"Grazie a un emendamento del Pd, siamo riusciti a ottenere nel collegato lavoro l’obbligo per il Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali di relazionare al Parlamento - entro il 30 aprile di ogni anno - sullo stato della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro. Relazione che si conclude con un voto. Finalmente ci sarà una sessione annuale del Parlamento su quella che si configura come una vera e propria emergenza democratica del nostro paese: gli infortuni sul lavoro". Così in una nota il capogruppo Commissione Lavoro Pd Arturo Scotto.
“Come Pd abbiamo pensato di ingaggiare un investigatore privato per capire che fine avesse fatto il testo del ddl sul collegato Lavoro tanto decantato dal governo con il Decreto 1 maggio, addirittura depositato un anno fa e poi scomparso. Tutto questo perché tra il ministero del Lavoro e dell'Economia non c'è alcun canale di comunicazione e per la gestione dilettantistica della ministra Calderone che sistematicamente ha ignorato tutti i tentativi di miglioramento del testo. Non siamo più disponibili a lavorare in questa maniera”. Lo dichiara il capogruppo in Commissione Lavoro, Arturo Scotto durante la discussione del ddl sul collegato Lavoro a Montecitorio.
“Oggi – continua il deputato dem - abbiamo un testo in Aula voluminoso per gli articoli ma striminzito nei contenuti che promuove una pericolosa deregulation del mercato del lavoro. I dati Istat sul lavoro sono preoccupanti ma il governo preferisce liberalizzare il lavoro in somministrazione, allargare le maglie della stagionalità e dei contratti a termine e abrogare la legge che vietava le dimissioni in bianco”. “Un testo vuoto che produce qualche mancia ma non si occupa del problema degli scarsi salari. Un tema che per voi non esiste” conclude Scotto.
“I numeri impietosi della precarietà del lavoro ci parlano di un Paese in cui i giovani sono costretti a scappare dall’Italia per cercare dignità e salario decente. La propaganda non è più accettabile da parte di un governo che peggiora ogni cosa che tocca. Domani inizieremo la discussione in Parlamento del collegato lavoro: un vero e proprio inno alla precarietà. A partire dalla liberalizzazione totale dei contratti di lavoro in somministrazione al superamento del divieto di dimissioni in bianco fino all’allargamento a dismisura della stagionalità. Sono fatti così: per loro il lavoro non coincide con la parola stabilita’. E se non sei d’accordo la risposta è aumentare i reati per chi protesta”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
No a istituzionalizzare diseguaglianze territoriali
“Il costituzionalista Cassese, tuttologo rinomato, con una sua commissione di dodici saggi, starebbe per partorire un documento che riscriverebbe i Lep a immagine e somiglianza di Calderoli. Certificando che non può esserci eguaglianza di prestazioni tra diverse aree del Paese. E soprattutto parametrando i fabbisogni sulla base del costo della vita del territorio. Questo significherebbe istituzionalizzazione delle gabbie salariali. Uno schiaffo a milioni di persone che lavorano. Ci domandiamo perché non sia possibile fare questo dibattito alla luce del sole e privando il parlamento della possibilità di intervenire. Ci appelliamo a tutti perché non ci sia questo colpo di spugna definitivo che certificherebbe la divisione del paese. E in particolare a quei governatori di Forza Italia che in questi mesi hanno rilasciato tante interviste che non si sono mai tradotte in atti concreti. Che aspettate a cestinare questa vergogna?“.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Le parole del Papa sulla necessità di un salario minimo di base dovrebbero far riflettere tutta la politica e soprattutto il Governo. Viviamo in tempi dove si fa sempre più urgente la necessità di aggredire la drammatica riduzione del potere d’acquisto di milioni di lavoratori e un arretramento netto anche rispetto al 2023 dei redditi reali delle famiglie. In Italia questo è ancora più vero se paragoniamo al prepandemia i livelli retributivi. Cosa si aspetta a riaprire una discussione vera sulla necessità di un salario minimo orario per combattere il lavoro povero, precario e sottopagato?“.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“E’ molto grave che la Ministra Calderone abbia officiato alla firma di un contratto multimanifatturiero stipulato tra un’associazione di impresa e una sigla sindacale che rappresentano meno dell’1 per cento dei lavoratori metalmeccanici. Siamo davanti alla normalizzazione dei contratti pirata sponsorizzata dal Governo. Chiederemo conto in Parlamento”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro a Montecitorio.
“Hanno approvato in commissione Lavoro il mandato al relatore, dopo sei mesi di ritardi sui pareri, per un Collegato Lavoro che è un ulteriore colpo di spugna sulla precarietà. L’eliminazione del tetto per il lavoro somministrato, il superamento del divieto di dimissioni in bianco, l’abolizione dell’obbligo di badge nei cantieri è il manifesto politico di un governo che considera il lavoro come qualcosa da spolpare e non da valorizzare. Dopo il No al salario minimo e la liberalizzazione dei contratti a termine siamo alla terza puntata dell’impresa principale a cui è dedita la ministra Calderone: aiutare soltanto i più forti. Lunedì in Aula faremo sentire la nostra voce con forza e senza fare sconti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Ho depositato un’interrogazione su un fatto a mio avviso grave che è accaduto nel Comune di Poggio San Lorenzo in provincia di Rieti. Qui l’amministrazione comunale ha ripristinato, nella piazza centrale della città, il cippo dedicato ad Arnaldo Mussolini nell’ambito di una iniziativa per il recupero del Centro storico di quel borgo. Nel centenario della morte di Giacomo Matteotti, siamo davanti all’ennesimo schiaffo nei confronti della nostra memoria collettiva”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“La ministra Calderone è tecnicamente sfiduciata. Dai suoi uffici innanzitutto. Che sembrano ormai dare i numeri. Sul collegato Lavoro si fa fatica a dare i pareri sugli emendamenti. E questa legge giace in Commissione da ormai 10 mesi e dovrebbe essere portata la settimana prossima addirittura al voto dell’Aula. Addirittura in extremis abbiamo appreso che saranno soppressi ben tre articoli su 23 per motivazioni che sono ancora ignote. Nel frattempo Forza Italia e Lega al Senato chiedono il rinvio della patente a crediti. Una misura voluta in prima persona dalla ministra. Calderone non ha più una maggioranza. E’ un fatto politico inequivocabile. Quando ne prenderà atto?”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“E’ davvero un personaggio singolare questo ministro della Pubblica Amministrazione che annuncia che in manovra si batterà per togliere il tetto di 240.000 euro annui agli stipendi dei supermanager pubblici, ma ammette di non riuscire a trovare tutti i soldi per rinnovare il Contratto del Pubblico Impiego e consentire ai dipendenti dello Stato di recuperare il potere d’acquisto perduto in questi anni. Zangrillo fa parte della stessa combriccola di Governo che ha negato 9 euro orari di salario minimo a tre milioni e mezzo di lavoratori poveri spiegando che era una misura inutile. E’ immorale chiedere i sacrifici sempre agli stessi, a quelli che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo, a chi continua a portare avanti la sanità, la scuola, la Pubblica amministrazione nonostante gli stipendi più bassi d’Europa”.
Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd nella commissione Lavoro della Camera.
Operai Whirpool sarebbero finiti in galera per due anni
“Con l’approvazione dell’articolo 14 del Dl Sicurezza si introduce una norma liberticida. Gli operai della Whirlpool di Napoli che per tre anni hanno tenuta viva una vertenza difficilissima per salvare trecento posti di lavoro hanno fatto ben dieci blocchi stradali a cui hanno partecipato centinaia di persone. Hanno bloccato porto, aeroporto, strade e ferrovie. Con questa norma sarebbero finiti in galera per due anni. E’ una follia trasformare il dissenso in un illecito penale. Soprattutto perché in questi mesi ministri, deputati ed esponenti politici di tutti gli schieramenti sono stati in fabbrica per dare solidarietà ai lavoratori. Votando questa norma sarebbero dovuti andare a trovarli in galera. C’è da preoccuparsi davanti a un autunno molto difficile dove crolla la produzione industriale ed esplode la Cassa integrazione. Pensano di risolvere i conflitti con il carcere?”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La destra fa un altro passo verso l’allargamento del lavoro precario. Dopo la liberalizzazione dei contratti a termine, i subappalti a cascata, l’allargamento dell’uso dei voucher adesso arriva un’altra scelta che trasforma il mercato del lavoro in un supermarket di precarietà. L’eliminazione del tetto sul lavoro in somministrazione per le aziende nel collegato sul lavoro - ad oggi in discussione nella XI commissione - rende benissimo l’idea di quale sia l’impianto del Governo sui diritti dei lavoratori. Con questa legge una azienda potrà avere il 100 per cento dei propri dipendenti in somministrazione. Siamo davanti a un colpo di spugna che pericolosamente rischia di condannare una intera generazione a un destino di basse tutele, salari da fame e condizioni di lavoro intermittenti. Proveremo a cambiare questa gravissima misura in aula”. Lo dichiara Arturo Scotto capogruppo pd in commissione lavoro di Montecitorio.
“Alla nostra interrogazione sul caso delle sanzioni ai lavoratori di Firenze di Just eat le risposte del Governo sono state quanto meno evasive. Parliamo di 20 lavoratori sanzionati il 24 agosto scorso perché non avevano portato le pizze con un’andatura di 26,3 km orari per percorrere 6,4 km in pieno centro cittadino come indicato dall’algoritmo. Come se fossero ciclisti del Tour de France. Il Governo dice di non aver avuto nessuna segnalazione in merito, nonostante le proteste del sindacato e del Comune di Firenze. Chiediamo che si convochi un tavolo sul lavoro delle piattaforme, sulle condizioni dei lavoratori e sui criteri di trasparenza del governo dell’algoritmo che la destra ha eliminato con il cosiddetto decreto 1 maggio del 2023”. Lo dichiarano in una nota congiunta Arturo Scotto ed Emiliano Fossi, rispettivamente capogruppo e membro PD della commissione lavoro di Montecitorio.
“La destra dovrà confrontarsi con i cinque punti che Elly Schlein ha posto al centro del suo discorso di ieri alla Festa de l’Unità. Perché la stagione del vittimismo di governo è finita. Sono al potere da due anni e non hanno dato nessuna risposta concreta alla sofferenza sociale del paese. Hanno solo risolto i problemi dei loro amici e amichetti. E continuano a fare cassa sui più deboli. A partire dalla questione salariale dove le avvisaglie sul contratto del Pubblico impiego dicono che il Governo per l’ennesima volta prenderà in giro chi lavora nel servizio pubblico. Siamo davanti a un’abdicazione evidente della funzione dell’esecutivo che addirittura annuncia, anche se su base volontaria, l’allungalento dell’età pensionabile invece di far scorrere le graduatorie degli idonei per dare una risposta innanzitutto agli enti locali che hanno le piante organiche vuote. Fanno il gioco delle tre carte sull’occupazione, ma l’Italia è fanalino di coda per lavoro giovanile e femminile. E senza un grande piano per l’occupazione ci avviamo verso un autunno difficile. Lo dicono già i dati della cassa integrazione in settori delicatissimi. Nessuno può fare più finta di niente”. Lo dichiara Arturo Scotto capogruppo pd in commissione lavoro di Montecitorio.
Dichiarazione di Arturo Scotto, capogruppo Pd commissione Lavoro
Abbiamo depositato un anno fa una mozione parlamentare per chiedere un piano straordinario di assunzioni nella Pubblica Amministrazione al Governo. Parliamo entro il 2030 di quasi un milione di persone per soddisfare il fabbisogno minimo per mettere lo Stato e gli enti locali in grado di funzionare. Il Ministro Zangrillo ha sempre risposto no e oggi starebbe addirittura avanzando la proposta di rendere possibile l’uscita dei lavoratori dalla P.A. a 71 anni. Invece di assumere, propongono l’allungamento dell’età pensionabile. Una scelta sbagliata e che contrastiamo. Serve invece lavorare a immettere una generazione nuova nella Pubblica Amministrazione per rinnovare lo Stato e salvare il welfare. Una missione decisiva per garantire eguaglianza, efficienza e competitività al nostro sistema paese. Questa scelte che vanno accompagnate innanzitutto al rinnovo del Contratto del Pubblico impiego, dove il Governo non garantisce le risorse necessarie, e da una politica di scorrimento delle graduatorie degli idonei e una programmazione di concorsi seria e rigorosa. Continueremo a tenere viva questa impostazione a partire dalla legge di bilancio che sarà il banco di prova di un Governo ormai screditato agli occhi di milioni di lavoratori e lavoratrici della funzione pubblica nel nostro paese.