“In un momento storico segnato da un contesto geopolitico tragico, i Giochi olimpici possono tornare a ispirare il mondo, ma senza illusioni: non possono sostituirsi alla politica. Possiamo sperare che lo sport abbia la capacità di ispirare e magari di fermare momentaneamente i conflitti. Lo sport è un gesto politico, ma non può prenderne il posto: può però indicare una direzione”. Lo afferma Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sport, alla vigilia dell’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina.
“Ho avuto - aggiunge l’esponente dem - la fortuna e l’onore di partecipare due volte ai Giochi estivi rappresentando il nostro Paese: è un momento magico, l’obiettivo di qualunque sportivo, capace di ispirare non solo una nazione ma il mondo intero. Anche il Santo Padre e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno richiamato in questi giorni il valore universale dello sport’.
"Quelle bandiere che scorreranno nell’anello di San Siro e quegli atleti che sfileranno insieme ci ricordano che è dovere della politica prendere ispirazione e provare a costruire un mondo migliore, anche attraverso lo sport. È importante - conclude Berruto - parlare oggi della tregua olimpica, anche per smentire una leggenda: nemmeno nell’antica Grecia la tregua fermava le guerre. Era un lasciapassare che consentiva ad atleti e spettatori di attraversare una società in guerra permanente per arrivare a Olimpia. Quel luogo non era una polis, ma uno spazio che diventava corridoio di diplomazia. Ed è proprio questo, oggi, il messaggio più forte che i Giochi possono trasmettere”.
“Potevamo essere i primi in Europa: l’Italia aveva tutte le carte in regola per guidare l’Unione europea nella regolazione dei social media a tutela della salute dei bambini e dei ragazzi, grazie a un lavoro serio e bipartisan portato avanti in Parlamento. Invece, se arriviamo, arriveremo dopo”. Così Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria alla Camera della proposta di legge bipartisan sull’accesso dei minori alle piattaforme social. “Prima la Francia e ora anche la Spagna - aggiunge Madia - hanno anticipato il nostro Paese su misure concrete di protezione dei minori nello spazio digitale. Almeno il podio, Presidente Meloni non perda l’occasione di far fare un salto avanti al paese a difesa della salute dei bambini e degli adolescenti. Oppure vuole che l’Italia resti la zona franca degli interessi delle grandi piattaforme digitali, lasciando sole le famiglie davanti a fenomeni sempre più invasivi? Serve una scelta politica chiara e immediata: la tutela dei minori deve venire prima degli interessi economici delle piattaforme” conclude Madia.
“Le dichiarazioni di Costantino Righi Riva, consigliere comunale ed ex candidato sindaco del centrodestra a Formigine in provincia di Modena, sul diritto di voto delle donne sono inermi, pericolose e indegne di chi ricopre un ruolo pubblico. Mettere anche solo in discussione il diritto di voto femminile è un attacco frontale a un pilastro della democrazia e un insulto alla storia di questo Paese”.
Così il deputato Pd e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Il voto alle donne - aggiunge - è una conquista sancita dalla Costituzione, frutto di lotte vere, di esclusioni subite e di diritti negati troppo a lungo. Sentire oggi un rappresentante delle istituzioni parlare come se quei diritti fossero negoziabili è semplicemente inaccettabile.
Chi ha ricoperto – e ricopre – incarichi politici ha il dovere di conoscere il peso delle proprie parole. Perché normalizzare idee che negano l’uguaglianza significa legittimare una cultura regressiva, autoritaria, fuori dal tempo. Nel 2026 l’anno dell’80esimo anniversario del voto alle donne, non c’è spazio per nostalgie patriarcali mascherate da opinioni. Se il consigliere Righi Riva - conclude - non riconosce il valore universale dei diritti, allora il problema non è chi si indigna: il problema è suo e dovrebbe interrogarsi sul perché siede ancora in un consiglio comunale”.
“Ecco a chi abbiamo impedito di parlare alla Camera. Nessuno spazio nelle istituzioni democratiche per nostalgie fasciste e naziste” scrivono sui social i deputati del Pd pubblicando un video in cui un esponente del comitato demografico dice “Matteotti Sta bene dove sta" rispondendo a un giornalista che fuori dalla
Camera segnalava la protesta del deputato Riccardo Magi con una foto di Giacomo MATTEOTTI e la scritta "La Storia vi osserva".
Ecco il link al video pubblicato: https://www.instagram.com/reel/DUIiUBRjNSc/?igsh=MTQzY2U0cWQ1dXBweQ==
"Non c'è spazio nelle istituzioni della Repubblica antifascista per i neofascisti e i neonazisti. Per questo oggi, con tante colleghe e colleghi delle opposizioni, abbiamo presidiato la sala stampa della Camera dei deputati dove era prevista una conferenza stampa, indetta dall'on. Furgiuele della Lega, con la presenza di noti esponenti di organizzazioni fasciste e neonaziste. Uno sfregio alla Costituzione, al Parlamento, alla storia della Repubblica, alle madri e ai padri costituenti, all'Italia che non abbiamo consentito". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Domani, alla Camera dei Deputati, alla conferenza stampa promossa dal deputato della Lega Forgiuele saranno presenti gruppi estremisti che si richiamano al fascismo e al nazismo, come i Nazi-skin.
Ancora più allarmante è quanto emerge sui social: sotto i post degli organizzatori compaiono messaggi di incitamento alla violenza, come “la remigrazione la otterremo con le buone o con le cattive”. Parole inaccettabili per chi pretende spazio nelle sedi democratiche.
Chiediamo al capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, di intervenire: convinca il deputato del suo gruppo a fare un passo indietro e impedisca questa grave offesa alle istituzioni. Sarebbe un grave precedente che il gruppo della Lega non dovrebbe sottovalutare: il Parlamento non può diventare una tribuna per ideologie fondate sull’odio e sulla violenza”. Lo dichiara Chiara Braga, Presidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico.
“Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul “consenso”, sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne? Le vittime di violenza, che faranno più fatica di oggi ad essere credute? Perché stravolgere la nostra proposta di legge volta a introdurre nel diritto italiano il concetto di consenso libero e attuale nei rapporti sessuali, trasformandolo in dissenso da provare?
Ignorando la paura che paralizza, negando voce e credibilità alle esperienze vissute da migliaia di donne.
Cosi le deputate dem della Commissione femminicidio e violenza, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio: ci auguriamo che ci sia ancora spazio per un’assunzione di responsabilità e uno scatto di dignità, in primis delle donne parlamentari, nei confronti delle altre donne. Colleghe e colleghi, ascoltate e rispettate la voce dei centri anti violenza e delle associazioni che tutelano le donne, che oggi erano numerose davanti al Senato a chiedervi di non cancellare il consenso, di dare valore e attendibilità al racconto delle donne, perché “SOLO SÌ è SÌ”.
«La ricerca scientifica non è solo produzione di innovazione, ma una vera e propria infrastruttura civile del Paese». Lo ha dichiarato Gian Antonio Girelli, deputato Pd e vicepresidente commissione d’inchiesta sul Covid, intervenendo all’incontro “Science Calling: la scienza per tutti, in un podcast”, organizzato a Roma in occasione della presentazione dell’omonimo progetto editoriale.
Nel suo intervento, Girelli ha sottolineato come «viviamo una fase storica in cui la scienza è ovunque presente nel dibattito pubblico, ma non sempre è davvero compresa». La ricerca, ha spiegato, «è il luogo delle evidenze, dei dati verificabili e della visione di lungo periodo, non degli slogan o delle semplificazioni», e ha quindi richiamato letre dimensioni fondamentali della ricerca scientifica.
«C’è innanzitutto una dimensione sanitaria perché la ricerca migliora gli esiti clinici, anticipa i bisogni e rafforza l’appropriatezza delle cure, soprattutto per le cronicità e le fragilità che incidono profondamente sulla vita quotidiana delle persone».
«C’è poi una dimensione sociale, perché la ricerca costruisce fiducia nelle istituzioni e nei professionisti. Senza fiducia, nessuna riforma sanitaria e nessuna innovazione possono reggere nel tempo».
Infine, «è oggi più che mai necessaria una dimensione culturale, divulgare scienza non significa banalizzarla, ma renderla comprensibile senza tradirne la complessità».
Riferendosi al podcast “Science Calling”, Girelli ha evidenziato che si tratta di «uno spazio di mediazione tra mondi che spesso faticano a dialogare: ricerca, clinica, industria, istituzioni e cittadini». Uno strumento, ha spiegato, che può aiutare a «costruire consapevolezza scientifica e contrastare la disinformazione».
«Non possiamo chiedere alle persone di fidarsi della scienza se non diamo loro gli strumenti per capirla», ha concluso Girelli. «Investire in ricerca non è un costo, ma una scelta politica nel senso più alto del termine: significa governare il futuro della sanità con conoscenza, responsabilità e visione, non con l’improvvisazione».
“Il voto favorevole al rinvio dell’accordo Ue-Mercosur, in attesa di un parere della Corte di Giustizia, rappresenta una scelta miope che rischia di bloccare il percorso di approvazione del trattato e di incrinare la credibilità dell’Unione europea in una fase geopolitica estremamente delicata”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura, Forattini, Rossi, Marino, Romeo e Vaccari.
“L’Europa - aggiungono - si trova di fronte a un passaggio storico complesso, segnato dal ritorno della competizione tra grandi blocchi, dal rafforzarsi di politiche protezionistiche e da un clima internazionale sempre più instabile. In questo contesto, rinviare decisioni strategiche significa scegliere l’indebolimento invece della responsabilità. Il rinvio dell’accordo Ue-Mercosur è ancora più incomprensibile se si guarda allo scenario transatlantico. Di fronte alla prospettiva di un ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti con Donald Trump, l’Unione europea dovrebbe presentarsi compatta, credibile e capace di decisione. Al contrario, rischia di arrivare divisa e impreparata, proprio quando avrebbe bisogno di rafforzare la propria autonomia strategica. L’accordo Ue-Mercosur non è solo un trattato commerciale: è una scelta geopolitica che può rafforzare il ruolo globale dell’Europa, costruendo il più grande spazio di libero scambio al mondo e difendendo un sistema multilaterale fondato su regole, diritto e cooperazione, in alternativa alla logica dei dazi e delle chiusure unilaterali. Come Pd continueremo a lavorare perché l’accordo diventi pienamente operativo, accompagnandolo con le necessarie garanzie per i settori più esposti e con politiche europee in grado di sostenere imprese, lavoratori e filiere produttive. Ritardare questo percorso - concludono - significa rendere l’Europa più fragile, meno autorevole e meno capace di incidere in uno scenario internazionale sempre più competitivo e incerto”.
"Il voto con il quale oggi, a stretta maggioranza, il Parlamento europeo ha chiesto il rinvio alla Corte di Giustizia europea dell'accordo Ue-Mercosur, oltre ad estendere in maniera illogica e palesemente pretestuosa l'avvio del più grande spazio commerciale al mondo, costituisce un inaspettato e immeritato favore alle politiche sovraniste e neoimperialiste di Donald Trump. Invece di abbracciare un continente al quale ci uniscono vincoli sociali e culturali prima ancora che commerciali l'Ue rischia cosi di minare la sua credibilità internazionale anche in relazione a nuovi accordi di scambio e cooperazione". Così il deputato Pd Fabio Porta eletto nella circoscrizione Estero (America Meridionale).
“Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sulla rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo, già votata alla Camera lo scorso marzo, mettiamo fine a un’assurdità burocratica che per anni ha condannato le nostre città e le nostre periferie aprendo la strada alla rimozione di quelli che sono purtroppo dei veri e propri monumenti al degrado”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu, primo firmatario della proposta di legge del Partito Democratico sul tema.
“I numeri – spiega Casu – descrivono un’urgenza nazionale: ad aprile 2025 i veicoli sotto fermo erano quasi 4 milioni, con picchi drammatici a Napoli (512mila), Roma (234mila) e Milano (173mila). Parliamo di oltre 231mila mezzi fermi da più di 20 anni e decine di migliaia di modelli Euro 0, con motori a benzina privi di catalizzatore. È irrealistico pensare che auto ferme da decenni possano ancora soddisfare un credito erariale; rappresentano solo un peso ambientale e un costo per la collettività. Adesso finalmente una volta attestata dai Comuni e dagli enti proprietari della strada il potere di attestare l’inutilizzabilità dei mezzi, potremo rimuovere i vincoli e procedere alla demolizione in tempi rapidi”.
“Questa legge – prosegue il deputato dem – frutto del lavoro comune in Commissione e del confronto con le analoghe iniziative portate avanti dagli altri gruppi di maggioranza e opposizione introduce anche la possibilità di interventi immediati per motivi di incolumità pubblica, di sicurezza pubblica o di sicurezza della circolazione stradale, di tutela ambientale e per esigenze di carattere militare, inasprendo le sanzioni in caso di violazione delle norme relative alla raccolta e alla gestione dei veicoli fuori uso destinati alla demolizione. È un traguardo raggiunto insieme, superando le differenze partitiche, perché di fronte a un’auto abbandonata dovrebbe esserci solo l’urgenza di intervenire per rimuoverla e restituire spazio pubblico alla collettività. Un primo passo concreto che unisce transizione ecologica e transizione sociale: liberare spazio pubblico significa restituire alle persone la libertà di camminare, parcheggiare e vivere meglio il proprio quartiere. Ora ci aspettiamo che il Governo sia coerente e garantisca ai Sindaci tutti gli strumenti e le risorse necessarie per andare avanti e raggiungere l’obiettivo di liberare le strade dalle auto abbandonate su tutto il territorio nazionale”.
“Secondo quanto riportato dai mezzi di informazione, il Governo avrebbe avviato un percorso di intervento sull’organizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera e, più in generale, sul funzionamento del Servizio sanitario nazionale, attraverso un disegno di legge di delega.
Si tratta di un ambito estremamente delicato, che incide direttamente su un diritto fondamentale delle persone e sulla tenuta complessiva del sistema pubblico di tutela della salute. Proprio per questo, ogni variazione dell’attuale assetto del Servizio sanitario nazionale non può essere affrontata senza un confronto vero, aperto e nei tempi adeguati.
Non si tratta di stravolgere il Servizio sanitario nazionale, ma di capire come porre rimedio alle tante lacune che oggi si stanno registrando. Ed è evidente che questo non può avvenire senza il pieno coinvolgimento del Parlamento e di tutto il mondo della sanità, sindacati compresi.
Il Parlamento deve poter svolgere fino in fondo il proprio ruolo, non limitandosi a ratificare scelte già definite, ma contribuendo in modo sostanziale all’indirizzo e ai contenuti delle decisioni che verranno assunte. Allo stesso tempo, è indispensabile aprire un dialogo strutturato con gli operatori sanitari, le professioni, le organizzazioni sindacali e le realtà sociali, che quotidianamente garantiscono il funzionamento del sistema pubblico.
In questo quadro, particolare attenzione dovrà essere riservata a prevenzione, medicina territoriale e medicina di prossimità, temi centrali per rispondere ai bisogni reali delle persone e per ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Questioni che non possono restare marginali, ma che devono trovare spazio esplicito nei futuri provvedimenti attuativi.
«Intervenire sul Servizio sanitario nazionale è necessario, ma solo se ogni scelta sarà il frutto di un confronto serio e trasparente, capace di rafforzare, e non indebolire, i principi di universalità e accessibilità alle cure che rappresentano il cuore della sanità pubblica”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato Pd E vicepresidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid.
«Esprimo rammarico e profonda delusione per una manovra di bilancio che, ancora una volta, non offre risposte adeguate agli italiani residenti all’estero». Lo dichiara l’on. Nicola Carè, a margine del dibattito parlamentare. «Nel testo della manovra – osserva Carè – sono presenti soltanto stanziamenti limitati e marginali a favore di organismi e strutture che operano per le nostre comunità nel mondo. Misure certamente utili, ma del tutto insufficienti e prive di una visione strategica capace di affrontare i nodi reali che da anni attendono risposte». «Mancano interventi strutturali su cittadinanza, pensioni, sicurezza sociale, servizi consolari e diritti, così come manca una reale valorizzazione del contributo economico, culturale e sociale che milioni di italiani all’estero continuano a garantire al Paese. Ancora una volta, gli italiani nel mondo non trovano spazio nell’idea di Italia che emerge dalla legge di bilancio».«È una mancanza che dispiace – prosegue il deputato – perché alimenta una distanza tra lo Stato e una parte fondamentale della sua comunità nazionale. Gli italiani all’estero non possono essere considerati una voce residuale o un costo da contenere».«Da parte mia – conclude Carè – non verrà mai meno l’impegno parlamentare per colmare questa lacuna, per difendere i diritti delle nostre comunità, rafforzare lingua, cultura e servizi, e costruire finalmente politiche pubbliche all’altezza del ruolo che gli italiani nel mondo svolgono per l’Italia. È una battaglia di giustizia e di dignità che continuerò a portare avanti con determinazione».
“Ai Premi David di Donatello, ospitati al Quirinale, il ministro della Cultura ha reagito in modo risentito alle critiche espresse da Elio Germano, sottolineando la presunta gravità di essere stato contestato in una sede istituzionale. Oggi, nel corso di un evento ufficiale alla Camera dei deputati dedicato alla presentazione dei dati di bilancio di Ales, lo stesso ministro Giuli ha scelto di utilizzare un contesto istituzionale per sferrare un attacco frontale a Marcello Veneziani, colpevole di aver espresso una valutazione severa sull’irrilevanza dell’azione del governo Meloni. Al di là del merito delle posizioni di Veneziani, emerge con evidenza la difficoltà del ministro Giuli nel rapportarsi al dissenso e nel sostenere un confronto critico. Le istituzioni della Repubblica non possono diventare lo spazio per regolare conti personali né per alimentare polemiche politiche. Quel linguaggio e quella impostazione allergica a ogni voce critica appartengono ad altri contesti: forse è lo stile di Atreju, il luogo in cui Giorgia Meloni e i suoi esponenti di partito amano spavaldeggiare e celebrare un’unità e una compattezza che, come dimostrato in questi giorni al Senato, esistono solo nelle fantasie di Palazzo Chigi. Il ministro Giuli eviti di polemizzare per spostare l’attenzione altrove e si concentri sul punto centrale: questa è quarta manovra di bilancio del Governo Meloni che taglia risorse alla cultura, indebolendo un settore strategico per il Paese. E Giuli in questa tornata ne è il diretto responsabile”. Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi.
"Nel fantastico mondo della ministra Bernini non trovano spazio le tante segnalazioni degli studenti, delle famiglie e dei docenti che vivono in una tempesta perfetta creata dalla riforma di questo governo.”. Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Cultura, Irene Manzi intervenendo sull'informativa della ministra Bernini sull'accesso ai corsi di laurea in medicina. “Bernini – sottolinea la parlamentare dem - parla di merito e si nasconde dietro presunti sabotaggi ma sono i dati Gimbe che sconfessano il le parole della ministra: sono state concentrate 450 ore di lezione in 60 giorni. In poche parole il semestre promesso è diventato un bimestre con didattica a distanza e scarsa interazione con i docenti.”. “Questo si chiama merito? No è la Caporetto annunciata di una riforma superflua il cui fallimento la ministra dovrebbe riconoscere chiedendo scusa. Le stesse scuse che la ministra dovrebbe agli studenti irrisi ed oggetto di un bullismo istituzionale davanti a platee politicamente amiche. Non servono delle toppe, serve rivedere nel profondo il contenuto della riforma all’interno delle aule parlamentari, riaprendo il confronto ed il dibattito su una legge profondamente sbagliata ed inadeguata per gli studenti, le università ed i loro docenti”, conclude Manzi.