20/03/2024 - 16:37

“Oggi Gaza è un enorme cimitero, una prigione di morte. Il segretario dell'Onu Guterres ha parlato, ieri, di una "imminente, disastrosa, carestia". Mancano gli aiuti? No: è questo l'intollerabile paradosso. La nostra delegazione, che è arrivata fini a Rafah, ha potuto vedere che ci sono 1500, 2000 camion di aiuti bloccati dalle autorità israeliane. Il governo israeliano usa la fame come arma di guerra, ha dichiarato Josep Borrell. E ha perfettamente ragione. Dovrebbe dirlo anche il governo Meloni, invece di prenderne le distanze. Non mancano gli aiuti, manca il cessate il fuoco e mancano i finanziamenti per riprendere la vita a Gaza.
L’Unione Europea ha sbloccato i finanziamenti all'Unrwa, il Canada e la Svezia hanno fatto altrettanto. Perché invece l’Italia li tiene ancora bloccati? E perché, nel momento più buio per il popolo palestinese, sono stati congelati numerosi progetti a Gaza e in Cisgiordania della Agenzia della Cooperazione italiana allo sviluppo e delle Ong italiane? Su questo attendevamo la risposta del ministro Tajani che invece non c'è stata. Il ministro ha parlato dell’iniziativa Food for Gaza, da realizzare insieme alla FAO, al Programma alimentare mondiale, alla Croce Rossa e alla Mezzaluna rossa. Ma questa è meno di una goccia nel mare dei bisogni della Striscia. Il vero problema è a Rafah, dove il governo israeliano impedisce agli aiuti di passare mentre a Gaza si muore di fame, e dove Netanyahu sta preparando una nuova, sanguinosa offensiva. Tutto questo non è tollerabile, dal punto di vista del diritto internazionale: questi sono crimini e va denunciato con forza anche dal governo che invece continua a tergiversare e a non prendere le distanze da questa carneficina. Ma anche di questo silenzio e di questa inazione, Tajani e Meloni saranno chiamati a rispondere”.
Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, replicando al ministro Tajani durante il question time. Nel presentare l’interrogazione la vicepresidente dei deputati del Pd Valentina Ghio aveva chiesto al governo di illustrare le iniziative messe in atto per il cessate il fuoco nella Striscia di Gaza e per la consegna degli aiuti umanitari, e di chiarire in merito alla sospensione dei fondi destinati alla cooperazione italiana e all’Unrwa.

12/03/2024 - 20:13

"L'Unione Europea, soddisfatta della risposte fornite da Unrwa, l’agenzia dell’Onu per i rifugiati palestinesi, rispetto alle accuse di Israele verso 12 dipendenti che avrebbero collaborato con Hamas nel terribile attentato del 7 ottobre e che sono stati licenziati, ha sbloccato i fondi all'agenzia dell'Onu. Anche il Canada e la Svezia hanno ripristinato i fondi a Unrwa. L'Italia, invece, no. Dopo la missione a Rafah, dove abbiamo preso atto della catastrofe in corso a Gaza e visto con i nostri occhi  1500 camion di aiuti bloccati dalle autorità israeliane mentre dall'altra parte i palestinesi muoiono di fame e di malattie, oltre che sotto le bombe, chiediamo che il ministro Tajani venga a spiegarci perché non ripristina i fondi all’Unrwa. Nessun programma,  e nessun'altra agenzia o entità dell’Onu può sostituire Unrwa che non è solo distribuzione di aiuti: è scuola, è sanità, è logistica, è amministrazione pubblica. E lo è per quasi 6 milioni di profughi palestinesi, non solo quindi a Gaza, in Cisgiordania  ma anche in Giordania, Siria e Libano. E chiediamo, come abbiamo scritto nella lettera alla Presidente Meloni inviata dal valico di Rafah che ad oggi non ha ricevuto risposta, che la premier faccia di più per convincere Netanyahu a porre fine a questa carneficina e che dia seguito alla mozione approvata da questo Parlamento che chiede il cessate il fuoco immediato". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

08/03/2024 - 17:16

Domani, 9 marzo, l'on. Laura Boldrini parteciperà alla manifestazione nazionale indetta dalla Coalizione Assisi pace giusta che si terrà a Roma per chiedere, tra le altre cose, il cessate il fuoco a Gaza e la liberazione degli ostaggi, la fine dell'occupazione dei territori della Cisgiordania e il riconoscimento dello Stato di Palestina.
"Quello che abbiamo visto, con i nostri occhi, al valico di Rafah rafforza la convinzione che non c'è più un attimo da perdere - spiega Boldrini -. Il cessate il fuoco deve essere immediato, così come l'ingresso massiccio di aiuti alla popolazione di Gaza, la liberazione degli ostaggi e l'avvio di una conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente. Ogni iniziativa che promuova tutto questo va sostenuta. Per questa ragione domani parteciperò alla manifestazione di Roma".

05/03/2024 - 11:00

La risoluzione presentata dal Gruppo del partito democratico autorizza la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali Aspides in Mar Rosso, Levante in Medioriente e il proseguimento della missione civile dell'Ue in Ucraina e impegna il governo “a farsi promotore di una azione diplomatica volta a favorire la consegna del materiale di natura umanitaria anche attraverso la creazione di corridoi marittimi verso porti nella Striscia di Gaza e a sostenere un’azione diplomatica, nel quadro di un forte impegno europeo per la de-escalation nel Medio Oriente, il cessate-il-fuoco a Gaza e la pace nell’intera regione”.

Ecco il testo integrale della risoluzione del Pd

La Camera,
premesso che,
con l’entrata in vigore della legge 21 luglio 2016, n. 145, recante disposizioni concernenti la partecipazione dell’Italia alle missioni internazionali, l’Italia si è dotata di uno strumento normativo che ha innovato il procedimento di deliberazione delle missioni internazionali, pur restando nelle funzioni del Parlamento il fondamentale potere di «autorizzare» nuove missioni internazionali o la loro proroga ai sensi dell’articolo 2, comma 2; la legge ha trasferito al Governo, nella fase di programmazione e istruttoria, la scelta delle missioni internazionali da avviare o da prorogare, ma la fase decisionale è rimasta nella disponibilità esclusiva delle Camere che possono negare l’autorizzazione;

l'impegno internazionale che l'Italia profonde ricorrendo alla leva delle missioni militari e degli interventi di natura civile negli scenari di crisi costituisce la necessaria risposta a persistenti minacce di carattere transnazionale ed asimmetrico – il terrorismo, la radicalizzazione, l'insicurezza cibernetica, i traffici illeciti – e a fenomeni di instabilità potenzialmente pericolosi per la pace e la sicurezza della regione euromediterranea;

nell’anno in corso, il quadro geopolitico internazionale oltre ad essere condizionato dal protrarsi dell’invasione Russa dell’Ucraina, che ha riportato un conflitto di natura “tradizionale” in Europa, ha visto aggiungersi lo scoppio della crisi mediorientale a seguito dell’attacco terroristico condotto da Hamas con l’uccisione di oltre 1.200 civili, il perpetrarsi di stupri e torture e, infine, il rapimento di più di 200 cittadini israeliani e stranieri, anche europei, condotti a Gaza come ostaggi;

a seguito degli attacchi terroristici il Premier israeliano Netanyahu ha annunciato un assedio totale della Striscia di Gaza, autorizzando la più grande mobilitazione militare del Paese dalla guerra dello Yom Kippur del 1973, prima nel Nord e successivamente nel Sud della Striscia che ha già comportato l’uccisione di oltre 30mila persone, di cui il 70% minori e donne;

il Medio Oriente si trova a vivere una profonda instabilità politica e militare, con azioni e provocazioni che stanno determinando un'escalation regionale, a partire dagli scontri al confine tra Israele e Libano, dalla Siria; e dagli attacchi nel Mar Rosso da parte dei ribelli yemeniti Houti sostenuti dall'Iran;

al quadro già drammatico e in un’area tradizionalmente caratterizzata da elevata instabilità e volatilità, occorre aggiungere gli attacchi subiti dalle navi mercantili in navigazione nel Mar Rosso da parte di un gruppo armato di ribelli yemeniti filo-iraniano, gli Houthi, che ha trasformato lo stretto di Bab al Mandeb in una tratta a grande rischio per i numerosi attacchi condotti contro navi e mercantili in transito nel Mar Rosso e che sono stati condannati, lo scorso gennaio, dalla risoluzione 2722 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (con 11 voti a favore e 4 astensioni di Russia, Cina, Algeria e Mozambico). Il Consiglio ha chiesto l’immediata cessazione degli attacchi, poiché stanno ostacolando il commercio globale “e minano i diritti e le libertà di navigazione, nonché la pace e la sicurezza regionale”; ribadendo il diritto degli Stati membri, in conformità con il diritto internazionale, di difendere le proprie navi dagli attacchi, compresi quelli che minano i diritti e le libertà di navigazione;

il perdurante e massiccio blocco della libera navigazione sulla rotta di Suez costituisce un attacco sostanziale agli interessi commerciali strategici e alla sicurezza dell'Unione europea e danneggia in modo sostanziale il nostro Paese e gli altri Paesi del Mediterraneo;

difatti, attraverso il Canale di Suez si calcola che passi il 16% delle importazioni italiane. Confartigianato ha stimato che il rischio di attacchi da parte dei ribelli Houthi dello Yemen alle navi che attraversano lo Stretto di Bab el-Mandeb è costato, nel trimestre che va da novembre 2023 a gennaio 2024, 8,8 miliardi di euro in termini di perdite suddivise tra 3,3 miliardi, cioè 35 milioni al giorno, per mancate o ritardate esportazioni, e 5,5 miliardi, vale a dire 60 milioni al giorno, per l’impossibilità di approvvigionarsi di prodotti manifatturieri;

il Consiglio Affari Esteri della UE ha varato ufficialmente in data 19 gennaio 2024 l’operazione EuNavFor Aspides sulla base della proposta formulata da Italia, Francia e Germania al fine di proteggere il traffico mercantile in tutta l’area, da Hormuz a Bab el-Mandeb e fino a Suez;

la missione europea Aspides è pianificata per operare un anno salvo ulteriori estensioni e si coordinerà con l’operazione navale europea Eunavfor Atalanta attiva in funzione anti-pirateria nel Golfo di Aden e Oceano Indiano;

Aspides è configurata come una missione difensiva che prevede l’uso delle armi al solo fine di protezione del traffico mercantile e per intercettare eventuali droni, missili e barchini esplosivi diretti contro le navi;

il quartier generale dell’operazione è situato a Larissa, in Grecia, il comando operativo è affidato al commodoro greco Vasilios Griparis mentre il comando delle forze in mare è assegnato al contrammiraglio Stefano Costantino, imbarcato sul cacciatorpediniere Caio Duilio;

considerando che,

la missione Levante invece è volta ad assicurare la protezione delle forze schierate, in particolare UNIFIL e MIBIL, e sostenere l’evacuazione di contingenti, le NEO di connazionali e di Paesi like minded e la fornitura di aiuti umanitari compreso lo schieramento di una capacità sanitaria. L’area geografica dell’Operazione è la seguente; Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza, Libano, Egitto, Giordania, Cipro, EAU, Qatar e regione del Mediterraneo Orientale;

purtroppo, la situazione umanitaria all’interno della Striscia è al collasso. L’OMS ha definito la striscia di Gaza una zona di morte. Secondo il World Food Programme, nel nord della striscia 1 bambino ogni 6 sotto i due anni soffre la fame. Dal 7 ottobre a Gaza sono entrati circa 10mila camion con aiuti umanitari. Più o meno la quantità che prima della guerra entrava ogni mese. Nelle ultime settimane il numero di convogli che hanno attraversato i valichi di Rafah e Karem Shalom è diminuito. A gennaio è stato negato l’accesso al 56% delle consegne, rispetto al 14% del periodo da ottobre a dicembre;

dunque ribadiamo il nostro appello al governo affinché sostenga ogni iniziativa volta a chiedere un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza, in linea con le richieste avanzate dalle Nazioni Unite, al fine di perseguire la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani e di tutelare l’incolumità della popolazione civile di Gaza, garantendo altresì la fornitura di aiuti umanitari continui, rapidi, sicuri e senza restrizioni all’interno della Striscia- così come già approvato dalla mozione 1/00233 presentata dal Partito Democratico poche settimane fa;
continuiamo ad affermare con forza, soprattutto dinanzi all’avvio di una missione navale europea, che si è registrata fin qui una scarsa assertività e un colpevole ritardo nell’iniziativa diplomatica dell’Unione europea, anche di semplice coordinamento con i tentativi di dialogo promossi dai Paesi arabi, le cui interlocuzioni principali stanno avvenendo con l’Amministrazione americana, come testimoniano le reiterate missioni nella regione del Segretario di Stato Anthony Blinken; 
dopo anni di inerzia, la comunità internazionale e l’Unione europea devono recuperare un ruolo attivo nella risoluzione della crisi in Medio Oriente, seguendo le indicazioni del suo Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, sostenendo le componenti più avanzate delle società israeliana e palestinese, nella ripresa del processo di pace e della soluzione politica dei “due popoli, due Stati”, anche rafforzando le iniziative di dialogo coi paesi terzi dell’area o da essi promosse;
nell’esaminare tale missione Levante, sollecitiamo, inoltre, nuovamente il governo a ripristinare i fondi per le Ong italiane che operano in Palestina e in Israele, così come i contributi nell’anno in corso all’UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), per consentire agli operatori di pace di aiutare concretamente la popolazione sui territori, garantendo altresì l’accesso illimitato alle cure- anche alla luce dello sblocco da parte della Commissione europea di una prima tranche da 50 milioni- di euro degli 82 previsti per il 2024- all'Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi (Unrwa), dopo che, a fine gennaio, aveva sospeso il suo sostegno all’agenzia in seguito alle accuse riguardo il coinvolgimento di 12 membri del personale negli attacchi di Hamas di ottobre scorso;

l’Italia ha, difatti, una lunghissima tradizione di presenza attiva in Palestina, in West Bank come a Gaza, di organizzazioni della cooperazione allo sviluppo, ma la loro attività rischia oggi di arrestarsi a causa dei tagli del Governo italiano: nel 2021, vi erano destinati 15 milioni per i progetti di sviluppo e 5,2 milioni per l’emergenza umanitaria; nel 2022, rispettivamente, 16,3 milioni e 3,6; nel 2023, invece, solo 11 milioni esclusivamente destinati all’emergenza umanitaria, con il conseguente congelamento di dieci progetti a Gaza e in West Bank, proprio nel momento in cui sarebbero stati più necessari;

auspichiamo dunque che il governo preveda ulteriori risorse finanziare, già all’interno della missione stessa, per sostenere l’implementazione degli aiuti umanitari a Gaza, anche attraverso le organizzazioni internazionali a partire da World Food Programme (WFP) e UNRWA, sia recuperando le somme attribuite ad attività di cooperazione e sviluppo per il Medio Oriente per l’anno 2023  e non spese a causa della difficoltà ad operare nel contesto regionale a seguito del conflitto a Gaza,  sia implementando ulteriormente le somme stanziate per le attività di cooperazione civile-militare e per la partecipazione alle iniziative delle organizzazioni internazionali per la pace e la sicurezza;
considerando, altresì, che,
il Partito Democratico ha chiesto al Governo, anche con la mozione 1/00233 approvata lo scorso 13 febbraio, l’impegno a sostenere, all'interno di una cornice europea, con un mandato difensivo definito, a protezione della libertà di navigazione e in dialogo con altri attori regionali, le iniziative volte a garantire la sicurezza marittima nel Mar Rosso, così come sancito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), nel quadro di un forte impegno europeo per la de-escalation regionale e la pace in Medio Oriente;
chiediamo all’Europa un’iniziativa politica più incisiva che, oltre alle missioni previste, attivi tutti i canali diplomatici con l’obiettivo di celebrare – come proposto nelle conclusioni del Consiglio europeo del 27 ottobre 2023 – una Conferenza internazionale di pace che ponga fine al conflitto in Medio Oriente e di promuovere, in tutte le sedi multilaterali, una missione internazionale di interposizione a Gaza, che coinvolga i paesi arabi, sotto l’egida delle Nazioni Unite;

propongono all’Assemblea di autorizzare per il periodo 1° gennaio - 31 dicembre 2024 la partecipazione dell’Italia alle seguenti tre nuove missioni, di cui alla Deliberazione del Consiglio dei ministri del 26 febbraio 2024 (Doc. XXV, n. 2), di seguito riportate:

EUROPA
Partecipazione di personale di magistratura alla missione civile dell’Unione europea denominata EUAM Ukraine (European Union Advisory Mission) in Ucraina (scheda n. 34-bis/2024);

ASIA
Dispositivo militare per il contributo nazionale in esito al conflitto Israele-Hamas – Operazione Levante (scheda n. 13-bis/2024), impegnando il Governo a farsi promotore di una azione diplomatica volta a favorire la consegna del materiale di natura umanitaria anche attraverso la creazione di corridoi marittimi verso porti nella Striscia di Gaza;
Proroga dell’impiego di un dispositivo multidominio in iniziative in presenza, sorveglianza e sicurezza nell’area del Mar Rosso e Oceano Indiano nord-occidentale (scheda 26-bis/2024), impegnando il Governo a sostenere una azione diplomatica, nel quadro di un forte impegno europeo per la de-escalation nel Medio Oriente, il cessate-il-fuoco a Gaza e la pace nell’intera regione.

13/02/2024 - 14:16

 Governo italiano assente, farà sentire la sua voce?

"Oggi l'intergruppo della Camera per la pace tra Israele e Palestina, nel giorno in cui si discutono in Aula le mozioni sul Medio Oriente ha voluto organizzare questo flash mob insieme alle associazioni che lavorano nella cooperazione italiana a Gaza e in Cisgiordania per dire 'basta' ai bombardamenti indiscriminati e per far pressione affinché il governo italiano arrivi a richiedere il 'cessate il fuoco'. Noi oggi voteremo delle mozioni in cui chiederemo il cessate il fuoco a Gaza. Che farà il Governo? Questo è il punto. Ancora non abbiamo sentito una parola chiara e forte da parte del Governo italiano, mentre il mondo intero lo sta facendo. Il mondo intero chiede a Benjamin Netanyahu di fermarsi e il Governo italiano sembra non avere voce. Per questo oggi noi abbiamo voluto farla sentire la nostra voce con questo flash mob". Lo ha detto Laura Boldrini, deputata Pd e componente dell'Intergruppo parlamentare per la pace in Medio Oriente, a margine del flash mob organizzato a Montecitorio.

"Ci sono parlamentari e rappresentanti della società civile. Noi abbiamo voluto ribadire lo stop dei bombardamenti indiscriminati dell’esercito israeliano a Gaza e la necessità di proteggere la popolazione civile perché oggi sono queste le cose più importanti ed impellenti da fare. I tribunali internazionali devono poter lavorare e fare il loro percorso di indagine rispetto ai crimini commessi da entrambe le parti e gli Stati dovranno poi rispettare le risultanze dell'attività giurisdizionale internazionale", ha aggiunto Boldrini rispondendo alle domande dei cronisti.

13/02/2024 - 14:14

“Sostenere ogni iniziativa per un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza, in linea con le richieste dell’Onu, al fine di perseguire la liberazione incondizionata degli ostaggi israeliani e di tutelare l'incolumità della popolazione civile di Gaza, garantendo la fornitura di aiuti umanitari nella Striscia; sostenere un'azione coordinata a livello internazionale, in particolare in seno all’Ue, per promuovere iniziative di de-escalation della tensione in Medio Oriente e con l'obiettivo di celebrare, come proposto nel Consiglio Ue di ottobre, una Conferenza internazionale di pace che ponga fine al conflitto israelo-palestinese, attraverso la soluzione politica dei ‘due popoli, due Stati’, che non può prescindere da un rinnovato ruolo dell’Anp nella costituzione di uno Stato democratico palestinese, che conviva in pace, sicurezza e prosperità accanto allo Stato di Israele, sulla base del principio del reciproco riconoscimento”.

Questi i primi due punti della mozione del Pd sul Medio Oriente che verrà discussa e votata oggi alla Camera. Nel testo si richiede al governo anche di promuovere “una missione internazionale di interposizione a Gaza, sotto egida Onu, che coinvolga i Paesi arabi che possono assumersi la responsabilità della ricostruzione della Striscia” e “il riconoscimento dello Stato di Palestina da parte dell'Ue”. La mozione chiede anche di “sostenere l’Ue nell'attuazione in tempi rapidi delle sanzioni già deliberate contro l’organizzazione terroristica Hamas” e di “adoperarsi affinché l’Ue appronti un pacchetto di sanzioni contro i coloni colpevoli di crimini verso la popolazione palestinese in Cisgiordania, nonché nei confronti delle organizzazioni o degli enti economici che direttamente o indirettamente ne sostengono l'azione”. Chiesto anche il “ripristino dei fondi per le Ong italiane che operano in Palestina e in Israele, così come i contributi nell'anno in corso all'Unrwa” e di “favorire il lavoro di Commissioni d’inchiesta indipendenti per accertare violazioni, da chiunque compiute, del diritto internazionale e umanitario”. La mozione chiede infine di “sostenere, all'interno di una cornice Ue, le iniziative volte a garantire la sicurezza marittima nel Mar Rosso, a protezione della libertà di navigazione e in dialogo con gli altri attori regionali”.

13/02/2024 - 10:43

Oggi 13 febbraio, nel giorno in cui la Camera discute le mozioni sulla crisi in Medio Oriente, alle ore 13.00, in Piazza Montecitorio, si terrà un flash mob 'Cessate il fuoco' delle deputate e dei deputati dell'INTERGRUPPO parlamentare per la Pace tra la Palestina e Israele, con la partecipazione di associazioni che lavorano a Gaza e in Cisgiordania in progetti della Cooperazione italiana. "L'obiettivo è quello di sollecitare il Governo a prendere una posizione chiara e forte per un immediato 'cessate il fuoco' a Gaza e per l'apertura di una conferenza di Pace che ponga fine al conflitto tra i due popoli. Dopo 28mila morti a Gaza, di cui la maggior parte donne e bambini, non si può più restare a guardare. Basta silenzi", affermano in una nota le deputate e i deputati dell'INTERGRUPPO per la Pace tra Palestina e Israele.

03/02/2024 - 17:31

"La lettera di 800 funzionari e diplomatici dell'Ue e statunitensi è una denuncia drammatica. L'accusa è molto chiara: “esiste il rischio plausibile che le politiche dei nostri governi stiano contribuendo a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, a crimini di guerra e persino alla pulizia etnica o al genocidio”. A questo si aggiunge l'allarme, giustificatissimo, per le conseguenze devastanti della sospensione dei finanziamenti all'Unrwa da parte dei maggiori donatori tra cui Usa, Canada e alcuni paesi europei, inclusa l'Italia. Conseguenze che ricadono sulla popolazione civile di tutti i luoghi in cui l’agenzia lavora a sostegno di sfollati e rifugiati palestinesi: dalla Cisgiordania, ai campi profughi in Libano, dalla Giordania, alla Siria, ma soprattutto a Gaza. Nella Striscia 2 milioni e 200mila persone sono chiuse in trappola: non possono neanche scappare, se lo volessero, ogni valico è stato sigillato. E nessuno può entrare se non con il placet dell’esercito israeliano.
Nessun'altra organizzazione è in grado di sostituire il lavoro dell'Unrwa, l'unico ente che può sostenere la popolazione civile, seppure con tutte le difficoltà che ci sono e che si sono moltiplicate in questi mesi di attacchi indiscriminati su Gaza. Chi si occuperà dei 19mila orfani e dei 20mila bambini feriti di Gaza? Chi si occuperà degli aiuti umanitari, pochissimi, che entrano nella Striscia? Chi darà rifugio a 1milione e700mila sfollati?
All'Unrwa lavorano 13mila persone: 12 sono state accusate di aver partecipato all'orribile azione terroristica di Hamas del 7 ottobre, sono state licenziate e ora sono in corso tutte le procedure previste. Ma in questi mesi di guerra sono morti più di 150 dipendenti dell'Unrwa, le sue scuole, diventate rifugio, sono state distrutte, gli ospedali attaccati. Hanno ragione osservatori e giornalisti tra cui Ugo Tramballi che oggi sul Sole 24Ore scrive che sospendere le donazioni a Unrwa rischia di essere un'altra punizione collettiva contro la popolazione palestinese". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.

07/12/2023 - 16:14

"Apocalittica". Così l'Onu definisce la situazione a Gaza nel comunicato diffuso oggi. Le Nazioni Unite spiegano che è quasi del tutto impossibile fornire gli aiuti necessari alla popolazione civile. E' un assedio totale, senza tregua, che sta sterminando il popolo palestinese ormai senza via di scampo: le persone ridotte a topi in trappola non possono neanche scappare dalla Striscia di Gaza perché tutti i valichi sono sbarrati. Circa 1 milione e 800mila sfollati senza che ci sia un luogo sicuro dove rifugiarsi, le strutture dell'Unrwa bombardate nonostante all'esercito israeliano siano note le coordinate geografiche. Scuole, ospedali, strutture civili: Gaza è quasi del tutto rasa al suolo. In due mesi sono morte oltre 16mila persone il 70% delle quali sono donne e bambini. Questa situazione non ha precedenti. Siamo di fronte a crimini di guerra che la comunità internazionale non può tollerare.
La premier Meloni che ha ottimi rapporti con Netanyahu, agisca, faccia qualcosa, intervenga per convincerlo a un cessate il fuoco e a porre fine a questa carneficina. Il terrorismo non si combatte uccidendo migliaia di donne e bambini innocenti. Vi sono altri metodi ben più efficaci. Giorgia Meloni, come ha già fatto il presidente Biden, chieda all'Ue di negare i visti ai coloni estremisti che uccidono i palestinesi in Cisgiordania.
Davanti a una situazione apocalittica come si può rimanere a guardare?" Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo, oggi nell'intervento di fine seduta nell'aula di Montecitorio.

06/12/2023 - 17:25

“Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia vantavano grande amicizia con Nethanyau, con la destra israeliana. Ora questo vi impone una responsabilità. Parlare chiaro. Dire con chiarezza che, se si vuole lasciare aperta una prospettiva di pace, il finanziamento dell’espansione degli insediamenti illegali è inaccettabile. Lo sta dicendo parte importante della società israeliana. Così come è inaccettabile la protezione dell’esercito alle provocazioni, alle umiliazioni dei coloni nei confronti dei palestinesi a cui è impedita persino la raccolta delle olive. Dire che non possono restare impuniti i crimini commessi in West Bank. Ieri il segretario di Stato americano, Anthony Blinken, ha annunciato sanzioni contro i coloni che stanno cercando di far esplodere la Cisgiordania. Facciamolo anche noi, come Italia, come Europa. E non perdiamo di vista Gerusalemme, patrimonio dell’umanità e dimora anche della nostra preziosa comunità cristiana, dove è stata sciaguratamente autorizzata dal Governo israeliano per domani una manifestazione di nazionalisti, che potrebbe sfociare in scontri capaci di incendiare non la Palestina, ma l’intera regione. La pace non può restare una mera invocazione o un espediente retorico che copre l’inerzia e l’indifferenza. Il tempo è adesso”.

Lo ha detto il deputato democratico, Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sugli aiuti umanitari in Medio Oriente.

06/12/2023 - 17:24

“Stiamo facendo tutto quello che è in nostro potere per fermare questo trionfo della morte? Aiuti, nave militare, incontri diplomatici… tutto bene. Ma non sono la risposta a questa domanda. Sono appena rientrato da una missione in Israele e Palestina. Abbiamo incontrato il Presidente israeliano e il Primo Ministro palestinese, le forze politiche e sociali che credono nel processo di pace, le famiglie degli ostaggi e i palestinesi che in Cisgiordania subiscono l’occupazione e l’oltraggio dei coloni. A Gaza non c’è solo è una catastrofe umanitaria, non solo una gravissima violazione del diritto internazionale, ma si sta appannando la differenza tra legittima difesa e punizione collettiva che non distingue tra Hamas e popolo palestinese. La risposta alla domanda iniziale è solo: la tregua. Non solo per ragioni umanitarie, ma anche politiche”.

Lo ha detto il deputato democratico, Giuseppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, intervenendo in Aula dopo l’informativa del ministro della Difesa, Guido Crosetto, sugli aiuti umanitari in Medio Oriente.

“Per sradicare il terrore - ha spiegato - serve tornare alla politica. Mettiamo in campo tutte le nostre relazioni per avanzare una proposta credibile di Pace. Lei ha espresso un giudizio liquidatorio della missione Unifil, dicendo che ‘non ha funzionato’. Ma Unifil è una missione di pace, non deve amministrare la guerra. L’Italia, forte della credibilità guadagnata ad esempio in Libano, deve spingere l’Europa, gli Usa che non vogliono l’occupazione di Gaza, a proporre una forza multinazionale di interposizione, con il protagonismo di quei Paesi arabi che possono avere un ruolo cruciale, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Se vogliamo davvero essere onesti, quando diciamo ‘due Popoli, due Stati’, dovremmo ricordarci sempre che uno Stato ancora non c’è. Questo Parlamento - ha concluso - già nel 2015, aveva votato una risoluzione per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Il tempo è arrivato. Non solo per noi, per tutta l’Europa. Anche come spinta per rilanciare un processo di Pace. Serve uno sforzo diplomatico che purtroppo oggi non vediamo. E domani potrebbe essere troppo tardi”.

30/11/2023 - 19:01

"Le notizie dell'attentato a Gerusalemme da parte di Hamas, nel quale sono morti civili israeliani, l'uccisione dei bambini a Jenin e la volontà di Netanyahu di continuare ad armare i civili nei territori occupati della Cisgiordania, destano molta preoccupazione per la tenuta della tregua che auspicabilmente dovrebbe rappresentare la base per un cessate il fuoco più duraturo.
Ed è altrettanto preoccupante l'annuncio di Netanyahu di voler costruire insediamenti a Gaza dove non esistono più dal 2006.
E' proprio la politica degli insediamenti illegali già presenti su vasta scala in Cisgiordania, una delle ragioni principali dell'insicurezza per gli israeliani e per i palestinesi, come denunciano da tempo sia le associazioni umanitarie palestinesi ma anche quelle israeliane che lavorano nei territori occupati. In una tale difficile situazione è estremamente grave perseverare con pervicacia negli errori. L’unico orizzonte per uscire da questo tunnel di violenza è la prospettiva di istituire lo Stato di Palestina: due popoli due Stati.
Ha ragione il premier spagnolo Pedro Sanchez quando dice che riconoscere lo stato di Palestina, come passaggio fondamentale del processo di pace, va nell'interesse anche dell'Unione europea perché significa creare stabilità in Medio Oriente. Bene l'impegno a lavorare verso questa prospettiva durante la presidenza della Spagna del Consiglio Europeo. Anche l'Italia si attivi in questo senso". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.

29/11/2023 - 18:57

"Mentre assistiamo sollevati alla liberazione dei primi gruppi di ostaggi, la notizia della morte del piccolo Kfir, del fratellino Ariel e della madre Shiri, non può che addolorarci profondamente e lasciarci sgomenti.
Nessun altro bambino e nessun'altra bambina deve perdere la vita. E' per questa ragione che è necessario proseguire sulla strada della tregua, come auspicato da molti in queste ore, del rilascio di tutte le altre persone ancora nelle mani di Hamas e di altre organizzazioni jihadiste, dell'avvio di una conferenza di pace che punti all'attuazione del progetto di due popoli e due stati. Questo passa dalla fine delle ostilità, da un'indispensabile fine del terrorismo di Hamas e delle sue efferate azioni e dalla liberazione dei territori illegalmente occupati in Cisgiordania dai coloni israeliani". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.

22/11/2023 - 20:13

"La pausa umanitaria concordata tra il governo di Israele e Hamas, insieme al rilascio di cinquanta ostaggi, è finalmente una buona notizia, dopo settimane di distruzione, sofferenze e vittime civili.
E' importante, ora, che la pausa venga rispettata da entrambe le parti, che consenta l'ingresso di aiuti consistenti per la popolazione di Gaza e che rappresenti un primo passo verso la fine delle ostilità, il cessate il fuoco e l'inizio di un processo di pace, secondo quanto deliberato dall'Onu già da tempo: fine dell'occupazione israeliana dei territori della Cisgiordania, nascita di uno Stato di Palestina che possa convivere in pace e sicurezza con lo Stato d'Israele.
Non c'è altra via che questa per porre fine a decenni di ingiustizie e di violenze". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.

14/11/2023 - 17:48

"Oggi il ministro degli Esteri Tajani ha riferito alle commissioni Esteri di Camera e Senato sul conflitto tra Israele e Hamas. Ho posto due domande al ministro: una che riguarda la effettiva costituzione dello Stato Palestinese rispetto alle occupazioni illegali in Cisgiordania e l’altra a proposito delle intenzioni del governo italiano rispetto alle indagini della Corte penale internazionale sui crimini commessi da Hamas e su quelli commessi dall’esercito israeliano. Il nostro governo intende collaborare con l'Aja come hanno già annunciato altri Paesi? Su entrambe le questioni la risposta è stata vaga ed elusiva. "Due popoli e due stati"? E' un principio che va affermato, dice Tajani, poi vedremo come applicarlo. Il Ministro omette che sono 30 anni che si parla di questa soluzione: qual è la posizione del governo italiano sull'attuazione? Ancora non c'è? E l'indagine dell'Aja? Il Ministro risponde che l'Italia si esprimerà insieme agli altri stati europei e non porrà ostacoli. Ci mancherebbe che li ponesse! Ma collaborare è un'altra cosa. Lo farà?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.

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