“Non solo facce, smorfie e meme parlamentari, ormai la premier non sa più cosa sia il garbo istituzionale. In piena campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale, come ormai di consueto, la presidente Meloni si presenta in Basilicata per siglare una intesa con un governo regionale fuori tempo massimo. Preludio di quanto accadrà nelle prossime settimane quando seguiranno le finte visite istituzionali di tutti i componenti del governo che annunceranno dati economici strabilianti e false promesse elettorali. I lucani sapranno non farsi abbindolare da questa grossolana sgrammaticatura istituzionale e sapranno legittimamente difendersi dalla pubblicità ingannevole di questa destra." così il deputato democratico, responsabile Mezzogiorno del Pd, Marco Sarracino.
“Fermare il declassamento dell’Uffici territoriali delle Dogane di Arezzo e Siena: è inammissibile penalizzare 80 mila imprese che garantiscono oltre un quarto dell’export e dell’import dell’intera Regione per un valore complessivo di quasi 20 miliardi di euro annui”. Così una nota congiunta dei parlamentari del Partito Democratico Marco Simiani, Marco Sarracino e Silvio Franceschelli che hanno depositato sulla vicenda interrogazioni al governo sia alla Camera che al Senato.
“L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli - conclude la nota - svolge un lavoro strategico per l’economia e lo sviluppo territoriale. In questo quadro, nel 2002 venne istituto l’ufficio dogane di Arezzo con annessa una sezione operativa territoriale di Siena. Questa istituzione sta garantendo un ruolo decisivo per l’intero comparto produttivo delle due provincie. La notizia di un prossimo piano di riorganizzazione che trasformerebbe l’Ufficio delle Dogane di Arezzo (e della sede operativa di Siena) in struttura subalterna a quella di Firenze, mantenendo per altro la piena autonomia degli altri uffici esistenti in Toscana è incomprensibile e controproducente. Ci opporremo a questa ipotesi che vorrebbe ancora una volta i territori della nostra Regione e le nostre imprese danneggiate dal governo Meloni”.
“Le parole del ministro Calderoli sono inaccettabili. Oltre ad essere ancora una volta offensive nei confronti dei napoletani, rappresentano la solita operazione di distrazione di massa da parte di chi, oltre a non voler entrare mai nel merito, è ben consapevole di aver scritto un provvedimento sbagliato e ingiusto. Un ministro che attacca gli auditi, non solo non rispetta il Parlamento, ma dimostra anche di essere nervoso e preoccupato. Ma cosa pensano i parlamentari della destra meridionale delle parole del Ministro? Qui le uniche cose che sono state “fregate” sono le risorse del fondo perequativo infrastrutturale che erano destinate ai nostri ospedali, alle nostre scuole, alle nostre strade, le nostre reti idriche e che il Governo ha cancellato. Il ddl Calderoli mette in discussione l'unità e la coesione nazionale e lo fa legittimando l’idea che nel nostro paese debbano esistere cittadini di serie A e cittadini di serie B sulla base della accessibilità e sostenibilità dei diritti fondamentali”. Così il deputato democratico, responsabile nazionale Sud e aree interne, Marco Sarracino.
"Le immagini del video di repubblica.it sono molto chiare. Nel corso della tappa napoletana del treno del ricordo organizzata dal Mic e a cui partecipava Sangiuliano, la claque “inviata” da Fdi ha anche "omaggiato" il ministro della cultura con il saluto romano. Una scena intollerabile: chiediamo a Sangiuliano di spiegare come sono organizzate le iniziative istituzionali promosse dal suo gabinetto che alcune volte somigliano
più a raduni di partito e di nostalgici". cosi il deputato democratico, responsabile sud del Pd, Marco Sarracino.
“Per Giorgia Meloni l’Italia necessita di infrastrutture di cittadinanza. Bene. Peccato che il suo governo taglia oltre 3 miliardi dal fondo perequativo infrastrutturale. Risorse per le scuole, ospedali e ferrovie in particolare del sud. Presidente Meloni, con la tua autonomia differenziata spacchi l'Italia e certifichi che nel nostro Paese debbano esserci cittadini di serie a e di serie b!” Così il responsabile Mezzogiorno del Pd, Marco Sarracino.
"Oggi, dopo le richieste del Partito Democratico, dei sindacati e di altre forze d'opposizione, il Ministero del Lavoro ha convocato un primo tavolo per prorogare gli ammortizzatori sociali nei confronti dei 155 lavoratori dell'ipercoop di Afragola. Un piccolo ma importante passo, perchè si garantisca la continuità della cassa integrazione nei confronti di donne e uomini che da oltre 70 giorni manifestano con grande dignità per il loro diritto al lavoro. Al tempo stesso, anche per evitare anche inutili confusioni, occorre che il Ministero delle imprese, così come sta operando la Regione Campania, faccia la sua parte, formalizzando un ulteriore tavolo affinchè vi possano essere delle manifestazioni d'interesse di un nuovo acquirente per rilevare il sito produttivo e assicurare l'assunzione di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Non c'è più tempo". Lo dichiarano in una nota i parlamentari del PD Marco Sarracino, Piero De Luca e Arturo Scotto
Ancora incertezze su futuro stabilimenti Mirafiori e Pomigliano
“Non abbiamo avuto alcuna risposta dal Governo sul destino di Stellantis in Italia. Al contrario, ci troviamo davanti a una vera e propria diserzione. Alla nostra interrogazione non è arrivata nessuna rassicurazione sulla necessità del vincolo tra incentivi e livelli occupazionali nè un messaggio che dica chiaramente che c’è una politica di rilancio del settore. Il Governo si era impegnato a stimolare la produzione un milione di autoveicoli l’anno, siamo largamente sotto. E la prospettiva di chiusura o di ridimensionamento di stabilimenti come Mirafiori e Pomigliano non è stata affatto fugata. Mancano soluzioni che vadano oltre le rassicurazioni sugli ammortizzatori sociali senza però alcuna proposta concreta per evitare che questa divenga cronica. Meraviglia che chi parla di patria ogni giorno a fini propagandistici non sappia che non esiste alcuna grande nazione al mondo senza una industria manifatturiera. Non c’è al momento alcuna data su un tavolo con l’azienda e i sindacati: lo abbiamo chiesto e continuiamo a chiederlo” così i deputati democratici Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo Mauro Laus, Marco Sarracino.
Abbiamo scelto di presentare questo importante emendamento al Milleproroghe con cui diamo la possibilità di ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale per cinquantadue settimane, entro il 31 dicembre 2023, a quei datori di lavoro che, dovendo fronteggiare processi di riorganizzazione o ipotesi di grave difficoltà economica di imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS, non potevano più ricorrere ai trattamenti straordinari di integrazione salariale. Con l’approvazione di questo emendamento si
consente agli stessi datori di lavoro che non hanno usufruito di tale trattamento per tutte le cinquantadue settimane autorizzate, di completare il periodo totale, al fine di fronteggiare i processi di riorganizzazione già in corso o ipotesi di grave difficoltà economica di imprese rientranti nel campo di applicazione della CIGS. Una misura che può aiutare molte realtà del Sud come del Nord ad affrontare processi di riorganizzazione, oltre che segnale importante nei confronti dei lavoratori e delle imprese che confidiamo possa essere votato da tutte le forze politiche del Parlamento.
Così i deputati Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche Ue della Camera e Marco Sarracino, responsabile Sud della segreteria nazionale del Pd.
“La Camera ha approvato all’unanimità un ordine del giorno alla legge di Bilancio presentato dal Pd per rendere stabile il finanziamento di due milioni di euro annui all’Istituto degli Studi Filosofici e l’Istituto Croce di Napoli a partire dal 2026. Pensiamo sia un fatto molto rilevante, un segnale di attenzione a Napoli e a istituzioni che hanno contribuito da sempre allo sviluppo culturale della città”.
Lo dichiarano i deputati democratici, Roberto Speranza, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Piero De Luca, Enzo Amendola, Stefano Graziano e Toni Ricciardi.
“Ministra Calderone, lei non ci ha convinto, Anzi, la sua risposta ci preoccupa. Avevamo posto un quesito molto semplice, ovvero se volevate continuare sulla scia dell'ordine del giorno che voi avete approvato e che sdogana le gabbie salariali. La sua risposta a slalom, ci fa pensare di sì. Voi avete messo nero su bianco che un dipendente pubblico del Sud, un docente, un infermiere, debba essere pagato meno di un suo collega del Nord, non perché lavori meno ma semplicemente perché ha la colpa di vivere nel Mezzogiorno. Noi lo riteniamo inaccettabile, perché già oggi chi vive al Sud usufruisce di meno servizi, in un’Italia che investe 18mila euro l'anno per un cittadino del Nord e 13mila per un cittadino del Mezzogiorno. Abbiamo già cittadini di serie A e di serie B, perché la diversa spesa pubblica è un fatto non un rischio. Occorrerebbe invertire la rotta. Ma con i salari differenziati in base al territorio, state mettendo in discussione di fatto la coesione e l'unità Nazionale. Ai parlamentari del Mezzogiorno chiedo, ma con che coraggio spiegherete ai cittadini che per voi è normale il fatto che un lavoratore del Sud venga pagato meno di un suo collega del Nord? Noi ci opporremo a questa vostra scelta vergognosa e la combatteremo in ogni modo in Parlamento e nel Paese”.
Lo ha detto il deputato democratico Marco Sarracino, responsabile Coesione territoriale, Sud e aree interne del Pd, replicando in Aula la ministra del Lavoro, Marina Calderone, nel corso del Question time alla Camera. Nell’illustrazione il capogruppo dem in commissione Bilancio, Ubaldo Pagano, aveva sottolineato come mentre le opposizioni chiedevano il salario minimo, la maggioranza diceva che il problema non esisteva e approvava un Odg per introdurre le gabbie salariali.
"Voglio esprimere la mia totale solidarietà ai giornalisti dell’agenzia Dire. Quello che si è verificato è vergognoso. Specie se pensiamo che tale agenzia ha ricevuto e riceverà finanziamenti pubblici. I lavoratori hanno subito due anni di enormi sacrifici con il ricorso a pesanti ammortizzatori sociali e non possono continuare a pagare il prezzo di una gestione così sbagliata".
Così il deputato e membro della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino.
“Purtroppo mi aspettavo la bocciatura da parte del governo e della maggioranza di questa proposta di legge delle opposizioni sul salario minimo, perché il governo Meloni, da quando è iniziata questa legislatura, non fa altro che prendersela contro i più deboli. Questa scelta è una scelta vergognosa e lo fanno, tra l'altro, in una maniera assolutamente subdola, buttando la palla in tribuna con una legge delega con cui peggioreranno addirittura le cose perché cancellano la nostra proposta di 9 euro, sotto la quale noi crediamo che non sia lavoro ma sia sfruttamento, parlano di contratto maggiormente applicato nel settore, che non sempre è il contratto maggiormente rappresentativo, quindi firmato delle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative, ma soprattutto fanno una cosa che per noi assolutamente allucinante, che peggiorerà enormemente la situazione delle lavoratrici e dei lavoratori del Mezzogiorno, perché di fatto con un ordine del giorno presentato dalla Lega e approvato dal governo non fanno altro che introdurre le gabbie salariali. E’ una scelta vergognosa. Evidentemente per il centrodestra, un lavoratore, una lavoratrice del Mezzogiorno vale meno di un lavoratore di una lavoratrice del Nord. E’ una scelta che noi contrasteremo in ogni modo”. Lo ha detto il deputato dem Marco Sarracino, componente della commissione Lavoro e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd, intervistato sul sito web dei deputati Pd.
“La nostra battaglia – ha concluso Sarracino - continuerà sicuramente nelle piazze italiane. Continueremo a raccogliere le firme attraverso la grande mobilitazione che già c'è stata quest'estate, ma continuerà soprattutto rappresentando i diritti di queste lavoratrici e di questi lavoratori che non possono essere sfruttati”.
“Non è nient’altro che carta straccia il memorandum firmato da Fitto con Arcelor Mittal. L’ennesimo inganno, questa volta messo nero su bianco, di un’azienda che tutto vuole salvo la sopravvivenza degli stabilimenti siderurgici del gruppo. Ma qui purtroppo non si tratta solo di un Ministro della Repubblica tanto miope e ingenuo da diventare il gioco preferito di una multinazionale. Qui parliamo di uno dei più grandi poli europei della siderurgia che sta per piombare nella paralisi; parliamo di migliaia di dipendenti mandati allo sbando; di centinaia di milioni di euro di debiti non saldati con le imprese dell’indotto. Insomma, per quanto Fitto ami prendersi la scena, oggi il tema non è affatto la sua ottusità, ma il futuro di un intero sistema industriale. Se il Governo è ormai ostaggio della multinazionale indiana, la Presidente del Consiglio è a sua volta ostaggio del Ministro Fitto che, da strenuo oppositore del passaggio in maggioranza del socio pubblico, sta spingendo l’intera situazione verso un punto di non-ritorno. Il 10 di gennaio decadrà la sospensiva del Tar e l’ex Ilva potrebbe vedersi togliere la fornitura di gas, sancendo un inevitabile blocco di tutte le sue attività. Mentre il rischio che tutto ciò accada è sempre più alto, il Governo Meloni è ancora in balia del socio privato, le cui intenzioni sono ormai chiarissime: chiudere gli stabilimenti italiani per garantire agli altri impianti del gruppo nel resto d’Europa un enorme vantaggio competitivo. Se Raffaele Fitto è l’unico a non aver compreso questo messaggio, pretendiamo un sussulto di dignità almeno dalla Presidente del Consiglio e dal Ministro Urso. Lo Stato deve riprendersi l’ex Ilva; deve utilizzare i 680 milioni di euro già versati per assumerne il controllo; deve assicurare alle imprese dell’indotto a partire da quelle commissariate del gruppo ex Ilva come Sanac che costituiscono una parte rilevante dell’economia dei territori interessati, il saldo di tutti i debiti dell’acciaieria; deve garantire alle migliaia di dipendenti un futuro occupazionale; deve mantenere la promessa fatta a Taranto di avviare la decarbonizzazione degli impianti produttivi. E deve farlo subito, immediatamente, isolando le fantasie distruttive di Fitto e riprendendo in mano una situazione sull’orlo del collasso”.
Lo dichiarano i deputati democratici, Andrea Orlando, Marco Sarracino, Cecilia Guerra, Ubaldo Pagano, Vinicio Peluffo, Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra.
"La radiografia Svimez sullo stato di salute socioeconomico del Mezzogiorno deve allarmare l'intero Paese. Esiste innanzitutto una questione salariale enorme, che certifica purtroppo come la forbice nord-sud dopo anni di faticosa ricucitura, torni ad allargarsi. Aumentano gli occupati, ma aumenta anche la povertà e dunque cresce il lavoro povero. Per questo diventa fondamentale la battaglia che stiamo conducendo per l’introduzione di un salario minimo, visto che al sud un lavoratore dipendente privato su quattro guadagna meno di 9 euro l’ora. L'assenza di politiche industriali, il rischio delle ricadute negative su Ilva, Telecom, Stellantis, la delicatezza dei processi di transizione ecologica e digitale non adeguatamente accompagnati da parte pubblica, segnalano la necessità di un cambio di passo. Il PNRR sarebbe una straordinaria opportunità, ma anche su questo versante le incertezze crescono. Ci sarebbe bisogno di puntare di più sulla scolarizzazione, invece il governo lavora al ridimensionamento scolastico che colpirà proprio il Mezzogiorno. Ma il peggio deve ancora arrivare, perché è con l’autonomia differenziata che si colpirà il sud in maniera praticamente irreversibile. Per queste ragioni chiediamo che proprio partendo dai contenuti del rapporto Svimez si possa aprire un confronto parlamentare sul futuro del Mezzogiorno. Perché non ci stancheremo mai di dirlo, come è stato ribadito anche oggi alla presentazione del rapporto, se non cresce il sud non cresce l’Italia". Lo dice il deputato e responsabile Sud della segreteria nazionale Pd Marco Sarracino.