“Non ha alcun senso pensare di realizzare un’opera come il Ponte sullo Stretto in un’area ad elevatissimo rischio sismico, quale è quella che interessa la Sicilia e la Calabria. Ora anche uno studio dell’Ingv conferma ciò che è evidente ma che solo il ministro Salvini, pervicacemente, continua a portare avanti per motivi esclusivamente di propaganda. Si tratta ora di prendere atto del lavoro di Ingv con Consiglio Nazionale delle Ricerche ed alcune università italiane ed europee che aggiunge nuovi dettagli a quanto già evidenziato negli anni e che fornisce una una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto. E fatto questo chiudere una volta per tutte il triste capitolo del Ponte voluto da questo governo e finanziato sottraendo fondi e risorse al Sud e alla Sicilia in particolare”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato una grande quantità di dati, sismologici e marini, e ha preso ad esame oltre 2.400 terremoti avvenuti nella regione in quasi 30 anni, dal 1990 al 2019. Dal loro studio è emerso che nella regione dello Stretto di Messina l'attività sismica si concentra in due strati della crosta terrestre in cui si concentrano forze geodinamiche diverse che insieme concorrono alla deformazione dell'area : un fenomeno che che nel corso di milioni di anni ha dato origine a catene montuose, faglie e depressioni marine ed è ancora oggi all’origine di terremoti potenzialmente distruttivi.
“Per questo – prosegue – sono necessari ulteriori studi e approfondimenti prima di iniziare i lavori, di fronte ad una situazione molto più complessa di quello che si pensava, come ha detto anche il geologo Mario Tozzi. E’ da irresponsabili proseguire a testa bassa ignorando gli avvisi che provengono dalla comunità scientifica. Ci auguriamo che il Governo ne prenda atto e – conclude – si fermi in tempo”.
“Il decreto Milleproroghe si è chiuso al peggio possibile perché dopo giorni e giorni, per un tempo che anche noi avevamo concesso perché si potessero affrontare una serie di problematiche importanti, a causa dei continui disaccordi profondi fra la maggioranza, siamo arrivati a concludere senza avere votato oggi assolutamente neanche un emendamento. Questo fa capire in che situazione caotica ci troviamo a lavorare; non è serietà e per noi è veramente una situazione inaccettabile. Il presidente della commissione si è trovato a dover gestire nel rispetto del regolamento una situazione che certifica il fallimento della maggioranza di governo”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera a margine delle commissioni riunite affari costituzionali e bilancio sul dl Milleproroghe.
Quando si tratta di sicurezza sul lavoro, proviamo costantemente a costruire un’alternativa di significato che non siano solo parole vuote. Servono strumenti culturali per arrivare alle vite delle persone e l’arte è uno strumento di eternità che ci permetterà di ricordare la vicenda di Luana D’Orazio”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta della condizioni di lavoro in Italia, durante la conferenza stampa di presentazione di Elle come Luana, tributo teatrale alla giovane donna morta sul lavoro nel 2021, tenutosi questa mattina alla Camera.
“Prima di tutto serve interrompere quella narrazione che ci parla di lavoro nero e poi di morti bianche: è una deresponsabilizzazione di quanto accaduto - ha proseguito la deputata dem - Siamo in una fase di referendum: più che di sorteggi e attacchi alla Magistratura sarebbe meglio occuparsi dei problemi reali della Giustizia e di dare risposte a chi resta, perché è tristemente noto che troppi processi di morti sul lavoro cadono in prescrizione e non viene assicurata una verità”.
“In questa occasione voglio ringraziare ancora una volta Emma Marrazzo, la madre di Luana, e continuo a essere a disposizione per provare a dare risposte a chi resta, sperando di farlo con disciplina e onore come dice la nostra Costituzione” ha concluso Gribaudo.
Approvati due emendamenti PD. Ora il Governo dia le risposte attese sul lavoro portuale e convochi il tavolo su fondo pensionamenti”
“Esprimo soddisfazione per l’approvazione dei miei due emendamenti che prorogano per il 2026 le misure previste dall’articolo 199, a sostegno di lavoro e mprese che operano nei porti, e intervengono sul bonus portuale. Strumenti fondamentali per garantire continuità occupazionale e operatività in un settore strategico per il Paese. La mancata proroga avrebbe messo diverse aziende in una condizione di seria difficoltà, con ripercussioni dirette sull’occupazione e sulla tenuta del sistema portuale.
Ora però il Governo deve attivarsi con urgenza sulla tutela e sulla sicurezza del lavoro portuale come chiedono sindacati e associazioni, a partire dalla convocazione del tavolo promesso ormai da mesi per lo sblocco del fondo destinato all’anticipo pensionistico dei lavoratori portuali. Occorre inoltre avviare con determinazione il percorso per il riconoscimento del lavoro portuale come lavoro usurante: su questo tema giacciono in Parlamento diverse proposte di legge, tra cui una a mia prima firma, che attendono di essere discusse. Dopo il voto sugli emendamenti servono atti concreti per dare risposte attese da tempo da lavoratrici, lavoratori e imprese del settore”, dichiara la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio.
“Siamo arrivati purtroppo ad oggi a non aver esaminato compiutamente e dettagliatamente un provvedimento complesso come il Milleproroghe, a causa dei problemi interni alla maggioranza. Sono tre giorni che in commissione aspettiamo riformulazioni e pareri che non arrivano e ora abbiamo meno di un’ora per esaminare 123 emendamenti che a questo punto non avremo il tempo di esaminare. Dopo una legge di bilancio disastrosa ci saremmo aspettati almeno un provvedimento Milleproroghe degno di dare risposte concrete a cittadini e imprese, invece è l’ennesimo disastro di questa maggioranza nel caos che non riesce a trovare la quadra”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera e capogruppo in commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori delle commissioni congiunte Affari Costituzionali e Bilancio sul dl Milleproroghe.
“Il modo con cui il Governo sta affrontando il decreto Milleproroghe rappresenta l’ennesima mortificazione del ruolo del Parlamento”. Lo afferma Chiara Braga, capogruppo del Partito Democratico alla Camera dei Deputati, davanti all’ennesimo rinvio dell’inizio dei lavori della Commissione Affari Costituzionali.
“La Commissione è bloccata e gestita in modo caotico: i deputati non sono messi a conoscenza delle proposte, le sedute vengono rinviate e la maggioranza
litiga e viaggia a vista”, aggiunge.
“Ancora una volta il Parlamento è svilito e ridotto a un passacarte: non c’è discussione nel merito e temi fondamentali per il Paese restano senza risposta”. Braga chiede quindi al Governo “fermare questo ennesimo scempio del corretto lavoro parlamentare”.
Le parole del Presidente Mattarella sono state di altissimo profilo. Un giusto richiamo al rispetto degli organi costituzionali e un invito a tutte le forze politiche ad abbassare i toni. Proprio per questo stupisce la reazione della presidente Meloni che ha fatto l’ennesimo attacco alla magistratura per delegittimarne l’operato di fronte a sentenze non gradite.
Un fatto grave, non solo perché avvenuto poche ore dopo il richiamo del presidente, ma anche perché si somma alla ripetizione di attacchi da parte della presidenza del consiglio ai magistrati. Meloni dimentica che i giudici applicano le leggi e non esiste alcun potere o organo al di sopra della legge.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, intervenuta stamattina a “Radio anch’io”.
Anche oggi all’imbrunire l’ennesimo attacco ai magistrati e la delegittimazione di sentenze non gradite al governo da parte della premier Meloni. Parole che arrivano proprio nel giorno in cui il Quirinale ha richiamato tutte le istituzioni al reciproco rispetto. La Presidente del Consiglio dovrebbe abbassare i toni e rispettare le decisioni dei giudici, affrontando il tema dell’immigrazione con serietà e responsabilità, non con slogan.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati
“Tanto rumore per nulla. Del tanto agognato dl Energia alla fine il governo Meloni è riuscito a partorire l’ennesimo pannicello caldo. Da un decreto atteso da troppo tempo, ci si aspettava certo molto di più e invece siamo sempre agli stessi errori e all’immensa propaganda. Che fine hanno fatto le energie rinnovabili? E soprattutto quali sono le risorse per sostenere un comparto decisamente in crisi? La risposta è semplice: zero”. Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo, rispettivamente capogruppo PD e Vice Presidente della Commissione Attività produttive alla Camera.
“Mentre il governo continua a giocare sulle spalle di famiglie e imprese, il processo di deindustrializzazione è sempre più preoccupante nel Paese. E anche quelle aziende che hanno voluto investire passando a fonti alternative rispetto a quelle fossili, ora si troveranno con le spalle al muro. Un clamoroso flop, l’ennesimo”, concludono i deputati dem.
"Si riempiono la bocca di natalità e famiglia, ma sono pronti ad affossare provvedimenti che davvero possono sostenere le donne che vogliono fare figli e incentivare il lavoro femminile.
E' quello che sta succedendo con la proposta di legge presentata da tutta l'opposizione a prima firma di Elly Schlein che vuole introdurre il congedo paritario per entrambi i genitori. La proposta è chiara: al padre lavoratore, nel tempo che intercorre tra il mese precedente alla data in cui si prevede il parto e i 18 mesi successivi alla nascita, si riconoscono 5 mesi di congedo di cui 4 obbligatori.
Significa dividere il lavoro di cura in modo più equo e non lasciarlo tutto sulle spalle della madre costringendola, troppo spesso, a lasciare il lavoro o, nel migliore dei casi, a chiedere un part-time.
Una misura concreta per togliere le donne dal ricatto di dover scegliere tra famiglia e lavoro. Una misura di equità. Una misura di uguaglianza.
Ma la destra di “Dio, patria e famiglia” è contraria. Quindi ora la proposta di legge arriverà nell'aula della Camera senza relatore. L'ennesimo schiaffo alle donne della prima maggioranza di governo guidata da una donna". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“L’approvazione in Consiglio dei Ministri degli schemi di intese preliminari con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, sull’Autonomia differenziata, rappresenta un atto di arroganza istituzionale che rischia di aprire una frattura profonda nel Paese.
Il Governo e il ministro Roberto Calderoli procedono come se nulla fosse, ignorando i rilievi e i paletti fissati dalla Corte costituzionale e forzando un percorso che presenta evidenti criticità sul piano dell’equilibrio istituzionale e della coesione nazionale. Parlano di “traguardo storico”, ma la verità è che stanno tentando di blindare un’intesa politica dentro la maggioranza, trasformando l’autonomia in una merce di scambio tra alleati sempre più divisi.
Siamo di fronte a un’operazione tutta interna agli equilibri di governo, che mette a rischio l’interesse e l'unità nazionale. Senza curarsi della pronuncia della Consulta, il governo forza la mano in modo vergognoso, pur sapendo che un regionalismo senza garanzie sui livelli essenziali delle prestazioni, sul riequilibrio delle diseguaglianze esistenti, sul finanziamento in generale dei servizi e delle funzioni, rischia di ampliare in modo drammatico ed irreversibile i divari territoriali nel Paese.
Altro che svolta storica: si tratta di una decisione devastante per il Mezzogiorno che ha bisogno di investimenti, infrastrutture, diritti garantiti in modo uniforme, non di una competizione al ribasso tra territori. Continueremo a contrastare con determinazione questo disegno politico che rischia di segnare la fine dell'Italia unita”. Così Piero De Luca, deputato, capogruppo PD in commissione bicamerale questioni regionali.
A parole si riempiono la bocca di famiglia e natalità, ma quando c’è da approvare misure concrete che migliorano davvero la vita delle persone e in particolare delle donne non li troviamo mai. Sulla proposta unitaria delle opposizioni, a prima firma della nostra segretaria Schlein, sui congedi paritari obbligatori ancora una volta la via scelta dalla maggioranza è la fuga: il testo approderà in Aula senza mandato al relatore e senza una posizione del Governo. Uno schema già visto, come nel caso del salario minimo: davanti a riforme di equità e diritti sociali, preferiscono rinviare o bloccare. È evidente che non condividono l’obiettivo dei congedi paritari, ma si vergognano a dirlo apertamente.
Il Partito Democratico sarà in Aula insieme alle altre opposizioni per sostenere l’urgenza di questa misura, che significa riconoscere fino in fondo l’importanza del lavoro di cura condiviso. Sostenere la genitorialità significa garantire pari opportunità, tutelare il lavoro e rendere più giuste e credibili le politiche familiari.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"CasaPound, organizzazione esplicitamente fascista, occupa un immobile a Roma da oltre vent'anni senza che nessuno muova un dito. C'è un problema evidente di rispetto della legalità". Lo afferma il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini intervistato sui social dei deputati Pd, che punta il dito contro quello che definisce un trattamento di favore nei confronti dell'organizzazione neofascista. "Non a caso esponenti della maggioranza hanno addirittura provato a invitare CasaPound alla Camera dei Deputati per presentare le loro proposte di legge razziste".
"È chiaro - prosegue l’esponente dem - che esiste un atteggiamento benevolo da parte del governo, con la volontà di coprirsi a destra utilizzando i militanti di CasaPound. I militanti e i dirigenti dell'organizzazione hanno subito diverse condanne per violenze e aggressioni. Il loro leader addirittura per scontri con le forze dell'ordine. Come se non bastasse è noto anche per i rapporti abbastanza discutibili con la criminalità organizzata di Ostia".
"CasaPound - conclude Ordini - è esplicitamente fascista: lo dichiarano loro stessi, e per questo sono illegali. Dovrebbero essere sciolti, invece non accade nulla: non solo non viene sgomberata la loro sede, ma l'organizzazione non viene sciolta come dovrebbe avvenire, e soprattutto non si prendono le distanze dai loro militanti né dalle loro affermazioni. Anzi, si dialoga con loro. Ciò configura una violazione evidente della legalità e una mancata garanzia della sicurezza per i cittadini".
“C'è venuto il dubbio che il ministro Ciriani stesse rispondendo a nome della Capo di Gabinetto Bartolozzi invece che a nome del ministro Nordio. La lettera con cui la Bartolozzi ha chiesto al presidente del Anm di rendere noti eventuali finanziamenti ricevuti da privati cittadini al Comitato per il No al Referendum è del tutto irrituale perché il capo di gabinetto dovrebbe sapere che tale richiesta non può essere inoltrata in quanto contraria alla legge. Perché un'analoga lettera non è stata inoltrata anche al comitato per il Sì dove ci sono sia magistrati in carica, sia membri del Csm?” Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani in replica al ministro Ciriani nel Question Time alla Camera.
“Nella lettera – sottolinea la parlamentare dem - si chiede anche di sapere quanto versato. Dopo la schedatura dei professori di sinistra, il governo vuole anche la schedatura di chi vota no al Referendum”. “È una vera intimidazione attraverso la creazione di una lista di proscrizione dei magistrati e dei cittadini. Ma i cittadini italiani ci tengono alla loro Costituzione, perché è stata il loro ombrello sotto il quale si sono riparati per 80 anni e la difenderanno votando No”, conclude Serracchiani.
“Sulla legge Schlein sui congedi paritari obbligatori la destra butta la palla in tribuna. Arriverà in Parlamento senza alcun mandato al relatore e senza che il Governo abbia avanzato una proposta. Come sul salario minimo puntano ad affossare una legge di civiltà. Lo impediremo”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.