“Dietro l’annuncio di voler andare avanti con la stessa squadra fino a fine legislatura emerge un quadro preoccupante. La Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che rivendicava ‘autonomia’ e affermava di non essere ‘ricattabile’, mostra invece difficoltà evidenti nel trarre le conseguenze politiche necessarie davanti a casi che in un qualsiasi altro Paese occidentale avrebbero portato alle immediate dimissioni da parte degli interessati.
I casi di Daniela Santanchè, Andrea Delmastro e Giusy Bartolozzi sollevano interrogativi seri sull’effettiva capacità di esercitare pienamente il proprio ruolo”.
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, componente dell’ufficio di presidenza del gruppo.
“La vicenda Delmastro ha contorni inquietanti: è necessario che Giorgia Meloni prenda posizione subito e non dopo il referendum, perché è in gioco la dignità delle istituzioni e la credibilità del suo governo”.
“La riforma della giustizia non migliora le condizioni dell’amministrazione della giustizia, non accelera i processi, non aumenta il personale e non risolve il problema del sovraffollamento carcerario. L’unico effetto è indebolire autonomia e indipendenza della magistratura, mettendo a rischio la separazione dei poteri”. Lo ha dichiarato il segretario del PD Campania, l'on. Piero De Luca a Napoli.
“Un magistrato che risponde alla politica rende meno solida la tenuta democratica del Paese. Difendere un magistrato indipendente significa garantire che la legge sia uguale per tutti, e vuol dire proteggere la sicurezza di cittadini, famiglie e lavoratori, sostenere l'impegno per la legalità contro caporalato, sfruttamento, abusi delle multinazionali, corruzione e mafie”, ha sottolineato De Luca.
“I dati di oggi della Fondazione GIMBE fotografano il progressivo smantellamento della medicina territoriale sotto i colpi dell'inerzia del governo Meloni: mancano oltre 5.700 medici di medicina generale in tutta Italia, con punte drammatiche nelle grandi regioni come la Lombardia, il Veneto e la Campania. Con una media di 1.383 assistiti per medico, ben oltre la soglia ottimale, e la prospettiva di oltre 8.000 pensionamenti entro il 2028, il primo presidio di salute per i cittadini sta scomparendo. Siamo di fronte a una desertificazione sanitaria che colpisce soprattutto i più fragili e gli anziani, trasformando il diritto di avere un medico vicino a casa in un privilegio per pochi e sovraccaricando ulteriormente i pronto soccorso già al collasso.”
“È inaccettabile che, davanti a questa emergenza, la destra risponda con una programmazione insufficiente e con la minaccia dell'autonomia differenziata, che non farà che amplificare i divari regionali già esistenti. Serve un piano straordinario di assunzioni e di investimenti che possano rendere nuovamente attrattiva la professione di medico di base, superando l’attuale isolamento dei professionisti, con una rete attiva che faccia dialogare ospedale e territorio, con team multiprofessionali, percorsi di specializzazione e borse di studio adeguate. Non ci può essere prossimità, né l'attuazione di una buona riforma territoriale del PNRR senza le gambe dei medici: difendere il loro ruolo significa difendere l'universalità del nostro Sistema Sanitario Nazionale, che questo esecutivo sembra voler sacrificare sull'altare dei tagli e del disinvestimento.”
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
“Il Ministero della Cultura deve rispondere con urgenza alle interrogazioni del Partito democratico sulle nomine nei Consigli di amministrazione dei musei autonomi statali. La normativa prevede che i componenti dei Cda siano scelti tra personalità di chiara e comprovata fama, con competenze specifiche nella tutela e gestione del patrimonio culturale. Per questo chiediamo al ministro Alessandro Giuli di chiarire quali criteri siano stati adottati e se le scelte portante avanti con una strategia sistematica che appare premiare amici di partito siano coerenti con quanto stabilito dal decreto ministeriale sulla governance dei musei”. Lo dichiara la deputata dem Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera.
“Le nomine operate finora dal ministro Giuli - sottolinea la parlamentare democratica _ sollevano forti perplessità e rischiano di configurarsi come scelte fuori dal perimetro previsto dalla legge. È necessario rendere pubblici i curricula dei nominati e spiegare se si ritenga compatibile con i principi di imparzialità e autonomia la presenza nei Cda di figure con incarichi politici o di partito”, conclude. “La gestione dei musei dello Stato non può essere piegata a logiche politiche: è un giudizio negativo su un metodo che mette a rischio autonomia e credibilità delle nostre istituzioni culturali”.
"Sulla giustizia serve serietà, non propaganda. Questo referendum interviene su aspetti delicati dell’ordinamento giudiziario senza affrontare i problemi reali che cittadini e imprese vivono ogni giorno: processi troppo lunghi, tribunali sotto organico, uffici ancora poco digitalizzati. Ancora più grave è il metodo. Su una materia così complessa serviva un vero confronto parlamentare. Invece il passaggio in Parlamento è stato puramente formale: decine di audizioni, proposte delle opposizioni e contributi degli esperti sono stati semplicemente ignorati. Così non si riforma la giustizia, si fa solo propaganda. Noi vogliamo una giustizia più veloce ed efficiente, che rafforzi la lotta alla corruzione e difenda l’autonomia della magistratura. Per questo diciamo con chiarezza: votare NO perché questa riforma va nella direzione sbagliata. Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati oggi a Como per un’iniziativa a sostegno del No al Referendum.
“Le tensioni geopolitiche nell’area del Medio Oriente e le criticità nello stretto di Hormuz stanno già producendo effetti sui mercati energetici e delle materie prime, con ricadute dirette anche sull’agricoltura italiana. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione ai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente per chiedere quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per sostenere le imprese agricole di fronte all’aumento dei costi di produzione”.
Lo dichiarano i deputati Pd Antonella Forattini, Andrea Marino, Romeo, Rossi e Stefano Vaccari, firmatari dell’interrogazione.
“L’aumento dei prezzi dell’energia si riflette immediatamente sul costo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo. Secondo le stime delle organizzazioni agricole, un’azienda cerealicola di circa 40 ettari potrebbe sostenere un incremento dei costi fino a 3.000 euro per ciclo colturale, legato soprattutto all’impennata del prezzo dell’urea e degli altri fertilizzanti azotati”.
“Si tratta di un aggravio significativo che si somma alle difficoltà già affrontate dalle imprese agricole, tra volatilità dei prezzi, cambiamenti climatici e crescente competizione internazionale”.
“Nell’interrogazione chiediamo al Governo se intenda attivare misure straordinarie di sostegno per compensare l’aumento dei costi di produzione, in particolare per le aziende cerealicole e zootecniche, e quali iniziative intenda promuovere anche in sede europea per stabilizzare il mercato dei fertilizzanti”.
“Ma questa vicenda mette in evidenza anche una questione più ampia: la forte dipendenza dell’agricoltura europea dalle importazioni di fertilizzanti e input produttivi, che espone le imprese alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche”.
“Se vogliamo davvero parlare di sovranità alimentare – concludono i deputati Pd – non possiamo ignorare il fatto che gran parte degli input necessari per produrre cibo dipendono ancora dall’estero. Serve una strategia europea che rafforzi l’autonomia produttiva e garantisca condizioni economiche sostenibili alle imprese agricole”.
“In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è importante spiegare con chiarezza perché votare No”. Lo afferma la deputata Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd e capogruppo in commissione Affari costituzionali.
“Il primo motivo – spiega l’esponente dem – è che questo referendum non riguarda la separazione delle carriere. Le carriere sono già state separate e per cambiare funzione giudici e pubblici ministeri hanno limiti stringenti da rispettare. Il secondo è che si sostiene che la riforma renderebbe il giudice più terzo e autonomo. Anche questa è una fake news. I dati dimostrano che già oggi circa il 50% delle sentenze dei giudici è diverso dalle richieste dell’accusa del pubblico ministero. La terza ragione è che questa riforma non interviene su nessuno dei veri problemi della giustizia: non riduce la lunghezza dei processi, non affronta la carenza di personale e non risolve la questione del sovraffollamento delle carceri, su cui peraltro è stata aperta anche una procedura di infrazione a livello europeo”.
“La presidente del Consiglio – conclude Bonafè - ha sostenuto in un lungo video che questa riforma non incide sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura. Subito dopo, però, la capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusy Bartolozzi, ha affermato che con la riforma si toglierebbero di torno magistrati considerati un ‘plotone di esecuzione’ portando allo scoperto le vere ragioni della maggioranza. Per questo continuiamo a dire che bisogna votare No perché si tratta di una riforma sbagliata nel merito”.
“Il decreto bollette deve essere rafforzato con misure strutturali che garantiscano maggiore autonomia energetica al paese, oltre ad interventi e risorse mirate per abbattere i costi delle bollette per famiglie ed imprese”.
Lo dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, che ha presentato un pacchetto di emendamenti al dl bollette.
“Le nostre proposte puntano a potenziare le infrastrutture energetiche, a partire da elettrodotti e termodotti, con particolare attenzione alle isole minori come l’arcipelago Toscano, e a valorizzare la geotermia. Tra gli interventi previsti anche la realizzazione di un green corridor dell’idrogeno verde tra Marocco e Trieste per rafforzare la filiera logistica e il ruolo strategico dell’Italia nel Mediterraneo. Chiediamo inoltre più incentivi per le rinnovabili, il rafforzamento delle comunità energetiche e l’implementazione del conto termico. Solo con nuove infrastrutture e con lo sviluppo delle fonti rinnovabili l’Italia potrà raggiungere l’autonomia energetica necessaria per evitare speculazioni e rincari incontrollati legati all’instabilità internazionale”, conclude Simiani.
“È importante ricordare che questo referendum non ha quorum, quindi è fondamentale andare a votare. E nel nostro caso è importante votare No”. Lo afferma Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Partito Democratico.
“Questa riforma – spiega l’esponente dem – non riguarda la giustizia e non interviene su nessuno dei problemi reali del sistema giudiziario. Non migliora il funzionamento dei tribunali e non affronta le difficoltà che cittadini e operatori incontrano ogni giorno. Non riguarda neppure la separazione delle carriere, che di fatto già esiste. Il punto centrale è invece un altro: questa riforma riguarda i nostri diritti e le nostre garanzie di cittadini. L’autonomia e l’indipendenza della magistratura servono proprio a tutelare i cittadini, perché solo una magistratura libera può garantire che i diritti di tutti vengano riconosciuti e difesi”.
“Quello che questa maggioranza e questo governo vogliono fare è togliere autonomia e indipendenza alla magistratura, per avere le mani libere e poter agire senza essere disturbati. Per questo – conclude Serracchiani – è importante partecipare al voto e scegliere il No, per difendere le garanzie dei cittadini e l’equilibrio tra i poteri dello Stato”.
“Siamo allibiti dal fatto che Giusi Bartolozzi non abbia ancora presentato le proprie dimissioni. Dopo parole così gravi e inappropriate che rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche da parte di chi per missione dovrebbe difenderle, il passo naturale è uno solo: lasciare immediatamente l’incarico. E invece nulla.” Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Giustizia alla Camera.
“E se lei non si dimette, perché Palazzo Chigi non le impone un passo indietro? Se non la fa, il Governo mostra di condividere le parole della capo di Gabinetto di Nordio che costituiscono una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della
magistratura. Oppure il Governo e la premier Meloni sono troppo deboli di fronte alla capo di Gabinetto del Ministro?”
“Che cosa sta succedendo davvero? Il governo chiarisca subito se ha paura di Bartolozzi e perché nel caso dovrebbe averne”.
“Siamo allibiti dal fatto che Giusi Bartolozzi non abbia ancora presentato le proprie dimissioni. Dopo parole così gravi e inappropriate che rappresentano un attacco alle istituzioni democratiche da parte di chi per missione dovrebbe difenderle, il passo naturale è uno solo: lasciare immediatamente l’incarico. E invece nulla.” Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Giustizia alla Camera.
“E se lei non si dimette, perché Palazzo Chigi non le impone un passo indietro? Se non la fa, il Governo mostra di condividere le parole della capo di Gabinetto di Nordio che costituiscono una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della
magistratura. Oppure il Governo e la premier Meloni sono troppo deboli di fronte alla capo di Gabinetto del Ministro?”
“Che cosa sta succedendo davvero? Il governo chiarisca subito se ha paura di Bartolozzi e perché nel caso dovrebbe averne”.
“La pezza è peggio del buco. Bartolozzi non si scusa e anzi sembra voler addirittura confermare il riferimento ai plotoni di esecuzione, senza peraltro dire nulla sulla parte della sua dichiarazione in cui sosteneva che con il sì si sarebbe ‘tolta di mezzo la magistratura’. Quella dunque resta confermata?”. Così la deputata democratica Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito democratico, interviene sulle parole di Giusi Bartolozzi. “Nel merito – prosegue Serracchiani – se davvero si voleva intervenire sul funzionamento del processo penale lo si poteva fare con una legge ordinaria. La scelta della riforma costituzionale dimostra invece che l’obiettivo è un altro: indebolire gli equilibri e mettere sotto pressione l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. Per questo continuiamo a dire che questa riforma non serve alla giustizia né ai cittadini, ma solo a un governo che vuole mani libere e più spazio per agire indisturbato”, conclude la deputata dem.
La maggioranza si accontenta di un maquillage senza visione.
"La nostra astensione è un atto di dignità politica. In prima lettura il Pd aveva votato a favore, come atto di responsabilità istituzionale, nella speranza che il passaggio al Senato potesse trasformare una timida manutenzione ordinaria in una riforma capace di guardare al futuro. Abbiamo trovato invece una chiusura totale, pregiudiziale e sorda. Un metodo che ignora il dialogo necessario per qualsiasi modifica costituzionale". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato del Pd Federico Fornaro, componente della Commissione Affari costituzionali, annunciando il voto di astensione del Gruppo del Partito Democratico sul provvedimento di modifica dello Statuto della regione Trentino-Alto Adige.
“Nel merito - ha sottolineato l’esponente dem - gli emendamenti presentati dal Pd sono stati sistematicamente bocciati dalla maggioranza: il mancato riconoscimento formale dell'Euregio, realtà già operativa su trasporti, sanità, cultura e ricerca; il trasferimento dalla Giunta al Consiglio provinciale della competenza a impugnare le leggi statali in contrasto con lo Statuto, un vulnus democratico che riduce l'autonomia a un affare di maggioranza e il rifiuto di inserire norme sulla parità di genere nelle istituzioni, un no ideologico e anacronistico”.
“Sul metodo - ha concluso Fornaro - questa riforma è figlia di un accordo blindato tra i vertici delle Province e il governo. Si è scavalcato il Parlamento, si sono ignorati i territori, si sono zittite le opposizioni. L'autonomia speciale è uno strumento di coesione. Votatela voi la vostra riforma senza anima. Noi continuiamo a stare dalla parte della partecipazione, della trasparenza e della dignità dei territori".
La Capo di gabinetto si dimetta se pensa quello che dice
“Clamoroso e inaccettabile. Il ministro Nordio condivide? Invitare in una trasmissione a ‘votare sì e togliere di mezzo la magistratura’, definendola ‘plotoni di esecuzione’, è un attacco diretto, deliberato e intollerabile all’autonomia e alla credibilità della giustizia italiana. Parole del genere da chi guida il gabinetto del Ministero della Giustizia non sono semplici errori: sono un’offesa alle istituzioni e suonano come una minaccia all’integrità dello Stato di diritto.
Chi ricopre un ruolo così delicato deve dimostrare fiducia nelle istituzioni e nel lavoro della magistratura. Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere. Se questa fiducia viene meno, l’unica scelta coerente è rimettere immediatamente il proprio incarico.” Così il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi.
“Non condivido, nè condanno.
Così pensa di uscirsene Giorgia Meloni. Mentre il mondo si incendia, mentre Trump è Nethanyahu portano avanti la loro ennesima guerra, lei fa l’equilibrista nel tentativo di non scontentare i suoi amici che non le hanno nemmeno fatto mezza telefonata per avvisarla dell’attacco all’Iran. Come dire: adda passà a nuttata. L’Italia che diventa nuovamente italietta, senza autonomia e senza bussola, incapace di pronunciare un semplice No: no alla guerra, non alla violazione del diritto internazionale. Imbarazzante”.
Così sui social Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.