27/06/2025 - 12:15

Presentata mozione in Parlamento con le forze d’opposizione

“La Commissione di Vigilanza Rai, di cui sono capogruppo per il Partito Democratico, è purtroppo bloccata da mesi. La maggioranza ha scelto di paralizzare di fatto un organo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza. Questo stallo è aggravato dal mancato rinnovo dei vertici aziendali della Rai, che riflette una volontà politica di mantenere il controllo sulla governance del servizio pubblico. È inaccettabile che, mentre l’Europa ci chiede più indipendenza e trasparenza, il governo italiano continui a occupare la Rai invece di occuparsene.

Per questo motivo, insieme ad altri colleghi delle opposizioni, ho promosso una mozione parlamentare che impegna il Governo a rispettare le scadenze previste dall’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in vigore nel 2024 e pienamente applicabile in Italia dall’agosto 2025. Il regolamento europeo impone standard chiari: nomine trasparenti, indipendenza editoriale, finanziamenti pubblici non condizionati dal potere politico. La nostra mozione chiede l’avvio immediato dell’iter legislativo per adeguare la governance della Rai a questi principi, restituendo centralità al pluralismo dell’informazione e alla libertà di espressione.

Oggi la Rai rischia seriamente di non essere più un servizio pubblico, ma un megafono del governo di turno (TeleMeloni). Il canone pagato dai cittadini non può finanziare una televisione piegata alla propaganda. Per questo serve una riforma vera, coraggiosa, che garantisca autonomia e indipendenza, come previsto dalla Costituzione e ora anche dall’EMFA. Senza un cambiamento strutturale, ogni altro discorso è secondario. La Rai deve tornare a essere uno spazio di confronto libero, pluralista, al servizio della democrazia.

Il tempo delle ambiguità è finito. O si sceglie la trasparenza e l’indipendenza, o si tradisce la missione del servizio pubblico. Io ho scelto da che parte stare”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai nel corso del suo intervento presso la Summer School “Tutta un’altra Europa” del Parlamento Europeo.

 

27/06/2025 - 10:52

“L’intelligenza artificiale è una sfida cruciale per il futuro del nostro Paese. Proprio per questo non può essere affidata a una gestione spezzettata tra agenzie governative: serve un'autorità indipendente, dotata di competenze, visione e autonomia”, così Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Trasporti.

“Abbiamo provato in Parlamento a correggere gli errori del governo – prosegue l’esponente dem - ottenendo alcuni risultati: un ruolo prioritario per la collaborazione con soggetti italiani ed europei per l’Agenzia per la Cybersicurezza, il principio del riconoscimento della necessità del sostegno pubblico alle micro piccole e medie imprese e del fatto che non possano essere introdotti nuovi oneri rispetto alle scelte comunitarie. Ma tutto questo non basta. L’esecutivo continua a ignorare i nodi fondamentali: nessuna risorsa stanziata, nessuna norma per tutelare il diritto d’autore contro il saccheggio delle opere di artisti e  creativi per l’addestramento dell’IA, nessun investimento per potenziare la formazione per docenti e studenti, nessuna protezione concreta dei dati strategici e sensibili della pubblica amministrazione”.

“Abbiamo proposto – conclude Casu - di usare l'IA per la sicurezza sul lavoro, per prevenire incidenti e salvare vite. Ma ci siamo scontrati con un governo incapace di scegliere di inviare un segnale forte ai nuovi oligarchi digitali per la difesa del futuro dell’Italia e dell’Europa. La battaglia ora prosegue in Senato perché l’interesse nazionale e la sicurezza non si tutelano solo a parole, ma con leggi serie, investimenti mirati e scelte coraggiose. Il Partito Democratico è pronto a continuare questa sfida in Parlamento e nel Paese”.

 

25/06/2025 - 14:48

Necessaria chiarezza sul ruolo del governo.

Nel corso della seduta odierna della commissione Finanze della Camera, il deputato del Gruppo del Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista, Bruno Tabacci, è intervenuto in replica alla risposta fornita dal sottosegretario Freni in merito all'interrogazione a risposta immediata presentata dai deputati dem Serracchiani, Merola, Pagano, Stefanazzi e lo stesso Tabacci, primo firmatario, sulla cessione del 15 per cento di Monte dei Paschi di Siena da parte del MEF, avvenuta nel novembre 2024 tramite procedura accelerata (ABB). Tabacci ha espresso apprezzamento per la disponibilità del rappresentante del governo, ma ha evidenziato gravi perplessità sulle modalità e sugli effetti dell’operazione: “Questa cessione si discosta in maniera evidente dalle precedenti, portando a una concentrazione della quota venduta in mano a soli quattro soggetti – tra cui Caltagirone, Delfin e Banco BPM – con elementi che suggeriscono un’azione concertata. Tali azioni andrebbero dichiarate, pena un rischio di manipolazione del mercato”.

L’esponente Pd-Idp ha quindi sollevato interrogativi sul possibile conflitto di interessi nella scelta di Banca Akros – controllata da Banco BPM – come intermediario unico italiano, incaricato dal MEF per il collocamento: “L’incarico è avvenuto nel rispetto della direttiva del 2020, ma l’intreccio tra ruoli pubblici e soggetti acquirenti, unito all’esclusione di altri operatori interessati come Unicredit, impone una riflessione seria sulla trasparenza e sull'equità della procedura”, e ha poi ricordato come la Commissione Europea e la Procura della Repubblica di Milano stiano già esaminando l'operazione, sottolineando la delicatezza istituzionale e politica della vicenda: “Siamo di fronte a una questione che non può essere ridotta a un’ordinaria operazione di mercato. La concentrazione delle quote e i tempi dell’operazione evocano scenari che ci riportano a stagioni buie della finanza italiana, come quella dei ‘furbetti del quartierino’”.

Tabacci ha infine richiamato il governo al rispetto delle regole del mercato e dell’autonomia delle autorità di vigilanza: “Se il mercato diventa succube dell’esecutivo, la democrazia rischia un danno irreparabile. Serve vigilanza, serve indipendenza, serve trasparenza”.

 

25/06/2025 - 13:34

Il governo Meloni isola l’Italia.

“Il governo Meloni ha dimostrato finora un’assoluta mancanza di chiarezza e determinazione nella politica estera, non all’altezza della tradizione diplomatica dell’Italia. La subalternità della premier al presidente americano Trump ha condotto il nostro Paese all’irrilevanza internazionale e all’isolamento in Europa”. Così il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Politiche dell’Unione Europea, alla vigilia del Consiglio Europeo.

“In Aula – prosegue l’esponente dem – la Presidente del Consiglio si è limitata a un elenco sterile delle crisi in atto nel mondo, senza assumere una posizione politica, senza indicare responsabilità, né avanzare proposte concrete. Nulla sulle gravi violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza, nulla sulla crisi delle istituzioni multilaterali sotto attacco proprio da parte dell’amministrazione Trump. È questo silenzio che contestiamo con forza. Non si difende la pace preparando la guerra come ha dichiarato Giorgia Meloni. L’aumento delle spese militari senza copertura, a discapito del welfare e dei servizi ai cittadini, è una strada sbagliata e pericolosa. La pace si difende rafforzando l’Europa, rilanciandone il ruolo diplomatico e politico”.

“Il Partito Democratico – conclude De Luca – chiede con forza la costruzione di una vera difesa europea, con investimenti comuni, interoperabilità e coordinamento tra Stati membri. Solo così potremo dare corpo a un’autentica autonomia strategica, rafforzare il pilastro sociale europeo e consolidare l’Unione come attore internazionale credibile. Serve un’Europa protagonista, non un’Italia allineata in silenzio a una visione sovranista e regressiva della politica globale”.

 

23/06/2025 - 17:34

“Presenterò nei prossimi giorni un’interrogazione parlamentare urgente per verificare se corrisponda al vero quanto sta emergendo in queste ore, ovvero la possibile revoca dei finanziamenti del Fondo di Sviluppo e Coesione 2021–2027 ai Comuni per interventi già appaltati ma non ancora contrattualizzati. Se confermata, si tratterebbe di un fatto gravissimo, che rischia di compromettere opere pubbliche fondamentali per le comunità locali.”

“Appare un rischio sempre più concreto che arrivino ai Comuni — tramite le Regioni — le prime comunicazioni di revoca dei finanziamenti FSC relativi a interventi regolarmente programmati e già appaltati, ma ancora privi della sola firma del contratto. È un fatto che si fonda su un’interpretazione restrittiva della delibera CIPESS n. 79/2021, secondo cui solo la sottoscrizione del contratto costituirebbe l’‘obbligazione giuridicamente vincolante’ (OGV) necessaria a garantire il mantenimento del finanziamento. Ma a nessun Comune o amministrazione locale era stato ufficialmente comunicato che l’unico atto valido sarebbe stato esclusivamente la firma del contratto. Al contrario, in molti casi si riteneva sufficiente l’aggiudicazione definitiva.”

“Questo atto unilaterale da parte dello Stato si somma alle già gravi azioni denunciate in questi giorni sul Fondo di solidarietà comunale, erogato solo parzialmente, e rappresenta un ulteriore colpo all’autonomia e all’operatività dei Comuni. Le amministrazioni locali si trovano ora con opere già appaltate, spesso urgenti e attese dai cittadini, ma bloccate a causa della perdita improvvisa delle risorse necessarie a realizzarle.”

“Il Governo chiarisca subito se intende rimediare a questa situazione inaccettabile e se intende prevedere strumenti straordinari per consentire la prosecuzione dei progetti colpiti. Le comunità locali non possono pagare il prezzo di norme oscure, interpretazioni rigide e mancate comunicazioni da parte dei Ministeri.”
Lo dichiara il deputato PD della Commissione Bilancio, Silvio Lai

 

21/06/2025 - 19:19

"Un'altra sonora bocciatura per Paolo Petrecca. Dopo il disastro di Rainews, anche la redazione di RaiSport respinge senza appello il suo piano editoriale: 65 no, appena 30 sì. La seconda sfiducia in meno di un mese. Non siamo di fronte a un equivoco, ma a un problema strutturale: si continuano ad affidare incarichi chiave non sulla base di competenze, ma di appartenenze. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: progetti deboli, redazioni spaccate, ascolti in calo.
Il tentativo di riciclare Petrecca a RaiSport è fallito. La redazione ha parlato chiaro, due volte. Se c’è rispetto per il lavoro dei giornalisti e per l’autonomia del servizio pubblico, l’unica strada è quella delle dimissioni. Le nomine non possono continuare a essere lottizzazioni politiche in stile ‘TeleMeloni’. Il servizio pubblico non è un rifugio per i fedelissimi" Così i componenti dem della Commissione di Vigilanza Rai.

20/06/2025 - 15:03

“Siamo al fianco dei giornalisti della Rai, che stanno vivendo una pressione senza precedenti. In gioco non c’è solo la libertà di informazione, ma la dignità stessa della professione giornalistica, oggi minacciata da una strategia che punta a intimidire attraverso la messa in discussione dei posti di lavoro o minacciando spostamenti forzati al di fuori delle proprie regioni. Particolarmente gravi sono i casi che riguardano i giornalisti delle trasmissioni d’inchiesta e i lavoratori precari del servizio pubblico, a cui – con il ricatto del taglio di programmi e spazi – si tenta di imporre un'obbedienza politica inaccettabile.

Mai come in questo periodo abbiamo assistito a un’ingerenza così sistematica e sfacciata sulle scelte editoriali e professionali dei singoli giornalisti. Il servizio pubblico radiotelevisivo non può diventare uno strumento di propaganda di governo né un terreno di intimidazione per chi fa informazione con rigore e autonomia.

È altresì necessario che l’azienda Rai si impegni a riaprire il confronto con il sindacato dei giornalisti e le sue rappresentanze di base, dopo l’accordo firmato per l'assunzione di 127 giornalisti nelle sedi regionali: lo spostamento di professionisti formati in ambiti d'inchiesta,  mette in discussione la tenuta delle redazioni di approfondimento, che in questi anni hanno garantito un’informazione libera da condizionamenti e al servizio del Paese e lascia senza prospettiva decine di giornalisti che rischiamo di perdere il posto di lavoro .

Chiederemo in Vigilanza di fare luce su tutto questo per difendere la libertà di stampa, il pluralismo e il diritto dei cittadini a un’informazione libera, indipendente e di qualità” – così i capigruppo della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai di opposizione Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5S), Maria Elena Boschi (IV), Peppe De Cristofaro (AVS).

 

19/06/2025 - 20:01

“Cominciano a essere troppi i casi in cui esponenti della maggioranza e del governo fanno uso politico di informazioni amministrative non pubbliche. È legittimo domandarsi quali informazioni abbiano oggi Mollicone e Amorese – e chi gliele abbia fornite – se sono in grado di anticipare contenuti e motivazioni di un verbale non ancora pubblicato sul declassamento della Pergola. Con che titolo Mollicone e Amorese parlano di verbali non noti e di presunte discrepanze tra comunicazioni alla Dg e al CdA? Le loro affermazioni, se confermate, dimostrerebbero una grave interferenza politica in un procedimento tecnico. Chiederemo conto di tutto questo nelle sedi competenti. Quello che sta emergendo è un metodo preoccupante: l'uso strumentale di ruoli istituzionali per colpire amministrazioni sgradite e indirizzare scelte culturali e amministrative in base alla convenienza politica. È esattamente il contrario dell’autonomia che si dovrebbe garantire a istituzioni culturali di rilevanza nazionale” così una nota dei componenti democratici della commissione Cultura della Camera.

19/06/2025 - 15:41

“Siamo davanti a un uso delle istituzioni completamente fuori dalle regole e da ogni logica. Il declassamento della Fondazione Teatro della Toscana, che ha alla direzione artistica una figura di altissimo profilo come Stefano Massini, rappresenta un fatto di una gravità senza precedenti. Un atto che ha il sapore evidente della rappresaglia politica e che mina alla base l'autonomia e la credibilità delle istituzioni culturali del nostro Paese. Che configura inoltre un attacco politico del governo alla città di Firenze che evidentemente viene considerata dalla maggioranza territorio ostile.” Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Commissione Cultura della Camera.
“Mai prima d’ora – proseguono Manzi, Orfini, Berruto e Iacono – era accaduto che una fondazione teatrale nazionale venisse declassata per motivi che nulla hanno a che vedere con la qualità artistica o la gestione culturale. Questo colpo basso non è soltanto un attacco a La Pergola, ma un precedente pericoloso che rischia di trasformare la valutazione culturale in terreno di scontro ideologico e politico. Di fronte a tutto questo, la decisione di tre autorevoli membri della Commissione consultiva per il Teatro del MiC di dimettersi è un gesto di grande dignità e coerenza, che condividiamo e rispettiamo profondamente. Ci aspettiamo che il ministro Giuli chiarisca al più presto se intenda realmente subordinare la cultura alla logica della fedeltà politica. Se così fosse, saremmo davanti a un tradimento della funzione pubblica e del mandato del Ministero della Cultura stesso. Su quanto accaduto presenteremo nelle prossime ore un’interrogazione urgente alla camera.”

18/06/2025 - 20:15

“Se le notizie sulla chiusura di alcuni programmi Rai, denunciate dai sindacati e riprese da diverse testate giornalistiche, fossero confermate, saremmo di fronte a un fatto di estrema gravità. Un vero e proprio colpo al cuore del servizio pubblico, ormai piegato dal Governo a diventare grancassa della sua propaganda. Si sta consumando uno spoil system mascherato, portato avanti con mezzucci e forzature per eliminare dal palinsesto voci considerate scomode dal Governo e dalla maggioranza. Un’operazione grave, che mina il pluralismo e l’autonomia editoriale, principi fondanti della Rai come servizio pubblico. Ci batteremo in Commissione di Vigilanza e in tutte le sedi istituzionali per contrastare questo metodo e difendere l’indipendenza della Rai da ogni tentativo di occupazione politica”, così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai.

 

18/06/2025 - 17:54

"Il ministro Foti non può dire che le aree interne sono una priorità per il suo governo. Nel suo piano strategico per le aree interne, al punto numero 4, tra gli obiettivi da raggiungere, parlando di irreversibilità della situazione, il ministro scrive: 'un numero non trascurabile di aree interne si trova già in una fase compromessa e queste aree quindi non possono porsi alcuna inversione di tendenza'. Questo è quanto ha scritto il governo e quanto afferma il suo collega Giorgetti questa mattina, sventolando bandiera bianca certificando l'ineluttabilità del processo di spopolamento. Questo governo ha detto a quelle migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno sono costretti ad andare via, che alla fine hanno fatto bene perché in Italia non avrebbero avuto alcun futuro. Questo governo si arrende e abbandona le aree interne". Lo dice il deputato Marco Sarracino, responsabile coesione territoriale del Pd, in replica al ministro Foti durante il Question Time sullo spopolamento delle aree interne.
"Il governo - sottolinea l'esponente dem - uccide le speranze con le sue scelte politiche: con il no al salario minimo, con i tagli alla sanità pubblica in territori dove è già difficile raggiungere le zone ospedaliere, con il taglio del fondo perequativo infrastrutturale che serviva per le nostre strade, le nostre ferrovie, le nostre reti idriche soprattutto nelle regioni dove la siccità avanza. E vuole farlo con l'autonomia differenziata che farà esplodere ancora di più diseguaglianze e divari inaccettabili. Il Pd invece, a quei ragazzi vuole offrire la speranza di un futuro nel territorio in cui nascono. Vuole garantire loro il diritto a restare". "Se il governo ritiene che le aree interne rappresentino un problema di cui liberarsi, se ritiene che chi vi abita deve essere condannato alla solitudine, alla paura di essere cittadini di serie B, con meno diritti e meno servizi, noi crediamo che quelle persone in quei territori siano una grande occasione di crescita e sviluppo nel nostro paese. E non le abbandoneremo", conclude Sarracino.

 

 

18/06/2025 - 13:55

“Finanziamenti certi per garantire un piano complessivo di interventi per la Via Francigena: un percorso visitato ogni anno da decine di migliaia di pellegrini, provenienti da oltre 50 paesi”. Questo l’obiettivo della proposta di legge depositata a Montecitorio da Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana, per recuperare l’antico itinerario che rappresenta non soltanto un volano di sviluppo turistico sostenibile e destagionalizzato ma una vetrina internazionale per le eccellenze enogastronomiche e artigianali del paese, capace inoltre di valorizzare un tessuto umano e sociale ricco di storia, cultura e tradizione.
“Da tempo si parla di inserire la Via Francigena tra i siti Unesco patrimonio dell’Umanità ma manca una normativa organica in materia, per promuovere un coordinamento a livello nazionale capace anche di attirare contributi pubblici e privati. Fino ad oggi si sono infatti susseguiti interventi efficaci (statali, regionali in particolare della Toscana e territoriali) senza però una regia unitaria in grado di mettere realmente in rete e sviluppare il patrimonio diffuso”.
“Recentemente sono arrivate risorse attraverso il fondo per i cammini religiosi, istituito dalla Legge di Bilancio 2022: riteniamo però che la Via Francigena, per storia, cultura e tradizione debba ottenere un riconoscimento peculiare specifico. Una normativa quindi finalizzata a elevare la fruibilità dell'intero itinerario attraverso la corretta manutenzione, la conservazione e il recupero del patrimonio esistente, la messa in sicurezza del tracciato, la valorizzazione di strutture ricettive e un'adeguata informazione promozionale”.
“L'articolo 1 definisce le finalità della legge, stabilendo le modalità di intervento per la salvaguardia e la valorizzazione della Via Francigena. L'articolo 2 sancisce l'istituzione del Fondo annuale mentre l'articolo 3 indica poi le modalità di finanziamento, specificando che saranno le regioni interessate, nel pieno rispetto dell'autonomia e del decentramento amministrativo, a individuare le proposte e le priorità degli interventi. L'articolo 4 promuove progetti di collaborazione fra soggetti pubblici e privati, mentre l'articolo 5 prevede, infine, la copertura finanziaria degli oneri derivanti dall'attuazione delle disposizioni della legge pari a 20 milioni di euro l’anno”, conclude Emiliano Fossi.

16/06/2025 - 19:00

“Proprio questa mattina Svimez ha lanciato l’ennesimo avvertimento al Governo Meloni, stimando che i 2/3 della crescita del Mezzogiorno dipendono dalla piena attuazione del PNRR.  Il Piano rappresenta un’opportunità enorme per i territori meridionali ma rischia anche di diventare un boomerang se le risorse non verranno spese interamente, visto che da quando la destra governa il Paese tanti investimenti e politiche pubbliche nazionali sono stati o amputati o addirittura abbandonati.”
Così Piero De Luca e Ubaldo Pagano, rispettivamente Capigruppo del Partito Democratico in Commissione Politiche dell’UE e in Commissione Bilancio a Montecitorio, a margine della Tavolo rotonda “34 & 40% al Sud”, tenutosi nel pomeriggio a Lamezia Terme.
“Per il Governo Meloni il PNRR è ad oggi un fallimento. Come se non bastasse, lo stesso Governo ha definanziato una serie di fondi ulteriori dedicati alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno: a partire dal fondo perequativo infrastrutturale, fino ad arrivare al progetto della ZES Unica, passando per i miliardi di euro tolti al Fondo di Coesione e agli enti locali per finanziare il Ponte sullo Stretto. Oggi parlare di effettivo rispetto della clausola del 40% in favore del Sud è pura utopia, considerato che gli ultimi dati pubblici a riguardo sono fermi al 31 dicembre 2023. Un fatto che, purtroppo, non deve stupire, visto il totale disinteresse che questo Governo dimostra ogni giorno verso il futuro del Mezzogiorno e la completa assenza di trasparenza che contraddistingue il suo operato. Uno scenario che sarebbe stato addirittura peggiore se la Corte Costituzionale non avesse smantellato la follia secessionista dell’autonomia differenziata firmata da Calderoli.”

 

12/06/2025 - 16:03

“Non esiste alcuna reale riduzione delle tasse, in particolare per i lavoratori dipendenti e il ceto medio. Il governo continua a raccontare una narrazione falsa, mentre la pressione fiscale aumenta e le disuguaglianze si aggravano”. Lo dichiara il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, commentando l’allarme lanciato dall’Ufficio parlamentare di bilancio sul regime a tre aliquote IRPEF.

“Il problema principale – spiega l’esponente dem – è che non si interviene sull’effetto dell’inflazione e del cosiddetto fiscal drag: gli aumenti contrattuali ottenuti grazie all’azione sindacale vengono di fatto riassorbiti dalla crescita della tassazione. Un paradosso intollerabile, in cui chi lavora e produce si ritrova penalizzato, senza che il governo faccia nulla per correggere questa distorsione. Inoltre, le riduzioni di risorse a Comuni, Province e Regioni stanno determinando aumenti della fiscalità locale, aggravando ulteriormente il carico fiscale sui cittadini, soprattutto su chi già paga l’IRPEF. Siamo davanti a un sistema sempre più iniquo. Mentre la pressione fiscale cresce, il governo continua a proporre nuove rottamazioni. Salvini invoca una ‘pace fiscale’ che di fatto si traduce in una nuova ondata di condoni. Ma i risultati sono fallimentari: al concordato preventivo ha aderito solo il 13% dei contribuenti. Così si incentiva solo l’attesa del prossimo condono, disincentivando i pagamenti regolari”.

“Questa non è lotta all’evasione, né riduzione delle disuguaglianze – conclude Merola – è la resa dello Stato alle spinte corporative e agli interessi particolari, a scapito dell’interesse generale del Paese. La verità è che si riduce il peso delle imposte progressive a favore di quelle sostitutive: oggi solo il 40% delle entrate fiscali deriva da tasse realmente progressive. Si sta svuotando l’IRPEF e con essa l’autonomia finanziaria degli enti territoriali. Il risultato è un sistema fiscale sempre più insostenibile, che genera disparità crescenti tra territori, generazioni e cittadini”.

 

11/06/2025 - 18:27

“Colpiscono i toni trionfalistici della maggioranza rispetto all'indagine conoscitiva sui LEP. Dalla relazione finale emergono enormi criticità rispetto all'impostazione e all'approccio seguito finora dal Governo rispetto all'autonomia differenziata, rilevando peraltro il «massiccio effetto demolitorio» della pronuncia della Corte costituzionale del 2024. Tutti gli auditi hanno chiarito gli ostacoli che tutt’oggi si frappongono a una piena e uniforme attuazione dei LEP sul territorio nazionale, tra cui in particolare quelli di ordine finanziario. L'assenza di risorse rischia solo di aggravare i divari territoriali esistenti. Peraltro, è emerso da tutte le audizioni l’esigenza di assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento, istituzione volta a di comporre la complessità del pluralismo istituzionale.

Come Partito Democratico abbiamo contestato il mancato recepimento di alcuni emendamenti volti a precisare ulteriormente il senso e la logica dei LEP nel nostro sistema costituzionale. Ed abbiamo criticato il riferimento nel testo ad un prossimo provvedimento annunciato dal Ministro per gli affari regionali e le autonomie, Calderoli, per la definizione dei LEP. Per noi la riforma spacca Italia va fermata del tutto. Non c'è modo di portarla avanti in queste condizioni senza aumentare irreparabilmente i divari nel Paese” così una nota dei componenti democratici nella commissione bicamerale questioni regionali, i deputati Piero De Luca, e Claudio Stefanazzi e il senatore Daniele Manca.

 

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