"Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Un luogo simbolo dell’Italia, patrimonio dell’umanità UNESCO, non può essere svenduto agli interessi di partito". Così il deputato democratico casertano Stefano Graziano interviene in merito alla notizia della nomina del coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia nel Consiglio di Amministrazione della Reggia di Caserta da parte del Ministro Giuli.
"Si tratta di una scelta scandalosa – prosegue Graziano – che conferma un uso sempre più irresponsabile del ruolo istituzionale da parte del Ministro, piegato alla logica della spartizione e del favore politico. La gestione e la tutela del nostro patrimonio culturale devono essere sottratte a ogni forma di lottizzazione e garantite da competenze, autonomia e visione, non da amichettismo e appartenenze di partito".
"La Reggia di Caserta appartiene ai cittadini, all’Italia e al mondo intero – conclude il deputato democratico – e non può diventare terreno di conquista per interessi di parte. Giù le mani dal patrimonio culturale".
Piero De Luca (Pd): Nominato nel Cda il coordinatore di Fdi di Caserta
“Serve un chiarimento politico immediato, ma anche un approfondimento amministrativo serio. Non è possibile che il ministro Giuli utilizzi i musei statali come strumenti di occupazione politica, piazzando amici ed esponenti di partito e politicizzando istituzioni che dovrebbero essere autonome e libere. La misura è colma, la lista é troppo lunga”.
Lo dichiara Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico, commentando la pubblicazione del decreto di nomina dei componenti del Cda della Reggia di Caserta.
“Come emerge dal decreto di nomina, nel CDA della Reggia di Caserta figura il coordinatore di Fratelli d’Italia a Caserta. È una modalità di gestione imbarazzante e inaccettabile, soprattutto quando riguarda un luogo simbolo dello Stato e patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO”.
“Non siamo di fronte a un caso isolato, é una pratica che si sta diffondendo su scala nazionale: Giuli si avvale della delega alla Cultura per fini politici e per sistemare dirigenti e amici di partito. Una deriva mai vista prima”.
“Il Ministro Giuli deve chiarire immediatamente: la Reggia di Caserta e il patrimonio culturale dello Stato non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica, ma sono beni pubblici che devono essere tutelati e gestiti nel rispetto dell’autonomia, della competenza e della trasparenza”.
“Garantire piena autonomia e indipendenza alla magistratura è una condizione essenziale per rendere efficace il contrasto alle mafie”. Lo afferma la deputata Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico, a margine dell’iniziativa per i 50 anni della presentazione della relazione di minoranza in Antimafia redatta da Pio la Torre insieme al giudice Cesare Terranova. “Ogni scelta che riduce i controlli o delegittima il ruolo della giurisdizione finisce per favorire la criminalità organizzata - sottolinea Serracchiani - la lotta alle mafie non è solo una questione repressiva, ma una battaglia di legalità e di democrazia. Anche per questo voteremo con convinzione ‘No’ al prossimo referendum costituzionale” conclude.
“Mentre a Rosignano Solvay cresce l’allarme per il futuro dello stabilimento Ineos, con 400 lavoratori diretti e un indotto fondamentale per tutta la costa livornese, dal Governo continuano ad arrivare risposte evasive. Invece di assumere impegni concreti su costi energetici, tutela occupazionale e apertura immediata di un tavolo di crisi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy ci vengono elencati lunghi iter procedurali su tutt’altro tema, rivendicando tempi e confronti che però non hanno prodotto risultati. È lo stesso schema che vediamo da anni: burocrazia, molti rinvii e nessuna decisione rapida, mentre le imprese chiudono e i lavoratori rischiano il posto. Due anni di attesa, come ammesso dallo stesso governo in altri dossier, sono un lusso che territori già colpiti da crisi industriali complesse non possono permettersi”: così Marco Simiani ed Emiliano Fossi sulla discussione della loro interrogazione svolta oggi nell’Aula di Montecitorio.
“Il caso Ineos dimostra tutta l’inadeguatezza dell’azione dell’Esecutivo sulla politica industriale: si parla di competitività e autonomia strategica, ma non si interviene sui costi energetici insostenibili né sulla concorrenza sleale dei prodotti extraeuropei. Il governo rivendica tavoli, incontri e ‘riflessioni’, ma intanto in Europa si chiudono impianti e si perdono posti di lavoro, come già avvenuto in Germania. Serve subito un cambio di passo: attivare un tavolo di crisi con Regione Toscana, sindacati e azienda, difendere il polo chimico di Rosignano e portare in sede europea una battaglia vera su energia, dazi e politiche industriali. Senza scelte rapide e coraggiose, il rischio è quello di assistere all’ennesimo declino industriale annunciato, pagato ancora una volta dai lavoratori e dai territori”.
È stata presentata un’interrogazione parlamentare a risposta in Commissione Giustizia rivolta al Presidente del Consiglio dei Ministri e al Ministro della Giustizia per fare chiarezza sulla decisione dell’Ordine dei Giornalisti di impedire l’approvazione e il riconoscimento dei corsi di formazione sul referendum in materia di giustizia durante il periodo di par condicio. L’iniziativa è promossa dalla responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, ed è sottoscritta da numerosi componenti del gruppo del Partito Democratico della Camera dei deputati.
Nel testo dell’interrogazione si ricorda che, in base a una circolare dell’Ordine dei Giornalisti diffusa a tutti gli Ordini regionali il 22 gennaio scorso, “Si comunica che con l’avvio del regime della par condicio non potrà essere approvato alcun corso formativo che tratti il tema del referendum c.d. “sulla giustizia”. Nella stessa circolare si specifica inoltre che “Tale prescrizione sarà tassativa e valida a prescindere dal pluralismo informativo eventualmente garantito”.
A seguito di tale decisione, numerose iniziative formative sono state annullate o modificate. Tra queste, il corso organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Lazio previsto per il prossimo 19 febbraio, che presentava un profilo di assoluta imparzialità con un numero paritario di relatori favorevoli alle ragioni del Sì e del No. Un’iniziativa analoga in Liguria è stata invece trasformata in convegno, senza riconoscimento di crediti formativi. Secondo i firmatari dell’interrogazione, risulta “incongruente impedire l’erogazione di crediti per attività di natura esclusivamente formativa, penalizzando in particolare i giornalisti che si occupano quotidianamente di giustizia, ai quali viene di fatto preclusa un’adeguata attività di approfondimento professionale in vista del referendum. Nel testo dell’interrogazione si chiede quindi se, a giudizio del Governo, questa decisione non leda il diritto dei giornalisti all’attività formativa e non incida negativamente sulla qualità dell’informazione su un tema di particolare rilevanza costituzionale. Si chiede inoltre quali iniziative il Governo intenda assumere, per quanto di competenza e nel rispetto dell’autonomia dell’Ordine dei Giornalisti, affinché il principio della par condicio non venga utilizzato come pretesto per impedire una normale e indispensabile attività di formazione professionale riconosciuta con crediti.
“Autonomia e indipendenza della magistratura sono un pilastro irrinunciabile della nostra Costituzione, un pilastro fondamentale della democrazia. Come PD lo ribadiamo con grande passione, oggi nel giorno dell'inaugurazione dell'anno giudiziario e ci schieriamo convintamente contro la riforma costituzionale e al referendum votiamo no”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi sul voto al prossimo referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
“La regolamentazione della rappresentanza di interessi non è un’anomalia della democrazia, ma una sua componente fisiologica che va finalmente sottratta all’opacità. Il vero discrimine non è tra chi è a favore o contro le lobby, ma tra chi accetta l'informalità e chi sceglie la trasparenza come principio ordinatore per rafforzare l'autonomia della politica. L’assenza di regole non è neutralità, ma una scelta politica che favorisce chi è già più forte, chi ha più risorse e strutture, penalizzando gli interessi diffusi, sociali e territoriali. Regolare questo fenomeno significa garantire un riequilibrio democratico: l’accesso ai decisori pubblici non può dipendere da relazioni informali o canali privilegiati, ma deve avvenire entro un perimetro di regole comuni, conoscibili e verificabili dai cittadini”.
“Il Partito Democratico ha partecipato con spirito costruttivo al lavoro in Commissione, dove sono stati accolti alcuni nostri emendamenti per una maggiore chiarezza dei ruoli e per una trasparenza che deve riguardare sia i rappresentanti di interessi che i decisori pubblici. Tuttavia il mancato accoglimento di ulteriori proposte migliorative in Aula ci porta oggi a un voto di astensione. Consideriamo questo passaggio parlamentare importante e non più rinviabile, convinti che il testo potrà e dovrà essere ulteriormente perfezionato nel passaggio al Senato per garantire una legge davvero efficace al servizio della qualità della nostra democrazia”.
Così Paolo Ciani, vice capogruppo Pd-Idp alla Camera, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
“La riforma che ha portato alla nascita di Porti d’Italia S.p.A. colpisce duramente anche il sistema portuale pugliese, tagliando risorse fondamentali per la gestione e lo sviluppo degli scali. I numeri parlano chiaro: meno 7,5 milioni di euro all’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio e meno 4,3 milioni a quella del Mar Adriatico Meridionale”. Lo dichiarano i deputati pugliesi del Partito Democratico Claudio Stefanazzi, Ubaldo Pagano e Marco Lacarra.
“Si tratta di risorse che venivano utilizzate direttamente sui territori per garantire operatività, sicurezza e programmazione degli investimenti. Con questa riforma il Governo sceglie invece di sottrarle alle Autorità di sistema, riducendone autonomia e capacità decisionale. Soprattutto in una regione come la Puglia, dove i porti rappresentano un’infrastruttura strategica per l’economia, la logistica e la difesa, questo indebolimento è una scelta grave e miope. Centralizzare non significa migliorare, ma allontanare le decisioni dai territori e rallentare lo sviluppo. Con questa riforma il Governo, e in particolare il Ministro Salvini, stanno sacrificando ancora una volta l’interesse pubblico per creare un nuovo poltronificio. Si ritorni indietro su queste scelte prima di distruggere infrastrutture fondamentali per il Paese.”
"In vista del referendum sulla giustizia, ribadiamo con chiarezza che questa riforma non migliora assolutamente l’amministrazione della giustizia nel nostro Paese.
Non affronta, infatti, le criticità strutturali che i cittadini vivono ogni giorno: non interviene sul sovraffollamento carcerario, non riduce la durata dei processi, non rafforza le garanzie effettive per le persone, non colma i vuoti di organico della magistratura, né mette in campo investimenti adeguati su infrastrutture, digitalizzazione e funzionamento degli uffici giudiziari.
Al contrario, si tratta di un intervento che produce un unico effetto, smantellare la separazione dei poteri alla base del nostro equilibrio costituzionale, incidendo in modo negativo su un principio fondamentale: l'autonomia e indipendenza della magistratura.
L’autonomia della magistratura è una garanzia democratica, a tutela dei cittadini e dello Stato di diritto.
Per questo riteniamo che la riforma della destra non rappresenti una risposta efficace alle esigenze reali del Paese, ma un pericoloso attacco alla Costituzione e alla nostra democrazia". Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione politiche europee, ai microfoni di RaiNews.
“In Italia l’emergenza delle persone senza dimora non può più essere affrontata con interventi episodici e soluzioni tampone, soprattutto nei mesi invernali, quando il rischio per la vita è concreto. Per questi motivi abbiamo presentato una proposta di legge per istituire il Fondo nazionale per l’accoglienza abitativa delle persone senza dimora, uno strumento strutturale che consenta ai Comuni, in collaborazione con il Terzo Settore, di garantire soluzioni abitative dignitose, stabili e sicure.
Parliamo di oltre 96 mila persone senza dimora, secondo i dati Istat: un numero in costante crescita che nasconde situazioni di fragilità estrema, aggravate dall’aumento del costo della vita, dalla crisi abitativa e dalla mancanza di politiche pubbliche adeguate. Le 414 morti registrate nel 2025 tra chi vive in strada rappresentano una sconfitta collettiva che non può essere ignorata”. Lo dichiarano i deputati Pd Marco Simiani e Ilenia Malavasi.
“Questa proposta nasce anche dall’ascolto dei territori e da quanto sta accadendo in molte città italiane, dove l’assenza di una programmazione nazionale e i numerosi tagli al sociale del Governo Meloni rischiano di scaricare, sui comuni e sulle associazioni di volontariato responsabilità che sono invece pubbliche, a partire dalla gestione dei dormitori e dei servizi essenziali. Il volontariato svolge un ruolo straordinario e insostituibile, ma non può sostituirsi allo Stato e agli enti locali.
Con il Fondo nazionale vogliamo superare la logica dell’‘emergenza freddo’ e investire su modelli efficaci come l’Housing First, che riducono i costi sociali, migliorano la salute delle persone e favoriscono percorsi di autonomia. Garantire un tetto e un adeguato accompagnamento sociale non è solo una scelta di civiltà, ma un investimento giusto e necessario per la coesione sociale del paese: concludono Simiani e Malavasi.
Bocciata alle elezioni, nominata nel Cda dei Musei statali d’Abruzzo
“Apprendiamo dalla pubblicazione sul sito del MiC che il ministro Giuli è stato accompagnato per la nomina nel Cda dei Musei statali della regione Abruzzo di una candidata bocciata dagli elettori alle ultime elezioni regionali con Marsilio, oggi probabilmente richiedente e riconoscente. Una scelta che appare come una ricompensa politica e che sconcerta, anche alla luce di precedenti noti alle cronache, come la gestione di un istituto scolastico in cui agli studenti veniva imposto di cantare Faccetta nera. Una decisione che non può essere considerata isolata, ma che si inserisce in un sistema di potere avallato e sostenuto dal presidente Marsilio, che continua a causare – se non a promuovere da protagonista – scelte spregiudicate e di chiara matrice partitica nella gestione delle istituzioni pubbliche.
Con quale criterio il ministro continua a consentire l’occupazione delle istituzioni culturali con esponenti del proprio partito, trasformando incarichi di prestigio in parcheggi per candidati bocciati e figure ideologicamente segnate e discutibili? Il tutto avviene nell’anno in cui l’Italia e l’Abruzzo celebrano L’ Aquila Capitale italiana della Cultura, un appuntamento che meriterebbe competenza, autonomia e una netta distanza da nostalgie che l’Italia democratica dovrebbe aver definitivamente sepolto. Queste nomine non fanno bene né alla cultura abruzzese né a quella italiana” così una nota del deputato democratico Luciano D’Alfonso.
“La situazione in Siria è a dir poco allarmante. Il governo italiano agisca immediatamente nei rapporti bilaterali e si adoperi in sede europea e internazionale per fermare la drammatica offensiva di Damasco contro l’esperienza democratica dell’Amministrazione Autonoma curda”. Così si legge nell’interrogazione a prima firma della deputata PD e Presidente del Comitato della Camera sui diritti umani nel mondo, Laura Boldrini al ministro degli Esteri Tajani, a cui hanno aderito il responsabile esteri del Pd Peppe Provenzano, il capogruppo in commissione esteri Enzo Amendola, la vice presidente della Commissione Lia Quartapelle e il deputato Fabio Porta.
“Nonostante le forze democratiche siriane, a guida curda, siano state in passato schierate in prima linea nella lotta all’Isis – sottolinea la parlamentare dem - è oggi in corso una feroce offensiva bellica contro di loro, lanciata dalle forze armate affiliate al governo di transizione di Damasco, guidato dal presidente autoproclamato – ed ex qaedista – Ahmad Al Sharaa (Al Joulani). Un’offensiva, che va contro l’accordo di tregua firmato solo pochi giorni fa, e che ha il sostegno del governo turco e la compiacenza degli Stati Uniti”. “Tra gli obiettivi delle forze siriane c’è quello di colpire l’autonomia curda del Rojava e il suo esperimento di autogoverno fondato su pluralismo etnico, parità di genere e democrazia di base e anche la conquista della città di Kobane, simbolo dell’eroica resistenza e della sconfitta dello Stato islamico. Ma c’è anche prendere il controllo delle prigioni e dei campi che ospitano migliaia di combattenti dell’Isis fin qui sotto il controllo delle forze armate curde. Nei giorni scorsi sono evasi non pochi miliziani dell’Isis e si teme la fuga e la liberazione dei terroristi dello stato islamico, minaccia che va oltre la Siria e il Medio Oriente”, conclude Boldrini.
“Si, No, forse. Sul periodo di chiusura totale della pesca delle vongole con draghe idrauliche a tre mesi all’anno si è di fronte alla confusione più totale. Dapprima il Ministero dell’Agricoltura stabilisce la continuità della misura del fermo di pesca. Ora con un decreto direttoriale il Masaf precisa che il terzo mese di fermo può essere frazionato su base giornaliera. Contesta la nuova disposizione l’organismo nazionale di programmazione dei consorzi di gestione sui molluschi bivalvi. Un organismo che frettolosamente ha riconosciuto il Masaf che però non rappresenta tutti i consorzi del nostro Paese. Peraltro avrebbe dovuto essere solo un organismo consultivo che però ora rivendica prerogative di programmazione in virtù di un decreto direttoriale dello stesso Ministero”.
Lo dichiara il deputato democratico della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, insieme ai colleghi Antonella Forattini e Andrea Rossi.
“Fermo restando che la richiesta di fermo continuativo non trova riscontro nella realtà operativa - aggiunge - visto che le flotte che praticano lo strascico adottano da anni sistemi analoghi di scarico giornate senza alcuna criticità e che le Capitanerie di Porto sono pienamente strutturate e competenti per il controllo di tali modalità, ci permettiamo di chiedere al ministro Lollobrigida di riconsiderare con urgenza l’intera vicenda a cominciare dall’azzeramento dell’attuale sistema di rappresentanza che non solo appare improprio per le deleghe assegnate ma soprattutto non pienamente rappresentativo di tutti i Consorzi dei quali c’è bisogno, senza esclusione alcuna, per meglio governare l’intero settore. C’è bisogno nel settore - conclude - di garantire pieno pluralismo ed autonomia territoriale anche al fine di definire il corretto equilibrio tra funzione pubblica e strumenti privatistici”.