architettonico unico e invece ha aperto una ferita profonda nel Paese - prosegue la deputata - Come Commissione e come personalità politiche dobbiamo rendere più facile il dare risposte di giustizia a chi rimane e non solo mostrare cordoglio quando avvengono le tragedie“.
”Insieme a noi c‘erano la figlia di Octay e i suoi familiari che con grande dignità hanno portato testimonianza diretta del dolore e della perdita subita. Anche per questo ho voluto sottolineare come è importante istituire il gratuito patrocinio per le vittime sui luoghi di lavoro e una procura speciale per fare in modo che si arrivi alla certezza di quella giustizia che meritano le persone che rimangono senza i loro familiari “ conclude Gribaudo.
“Quattordici patenti revocate e sei sospese: sarebbe questo il risultato, nel 2025 dell’organo di vigilanza nelle ispezioni sui luoghi di lavoro. Un numero irrisorio rispetto ai dati terrificanti che vediamo ogni giorno sulle morti e gli incidenti sul lavoro. Un fallimento annunciato”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sul report dell’ispettorato del lavoro sulla patente a crediti.
“Quante aziende, delle 400.000 che hanno richiesto la patente, sono state controllate rispetto allo specifico tema di quanto dichiarato? - prosegue la deputata dem - Perché i numeri non tornano e lo strumento, che avrebbe potuto essere realmente utile per la sicurezza dei luoghi di lavoro, evidentemente continua a non funzionare”.
“Avevo fatto un’interrogazione alla ministra Calderone per avere i dati precisi di spese e risultati ottenuti, visto che non risultano pubblicamente disponibili informazioni dettagliate sui costi sostenuti per la realizzazione e la gestione della piattaforma digitale della patente a crediti. La risposta era stata un milione di euro: considerati i risultati, uno spreco. Auspico che dopo questi dati, il Governo inizi ad ascoltare il Parlamento e i correttivi che avevamo suggerito, altrimenti continueranno ad ottenere risultati fallimentari, non solo sulla patente a punti” conclude Gribaudo.
"La cosa che trovo veramente incredibile è che, una volta verificato e certificato che l'articolo 30-bis, della apologia di infedele patrocinio, come è stata definita da alcuni, presenta elementi di anticostituzionalità, tanto che lo stesso governo vuole correggerlo, si scelga di farlo con un nuovo decreto-legge anziché permettere alla Camera di svolgere il suo lavoro. Si sta decidendo deliberatamente di non consentire al Parlamento di intervenire nel merito, e questo è inaccettabile". Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo PD, intervenendo in dichiarazione di voto sul complesso degli ordini del giorno al decreto Sicurezza.
"È una forzatura dietro l'altra: in Commissione – aggiunge l’esponente dem - abbiamo avuto un solo giorno e abbiamo lasciato sul campo 701 votazioni. In Aula, venti colleghi non sono potuti intervenire in discussione generale e 130 ordini del giorno non sono stati discussi. Eppure i nostri ordini del giorno sono stati costruttivi: abbiamo chiesto di andare oltre sulla sicurezza nel trasporto ferroviario e pubblico locale, raccogliendo le richieste dei lavoratori. Questo lavoro parlamentare voi lo state negando. I numeri parlano chiaro: dal 2022 al 2025 la Polizia di Stato ha perso 2.000 effettivi. Non si può continuare a fare finta che ci siano più risorse e più personale”.
“E intanto – conclude Casu - avete bocciato i nostri emendamenti per lo scorrimento integrale della graduatoria di 2.700 vice ispettori già idonei, con graduatoria vigente fino all'aprile 2027, appellandovi alla mancanza di coperture. Le stesse coperture che trovate per bandire nuovi concorsi. Le risorse servono a pagare i concorsi o a pagare gli agenti? Si agisce sempre sulla repressione, che non funziona, e mai sulla prevenzione, che serve. Avete perso l'ennesima occasione, ma noi continueremo a opporci con tutte le nostre forze".
"La relazione presentata da ANAC offre indicazioni preziose e richiama l’attenzione su un dato rilevante: il forte ricorso agli affidamenti diretti, come evidenziato anche dal presidente Giuseppe Busia, è una tendenza che va osservata con attenzione, perché trasparenza e confronto competitivo restano elementi essenziali per assicurare qualità, efficienza e un corretto utilizzo delle risorse pubbliche": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera Marco Simiani a margine dell'evento svolto oggi a Montecitorio.
"Allo stesso tempo il tema degli appalti è strettamente legato anche alla sicurezza sul lavoro, che deve rimanere una priorità assoluta. Rafforzare i controlli, investire nella digitalizzazione dei cantieri e garantire procedure chiare significa non solo migliorare la spesa pubblica, ma anche tutelare concretamente lavoratrici e lavoratori. È su questo equilibrio tra semplificazione, trasparenza e sicurezza che dobbiamo continuare a lavorare".
“Sotto la maschera della semplificazione burocratica, il governo sta dando vita a una figura ibrida e pericolosa: il mandatario d'affari del rimpatrio. Non chiamateli legali, chiamateli intermediari di partenze”.
Così la deputata del Pd, Francesca Viggiano, sul comma 3 bis all’articolo 30-bis, che garantisce compensi a chiunque, munito di semplice mandato, accompagni uno straniero verso il rimpatrio.
“Il testo - aggiunge - è un capolavoro di ambiguità calcolata. Evita accuratamente le parole ‘avvocato’ o ‘difensore’ per sdoganare la figura del generico ‘rappresentante legale munito di mandato’. Questo significa che chiunque, senza titoli o iscrizione ad albi e senza alcun vincolo deontologico, potrà operare come un vero e proprio agente di rimpatrio. Si apre il mercato a società private, operatori opachi e figure para-professionali che non rispondono a nessun codice etico, ma solo alla logica del profitto. Il punto di caduta politica è gravissimo: il compenso è legato all’esito, in barba a secoli di cultura giuridica. Non ci sarà più assistenza, ma persuasione. È la fine della garanzia giuridica. Un avvocato che tradisce il mandato risponde davanti alla legge e all’Ordine. Un mandatario qualunque - conclude - risponde solo al suo portafoglio: non lo permetteremo”.
Abbiamo chiesto e ottenuto la sospensione dell’esame dell’emendamento sull’avvocatura in attesa dell’esito dell’incontro in corso tra Governo e Quirinale”. Lo riferisce il Partito Democratico nel corso dei lavori in Commissione a Montecitorio, su richiesta della capogruppo Chiara Braga.
I dem denunciano un iter “compresso e forzato”, con il provvedimento “trattenuto a lungo al Senato” e l’approvazione di norme ritenute “palesemente sbagliate e incostituzionali”.
Sul nodo avvocatura, il Pd sottolinea che il Parlamento “non può lavorare alla cieca” su una disposizione ancora oggetto di interlocuzioni istituzionali.
Per i democratici, proseguire senza chiarimenti avrebbe rischiato di trasformare il lavoro parlamentare in una “farsa”, in assenza di elementi certi sugli sviluppi del confronto al Colle.
“Registriamo - ha concluso Braga - che la maggioranza è allo sbando”.
Lettera al Presidente per convocare commissioni.
E’ in corso un tentativo da parte della maggioranza di indebolimento del procedimento legislativo che sempre più rischia di compromettere la capacità dell’Assemblea di deliberare in modo pienamente informato, anche su aspetti sensibili come diritti fondamentali e profili costituzionali.
È quanto denuncia una lettera al Presidente Fontana contro la decisione di non convocare le commissioni per i pareri sul Decreto Sicurezza inviata da Chiara Braga e Luana Zanella, capigruppo del Pd e di Avs alla Camera dei Deputati.
Di seguito il testo della lettera.
Egregio Presidente, Roma, 20 aprile 2026 Al Presidente della Camera dei deputati On. Lorenzo FONTANA SEDE con la presente si intende sottoporre alla Sua attenzione una questione di particolare rilievo concernente le modalità di esame del disegno di legge A.C. 2886, recante la conversione del decreto-legge in materia di sicurezza. Come è noto, il corretto svolgimento del procedimento legislativo, anche con riferimento ai disegni di legge di conversione dei decreti-legge, presuppone il pieno coinvolgimento delle Commissioni parlamentari competenti, sia in sede referente sia in sede consultiva, al fine di garantire una valutazione approfondita, sistematica e tecnicamente adeguata dei contenuti normativi. Nel caso di specie, il provvedimento è stato assegnato in sede consultiva alle Commissioni III (Affari esteri), IV (Difesa), V Bilancio e Tesoro), VI (Finanze), ai sensi dell'articolo 73, comma 1-bis, del Regolamento, per gli aspetti attinenti alla materia tributaria, VII (Cultura), IX (Trasporti), XI (Lavoro), XII (Affari sociali), XIV (Politiche dell'Unione europea). Tuttavia, allo stato, risultano convocate per l'espressione del prescritto parere unicamente le Commissioni III (Affari esteri) e V (Bilancio e Tesoro), mentre le ulteriori Commissioni assegnatarie non risultano poste nelle condizioni di esercitare le proprie prerogative. È ben noto come nella prassi parlamentare non manchino precedenti di provvedimenti pervenuti all'esame dell'Assemblea in assenza dei pareri delle Commissioni in sede consultiva. Tuttavia, nel caso in esame, tale circostanza si inserisce in un quadro procedurale già compromesso, alla luce delle modalità con cui il decreto-legge è stato esaminato nel precedente ramo del Parlamento e della inaccettabile ristrettezza dei tempi disponibili presso la Camera. In tale contesto, la mancata attivazione della sede consultiva determinerebbe un ulteriore vulnus al corretto procedimento legislativo, incidendo in modo rilevante sulla pienezza del coinvolgimento delle Commissioni competenti, sulla qualità complessiva dell'istruttoria parlamentare e sulla possibilità per l'Assemblea di deliberare su un testo adeguatamente istruito sotto tutti i profili rilevanti, inclusi quelli costituzionali, ordinamentali, finanziari e di tutela dei diritti fondamentali. Alla luce di quanto sopra esposto, si chiede pertanto che la Presidenza voglia valutare l'opportunità di assumere le necessarie iniziative affinché tutte le Commissioni competenti in sede consultiva siano tempestivamente convocate e possano esprimere i rispettivi pareri sul disegno di legge A.C. 2886, in coerenza con le finalità di garanzia e di qualità della legislazione sottese al sistema delineato dal Regolamento della Camera. Confidando nella Sua attenzione al rispetto delle prerogative parlamentari e delle garanzie procedurali, si porgono distinti saluti.
Chiara Braga, Luana Zanella
"Nutriamo grande apprensione per il destino del cittadino di origine indiana, in fin di vita, all’ospedale Ruggi di Salerno abbandonato davanti al pronto soccorso del nosocomio in fin di vita. Al momento non sappiamo quale sia la sua identità: è noto soltanto che è stato esposto ad agenti chimici pericolosi e che entrambi gli arti inferiori sono in cancrena. Abbiamo fiducia nella celerità con cui la magistratura interverrà nelle indagini. Chiediamo a tutti collaborazione: c’è una enorme emergenza che riguarda lo sfruttamento nei campi e in altri settori dove la manodopera di origine straniera viene usata come carne da macello. Non staremo zitti: mentre loro fanno decreti sicurezza per lucrare sulle paure delle persone, noi chiediamo una legislazione che garantisca canali legali di ingresso nel nostro paese e sanzioni severe per chi in nome del profitto continua a tollerare condizioni disumane di lavoro". Lo dichiara il deputato e Capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.