“Il decreto carburanti approvato dal Governo è l’ennesimo intervento emergenziale che non affronta le cause strutturali del caro energia e si limita a produrre un effetto annuncio di brevissimo periodo.
Siamo di fronte al quarto decreto d’urgenza in materia energetica in questa legislatura, con un’impostazione identica ai provvedimenti già adottati nel 2023: stesse misure, stessi strumenti, stessi limiti. Cambia il contesto, ma non cambia l’incapacità del Governo di costruire una strategia credibile. La verità è semplice: questo decreto non risolve nulla.
La riduzione delle accise, che rappresenta il cuore del provvedimento, dura appena 20 giorni. Non è una misura per sostenere famiglie e imprese, ma un intervento pensato per costruire un titolo di giornale. Nessuno pianifica i consumi su un orizzonte così breve: il beneficio è temporaneo, incerto e dipende interamente dalla reale trasmissione dei prezzi alla pompa.
Ancora più grave è la totale assenza di misure strutturali, come la formazione dei prezzi o la struttura delle accise nel lungo periodo.
Sul fronte della trasparenza, il Governo ripropone norme già introdotte nel 2023 e già dimostratesi inefficaci, senza aver mai fornito al Parlamento una valutazione dei risultati ottenuti. È un fatto politicamente grave: si replicano strumenti falliti senza alcuna rendicontazione. Per questo chiediamo che il Governo presenti un report sull’applicazione del DL 5/2023 come condizione per una valutazione consapevole del nuovo provvedimento”. Così in una nota Vinicio Peluffo, vicepresidente Pd della commissione Attività produttive della Camera.
“L'affare che coinvolge il Sottosegretario alla Giustizia Delmastro, vari esponenti di Fratelli d'Italia in Piemonte, tra cui la Vicepresidente regionale Chiorino, e la figlia di un prestanome del clan Senese è gravissimo e va chiarito, per questo porteremo la vicenda in Commissione Antimafia. Come poteva Delmastro non sapere o non informarsi sul conto del padre di una ragazza di diciotto anni con cui faceva affari? Delmastro ha mai incontrato il padre? E perché non ha dichiarato alla Camera questa società, com’era doveroso fare? E Giorgia Meloni sapeva? E quando ha saputo? Sono interrogativi inquietanti. Delmastro non può più ricoprire una funzione così delicata, ne va della credibilità e dell’onorabilità delle istituzioni”, così il deputato democratico Peppe Provenzano.
"Le misure cautelari disposte oggi dalla Procura di Prato confermano che la strategia giusta è una sola: non fermarsi al singolo laboratorio, ma indagare la filiera in tutte i suoi passaggi che traggono vantaggio da pratiche illegali. Lo sfruttamento non si ferma nel laboratorio, si alimenta lungo tutta la catena della committenza. Questa operazione dimostra cosa si ottiene quando Procura, Asl, Guardia di Finanza e Polizia Locale lavorano insieme. È l'approccio multilivello che chiediamo di rendere strutturale, ma servono più risorse e più personale ispettivo. Lo scudo penale per le capofiliera committenti che il centrodestra aveva introdotto nel Ddl PMI avrebbe messo a rischio questo tipo di strategie investigative.
Gli articoli introdotti avrebbero infatti permesso ai grandi committenti di proteggersi dietro una certificazione volontaria di facciata, scaricando ogni responsabilità lungo la catena dei subappalti. Lo scorso dicembre, con le opposizioni, i sindacati e la società civile, abbiamo ottenuto alla Camera la cancellazione di quella norma approvata al Senato. L'operazione di oggi conferma quanto fosse necessaria quella battaglia. Ma non basta fermare le norme sbagliate. Servono interventi strutturali: responsabilità solidale lungo tutta la filiera, tracciabilità obbligatoria dei subappalti, rafforzamento degli organici ispettivi e delle forze dell'ordine, protezione effettiva per chi denuncia".
Lo dichiara Christian Di Sanzo, deputato Commissione Attività Produttive e segretario reggente PD Prato.
“Perché Meloni non dice nulla su Delmastro? Cosa le impedisce di chiederne le dimissioni?”. Lo chiede il capogruppo del Pd nella commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi che sottolinea: “In nessun Paese al mondo sarebbe tollerata la permanenza al governo di un sottosegretario condannato in primo grado per rivelazione di segreto d’ufficio e che diviene socio di una giovane ragazza, appena maggiorenne e senza precedenti attività imprenditoriali, figlia di persona sotto processo e condannata per agevolazione di associazione mafiosa. Perché Delmastro ha scelto questi soci per mettersi in affari? Perché ha omesso la comunicazione agli organi di controllo delle variazioni della propria situazione patrimoniale? Siamo di fronte a una sequenza di fatti che, se confermati, colpirebbero profondamente la credibilità e l’onorabilità delle istituzioni. Meloni si sta assumendo una responsabilità politica e istituzionale enorme nel mantenere Delmastro al governo. Perché la premier tace? Di cosa ha timore? Ancora più grave è che ciò avvenga alla vigilia del voto di domenica e lunedì, che dovrebbe invece svolgersi nella massima trasparenza. Gli italiani hanno il diritto di sapere chi li governa e chi sono gli estensori di una riforma costituzionale che incide sull’equilibrio tra i poteri dello Stato, a partire dall’indipendenza della magistratura” conclude Gianassi.
"È gravissimo che il governo Meloni, per finanziare appena tre settimane di sconti sui carburanti, scelga di colpire ancora una volta la sanità pubblica sottraendo oltre 86 milioni di euro al fondo del Ministero della Salute. Questa operazione dimostra che per la destra il diritto alla cura è solo un bancomat da svuotare per coprire misure spot: togliere risorse strutturali ai malati e al personale medico per un sollievo fiscale minimo di pochi giorni è una scelta politica cinica e miope che non faremo passare sotto silenzio."
Così Ilenia Malavasi, Capogruppo PD in Commissione Affari Sociali della Camera dei deputati.
"L'ufficializzazione dei tagli ministeriali per coprire il decreto carburanti rivela un accanimento inaccettabile contro il sistema sanitario nazionale, che perde 86,053 milioni di euro in un colpo solo. Utilizzare fondi destinati alla salute dei cittadini per garantire un risparmio temporaneo e di appena 20 centesimi alla pompa è un'operazione di distrazione di massa che indebolisce i servizi essenziali: il Partito Democratico denuncia con forza questa gestione della spesa pubblica che sacrifica i bisogni fondamentali dei pazienti sull'altare di una propaganda governativa dalla durata di soli venti giorni”.
Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd della Commissione Affari Sociali della Camera.
“Altro che sostegno concreto: quello annunciato dal ministro Lollobrigida è un intervento del tutto insufficiente, fatto di pochi spiccioli elettorali che non affrontano minimamente la crisi gravissima del settore della pesca. A fronte di rincari eccezionali del gasolio e problemi strutturali mai risolti, come i mancati indennizzi per il fermo pesca 2024 e 2025 e i ritardi nei ristori, il Governo risponde con una misura temporanea e limitata, utile forse alla propaganda ma non alle imprese”.
Così il capogruppo Pd in commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani.
“Come Partito Democratico - aggiunge - lo diciamo da tempo: serviva un aiuto concreto e immediato fin dall’inizio, già dopo le prime tensioni sul fronte energetico e internazionale. Invece sono passati troppi giorni senza interventi efficaci, e oggi questo ritardo rischia di compromettere l’impatto delle poche risorse messe in campo. Il mercato, infatti, potrebbe assorbirle rapidamente, soprattutto alla luce della volatilità del costo del carburante, rendendo di fatto inefficace una misura già debole alla partenza. Il costo del carburante rappresenta una delle principali voci di spesa per i pescatori italiani, arrivando a incidere in alcuni sistemi di pesca per oltre il 40-60 per cento dei costi operativi complessivi. Nei primi mesi del 2026, i prezzi del gasolio nei porti italiani hanno registrato aumenti medi del 33 per cento, con punte fino al 42 per cento, superando spesso 1 euro al litro. Numeri che da soli spiegano la gravità della situazione. Le marinerie italiane sono allo stremo e molte imbarcazioni rischiano di non uscire più in mare perché i costi sono diventati insostenibili. Servivano interventi urgenti e strutturali, a partire da un vero sostegno sui carburanti e dallo sblocco immediato dei pagamenti arretrati. Così invece - conclude - si continua a ignorare la realtà e si mette definitivamente in ginocchio un comparto strategico per il paese”.
Di fronte al caro carburanti, l’esecutivo tira fuori un taglio delle accise di 25 centesimi al litro per appena 20 giorni. Una misura fragile, che non affronta minimamente le difficoltà di famiglie e imprese: troppo poco e troppo tardi.
La verità è che l’Italia arrivava a questo passaggio già in affanno: salari fermi, pressione fiscale in aumento, crescita tra le più deboli d’Europa. E invece di intervenire con serietà e visione, ci mette una pezza, sperando che passi in fretta. È l’opposto di una strategia: è improvvisazione. Altro che risposte strutturali, come quelle proposte dal Pd e da Elly Schlein per la riduzione delle accise e gli investimenti nelle rinnovabili.
Un taglio che dura 20 giorni non è una politica economica: è uno spot elettorale a poche ore da un voto che evidentemente il governo teme più di quanto faccia intendere. E solo uno spot il Paese non può permetterselo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"L'allarme lanciato dalle Regioni in Conferenza Stato-Regioni è inequivocabile: il trasporto pubblico locale e regionale rischia l'interruzione dei servizi per mancanza di risorse. La normativa è chiara — entro il 15 gennaio il Governo è tenuto a trasferire alle Regioni l'80% del Fondo nazionale TPL, pari a circa 4 miliardi di euro. Siamo a metà marzo e quel decreto non è ancora stato emanato. Un ritardo inaccettabile.
La situazione è aggravata dalla crisi energetica. Le associazioni di categoria AGENS, ANAV e ASSTRA hanno quantificato in oltre 30 milioni di euro al mese i maggiori costi che le aziende di trasporto stanno sostenendo dall'inizio dell'anno, con le quotazioni del gasolio in aumento di circa il 25% a causa della guerra voluta da Trump e Netanyahu. L'energia rappresenta già la seconda voce di costo del settore, con un'incidenza superiore al 15% della spesa complessiva: variazioni così marcate rischiano di compromettere la continuità stessa dei servizi.
È una contraddizione insostenibile: mentre il costo del trasporto privato sale e i cittadini avrebbero tutto l'interesse a spostarsi su mezzi pubblici, il Governo lascia le aziende di trasporto senza liquidità e senza risposte. Il trasporto pubblico locale non è una voce di bilancio negoziabile: è un diritto di mobilità, uno strumento di coesione sociale e una leva essenziale per la transizione ecologica.
Chiediamo al Governo di agire su due fronti in modo immediato: emanare il decreto di trasferimento dell'80% del Fondo TPL alle Regioni, come prescritto dalla legge; e raccogliere le proposte avanzate dalle associazioni di settore, a partire dall'estensione della riduzione dell'accisa sul gasolio commerciale a tutto il comparto del trasporto pubblico locale e dalla promozione in sede europea di un nuovo Temporary Framework per misure straordinarie a compensazione dei maggiori costi energetici. Non ci sono margini per ulteriori rinvii".
Lo dichiarano Antonio Misiani, senatore del Partito Democratico, responsabile Economia della segreteria nazionale, e Andrea Casu, deputato del Partito Democratico, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati.
“Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri arriva con un colpevole e sospetto ritardo. Non si comprende, infatti, perché un intervento di questo tipo non sia stato adottato fin dall’inizio dello shock petrolifero che sta colpendo duramente l’Italia, a seguito delle scelte irresponsabili dell’amministrazione Trump, più volte sostenuta e difesa da Giorgia Meloni.
Quelle varate oggi sono misure
tardive, probabilmente dettate più da esigenze di consenso che da una reale volontà di tutelare cittadini e imprese. Il tempismo, a ridosso delle elezioni di domenica e lunedì, solleva più di un dubbio sulla natura di questa decisione.
Per settimane il Governo ha lasciato che gli italiani pagassero il prezzo di questa crisi senza intervenire in modo adeguato. Oggi, invece, si tenta di intestarsi una mossa che appare più come una cinica operazione elettorale degna di altri tempi che una risposta concreta ed efficace alle difficoltà del Paese”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera.
"A Piazza del Popolo migliaia di persone, nonostante la giornata lavorativa, che vogliono difendere la Costituzione. Sindaci, associazioni, sindacati, parlamentari, semplici cittadine e cittadini sono qui per ribadire le ragioni del NO al referendum del 22 e 23 marzo.
Questa riforma della magistratura non risolve i problemi che la giustizia ha. Serve solo a smembrare il Csm e a indebolire la magistratura rendendo i giudici assoggettabili al volere del governo. Lo hanno detto ministri, sottosegretari, capi di gabinetto in decine di interventi che non sono gaffe: sono momenti di sincerità.
Questo governo vuole pieni poteri senza dover rispondere davanti alla legge, ma questo non è quello che accade in democrazia.
Il 22 e il 23 marzo votiamo NO". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Tempo per Fedez si, quello per abbassare il costo del carburante no. Giorgia Meloni, dopo quasi 4 anni a Palazzo Chigi, non ha ancora capito che è la presidente del consiglio di tutti gli italiani e continua a comportarsi come una leader di partito, che però non è più all’opposizione. E che dunque deve prendere decisioni immediate e urgenti – le ricordo ancora una volta che lei aveva promesso di eliminarle le accise sui carburanti – per tenere sotto controllo i prezzi, aumentati vertiginosamente, anche a causa dell’ennesimo conflitto avviato dal suo amico Donald Trump, assieme ad Israele, contro l’Iran. Abbassi le accise, venga in Parlamento a confrontarsi con i deputati, saremo felici di fornirle supporto per andare incontro alle difficoltà degli italiani, delle famiglie che più di tutti stanno pagando i capricci americani e l’immobilismo del nostro governo”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia e deputato alla Camera, Anthony Barbagallo.
“Destano forte preoccupazione i presunti rapporti del sottosegretario Delmastro con persone legate alla criminalità organizzata:
fatti gravissimi su cui la presidente del Consiglio deve fornire chiarimenti.
A questo si aggiunge anche una palese violazione della legge sul conflitto di interessi. La società G&G, costituita da Delmastro nel novembre 2025, non compare infatti nell’ultima relazione semestrale sul conflitto di interessi dell’Antitrust di dicembre 2025. Un’assenza molto grave dal momento che la legge impone di comunicare entro venti giorni qualsiasi variazione patrimoniale dei componenti del Governo. Delmastro non sembra averlo fatto. Perché?
Se confermata, la mancata comunicazione configurerebbe una violazione della normativa sul conflitto di interessi, con possibili conseguenze anche penali. Serve chiarezza immediata: Delmastro deve spiegare perché ha taciuto o, peggio, nascosto queste informazioni, impedendo di fatto ai agli organi preposti di effettuare correttamente i controlli sul conflitto di interessi” così la capogruppo democratica nella commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“Gli aumenti dei carburanti a causa della guerra in Iran voluta da Trump e Netanyahu stanno mettendo in crisi i bilanci delle famiglie italiane e di molte imprese.
Di fronte a questa grave situazione il governo balbetta e resta immobile, troppo distratto dalla campagna referendaria.
La via maestra è quella della sterilizzazione delle accise per dare sollievo ai consumatori.
Il governo Meloni si sbrighi perché ogni giorno che passa è peggio”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Desidero esprimere il mio apprezzamento al Comando Provinciale dei Carabinieri di Napoli e al personale dell’ASL Napoli 2 per l’importante operazione condotta a Villaricca, che ha portato al sequestro di un canile abusivo e alla messa in sicurezza di 26 barboncini toy detenuti in condizioni inaccettabili”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie e Segretario di Presidenza della Camera.
“Ancora una volta – prosegue Vaccari – emerge come dietro attività apparentemente ‘normali’, amplificate anche attraverso i social network, possano nascondersi situazioni di grave illegalità, sfruttamento degli animali e rischi sanitari. L’intervento tempestivo delle forze dell’ordine e dei servizi veterinari ha evitato che queste condizioni potessero protrarsi ulteriormente”.
“È fondamentale sottolineare – aggiunge Vaccari – che operazioni come questa non solo contrastano fenomeni illeciti ma tutelano anche i tanti cinofili e gli allevatori che svolgono la propria attività nel pieno rispetto delle regole, garantendo benessere animale, tracciabilità e sicurezza per i cittadini. La legalità è un valore che va difesa anche per proteggere chi lavora correttamente in questo settore”.
“Adesso la giustizia farà il suo corso – conclude Vaccari – ma resta centrale continuare a rafforzare i controlli e la cultura della legalità, anche rispetto al commercio di animali online, per prevenire il ripetersi di simili episodi”.