“Questo documento di finanza pubblica che ci viene presentato dopo quattro manovre di bilancio e tre anni e mezzo di governo è un verbale di resa.
È la certificazione di un fallimento, perché in questo documento il governo è costretto a mettere nero su bianco che il paese è più fragile, cresce poco, produce meno, investe meno, consuma meno e i salari reali non recuperano ancora la grande inflazione.
Il dato sulla crescita è molto cupo. Meno della metà della media dei paesi europei.
C’è una specifica fragilità del nostro paese che viene invece negata dalle fantasiose narrazioni del governo che vedono un quadro macroeconomico positivo che non esiste.
Il governo fugge dalle proprie responsabilità e sbaglia perché è evidente che delle responsabilità ne ha, e il confronto con gli altri paesi è impietoso.
L’effetto snowball è chiaro in questo Dfp. Si abbassano i tassi di interesse ma si riduce anche il tasso di crescita, con l'effetto di fare aumentare il debito, che si vorrebbe invece controllare con avanzi primari sempre più alti. Insomma la politica di controllo dei conti pubblici, non accompagnata da politiche industriali energetiche e da un lavoro di qualità si avvita su sé stessa: ci porta solo tasse più alte e spese più basse, per sanità, welfare e istruzione, e il Paese non cresce”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra capogruppo Pd in commissione bilancio della Camera, dichiarando il voto contrario del Pd alla risoluzione della maggioranza sul Dfp.
La valutazione sulla proposta di ricorrere a uno scostamento di bilancio che il governo sta prospettando non può che essere condizionata da un’analisi seria della fase attuale e delle ragioni che hanno portato il Paese a una condizione di particolare fragilità”, afferma Maria Cecilia Guerra, deputata del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera.
“È necessario capire perché, al netto delle tensioni geopolitiche che hanno e potranno continuare ad avere anche per un lungo periodo effetti pesanti sul nostro paese, altri partner europei in condizioni simili alle nostre siano oggi meno in difficoltà, con prospettive di crescita decisamente migliori, e riconoscere quindi l’incapacità che ha caratterizzato l’azione di governo in questi tre anni e mezzo, di rispondere al continuo calo della produzione industriale, a una occupazione che cresce grazie a salari poveri, a una incapacità di affrontare il tema del costo dell’energia e della nostra forte dipendenza dalle fonti fossili. Così come occorre chiarire su quali ambiti il governo intenda intervenire con le eventuali risorse, evitando in ogni caso interventi a pioggia di stampo elettoralistico. Il documento di finanza pubblica appena approvato dal Cdm è infatti privo di contenuti programmatici: una scelta grave, che non consente di comprendere la direzione di marcia e dà l’immagine di un esecutivo senza una rotta”. “Non sarà in ogni caso possibile chiedere al Parlamento di avallare al buio una decisione di questa portata senza indicare con precisione obiettivi, priorità e utilizzo delle risorse. La richiesta di scostamento, che dovrà essere avanzata in Europa, rappresenta comunque già, nei termini in cui si profila, la dimostrazione del fallimento delle scelte politiche ed economiche del governo Meloni. Responsabilità che non possono essere certo addossate né all’Europa, né alla guerra in medio oriente, che pure aggrava ulteriormente il quadro”.
"Il rallentamento ulteriore del PIL italiano già al lumicino, che verrà messo nero su bianco nel Dfp, conferma l'Italia fanalino di coda nel confronto con i più importanti paesi europei. Dati che evidenziano l'ennesimo fallimento del Governo Meloni: dalle riforme istituzionali alle politiche economiche. Un indebolimento continuo del nostro paese, sostenuto solo dal Pnrr ereditato dai governi precedenti, che arriva quindi con più affanno a cercare le risposte al caro prezzi e alla perdita del potere d’acquisto che attanagliano famiglie e imprese: una legislatura sprecata insomma. Cadenzata da una autocelebrazione fuori luogo che ora presenta il conto al paese”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“Ci appelliamo al presidente della Camera per ripristinare la funzione di garanzia che deve essere svolta dalla commissione Bilancio. Dove oggi è stato dato parere favorevole a un provvedimento, il decreto sicurezza, che prevede oneri non quantificati né dalla relazione tecnica bollinata dalla Ragioneria né nelle risposte fornite dal governo. Oneri non quantificati non possono ovviamente essere dichiarati coperti. Non vi è quindi rispetto del'articolo 81 della Costituzione. Un altro modo per calpestare la Costituzione”. Lo ha detto intervenendo in aula Maria Cecilia Guerra capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“La relazione tecnica di verifica delle quantificazioni, predisposta dalla Commissione Bilancio della Camera, solleva interrogativi seri e circostanziati sulle coperture finanziarie di diversi articoli del decreto sicurezza. A tali criticità il Governo, nel corso dell’esame di oggi in Commissione, non è stato in grado di fornire risposte adeguate.
Siamo di fronte a una situazione grave: il provvedimento rischia di approdare in Aula con questioni di legittimità costituzionale ancora aperte e, al tempo stesso, con coperture finanziarie incerte. Una condizione che non è accettabile per un atto di tale rilevanza.
Chiediamo al Governo, di consentire al Parlamento di svolgere pienamente il proprio ruolo, permettendo un approfondimento serio e trasparente su quanto sta emergendo. Il quadro finanziario attuale è incerto e non garantisce un percorso in Aula ordinato e chiaro.
Siamo di fronte a un decreto che presenta troppi aspetti critici e confusi, sul quale il Governo sta tentando un’accelerazione ingiustificata, probabilmente per nascondere la sciatteria con cui il provvedimento è stato esaminato al Senato, per responsabilità del Governo stesso”.
Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Bilancio alla Camera, commentando i contenuti della nota tecnica di verifica delle quantificazioni finanziarie redatta dal Servizio Bilancio e dal Servizio Commissioni della Camera dei deputati.
“Le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale confermano un quadro che desta forte preoccupazione: la crescita dell’Italia si ferma allo 0,5% nel 2026 e nel 2027, collocandoci ancora una volta tra i paesi meno dinamici in Europa. Non siamo di fronte a un semplice rallentamento ciclico, ma al segnale di una fragilità strutturale che il governo continua a sottovalutare.
La situazione geopolitica, e specialmente la guerra nel Golfo scatenata da Trump e Netanyahu a partire dalla crisi in Medio Oriente, incidono su tutte le economie europee e rischia di portare, secondo le valutazioni del Fmi a una recessione globale. Tuttavia, il confronto fra il nostro e altri paesi è eloquente: anche in un contesto difficile, economie come quella spagnola mostrano una capacità di crescita ben più sostenuta. Questo significa che le differenze nelle politiche economiche contano, e molto.
Serve un cambio di passo netto. Occorre rilanciare gli investimenti pubblici e privati, rafforzare il potere d’acquisto delle famiglie, partendo dalla difesa dei salari e dal contrasto del fiscal drag, e sostenere il sistema produttivo con misure mirate alla transizione ecologica e digitale. È inoltre fondamentale non disperdere le risorse del PNRR, che rappresentano un’occasione irripetibile per modernizzare il Paese.
Come Partito Democratico continueremo a incalzare il Governo affinché metta al centro crescita, lavoro e coesione sociale, evitando scelte miopi che rischiano di aggravare ulteriormente il rallentamento in atto”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“Ho presentato insieme alla collega Maria Cecilia Guerra un’interrogazione al ministro per lo Sport e i giovani per fare piena luce sulla decisione della Figc di affidare, a partire dal 2035, la produzione e distribuzione dell’album delle figurine della Nazionale al gruppo Topps, escludendo di fatto Panini, storica eccellenza italiana e leader mondiale del settore”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera.
“Non si tratta solo di una scelta commerciale - prosegue Vaccari - ma di una decisione che ha un forte impatto simbolico, economico e industriale. Panini rappresenta da oltre sessant’anni un pezzo importante dell’immaginario collettivo legato al calcio. Dalle informazioni disponibili emergono inoltre elementi di criticità nelle modalità con cui l’accordo sarebbe stato approvato perché inserito tra le varie ed eventuali del Consiglio federale, senza un confronto preventivo, senza il parere della Lega Calcio di serie A e senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. È necessario chiarire perché non sia stata attivata una procedura realmente aperta e competitiva, capace di garantire piena trasparenza e pari opportunità tra operatori. Ancora più rilevante è il fatto che l’intesa entrerà in vigore solo nel 2035, ma vincola già oggi anche le future governance federali”.
Con l’interrogazione Vaccari chiede al governo se sia a conoscenza della vicenda, quali elementi abbia acquisito in merito ai contenuti e alle modalità del contratto tra Figc e Topps e quali iniziative intenda assumere “per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e libera concorrenza@.
“Trasparenza, correttezza e tutela delle eccellenze italiane non possono essere considerate aspetti secondari. Per questo - conclude Vaccari - continuerò a seguire con attenzione questa vicenda, nell’interesse del sistema sportivo e produttivo del Paese”.
“Una lettura autoglorificante sui tre anni e mezzo già passati che stridono con la realtà di un paese impoverito dai salari che non recuperano l'inflazione, dalla produzione industriale ferma da ornai tre anni, da una crescita asfittica sostenuta solo dal Pnrr ormai giunto ai titoli di coda.
Questa la narrazione della presidente Meloni oggi alla Camera. Accompagnata dal tentativo, sofferto, di inventarsi un programma di rilancio fatto di soli titoli.
E da una visione debole per soluzioni europee in quello che viene giustamente descritto come un quadro molto preoccupante, pur senza avere il coraggio di imputarne la primaria responsabilità a Trump e Netanyahu. La Meloni pensa all'allentamento del Patto di stabilità, che lascerebbe i paesi come il nostro, indebolito da un debito pubblico molto alto, con armi spuntate, senza avere invece il coraggio di abbandonare la politica sovranista di corto respiro che l'ha caratterizzata sino ad ora e impegnarsi davvero al rilancio di politiche comuni, sostenute da debito comune, come è stato nella pandemia il Next Geberation Eu”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio a proposito dell’informativa della presidente del consiglio Meloni nell’aula della Camera.
“L’allarme che viene dalle organizzazioni e associazioni che rappresentano agenti di commercio e consulenti finanziari - Fnaarc - Fiarc – Usarci – Anasf – Fisascat – Federagenti Cisal - Uiltucs - Ugl-Terziario - non può rimanere inascoltato.
Agenti di commercio e consulenti finanziari sono infatti particolarmente colpiti dall’incremento dei prezzi dei carburanti. Come essi stessi hanno rappresentato nella lettera inviata alla Presidente Meloni e al ministro dei trasporti Salvini, il loro lavoro richiede una continua mobilità, con consumi di carburante molto rilevanti. L’andamento dei prezzi che si sta determinando a seguito della guerra nel Golfo rischia di mettere a rischio la sostenibilità economica della loro attività.
È quindi importante che queste categorie non vengano lasciate indietro, rispetto ad altre già destinatarie di interventi di sostegno adottati dal governo o a cui il governo sta pensando.
Per queste ragioni presenteremo un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire con urgenza, per ricomprendere agenti di commercio e consulenti finanziari fra i soggetti destinatari di interventi di sostegno, riconoscendo il loro ruolo alla stabilità del tessuto economico nazionale in questa fase particolarmente critica”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Pd, Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera e Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“La maggioranza non mi sembra disponibile al confronto. La possibilità c’è stata ma il congedo paritario che noi abbiamo proposto è stato bocciato sui finanziamenti, sui quali si poteva aprire un confronto.
La disponibilità non c’è perché non c’è la consapevolezza dell’importanza del congedo paritario che ha due punti fondamentali che la maggioranza non sottolinea abbastanza: il primo che dà la possibilità ai padri, come alle madri di poter stare con i propri figli, alcuni mesi appena nascono, si chiama diritto alla paternità, che allo stato attuale delle cose è praticamente negato perché sono solo 10 giorni. Il secondo punto riguarda il mettere sullo stesso piano lavorativo le donne e gli uomini perché di fatto ancora oggi la maternità toglie la possibilità alle donne di essere assunte negli stessi termini degli uomini. E lo dimostra un dato: la differenza del tasso di occupazione fra gli uomini e le donne in Italia è di 18 punti percentuali, ma fra padri e madri è di 30 punti percentuali. La maternità non si sposa purtroppo con il lavoro delle donne.
Se noi diciamo che abbiamo un problema di natalità, però, da un lato ci priviamo della metà della forza lavoro che proviene dalle donne, perché metà delle donne che hanno figli non possono e non riescono a lavorare, e dall’altro non diamo la possibilità alle donne di restare sul mercato del lavoro quando hanno un figlio. Questo condiziona pesantemente la loro scelta di fare figli. Allora evidentemente per questa maggioranza il problema della natalità non è una priorità per il Paese.
Il problema si risolve con un congedo paritario, le risorse si possono trovare magari facendo un ponte sullo stretto in meno; si fa un sistema fiscale che permette che tutti paghino; si dà un’agevolazione fiscale in meno e le risorse si trovano. È una questione di priorità e questa per noi è una priorità fondamentale ma evidentemente non lo è per questa maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra deputata e capogruppo pd in commissione bilancio di Montecitorio, intervistata alla Camera.
“Dopo la bocciatura degli italiani sulle riforme oggi arriva anche una nuova bocciatura: quella sulle politiche economiche. A certificarlo è l’Ocse che delinea un quadro economico estremamente preoccupante. L'errore piu grave del governo Meloni è negare e nascondere i gravi ritardi del nostro paese, continuando a raccontare successi che non esistono. Con la conseguenza di non essere capaci di pensare a proposte strutturali non immediatamente spendibili sul terreno della propaganda.
La presidente Meloni, che dice di essere portatrice di stabilità, sta invece creando fibrillazioni istituzionali che si riflettono sulla crescita economica. Ancora una volta bisogna dire che senza il Pnrr ereditato dai governi precedenti oggi saremmo in recessione”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
Situazione molto preoccupante, ci salviamo solo grazie al PNRR dei governi precedenti.
"Difficilmente, a meno di improbabili revisioni del dato provvisorio presentato dall'ISTAT, si raggiungerà l'obiettivo su cui il governo aveva speso la sua reputazione, cioè quello di rientrare dalla procedura per deficit eccessivo portando il rapporto fra disavanzo e Pil sotto il 3%. Siamo al 3,1 e anche il debito cresce". Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, capogruppo in commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Il contesto macroeconomico – ha aggiunto l’esponente Pd – desta molta preoccupazione: il rapporto debito-PIL è confermato in aumento, l'Istat ha rivisto al ribasso la stima sulla crescita italiana e all'orizzonte ci sono soltanto guerre. Il governo dice che la colpa è del Superbonus, ma il Superbonus era già nelle previsioni: il tema è sicuramente più complesso. Questi conti pubblici, che non hanno raggiunto l'obiettivo del consolidamento, ci trovano in una situazione di particolare debolezza. Dovremmo affrontare, e sembra ormai inevitabile, una crisi energetica che avrà effetti sulle bollette degli italiani e sulle possibilità di approvvigionamento del gas. Quello che veniva dal Qatar dovremo acquistarlo probabilmente dagli Stati Uniti, a prezzi più elevati".
"A tutto questo — ha concluso Guerra — facciamo fronte soltanto con le risorse rimaste dai governi precedenti, con il PNRR che questo governo si appresta a rimodulare per l'ennesima volta, perché non riesce a spendere in modo adeguato le risorse e cerca di portarsi qualche briciola anche per gli anni futuri. Una situazione molto, molto preoccupante".
“Governo e maggioranza hanno deciso di affondare la proposta di tutte le opposizioni sul congedo paritario di maternità e paternità, ma sono così codardi che non ci vogliono mettere la faccia. Addirittura non vogliono neppure che se ne parli. Perché? Perché sanno che è un provvedimento giusto, che porrebbe sullo stesso piano uomini e donne, sia nel vivere la genitorialità, sia nel partecipare al mercato del lavoro. E cosa si inventano? L'imbroglio perfetto. Nella commissione di merito, la commissione lavoro cui è affidato il provvedimento, chiedono una relazione tecnica su costi e coperture, che l'INPS predispone ma la ragioneria non trasmette. Di modo che la commissione Lavoro decide di non procedere alla discussione e alla votazione degli emendamenti e manda il provvedimento in Aula senza relatore. Ecco che allora la relazione tecnica arriva alla commissione di Bilancio. Solleva problemi. L'opposizione chiede di riformulare le coperture a seguito di questa relazione. Ma la maggioranza dice che non si può fare perché la Bilancio non è la commissione di merito. Il comma 22 è servito. E poi si riempiono la bocca di "sostegno alla maternità" e simili. Grande ipocrisia”. Lo ha detto in Aula Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.
“La maggioranza e il governo non si nascondano dietro rilievi tecnici o procedurali per evitare una decisione politica. Sul congedo paritario serve una scelta chiara, e tutte le forze politiche devono assumersi fino in fondo la responsabilità: in gioco c’è la modernizzazione del nostro sistema di welfare, ancora troppo fondato sul lavoro di cura prestato dalle donne, un cambiamento drastico di paradigma a favore di una migliore conciliazione fra tempi di vita e tempi di lavoro per uomini e donne, e una equa ripartizione fra di loro delle responsabilità familiari ”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo del Pd in commissione Bilancio alla Camera. “Il Partito democratico è pronto a valutare tutte le possibili forme di copertura economica, con serietà e spirito costruttivo, perché si tratta di una legge che rappresenterebbe un passo decisivo per il nostro sistema di protezione sociale e di una vera rivoluzione culturale. Non è una misura simbolica, ma una riforma strutturale che redistribuisce il lavoro di cura, sostiene l’occupazione femminile e investe sul futuro del Paese. Se c’è volontà politica, le soluzioni si trovano. Il governo scelga di non rinviare oltre e dia finalmente alle famiglie italiane una risposta concreta”.
“Pensavo fosse la dichiarazione di voto sulla fiducia, invece ho capito che è un tema libero”. Con queste parole ironiche e gli applausi dei colleghi del Pd ha aperto in Aula la sua dichiarazione di voto sul Milleproroghe Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera, dichiarando il voto sfavorevole del suo gruppo.
“Trascinato dall’euforia per le olimpiadi invernali anche il governo è voluto salire sul podio: medaglia d’oro per le fiducie richieste, 108 di cui quasi 100 per decreti eppure non siamo in una situazione di emergenza: è il Governo stesso che ci dice che va tutto bene. Il collega Maiorano di Fdi ha detto in discussione generale che per colpa delle opposizioni sono stati tagliati 50 o 100 emendamenti della maggioranza ma, a parte la confusione sui numeri, il collega dovrebbe sapere che la colpa è del loro governo che non ha mai dato il parere su quegli emendamenti. Perché non li votiamo oggi in Aula quegli emendamenti? Perché il Governo ha messo la fiducia.
In questo decreto ci sono molte cose che non vanno bene, ad esempio sui lep e la non autosufficienza. Altre che mancano e dovevano invece correggere i tanti errori del governo su Comuni montani, fondi pensione, caf, precari della Pa, ponti sul Po, tariffa sui pacchi ecc. Ma sicuramente emerge un totale disinteresse da parte del Governo per i problemi di migliaia di persone e delle loro famiglie e per le difficoltà del Mezzogiorno di cui ci si è accorti in ritardo e con misure di decontribuzione monche. Per tutte queste ragioni - conclude Maria Cecilia Guerra - non possiamo certo votare la fiducia”.