Come Partito democratico abbiamo voluto presentare una norma che individua l'assenza di consenso come elemento caratterizzante della violenza sessuale. Proprio in vista della giornata internazionale contro la violenza sulle donne, vogliamo che il Parlamento si esprima e prenda una posizione su una norma fondamentale nella prevenzione e nel contrasto della violenza contro le donne, mettendo al centro il consenso come libera manifestazione della volontà della persona, che deve rimanere tale e immutato durante l'intero svolgersi dell'atto sessuale e che è sempre possibile, in qualsiasi momento e con ogni forma, revocare. Una norma fortemente voluta da molte associazioni e tra queste Amnesty International, che da sempre combattono contro il pregiudizio che addebita alla donna la responsabilità della violenza sessuale. Con la nostra proposta di modifica dell’articolo 609-bis del codice penale, il principio che vogliamo affermare è che qualsiasi atto sessuale senza consenso deve essere punito.
Così le deputate del Pd Laura Boldrini, prima firmataria della norma, e Michela Di Biase relatrice del provvedimento.
"Le deputate del partito democratico Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio, denunciano come mistificatorio l’intervento che oggi il ministro Valditara ha inviato all’evento di istituzione della Fondazione Cecchettin. “Forse- dice la capogruppo in commissione parlamentare d’inchiesta contro i femminicidi, Sara Ferrari- se questo governo, attraverso la ministra Roccella, si decidesse ad approvare i decreti attuativi della legge sui numeri e le statistiche della violenza, si scoprirebbe quanto evidentemente infondato sia il riferimento del ministro dell’istruzione Valditara, che oggi ha evocato “l’immigrazione illegale“ come una delle cause “legate all’incremento dei fenomeni di violenza sessuale“. La violenza contro le donne, è noto a chiunque se ne occupi veramente, è esercitata da uomini prevalentemente italiani ma non solo, di ogni origine geografica, posizione sociale, livello di studio e avviene in particolare all’interno delle mura domestiche, non per strada ad opera di sconosciuti. Si chiama violenza domestica. E’ immorale- conclude- che un ministro responsabile dell’educazione delle giovani e dei giovani italiane, anziché impegnarsi per contrastare le basi culturali che legittimano i pregiudizi e le discriminazioni di cui si nutre la violenza contro le donne, additi “lo straniero” come causa di una piaga sociale che invece affonda profondamente nella nostra storia e cultura. L’inadeguato Ministro ha dichiarato che “non esiste più il patriarcato” ma ha passato tutto il tempo a dimostrare cosa sia davvero.
Boldrini e Evi presentano interrogazione, da Fdi deprecabili strumentalizzazioni sul caso
“Agli esponenti di Fdi, che oggi hanno cercato di strumentalizzare in modo deprecabile il caso della giovane ragazza iraniana vittima della repressione del regime di Teheran, segnaliamo che non solo non siamo in silenzio ma che abbiamo già depositato un’interrogazione parlamentare al ministro Tajani per sapere cosa intende fare il governo, anche per il tramite delle rappresentanze diplomatiche, per garantire l’incolumità, la sicurezza e la protezione legale alla studentessa Ahou Daryaei”. Così in una nota le deputate democratiche Laura Boldrini e Eleonora Evi. Nel testo dell’interrogazione vengono citate le forti preoccupazioni delle Ong che scrivono espressamente «Temiamo per la sua incolumità: se va bene la riempiranno di farmaci, se va male la potrebbero picchiare e torturare», denunciando che non si tratta di un primo caso e ricordando altre donne, Mahsa Amini, Nika Shakarami, Armita Garawand e tutte le altre ragazze che negli ultimi due anni sono state torturate, violentate e poi uccise perché hanno rifiutato le leggi della teocrazia, mettendo contro le ingiustizie degli ayatollah i loro corpi disarmati. Anche AMNESTY International – ribadiscono le democratiche Boldrini e Evi - ha chiesto che la giovane venga rilasciata "immediatamente e senza condizioni", esortando le autorità a "proteggerla dalla tortura e da altri maltrattamenti e a garantire l'accesso alla famiglia e all'avvocato". L'organizzazione per i diritti umani ha inoltre evocato "accuse di percosse e violenza sessuale contro di lei durante l'arresto", sollecitando "indagini indipendenti e imparziali". Si teme che Ahou Daryaei possa essere stata destinata a uno dei cosiddetti “corsi di rieducazione” come quello cui venne destinata Mahsa Jina Amini nel settembre 2022. Il governo e la maggioranza – concludono le democratiche - la smettano di strumentalizzare e fare polemiche e intervenga con urgenza perché anche in questo caso il tempo è prezioso”.
"Il ministro Tajani intervenga per riportare Nessy Guerra e sua figlia in Italia sane e salve. E' la richiesta che, come Intergruppo per i diritti delle donne e le pari opportunità abbiamo inoltrato oggi con un'interrogazione. Nessy Guerra sta vivendo un vero incubo, nascosta in una località segreta in Egitto, insieme alla figlia, per sfuggire al marito violento. Rischia di perdere la libertà e la figlia. Un incubo iniziato dopo che i due, sposati in Italia, si sono trasferiti in Egitto da dove l'uomo è originario. La ragazza ha raccontato che da quel momento sono iniziati i problemi: manipolazioni, violenze fisiche e psicologiche, maltrattamenti consumati anche davanti alla figlia. Comportamenti non nuovi per l'uomo che in Italia era già stato condannato per a tre anni di reclusione per violenza sessuale, stalking e lesioni nei confronti dell'ex compagna. Esasperata, Nessy decide di andarsene di casa, ma il marito la denuncia per adulterio e prostituzione reati che in Egitto vengono puniti col carcere. A questo si aggiunge che, dopo l'istanza di divorzio presentata dalla nostra connazionale, il tribunale egiziano le ha tolto la figlia, potrebbe condannarla a due anni di carcere e affidare la bambina al padre violento.
La denuncia dell'avvocata che assiste Nessy Guerra è chiara: il consolato egiziano in Italia non trasmette alle autorità del Cairo il casellario giudiziario dell'uomo da cui è evidente che si tratta di una persona violenta e pericolosa e la rappresentanza diplomatica italiana risponde che l'Italia ha ottimi rapporti con l'Egitto.
Tutto questo costringe Nessy e la figlia a vivere nascoste e nella paura. Chiediamo al ministro Tajani di riportarle in Italia al più presto e di intervenire presso la nostra rappresentanza diplomatica in Egitto perché la assista adeguatamente". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Coordinatrice dell'Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità.
Da Busto Arsizio sentenza inaccettabile
Il gruppo del PD nella Commissione femminicidio torna a chiedere con forza, dopo averla voluta nell’ultima legge, maggiore formazione degli operatori che hanno a che fare con le vittime di violenza e potenziamento delle competenze della magistratura sulle caratteristiche di questo fenomeno. Per le parlamentari e i parlamentari democratici, Ferrari, Forattini, Ghio, D’Elia, Sensi e Valente sentenze come quella arrivata ieri a Busto Arsizio sono inaccettabili. Un uomo accusato di violenza sessuale è stato assolto perché lei ha reagito solo dopo 20 secondi. Ancora una volta si fa vittimizzazione secondaria, stigmatizzando il comportamento della donna, invece che quello dell’aggressore. Non avviene per nessun altro reato. Ricordiamo che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha condannato più volte l’Italia, per sentenze che non rispecchiano una corretta valutazione del rischio e normalizzano la violenza, per pregiudizio culturale contro le donne. Ci impegneremo per far approvare, come in Spagna, la legge sul consenso, che abbiamo già depositato. Al governo chiediamo condivisione e supporto a questo obiettivo, se davvero lo ha sostenuto in Europa.
"Un atto sessista gravissimo quello avvenuto al liceo Visconti di Roma. Inaccettabile veder esibita la lista delle 'ragazze trofeo' in un luogo di inclusione come la scuola. Non basta la condanna, voglio esprimere solidarietà e vicinanza alle studentesse che hanno visto il proprio nome su quella lista e apprezzamento per le parole della dirigente scolastica, che ha detto con chiarezza oche l'episodio non può essere ridotto ad una semplice goliardata.
Un atto come questo è la conferma di quanto sia necessario un lavoro culturale, anche all'interno delle scuole. Bisogna inserire l'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, ad ogni livello, per costruire una società libera da stereotipi e violenza di genere". Così la deputata democratica, Michela Di Biase.
Più diritti a chi non ne ha, per crescere un paese civile.
Impegniamoci per avere misure di prevenzione e contrasto alla discriminazione e alla violenza per motivi fondati su sesso, genere, orientamento sessuale e identità di genere.
Lo ha scritto su X Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, in occasione della Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia.
“Abbiamo depositato un’interrogazione urgente al ministro della Giustizia per chiedere di fare luce sui fatti drammatici emersi questa mattina, con l’arresto di 13 agenti di Polizia Penitenziaria, altri otto sospesi, per violenze e torture all’interno del carcere minorile Beccaria di Milano”. Lo afferma la deputata dem Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza e componente della commissione Giustizia.
“Dalle indagini - conclude Di Biase - emergono fatti gravissimi, resi ancor più sconcertanti dal fatto che le vittime sono dei minori detenuti, affidati allo Stato, e che le violenze proverrebbero proprio dai pubblici ufficiali responsabili della loro custodia. Gli agenti sono accusati di tortura, abuso d'ufficio, maltrattamenti in danno di minori, in un caso anche di tentata violenza sessuale. Chiediamo al governo di fare luce ed intervenire subito per assicurare adeguate condizioni di detenzione. La violenza verso chi è recluso in carcere è una violazione dello stato di diritto, chiediamo di riportare l’esecuzione della pena, in modo particolare quella minorile, a livello degli standard dei Paesi civili, nel rispetto dei principi costituzionali e di quelli europei e sovrannazionali”.
"Due giorni fa a Roma in Campidoglio, abbiamo condannato unitariamente le autorità russe per quanto accaduto ad Aleksej Navalny. E sono tanti coloro che rischiano la libertà e la vita solo perché contrari a Putin, non solo gli avversari politici. Lo sanno bene le persone LGBTQIA+ contro cui si è scagliata, qualche settimana fa, una sentenza della Corte Suprema che dichiara "illegale" il "movimento lgbtqia+ internazionale" aprendo di fatto alla persecuzione di tutte le persone LGBTQIA+, non solo russe, e a tutti coloro che ne promuovono i diritti. Una decisione che risponde alle esplicite richieste del governo, a riprova della scarsissima indipendenza della magistratura in Russia da cui alcuni si aspettano che faccia chiarezza su quanto accaduto a Navalny.
E ci sono già stati i primi arresti: un giovane fotografo, una ragazza che indossava un paio di orecchini arcobaleno, ad esempio.
Oggi ho chiesto al governo italiano di attivarsi per assicurare pieno sostegno alle persone lgbtqia+, alle attiviste e agli attivisti per i loro diritti, e a chi si batte per la libertà in Russia. La sottosegretaria Maria Tripodi ha ricordato che l'Italia è impegnata a contrastare ogni forma di violenza e discriminazione contro le persone LGBTQIA+ negli organi internazionali preposti, ma questa maggioranza è composta dalle stesse persone che applaudirono, vergognosamente, all'affossamento del ddl Zan, nella scorsa legislatura. Una legge che puntava proprio a questo: combattere l'odio, la violenza e la discriminazione per genere, orientamento sessuale, identità di genere e disabilità.
Non ci fermeremo: continueremo a chiedere che qualsiasi paese in cui le persone lgbtqia+ sono perseguitate, in cui l'omosessualità è dichiarata illegale o, addirittura, in cui si rischia la pena di morte vengano considerati "non sicuri" garantendo così, a chi scappa da quei luoghi, la protezione dovuta". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"É necessario investire su programmi di educazione all' affettività e alla sessualità nelle scuole italiane di ogni ordine e grado. Lo sosteniamo da tempo guardando ai disagi che emergono dal mondo giovanile e ai numeri della violenza contro le donne. I dati del sondaggio di Save the Children pubblicati oggi confermano questa urgenza, portando alla luce un quadro drammatico". Lo afferma la capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza, Michela Di Biase, commentando i dati della ricerca "Le ragazze stanno bene?" di Save the Children in collaborazione con Ipsos.
"Il 52% delle adolescenti in coppia dichiara di aver subìto, almeno una volta, comportamenti violenti come ricevere telefonate insistenti, essere vittima di linguaggio violento, richieste insistenti di foto intime. Accanto a questo - sottolinea la deputata del Partito Democratico- c'è il dato del 43 per cento dei ragazzi che ritiene che una ragazza possa sottrarsi ad una violenza sessuale se davvero lo vuole. Uno su tre, addirittura, crede che le responsabilità, in caso di violenza, siano da attribuire alla donna. Sono risposte - conclude Di Biase - che restituiscono uno spaccato critico su cui è evidente che sia necessario intervenire con programmi di educazione e formazione per i più giovani".
"Questa mattina ho depositato una proposta di legge per introdurre nel nostro codice penale un principio semplice: il sesso senza consenso è stupro.
La mancanza di consenso "quale libera manifestazione della volontà della persona e che rimanga tale e immutato durante l’intero svolgersi dell’atto sessuale" è alla base del riconoscimento della violenza sessuale, come stabilito dalla Convenzione di Istanbul, ratificata sia dal parlamento UE sia dal parlamento italiano.
All'indomani del deludente compromesso al ribasso fatto dal Consiglio Europeo sulla Direttiva Ue sulla violenza contro le donne e la violenza domestica, sta agli Stati membri fare quel passo in avanti che in Europa è stato bloccato da interessi nazionali e posizioni retrograde. Un vergognoso gioco fatto sulla sicurezza delle donne, sulla loro libertà e sulla loro dignità. E anche in sfregio alla volontà del Parlamento europeo che aveva approvato un testo molto più avanzato.
Mi auguro che la mia proposta di legge venga calendarizzata e discussa quanto prima, oltre che approvata con la più ampia maggioranza possibile. Altrimenti vorrà dire che il contrasto alla violenza sulle donne non è la priorità sbandierata da governo e maggioranza all'indomani degli stupri di gruppo di Palermo, Caivano e del più recente a Catania". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
Venti deputate e deputati dell'Intergruppo della Camera per le donne, i diritti e le pari opportunità, coordinato da Laura Boldrini, hanno inviato una lettera alla premier Giorgia Meloni per chiedere che dalla Direttiva UE contro la violenza sulle donne e la violenza domestica non venga stralciato il concetto del consenso.
"Le scriviamo per via delle preoccupanti notizie giunte dal Consiglio Europeo, che parlano dello stralcio dalla Direttiva UE contro la violenza sulle donne e la violenza domestica delle norme sullo stupro e di quelle sulle molestie sessuali nel mondo del lavoro - si legge nella lettera -. È a dir poco allarmante che venga cassato il concetto per cui il rapporto sessuale senza consenso è stupro, specie in un periodo storico come quello attuale, dove la violenza da parte degli uomini sulle donne continua a riempire le cronache a qualunque latitudine. Tale decisione può avere una portata devastante, poiché di fatto indebolisce l’applicazione della Convenzione di Istanbul – un trattato storico, recentemente ratificato dalla stessa Unione Europea – e riduce la protezione delle donne nell’intero territorio UE".
"Signora Presidente, lei è una delle poche donne a sedere nel Consiglio Europeo - concludono -; e poiché in diverse occasioni ha affermato di essere in prima linea nella battaglia contro la violenza di genere, la invitiamo ad adoperarsi affinché questa Direttiva non venga snaturata fino a divenire una scatola vuota, impegnandosi per il ripristino della formulazione iniziale". La lettera è firmata da Laura Boldrini, Stefania Ascari, Ouidad Bakkali, Elena Bonetti, Chiara Braga, Andrea Casu, Michela Di Biase, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Marco Furfaro, Valentina Ghio, Chiara Gribaudo, Marco Grimaldi, Ilenia Malavasi, Maria Stefania Marino, Emma Pavanelli, Silvia Roggiani, Rachele Scarpa, Debora Serracchiani, Luana Zanella.
"Oggi il Senato approverà definitivamente la legge contro la violenza di genere, ora però abbiamo bisogno di affrontare il problema all'origine, ovvero costruire un sistema educativo che estirpi il patriarcato dalla nostra cultura".
Lo ha detto la deputata Pd Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, intervenendo all'iniziativa sulla violenza di genere organizzata dalla Procura della Repubblica di Velletri.
"La legge sarà approvata all'unanimità grazie al lavoro di proposta del Partito Democratico costruito con gli emendamenti in commissione. Ma c'è un problema - ha aggiunto Di Biase - su cui dobbiamo metterci subito al lavoro: serve investire risorse sulla formazione del personale che fronteggia i casi di violenza, che non sono previste dalla legge, e soprattutto serve l'impegno corale del Parlamento per costruire una iniziativa legislativa forte sull'educazione affettiva e sessuale nelle scuole".
"Esprimo piena solidarietà e sostegno all’assessora del Comune di Follonica Mirjam Giorgieri, da troppo tempo bersaglio di una inaccettabile e violenta campagna di odio sui social network, con continue e raccapriccianti offese misogine anche di carattere sessuale per denigrarne la figura di amministratrice e di donna. Si tratta di una violenza reiterata da cui tutti devono prendere le distanze ed i cui autori devono essere immediatamente individuati, fermati e puniti. Mi appello alle Forze dell'Ordine e alle autorità competenti affinché intervengano con rapidità e risolutezza per risolvere questo caso e prevenire e contrastare i numerosi episodi di 'hate speech' che stanno purtroppo aumentando anche nei nostri territori". Lo dichiara il deputato dem Marco Simiani.
"Oggi, nell'aula di Montecitorio, abbiamo votato a favore del provvedimento del governo sul contrasto della violenza contro le donne e la violenza domestica, nonostante evidenti limiti. Limiti dovuti al fatto che il testo include prevalentemente misure cautelari e penali, così come la mancanza di stanziamenti. Abbiamo contribuito a migliorare il testo attraverso nostri emendamenti e abbiamo votato a favore per dare un segnale di disponibilità e collaborare su un tema così drammatico. Disponibilità data anche per l'impegno preso dalla ministra Roccella di dare seguito alle nostre richieste di introdurre prima possibile norme volte alla formazione di assistenti sociali, giudici, forze dell'ordine, avvocati, medici, psicologi e consulenti tecnici, così come all'educazione affettiva e sessuale dei nostri ragazzi e ragazze nelle scuole. Sono infatti proprio l'educazione e la formazione le misure necessarie e indispensabili per sconfiggere la violenza di genere e la violenza domestica fin dalle sue fondamenta culturali.
La repressione serve, ma non basta: la violenza va, infatti, riconosciuta quando si verifica e non minimizzata come troppo spesso ancora accade. Vanno riconosciuti gli abusi e anche le molestie. E vanno prevenuti educando le nuove generazioni al rispetto, alla parità e al consenso perché ogni atto sessuale senza consenso è stupro. Vigileremo sull'impegno che la ministra Roccella ha preso verso l’opposizione e verso tutte le donne e le ricorderemo, costantemente, che la sicurezza delle donne vale una voce di bilancio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.