“Il decreto sport discusso oggi in Aula in realtà, con lo sport ha poco a che fare. È meglio definirlo per ciò che è: una rappresentazione plastica della voracità insaziabile di questo Governo rispetto all’occupazione di poltrone, spazi, potere nel mondo dello sport”. Lo dichiara il deputato Pd Mauro Berruto, responsabile per le politiche sportive del Partito Democratico, sul dl Sport.
“Ne sono esempi lampanti – sottolinea l'esponente dem - l’aumento dei componenti nella governance della fondazione Milano-Cortina arrivato nottetempo, l’America’s Cup ma senza la rappresentanza della Regione Campania e l’attacco frontale alle ATP finals che metteva a rischio l’assegnazione del torneo stesso all’Italia, fortunatamente scampato in base alla possibilità di mantenere l’attuale governance rinunciando al contributo pubblico, insieme alla soglia di 5 milioni al di sotto della quale si manterrà autonomia gestionale a tutele delle federazioni medio-piccole, frutto di un nostro emendamento. E ancora sub-emendamenti dell’ultimo minuto sulle figure di ipotetici commissari, la vergogna del contributo per la doverosa sicurezza dei Giochi Olimpici, stornato però dai risparmi del fondo di rotazione per le vittime di mafia, usura, racket e orfani di femminicidio nonostante tre diverse proposte delle opposizioni per trovare quel denaro da fondi diversi”.
“Tutto in un balletto di interruzioni, rinvii, emendamenti difesi e ritirati al punto di non permettere oggi la conclusione del provvedimento, come doveva essere. Siamo felici delle correzioni che siamo riusciti ad apportare al testo: in particolare quella orientata a promuovere l’equilibrio di genere all’interno delle governance dei grandi eventi sportivi, promossa, difesa e ottenuto grazie a un emendato che ho firmato insieme alla collega Sara Ferrari”, conclude Berruto.
“Serve riforma trasparente della giustizia sportiva”.
“L’assenza delle massime autorità sportive italiane alla finale di Wimbledon, vinta da Jannik Sinner, è stata un’occasione persa per rappresentare adeguatamente il nostro Paese in uno degli appuntamenti sportivi più storici di sempre. Ma se quegli spalti vuoti sono stati spiacevoli, mi preoccupano ancor più le poltrone piene: quelle che il governo tenta di occupare nelle governance dello sport”. Così Mauro Berruto, deputato del Partito Democratico e responsabile nazionale Sport, intervistato sui canali social dei deputati Pd, interviene in merito all’articolo contenuto nel decreto sport che modificherebbe la composizione della governance delle ATP Finals.
“L’introduzione di una prevalenza pubblica nella gestione di un evento privato – aggiunge l’esponente dem – sta già suscitando l’allarme dell’ATP, che ha messo in discussione l’accordo siglato appena 14 mesi fa. A rischio non c’è solo il prestigio, ma anche l’impatto economico positivo per il territorio torinese e nazionale: 500 milioni di euro generati in quattro anni, tra indotto e gettito fiscale. Stravolgere ora questo equilibrio mette a rischio il futuro stesso della manifestazione in Italia e a Torino".
Sul fronte della giustizia sportiva, l’ex CT della Nazionale Italiana Volley, ha inoltre chiesto l’avvio di un’indagine conoscitiva in Parlamento: “Vengo da quasi trent’anni di sport vissuto sul campo – sottolinea – e da meno di tre di esperienza parlamentare. Posso dire con chiarezza che il modello attuale della giustizia sportiva ha perso di vista la sua funzione: non garantisce equità, e in troppe occasioni si è trasformato in uno strumento di potere utilizzato contro avversari, per esempio nelle dinamiche elettive federali”.
“Serve – conclude Berruto – un confronto ampio e trasparente, che coinvolga tutte le componenti del mondo sportivo: presidenti federali, giudici, procuratori, rappresentanti di atleti, arbitri, dirigenti e tecnici. E serve un’analisi comparativa con i modelli internazionali. Il nostro obiettivo è semplice: restituire alla giustizia sportiva la sua funzione originaria, nel rispetto dell’autonomia, ma con garanzie democratiche, di trasparenza ed efficaci. Per questo ho chiesto che venga istituita un’indagine conoscitiva in commissione”.
"Il gruppo del Partito Democratico si è astenuto in Commissione Cultura della Camera sul parere relativo alla nomina del presidente del CONI." Lo rende noto il responsabile nazionale Sport del PD, il deputato Mauro Berruto, che spiega:
"Un’astensione che non contesta la scelta democraticamente espressa dagli 81 elettori – tra cui circa cinquanta presidenti federali – ma che vuole accendere i riflettori su un nodo strutturale: le modalità con cui vengono eletti quei “grandi elettori”, ovvero i presidenti delle federazioni."
"Abbiamo scelto di astenerci per una questione di metodo -spiega Berruto- perché nelle federazioni vige ancora un sistema elettorale medievale che si fonda sulla raccolta delle deleghe e che consente ai presidenti federali di mantenere contemporaneamente ruoli politici, anche di governo, senza alcuna incompatibilità. Questo genera un evidente conflitto di interessi e mina l’autonomia dello sport, che dovrebbe restare un ambito libero da influenze partitiche."
"Con questa astensione non guardiamo al passato né al presidente Buonfiglio, a cui rivolgiamo i nostri auguri di buon lavoro. Guardiamo invece al futuro, chiedendo un impegno concreto per riformare il sistema. Il Presidente Buonfiglio vuole farlo? Lo attendiamo in commissione alla Camera, dove gli manifesteremo la nostra richiesta urgente di intervenire per garantire maggiore democrazia, trasparenza e rappresentatività."
"Chiediamo al neo-presidente del CONI di aprire un’interlocuzione con la proposta di legge presentata dal Partito Democratico alla Camera, che introduce elementi fondamentali per il rinnovamento: voto elettronico, equilibrio di genere e generazionale, incompatibilità tra ruoli sportivi e incarichi politici, limite di tre mandati per i presidenti federali. E gli chiederemo anche quali siano le sue posizioni rispetto al tema della giustizia sportiva, altro ambito che necessita di una profonda autoriforma prima che qualcuno intervenga dall’esterno”.
"Siamo convinti che il mondo dello sport meriti regole nuove, all’altezza delle sfide di oggi. Per questo continueremo a batterci in Parlamento affinché queste riforme diventino realtà” conclude Berruto.
“Ho depositato oggi, dopo averla annunciata in ufficio di presidenza della 7 commissione, una richiesta di indagine conoscitiva sul tema della giustizia sportiva. Credo sia inderogabilmente giunto il momento di normare un sistema che è sfuggito dalle mani e dagli obiettivi originari, usato -con enorme spreco di tempo e risorse - sempre più spesso come clava per demolire gli avversari delle governance federali in fantomatici tribunali dove i giudici vengono scelti e nominati da chi dovrebbe essere giudicato. Uno strumento che non è più all'altezza del suo compito neanche rispetto ai contenziosi legati "al campo" per gli stessi clamorosi motivi. Ho indicato oltre venti soggetti da audire, da tutti i soggetti istituzionali competenti, a partire dal ministro per lo sport Andrea Abodi, fino alle associazioni atleti e soggetti che, sulla propria pelle, hanno vissuto l'esperienza di questa anomalia e stortura del mondo sportivo. L'indagine conoscitiva parlamentare ha proprio lo scopo di acquisire informazioni, accendere una luce su un tema che chiunque frequenti il mondo dello sport conosce nelle sue criticità e orientare strumenti normativi per migliorarlo. Mi auspico che il presidente della 7 Commissione Mollicone possa accogliere questa mia richiesta, inclusa l'indicazione su un tempo massimo di quattro mesi per condurre le audizioni e di successivi due per concludere i lavori” così il deputato democratico, responsabile nazionale sport del Pd Mauro Berruto.
“Tanto tuonò che piovve. Alla fine, Geronimo La Russa – figlio del Presidente del Senato – è stato eletto presidente dell’Automobile Club d’Italia. Un esito annunciato, che si inscrive perfettamente nel solco di una stagione politica in cui le nomine rispondono più alle logiche dell’appartenenza che a quelle del merito. L’amichettismo è la regola al tempo del governo Meloni che in questo caso è arrivato addirittura a modificare la legge per agevolare il figlio del presidente del Senato. È un epilogo che lascia poco spazio all’immaginazione e molto all’amarezza: nell'anomalia tutta italiana di avere un ente che è federazione sportiva ma anche ente pubblico (usandone a piacere i rispettivi benefici) anche all'ACI il merito viene prima di tutto, ma solo dopo il cognome. Il processo di "occupazione di tutto" procede, con particolare attenzione al mondo dello sport. In un Paese che avrebbe bisogno di valorizzare competenze, professionalità e autonomia delle istituzioni, assistiamo invece all’ennesima conferma di un sistema in cui il potere si concentra nelle mani degli ‘amici degli amici’. Quella di oggi non è solo una nomina, è il simbolo di un metodo. Ed è un metodo che non accettaremo in silenzio.” Così Mauro Berruto, Deputato dem e Responsabile nazionale Sport del Partito Democratico.
“Con un certo ritardo, in particolare rispetto alle necessità dei Giochi Olimpici di Milano-Cortina che sono alle porte, arriva questo decreto Sport. Il nostro sarà un posizionamento non certo ideologico, ma puntuale su iniziative e aspetti da migliorare. Ci sono cose che condividiamo ed altre assolutamente no, come il tentativo sempre più evidente di occupare spazi di potere nella governance di alcune grandi manifestazioni sportive. Tutti i nostri emendamenti sono stati dichiarati ammissibili e questo lo riteniamo un buon risultato per il PD perché abbiamo lavorato nella direzione del buon senso e del tentativo di migliorare il decreto. Gli articoli sono estremamente diversi fra loro: dai Giochi Olimpici a quelli Paralimpici (ci preoccupa l’incremento di oltre il 300% delle risorse che dovrà gestire, in pochissimi tempo, il commissario ai Giochi Paralimpici e chiederemo spiegazioni su cosa sia successo), all’America’s cup a Napoli, ai Giochi del Mediterraneo, al tentativo di ingresso a piedi pari nella governance della ATP Finals di tennis, ai compiti della neo-insediata commissione che dovrà valutare i bilanci delle società calcistiche, alla sicurezza sulle piste da sci. Come sempre il Partito Democratico farà il suo lavoro fino in fondo per migliorare il decreto”. Lo dichiara Mauro Berruto, deputato Pd e responsabile nazionale Sport.
"In un momento in cui nella Striscia di Gaza continua a consumarsi una tragedia umanitaria senza precedenti, con centinaia di sportivi palestinesi uccisi, impianti distrutti e un’intera popolazione privata di diritti e dignità, appare inaccettabile che si continui a fare finta di nulla, come se lo sport potesse essere estraneo alla realtà". Lo dichiara il deputato democratico, responsabile nazionale sporto del Partito Democratico, Mauro Berruto.
"Non compete certo all’Italia decidere se Israele debba o meno essere sospesa dalle competizioni internazionali, ma chiediamo con forza che questa decisione venga presa quanto prima dagli organismi competenti. La FIFA e il CIO hanno già sospeso altri Paesi in passato: non solo, recentemente, la Russia, ma per esempio il Sudafrica dell’apartheid che non poté partecipare ai Giochi Olimpici per 24 anni. Far finta che questa situazione non esista per Israele significa applicare un doppio standard ipocrita e inaccettabile", prosegue Berruto.
"In questo quadro, la partita tra Italia e Israele prevista a Udine non dovrebbe proprio svolgersi. È una scelta sbagliata, stonata, che ignora il contesto e manda un segnale pericoloso: quello dell’indifferenza. Ma se si dovesse comunque giocare, ci chiediamo almeno quale gesto simbolico deciderà di compiere la nostra Nazionale per non voltarsi dall’altra parte. Saremo in grado, almeno, per non rimanere in silenzio di fronte a un orrore che ha già colpito duramente anche lo sport palestinese, azzerando una generazione intera, di fare un gesto simile alle “magliette rosse” indossate dai nostri tennisti nella finale di Coppa Davis 1976 nel Cile di Pinochet?”, conclude Berruto.
“L’8 e il 9 giugno saremo chiamati ad esprimerci sui temi referendari, tra cui quello fondamentale del diritto alla cittadinanza. Mi rivolgo in modo personale e accorato, se posso, al mondo dello sport, agli sportivi e alle sportive, che questo tema lo hanno già affrontato e in parte risolto. Così il deputato dem Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Pd, in un video pubblicato sui canali social dei deputati dem.
“Basta guardare – ha aggiunto l’esponente Pd - le immagini della nostra Nazionale di pallavolo femminile, oppure pensare alla squadra di atletica leggera, o a grandi campionesse come Jasmine Paolini o Sara Curtis: è evidente che lo sport rappresenta già un modello di società inclusiva e funzionante. Un modello dove il merito, l’impegno e la partecipazione sono riconosciuti prima ancora del luogo di nascita o della cittadinanza formale”.
“Per questo — ha concluso Berruto — rivolgo un appello a tutti gli sportivi e a tutte le sportive: diamo forza a questo modello, invitiamo al voto e sosteniamo con convinzione un grande ‘Sì’. È un piccolo passo, ma concreto, verso il riconoscimento del diritto di cittadinanza per tante ragazze e ragazzi che in Italia vivono, studiano, crescono, giocano e vincono. È un segnale importante che lo sport può dare al resto della società civile”.
Dopo denuncia Fanpage, dem presentano interrogazione parlamentare al ministro dell’interno
“Alla luce della denuncia pubblicata da Fanpage circa l’attività sotto copertura di un agente della Polizia di Stato che avrebbe spiato per dieci mesi le attività del partito Potere al Popolo, riteniamo doveroso e urgente che il Ministero dell’Interno fornisca immediatamente chiarimenti su quanto accaduto. Sarebbe un fatto gravissimo, in totale contrasto con i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione. Per questa ragione depositeremo un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Piantedosi, auspicando una risposta chiara e tempestiva. Tale denuncia assume un peso ancora maggiore alla vigilia dell’approvazione del cosiddetto “decreto sicurezza”, che introduce misure fortemente restrittive e rischia di comprimere ulteriormente ogni forma di dissenso, incidendo in maniera pericolosa sull’ordinamento giuridico e sulle libertà fondamentali. Se alla compressione di ogni voce critica dei cittadini si accompagna anche il controllo occulto dei partiti politici, è evidente che siamo davanti a una preoccupante compressione dei nostri valori costituzionali. L’Italia non può e non deve scivolare verso una deriva autoritaria” così i deputati dem, Mauro Berruto e Chiara Gribaudo.
Chiedo la sospensione immediata di Israele da tutte le competizioni sportive internazionali. Lo dico chiaramente. Se lo sport è diplomazia, ponte tra i popoli, allora in tutti quei casi si è sbagliato. Se lo sport è politica (e lo è, da sempre!) DEVE esercitare la sua funzione sanzionatoria, e allora serve coerenza, non una doppia morale!! Per questo, dall’aula del Parlamento italiano, mi rivolgo alla Premier Meloni, al Ministro per lo sport Abodi, ai membri italiani del CIO, al CONI, alle federazioni, ai club, alle atlete e agli atleti: Dite da che parte state". Queste le parole del deputato del Pd e responsabile nazionale Sport del Pd, Mauro Berruto che è intervenuto ieri resa in aula alla camera su questo tema.
"Majed Abu Maraheel, primo portabandiera e atleta palestinese ai Giochi Olimpici di Atlanta 1996, soffriva di insufficienza renale, è morto all’inizio del conflitto, lentamente e atrocemente,
impossibilitato a curarsi. L’ultimo sportivo ucciso di cui abbiamo notizia si chiamava Mohammed Al Sultan: 23 anni,
calciatore e fondatore di una scuola calcio per bambini nel nord di Gaza. Ucciso in un bombardamento, venerdì. In mezzo, 19 mesi di orrore e quasi 500 sportivi palestinesi ammazzati. Tutte le infrastrutture sportive distrutte. Lo stadio Yarmouk, a Gaza, prima di essere distrutto è stato trasformato in prigione. Corpi nudi, inginocchiati, ammanettati. Come nel Cile di Pinochet. I palestinesi segregati, affamati, colpiti nel corpo e nell’anima collettiva. Come nel Sudafrica dell’apartheid. Il Comitato Olimpico Palestinese ha dichiarato: «per dieci anni, a Gaza, non sarà possibile riprendere alcuna attività sportiva». Lo sport è identità, dignità, appartenenza. Lo sanno bene quei governi, come il governo Meloni, che usano lo sport come propaganda", ha concluso Berruto.
"Il Papa che ha scelto ostinatamente di stare dalla parte degli ultimi, fin dalla scelta del suo nome è stato un uomo che ha amato profondamente lo sport e che dallo sport è stato profondamente amato. La pace, la solidarietà, l’accoglienza e l’amore per lo sport come simbolo di tutto questo: è un giorno tristissimo. Addio Francesco, il tuo viaggio dalla 'pelota de trapo' al soglio pontificio resti la più grande ispirazione per ogni sportivo”. Così il deputato Mauro Berruto, responsabile Sport del Partito Democratico.
"Il nostro obiettivo è garantire un equilibrio tra la tutela della salute dei partecipanti e la promozione del turismo sportivo legato alle maratone in Italia". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Partito Democratico, annunciando il voto favorevole del Gruppo dem alla mozione del Pd volta a promuovere la partecipazione di atleti amatori stranieri alle competizioni podistiche in Italia.
"Attualmente – ha spiegato l’esponente dem – un cittadino italiano che partecipa a una maratona a New York, Boston o Berlino non è tenuto a presentare un certificato medico agonistico. Al contrario, un atleta amatore straniero che desidera correre in Italia deve affrontare un iter burocratico complesso, incluso il rilascio di un certificato da parte di un medico dello sport. Questo ostacolo riduce il numero di partecipanti internazionali alle nostre maratone, con evidenti ricadute negative anche sul turismo. Noi riteniamo che sia più opportuno permettere agli atleti stranieri di presentare certificati di idoneità rilasciati nel proprio Paese di residenza, con un'autocertificazione che tuteli anche gli organizzatori. Questo approccio garantirebbe maggiore sicurezza e conformità alle normative sanitarie".
"È fondamentale - ha concluso Berruto - supportare non solo le maratone internazionali, ma anche le iniziative che promuovono la cultura del movimento e della salute, come la Race for the Cure a Roma o Just The Woman I Am a Torino. Chiediamo che eventi di questo tipo siano sostenuti con agevolazioni per il suolo pubblico e per i costi di sicurezza, per favorire la loro crescita e il loro impatto positivo sulla collettività”.
“L’articolo 34 della nostra Costituzione prevede che 'i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio'. Ma per la Lega non è così. A quanto si apprende da notizie a mezzo stampa, è recente l’approvazione dal consiglio regionale del Piemonte di un ordine del giorno, presentato da Fabrizio Ricca che chiede una ridefinizione nella gestione delle borse di studio universitarie, basate sulla premialità per chi 'studia nel territorio di residenza, al fine di incentivare la formazione locale”. Così si legge nell'interrogazione a prima firma del deputato PD, Mauro Berruto, alla ministra Anna Maria Bernini al fine di garantire il diritto allo studio su tutto il territorio nazionale con i medesimi criteri di erogazione.
“Come fatto notare dal PD della giunta piemontese – continua l'esponente dem - dal vicerettore dell'Università di Torino, Giuseppe Martino Di Giuda, e da diversi professori universitari il 'localismo è la negazione del merito e delle condizioni per far emergere l’eccellenza. Lo studio, il diritto allo studio necessita di territori sconfinati'”. “In altre parole il localismo inteso come premio allo studio è un'aberrazione dello studio stesso, soprattutto in una regione dove, su un totale di circa 130 mila universitari, il 34% arriva o da altre zone d’Italia oppure dall’estero. Il cosiddetto 'diverso', straniero o anche del Sud Italia, non è un potenziale pericolo e non sottrae nulla ai 'locali' piemontesi”, conclude Berruto.
L'interrogazione è stata firmata anche dai deputati PD, Federico Fornaro e Chiara Gribaudo.
Dem presenta interrogazione parlamentare dopo pressioni di Fdi per annullare incontro nel torinese
“Ho depositato questa mattina un'interrogazione parlamentare al Ministro Valditara, per chiedere conto delle ragioni dell'annullamento, dopo esplicite pressioni politiche delle forze di maggioranza in consiglio regionale del Piemonte, di un incontro sulla tragedia delle foibe che avrebbe dovuto svolgersi domani all' Istituto "Aldo Moro" di Rivarolo Canavese (Torino) con lo storico Eric Gobetti, studioso del fascismo, della seconda guerra mondiale, della Resistenza e della storia della Jugoslavia nel Novecento. Dopo le ripetute sortite pubbliche del consigliere regionale di Fratelli d'Italia Roberto Ravello e, a quanto sembra, le continue sollecitazioni dell'ufficio regionale scolastico alla Dirigente Scolastica dell'Istituto Aldo Moro, l'evento è stato cancellato. Lo ha comunicato, domenica nel primo pomeriggio, lo stesso consigliere Ravello con questo post sul profilo social: "Ufficiale: rinviato a data da destinarsi l'incontro sulle foibe di Eric Gobetti. A vincere studenti e storia". Chiedo al ministro Valditara quali siano le origini di queste pressioni, perché l'ufficio scolastico regionale abbia esercito queste stesse pressioni sulla Dirigente Scolastica e perchè un consigliere regionale fosse a conoscenza di una circolare che non era ancora stata inviata. In attesa di una risposta convincente, affinché non ci si debba immaginare di essere ripiombati nel periodo delle liste di proscrizione e dei libri proibiti, invito docenti e studenti dell'Istituto Aldo Moro a organizzare il confronto con Eric Gobetti, in qualsiasi altro luogo, a libero accesso. Sarò felice di partecipare, per dare il mio contributo a tenere in vita due principi: quello fondante della nostra Repubblica, la democrazia, e quello tutelato dall'art. 33 della Costituzione, la libertà dell'insegnamento”
Così il deputato democratico, responsabile nazionale sport, Mauro Berruto.
“È veramente un peccato, un’occasione persa. Abbiamo, grazie ai nostri componenti della commissione cultura al Senato, contribuito in modo sostanziale al documento che impegna il Governo su alcune riforme del calcio. Siamo stati propositivi e abbiamo votato favorevolmente su temi che riguardano la necessità di un piano per gli stadi, per i settori giovanili, per il calcio femminile, per un credito d’imposta per chi vuole investire sul calcio. Purtroppo però quel documento, che poteva essere votato all’unanimità, si svela per ciò che vuole essere: il via libera per il ritorno della possibilità di sponsorizzazioni e pubblicità delle scommesse sportive, tema sul quale non retrocederemo mai di un passo rispetto alla nostra contrarietà. Non espungere quel passaggio dal testo è una forzatura per la quale saremo molto curiosi di conoscere le reazioni di Giorgia Meloni, in passato sempre pronta a sottolineare la sua stessa e assoluta contrarietà sul tema, con decine di perentorie e inequivocabili dichiarazioni. La ludopatia non è un gioco e l’attenzione (soprattutto la tutela dei minori) rispetto al fenomeno delle scommesse sportive non è, per il Partito Democratico, negoziabile” così il responsabile nazionale sport, il deputato democratico, Mauro Berruto.