“Le aperture annunciate dalla Commissione europea in merito alla Politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresentano un segnale politico che va nella direzione giusta, ma che non scioglie ancora i nodi strutturali che da tempo indeboliscono il ruolo della PAC nel progetto europeo. Allo stato attuale, si tratta quindi di un passo positivo ma insufficiente.” Lo affermano i componenti della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Forattini, Rossi, Romeo, Marino e Vaccari.
“L’annuncio di un possibile incremento delle risorse destinate alla PAC nel periodo 2028-2034 è un elemento che va accolto con attenzione – prosegue la Commissione – ma resta centrale il tema della certezza delle risorse realmente aggiuntive e, soprattutto, della natura autenticamente comune della politica agricola. Il ricorso a meccanismi di flessibilità, come l’anticipo di stanziamenti o l’utilizzo di strumenti quali il fondo unico privo di vincoli stringenti, rischia di tradursi in una rinazionalizzazione di fatto della PAC, lasciando agli Stati membri un’eccessiva discrezionalità e indebolendo l’impianto unitario della politica agricola europea.”
“Particolarmente rilevante è l’indicazione secondo cui almeno il 10% delle risorse dei Piani di partenariato nazionali e regionali dovrà essere destinato alle aree rurali. Per un Paese come l’Italia, in cui le aree interne e rurali rappresentano una parte essenziale del territorio e svolgono una funzione strategica sul piano produttivo, ambientale e sociale, questo vincolo può rappresentare un’opportunità significativa.”“Vincolare risorse a questi territori nel Piano nazionale che anche l’Italia sarà chiamata a definire significa offrire strumenti concreti di sviluppo, contrastare lo spopolamento, sostenere i servizi essenziali e creare le condizioni affinché agricoltura, lavoro e qualità della vita possano continuare a convivere nelle aree più fragili del Paese.”
“Proprio per questo – concludono i componenti della Commissione Agricoltura della Camera – è fondamentale che tale impegno si traduca in interventi realmente aggiuntivi, mirati e verificabili, capaci di rafforzare la vitalità economica e sociale delle aree interne. Senza criteri chiari e un monitoraggio efficace a livello europeo, il rischio concreto è che il vincolo del 10% resti una soglia formale, priva di reale impatto, e che le risorse destinate all’agricoltura finiscano per entrare in competizione con altre politiche strategiche anziché rafforzare uno sviluppo equilibrato dei territori.”