"Le parole del procuratore Tescaroli sono la conferma di quanto purtroppo denunciamo da mesi: il governo Meloni ha abbandonato Prato. Cinque mesi fa, in occasione della visita del ministro Piantedosi per il Comitato nazionale sulla sicurezza, ponemmo dieci domande precise sulle carenze di organico nelle forze dell'ordine, in Tribunale, in Procura, all'Ispettorato del Lavoro. Non abbiamo ricevuto risposte, solo promesse. Oggi il procuratore capo certifica quello che temevamo: da agosto non è arrivato nulla. Zero rinforzi. Zero incrementi negli organi investigativi. Nulla di nulla. Tescaroli descrive una situazione emergenziale dove la Procura, per mancanza di personale, è costretta a selezionare quali indagini svolgere. È una situazione inaccettabile. Alla vigilia della visita, anzi, della passerella di Piantedosi a Prato, chiedemmo un piano serio con numeri e tempi certificati. Non lo abbiamo mai visto. La deputata Mazzetti allora parlò di enfasi mediatica, ma oggi i fatti le danno torto. Non sono i giornali a inventare i pacchi bomba o le sparatorie. In più occasioni avevamo chiesto al ministro di venire in parlamento per riferire su Prato e sulle infiltrazioni criminali che rischiano di danneggiare pesantemente il distretto. La risposta sono stati solo silenzi imbarazzati. Ora basta, è venuto il momento che il titolare del Viminale venga in aula per dire con chiarezza cosa intende fare per Prato. Servono risposte immediate: quanti agenti, quanti ispettori, quali risorse, con quali tempi. La sicurezza dei cittadini pratesi non può più attendere".
Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.
"Le parole del procuratore Tescaroli sono la conferma di quanto purtroppo denunciamo da mesi: il governo Meloni ha abbandonato Prato. Cinque mesi fa, in occasione della visita del ministro Piantedosi per il Comitato nazionale sulla sicurezza, ponemmo dieci domande precise sulle carenze di organico nelle forze dell'ordine, in Tribunale, in Procura, all'Ispettorato del Lavoro. Non abbiamo ricevuto risposte, solo promesse. Oggi il procuratore capo certifica quello che temevamo: da agosto non è arrivato nulla. Zero rinforzi. Zero incrementi negli organi investigativi. Nulla di nulla. Tescaroli descrive una situazione emergenziale dove la Procura, per mancanza di personale, è costretta a selezionare quali indagini svolgere. È una situazione inaccettabile. Alla vigilia della visita, anzi, della passerella di Piantedosi a Prato, chiedemmo un piano serio con numeri e tempi certificati. Non lo abbiamo mai visto. La deputata Mazzetti allora parlò di enfasi mediatica, ma oggi i fatti le danno torto. Non sono i giornali a inventare i pacchi bomba o le sparatorie. In più occasioni avevamo chiesto al ministro di venire in parlamento per riferire su Prato e sulle infiltrazioni criminali che rischiano di danneggiare pesantemente il distretto. La risposta sono stati solo silenzi imbarazzati. Ora basta, è venuto il momento che il titolare del Viminale venga in aula per dire con chiarezza cosa intende fare per Prato. Servono risposte immediate: quanti agenti, quanti ispettori, quali risorse, con quali tempi. La sicurezza dei cittadini pratesi non può più attendere".
Così Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.
“Questa mattina un operaio è morto all’Ex Ilva di Taranto: il 2026 è appena iniziato e le morti sul lavoro non si arrestano, dopo un 2025 che è stato una strage”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia.
“L’anno scorso si contano almeno 1450 morti sui luoghi di lavoro secondo l’Osservatorio di Bologna e il 2026 parte senza cambiare direzione - prosegue la deputata dem - Aspetto che per questo ennesimo decesso si svolgano le dovute indagini ed esprimo le mie condoglianze ai famigliari della vittima, appoggiando lo sciopero indetto dai sindacati, ma non basta”.
“Invito quindi il Governo ad accelerare i tempi per mettere in pratica, con i decreti, le poche e insufficienti novità del Decreto Sicurezza sul Lavoro e a discutere insieme, in Parlamento e nelle sedi opportune, per un vero cambio di passo su un tema che, come giustamente detto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, necessita di un superamento delle divisioni politiche e di un lavoro bipartisan. Solo così potremo invertire la tendenza e rendere il 2026 un anno più sicuro” conclude Gribaudo.
Oggi in conferenza stampa la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto il solito gioco delle tre carte parlando della Sicurezza. Ha nascosto la diminuzione degli organici delle forze dell'ordine, si è ben guardata dal dire che il nuovo contratto non ha coperto nemmeno l'inazione e che in Legge di Bilancio hanno addirittura aumentato l'età pensionabile di poliziotti e carabinieri.
È l’ennesima dimostrazione che il governo cerca di coprire il proprio fallimento sulle politiche della sicurezza con slogan e propaganda, invece di intervenire concretamente.
“Parola d’ordine: propaganda, propaganda e ancora propaganda”, commenta Matteo Mauri. La verità è che gli agenti continuano a lavorare in condizioni difficili, senza aumenti di stipendio, con organici sotto soglia e con l’età pensionabile aumentata. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, a fine 2025 gli organici della Polizia di Stato si sono ulteriormente ridotti di 1.500 unità, segnando un sottorganico di quasi 13.000 agenti: un minimo storico inaccettabile.
Meloni mente anche sulle interpretazioni dei dati: non solo il governo non ha fatto assunzioni straordinarie, ma non è nemmeno riuscito a coprire il turn-over dei poliziotti andati in pensione. Mentre usa i fatti di cronaca in modo spudorato per attaccare la magistratura, dimentica completamente quelli che dimostrano il fallimento del suo governo nella sicurezza.
Il governo ha sistematicamente risposto “no” sia all’aumento degli organici sia a trattamenti migliorativi per chi garantisce la sicurezza dei cittadini, anche nell’ultima legge di bilancio. Qui si vede tutta la distanza tra propaganda e realtà.
A farne le spese sono sempre le persone più fragili o più esposte, e gli agenti che ogni giorno presidiano il territorio con responsabilità immense. “Il ministro dell’Interno prova a dire il contrario via social, ma la realtà è questa”, conclude Mauri. “Il gioco delle tre carte della Presidente Meloni non cambia i fatti: il governo non sta garantendo la sicurezza degli italiani e una qualità del lavoro adeguata alle Forze dell'Ordine”.
“Una misura al ribasso, senza visione, con gravissime dimenticanze come le pensioni e la questione salariale che non sono pervenute: pagheremo questa Manovra per i prossimi anni e a rimetterci di più saranno le fasce su cui invece dovremmo investire, i giovani”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sulla Legge di Bilancio in approvazione alla Camera.
“Non c’è nulla per combattere il lavoro povero, di cui questo Governo si ostina così duramente a negare l’esistenza - prosegue la deputata dem - Non basta mettere sotto il tappeto i problemi e fare finta che non ci siano, come è stato fatto con il Decreto Sicurezza sul lavoro: questo Paese si meritava infinitamente di più, e sicuramente non l’aumento della pressione fiscale che, tra fiscal drag, imposte e accise, rende inutile il micro intervento sui redditi medi”.
“Ancora una volta a destra dimostrano tutta la loro mediocrità, mascherata da buon senso e voler tenere in ordine i conti. Volevano salvare la faccia, si mostrano per quello che sono: interessati solamente ad arrivare alla fine del mandato, senza pensare ai reali problemi degli italiani” conclude Gribaudo.
"Siamo contari alla impostazione complessiva della legge di bilancio. Che non sostiene lo sviluppo e non investe sul lavoro e sull'equità sociale. Per quanto riguarda le spese della difesa riteniamo si debba investire sulla sicurezza del Paese e sulle nostre forze armate, impegnate peraltro in tante missioni di pace. Siamo però nettamente contrari ad una corsa incontrollata al riarmo, che vedrebbe il nostro Paese ed i singoli Stati europei subalterni alle priorità della Amministrazione Trump. La strada deve essere un' altra: quella di una politica comune di difesa europea, che davvero garantisca la sicurezza e l'autonomia dell'Europa".
Così Andrea De Maria, deputato PD, intervenendo in dichiarazione di voto in Commissione Difesa alla Camera.
“Lo spettacolo è indecoroso. Non si è mai visto, da quello che dovrebbe essere il governo più stabile e coeso della storia della Repubblica per giunta, che al 20 dicembre non ci sia ancora un testo su cui discutere”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su SkyTg24 sulla Legge di Bilancio.
“La Maggioranza ha solo prodotto caos, un gran pasticcio - ha proseguito la deputata dem - Hanno mandato al Senato la Manovra e il Decreto Sicurezza sul lavoro insieme, rendendo impossibile modificare quest’ultimo perché il Mef era impegnato sulla legge di bilancio”.
“Il risultato è stato che hanno approvato un Decreto Sicurezza sul lavoro senza che ci sia stata una reale discussione e senza alcuna modifica, nonostante le nostre proposte, rendendolo inutile perché rimanda solo i problemi su un tema fondamentale. Nel frattempo riscrivono continuamente la Manovra, litigando nella notte, proponendo emendamenti e maxiemendamenti che poi vengono rimandati. La crisi è evidente” ha concluso Gribaudo.
“Di fronte all’aumento delle morti, degli infortuni e delle malattie professionali, la sicurezza sul lavoro non può essere ridotta a un esercizio retorico. Servono atti politici chiari e scelte strutturali”. Lo dichiarano le deputate del Partito Democratico Valentina Ghio e Ouidad Bakkali, presentando l’atto di indirizzo sul decreto sicurezza in discussione alla Camera. “Il lavoro portuale è oggettivamente un lavoro usurante – affermano Ghio e Bakkali – per le condizioni in cui si svolge: turni notturni, lavoro in quota, esposizione a condizioni climatiche estreme, ritmi pressanti e rischi elevati. Continuare a negarne il riconoscimento previdenziale significa voltare le spalle a migliaia di lavoratori e lavoratrici”. Con l’atto di indirizzo, le deputate impegnano il Governo a riconoscere le prestazioni portuali come attività usuranti e a sbloccare immediatamente il fondo per l’anticipo del pensionamento, per il quale da anni vengono accantonate risorse senza alcuna attuazione concreta. “È una scelta di giustizia sociale – spiegano – e una condizione indispensabile per garantire sicurezza, salute e ricambio generazionale nei porti. È paradossale – proseguono – che mentre il Governo annuncia per lunedì 22 dicembre l’approvazione in Consiglio dei ministri di una riforma dei porti, attesa da oltre due anni tra stop and go, annunci e retromarce, continui a ignorare il tema centrale del lavoro. Questa legislatura sta perdendo l’occasione di aprire una vera riforma partendo dalle persone, da chi ogni giorno tiene in piedi i porti con il proprio lavoro, la propria fatica e, troppo spesso, mettendo a rischio la propria vita. Senza il riconoscimento della gravosità del lavoro portuale, senza tutele previdenziali e senza investimenti seri sulla sicurezza – concludono Ghio e Bakkali – ogni riforma resterà un’operazione di facciata. Il Partito Democratico non si accontenterà di annunci: continueremo a incalzare il Governo perché metta al centro il lavoro, la sicurezza e la dignità delle persone”.
“Loculi ricavati in una soffitta, materassi a terra in cinquanta metri quadri, impianti elettrici fuori norma, nessuna igiene né sicurezza. La Procura di Prato parla di condizioni ‘incompatibili con la dignità umana’: è sfruttamento allo stato puro, non un episodio isolato. Operai costretti a vivere dove lavorano, a cucire per grandi marchi della moda in anfratti e ripostigli, mentre qualcuno massimizza i profitti calpestando ogni diritto.
Di fronte a tutto questo, mentre a Prato magistratura, forze dell’ordine e ispettori smascherano caporalato, lavoro nero e nuovi sistemi per occultare i veri datori di lavoro, la destra aveva pensato bene di mettere pure uno scudo penale per i committenti. Un’idea folle, che racconta meglio di mille parole da che parte stanno.
Servono più controlli, più ispettori, tracciabilità della filiera, meno subappalti e piena responsabilità di chi sta in cima alla filiera. La dignità del lavoro non è negoziabile e non può essere sacrificata sull’altare del profitto.”
Marco Furfaro, deputato e componente della Segreteria nazionale del Partito Democratico
"Di fronte alle stragi silenziose, il governo ha scelto di dire no a una proposta di buon senso, respingendo senza appello un ordine del giorno presentato sul Decreto Sicurezza sul lavoro. Un atto che lascia sgomenti: mentre continuano a morire lavoratrici e lavoratori in ambienti confinati e sospetti di inquinamento, l’esecutivo ha rifiutato di impegnarsi su verifiche preventive obbligatorie e controlli tecnici qualificati, strumenti essenziali per prevenire tragedie ampiamente prevedibili": è quanto dichiara la deputata dem Maria Stefania Marino sul suo atto di indirizzo respinto dall'Aula di Montecitorio.
"Esperienze già consolidate nei settori a più alto rischio, come quello portuale, hanno dimostrato che certificazioni preventive, responsabilità chiare e procedure rigorose hanno funzionato. Respingere questo ordine del giorno significa rinunciare a costruire un sistema omogeneo e serio di prevenzione a livello nazionale, lasciando irrisolti vuoti normativi che mettono quotidianamente a rischio la vita delle persone": conclude.
“C’è una distanza siderale tra ciò che serve e ciò che è stato discusso: a questo Governo interessa fare solo i titoli, ma poi il contenuto non c’è. Con questo decreto la sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici è vista come adempimento burocratico e non come diritto inalienabile”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sula Decreto Sicurezza sul Lavoro.“Hanno annunciato queste misure in pompa magna il primo maggio: badge elettronico, assunzioni degli ispettori, soldi e coperture in più. Tutto questo non c’è - prosegue la deputata dem - in compenso non manca il regalo, sulla pelle dei lavoratori, al settore turismo tanto caro alla ministra Santanchè. Si poteva e si doveva fare di più, perché la sicurezza non è retorica, non è propaganda: la sicurezza del lavoro deve essere la priorità di tutte e tutti. E invece ancora una volta si scelgono scorciatoie, anche bizzarre”.
“Per merito e per metodo questo decreto rappresenta un’occasione mancata. Un’offesa al confronto parlamentare, a chi ci ascolta da fuori e soprattutto a chi resta dopo una morte sul lavoro. Per queste ragioni il Partito Democratico vota contro, e aspettiamo in Parlamento le forze di maggioranza per discutere e votare insieme proposte che dimostrino, davvero, che su questo tema possiamo fare molto meglio di così” conclude Gribaudo.
“Non voteremo la fiducia al governo perché non abbiamo avuto di fatto neanche la possibilità di esaminare questo decreto. Abbiamo subito una pratica di svuotamento del lavoro delle Camere e delle Commissioni. Non accetteremo mai di essere dei passacarte del governo Meloni che ha portato a 56 voti di fiducia in questa legislatura: un record storico. In questo decreto non c'è un euro aggiuntivo, solo soldi che vengono smobilizzati dall'Inail e che sono risorse dei lavoratori e degli imprenditori. Non abbiamo avuto un atteggiamento pregiudiziario nei vostri confronti. Abbiamo presentato pochi e selezionati emendamenti: l'obbligo della formazione in presenza; di misurare nei cantieri le presenze di tutti i lavoratori non soltanto quelli sotto contratto; il riconoscimento alle coppie di fatto; i benefici delle prestazioni dell'Inail quando il proprio coniuge perde la vita; il riconoscimento del danno biologico. Tutti respinti già al Senato e alla Camera stessa pantomima, cosa che ci ha costretto al ritiro degli emendamenti e a non votare il mandato al relatore”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo sulla fiducia posta dal governo al Dl Sicurezza lavoro.
“I dati dell'occupazione - ha aggiunto - occorre saperli leggere: cresce la precarietà e i contratti intermittenti. E’ l'Inail a dire che sui luoghi di lavoro si muore il doppio se sei precario. La destra aumenta l’età pensionabile e dà uno schiaffo a una generazione che ha fatto sacrifici per riscattare la laurea. Un'iniziativa inaccettabile - ha concluso - che contrasteremo con una opposizione durissima”.
“Sulla cannabis light si è aperto un grande caso generato dal Governo, che sta mettendo in ginocchio un intero settore industriale del nostro Paese. Un clima di incertezza normativa e un vero e proprio pasticcio legislativo stanno compromettendo ingenti investimenti di imprese italiane, penalizzando un comparto agricolo innovativo che dà lavoro a migliaia di giovani. Il Governo smetta di alimentare confusione sul tema della canapa e faccia un passo indietro rispetto a decisioni assurde e ideologiche. Lo faccia immediatamente, lo faccia per salvare una filiera oggi fortemente penalizzata. La canapa industriale, proveniente da varietà certificate e a basso contenuto di THC, non rappresenta una minaccia per la sicurezza pubblica: al contrario, è una risorsa strategica per l’economia verde e per il Made in Italy. Serve una cornice normativa stabile e chiara, che tuteli chi opera nella legalità, garantisca tracciabilità e controlli seri e ponga fine a un approccio punitivo e ideologico. Con un decreto-legge urgente, la maggioranza ha messo in ginocchio un intero settore produttivo. La vera urgenza, oggi, dovrebbe essere quella di porre fine a questa follia” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri
Nella discussione in commissione sul ddl PMI, la maggioranza ha bocciato il nostro emendamento che prevedeva risorse per rafforzare il distretto tessile di Prato, proprio mentre il comparto moda e le tante aziende nel territorio pratese affrontano una delle fasi più difficili degli ultimi anni. È una scelta incomprensibile e dannosa: Prato è uno dei poli manifatturieri più importanti d’Europa, produce lavoro, innovazione ed export, ma il Governo decide di lasciarlo senza strumenti adeguati. A parole difendono il Made in Italy, nei fatti negano interventi concreti per sostenere imprese che rispettano le regole, investono in qualità, sicurezza sul lavoro, transizione ecologica e digitale. Il distretto non chiede eccezioni, ma che lo Stato riconosca il suo valore strategico. Noi continueremo a riproporre queste misure in ogni sede utile: perché lasciare sola Prato significa indebolire un intero settore e perdere un pezzo di futuro industriale del Paese”.
Lo dichiarano Marco Furfaro e Christian Di Sanzo, deputati del Partito Democratico.
“Il governo continua a riempirsi la bocca di slogan sulla sicurezza, ma di interventi concreti non c’è traccia”. Così il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico il quale, intervistato sui social dei deputati dem, definisce le parole della presidente Meloni e del ministro dell’Interno Piantedosi come "propaganda, propaganda e ancora propaganda”.
Mauri sottolinea che l’esecutivo in questi anni “ha sostanzialmente solo aumentato reati e pene ma non ha varato provvedimenti strutturali utili per le forze dell’ordine. Anzi, per gli agenti che si caricano il peso di garantire la sicurezza di tutti in condizioni difficili sul territorio, hanno previsto addirittura un aumento dell'età pensionabile”. Nella legge di bilancio, insiste, “non c’è un euro per aumenti di stipendio, non c’è un piano di rafforzamento straordinario degli organici, non c’è nulla per la previdenza dedicata o per il contratto della dirigenza. Tutte cose promesse e richieste con forza dai sindacati”. L’esponente Pd ricorda l’incontro avvenuto qualche giorno fa al Viminale: “sono stati convocati i sindacati, che hanno dichiarato pubblicamente di essere usciti assolutamente insoddisfatti. Hanno ascoltato parole vuote, senza un solo impegno concreto sulla legge di bilancio. Tante dichiarazioni, ma quando bisogna intervenire davvero, il governo sparisce”.
Secondo Mauri, senza misure reali il comparto sicurezza “rischia di indebolirsi sempre di più”. Il problema degli organici è emblematico: “Non solo sono ampiamente sotto la soglia prevista, ma stanno addirittura diminuendo. È esattamente ciò che sta accadendo alla Polizia di Stato: nel 2024 gli operatori erano meno del 2023, e nel 2023 erano meno del 2022”. Un trend che, avverte, “rende sempre più difficile il presidio del territorio e peggiore le condizioni di lavoro dei professionisti della sicurezza". "Il ministro dell’Interno prova a dire il contrario via social - conclude Mauri - ma purtroppo la realtà è questa”.