"Il governo ha bocciato il nostro ordine del giorno che lo impegnava a sostenere la nascita di un "Centro nazionale di studi e documentazione sulla nautica e sul mare" nel Comune di Monte Argentario. Il centro, previsto anche nella proposta di legge presentata dal collega Marco Simiani, ha lo scopo di promuovere e coordinare la ricerca, la formazione e l'innovazione nel settore marittimo in collaborazione con le università, le scuole e le imprese.
Durante la discussione in aula, il governo ha proposto una riformulazione dell'ordine del giorno che eliminava proprio il riferimento al Centro. Una richiesta irricevibile che abbiamo respinto. Valorizzare la risorsa mare, come vorrebbe fare il ddl in discussione alla Camera, significa anche investire in ricerca e formazione, in innovazione tecnologica e progetti ambiziosi. Avevamo individuato Monte Argentario come sede per la vocazione marittima e per la vicinanza ad altri istituti di formazione specializzati nella nautica.
Ma il governo ha rigettato l'ordine del giorno e, quindi, la proposta. Come sempre, non ci sono margini di dialogo con questa maggioranza, neanche su temi che dovrebbero essere comuni e condivisi". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd.
“Oggi, a meno di un’ora dall’inizio della seduta della Commissione Cultura e Istruzione della Camera nella quale si sarebbero dovuti votare gli emendamenti, la riforma del reclutamento del personale docente dell’Università è stata ritirata dall’ordine del giorno. Pochi minuti prima la Ministra Bernini con un comunicato stampa ha annunciato la volontà di aprire al dialogo con le opposizioni sulla riforma e di organizzare un incontro strutturato a tal fine.
In commissione però di fronte alle richieste dei capigruppo di Pd, M5S, IV ed AVS di capire come sarebbe proseguito l’iter e le ragioni di questa novità non è arrivata nessuna risposta.
Si tratta della prima volta dall’inizio della legislatura che questo accade, quindi è importante capire se l’apertura di questo dialogo ha delle reali finalità di modifica della riforma precedentemente proposta e approvata al Senato.
Noi per il bene dell’Università italiana ci auguriamo che le aperture siano reali e ribadiamo la nostra disponibilità a confrontarci, portando al tavolo le proposte unitarie che le opposizioni hanno elaborato. Se si aprirà un tavolo di confronto, noi rimarcheremo la necessità di legare la riforma del reclutamento alla vera questione cruciale, quella del precariato della ricerca.
Ci sono circa 30.000 ricercatori e ricercatrici che sono state già espulsi o rischiano di essere espulsi a breve dal sistema universitario, a causa dei tagli e della fine del PNRR”. Così i capigruppo in commissione istruzione di Pd, M5S, AVS e IV Irene Manzi, Antonio Caso, Elisabetta Piccolotti e Roberto Giachetti.
“È evidente che nel sistema informatico dell'Università La Sapienza c'è un grande problema di sicurezza e fragilità e il Governo non deve solo dirci cosa ha fatto dopo l’attacco per ripristinare la situazione ma quello che intende fare per evitare che possa ripetersi. La sottosegretaria Bergamotto non risponde alla domanda posta dal PD che, da tempo, ha presentato una proposta di legge di delega al Governo per la definizione di una strategia nazionale per il contrasto degli attacchi informatici a scopo di estorsione. Il tema del ransomware è di assoluta urgenza ma non si vede alcuna traccia da parte del governo di correre ai ripari né di alzare concretamente il livello di guardia del sistema nazionale di difesa da questo tipo di attacchi informatici”. Lo dichiara il deputato PD, Andrea Casu nell'interrogazione posta insieme al collega Matteo Mauri, Responsabile Sicurezza del Partito Democratico sull'attacco hacker che ha colpito l'Università La Sapienza di Roma.
“Da tempo – aggiunge il parlamentare dem - il PD continua a sollecitare la costruzione di strumenti che consentano di colmare il gap di sicurezza informatica per rendere resiliente il sistema pubblico e privato, non solo adeguarlo alla normativa comunitaria ma costruire una strategia di supporto alle nuove norme e agli oneri gravanti. Ma registriamo una totale indisponibilità da parte del governo a rispondere alla nostra richiesta di confronto e al tempo spesso ci viene negata la trasparenza sulle scelte politiche che si stanno facendo sulla sicurezza dei nostri dati visto che si sono rifiutati di rispondere all’interpellanza urgente firmata da 50 parlamentari per chiedere informazioni sulle intese fatte con Peter Thiel, su cui risulta dalla stampa che ci siano accordi presi dai ministeri della Difesa e degli Interni sulla sicurezza dei dati sensibili”. “Il problema è enorme circa l'uso politico delle banche dati – sottolinea - e il governo non può continuare a tenere la testa sotto la sabbia”. “È dunque necessario utilizzare sempre più tecnologie italiane ed europee, tecnologie proprietarie e dare a istituzioni, imprese e cittadini gli strumenti necessari per la difesa dagli attacchi. Ma soprattutto è necessaria chiarezza da parte del governo sugli accordi con Thiel e con i soggetti che stanno mettendo le mani sui nostri sistemi e su questo il PD continuerà a chiedere conto senza piegarsi e interferenze e interessi stranieri”, conclude Casu.
“Sostegno alla dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e sostenibili nelle mense pubbliche”
Sarà presentata oggi martedì 14 aprile, presso la sala stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge sulle opzioni alimentari vegetali, sane e sostenibili.
“La salute si può e si deve curare anche a tavola. La pdl mira a promuovere la dieta mediterranea, cibi sani e più opzioni vegetali nelle mense di scuole, ospedali, RSA e altre strutture pubbliche”. Lo spiega Eleonora Evi, deputata del Pd e prima firmataria della pdl che domani aprirà la conferenza stampa.
La proposta nasce dal percorso avviato con la campagna “Mense Più Green” promossa dall’associazione REFOOD, che, dialogando con le istituzioni, ha sollevato il tema dell’accesso, nelle mense pubbliche, ad un’offerta alimentare più sana, sostenibile e coerente con i principi della dieta mediterranea. L’approdo della proposta in Parlamento rappresenta un segnale importante di attenzione istituzionale verso una domanda sempre più presente nella società e tra i professionisti della salute.
Tra i punti chiave del provvedimento:
● introduzione stabile di almeno un’opzione a base vegetale, nutrizionalmente adeguata, in ogni pasto principale delle mense pubbliche;
● applicazione della misura a scuole, università, ospedali, strutture socio-assistenziali, enti pubblici, strutture penitenziarie e servizi pubblici di accoglienza;
● attuazione attraverso linee guida ministeriali, clausole nei capitolati d’appalto e una Cabina di Regia nazionale presso il Ministero della salute.
Alla conferenza stampa interverranno, tra gli altri, rappresentanti della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) e della Physicians Association for Nutrition (PAN). Inoltre, REFOOD (Redefine Food) presenterà gli obiettivi della campagna “Mense Più Green” e i risultati di un sondaggio svolto tra pazienti e addetti di 80 ospedali, che ha rivelato criticità su disponibilità e qualità delle opzioni vegetali e sullo spreco alimentare.
“Sostegno alla dieta mediterranea attraverso la valorizzazione di opzioni alimentari sane e sostenibili nelle mense pubbliche”
Sarà presentata domani martedì 14 aprile, presso la sala stampa della Camera dei Deputati la proposta di legge sulle opzioni alimentari vegetali, sane e sostenibili.
“La salute si può e si deve curare anche a tavola. La pdl mira a promuovere la dieta mediterranea, cibi sani e più opzioni vegetali nelle mense di scuole, ospedali, RSA e altre strutture pubbliche”. Lo spiega Eleonora Evi, deputata del Pd e prima firmataria della pdl che domani aprirà la conferenza stampa.
La proposta nasce dal percorso avviato con la campagna “Mense Più Green” promossa dall’associazione REFOOD, che, dialogando con le istituzioni, ha sollevato il tema dell’accesso, nelle mense pubbliche, ad un’offerta alimentare più sana, sostenibile e coerente con i principi della dieta mediterranea. L’approdo della proposta in Parlamento rappresenta un segnale importante di attenzione istituzionale verso una domanda sempre più presente nella società e tra i professionisti della salute.
Tra i punti chiave del provvedimento:
● introduzione stabile di almeno un’opzione a base vegetale, nutrizionalmente adeguata, in ogni pasto principale delle mense pubbliche;
● applicazione della misura a scuole, università, ospedali, strutture socio-assistenziali, enti pubblici, strutture penitenziarie e servizi pubblici di accoglienza;
● attuazione attraverso linee guida ministeriali, clausole nei capitolati d’appalto e una Cabina di Regia nazionale presso il Ministero della salute.
Alla conferenza stampa interverranno, tra gli altri, rappresentanti della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana (SSNV) e della Physicians Association for Nutrition (PAN). Inoltre, REFOOD (Redefine Food) presenterà gli obiettivi della campagna “Mense Più Green” e i risultati di un sondaggio svolto tra pazienti e addetti di 80 ospedali, che ha rivelato criticità su disponibilità e qualità delle opzioni vegetali e sullo spreco alimentare.
“L’inchiesta di Report sul caso EDI e i dati sui 7 milioni di elettori italiani, insieme a quelli che abbiamo e che mostrano l’exploit di partiti e personaggi più antieuropeisti in coincidenza con l’elezione di Donald Trump e durante fasi elettorali, dice una cosa molto seria: su questi meccanismi va fatta piena luce”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato Pd e membro della segreteria nazionale.
“Non è un tema tecnico per addetti ai lavori. Qui c’è di mezzo la tenuta democratica. Già nei mesi scorsi una ricerca dell’Università di Urbino aveva evidenziato come tra il 2022 e il 2024 gli algoritmi di Meta avessero compresso la visibilità della politica istituzionale, mentre cresceva la propaganda estremista, antieuropeista e filorussa”.
“Per questo serve trasparenza vera. Alla Camera, in Commissione Trasporti, si sta discutendo di come regolare gli algoritmi. Il Partito Democratico ha presentato una proposta di legge a mia prima firma su questo, chiedo alla maggioranza di discuterne insieme e approvare velocemente un testo che permetta di non falsare le regole. Perché il gioco deve essere pulito per tutti. E quando la sfera pubblica viene piegata da algoritmi opachi, il problema non riguarda una parte: riguarda la democrazia”.
“L’inchiesta di Report che andrà in onda nella puntata di questa sera, anticipata oggi dal Fatto Quotidiano, sulle interferenze della piattaforma Meta di Zuckerberg in occasione delle elezioni del 2022 e del 2024, disvela uno scenario inquietante. Qualcosa di inaccettabile del quale il Parlamento deve occuparsi in maniera approfondita e puntuale avviando una commissione d’inchiesta ad hoc: non possiamo rimanere inerti dinnanzi al rischio che una società privata, attraverso una profilazione accurata e personalizzata dei cittadini, non solo italiani ma anche europei, possa manipolare il risultato elettorale. I dati mostrano che gli algoritmi avrebbero premiato in modo abnorme i partiti più antieuropeisti e personaggi, opinionisti e giornalisti di estrema destra. Un quadro che, insieme agli elementi già emersi nei mesi scorsi dalla ricerca dell’Università di Urbino sull’esplosione delle galassie di propaganda estremista su Facebook tra il 2022 e il 2025, rende la situazione ancora più allarmante. Il bene supremo della democrazia deve essere tutelato con tutti gli strumenti parlamentari che abbiamo a disposizione. I vertici di Meta, a cominciare dallo stesso Zuckerberg, devono essere chiamati a rispondere del loro operato”.
Così il capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“La carenza di personale negli enti del Ministero della Cultura operativi a Genova e in Liguria ha raggiunto livelli critici, con una riduzione degli organici compresa tra il 35% e il 50% e con punte pari al 60% di postazioni scoperte negli archivi di Stato di La Spezia, Savona e Imperia. Notevoli criticità si registrano anche per i musei nazionali e le biblioteche universitarie con una riduzione di circa un terzo del personale ATAV e tre quarti dei funzionari bibliotecari, al punto che l’Amministrazione dei Musei Nazionali sceglie talvolta di esternalizzare la vigilanza e di ricorrere a volontari, invece di cercare soluzioni per personale stabile”. Così si legge nell’interrogazione parlamentare a prima firma del deputato PD, Alberto Pandolfo presentata con i colleghi liguri Ghio e Pastorino e ai componenti della Commissione Cultura, Manzi, Orfini, Iacono, Berruto.
“È necessario che il ministro Giuli agisca con urgenza per risolvere la carenza di personale negli enti del Ministero della Cultura a Genova e in Liguria e per garantire la sicurezza e la valorizzazione del patrimonio culturale, data l'insufficienza di personale e le carenze infrastrutturali segnalate”, concludono i deputati dem.
“Quella che si sta consumando è una grave ingiustizia ai danni di migliaia di aspiranti docenti. Un fallimento organizzativo che rischia di trasformarsi in una discriminazione inaccettabile tra chi può permettersi percorsi più costosi e chi no”.
È una denuncia netta quella della parlamentare PD Giovanna Iacono, che ha presentato un’interrogazione ai Ministri dell’Università e della Ricerca e dell’Istruzione e del Merito sulla gestione dei percorsi abilitanti da 30, 36 e 60 CFU.
“I ritardi accumulati sono evidenti e ingiustificabili: iscrizioni prorogate fino a fine febbraio e corsi avviati tra fine marzo e inizio aprile comprimono drasticamente i tempi. In queste condizioni, per molti candidati diventa materialmente impossibile conseguire l’abilitazione entro il 30 giugno 2026”.
Una situazione che rischia di avere conseguenze pesantissime: “Dopo aver pagato fino a 2.000 euro, migliaia di aspiranti docenti potrebbero essere esclusi dalla prima fascia delle GPS 2026 per responsabilità che non sono loro. È inaccettabile”.
Al centro della denuncia anche una evidente disparità di trattamento tra sistema pubblico e privato: “Si sta creando un doppio binario, dove chi può permettersi percorsi più onerosi riesce a rispettare le scadenze, mentre altri restano indietro a causa di inefficienze organizzative. Non è questo il principio di uguaglianza che deve garantire lo Stato”.
“Se non si interviene subito – prosegue Iacono – migliaia di persone perderanno un anno di lavoro, con un danno economico e professionale enorme, mentre il sistema scolastico continuerà ad alimentare precarietà”.
Per questo si chiede al Governo un intervento urgente e concreto per garantire tempi certi e uniformi per tutti gli atenei, prorogare i termini per lo scioglimento della riserva nelle GPS 2026 e prevedere misure di tutela per gli iscritti, anche rispetto ai costi già sostenuti.
“Non si possono chiedere sacrifici economici ai giovani e poi lasciarli soli davanti a disfunzioni del sistema. Il Governo intervenga subito: è una questione di equità, credibilità delle istituzioni e rispetto per chi vuole insegnare”.
"Ieri, dopo 9 mesi di attesa, la Commissione Cultura ha audito il presidente del Coni Luciano Buonfiglio, che in quanto presidente di un ente pubblico ha doverosamente presentato le linee guida del suo mandato. Purtroppo non c'è stato alcun confronto parlamentare perché, dopo la lettura di una relazione di 11 pagine, peraltro consegnata in precedenza, sono rimasti poco più di 10 minuti a disposizione per tutte le domande dei rappresentanti dei gruppi presenti e, auspicabilmente, per le sue risposte. Ho dunque richiesto formalmente che si svolga una seconda audizione, dedicata integralmente a domande e risposte, possibilmente fuori dal copione". Lo dichiara in una nota il deputato e Responsabile Sport del Partito Democratico, Mauro Berruto.
"Restano da chiarire molte cose - sottolinea il parlamentare dem - su diversi temi: prima di tutto la giustizia sportiva, lo stato dell'arte delle sedi territoriale e dei dipendenti 'sfrattati' da Sport e Salute, i numeri di tesseramenti quantomeno anomali degli Enti di Promozione Sportiva, la quasi totale mancanza di equilibrio di genere nelle figure apicali dello sport, il sistema elettorale delle federazioni fondato sulla compravendita delle deleghe, la posizione sulle clamorose violazioni della tregua olimpica e della carta olimpica da parte di Israele e Stati Uniti, la valutazione su Centri di Preparazione Olimpica, Trofeo Coni, Giochi della Gioventù, gruppi sportivi militari, sport universitario, lavoro sportivo e molto altro ancora". "Se il Presidente Buonfiglio vuole parlare ai suoi 81 elettori, prosegua pure così. Se vuole un confronto vero con il Parlamento torni in audizione e permetta un contraddittorio con i parlamentari, sia di maggioranza che di opposizione", conclude Berruto.
"Sono circa 165 le studentesse e gli studenti palestinesi che aspettano da mesi di potere venire in Italia a studiare ma che sono bloccati a Gaza perché non viene loro concesso il visto. Tra loro alcuni sono titolari di borse di studio e altri hanno fondi propri per potersi iscrivere alle università e mantenersi. Ma i canali per la loro evacuazione dalla Striscia sono inspiegabilmente chiusi e i visti bloccati da dicembre scorso. E' questa la denuncia che abbiamo raccolto oggi durante l'audizione nel Comitato diritti umani della Camera che presiedo, dai rappresentanti del Forum “Per cambiare l’ordine delle cose” che ci hanno presentato il rapporto "Yalla Study".
Studiare è un diritto umano che a Gaza è violato dall'inizio del genocidio: negli ultimi due anni, oltre il 90 per cento delle scuole, degli istituti scolastici e delle università è stato distrutto. Per queste studentesse e questi studenti, a cui gli atenei hanno riconosciuto tutti i requisiti per venire a studiare in Italia, è vitale accedere ai corsi invece di restare bloccati a Gaza per questioni burocratiche. E' necessario istituire un canale permanente per la richiesta di visto per motivi di studio, a prescindere che si tratti di titolari di borse o di persone con fondi propri per mantenersi, perché così prevede la legge. Al contempo è necessario garantire a studentesse e studenti il diritto al ricongiungimento familiare in tempi brevi, come loro promesso, senza dover scegliere tra studiare e rischiare di non poter vedere più i loro cari.
Infine, ma non meno importante, sarebbe estremamente utile se il carico economico dell'accoglienza di queste ragazze e ragazzi non venisse interamente lasciato sulle spalle delle università, ma che si usassero anche i fondi della cooperazione internazionale per sostenerlo.
Di tutto questo ci occuperemo con un atto parlamentare rivolto al ministro Tajani e alla ministra Bernini". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Rendere immediatamente pubblico lo studio relativo all’esposizione ai Pfas avviato dal Dipartimento dei Vigili del Fuoco in collaborazione con l’Università di Bologna e predisporre indagini simili su tutto il territorio nazionale”: è quanto chiede una interrogazione del Partito Democratico sottoscritta dai deputati Marco Simiani, Chiara Braga, Maria Stefania Marino, Augusto Curti, Ilenia Malavasi, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Eleonora Evi, Federico Fornaro, Nadia Romeo, Rosanna Filippin, Stefano Vaccari .
“Parliamo di sostanze altamente persistenti e pericolose, associate anche a patologie oncologiche, rispetto alle quali alcune categorie professionali risultano particolarmente esposte. Non è accettabile che i risultati, la metodologia e i protocolli scientifici – come segnalato dalle associazioni sindacali - non siano pienamente accessibili e verificabili. È inoltre urgente valutare l’estensione di indagini analoghe su scala nazionale, anche alla luce delle attuali limitazioni nell’accesso ai test per la rilevazione dei Pfas nel sangue, che rappresentano un ulteriore elemento di criticità per la tutela della salute dei cittadini”: concludono i deputati Dem.
I deputati del Pd, Stefano Vaccari, Andrea De Maria e Virginio Merola, hanno presentato una serie di emendamenti al Dl Bollette per contrastare la decisione del governo di spostare la sede dell’Agenzia nazionale per la meteorologia e climatologia ItaliaMeteo da Bologna a Roma.
Gli emendamenti, tra l’altro, puntano in particolare a mantenere la sede dell’Agenzia a Bologna od anche a prevedere una soluzione equilibrata con sede legale a Roma e sede operativa tecnico-scientifica a Bologna, salvaguardando il ruolo strategico del Tecnopolo e dell’ecosistema scientifico già esistente.
“La scelta del governo di spostare ItaliaMeteo da Bologna a Roma è incomprensibile perché priva di una visione complessiva, senza un progetto industriale e scientifico e mette a rischio attività, investimenti e professionalità costruite negli ultimi anni”, dichiarano i deputati Pd, Vaccari, De Maria e Merola. “A Bologna - spiegano - esiste già un ecosistema unico in Europa per la meteorologia e lo studio del clima, con il Tecnopolo che ospita il Centro europeo per le previsioni meteorologiche, il Cineca, il Centro euromediterraneo sui cambiamenti climatici, il Cnr e l’Università. Smantellare questo sistema significa indebolire l’intera strategia nazionale sulla meteorologia e sulla climatologia e il ruolo internazionale conquistato nel tempo”. Vaccari, De Maria e Merola, sottolineano inoltre che il lavoro svolto finora dall’Agenzia è strettamente legato alle infrastrutture scientifiche e di calcolo presenti a Bologna: “Le attività di modellistica meteorologica nazionale, la piattaforma MeteoHub e le infrastrutture di supercalcolo sono sviluppate in stretta sinergia con il Cineca e con il sistema scientifico del Tecnopolo. Spostare tutto a Roma significa interrompere un modello di collaborazione che sta dando risultati importanti”.
Per i deputati del Pd è necessario invece rafforzare la rete nazionale della meteorologia: “Chiediamo al governo di tornare sui suoi passi. L’Agenzia ItaliaMeteo deve essere il perno di un sistema nazionale moderno e integrato. Per questo proponiamo di mantenere a Bologna la sede tecnico-scientifica e di sviluppare eventualmente una sede legale a Roma e presidi territoriali nel Paese, valorizzando le competenze già esistenti”.
“Il tema della giustizia richiede che qualunque intervento sia serio e rispettoso dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Noi siamo contrari a questa riforma perché la riteniamo sbagliata e pericolosa per la tenuta stessa della democrazia ”. Lo ha detto il deputato del Partito Democratico Piero De Luca, intervenuto all’evento “Governo e opposizioni al confronto sul futuro del sistema giudiziario” che si è svolto presso l’Università degli Studi di Salerno.
"E' sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell'edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio. Al contrario - ha sottolineato - interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un'Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l'autonomia e l'indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentale della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia. Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed e' utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire - ha quindi affermato - si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica. Ancora più grave é l'introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l'autorevolezza del CSM, alterando l'equilibrio tra magistratura e politica. Per noi non é una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente é una giustizia che protegge meno i diritti di tutti. Su questo continueremo a batterci con determinazione", ha concluso.
“Quasi un italiano su due non vota più. Non è solo un problema statistico, ma il segnale di una crisi del sistema di rappresentanza”.
Così il segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari, intervenendo nella Sala della Lupa di Montecitorio alla tavola rotonda “Astensionismo. Il non voto è un problema per la democrazia”, promossa dallo stesso Vaccari in occasione della presentazione del Rapporto Ipsos-Lega Coop FragilItalia 2025/2026.
“Un’astensione elevata - ha detto il deputato democratico - altera la rappresentatività delle istituzioni e può metterne in discussione la legittimità sostanziale, soprattutto quando colpisce in modo selettivo giovani e fasce sociali più fragili”.
Vaccari ha evidenziato inoltre come “non si tratta di semplice disinteresse, ma di una frattura nel rapporto di fiducia”, richiamando la necessità di interventi concreti. “Per invertire la tendenza - ha aggiunto - non basta un appello al dovere di voto. Servono trasparenza, responsabilità e strumenti che rendano la politica più credibile e verificabile. Se metà del corpo elettorale si chiama fuori - ha concluso - il problema è della politica. Dobbiamo ricostruire il legame tra cittadini e istituzioni e restituire significato alla rappresentanza”.
Le possibili soluzioni indicate da Vaccari vanno dagli
interventi strutturali per rafforzare trasparenza e rendicontazione del mandato elettivo alla lotta alle disuguaglianze economiche e sociali come priorità democratica, dalla
regolamentazione e trasparenza degli algoritmi delle piattaforme digitali alla creazione di luoghi permanenti di partecipazione nei territori, alle misure per ridurre i costi e le barriere all’accesso al voto, soprattutto per studenti e lavoratori fuori sede.
Al convegno partecipano: la capogruppo Pd alla Camera, Chiara Braga; Vittoria Ferdinandi, sindaca di Perugia; Anna Finocchiaro, presidente della Fondazione Italiadecide; Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera; Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria; Valentina Pazè, docente di Filosofia politica all’Università di Torino; Serena Sorrentino, presidente della commissione per il Programma fondamentale della Cgil; Nicola Zingaretti, capodelegazione Pd al Parlamento europeo. Coordina i lavori la giornalista e scrittrice, Flavia Perina.