Dichiarazione di voto
Data: 
Giovedì, 22 Gennaio, 2026
Nome: 
Giovanna Iacono

A.C. 1805-A

La ringrazio, signora Presidente. Intervengo oggi su un provvedimento che, come spesso accade, non è esente da criticità. È doveroso dirlo con chiarezza, perché il nostro ruolo, il ruolo dell'opposizione, non è quello di ratificare automaticamente le scelte della maggioranza, ma di valutarle nel merito, proporre correttivi e, quando serve, esercitare una funzione di controllo rigorosa.

Questo testo è migliorabile, poteva essere certamente migliorato. Noi abbiamo provato a farlo nella prima lettura in Senato, ma anche attraverso gli emendamenti che abbiamo presentato all'articolo 7, che è quello che riguarda le campagne di promozione dei cammini. Io credo che non abbiamo proposto e chiesto nulla di straordinario, se non di coinvolgere le studentesse e gli studenti attraverso la promozione, da parte del Ministero, di programmi di conoscenza dei cammini, attraverso anche la promozione di viaggi di istruzione. A questi emendamenti è stato dato parere contrario, ne abbiamo preso atto. Avremmo voluto anche un maggiore coinvolgimento sostanziale delle regioni nelle decisioni strategiche, un rafforzamento degli strumenti di concertazione, una definizione più stringente degli standard di qualità e, soprattutto, una visione finanziaria più strutturata e di lungo periodo.

Tuttavia, proprio perché guardiamo al merito e non ne facciamo mai una questione ideologica o di appartenenza politica, oggi io annuncio, a nome del gruppo parlamentare del Partito Democratico, il nostro voto favorevole. La promozione e la valorizzazione dei cammini d'Italia non è un tema marginale e non è nemmeno una questione che riguarda soltanto la promozione turistica. È una scelta di politica culturale ambientale e territoriale. I cammini rappresentano una modalità di fruizione del patrimonio diffuso, che mette insieme natura, storia, spiritualità, paesaggio, tradizioni linguistiche e anche enogastronomiche. Sono un modello di sviluppo che si fonda sulla lentezza, sulla sostenibilità e sulla qualità dell'esperienza. Questo va in netta controtendenza rispetto al turismo mordi e fuggi al quale siamo abituati, che spesso impoverisce i territori, invece di rafforzarli. Questo provvedimento afferma un principio che noi riteniamo condivisibile: i cammini come infrastruttura culturale e sociale del nostro Paese. Non grandi opere invasive, quindi, ma reti leggere, che collegano comunità, valorizzano le aree interne e i borghi e contrastano lo spopolamento, creando opportunità economiche diffuse.

È in questa prospettiva che assumono particolare rilevanza i richiami alla tutela dell'ambiente, del paesaggio della mobilità dolce, così come l'attenzione all'accessibilità, perché la cultura e la bellezza non possono essere riservate a pochi, ma devono essere un diritto di tutte e di tutti, comprese soprattutto le persone con disabilità o con ridotta mobilità. Esperienze concrete dimostrano che questa strada è davvero praticabile. Penso, ad esempio, ai cammini siciliani già censiti dal Ministero del Turismo, che attraversano l'isola collegando luoghi di straordinario valore archeologico, storico e naturalistico. Dai percorsi della spiritualità ai cammini legati alla memoria e all'identità mediterranea. Sono esempi la Magna Via Francigena, un antico percorso viario che si snoda tra Palermo e Agrigento, tracciato dopo l'anno Mille dai Normanni e progressivamente caduto in disuso, ma che è stato recuperato negli anni recenti da volontari, ma anche da amministratori locali e da sindaci lungimiranti e visionari. Strettamente connesso a questo è l'Itinerarium Rosaliae, un cammino culturale, ma soprattutto religioso e spirituale che è dedicato a Santa Rosalia, che in Sicilia collega i luoghi del suo eremitaggio: l'eremo a Santo Stefano Quisquina sui Monti Sicani - nella mia provincia - ad Agrigento e il Santuario di Monte Pellegrino a Palermo.

Ma anche la Via Francigena Normanna da Palermo a Messina, che attraversa la Sicilia settentrionale seguendo le catene montuose delle Madonie, dei Nebrodi, dei Peloritani, collegando il Tirreno allo Ionio.

In Sicilia, questi itinerari hanno saputo mettere in rete piccoli comuni, associazioni, operatori locali e volontariato, generando economie sostenibili, generando nuova occupazione e fornendo anche un racconto del territorio nuovo e alternativo. È anche a partire da queste buone pratiche che una legge nazionale può e deve costruire un quadro di riferimento coerente. La scelta di istituire una banca dati nazionali dei cammini d'Italia può essere uno strumento utile per dare visibilità, trasparenza e riconoscibilità a queste esperienze, soprattutto sui mercati turistici internazionali. Allo stesso tempo, la cabina di regia e il tavolo permanente possono rappresentare sedi importanti di coordinamento, di confronto e di proposta, a condizione però che non si trasformino in strutture burocratiche autoreferenziali. Il rischio della centralizzazione esiste, soprattutto in una materia come il turismo che, dal punto di vista costituzionale, è di competenza residuale delle regioni. Per questo riteniamo che il coinvolgimento delle autonomie territoriali e locali debba essere non solo formale, ma sostanziale e continuativo.

Apprezziamo anche il richiamo ai principi di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione, nonché la previsione delle intese in sede di Conferenza Stato-Regioni. Tuttavia continuiamo a ritenere che, soprattutto nella definizione delle linee guida e degli standard di qualità, sarebbe stato opportuno prevedere strumenti di concertazione ancora più forti. Anche rispetto a questo punto il nostro sostegno c'è, ma noi vigileremo sull'attuazione della legge e sull'effettivo rispetto delle competenze territoriali.

Anche sul piano delle risorse il nostro giudizio rimane aperto, interlocutorio, perché gli stanziamenti previsti rappresentano sì un segnale, ma non possiamo certamente considerarli sufficienti se l'obiettivo è quello di costruire una strategia nazionale ambiziosa e duratura. Servirà nei prossimi anni un impegno maggiore per sostenere i territori, gli enti locali e le realtà associative, che, spesso con risorse limitate, tengono vivi e curati questi percorsi.

Nonostante questi limiti, riteniamo che il provvedimento vada nella direzione giusta. In un paese che troppo spesso fatica a valorizzare il proprio patrimonio diffuso, questa legge prova a costruire una visione che unisce identità, sviluppo sostenibile e coesione sociale. Per questo, come forza di opposizione responsabile, scegliamo di sostenerla. Lo facciamo con spirito critico ma costruttivo, nella convinzione che l'Italia possa crescere non solo correndo, ma anche camminando; camminando nei suoi territori, nella sua storia e attraverso le sue comunità. Noi faremo la nostra parte, come sempre, continuando a lavorare affinché i cammini d'Italia diventino davvero un patrimonio condiviso e vivo per le generazioni presenti e future. Grazie, signora Presidente.