“La Francia sceglie di proteggere i propri figli e manda un messaggio forte all’Europa: il cervello dei nostri ragazzi non è in vendita. Con l’approvazione del disegno di legge che vieta l’accesso ai social network ai minori di 15 anni, Parigi dimostra che la politica può e deve governare l’innovazione, non subirla.
Spiace constatare che l’Italia, invece, resti a guardare. Nel nostro Paese eravamo a un passo dall’approvazione di una legge bipartisan sull’età minima per l’accesso ai social, una norma di civiltà pensata per tutelare le nuove generazioni. Quel percorso si è però arenato, bloccato da un governo che si proclama sovranista a parole ma che nei fatti non è libero: troppo spesso sottomesso agli interessi delle grandi piattaforme digitali. Mentre altri Paesi europei scelgono il coraggio e la responsabilità, l’Italia continua ad accumulare ritardi proprio sui diritti e sulla protezione dei più giovani. È una scelta politica, non una fatalità. E come tale va cambiata.” Così la deputata Marianna Madia
del Partito Democratico firmataria della proposta di legge bipartisan per l’accesso alle piattaforme social.
“È importante questo codice perché costituisce uno strumento utile per conoscere e mettere in fila i diritti e i doveri degli under 18. Serve ai giovani per acquisire consapevolezza, ma serve anche a tutti coloro che si occupano di minori. Uno strumento di conoscenza e consapevolezza, un’opera di formazione e informazione che tocca argomenti che riguardano la prevenzione e non solo la repressione nei casi di disagio giovanile”. Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, nel suo intervento alla Camera per presentare il volume “Codice Junior. Under 18: diritti e doveri”.
“Proprio per la tutela dei minori, abbiamo presentato una proposta di legge sia alla Camera che al Senato: è necessario, ancora di più oggi alla luce dei tragici fatti di cronaca di questi giorni che hanno coinvolto ragazzi di 16 anni, vietare la vendita online e fisica di armi da taglio e coltelli ai minori in Italia, introducendo sanzioni severe (reclusione fino a 3 anni, multa fino a 10.000 euro) per i venditori che non verificano l'età. Ma le sanzioni non bastano. È fondamentale la prevenzione: rafforzare i controlli, cercare di prevenire la violenza tra i minori, nelle scuole, nelle famiglie e allo stesso tempo formare e sensibilizzare i commercianti, responsabilizzarli perché dalla vendita di un coltello ad un minore può dipendere la vita di un altro suo coetaneo. Il Pd ha messo in campo una serie di proposte per la sicurezza e la prevenzione della violenza, cercando di arginare anche la disinformazione online e in generale l’utilizzo delle armi. Questo Codice ci aiuta ad avere uno strumento in più da mettere nella nostra cassetta degli attrezzi per affrontare la complessità della minore età, dei suoi diritti e doveri”, ha concluso Serracchiani.
"Quando un consultorio familiare rischia di chiudere non è un problema tecnico, ma una sconfitta dello Stato sul territorio. Per questo ho depositato un’interrogazione al Ministro della Salute sul futuro del Consultorio Familiare di Capo d’Orlando (in provincia di Messina), un presidio che serve circa 26.000 persone e che svolge funzioni essenziali di prevenzione, assistenza e tutela sociale. Oggi questa struttura opera già in condizioni di forte sofferenza, con un’équipe ridotta al minimo indispensabile e senza alcuna garanzia sul futuro, nonostante il ruolo centrale che la legge assegna ai consultori familiari". Lo dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino depositando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
"Il pensionamento annunciato della ginecologa a partire da gennaio 2026, senza una sostituzione programmata - continua la parlamentare dem - rischia di trasformarsi nel colpo definitivo: chiusura di fatto, servizi sospesi, percorsi interrotti. È una prospettiva che non può essere accettata né normalizzata. Chiedo quindi quali misure urgenti il governo intenda adottare, insieme alla Regione Siciliana e all’Asp di Messina, per garantire continuità operativa e rispetto dei livelli essenziali di assistenza". "Difendere il consultorio di Capo d’Orlando significa difendere il diritto alla salute, in particolare di donne, minori e famiglie, e riaffermare che la sanità pubblica non può arretrare di fronte alle carenze di programmazione", conclude Marino.
“Il solenne richiamo di Papa Leone XIV sulla piaga del gioco d'azzardo che rovina le famiglie è un forte richiamo, innanzitutto, ai decisori politici ed istituzionali perché venga affrontata la gravità della situazione che colpisce soprattutto i più fragili che cadono nella complessa patologia della ludopatia e sulla quale, come avvoltoi, fa affari la mafia e la criminalità organizzata. Non è un caso che il Pontefice abbia sollevato il tema nell'incontro con l'Anci ovvero con quegli amministratori più vicini al disagio e alle difficoltà delle persone. Per dare una mano ai sindaci e agli amministratori serve una riforma seria del gioco legale, diminuendo innanzitutto le possibilità di gioco e rendendo più trasparenti l'attività degli operatori e la tracciabilità dei giocatori, tutelando in primo luogo i minori e divaricando in maniera netta gioco legale da gioco illegale”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e coordinatore dell’Intergruppo parlamentare per la sensibilizzazione sui rischi del gioco d’azzardo.
“Non è certamente un bell'esempio - spiega - aver introdotto nella legge di Bilancio 2026 una nuova offerta d’azzardo peraltro legata al finanziamento dello sport che ha ben altri valori da trasmettere ai giovani e alla società. Ringraziamo il Papa per questa sollecitazione con l'auspicio che pure questa volta chi deve intendere intenda, contrariamente a quanto precedentemente fatto a fronte di altrettanti richiami forti pronunciati da Papa Francesco e dal Presidente della Cei, il cardinale Zuppi”.
“Ricorrono oggi cento anni dalla morte di Anna Kuliscioff. Una donna, una socialista, che ebbe un ruolo fondamentale nella nascita del Partito Socialista e del movimento per l’emancipazione femminile. Scrisse testi memorabili sulla rivista Critica Sociale diretta da Filippo Turati, uno dei quali, ‘Il monopolio dell’uomo’, è ancora un punto di riferimento centrale per chi si batte per superare il patriarcato come struttura sociale ed economica. Kukiscioff si battè per il diritto di voto alle donne e la parità salariale e per il pieno riconoscimento paritario delle donne nei luoghi decisionali della politica. Intramontabili le sue battaglie per la tutela dei minori e dell’abbandono infantile. Ecco perché Kukiscioff è una figura moderna, presente, ancora nel vivo delle lotte attuali. Una figura che scavalca i confini delle forze politiche ma che ancora parla ai democratici e ai socialisti di tutto il mondo”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico,
“L’eccessiva esposizione mediatica della famiglia nel bosco in Abruzzo e soprattutto dei figli minori sta diventando assolutamente intollerabile. È una vicenda che mi ricorda tanto la strumentalizzazione vergognosa che fu fatta ai tempi del caso di Bibbiano.
Di fronte alle immagini e ai contenuti diffusi ormai da giorni sulla complessa e dolorosa vicenda di questa famiglia, servirebbe maggiore equilibrio, consapevolezza e rispetto. Nessuno si è preoccupato dei diritti dei minori, gettati in pasto all’opinione pubblica senza filtri in un contesto che avrebbe richiesto, prima di tutto, protezione. Invece ancora una volta tanti, membri del governo compreso, hanno attaccato l'intero sistema pubblico di tutela e di protezione dei minori, senza ritegno. Il Governo ponga fine a questo scempio, perché la tutela dei minori non può e non deve diventare oggetto di spettacolarizzazione o insopportabile propaganda". Lo dichiara in una nota Ilenia Malavasi, deputata e capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera.
“È doveroso e necessario in quanto componenti della commissione di vigilanza sulla Rai stigmatizzare l’eccessiva e indecente esposizione mediatica che stanno subendo i bambini figli della famiglia che vive nel bosco in Abruzzo. Non possiamo più accettare questa violazione di qualunque tipo di principio e carta a tutela dei diritti dei minori. Sono state pubblicate video interviste, foto, nomi dei bambini, immagini continue della vita quotidiana di questa famiglia. Invitiamo la rai e tutti i media a porre fine a questo scempio mediatico e non solo”. Lo dichiarano in una nota i componenti PD della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai.
“La nostra proposta di legge ci aveva collocati all’avanguardia. Avevamo un testo che anticipava con lucidità molte delle questioni che oggi l’Europa solleva con forza: tutela dei minori online, limiti alle strategie manipolative delle piattaforme digitali, maggiore trasparenza degli algoritmi.
Purtroppo, però, quel testo non sta procedendo come dovrebbe. Un rallentamento che rischia di farci passare dall’essere un Paese guida a diventare un Paese in ritardo su un tema che riguarda la salute e la sicurezza dei più giovani.
A confermare la necessità di intervenire è anche la risoluzione approvata ieri dal Parlamento Europeo che esprime forti preoccupazioni per gli effetti dei contenuti digitali sulla salute fisica e mentale dei minori e chiede tutele più stringenti contro gli algoritmi progettati per generare dipendenza e sfruttare le loro vulnerabilità.
Lo dichiara la democratica Marianna Madia, che insieme alla senatrice di Fdi Lavinia Mennuni ha firmato il testo depositato alla Camera e al Senato.
Madia sottolinea che “non possiamo lasciare che siano gli algoritmi, costruiti per alimentare dipendenze e sostituirsi al ruolo educativo delle famiglie, a determinare l’esperienza online dei più piccoli. La sicurezza dei nostri figli deve venire prima dei profitti delle grandi piattaforme digitali.
In Italia abbiamo già avviato un percorso concreto e bipartisan: ora è indispensabile accelerarne l’iter, perché non possiamo permetterci ulteriori ritardi proprio mentre l’Europa ci richiama alla responsabilità e alla tutela dei minori.”
“Il Partito Democratico si asterrà sul ddl in materia di minori in affidamento, per un atteggiamento di responsabilità ma anche per una valutazione critica di un testo che, pur nascendo con buone intenzioni, rischia di produrre più burocrazia che tutela”. Lo ha detto in Aula alla Camera, la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza, nel corso delle dichiarazioni di voto finali.
“Condividiamo pienamente l’obiettivo di migliorare il monitoraggio dei minori collocati fuori dal nucleo familiare, ma la costruzione normativa approvata dalla maggioranza – spiega l’esponente dem – rischia di appesantire un sistema già complesso. I nuovi registri e osservatori istituiti dal provvedimento duplicano banche dati già esistenti, come il sistema informativo del ministero del Lavoro, creando sovrapposizioni e disallineamenti che non aiutano i Comuni né gli operatori del settore. Preoccupa inoltre la vaghezza della norma sui cosiddetti ‘collocamenti impropri’, che rischia di generare confusione sulle competenze tra servizi sociali, Tribunali e amministrazioni locali. E soprattutto, ancora una volta, non ci sono risorse: la clausola di invarianza finanziaria rende questo intervento un’operazione solo formale”.
“Per il Pd – conclude Di Biase – la vera priorità resta il rafforzamento delle famiglie, la prevenzione, il sostegno economico e psicologico ai nuclei fragili, e un fondo nazionale per l’affido. Continueremo a vigilare perché la tutela dei minori resti al centro delle politiche pubbliche, non della burocrazia”.
“Il disegno di legge del governo sull'affidamento dei minori ha un obiettivo condivisibile: conoscere per intervenire meglio, prevenire i collocamenti impropri e promuovere la qualità delle accoglienze. Ma l'esecutivo lo fa costruendo un'architettura pesante, duplicata, senza risorse con il pericolo di fare più burocrazia che protezione. C'è il rischio della duplicazione delle banche dati che non si parlano e di oneri amministrativi che ricadono sul territorio”. Lo dichiara la deputata Pd, Rachele Scarpa intervenendo in Aula sul disegno di legge di tutela dei minori in affidamento.
“La proposta del Pd è chiara e concreta – sottolinea la parlamentare dem -: un unico registro presso l'autorità giudiziaria competente per minorenni, alimentato una sola volta dai comuni e dai servizi e accessibile alle amministrazioni legittimate. Un registro unico che rispetti il principio di minimizzazione dei dati, standardizza i tracciati informativi e organizzi le informazioni per tipologia di affidamento”.
“Il governo istituisce un nuovo osservatorio nazionale sugli istituti d'assistenza aggiuntivo rispetto a quello per l'infanzia e l'adolescenza e al tavolo nazionale per i minori fuori famiglia. Tre tavoli rischiano di essere troppi ed è necessario chiarire funzioni e coordinamento evitando sovrapposizioni. Oltretutto, l'affidamento non si può legittimare attraverso un algoritmo per cui chiediamo di sopprimere la previsione che attribuisce all'osservatorio poteri di segnalazione e di collocamenti impropri basati sul solo screening dei numeri”, conclude Scarpa.
“Le parole del sottosegretario Ostellari sono gravissime. Non contenti di aver varato un decreto Sicurezza punitivo e securitario, aggravando le pene detentive per le detenute madri, ora la destra vuole addirittura costruire un ordinamento giuridico fondato sulla sottrazione dei minori ai propri genitori. Un approccio che non ha nulla a che fare con la prevenzione, con l’inclusione sociale o con la tutela dei bambini, ma che alimenta soltanto una logica securitaria e repressiva, spesso piegata a facili slogan contro comunità già stigmatizzate. Ricordo al sottosegretario che già esistono leggi chiare e già oggi i minori, in determinate condizioni, possono essere allontanati dalle famiglie”. Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Il protocollo ‘Liberi di scegliere’, nato per sottrarre i ragazzi all’influenza diretta delle famiglie mafiose, non può essere piegato a un utilizzo ideologico e discriminatorio. I minori – evidenzia - vanno accompagnati con strumenti educativi, sostegno scolastico, servizi sociali, e non trasformati in vittime di nuove marginalizzazioni per mano dello Stato. La proposta di Ostellari – conclude Di Biase - rappresenta una deriva che mina i principi di civiltà giuridica e che scarica sulle famiglie più fragili la responsabilità di politiche sociali inesistenti.”
«La vicenda del giovane Paolo, lo studente che si è tolto la vita nella provincia di Latina, ci lascia sgomenti, senza parole. Un dolore che tocca tutti, che interroga le coscienze e che non può restare senza risposte. Dobbiamo continuare a investire su modelli di inclusione e di ascolto, rafforzando il sostegno psicologico nelle scuole e costruendo una rete sempre più solida tra scuola e famiglia. Solo così possiamo prevenire e contrastare il bullismo e la violenza psicologica che, come in questo caso, rischiano di diventare insostenibili per i nostri ragazzi. La comunità scolastica deve essere un luogo sicuro, dove ogni studente si senta accolto e protetto. Per questo serve un impegno corale delle istituzioni, degli insegnanti e delle famiglie. A Paolo e alla sua famiglia va la nostra vicinanza e il nostro impegno affinché la sua storia non venga dimenticata e possa servire a rendere più forti le politiche di prevenzione e tutela dei minori.» Lo dichiara la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza, commentando la notizia dello studente morto suicida a Santi Cosma e Damiano, comune della provincia di Latina.
“Dai resoconti ufficiali della Camera dei deputati, pubblicati oggi, relativi alla seduta di ieri della Giunta delle autorizzazioni a procedere sul caso Almasri, emergono elementi di estrema gravità. Il Governo Meloni non solo ha scelto di non intervenire, favorendo la liberazione di Almasri, ma, da quanto riportato, ha finito per rafforzare i rapporti con un gruppo islamista radicale come la milizia Rada, responsabile di crimini efferati e violenze disumane anche strumentalizzando in maniera blasfema la religione. È inaccettabile che l’Italia, per mera convenienza politica, si sia affidata a un’organizzazione che perseguita, tortura e uccide persone innocenti. Almasri non è un ricercato qualsiasi: come emerge dal mandato d’arresto della Corte penale internazionale, a suo carico ci sono accuse di eccezionale gravità. Parliamo di 34 omicidi accertati, di cui 12 per torture, 16 per mancanza di cure mediche, 4 per ferite da arma da fuoco e 2 per esposizione a condizioni climatiche estreme. A questi si aggiungono 22 violenze sessuali documentate, perpetrate contro donne, uomini e minori. Le imputazioni comprendono torture sistematiche, incarcerazioni arbitrarie, trattamenti disumani e persecuzioni religiose e morali contro cristiani, atei, omosessuali e oppositori politici. Affidare a figure come queste la gestione delle persone migranti e di sicurezza è una vergogna nazionale. Il Governo ha il dovere di chiarire immediatamente in Parlamento perché ha scelto di sacrificare la verità e la dignità del nostro Paese sull’altare di un patto scellerato con chi rappresenta l’opposto dei valori democratici e umani che la nostra Costituzione tutela” così Paolo Ciani, vice capogruppo Pd-Idp alla Camera e segretario di Demos, commenta gli atti sul caso Almasri, che da oggi sono disponibili nei resoconti ufficiali della Camera.
“Le parole pronunciate oggi dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen rappresentano un passaggio fondamentale per tutta l’Europa. La sua sensibilità, come madre e come leader, ci ricorda che la tutela dei bambini e degli adolescenti nell’ambiente digitale non è più rinviabile. Von der Leyen ha colto con chiarezza un punto cruciale: non possiamo lasciare che siano gli algoritmi, progettati per alimentare dipendenze e sfruttare le fragilità dei più piccoli, a sostituirsi al ruolo educativo delle famiglie. La sicurezza online dei nostri figli deve venire prima dei profitti delle grandi piattaforme digitali.
In Italia abbiamo già avviato un percorso concreto con la proposta di legge bipartisan, di cui sono prima firmataria insieme alla collega Lavinia Mennuni di Fratelli d’Italia, depositata alla Camera e al Senato. L’obiettivo è lo stesso indicato oggi dalla Presidente della Commissione: introdurre regole chiare per l’accesso ai social da parte dei minori, garantire strumenti di verifica dell’età, contrastare fenomeni come il cyberbullismo e l’esposizione a contenuti nocivi, e tutelare i ragazzi dal rischio di dipendenze tecnologiche. Non si tratta di una battaglia ideologica, ma di una sfida che riguarda la salute mentale, la crescita cognitiva e la sicurezza dei nostri figli. L’Italia può e deve essere protagonista in Europa su questo tema. Per questo accolgo con convinzione l’impegno della Presidente von der Leyen a istituire un panel di esperti e a guardare con attenzione alle esperienze internazionali già avviate, come quella australiana.
È tempo di un’alleanza larga e trasversale, tra istituzioni, famiglie, scuole e società civile, per costruire una regolamentazione che protegga i più giovani e restituisca ai genitori strumenti efficaci” così la deputata democratica Marianna Madia, compiente della Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza.
“Il sottosegretario Butti sembra ignorare il crescente dibattito scientifico sul rapporto tra social network e salute fisica e mentale di bambini e preadolescenti. Dire che la tecnologia è neutra è una semplificazione pericolosa. Nessun pediatra consiglierebbe di mettere uno smartphone in mano a un bambino di due anni, così come non gli daremmo un’automobile.
Stabilire un’età minima non significa demonizzare gli strumenti, ma proteggere i più piccoli. La tecnologia non va fermata, va guidata, come ha ricordato Papa Leone a proposito dell’intelligenza artificiale: deve essere sempre al servizio dell’essere umano.
Aprire invece il dibattito sui contenuti da mostrare o vietare online rischia di portarci su un terreno scivoloso e pericoloso, dove qualcuno decide cosa si può o non si può mettere in rete. È sulle modalità di accesso che dobbiamo concentrarci, per costruire soluzioni efficaci e condivise a tutela dei minori.
Quanto poi all’identità digitale,
non entro nel merito su quale governo abbia introdotto sia SPID che CIE – per carità di Patria – ma i fatti sono facilmente verificabili”.
Così la deputata democratica, componente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza Marianna Madia che, sul tema della regolamentazione dei social per i minori, ha presentato una proposta bipartisan insieme alla senatrice FdI Lavina Mennunni
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