11/06/2025 - 13:09

“Quello della moda e del tessile è un comparto strategico del made in italy e l’ossatura dell’export italiano. Noi del Partito Democratico abbiamo messo in campo una serie di proposte perché il governo è assente su più punti importanti. innanzitutto, per quel che riguarda i costi dell’energia. Le piccole e micro imprese, e non soltanto nel settore moda e tessile, sono quelle che non hanno avuto strumenti di sostegno rispetto all’aumento del costo dell’energia.
Non ci sono stati da parte del Governo interventi strutturali sul meccanismo di formazione del prezzo dell’energia elettrica. E questo ha danneggiato molto tutte quelle Pmi soprattutto artigiane.
I dazi creano molta instabilità e il governo non è attrezzato ad affrontarli.
C’è poi tutto il tema dí accompagnamento di questo setttore nella transizione ecologica e digitale. Il programma del Governo “transizione 5.0” non sta funzionando e non ha funzionato finora. Anche i dati sulla produzione industriale di oggi che riguardano il settore moda dimostrano che la produzione è in calo e il settore in profonda crisi. Occorre intervenire con proposte strutturali e chiediamo da parte del Governo più attenzione”.
Lo ha detto Vinicio Peluffo, capogruppo PD in commissione attività produttive di Montecitorio, in conferenza stampa di presentazione delle proposte del Partito Democratico per il settore moda, tessile, abbigliamento.

21/05/2025 - 19:26

Questo Pnrr sta diventando la Caporetto del Governo Meloni; il più grande fallimento dell’esecutivo di cui si scriverà sui libri di storia. Oggi proponete la revisione di un terzo del Pnrr ad un anno dalla fine. Quindi finora solo fake news e fallimenti: i conti che non tornano come segnalano tutti, da ultimo la Corte dei Conti e l’Anac, nella vostra indifferenza. Questo Piano è diventato la tela di Penelope.
A livello europeo, il governo sta liquidando il capitale politico di storica autorevolezza e credibilità del Paese. Siete isolati, nell’angolo, scomparsi dalle grandi decisioni strategiche, protagonisti di una débâcle diplomatica continua. Sul Pnrr lo stesso. I dati sono inequivocabili purtroppo: Transizione 5.0 ferma al palo; spesa per Politiche attive del lavoro: 7%; spesa per case e ospedali comunità al 7%; inclusione sociale ferma al 13%; trasporti e infrastrutture, spesa al 13%, altro che Ponte sullo Stretto; asili nido, scuola, l’università e la ricerca bloccati al 25%. Siete in enorme ritardo nella spesa. Sugli oltre 194 miliardi di euro stanziati, solo 70 miliardi effettivamente spesi in Italia, cioè il 58% delle risorse ottenute ed il 36% di quelle complessive. Ecco spiegata la ragione della volontà di apportare l’ennesima revisione. Voi siete costretti a mettere una toppa al buco che avete creato finora. Ma una domanda sorge spontanea, ma se andava tutto bene, perché viene presentata la revisione di 1/3 e tra poco forse della metà del Pnrr? Il Parlamento della Repubblica non è un semplice passacarte, ed ha il diritto di partecipare pienamente alle revisioni del Piano. Il Pnrr non è il bancomat dei FRATELLI e delle SORELLE D’ITALIA, è un grande piano che appartiene a tutta l’ITALIA e a tutti gli italiani.
Fermatevi allora. Dateci il tempo di analizzare in dettaglio le vostre proposte e sottoporvi le nostre indicazioni. Lei è tenuto ad una leale collaborazione con le Camere. Vi diffidiamo formalmente a non procedere con la Commissione senza un confronto ulteriore di merito sulle proposte appena ricevute.
Attuate il PNRR e rimettete l’Italia dalla parte giusta della storia altrimenti vi assumerete la responsabilità storica di aver bruciato il futuro dell’Italia e quello dell’Europa". Lo dichiara Piero De Luca della presidenza del gruppo Pd alla Camera e capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera, nel corso della dichiarazione di voto sulle risoluzioni PNRR.

24/04/2025 - 10:39

“Questo Documento di Finanza pubblica più che tracciare una direzione per il futuro del Paese, fotografa il fallimento delle politiche del governo. Un atto che non programma, non pianifica, che certifica l’incapacità della maggioranza di affrontare le crisi con strumenti adeguati. Le previsioni di crescita del Pil per il 2025 si dimezzano rispetto a quelle presentate sei mesi fa: dallo 1,2% previsto dal Psb, ci ritroviamo a un desolante +0,6%. Un dato che potrebbe aggravarsi se le politiche daziarie statunitensi dovessero essere confermato o addirittura inasprirsi. Questo Dfp è un documento vuoto. Manca un quadro programmatico, e non a caso la Corte dei Conti ha parlato di ‘indicazioni limitate’, di ‘mancanza di dettaglio informativo’. Il Ssn è gravemente sottofinanziato. Il concordato fiscale ha avuto un’adesione risibile e i disastri nel riformare aliquote e detrazioni Irpef si traducono in un flop totale. Sul Pnrr i ritardi si accumulano e gli obiettivi rischiano di non essere rispettati. Su Transizione 5.0 risultano prenotati solo 678 milioni su 6,3 miliardi disponibili. Rinominiamola ‘Stallo 5.0’. E mentre in Europa si discute di dazi, mentre gli Stati Uniti alzano barriere commerciali, l’Italia resta muta, appiattita, immobile”.

Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.

 

 

08/04/2025 - 20:19

“Finora la premier Meloni ha spiegato che i dazi non erano una catastrofe, poi Giorgetti ha proposto una sospensione del Patto di Stabilità mentre Salvini suggeriva di negoziare direttamente con Trump senza l'Europa. Dopo la confusione e l'immobilismo, il governo, ora, posto di fronte alla realtà dell’impatto devastante che i dazi avranno sulla nostra economia e occupazione, decide di annunciare una risposta nazionale rimodulando fondi del PNRR e sottraendo fondi di coesione. Si tratta di un annuncio vuoto e rischioso però. Anzitutto non si chiarisce da quali progetti si dovrebbero recuperare risorse pari ad 14 miliardi del Pnrr, superiori anche a quelle del programma Transizione 5.0. Ci dica Meloni quali interventi saranno cancellati, quante scuole, asili, ospedali, residenze universitarie, infrastrutture salteranno. Attenzione. La verità è che il governo non è stato in grado di spendere le risorse europee e adesso, nel tentativo di tappare la propria impreparazione e assenza sui Dazi, rischia di aprire inevitabilmente altre criticità. Lo stesso vale per i fondi delle politiche di coesione. Si faccia chiarezza e si lavori nel caso per prevedere a sostegno delle filiere produttive colpite risorse che siano aggiuntive, non sostitutive di interventi già destinati alle nostre famiglie e comunità, peraltro con vincoli specifici di destinazione territoriale. Altrimenti si tratterà solo di un gioco delle tre carte, che pagherà l'intero Paese”.

 

Così Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.

 

15/02/2025 - 11:11

“Il vero fallimento del governo è legato alla gestione delle politiche economiche e sociali perché -tra le tante cose- non ha fatto nulla per sostenere le aziende rispetto all'aumento del costo delle materie prime e del costo delle bollette di luce, gas e nulla per sostenere il potere d'acquisto delle famiglie. Anzi, quando è intervenuto, il governo ha peggiorato la situazione precedente. Se oltre al danno abbiamo avuto la beffa è perché proprio sulle bollette, rispetto alle misure attuate dal governo da Draghi, il governo è tornato indietro. Ha reintrodotto gli oneri di sistema, ha diminuito il bonus sociale, cioè il sostegno a famiglie con reddito Isee più basso, ha introdotto una misura che si chiama Transizione 5.0, che è stata un flop totale per le aziende, e infine non ha adeguatamente sostenuto il passaggio delle famiglie al mercato libero. Segnalo che anche i clienti vulnerabili del mercato tutelato hanno avuto delle forti difficoltà e hanno visto un'impennata del costo delle bollette”. Lo ha detto Piero De Luca, capogruppo Pd alla camera in commissione politiche UE, a Diritto e Rovescio su Rete4

“Noi abbiamo elaborato proposte specifiche e rivolgiamo un appello al Governo ad ascoltare anche le opposizioni: disaccoppiamento del costo del gas rispetto a quello dell'energia elettrica, reintroduzione e aumento del bonus sociale per le fasce più fragili della popolazione, rafforzare l'Acquirente unico per aiutare i clienti vulnerabili. Misure che possono essere reintrodotte utilizzando risorse che il Governo sta letteralmente buttando in Albania oppure evitando di portare avanti l'ennesima rottamazione leghista che costa ben cinque miliardi di euro. Noi chiediamo di stanziare quelle risorse per aiutare le famiglie e le imprese che oggi sono in enorme difficoltà". Così ha concluso il dem

 

11/12/2024 - 17:01

Davvero surreale l’audizione del ministro Urso davanti alle commissioni Industria di Camera e Senato. A due anni dal suo insediamento ha presentato le linee guide per le politiche industriali contenute in un libro verde da sottoporre a consultazione per redigere un libro bianco. Il ministro poteva svegliarsi prima e non quasi a metà del suo mandato. I numeri parlano chiaro: la produzione industriale italiana è in costante flessione. A settembre secondo l’Istat c'è stato il ventesimo calo consecutivo dello 0,4% rispetto ad agosto, una riduzione di quattro punti su base annua che nei primi nove mesi del 2024 presenta un bilancio in rosso del 3,4%. Mentre le esportazioni nei primi otto mesi del 2024 hanno registrato un decremento dello 0,6% in termini tendenziali. Nella proposta del ministro manca una visione del ruolo dell'Italia a livello europeo per dare vita ad una nuova stagione di politiche industriali necessarie per sostenere la competitività della manifattura europea ed italiana, capace di essere protagonista della doppia transizione ecologica e digitale. L'iniziativa del governo italiano in Europa deve caratterizzarsi con la richiesta di fondi di accompagnamento e di sostegno nella transizione. A livello nazionale l'azione del ministro Urso è stata particolarmente deleteria sulle politiche industriali: transizione 5.0 si sta rilevando un clamoroso boomerang visto che degli oltre 6 miliardi a disposizione della digitalizzazione e dell’efficientamento energetico per le imprese ad oggi sono state raccolte richieste per soli 99 milioni di euro, a causa dei clamorosi ritardi dei decreti attuativi e della loro enorme complessità. Sul settore automotive il ministro Urso è responsabile del taglio in legge bilancio dell'80% del fondo destinato al comparto dal governo precedente. Più che proclami e amene consultazioni il ministro Urso si adoperi per sbloccare immediatamente i fondi transizione 5.0 e per reintegrare il fondo automotive.
Così in una nota congiunta il deputato dem Vinicio Peluffo e il senatore dem Andrea Martella.

20/11/2024 - 16:26

“Quali sono i correttivi che il governo vuole adottare per assicurare la fruibilità per le imprese degli incentivi previsti dal piano Transizione 5.0? Dei 6,3 miliardi di euro per sostenere la transizione del sistema produttivo verso un modello di produzione efficiente sotto il profilo energetico, sostenibile e basato sulle fonti rinnovabili, solo 99 milioni, l'1,6%, sono stati devoluti alle imprese che hanno chiesto incentivi. Tutto questo è dovuto al ritardo nell'emanazione dei decreti attuativi e alla complessità per accedere agli incentivi. Altro che semplificazione! Ormai non si contano più le segnalazioni di imprese e delle associazioni di categoria che denunciano difficoltà di interpretazione e di accesso a questi fondi. Cosa sta facendo il governo?” Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione attività produttive alla Camera illustrando la sua interrogazione al ministro Urso nel question time sulla Transizione 5.0.

20/11/2024 - 16:12

“Dalle parole del ministro Urso, le colpe delle complicazioni assurde per accedere al piano Transizione 5.0 sono della Commissione europea come se ci fosse qualche funzionario di Bruxelles che mette le mani dentro i nostri decreti attuativi. Il governo è colpevole del ritardo con cui ha predisposto i meccanismi del piano determinando problemi per le imprese all'accesso. State andando alla cieca e non permettete di calibrare gli investimenti delle imprese per ottenere gli incentivi”.  Così la deputata dem Paola De Micheli in replica al ministro del Made in Italy nel question time sui correttivi per accelerare gli incentivi alla Transizione 5.0.

“Non siete amici delle imprese e non volete realizzare per davvero la Transizione 5.0. Per voi sembra sia meglio che i 6 miliardi vengano investiti in qualcosa d’altro. Ma sia chiaro che se le risorse non arriveranno alle imprese, il nostro sarà l'unico Paese che non ha aiuti pubblici per realizzare la transizione”, conclude De Micheli.

21/10/2024 - 16:39

Interrogazione Dem su ritardi e burocrazia, Ministro contestato ad Assolombarda

I deputati del Partito Democratico hanno presentato un'interrogazione al Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, riguardo al Piano Transizione 5.0, che, a causa dell’inefficienza del governo, si sta trasformando in un grande flop. L'interrogazione è firmata dal capogruppo democratico in Commissione Attività Produttive della Camera, Vinicio Peluffo, e dai dem, Paola De Micheli, Cristian Di Sanzo e Andrea Gnassi.
Nel testo, i democratici riconoscono l’importanza di un “Piano che mette a disposizione delle imprese, nel biennio 2024-2025, 12,7 miliardi di euro per sostenere la transizione del sistema produttivo verso un modello di produzione più efficiente, sostenibile e basato su fonti rinnovabili”. Tuttavia, denunciano “decreti attuativi tardivi e sbagliati e la complessità delle procedure di accesso stanno bloccando risorse molto attese e investimenti decisivi per il nostro Paese come evidenziato oggi nel corso dell’incontro con Assolombarda, dove il Ministro Urso è stato pubblicamente contestato su questo tema. La responsabilità di questo flop è tutta politica – concludono i democratici – e ricade sul Ministro Urso, a cui abbiamo chiesto oggi, per l’ennesima volta, di rendere pubblici i necessari correttivi che il governo intende mettere in campo per consentire alle imprese di accedere ai fondi e accelerare la transizione del sistema produttivo nazionale.

02/10/2024 - 17:50

Su politiche industriali nessuna idea né iniziativa”

L’audizione del ministro Urso è l’ennesima occasione mancata. Chissà se il suo nuovo annuncio sulla riforma dell’amministrazione straordinaria farà la stessa fine del riordino del settore della distribuzione dei carburanti, annunciato in pompa magna da mesi e non ancora deliberato dal cdm. Sui costi dell’energia, che è il problema qui ed ora delle industrie italiane, si rimanda ad un programma nucleare ancora tutto da inventare, come a dire ne riparliamo tra dieci anni e nel frattempo il governo rende impossibile la vita a chi vuole installare impianti da fonti rinnovabili. Il decreto transizione 5.0 è un percorso ad ostacoli che rende difficile l’accesso a fondi derivanti dal Pnrr e quindi a scadenza breve. Ma è soprattutto sulle politiche industriali che non ci siamo, nessuna idea e nessuna iniziativa, a partire dal livello europeo, dove è fondamentale mettere a disposizione risorse e strumenti per accompagnare la doppia transizione ecologica e digitale. Ne va della capacità competitiva dell’Italia e dell’Europa e su questo deve sentirsi forte e chiara la voce del governo, che anche oggi non si è sentita.

Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo

12/06/2024 - 18:15

“Il governo nazionale guidato dalle destre e le istituzioni locali amministrate dalla Lega non hanno alcuna sensibilità e attenzione per il distretto calzaturiero di Vigevano e della Lomellina, che rappresenta un polo di eccellenze che genera il 7,3 per cento del valore aggiunto sul totale dell'industria pavese. Regione Lombardia non dà seguito all’accordo quadro di sviluppo del 2022 sull’utilizzo dei sostegni economici. Mentre l’esecutivo Meloni non rende disponibili misure, già finanziate dai governi precedenti, o perché mancano i decreti attuativi, mi riferisco ad esempio a Transizione 5.0, oppure stanzia risorse irrisorie, come previsto dalla legge sul Made in Italy che all’articolo 11 stanzia misure per la transizione verde e digitale nel comparto della moda pari a soli 15 milioni di euro. Poca cosa se pensiamo che il settore solo a Pavia fattura centinaia di milioni e conta migliaia di addetti. Ma soprattutto il governo ha scelto di fare ammuina su una nostra precisa richiesta, quella di istituire e convocare un tavolo di crisi con tutte le parti in causa presso il ministero delle Imprese e del made in Italy, a cominciare da Regione Lombardia, per assicurare la sostenibilità produttiva e la salvaguardia dei livelli occupazionali del distretto calzaturiero di Vigevano”.

Così Vinicio Peluffo, capogruppo democratico in commissione Attività produttive alla Camera, e Silvia Roggiani, della Presidenza del Gruppo Pd, replicano alla risposta del governo all’interrogazione rivolta al ministro delle Imprese e del made in Italy.

18/04/2024 - 12:36

“Le imprese che investono nella transizione ecologica vanno sostenute, non umiliate e prese in giro come sta facendo questa destra che non è ha ancora capito come i mutamenti climatici rappresentino un rischio determinante anche per la nostra economia. E’ quindi da deprecare l’atteggiamento del governo che aveva annunciato di inserire nel Decreto Pnrr anche gli impianti a biomasse tra gli investimenti in beni materiali previsti dal Piano Transizione 5.0 per poi, come al solito, cambiare idea all’ultimo momento. Questa norma però, non solo non è stato approvata, ma è stato addirittura inserita in una riformulazione di un emendamento del governo che però non ha alcuna attinenza con le finalità della proposta originaria: si tratta di un atteggiamento offensivo non solo per la stessa dignità del Parlamento e delle sue prerogative legislative ma anche nei confronti delle imprese del settore che andrebbero valorizzate e non trattate con questa superficialità e dilettantismo. Abbiamo tentato di riproporre questa misura con un ordine del giorno, anche questo però respinto”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani intervenendo oggi, giovedì 18 aprile in Aula, nel corso della discussione del decreto Pnrr.

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