“Esprimo le mie più sentite felicitazioni al Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Salvatore Luongo, orgogliosamente originario di Carinola, che oggi a Caserta riceve la cittadinanza onoraria del suo territorio e il prestigioso riconoscimento Paul Harris conferito dal Rotary Club Aversa.
Un momento di grande valore simbolico per tutta la provincia di Caserta, che celebra un conterraneo illustre, esempio autentico di legalità, trasparenza e dedizione allo Stato. Il suo percorso rappresenta un motivo di profondo orgoglio per l’intera comunità casertana.
Per la prima volta nella storia, un casertano è alla guida dell’Arma dei Carabinieri in Italia: un traguardo straordinario che testimonia come impegno, competenza e integrità possano portare ai più alti livelli delle istituzioni.
A lui va il nostro plauso più sincero, con l’augurio di continuare a servire il Paese con lo stesso senso del dovere e la stessa passione che lo hanno sempre contraddistinto”. Così in una nota Stefano Graziano, capogruppo pd in commissione di difesa della camera.
"Sarà il prossimo governo di centrosinistra a realizzare la Tirrenica, ridando dignità e centralità al Parlamento e rimettendo le risorse tagliate da Meloni e Salvini. Oggi alla Camera abbiamo avuto l’ultima sconcertante conferma che alla destra della messa in sicurezza e dell’ammodernamento della strada non importa assolutamente nulla. In quattro anni l’attuale esecutivo non è nemmeno riuscito a perfezionare il passaggio di consegne tra Anas e Sat, mentre ha tolto tutti i finanziamenti già assegnati dai precedenti governi: questi sono i fatti. Avevamo la possibilità di vincolare, con le risorse del Decreto Pnrr non utilizzate, il completamento della Tirrenica, ma ancora una volta la maggioranza ha voltato le spalle a cittadini e territori. La settimana prossima si terrà a Capalbio una manifestazione pubblica per dire basta ai moltissimi incidenti causati da una strada che non ha standard di sicurezza idonei: vedremo come la destra potrà ancora giustificare chi in Parlamento in questi anni ha di fatto impedito qualsiasi iniziativa legislativa per finanziarla”: è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, sul suo ordine del giorno al Decreto Pnrr respinto oggi, giovedì 9 aprile.
Stumpo: superata la misura, dem presentano interrogazione
“Prosegue l’occupazione dei luoghi della cultura da parte del ministro Alessandro Giuli e di Fratelli d'Italia. Oggi è la volta del Museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, dove sono custoditi i celebri Bronzi di Riace. Nel consiglio di amministrazione del museo è stata nominata Mariangela Preta, una figura che, guarda caso, solo pochi mesi fa aveva annunciato di essersi ritirata dalle liste regionali di Fratelli d’Italia per fare spazio a colleghi di partito. Evidentemente questa nomina è la risposta a quel gesto”. Lo dichiara il deputato democratico calabrese Nico Stumpo in relazione al decreto firmato dal ministro Giuli e pubblicato sul sito istituzionale del Ministero della Cultura che nomina il Cda del Museo archeologico di Reggio Calabria.
“Ancora una volta - prosegue Stumpo - Giuli si caratterizza per nominare all’interno dei musei dello Stato figure che hanno un ruolo attivo nel proprio partito e nella politica. I consigli di amministrazione, invece, dovrebbero essere composti da figure di chiara fama nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale, perché sono luoghi in cui si assumono decisioni di grande importanza: dai bilanci alle strategie e agli indirizzi della gestione museale.
I CDA dei musei devono rimanere luoghi terzi, fuori dalla politica, dove competenza e capacità di gestione siano gli unici criteri fondamentali. Giuli, insieme al governo guidato da Giorgia Meloni, prosegue invece in questa vera e propria occupazione dei musei dello Stato. Su questa vicenda presenterò un’interrogazione parlamentare alla Camera per fare piena luce e conoscere tutti i dettagli”.
“Ancora una volta la maggioranza di centrodestra dimostra con i fatti di non volere andare incontro ai cittadini, alle aziende e alle imprese del meridione, e della Sicilia in particolare, che ha subito ingenti danni in seguito alla devastazione del ciclone Harry. Oggi infatti in commissione Ambiente, dove si discute il decreto Maltempo che prevede ristori per i danni subiti, la maggioranza ha bocciato alcuni emendamenti proposti dal Pd che raccoglievano le istanze provenienti dai territori ma anche da Anci e Cna”. Lo dicono il capogruppo Pd in commissione Ambiente alla Camera, Marco Simiani e il deputato e segretario regionale del Pd Sicilia, Anthony Barbagallo.
“I nostri emendamenti prevedevano – spiegano – l’esenzione Imu per gli immobili danneggiati e sgomberati, l'estensione della sospensione dei versamenti e degli adempimenti tributari e contributivi e l’estensione della sospensione dei tributi, inclusa l’Imu, a tutte le imprese situate nei territori inclusi dalla dichiarazione di emergenza. Restano proposte di buon senso che la maggioranza – concludono – ha scelto di non approvare ma noi continueremo a dare battaglia in ogni sede”.
“Oggi abbiamo incardinato in commissione Lavoro alla Camera la nostra proposta unitaria sul salario minimo. Una misura di civiltà che cambierebbe la vita a 4 milioni di persone che nonostante abbiano un lavoro si trovano in condizione di povertà. Giorgia Meloni e la sua maggioranza non hanno più scuse: affrontino questa emergenza votando la nostra proposta, anziché pensare solo a cambiare la legge elettorale”.
Così Marco Sarracino, deputato dem della segreteria nazionale del Pd.
“La “lezioncina” sul valore della verità che Giorgia Meloni ha tenuto oggi in Parlamento, attaccando le opposizioni, è ridicola, penosa e fuori luogo. A pronunciarla è la stessa Presidente del Consiglio che, solo pochi giorni prima del referendum, paventava scenari con stupratori in libertà e figli strappati alle madri in caso di mancata approvazione della riforma”. cosi Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera commenta le parole con cui oggi Meloni ha attaccato le opposizioni sostenendolo che mentono ai cittadini.
“Sui temi della giustizia - prosegue Gianassi - alla Presidente del Consiglio sfugge lo strepitoso valore politico di ciò che è successo con il referendum e con quasi 15 milioni di italiani che le hanno voltato le spalle: da un lato afferma di rispettare il voto degli italiani, ma poi attacca gli italiani che non avrebbero compreso una riforma da lei stessa definita epocale. Purtroppo per lei, invece, gli italiani avevano capito benissimo e a furore di popolo le hanno detto No” conclude.
“Meloni fa finta di non rendersi conto che la crescita che l’Italia ha registrato dopo la crisi sanitaria, di cui sta ancora godendo il suo governo, deriva da una gestione oculata dell’emergenza, con politiche mirate a sostenere cittadini e imprese attraverso ristori e strumenti economici efficaci. In un contesto di grande difficoltà, grazie anche al programma europeo del PNRR — mai sostenuto e voluto dalla stessa Meloni e che oggi è la sua unica scialuppa di salvataggio davanti alla recessione — l’Italia evita il collasso economico. Eppure, il Governo continua a sminuire i risultati degli esecutivi precedenti, attaccandoli sulla gestione dell’emergenza” così Piero De Luca, Capogruppo PD nella Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati che chiude dicendo “il PNRR è l’unico motivo per cui il Paese non è in recessione ed è ancora in piedi, nonostante l'assenza di politiche economiche ed industriali dell'attuale governo che pure ne sta sprecando le potenzialità. Meloni farebbe bene a riconoscerlo. Piuttosto che attaccare o sfidare le opposizioni, dovrebbe riconoscere i meriti di chi, con responsabilità e visione, ha guidato l’Italia fuori dalla crisi”.
“Per Giorgia Meloni le frasi sull’aumento della precarietà pronunciate dalla segretaria Schlein sono false. Evidentemente la presidente del Consiglio non conosce la materia di cui parla. Perché se tu liberalizzi il lavoro somministrato stai aiutando il precariato. Se tu elimini le causali per il lavoro a termine stai aiutando il precariato. Se tu hai dati buoni sulla occupazione over cinquanta significa che una parte rilevante delle giovani generazioni lavora in condizioni pessime e con contratti intermittenti. Se tu vedi aumentare il lavoro autonomo o i part time involontari vuol dire che li si annida la precarietà. Ma Meloni non sa interpretare i numeri perché non riesce nemmeno a capire che quando diminuiscono le ore lavorate significa che molti lavori durano poco, che sono contratti di due o quattro ore al giorno, persino se c’è scritto che hai un tempo indeterminato. Basta guardare il gap salariale tra donne e uomini che in Italia è uno scandalo. Dunque, consiglio a Meloni di evitare anatemi contro chi all’opposizione fa il suo mestiere. Cancelli quelle leggi che hanno allargato la libertà di licenziamento e faccia una mossa semplice: faccia pagare di più chi assume a termine e di meno chi fa un contratto a tempo indeterminato. Siamo pronti a sederci al tavolo se questo è il terreno”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Annuncio il voto contrario del Partito Democratico sulla fiducia a questo decreto Pnrr. Un voto contrario netto. E sia chiaro: non è un voto contro il Pnrr, è un voto contro il modo in cui questo governo lo ha gestito. Perché oggi possiamo dirlo senza tema di essere smentiti: il Pnrr, per come è stato condotto, è diventato in larga parte un'occasione perduta". Lo ha detto in Aula alla Camera Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della commissione Bilancio, intervenendo in dichiarazione di voto sulla fiducia al decreto.
"Un'occasione perduta per il Mezzogiorno – ha proseguito l’esponente dem - che doveva ricevere il 40% delle risorse e che invece ha visto interventi insufficienti persino a evitare l'ampliamento dei divari. Un'occasione perduta per giovani e donne, indicati come priorità e poi tra i primi a essere sacrificati. Un'occasione perduta per rafforzare la pubblica amministrazione. Questo decreto non rilancia il Pnrr: ne gestisce la fase finale. È un decreto di fine corsa. Il suo cuore politico non è una visione degli investimenti, ma un 'salvare il salvabile'. State allungando la gestione, non completando il lavoro. Il decreto è un omnibus che contiene tutto, Pnrr, coesione, sanità, scuola, giustizia, trasporti, previdenza, industria e questo non è un caso: quando un decreto contiene tutto, significa che manca una linea politica chiara. Il risultato è sempre lo stesso: meno trasparenza, meno controllo parlamentare, più opacità”.
“E intanto – ha concluso Lai - scaricate sui territori il rischio dei fallimenti: Palazzo Chigi annuncia, i Comuni pagano. ANCI denuncia definanziamenti, i sindaci segnalano interventi sociali a rischio. Sulla sanità non governate, contabilizzate. Sulla politica industriale siete assenti: avete tolto 5 milioni al CNR già in sofferenza. E con l'articolo 30 vi riservate la gestione di oltre 1,5 miliardi accantonati, riallocati con un Dpcm senza criteri chiari, senza coinvolgimento del Parlamento, senza trasparenza. State costruendo un fondo significativo per fare politica di bilancio fuori da qualsiasi controllo parlamentare. Questo decreto segna un arretramento politico. Il Pnrr doveva lasciare un'eredità: una pubblica amministrazione più forte, riforme realmente attuate, una capacità stabile di governo dello sviluppo. Questo salto non c'è stato. Era un'occasione storica e non è stata pienamente utilizzata".
“Ho presentato insieme alla collega Maria Cecilia Guerra un’interrogazione al ministro per lo Sport e i giovani per fare piena luce sulla decisione della Figc di affidare, a partire dal 2035, la produzione e distribuzione dell’album delle figurine della Nazionale al gruppo Topps, escludendo di fatto Panini, storica eccellenza italiana e leader mondiale del settore”.
Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera.
“Non si tratta solo di una scelta commerciale - prosegue Vaccari - ma di una decisione che ha un forte impatto simbolico, economico e industriale. Panini rappresenta da oltre sessant’anni un pezzo importante dell’immaginario collettivo legato al calcio. Dalle informazioni disponibili emergono inoltre elementi di criticità nelle modalità con cui l’accordo sarebbe stato approvato perché inserito tra le varie ed eventuali del Consiglio federale, senza un confronto preventivo, senza il parere della Lega Calcio di serie A e senza il coinvolgimento di tutti i soggetti interessati. È necessario chiarire perché non sia stata attivata una procedura realmente aperta e competitiva, capace di garantire piena trasparenza e pari opportunità tra operatori. Ancora più rilevante è il fatto che l’intesa entrerà in vigore solo nel 2035, ma vincola già oggi anche le future governance federali”.
Con l’interrogazione Vaccari chiede al governo se sia a conoscenza della vicenda, quali elementi abbia acquisito in merito ai contenuti e alle modalità del contratto tra Figc e Topps e quali iniziative intenda assumere “per assicurare il rispetto dei principi di trasparenza e libera concorrenza”.
“Trasparenza, correttezza e tutela delle eccellenze italiane non possono essere considerate aspetti secondari. Per questo - conclude Vaccari - continuerò a seguire con attenzione questa vicenda, nell’interesse del sistema sportivo e produttivo del Paese”.
“Sentire la Presidente Meloni parlare di un Made in Italy in ‘ottima salute’ e di una crescita inarrestabile verso gli USA significa ignorare i segnali d’allarme che arrivano ogni giorno dalle nostre PMI. La realtà che vivono i territori è fatta di un rallentamento preoccupante della produzione industriale e di un interscambio che, al netto dei proclami, risente pesantemente dell’incertezza sui dazi e della mancanza di un supporto reale al credito per le imprese che esportano. La propaganda non può nascondere il dato di fatto: senza riforme strutturali, il nostro export sta perdendo terreno.
Il Governo si vanta di successi che appartengono esclusivamente al coraggio degli imprenditori, ma non fa nulla per proteggerli dai costi logistici fuori controllo e dalle tensioni geopolitiche che il sovranismo di Palazzo Chigi non sa gestire. Dire che va tutto bene mentre i distretti industriali segnalano una frenata degli ordini è un atto di negazionismo economico. Il Gruppo PD chiede interventi concreti sulla logistica e una diplomazia economica che non si limiti ai palchi, ma che difenda davvero i nostri prodotti nei mercati globali, a partire da quello statunitense.”
Così Alberto Pandolfo, capogruppo PD in Commissione Attività produttive della Camera
“La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha dato dei numeri che non tornano. I dati Oim pubblicati sulla Stampa denotano un quadro molto preoccupante: nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.
Un dato enorme a fronte del quale ci vuole davvero coraggio per dire che questo governo ‘ha ridotto le morti nel Mediterraneo’! La realtà è tutt’altra cosa.
Le morti in mare sono aumentate e le politiche migratorie del governo sono irresponsabili e violano i diritti umani. La Meloni fa finta di non vedere la situazione nel Mediterraneo, perché le fa comodo non vedere.
Solo poco tempo fa durante il ciclone Harry abbiamo assistito a centinaia di naufraghi dispersi e in quell’occasione abbiamo chiesto come Partito Democratico al ministro Piantedosi di venire in Parlamento a riferire su questi dispersi in mare, ma nessun pervenuto. La verità è che la Meloni e il suo Governo continuano a dire che sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare solo perché non li contano”. Lo dichiara il deputato del Pd, Matteo Orfini, a proposito dell’informativa della Presidente del Consiglio Meloni alla Camera.
“Da Giorgia Meloni oggi in Aula è stato solo un piagnisteo per nascondere i fallimenti. Ha dato la colpa alle opposizioni, alla Magistratura, agli italiani che le hanno bocciato l’attacco alla Costituzione, all’Europa, alle contingenze internazionali, ma è mancato qualcosa contro Trump o Netanyahu. C’è mancato poco che non urlasse anche all’invasione delle cavallette contro il suo Governo”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sull’informativa della Presidente del Consiglio oggi alla Camera.
“Un comizietto stanco e stantio buono (forse) per un tour elettorale, ma molto al di sotto dello standing che il suo ruolo da Presidente del Consiglio, la situazione del Paese e lo scenario globale imporrebbero - prosegue la deputata dem - In pratica se dopo 4 anni dal suo insediamento l’Italia è peggiorata, sul lavoro, sull’economia, sulla sicurezza, la colpa non è sua ma della maledetta sfortuna”.
“Ha descritto un Paese che non esiste ripetendo una solfa che è ben lontana dalla realtà e gli italiani se ne sono accorti. Come giustamente ha detto la Segretaria Elly Schlein, toccherà a noi risollevare il Paese da questi 4 (forse 5, se arriveremo alla fine della legislatura) anni di nulla e disastri” conclude Gribaudo.
Le parole di Giorgia Meloni oggi in Aula certificano un dato politico ormai evidente: il fallimento delle politiche sulla sicurezza del Governo.
Un fallimento che ha un nome e un cognome: Matteo Piantedosi.
La Presidente del Consiglio dicendosi insoddisfatta delle politiche per la sicurezza ha di fatto preso le distanze dal Ministro dell’Interno, scaricandone le responsabilità senza però assumersi fino in fondo quelle dell’Esecutivo che guida. Un tentativo tardivo e poco credibile.
Resta grave e inaccettabile il silenzio del Ministro su questioni che non attengono alla sfera privata, ma riguardano la trasparenza e l’indipendenza dell’azione pubblica. I rapporti che possono aver inciso, o incidere, sull’esercizio delle sue funzioni devono essere chiariti senza ambiguità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Oggi alla Camera Giorgia Meloni ha tentato un discorso da fiducia, senza chiedere la fiducia. Il suo è un libro dei sogni di una realtà che non esiste. Ignora le difficoltà reali delle italiane e degli italiani che non riescono più a fare la spesa perché i salari sono impoveriti, che non riescono a curarsi perché la sanità pubblica è allo sfascio, che non riescono neanche più a fare benzina perché il prezzo del carburante è alle stelle e i provvedimenti del governo sono meno di un pannicello caldo.
Ignora, Meloni, il messaggio chiaro e forte dei 15 milioni di no al referendum che le diceva anche di smetterla di essere vassalla di Trump e Netanyahu da cui, neanche questa volta, neanche davanti al disastro globale che viviamo, prende le distanze con nettezza e determinazione.
Ha accusato di nervosismo le opposizioni, ma il suo è stato un intervento pieno di livore e rabbia verso chi non sta con lei.
Come ha detto la segretaria Schlein, toccherà a noi risolvere i problemi delle italiane e degli italiani. Lo faremo nella prossima legislatura". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.