“Negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale è una scelta preoccupante. L’Università è il luogo del confronto, non del silenzio imposto. Se davvero, come riportato, è stato impedito a Sinistra Universitaria – UDU Genova di organizzare un dibattito con docenti, magistrati ed esponenti della vita pubblica come l’ex ministro Andrea Orlando, siamo di fronte a un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo. I regolamenti vietano la propaganda dei partiti, non il libero confronto promosso dagli studenti. E appare ancora più grave il richiamo alla par condicio se, nello stesso contesto, altre iniziative con ospiti chiaramente schierati per il sì, sembrerebbe si siano potute svolgere senza ostacoli. Le regole devono valere per tutti oppure non possono essere usate come strumento discrezionale per selezionare chi può parlare e chi no. Chiediamo alla Ministra dell’Università e della Ricerca di approfondire le ragioni di questa decisione. L’autonomia degli atenei è un valore, ma non può diventare un alibi per limitare il pluralismo. Agli studenti va garantito il diritto di discutere e approfondire, senza censure preventive” dichiarano i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo che hanno presentato un'interrogazione alla Ministra dell'Università Bernini.
“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Il ministro Antonio Tajani continua a non comprendere che qui non è in discussione il rispetto per la Polizia, che nessuno ha mai messo in dubbio.
Il punto è un altro: autorevoli esponenti della maggioranza e del governo, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, hanno utilizzato un drammatico fatto di cronaca per attaccare le opposizioni e alimentare una contrapposizione artificiale tra chi starebbe dalla parte delle forze dell’ordine e chi no. Una forzatura grave, che divide il Paese invece di unirlo.
Perchè Tajani invece che provare adesso ad accusare l'opposizione di un'inesistente strumentalizzazione non ha condannato con la stessa solerzia la vera strumentalizzazione degli scorse settimane di Salvini e Meloni?
Continuare con questo atteggiamento significa sottrarsi al merito della questione e rifugiarsi nella propaganda. Un atteggiamento che, più che da uomo delle istituzioni, appare da polemista in cerca di qualche minuto di visibilità. Visto che Meloni e Salvini tacciono Tajani dovrebbe dimostrare un po’ di autonomia politica e sentire la responsabilità del ruolo che ricopree chiedere scusa a
nome del governo” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri replica al ministro Tajani.
Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.
“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.
“Oggi, seppure con molto ritardo, la Camera definisce un importante punto di partenza condiviso per lo sviluppo dei centri di elaborazione dati. Come PD ci siamo battuti per uno sviluppo diffuso dei data center sul nostro territorio che coinvolga sia le esperienze positive già avviate sia nuove strutture definite con qualità degli spazi per valorizzare aree dismesse. È giusto che la regolamentazione parta dal Parlamento con una legge delega e non per decreto, perché è in gioco una questione politica, globale e nazionale: i data center non devono diventare cattedrali nel deserto gestite da remoto, ma fucine di innovazione per favorire lo sviluppo economico, sociale, ambientale e democratico ”. Lo dichiara il deputato e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu esprimendo il voto favorevole del PD alla delega al governo per i centri di elaborazione dati.
“Ci batteremo – sottolinea il parlamentare dem - affinché l'Italia difenda sempre l'interesse nazionale e i data center non diventino i porti franchi delle nuove compagnie delle indie. Siamo davanti ad una sfida di cambiamento e dobbiamo essere pronti alla funzione di scoperta e di costruzione di nuove rotte che servono al futuro. Né colonia, né autarchia, l'Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica per proteggere nell'interesse nazionale, da un lato, la sicurezza dei dati e dall'altro l'attrattività degli investimenti”. “Grazie ai data center nel 2025 la Francia ha saputo attrarre 69 miliardi di dollari di investimenti a fronte dei 5 del nostro paese: dobbiamo fare di più per costruire subito il mercato unico europeo dell'innovazione indicato dai rapporti di Letta e Draghi e renderne l’Italia protagonista”, conclude Casu.
“Più che occuparsi della scaletta del prossimo Festival di Sanremo e parlare di fantomatici agguati e atti riparatori, il Presidente del Senato dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli organi parlamentari di garanzia. Le parole pronunciate ieri da Ignazio La Russa risultano improprie e preoccupanti, perché evocano un’ingerenza politica su scelte editoriali che non competono alla seconda carica dello Stato”. Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza RAI. “Ci saremmo aspettati dal Presidente del Senato – prosegue la nota – un impegno concreto per superare la situazione anomala che dall’inizio della legislatura sta impedendo alla Commissione di Vigilanza Rai di svolgere il proprio lavoro, a causa dell’ostruzionismo della maggioranza. Un blocco che di fatto paralizza un organismo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza del servizio pubblico. Registriamo invece un silenzio assordante su questo tema. Difendere l’autonomia e l’indipendenza della Rai significa rispettare le prerogative del Parlamento e assicurare ai cittadini un’informazione libera e plurale” concludono i parlamentari dem della Vigilanza Rai.
"Dopo avere speculato, come sono soliti fare, sui fatti di Rogoredo, dando per scontato che il ragazzo ucciso fosse colpevole e il poliziotto innocente, Meloni e Salvini dovrebbero chiedere scusa alla famiglia di Abderrahim Mansouri. Indossare una divisa non mette nessuno sopra la legge. Anzi! Chi è preposto a farla rispettare, dovrebbe essere d'esempio.
Questa vicenda dimostra senza alcun dubbio che il tanto decantato "scudo penale" non servirebbe in alcuno modo né alla giustizia né a permettere a poliziotti e carabinieri di svolgere serenamente il loro lavoro. Sarebbe solo una discriminazione tra chi ha una divisa e chi no. Ma in Italia, fino a prova contraria, la legge è uguale per tutti.
E dimostra anche quanto siano fuori luogo e del tutto propagandistiche le alzate di scudi che certuni sono soliti fare tentando di interferire con il lavoro della magistratura nella cui indipendenza e autonomia noi abbiamo piena fiducia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Lo abbiamo detto oggi in Aula: la decisione di Governo e maggioranza di sfuggire dal confronto sul congedo parentale obbligatorio è una scelta grave e miope, che colpisce direttamente le famiglie, le madri lavoratrici e il diritto dei bambini a una cura adeguata nei primi mesi di vita da parte di entrambi i genitori.
La proposta, a prima firma della Segretaria Pd Elly Schlein e condivisa da tutte le opposizioni è un investimento sociale. Significa promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne, contrastare le dimissioni forzate dopo la maternità, sostenere la qualità della vita familiare e la crescita dei figli. In un Paese che continua a registrare un drammatico calo delle nascite e un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa, ci saremmo aspettati un’assunzione di responsabilità. Invece il governo sceglie di voltarsi dall’altra parte. Parlano di sostegno alla natalità, ma quando si tratta di investire davvero sulla genitorialità condivisa e sull’autonomia economica delle donne, prevalgono i tagli e le chiusure ideologiche.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati,
“L’ipotesi di trasferire l’Agenzia ‘Italia Meteo’ da Bologna a Roma rappresenta una scelta che rischia di indebolire un presidio strategico per il Paese. Spostare la sede dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Tecnopolo Dama, dove l’Agenzia opera in stretta sinergia con realtà di eccellenza nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nelle scienze del clima, significa mettere a rischio competenze, investimenti e continuità operativa”.
Così il deputato emiliano del Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Già nel 2023 - aggiunge - con una mia interrogazione parlamentare, avevo chiesto al governo un intervento immediato per garantire il pieno e corretto funzionamento dell’Agenzia nazionale di meteorologia, evidenziandone il valore strategico e la necessità di rafforzarne autonomia ed efficacia. Oggi, alla luce delle modifiche alla governance e della prospettiva di trasferimento, quelle preoccupazioni risultano ancora più attuali. È necessario assicurare stabilità, autonomia tecnico-scientifica e valorizzazione del personale - conclude - evitando decisioni che possano compromettere il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca meteorologica e climatica”.
"Il lavoro dei giudici è far rispettare le leggi, non fare contenta Giorgia Meloni e i suoi ministri seguendo il loro programma di governo.
Dopo appena quattro ore dall'intervento, duro e inedito, del Presidente della Repubblica al CSM, in cui richiamava al rispetto del CSM stesso e al rispetto tra istituzioni, la presidente del consiglio Giorgia Meloni pubblica un video in cui attacca a testa bassa i magistrati per avere deciso un risarcimento alla nave di Sea Watch, illecitamente trattenuta al porto di Licata per cinque mesi nel 2019.
Quando Salvini è stato assolto, nessuna critica ai magistrati. Quando la sentenza non piace al governo, giù attacchi ai giudici e delegittimazione.
Non funziona così.
La magistratura agisce indipendentemente dal programma di governo. Di qualsiasi governo, per fortuna.
È questo che non sopportano e quindi attraverso la riforma costituzionale vogliono colpire l'indipendenza e l’autonomia della magistratura: il loro vero obbiettivo.
Impediamoglielo e al referendum votiamo No". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Con l’approvazione in CdM degli schemi di intesa con quattro Regioni del Nord, si scrive un nuovo capitolo della guerra che il Governo sta portando avanti contro il Mezzogiorno. Sconfessando la Costituzione e ignorando completamente i moniti della Consulta, Calderoli e Co. scelgono di andare avanti, ponendo nuove basi per una vera e propria secessione del Paese. Se non stupisce la volontà dei leghisti di portare a casa questa pessima riforma, lascia invece basiti l’atteggiamento di assoluta accondiscendenza dei presunti ‘patrioti’, che fuori dai Palazzi non perdono occasione per sottolineare l’attaccamento al valore dell’unità nazionale, mentre nelle segrete stanze del Governo danno il via libera a provvedimenti che spaccano il Paese e distruggono l’idea di coesione.”
Così Marco Lacarra, deputato pugliese del Partito Democratico.
“L’approvazione in Consiglio dei Ministri degli schemi di intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, sull’Autonomia differenziata, rappresenta un atto di arroganza istituzionale che rischia di aprire una frattura profonda nel Paese.
Il Governo e il ministro Roberto Calderoli procedono come se nulla fosse, ignorando i rilievi e i paletti fissati dalla Corte costituzionale e forzando un percorso che presenta evidenti criticità sul piano dell’equilibrio istituzionale e della coesione nazionale. Parlano di “traguardo storico”, ma la verità è che stanno tentando di blindare un’intesa politica dentro la maggioranza, trasformando l’autonomia in una merce di scambio tra alleati sempre più divisi.
Siamo di fronte a un’operazione tutta interna agli equilibri di governo, che mette a rischio l’interesse e l'unità nazionale. Senza curarsi della pronuncia della Consulta, il governo forza la mano in modo vergognoso, pur sapendo che un regionalismo senza garanzie sui livelli essenziali delle prestazioni, sul riequilibrio delle diseguaglianze esistenti, sul finanziamento in generale dei servizi e delle funzioni, rischia di ampliare in modo drammatico ed irreversibile i divari territoriali nel Paese.
Altro che svolta storica: si tratta di una decisione devastante per il Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti, infrastrutture, diritti garantiti in modo uniforme, non di una competizione al ribasso tra territori. Continueremo a contrastare con determinazione questo disegno politico che rischia di segnare la fine dell'Italia unita”. Così Piero De Luca, deputato, capogruppo PD in commissione bicamerale questioni regionali.
ll Board of Peace è un'organizzazione dove Trump è presidente a vita, niente a che vedere con le Nazioni Unite
"La scelta del governo Meloni di aderire al Board of Peace di Trump come osservatore è grave: si tratta di assecondare gli interessi legati al presidente americano invece di tutelare con chiarezza l'interesse nazionale italiano". Lo afferma Lia Quartapelle, deputata del Partito Democratico e vicepresidente della Commissione Esteri, intervistata per i canali social dei deputati Pd.
"Basta leggere lo statuto di questa organizzazione – sottolinea l’esponente dem – per capire di cosa si tratta. Si racconta come un'iniziativa per la pace a Gaza, ma di Gaza nello statuto non si parla mai. Quello che emerge con chiarezza è che si tratta di un organismo dove Trump è presidente a vita: anche se non fosse più presidente degli Stati Uniti, manterrebbe comunque quella carica a vita. Siamo ben lontani dalle Nazioni Unite, dove ogni Stato manda i propri rappresentanti".
"Il Parlamento italiano – conclude Quartapelle - non si è mai riunito per discutere questioni di primaria importanza, come rafforzare l'autonomia tecnologica, energetica, digitale e strategica dell'Europa. Eppure oggi la destra ha chiesto al Parlamento di votare per aderire a questo Board Peace. La destra fa fatica a dire no a Trump e preferisce accontentare i capricci di un singolo piuttosto che ragionare, anche insieme alle opposizioni, su come tutelare l'interesse nazionale. Che sta chiaramente in Europa, non nei profitti di Donald Trump".
"Mentre non ha mai voluto rafforzare l’autonomia europea, la destra riunisce il Parlamento per votare la partecipazione a un organismo che ha Trump come presidente a vita.
È grave che il governo non agisca per l’interesse nazionale ma si attivi per il profitto di un singolo". Lo scrive su X la deputata Pd Lia Quartapelle, vice presidente della commissione Esteri
“Le dichiarazioni di Nordio segnalano un certo nervosismo dovuto ai sondaggi che vedono una crescita del ‘No’. Sono affermazioni irresponsabili che però dimostrano che la riforma punta alla disgregazione dell’autonomia della magistratura, attraverso un attacco al Csm, che è l’organismo di auto governo della magistratura. La destra è garantista con i forti, ovvero con i potenti e giustizialista con i deboli, ad esempio con gli immigrati”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, intervistato da Radio Radicale.
“Altro che chiarimenti: dal Viceministro Rixi non è arrivata alcuna risposta nel merito e questo silenzio conferma tutte le nostre preoccupazioni su una riforma confusa e accentratrice, che riduce autonomia, risorse e funzioni delle Autorità di sistema portuale. Le rassicurazioni del Governo sono smentite dal testo approvato dal Consiglio dei Ministri, che prevede il trasferimento delle entrate da canoni e tasse portuali, con tagli stimati intorno al 40 per cento — circa 30 milioni per Genova, 13 per La Spezia, 20 per Trieste — e la sottrazione di competenze decisive come la pianificazione e la manutenzione straordinaria.
In più si delinea un modello opaco, con una nuova società sottratta ai controlli previsti per le partecipate pubbliche dal decreto 175 del 2016, mentre lo stesso Ministro ha messo in dubbio la capacità delle Autorità di gestire opere rilevanti. La verità è che questa riforma svilisce il ruolo dei territori e svuota gli enti che oggi rappresentano l’ossatura del sistema portuale nazionale.
Nessuna risposta concreta, inoltre, sul superamento o meno dei rilievi mossi alla riforma dalla Ragioneria dello Stato. Senza tempi certi sull’iter e con un impianto così sbilanciato, è evidente che qualcosa si è inceppato e che il Governo sta procedendo senza una visione chiara.
Se e quando il testo arriverà in Parlamento lo contrasteremo nel merito, perché il sistema portuale italiano ha bisogno sì di coordinamento e investimenti, non di centralismi confusi e strutture che, così delineate, hanno più la funzione di capo cantiere che di soggetto in grado di coordinare e semplificare lo sviluppo dei porti", dichiara la deputata del Partito Democratico Valentina Ghio, intervenuta oggi in Commissione Trasporti alla Camera durante il question time.