“Il caro carburanti continua a correre e il governo resta fermo. Dopo aver fatto trapelare una possibile apertura alla proposta sulle accise mobili avanzata dalla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, da Meloni e il suo esecutivo non è arrivata alcuna decisione. Siamo al punto di partenza, mentre cittadini e imprese continuano a pagare il prezzo degli aumenti. Una situazione che rischia di aggravarsi nelle prossime settimane: il rialzo di benzina, energia e trasporti è destinato infatti a scaricarsi anche sul costo dei beni di prima necessità, con un’ulteriore pressione sui bilanci delle famiglie. Per questo chiediamo al governo di uscire dall’immobilismo e intervenire subito per contenere il caro carburanti, invece di alimentare polemiche e distrazioni che nulla hanno a che vedere con i problemi concreti degli italiani. L’Italia è dentro un vero e proprio shock energetico, con un boom dei prezzi che colpisce carburanti ed energia. Proprio per questo non servono parole e buone intenzioni, servono azioni concrete e risposte immediate per proteggere famiglie e imprese”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari europei della Camera che chiude dicendo che “la Presidente del Consiglio è incapace di contrastare il boom di prezzi dei carburanti e bollette”.
“Prendiamo atto che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è distratta e immobile, impegnata ad attaccare la magistratura o a ricucire le profonde crepe nella propria maggioranza, mentre si dimentica degli italiani e fa finta di non vedere il caro prezzi con carburanti e bollette alle stelle”. Lo afferma il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del gruppo parlamentare PD alla Camera.
“Dopo la crisi in Iran siamo entrati in una fase di shock energetico che richiede interventi urgenti e immediati, non cambiali o pagherò. Servono misure concrete per evitare e scongiurare che l’aumento smisurato dei costi dell’energia ricada direttamente e indirettamente sulle famiglie e sulle imprese italiane”, conclude il parlamentare dem.
"Meloni attacca i giudici ma non si occupa di bollette. Parla in maniera ignobile di libertà per gli stupratori ma dimentica che le persone stanno facendo i conti con l’emergenza della benzina. Parla di tavoli immaginari con le opposizioni ma non fa una cosa semplice: accogliere la proposta di Elly Schlein sulle accise mobili. Basta con la propaganda, c’è un paese che sta soffrendo a cui occorre dare risposte immediate di fronte a una emergenza generata dai suoi amici Trump e Nethanyahu". Lo dichiara in una nota Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera.
“I dati sulla crisi del commercio sono drammatici: in Italia chiudono quasi due attività ogni ora. Nel solo 2025 hanno cessato l’attività circa 17 mila negozi, pari a 46 al giorno. Di fronte a questa situazione il Governo Meloni non solo non è intervenuto con misure efficaci, ma ha anche bloccato le iniziative delle opposizioni, a partire dalla proposta di legge sui negozi di vicinato, ferma da anni a Montecitorio.
Si tratta di un provvedimento che prevede la semplificazione degli adempimenti fiscali per gli esercenti, incentivi per l’acquisto dei registratori di cassa e l’introduzione di un programma di rimborso che consentirebbe ai cittadini di ricevere fino a 200 euro l’anno sugli acquisti effettuati nei negozi fisici. La crisi del commercio è ormai strutturale e senza una reale volontà politica da parte della maggioranza non sarà possibile invertire la rotta”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Marco Simiani.
“I negozi - sottolinea il parlamentare dem - rappresentano l’anima del tessuto sociale e produttivo del paese, sia nei piccoli centri sia nelle grandi città. Non svolgono solo una funzione economica e occupazionale, ma costituiscono anche un presidio fondamentale per il territorio e per la vita delle comunità locali. Per questo chiediamo al Governo cosa intenda fare concretamente per fermare questa crisi. Nel frattempo sostenga la proposta del Partito Democratico presentata nell’ambito del Decreto Bollette, attualmente in discussione alla Camera, che punta a ridurre i costi energetici nei cosiddetti centri commerciali naturali". "L’allarme lanciato dalle associazioni di categoria attraverso i loro rapporti e i dati diffusi dimostra quanto sia urgente attivare provvedimenti straordinari a sostegno di uno dei pilastri storici, sociali ed economici del sistema produttivo italiano. Basta parole: servono fatti”, conclude Simiani.
“Sul caro carburanti assistiamo all’ennesimo capitolo dello scontro interno alla maggioranza. Davanti alla plateale incapacità del ministro Urso di gestire lo shock energetico che sta colpendo il nostro Paese, con prezzi dei carburanti in forte aumento e bollette sempre più pesanti per famiglie e imprese, il vicepremier Salvini sembra ora voler commissariare il collega di governo”.
Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della Commissione Attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.
“Dopo il fallimento del tavolo convocato al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Salvini prova a fare il gioco delle tre carte e rilancia annunciando che sarà lui a convocare le compagnie petrolifere. Un tentativo evidente di scavalcare Urso e scaricare su altri le responsabilità di una gestione confusa e inefficace”.
“Intanto continua questo braccio di ferro permanente dentro il governo: si scrive Salvini contro Urso ma si legge Lega contro Fratelli d'Italia. Siamo di fronte a una guerra senza frontiere tra i partiti di maggioranza mentre famiglie e imprese pagano carburanti sempre più cari e bollette alle stelle”.
“Il Paese avrebbe bisogno di misure serie e coordinate per affrontare l’emergenza energetica. Invece il governo si divide, litiga e si rimpalla le responsabilità. E il risultato è sotto gli occhi di tutti”.
“Le parole pronunciate oggi da Giorgia Meloni sul referendum sulla giustizia sono gravi, allarmistiche e profondamente irresponsabili. Dire agli italiani che senza quella riforma avremo ‘stupratori in libertà’, ‘pedofili rimessi in strada’ o ‘figli strappati alle madri’ significa usare la paura come strumento di propaganda politica”. Lo dichiara Chiara Braga , capogruppo del Partito Democratico alla Camera.
“L’Italia non è il Far West e chi guida il governo dovrebbe evitare di descrivere il Paese in questi termini per giustificare una battaglia politica. Soprattutto perché Meloni è oggi la Presidente del Consiglio a legislazione vigente: se davvero ritiene che il sistema non garantisca sicurezza o giustizia ai cittadini, la responsabilità di intervenire spetta prima di tutto al suo governo”, prosegue Braga.
“Trasformare un confronto serio sulla giustizia in una campagna fondata su paure e caricature non aiuta i cittadini a capire i contenuti delle riforme e rischia solo di delegittimare istituzioni e magistratura. Servono serietà, equilibrio e rispetto per i fatti, non slogan apocalittici”, conclude Braga.
“Le dichiarazioni del presidente della Commissione Cultura della Camera, Federico Mollicone, secondo cui è molto probabile che il padiglione russo alla Biennale non aprirà, confermano purtroppo la gestione caotica del sistema culturale italiano e l’assenza di una linea chiara da parte del Governo. Siamo all’asilo Mariuccia”. Lo dichiara in una nota Irene Manzi, capogruppo del Pd in Commissione Cultura alla Camera.
“Ieri avevamo chiesto al ministro Giuli di chiarire quale fosse l’orientamento del Governo su questa vicenda. Prendiamo atto che a rispondere è stato invece Mollicone: evidentemente c’è stata una sostituzione di ruoli di cui non eravamo stati informati”.
“Il ministro Giuli continua a non indicare una seria politica culturale per il Paese, mentre Mollicone sembra più impegnato a ritagliarsi un protagonismo personale che a garantire il necessario rispetto delle istituzioni culturali. In questo quadro, anche l’atteggiamento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni appare segnato da un’evidente ostilità verso tutto ciò che riguarda il mondo della cultura”.
“Questo caos mette seriamente in difficoltà e rischia di compromettere la credibilità di un’istituzione nobile e prestigiosa come la Biennale di Venezia, che appare a tutti gli effetti commissariata da FdI. Il partito della presidente del Consiglio sta mettendo in scena una guerra di potere tutta interna alla maggioranza, combattuta a colpi di dichiarazioni e manovre per occupare poltrone e ridefinire equilibri. È evidente che le parole di Mollicone finiscono per delegittimare il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco. Servirebbero invece serietà, rispetto e una visione culturale all’altezza del Paese”.
“L’impennata dei prezzi dei carburanti, con il diesel oltre la soglia dei 2 euro, è una tassa insostenibile su famiglie e imprese che il Governo Meloni osserva con colpevole inerzia. Mentre l’amico della Premier, Donald Trump, rivendica con cinismo che gli Stati Uniti non hanno problemi con il rialzo del greggio essendo i primi produttori mondiali, l’Italia – che produttrice non è – subisce un salasso quotidiano nel silenzio di Palazzo Chigi. È paradossale che la vicinanza politica tanto sbandierata con Washington non si traduca in alcuna tutela per il nostro sistema economico, lasciando che le scelte dell'amministrazione americana colpiscano direttamente le tasche degli italiani. Ogni giorno di ritardo nell’intervenire è un colpo inferto al potere d’acquisto e alla tenuta produttiva del Paese.”
“Non è più il tempo dei proclami o della propaganda: la Presidente Meloni passi finalmente dalle parole ai fatti. La segretaria Elly Schlein ha indicato una strada chiara: utilizzare subito l’extragettito IVA per finanziare il taglio delle accise mobili. È inaccettabile che lo Stato continui a incassare miliardi dai rincari che impoveriscono i cittadini invece di restituire ossigeno all'economia. Chiediamo un intervento immediato per attivare il meccanismo di riduzione fiscale alla pompa; la propaganda non abbassa i prezzi, le scelte politiche sì. Meloni smetta di scappare dalle proprie responsabilità e risponda concretamente ai danni che le politiche dei suoi alleati internazionali stanno provocando all'Italia.”
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei della Camera.
"Voglio manifestare tutta la mia solidarietà ai nostri miltari della base di Erbil, colpita da un drone iraniano. Il loro impegno in zone di conflitto, per garantire percorsi di Pace e di dialogo, è motivo di orgoglio per tutta la comunità nazionale e merita il massimo sostegno. Con il Capogruppo del PD Graziano abbiamo chiesto che il Ministro Crosetto riferisca su quanto sta accadendo alla Commissione Difesa della Camera dei Deputati. È importante che il Parlamento, in questi giorni così difficili, svolga a pieno titolo il suo ruolo istituzionale, anche a sostegno delle nostre forze armate impegnate all' estero". Così Andrea De Maria, deputato PD della Commissione Difesa della Camera
“Grazie alla destra di governo ora si indebolisce la tutela dei lupi, rimuovendoli per legge dalla lista delle specie “particolarmente protette”.
Non solo si mette a rischio una specie che aiuta a mantenere il contenimento dei cinghiali, ma, aprendo alla caccia al lupo in modo spregiudicato, si rischia addirittura di aumentare le predazioni dei greggi piuttosto che diminuirle, come dimostrato da studi scientifici.
Passa insomma un provvedimento puramente ideologico,
che antepone la pancia che cerca un nemico, all’approccio scientifico che trova soluzioni.
Il Pd ha votato contro, in linea con il voto alla Camera e con la posizione più volte ribadita al Parlamento europeo.
Declassare i lupi non è la soluzione per gli allevatori, malgrado possa apparire quella più immediata.
Noi continueremo ad opporci in tutte le sedi competenti, proponendo soluzioni concrete, come fatto con la nostra proposta sugli ibridi di lupo”. Lo dichiarano in una nota congiunta Annalisa Corrado, europarlamentare e responsabile Ambiente del Pd e le deputate del PD alla Camera, Patrizia Prestipino ed Eleonora Evi.
Venendo in Parlamento dodici giorni dopo lo scoppio della guerra e imponendo una discussione che comprendesse anche il Consiglio europeo, Meloni si è rifiutata di dare dignità alla discussione su quello che sta accadendo. La sua pseudo apertura si è scontrato con la realtà dei fatti e cioè che lei non è in grado di promuovere un’iniziativa diplomatica dell’Italia per chiedere il cessate il fuoco che insieme a un coordinamento maggiore con l’Unione Europea è la condizione chiesta dalle opposizioni. Non può farlo perchè si rifiuta di ammettere che questa guerra nasce da una violazione del diritto internazionale e che assistiamo ad una subalternità del governo italiano rispetto a Trump che rischia di precipitarci in un conflitto illegale e insensato.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, partecipando a L’Aria che tira su La7.
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.
"Esprimiamo la nostra vicinanza e il nostro ringraziamento alle donne e agli uomini dei nostri contingenti militari impegnati ad Erbil. In questa fase di estrema delicatezza per il quadrante mediorientale, il nostro pensiero va a chi opera con dedizione per la sicurezza internazionale, mentre continuiamo a chiedere al governo di lavorare per il raggiungimento di un cessate il fuoco il prima possibile per fermare l'escalation di violenza."
"Data la complessità della situazione sul campo, chiediamo al Ministro Crosetto di venire con urgenza in Commissione Difesa per illustrare il quadro aggiornato della situazione e l'evoluzione dello scenario operativo. Il confronto parlamentare è un passaggio imprescindibile per una gestione trasparente e condivisa delle nostre missioni all'estero."
Così Stefano Graziano, Capogruppo PD in Commissione Difesa della Camera.
“Basta comunicati e piagnistei: ci dia una data precisa, ci convochi a un tavolo e noi ci saremo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Rainews24, da cui ha lanciato l’appello a Giorgia Meloni.
“Noi non ci siamo mai negati e non ci negheremo al confronto, ma dall’altra parte non c’è una reale intenzione di aprire il tavolo - ha proseguito la deputata dem - Ieri alla Camera Meloni non si è resa disponibile, è stato solo un bluff”.
“È evidente che non è una reale proposta di collaborazione ma il solito vittimismo, dietro cui ormai siamo abituati vedere trincerarsi gli esponenti la maggioranza. Noi ci siamo: convocateci” ha concluso Gribaudo.
"Il genocidio a Gaza e il processo di annessione illegale della Cisgiordania, hanno colpito duramente anche il diritto allo sport del popolo palestinese. E' quello che denuncia il rapporto The Impact of Israeli Aggression
On the Palestinian Sports Sector" che il presidente del Comitato olimpico palestinese Jibril Rajoub ha presentato in un'audizione al Comitato diritti umani della Camera che presiedo. E sulla base delle denunce del presidente Rajoub e del rapporto, ho scritto una lettera ai presidenti del Comitato Olimpico Internazionale, del Comitato Paralimpico Internazionale, della FIFA e dell’UEFA.
Dopo più di due anni di bombardamenti israeliani a Gaza e a seguito delle violenze dei coloni e dell’IDF in Cisgiordania, sono 684 gli atleti uccisi, e migliaia quelli feriti, appartenenti alle 34 federazioni e istituzioni sportive palestinesi. Stadi e infrastrutture di ogni disciplina sono stati irrimediabilmente lesi o distrutti per un danno quantificabile in milioni di dollari, e la ricostruzione richiederà molti anni.
Almeno nove club di calcio che fanno parte del campionato israeliano, sostenuti anche dalla FIFA e dalla UEFA, hanno sede nelle colonie illegali in Cisgiordania e in queste località la Federcalcio israeliana e il Comitato Olimpico israeliano organizzano competizioni sportive ufficiali. Perfino libertà di movimento degli atleti palestinesi è assolutamente limitata a causa di restrizioni imposte dalle autorità israeliane e questo incide sulla loro possibilità di allenarsi e di partecipare alle competizioni.
Alla luce di tutto questo, illustrato nella lettera pubblicata oggi integralmente sulle pagine di Tuttosport, chiediamo ai presidenti delle massime organizzazioni sportive internazionali di fare ogni sforzo, per quanto di loro competenza, perché il governo israeliano ponga fine alla politica di annientamento perfino della vita sportiva dei palestinesi. Chiediamo anche di valutare se ricorrano gli estremi per applicare allo Stato di Israele le stesse sanzioni già applicate ad altri Paesi per violazione dei principi della Carta Olimpica secondo i quali la pratica sportiva è un diritto umano fondamentale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.