“Il Ministro Nordio riesce nell’impresa di rilasciare ogni giorno una dichiarazione più grave di quella rilasciata il giorno precedente. Prima dice che la sua riforma, che smantella la Costituzione, non serve a nulla per l’efficienza della giustizia. Poi dice che occorre cambiare la Costituzione perché i costituenti, incarcerati durante il fascismo e poi costruttori della democrazia Italiana, avrebbero scritto una costituzione che si ispira a principi mussoliniani. Poi, ammette che la vittoria del Sì serve a chi governa per avere sovranità illimitata. Oggi l’ultima vergogna: contesta ai magistrati l’utilizzo di meccanismi para-mafiosi. Meloni non può più tacere: o ferma Nordio o condivide queste affermazioni. Ma la gravità di queste dichiarazioni non resterà in ogni caso senza risposta perché il fronte del No sarà ancora più mobilitato". Così in una nota il deputato e capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Federico Gianassi.
“La maggioranza e il governo continuano a dimostrare un’irresponsabilità grave e preoccupante. Anche nel giorno in cui l’unica cosa che avrebbero dovuto fare è chiedere scusa al Paese, scelgono invece di continuare ad attaccare la magistratura, alimentando uno scontro istituzionale senza precedenti. Il referendum è stato gestito politicamente, con strappi e forzature evidenti. Il governo ha utilizzato questo passaggio delicato per creare confusione e tensione, anziché garantire trasparenza e correttezza democratica. Una scelta che rischia di produrre incidenti e di minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Avrebbero dovuto rispettare i tempi. Invece hanno scelto di correre, forzando le procedure esclusivamente per inseguire il tornaconto politico del voto immediato. Una fretta che peraltro impedirà a milioni di cittadine e cittadini fuori sede di esercitare pienamente il proprio diritto di voto. Ma gli italiani hanno capito e il 22 e 23 marzo difenderanno autonomia e indipendenza della magistratura, voteranno per la difesa della Costituzione”. Così il capogruppo democratico nella
Commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“Autonomia e indipendenza della magistratura sono un pilastro irrinunciabile della nostra Costituzione, un pilastro fondamentale della democrazia. Come PD lo ribadiamo con grande passione, oggi nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ci schieriamo convintamente contro la riforma costituzionale e al referendum votiamo no”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi sul voto al prossimo referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
“Il ministro Nordio risponda nel merito invece di intimidire chi esercita legittimamente il proprio ruolo di parlamentare. Gli attacchi rivolti alla deputata Debora Serracchiani sono inaccettabili e fuori luogo.
Serracchiani è intervenuta in Aula nel pieno delle proprie prerogative per chiedere conto al ministro della Giustizia di quanto denunciato da un’inchiesta giornalistica di Report. Di fronte a questioni così gravi e delicate, che riguardano l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’autonomia della giurisdizione, il ministro dovrebbe fornire risposte chiare e puntuali, non attaccare i deputati che svolgono il loro dovere di controllo democratico.
Il Parlamento non può essere intimidito. Il ministro della Giustizia è chiamato a rispondere nel merito delle questioni sollevate, nel rispetto delle istituzioni e della Costituzione” Così Federico Gianassi, capogruppo PD in Commissione Giustizia della Camera.
“Mentre la giustizia è al collasso, il ministro Nordio ci spiega che invece tutto funziona meravigliosamente, evidentemente vive in un mondo fantastico che però non esiste e i dati parlano chiaro: il suo ministero è peggiore per l'adempimento del Pnrr, il giudice di Pace fissa le prime udienze al 2032, la digitalizzazione è in tilt e la carenza di personale è ormai strutturale. Le carceri stanno esplodendo e si assiste al fallimento della giustizia penale, con tante nuove fattispecie di reato che non hanno inciso per nulla sulla questione sicurezza nel Paese che mostra lacune clamorose”. Lo dichiara il deputato e capogruppo Pd in Commissione Giustizia, Federico Gianassi.
“Il ministro – sottolinea il parlamentare - ha già dichiarato che la riforma della giustizia non serve a migliorare il sistema giudiziario e allora perché continua ad accanirsi? Il sottosegretario Delmastro Delle Vedove ha usato parole talvolta peggiori di quelle che usa l'opposizione nel criticare la riforma. Questa è una riforma pericolosa perché è mossa da intendimenti punitivi verso la magistratura, lo provano le parole della premier e dei membri del governo”. “In democrazia non esistono poteri illimitati per chi vince le elezioni, ma l'obbligo di rispettare la legge, la cui verifica compete ad un corpo di magistrati autonomi e indipendenti.”, conclude Gianassi.
Passo in avanti l’approvazione del nostro atto, monitoreremo gli sviluppi
"Tutti i dodicimila precari della Giustizia assunti con il Pnrr devono essere stabilizzati. Non è soltanto una questione di tutela del lavoro. Siamo di fronte a un problema di efficienza della Giustizia e di garanzia dei diritti dei cittadini. Senza questo personale molto qualificato, il rischio concreto è un rallentamento significativo dell’attività dei tribunali, con ricadute pesanti sui tempi della giustizia e sulla fiducia nelle istituzioni. Per questo motivo l'approvazione del nostro atto alla Legge di Bilancio sulla stabilizzazione dei precari rappresenta un segnale politico significativo, che va nella direzione di non disperdere competenze fondamentali per il funzionamento del sistema giudiziario": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia Federico Gianassi, promotore dell’atto approvato questa notte dall'Aula di Montecitorio.
"Non neghiamo che la strada sia lunga e difficile, ma consideriamo questo passaggio un primo segnale positivo da monitorare già nelle prossime settimane. L’obiettivo resta infatti quello di dare prospettive certe a migliaia di lavoratrici e lavoratori e garantire continuità a un servizio essenziale per cittadini, imprese e operatori della giustizia": conclude.
“Suscitano allarme le voci secondo cui il Governo potrebbe anticipare la data del referendum, incidendo direttamente sul diritto dei cittadini a informarsi e a formarsi un’opinione consapevole. Va ricordato che la riforma sulla separazione delle carriere è stata approvata dal Parlamento a maggioranza nella stessa versione predisposta dall’Esecutivo, senza margini di modifica o approfondimento, una procedura che rende particolarmente delicata ogni ulteriore compressione dei tempi democratici. Il Consiglio dei ministri non può diventare il luogo per blindare decisioni già prese che riducono il confronto a una semplice formalità.” dichiara il capogruppo democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi.
Serve scelta condivisa nell’interesse del Paese
“Il Partito Democratico nel sostenere in Aula al Senato le ragioni dell’approvazione del disegno di legge sulle disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani aveva dato seguito agli auspici del ministro dell’Agricoltura Lollobrigida per una scelta condivisa nell’interesse del Paese. Oggi alla Camera chiediamo però che il governo introduca le parti mancanti generate dalla riforma Caselli. Ci riferiamo, ad esempio, alla riduzione del delitto di agropirateria a semplice aggravante della frode e all’esclusione delle prove sperimentali tra quelle direttamente ammissibili. A differenza del decreto Terra dei Fuochi, inoltre, si registra una sostanziale riduzione. La violazione del Made in Italy (vendita di prodotti con segni mendaci), infatti, è punita con la multa fino a 20mila euro e la reclusione da tre a 18 mesi e non si applicano le intercettazioni telefoniche almeno alle ipotesi citate di agropirateria. Possiamo risolvere velocemente queste integrazioni con una corsia preferenziale concordata tra tutti i gruppi e concludere dopo l’approvazione della legge di bilancio con la votazione definitiva del provvedimento. Chiediamo a Lollobrigida quell’atto di responsabilità che aveva chiesto a tutti i parlamentari e che sostanzialmente ha ricevuto vista l’assenza di voti contrari al Senato. Ci vuole solo un po’ di coraggio, ci auguriamo che il ministro e la maggioranza possano trovarlo qui alla Camera”.
Così i capigruppo Pd alla Camera, Stefano Vaccari (commissione Ecomafie), Antonella Forattini (commissione Agricoltura) e Federico Gianassi (commissione Giustizia), in una lettera aperta inviata al ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida.
"Il tribunale assolve un uomo che nel suo ufficio, chiusa la porta, tocca e bacia una donna senza il suo consenso e anche se lei chiede di smettere lui continua; lo assolve perché non c'erano state né violenza, né minaccia, così come invece prescrive l’articolo 609 bis- del codice penale in materia di violenza sessuale.
Noi oggi cambiamo il codice penale e diciamo con chiarezza che è stupro se non c’è consenso, colmando un vuoto della normativa nazionale.
Arriviamo là dove alcuni anni fa era arrivata la Convenzione di Istanbul, che all'articolo 36 aveva stabilito che lo stupro è un atto sessuale senza consenso. Arriviamo la’ dove erano arrivati Paesi europei come il Belgio, la Danimarca, la Svezia, l'Irlanda, la Germania e in queste settimane anche la Francia.
Arriviamo dove erano arrivati i giudici della nostra corte di cassazione.
È, dunque, un passo molto importante ed è stato ottenuto perché vi è chi vi ha lavorato con serietà, con impegno, con passione e con dedizione superando divisioni e appartenenze. Tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione hanno lavorato insieme per ottenere un risultato davvero importante." Lo ha detto Federico Gianassi, deputato e capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio, sulla pdl di modifica del 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
“Ancora una volta, sul caso Almasri, il Governo ha mentito. La ricostruzione secondo cui il rilascio sarebbe stato deciso per favorirne l’arresto in Libia è stata smentita dai fatti, mentre da Palazzo Chigi e Fdi è stata orchestrata una serie di comunicati identici per accreditarla come verità. Bugie istituzionali con versioni sempre diverse e contrastanti, iniziate nei giorni dell’arresto del tagliagole libico a gennaio, rilanciate in parlamento, procedute per mesi e rilanciate anche nei giorni scorsi quando la Libia ha deciso di arrestare Almasri. Ora basta, il Paese non può subire ulteriori umiliazioni su un caso di tale gravità. Le istituzioni meritano trasparenza, non propaganda” così una nota del capogruppo del PD nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.
Mentre il governo italiano ha fatto liberare e fuggire un criminale responsabile di omicidi, stupri e torture, persino la Libia dimostra di essere più avanti dell’Italia nella difesa della legalità. La Procura generale della Libia ha infatti ordinato la custodia cautelare in carcere del generale Almasri, ex capo della sicurezza delle carceri di Tripoli, accusato di omicidio e violazioni dei diritti umani nei confronti di dieci detenuti.
L’ex funzionario, già ricercato dalla Corte penale internazionale, è stato deferito al giudizio del tribunale libico.
Mentre la Procura libica agisce contro chi si è macchiato di crimini contro l’umanità, il governo italiano — che si proclama “difensore dei valori occidentali” — ha invece scelto di non consegnare alla corte penale internazionale un pericoloso criminale, tradendo le vittime e offendendo la memoria di chi ha sofferto sotto la violenza e l’abuso di potere.
È un paradosso che oggi sia la Libia a dare lezioni di giustizia all’Italia. Il Governo Meloni deve vergognarsi”. Così una nota del capogruppo del Pd in commissione e giustizia della camera, Federico Gianassi.
“Mentre il Governo Meloni si ostina a portare avanti battaglie ideologiche sulla separazione delle carriere, alimentando lo scontro e la delegittimazione della Magistratura, le carceri italiane continuano ad andare a picco. La situazione di Sollicciano, per la quale abbiamo depositato una nuova interrogazione parlamentare, è l’emblema di un sistema che marcisce nell’indifferenza: celle allagate, corridoi impraticabili, detenuti costretti a camminare scalzi e personale abbandonato in condizioni impossibili”: è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Pd Federico Gianassi e Debora Serracchiani.
“La realtà smentisce ancora una volta le priorità del Ministro Nordio: invece di occuparsi della sicurezza e della dignità di chi vive e lavora negli istituti penitenziari, il governo porta avanti una riforma che indebolisce la Magistratura e non migliora in alcun modo la giustizia per i cittadini. A Firenze, come in tante altre città, mancano manutenzioni, personale, interventi edilizi: piove nelle celle. Chiediamo che il Ministero agisca subito, con risorse straordinarie e un piano di emergenza per le carceri più compromesse. Il paese ha bisogno di una giustizia efficiente e rispettosa della dignità umana. Sollicciano non può restare un simbolo di vergogna nazionale”: conclude la nota.
“La maggioranza continua a ostacolare il regolare corso della giustizia.
Dopo aver impedito l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano nel caso Almasri, oggi tenta, in modo del tutto improprio, di estendere lo ‘scudo giudiziario’ anche al capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Bartolozzi.
Questo nuovo intervento rappresenta l’ennesimo tentativo di interferire con il lavoro della magistratura e conferma la gravità di quanto accaduto nei giorni in cui il Governo si è adoperato per liberare un criminale acclarato, responsabile di crimini e violenze gravissime.
Un comportamento che offende la giustizia e mina la credibilità delle istituzioni.
Siamo di fronte a una responsabilità politica enorme: la maggioranza vuole impedire che emerga la verità.
Ma la verità deve venire alla luce, perché nessuno — nemmeno il Governo — può considerarsi al di sopra della legge.”
Così Antonella Forattini e Federico Gianassi, rispettivamente capogruppo del Partito Democratico in Giunta per le autorizzazioni e Commissione Giustizia della Camera, commentano il voto di oggi della Giunta, con cui la maggioranza - con il voto contrario delle opposizioni - ha chiesto alla Camera di sollevare un conflitto di attribuzioni per estendere a Bartolozzi lo scudo giudiziario.
“Le parole del Presidente del Senato segnano una netta presa di distanza e confermano quanto sia profondo il disagio anche all’interno della maggioranza di fronte a questa riforma. È grave che il testo in discussione al Senato sia stato imposto al Parlamento senza alcuna possibilità di confronto: si tratta infatti dello stesso testo approvato dal Consiglio dei Ministri, un grave strappo al principio di condivisione e allo spirito della nostra Costituzione, che impone dialogo e partecipazione nelle modifiche di tale portata. Questa riforma attacca alle radici la nostra democrazia, minando i principi costituzionali della separazione dei poteri e colpendo al cuore l’autonomia della magistratura. Il Governo ha ancora il tempo di ripensarci.” Così Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione Giustizia della Camera, commenta le parole del Presidente del Senato Ignazio La Russa sulla riforma della separazione delle carriere.
“Le parole del Ministro Nordio sull’educazione sessuale sono gravi e fuori dalla realtà. Dire che debba essere insegnata solo in famiglia e non a scuola significa ignorare un bisogno educativo essenziale per la crescita consapevole e sicura dei nostri ragazzi. Quello di maggioranza e governo è un passo indietro per tutto il Paese. L’educazione sessuale è prevenzione, rispetto, consapevolezza. Toglierla dalle scuole significa lasciare un vuoto, culturale e normativo, che mette l’Italia indietro rispetto alla maggior parte dei paesi europei, dove da moltissimi anni è già obbligatorio l’insegnamento dell’educazione sessuale nelle scuole”. Così in una nota Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.