A.C. 1367-A
La ringrazio, signor Presidente. Saluto la Sottosegretaria. Non so se lo avete notato, colleghi, ma oggi - lo ha ricordato poco fa il Presidente Mattarella - è una giornata importante. Questa proposta di legge arriva in Aula proprio in occasione della Giornata mondiale dell'infanzia e dell'adolescenza e sarebbe stato molto positivo e importante festeggiare - ricordare più che festeggiare, viste anche le parole allarmanti pronunciate dal Presidente della Repubblica - questa ricorrenza con un'attenzione diversa rispetto a questa proposta di legge presentata dalla collega Orrico. Infatti, al di là dei dati citati dal collega Roscani, quegli emendamenti in quei decreti-legge erano emendamenti ordinamentali e minimali e una parte significativa delle proposte di legge che sono state approvate in via legislativa in Commissione sono proposte della maggioranza, ma non voglio entrare in polemica su questo.
Oggi, in occasione di questa ricorrenza, noi avevamo davvero una grande occasione: quella di poter creare un ponte, un tema di dialogo e confronto su dei temi centrali che riguardano l'istruzione, temi centrali che attengono, appunto, ai temi della povertà educativa e della dispersione scolastica.
E rispetto a quel passaggio in Commissione la collega Orrico ricordava come è da ottobre del 2024 che abbiamo presentato emendamenti; ci sono passate due leggi di bilancio in mezzo. Ci sarebbero stati gli spazi, volendo (se si fossero voluti trovare, ovviamente), per intervenire, per trovare dei punti di contatto su quella proposta di legge a cui, appunto, come gruppi di opposizione, come gruppo del Partito Democratico, anche in linea con le proposte di legge che in questi anni abbiamo depositato alla Camera e al Senato, abbiamo cercato di dare il nostro contributo.
Abbiamo provato, appunto, ad affrontare temi come quello della comunità educante o come quello del Fondo per il contrasto della povertà alimentare a scuola, su cui già nella scorsa legge di bilancio, con un emendamento unitario, avevamo trovato un piccolo fondo che andrebbe in realtà implementato, a sostegno delle amministrazioni locali. Eppure, si poteva trovare uno spazio di confronto e di dialogo nel merito tanto sulla proposta di legge della collega Orrico, quanto sugli emendamenti presentati da tutte le opposizioni; e quello spazio di confronto e dialogo non è stato trovato perché la proposta di legge è stata sostanzialmente soppressa, non esiste e non esisterà più, e gli emendamenti dell'opposizione sono stati in Commissione tutti puntualmente bocciati. Del resto, non è nuova questa maggioranza a questo tipo di atteggiamento perché lo abbiamo visto in quasi tutti i provvedimenti che hanno riguardato proprio il tema dell'istruzione, che si parlasse del 4+2, del processo di valutazione alla scuola primaria, del decreto Esami di maturità o del liceo del made in Italy. C'è stato il tentativo di contribuire - non di limitarci a fare l'opposizione e ad opporci - ma di contribuire in un'ottica propositiva come è accaduto anche con l'ultimo ampiamente discusso e non ancora concluso provvedimento relativo all'educazione all'affettività; abbiamo cercato, facendo tesoro, tra l'altro, del lavoro fatto in Commissione nelle audizioni, rispetto alle tante proposte, ai documenti che ci sono arrivati, di dare e di offrire un contributo di merito che, purtroppo, è stato - ogni volta - puntualmente respinto proprio nell'attesa che si aprisse un confronto con il Governo.
Eppure, il tema - che fa riferimento nel titolo alla dispersione scolastica e al diritto allo studio - non dovrebbe essere, per sua natura, divisivo, ma incoraggiare a trovare azioni comuni. E su questo, colleghi, cito proprio un dato che riporta il dossier redatto dal Servizio studi della Camera, il quale ci ricorda che la dispersione scolastica sta, sì, scendendo nel nostro Paese, ma anche che i dati relativi all'Italia restano tra i più alti rispetto a quelli degli altri Paesi dell'Unione europea, tra l'altro, con differenze territoriali davvero preoccupanti.
I numeri spesso sono freddi e tra l'altro non dicono tutto, e io non voglio limitarmi a quelli, però c'è un dato che dovrebbe in realtà farci saltare su queste sedie per la profonda ingiustizia che porta con sé: è il dato relativo - lo ricordava anche la collega Orrico - alla povertà assoluta dei minori.
Secondo i dati più recenti, 1.300.000 bambini vivono in povertà assoluta, è una forma di povertà che incide in maniera radicale sulle opportunità, sulle aspirazioni, sulle aspettative di vita delle generazioni più giovani, che le priva della possibilità stessa di acquistare materiale scolastico, di fare delle scelte rispetto alle prospettive di prosecuzione della loro carriera scolastica, o di frequentare teatri, cinema, attività sportive.
Sono privazioni profondamente ingiuste, perché si legano alle generazioni più giovani e si associano a quello che viene definito il paradosso della povertà educativa, quel paradosso che lega il futuro delle generazioni più giovani alle condizioni lavorative, economiche e sociali delle famiglie di appartenenza. Quei bambini, magari figli di genitori che hanno un titolo di studio non di istruzione superiore, rischiano nel loro futuro di avere lo stesso titolo di studio, le stesse ridotte opportunità di crescita e di educazione, e questa è un'ingiustizia che penso, in quest'Aula, non ci potremmo permettere di accettare e che investe, tra l'altro, la possibilità di accesso ai nidi e ai servizi per la prima infanzia, di fruire del tempo pieno a scuola e dei servizi mensa, di ridurre quei divari sociali e territoriali nell'apprendimento delle conoscenze fondamentali.
Ecco, meno opportunità hai di poterti allontanare dalla condizione di appartenenza della tua famiglia e meno possibilità avrai nel tuo futuro. E questa è un'emergenza nazionale che prescinde anche dai dati, dai numeri e dalle rilevazioni che spesso ci troviamo a riportare nei nostri interventi proprio perché ipoteca gravemente le opportunità e le possibilità di costruzione del futuro delle generazioni più giovani, tra l'altro, in un tempo in cui il continuo approfondimento, la formazione e l'essere in possesso di conoscenze possono davvero fare la differenza.
Che cosa servirebbe? Certamente non ci possiamo limitare ad interventi, che, lo riconosco, anche dal lato delle opposizioni, sono significativi, come Agenda Sud e Agenda Nord, perché sono interventi temporanei e non strutturali. E invece servono proprio interventi qualificanti, serve strategia, servono investimenti strutturali di lungo periodo. Se avete modo, colleghi, di parlare con gli amministratori locali, con le associazioni, con le realtà che operano nel settore dell'istruzione e dell'educazione, tutto quello che ci chiedono è avere a propria disposizione fondi ed interventi strutturali, non limitati a singole progettualità e non limitati a singoli bandi.
Quelle realtà, a cui ho fatto riferimento poco fa, ci chiedono investimenti, ed è questo che abbiamo cercato di fare nei nostri emendamenti, nelle proposte di legge e nelle tante discussioni che ci siamo trovati a fare in quest'Aula, come in Commissione.
Che cosa chiedono? Chiedono investimenti sul tempo pieno e sulle mense. Chiedono l'universalità dei servizi legati alla prima infanzia e ai nidi, in particolar modo. Chiedono le risorse per creare comunità educanti e mettere, finalmente, strutturalmente a terra e a regime questo progetto. Non un libro dei sogni, colleghi, nonostante quello che il Ministro Valditara ci ha ricordato pochi mesi fa, intervenendo in quest'Aula e rispondendo a una nostra interrogazione relativa proprio al welfare scolastico. No, non è un libro dei sogni, basterebbe solo avere convinzione e mettere a terra azioni su questo.
Quella convinzione che, tra l'altro, molti anni fa, un Ministro dell'Economia mai dimenticato, che voglio ricordare, Tommaso Padoa Schioppa, ci aveva ricordato, citando il costo della dispersione scolastica per il Paese. Diciannove anni fa, il Ministro Padoa Schioppa ci ricordava che la dispersione scolastica costa allo Stato ogni anno 2 miliardi e mezzo in termini di studenti persi e di risorse che finiscono per svanire di fatto, man mano che gli studenti abbandonano il loro percorso scolastico; 10 miliardi, se calcolate, in 4 anni di corso di studio.
Con interventi mirati potremmo risparmiare risorse economiche che, magari, potrebbero essere profondamente utili per essere reinvestite proprio all'interno di questo settore e di questo ambito. Ed è quello che andiamo ripetendo ormai da tre anni, in quest'Aula, con le nostre proposte di legge, presentate al Senato e alla Camera come gruppi del Partito Democratico: quelle che riguardano l'accesso gratuito alle mense e ai trasporti scolastici, che chiedono che le mense siano riconosciute come servizio essenziale ed universale, quelle che affrontano il tema della gratuità dei libri di testo.
Quegli interventi, lo dicevo poco fa, non sono libri dei sogni, sono azioni - se andassero a rileggere i membri del Governo - scolpite in un programma, anche con riferimento ad un'azione fondamentale: quel piano di azione “Garanzia Giovani” che, con fondi, misure, risorse e, soprattutto, azioni, era stato individuato, solo pochi anni fa, dal Governo Draghi e che questa maggioranza ha tristemente dimenticato e messo nel cassetto. Basterebbe andare a riprenderlo: in quel documento c'erano impegni economici precisi tanto per le istituzioni europee, quanto per i Paesi aderenti, a cominciare dall'Italia.
Proprio in occasione della Giornata mondiale dell'infanzia e dell'adolescenza, il Presidente Mattarella ci ricordava, questa mattina, una responsabilità collettiva per stare al fianco delle famiglie, per prevenire il disagio delle generazioni più giovani e sostenere soprattutto i percorsi di crescita.
Servirebbe davvero un'azione di responsabilità che purtroppo non troviamo nei provvedimenti in materia di istruzione, molto propagandistici, spesso buoni per ottenere un titolo a mezzo stampa che questo Governo e il Ministro Valditara hanno messo in atto in questi anni. Infatti, se andiamo a vederle, le cifre stanno proprio a zero, partendo dalla manovra di bilancio, che ha adottato, nel 2022, il dimensionamento scolastico, continuando con quella che ha tagliato 5.660 posti di organico docente, di potenziamento.
Per finire con la manovra di bilancio, che è in discussione ora al Senato, che prevede 600 milioni di tagli al comparto dell'istruzione per il prossimo triennio. Del resto, non siete nuovi a questo tipo di misure. Basterebbe ricordare la manovra messa in atto dal Governo Berlusconi-Gelmini con il taglio di 10 miliardi di euro a livello pluriennale e 100.000 cattedre in meno. Basterebbe questo da ricordare, ma non solo.
Andando a concludere, voglio anche ricordare un'altra cosa, che il Ministro Giorgetti potrebbe considerare, magari prendendo spunto dal suo omologo Padoa Schioppa. Intervenendo pochi mesi fa nella Commissione che si occupa della demografia e del calo demografico, presieduta dalla collega Bonetti, il Ministro Giorgetti ci ha detto che, in fondo, di fronte alla denatalità, il settore dell'istruzione deve quasi rassegnarsi, visto che perderà alunni, a perdere anche le risorse conseguenti.
Io penso che questa è una responsabilità che il nostro Paese non può in alcun modo permettersi. Quelle risorse non vanno tolte al settore dell'istruzione, vanno investite, investite meglio, vanno investite, intervenendo sul numero degli alunni per classe, cambiando le modalità della didattica e gli spazi educativi, incoraggiando, tra l'altro, il potenziamento e l'autonomia.
Ecco, vorrebbe proprio dire provare non a cercare titoli sul giornale, ma provare a mettere in atto, a livello strutturale e pluriennale, politiche scolastiche ed educative, quelle a cui, purtroppo, da tempo ormai avete rinunciato. E questa, in questa occasione, in questa data, oggi, rappresenta davvero tristemente un'occasione persa a cui però noi colleghi non ci rassegneremo e continueremo a non rassegnarci, insieme anche agli altri gruppi di opposizione.
Ecco, a questa rassegnazione, contrapporremo, ancora, la volontà, l'entusiasmo e la speranza di continuare a fare politica e provare a progettare e programmare, soprattutto, un Paese diverso e realmente unito.