La Camera,
premesso che:
1) la parità di genere rappresenta il quinto dei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite ed è un principio fondamentale dell'Unione europea, sancito nel Trattato sul funzionamento dell'Ue e nella Carta dei diritti fondamentali dell'unione;
2) la Commissione europea, con la «Strategia per la parità di genere 2020-2025», ha inteso costruire un'Europa garante della libertà e della realizzazione personale di tutte le cittadine e tutti i cittadini, attraverso misure di lotta alla violenza, di riequilibrio tra vita professionale e vita privata, di parità salariale, di aumento della presenza femminile nelle posizioni apicali e di valorizzazione delle diversità sul luogo di lavoro; dal 2022, tutti gli enti di ricerca e le università devono dotarsi di un Gender equality plan (Gep) come requisito per accedere ai finanziamenti su fondi europei;
3) sussistono in Italia divari evidenti tra uomini e donne nel lavoro: nelle retribuzioni, nella carriera professionale, nelle pensioni e nella previdenza, nella partecipazione decisionale, nella distribuzione dei carichi di cura; la violenza nelle sue più varie declinazioni, le molestie, gli stereotipi di genere e l'odio sono ancora profondamente radicati;
4) i dati relativi alla presenza delle donne nel mercato del lavoro e nei percorsi di istruzione, i livelli retributivi e pensionistici, gli strumenti di sostegno al lavoro di cura, la violenza di genere appaiono particolarmente centrali. Nel 2024, il tasso di occupazione femminile in Italia si è attestato al 53,3 per cento, rispetto al 71,1 per cento degli uomini, evidenziando un divario di genere significativo pari al 17,8 per cento. Inoltre, le assunzioni femminili hanno rappresentato solo il 42,2 per cento del totale. Anche l'instabilità occupazionale coinvolge soprattutto il genere femminile in quanto, fra le assunzioni a tempo indeterminato, solo il 36,7 per cento sono donne, a fronte del 63,3 per cento di uomini; le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 67,2 per cento del totale e anche il part-time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 13,7 per cento degli occupati, rispetto al 4,6 per cento dei maschi;
5) le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura: nel 2024 le giornate di congedo parentale utilizzate dalle donne sono state 15,4 milioni, contro appena 2,8 milioni degli uomini; l'offerta di asili nido rimane insufficiente, solo l'Umbria, l'Emilia-Romagna e la Valle d'Aosta raggiungono o si avvicinano all'obiettivo dei 45 posti nido per 100 bambini 0-2 anni;
6) per quanto concerne le prestazioni pensionistiche previdenziali, sebbene le donne siano numericamente superiori tra i beneficiari di pensioni, essendo circa 7,99 milioni le pensionate rispetto ai 7,37 milioni di pensionati, permangono significative differenze negli importi erogati; nel lavoro dipendente privato, le pensioni di anzianità/anticipate e di invalidità per le donne sono rispettivamente del 25,1 per cento e del 31,5 per cento inferiori rispetto a quelle degli uomini, mentre nel caso delle pensioni di vecchiaia il divario raggiunge il 44,2 per cento;
7) questo Governo e la sua maggioranza hanno appena affossato – nuovamente – una proposta avanzata dalle opposizioni che intende e sanare un grave vulnus del nostro ordinamento, un elemento di forte e non tollerabile discriminazione, indegna di un Paese che voglia davvero dirsi civile ed egualitario: l'abissale differenza tra i congedi di paternità e quelli di maternità, introducendo un congedo paritario tra madre e padre, incrementando la durata del congedo di paternità dagli attuali dieci giorni a cinque mesi, al fine di contrastare la crisi della natalità nonché di favorire l'occupazione femminile, la qualità della vita dei bambini e dei genitori;
8) si tratta di una misura che non solo supporta le famiglie nella giusta condivisione dei tempi di vita e di lavoro, ma che sostiene e garantisce l'occupazione femminile nel nostro Paese in cui essa risulta essere la più bassa d'Europa e il carico di cura all'interno delle famiglie viene quasi sempre demandato alle donne;
9) tutto questo si traduce non solo in un'ingiustizia di genere, ma in una vera e propria emergenza, perché il congedo paritario sosterrebbe le madri e tutelerebbe la loro carriera professionale e, al tempo stesso, garantirebbe ai padri la possibilità di essere più vicini ai propri figli durante i loro primi mesi di vita;
10) il Rendiconto di genere 2025 dell'Inps appena pubblicato ha misurato queste disparità, evidenziando come la violenza di genere sia persistente, nonostante l'aumento delle denunce e le novità normative, una limitata efficacia del Reddito di Libertà rispetto alle grandi potenzialità dello strumento, che necessita però di finanziamenti stabili e strutturali e di procedure per l'erogazione omogenee e accessibili; la dipendenza economica e finanziari è uno dei principali ostacoli alla fuoriuscita delle donne da contesti di violenza domestica e familiare, che si nutre della ancora rilevanti condizioni di svantaggio delle donne nel nostro Paese, nell'ambito lavorativo, familiare e sociale;
11) la dipendenza economica e la mancata autosufficienza finanziaria – portato delle ancora profonde diseguaglianze nelle retribuzioni, della grave difficoltà nell'accesso alle posizioni apicali e in generale a corrette progressioni e ad avanzamenti di carriera e lavorativi, della responsabilità della cura che grava ancora quasi esclusivamente sulle donne – oltre a rappresentare la distanza dagli standard costituzionali e dai princìpi sanciti dalle normative sovranazionali – costituiscono uno dei principali ostacoli all'uscita delle donne da contesti di violenza domestica e familiare;
12) la violenza contro le donne, ormai «strutturata» nel nostro Paese, come è dimostrato purtroppo ogni giorno dalla mostruosa contabilità delle vittime della violenza di genere, non può essere contrastata solo con politiche repressive e con la leva penale, seppur indispensabile; c'è assoluta necessità di politiche integrate di prevenzione, protezione delle vittime e responsabilizzazione dei colpevoli, sono necessarie l'educazione alla parità fin dall'infanzia, campagne culturali, strumenti legali efficaci nei contesti fisici e digitali, formazione obbligatoria e continua del personale docente, sanitario, sociale, giudiziario e delle forze dell'ordine;
13) vi è l'esigenza di una necessaria formazione e specializzazione di tutto il personale che interviene con donne e minori vittime di violenza, a partire da tutte le operatrici e gli operatori della giustizia; al fine di garantire che le vittime siano immediatamente individuate e ricevano un'assistenza adeguata, è necessario che lo Stato stanzi adeguate risorse finanziarie ed organizzative, quindi dando copertura a quanto previsto dalla legge n. 168 del 2023 e dalla legge 2 dicembre 2025, n. 181;
14) il Piano nazionale antiviolenza, i centri antiviolenza, le case rifugio e i centri per uomini maltrattanti costituiscono strumenti chiave per proteggere le vittime e prevenire la recidiva;
15) misure economiche di sostegno, quali il reddito di libertà, il gratuito patrocinio e i fondi per vittime di reati intenzionali violenti, devono essere rese strutturali, accessibili e adeguatamente finanziate;
16) è di questi giorni l'anniversario della legge che ha finalmente riconosciuto la violenza sessuale come reato contro la persona, mentre la maggioranza e il Governo hanno tradito il patto che aveva portato la Camera ad approvare all'unanimità un progetto di legge che introduceva nell'ordinamento il principio del consenso libero e attuale: senza consenso è violenza; è necessario che – siamo ancora in tempo – vi sia un veloce ripensamento che permetta di approvare una legge di civiltà e di tutela per le donne;
17) oggi sappiamo che la salute non è uguale per tutti: differenze biologiche, ormonali, genetiche e perfino ambientali e sociali, incidono profondamente sul modo in cui una malattia si manifesta, su come viene diagnosticata e su come risponde alle terapie; per troppo tempo, però, la ricerca medica e farmaceutica ha adottato un modello unico, spesso maschile, come misura universale, la conseguenza si è tradotta in diagnosi tardive, cure meno efficaci, reazioni avverse non previste: colmare questo vuoto non è soltanto un'esigenza scientifica, è un atto di giustizia, un investimento nella qualità e nella sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale, negli ultimi anni, si è registrata una maggiore attenzione, sia con la legge n. 3 del 2018, che ha posto le basi per un approccio sistemico al problema, sia con il PNRR, che prevede interventi per rafforzare e innovare il Ssn, tenendo conto proprio delle differenze di genere;
18) per troppo tempo la ricerca medica si è basata su un modello maschile come standard universale, con conseguenze negative per la salute delle donne;
19) integrare la prospettiva di genere nella ricerca, nella pratica clinica e nella comunicazione sanitaria rappresenta un atto di giustizia e un investimento nella qualità e sostenibilità del Servizio sanitario nazionale;
20) il diritto alla salute riproduttiva e sessuale costituisce parte integrante dei diritti fondamentali della persona, strettamente connesso ai princìpi di autodeterminazione, dignità, libertà e uguaglianza sanciti dalla Costituzione;
21) la piena attuazione della legge n. 194 del 1978 rappresenta un presidio irrinunciabile di civiltà giuridica e sociale, volto a garantire alle donne il diritto di scegliere consapevolmente, in condizioni di sicurezza, informazione e accesso effettivo ai servizi sanitari; ogni ostacolo, diretto o indiretto, che limiti l'accesso all'interruzione volontaria di gravidanza, ai consultori, alla contraccezione e ai percorsi di assistenza, incide negativamente non solo sulla salute delle donne, ma anche sulla loro autonomia, sulla partecipazione sociale e sulla parità sostanziale;
22) risulta pertanto necessario assicurare uniformità territoriale, adeguate risorse, piena accessibilità delle strutture pubbliche e tutela dell'approccio laico, scientifico e rispettoso dei diritti delle pazienti, contrastando fenomeni di desertificazione dei servizi e garantendo l'effettività delle prestazioni previste dall'ordinamento;
23) il disinvestimento del Governo che sta portando alla crisi del Servizio sanitario nazionale, sottofinanziamento e carenza di personale, si scontra con l'invecchiamento strutturale della popolazione e l'aumento di cronicità e non autosufficienza;
24) l'insufficiente risposta pubblica produce un «razionamento sanitario implicito», trasferendo il carico assistenziale sulle famiglie; le ricadute sono fortemente di genere: il lavoro di cura non retribuito grava soprattutto sulle donne, con effetti su occupazione, reddito e salute; investire in sanità territoriale e assistenza domiciliare è quindi anche una questione di equità sociale e di genere;
25) la partecipazione femminile alla scienza, alle tecnologie digitali, alle professioni Stem, all'imprenditoria e alle posizioni dirigenziali deve essere promossa attraverso formazione, mentoring, incentivi all'accesso ai fondi pubblici e privati e campagne culturali per contrastare stereotipi e segregazione verticale e orizzontale e orientamento scolastico mirato: vanno programmati e finanziati programmi concernenti la promozione della parità nell'apprendimento, nella formazione e nel lavoro nelle discipline Stem, le istituzioni nazionali ed europee devono adottare politiche e strumenti concreti per garantire la parità in tutti i settori, promuovere la medicina di genere, sostenere l'occupazione femminile, eliminare violenza e discriminazioni, favorire la partecipazione delle donne alla scienza e alle professioni Stem e assicurare trasparenza retributiva e previdenziale, in linea con gli impegni costituzionali italiani e le convenzioni internazionali ratificate, come la Convenzione di Istanbul;
26) è urgente, nelle scuole di ogni ordine e grado, l'inserimento dell'educazione sessuo affettiva, alla parità e al rispetto delle differenze, tenuti da personale specializzato e con esperienza maturata in servizi che si occupano di violenza di genere,
impegna il Governo:
1) ad assumere iniziative, anche di carattere normativo, volte a promuovere e attuare misure strutturali per il sostegno dell'occupazione femminile stabile, il contrasto della precarizzazione dei rapporti di lavoro, la piena parità salariale e il contrasto al divario retributivo e pensionistico di genere, dando piena attuazione agli strumenti normativi esistenti in materia di trasparenza retributiva, rafforzando controlli e sanzioni contro le discriminazioni, sostenendo l'accesso delle donne ai ruoli apicali e contrastando la precarietà e il part-time involontario;
2) a rafforzare il sistema di welfare a sostegno della genitorialità e dell'autonomia economica delle donne, a partire dall'introduzione di un sistema di congedi parentali realmente paritario, assumendo iniziative, anche normative, volte a prevedere un congedo di pari durata per entrambi i genitori, adeguatamente retribuito e non trasferibile, al fine di favorire una concreta condivisione delle responsabilità di cura, sostenere la natalità e contrastare le discriminazioni che incidono sull'occupazione femminile;
3) ad assumere iniziative di competenza volte a rafforzare in modo strutturale le politiche di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne, incrementando stabilmente le risorse del Piano nazionale antiviolenza e per i centri antiviolenza e le case rifugio, garantendo copertura territoriale omogenea e tempestività nei trasferimenti, uniformità territoriale e piena attuazione dei meccanismi di monitoraggio sull'utilizzo dei fondi, nonché ad incrementare il reddito di libertà, semplificando e velocizzando le procedure di accesso e di erogazione;
4) ad assumere iniziative di competenza per garantire un'attività di formazione, aggiornamento e qualificazione, a carattere obbligatorio, continuo e permanente, destinata al personale delle forze di polizia, della magistratura, del settore giudiziario, sanitario, socio-sanitario, scolastico e della pubblica amministrazione, al fine di assicurare una corretta valutazione e gestione del fenomeno della violenza di genere e domestica;
5) ad adottare iniziative, anche normative, anche tramite l'istituzione di appositi fondi, volte a introdurre nelle scuole di ogni ordine e grado percorsi strutturali di educazione sessuale e affettiva, alla parità, al rispetto e alla prevenzione della violenza, tenuti da personale qualificato;
6) a promuovere politiche culturali e formative finalizzate al superamento degli stereotipi di genere, con particolare attenzione ai contesti scolastici e lavorativi anche attraverso l'educazione alla cittadinanza digitale e al contrasto della violenza online;
7) a garantire la piena tutela della salute della donna, adottando iniziative di competenza volte ad assicurare l'uniforme applicazione della legge n. 194 del 1978 su tutto il territorio nazionale, il potenziamento e la riqualificazione dei consultori familiari, l'adeguata presenza di personale sanitario non obiettore e l'accesso tempestivo ai servizi di prevenzione e cura, evitando che i consultori siano trasformati in luoghi di pressione ideologica, garantendo anche in modo uniforme l'accesso all'aborto farmacologico;
8) ad adottare politiche mirate volte a promuovere la piena partecipazione delle donne ai percorsi di istruzione, formazione e lavoro nelle discipline Stem, anche attraverso incentivi, programmi di orientamento, mentoring e misure di contrasto agli stereotipi di genere;
9) a monitorare sistematicamente, anche attraverso i dati degli enti previdenziali e statistici, l'evoluzione del fenomeno della violenza di genere e l'efficacia delle misure adottate, anche sostenendo la ricerca indipendente, il monitoraggio continuo del fenomeno della violenza di genere, compresa quella on line, nonché a dare finalmente piena e completa attuazione alla legge 5 maggio 2022, n. 53, «Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere»; a rafforzare i programmi di formazione del personale docente, degli operatori sociali, sanitari e delle forze dell'ordine, con particolare riferimento alla prevenzione, al riconoscimento e alla gestione dei fenomeni di violenza di genere;
10) ad adottare iniziative, anche normative, volte a rafforzare la presenza e la rappresentanza delle donne nei luoghi istituzionali, negli organi elettivi e nei centri decisionali pubblici e privati, anche attraverso strumenti di riequilibrio della rappresentanza e monitoraggio dell'effettiva attuazione delle norme sulla parità di accesso.
Seduta del 2 marzo 2026
Intervento in discussione generale di Sara Ferrari