“I sopralluoghi effettuati nei territori colpiti dall’alluvione del maggio 2023 confermano la fragilità strutturale del territorio romagnolo. È un dato oggettivo, non politico. Altrettanto oggettive sono le difficoltà che rallentano la ricostruzione: mancanza di risorse adeguate, ma anche un groviglio di competenze sovrapposte, procedure incomplete ereditate dal passato, iter burocratici che si bloccano su se stessi e impediscono alle istituzioni di operare in modo coordinato.
I cambiamenti climatici non sono più materia da convegno. Sono realtà sotto gli occhi di tutti. Speriamo si riesca finalmente a superare le contrapposizioni ideologiche che su questo tema hanno fatto solo danni: rallentano le decisioni, ostacolano le misure necessarie e rischiano di rendere il Paese inadempiente rispetto agli obblighi che l’ordinamento nazionale è chiamato ad attivare.
Quello che serve è una ricognizione seria e condivisa delle soluzioni possibili, senza trascinare in questa analisi le contrapposizioni politiche che finora hanno rallentato più delle frane. La Romagna ha pagato un prezzo altissimo. Può essere il test più affidabile per provare a costruire una norma di rango generale: ed è proprio questo uno degli obiettivi della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico.
L’obiettivo non è trovare un colpevole. È trovare un metodo”.
Così Luciano D’Alfonso (PD) e Antonino Iaria (M5S) della Commissione parlamentare d’inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico che sottolineano la “necessità di arrivare a una normativa nazionale”.