• 31/03/2026

“Oggi in commissione alla Camera dei Deputati il governo ha fatto retromarcia sul subentro di un organismo nazionale unico alle consigliere di parità territoriali, non potendo ignorare le proteste dell’opposizione e quelle che si sono levate in tutte le regioni. Scongiurato così il rischio di infrazione europea per quello che sarebbe stato addirittura un “regresso” rispetto alla situazione attuale nella tutela e promozione della parità, il decreto rimane più forma che sostanza e un’occasione persa di vero investimento. Nel recepire due direttive europee, volte a potenziare l’efficacia degli organismi di parità (UNAR e Rete delle consigliere di Parità) il governo prevedeva una centralizzazione e la soppressione della rete capillare delle consigliere, rischiando di produrre una riduzione del livello di protezione odierna di donne e uomini discriminati, anziché un rafforzamento, minando anche il principio di massima accessibilità rispetto ai bisogni diffusi. Scongiurato il passo indietro, rimane un’occasione persa per adempiere davvero agli obiettivi europei. Infatti, l’accorpamento della tutela dalle discriminazioni multiple (genere, etnia, culto, disabilità, età, orientamento sessuale) con quella specifica delle discriminazione basata sul genere nel mondo del lavoro, non corrisponde alle due diverse e separate direttive. Inoltre l’organismo centralizzato ha un cda di nomina solo governativa, violando l’indipendenza prevista dall’Europa, non ha poteri sanzionatori, ma solo consultivi, ne’ la facoltà di agire per cause collettive. Non sono previsti requisiti di competenza specifica.

La nostra richiesta di rafforzare la possibilità per le consigliere di parità di agire in autonomia, in giudizio e per la risoluzione delle controversie di lavoro attraverso conciliazione, garantendo un servizio gratuito ovunque, non è stata accolta. Per questo, insieme ai gruppi di 5 stelle e AVS abbiamo votato contro la proposta insufficiente e inefficace della maggioranza”. Lo dichiarano le deputate del Pd Sara Ferrari e Simona Bonafè, rispettivamente capogruppo Pd in commissione Femminicidio e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.