"Le crepe interne alla maggioranza sui temi europei ed internazionali sono evidenti e l'attacco volgare e strumentale al Manifesto di Ventotene, simbolo di democrazia e libertà, serviva a coprire queste gravi divisioni. Si è trattato di un'arma di distrazione di massa per nascondere l'assenza di una visione comune sulle azioni da mettere in campo per il futuro dell'UE sulla difesa europea, sulla risposta ai dazi, e in generale sul rafforzamento dell'autonomia strategica del nostro continente. Per questo, la Premier che voleva fare da pontiere con gli USA si è ridotta ormai a portavoce di Trump a Bruxelles, complice del tentativo di indebolire e disgregare l'Europa. Meloni ha relegato ormai in una posizione di secondo piano l'Italia, rendendola del tutto ininfluente sui tavoli europei ed internazionali, come emerso chiaramente nelle ultime settimane. È questa l'idea di sovranismo che ha la destra?" Lo ha dichiarato l'On. Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee alla camera, a margine del congresso nazionale del PSI a Napoli.
"Calderoli ci riprova con le riforme senza risorse e a danno del sud. Incurante delle indicazioni della Corte Costituzionale ed anche di quanto già segnalato da Svimez e Ufficio parlamentare di bilancio fa circolare una nuova proposta sull'Autonomia differenziata dove le principali novità sono la delega al governo per realizzarla con decreti attuativi per aggirare la sentenza dell’alta corte. E comunque non prevedendo oneri aggiuntivi per lo Stato, promette una riforma a costo zero incurante del fatto che servono risorse importanti per accorciare i divari tra Nord e Sud sulle materie delegate". Lo dichiara in una nota il deputato PD, Silvio Lai.
"Dividere l'Italia anche a costo di aumentare le diseguaglianze - continua il parlamentare dem - è ormai chiodo fisso della Lega e del Governo che durante questa legislatura hanno già dato prova della loro propensione. In realtà tentano con il ministro Calderoli l'ennesima iniziativa propagandistica in vista delle prossime elezioni regionali. Quelli che contano sono i voti anche a costo di inganni e promesse irrealizzabili non certo gli interessi degli italiani che stanno affrontando con fatica la crisi economica a cominciare dalle bollette energetiche e che ora dovranno fare i conti con i dazi di Trump che metteranno in ginocchio migliaia di imprese del nostro Paese con rischi grandi sul fronte occupazionale". "Ma si sa, per Caldoreli e Salvini, di Trump si può dire solo bene perché in sintonia con le derive nazionaliste e sovraniste, contro l'Europa, tanto care alla Lega", conclude Lai.
“L’Art bonus è stata una misura di grande successo negli ultimi dieci anni, con oltre un miliardo di euro di contributi provenienti da privati e un coinvolgimento ampio di soggetti diversi, dalle grandi fondazioni bancarie fino alle piccole donazioni individuali per progetti locali. Oggi, a dieci anni dalla sua introduzione, è necessario rilanciarlo e ampliarlo, coinvolgendo nuovi soggetti e strumenti di sostegno alla cultura”. Lo dichiara la deputata Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in commissione Cultura, che dai canali social dei deputati dem chiede al ministro Alessandro Giuli di venire in Parlamento per fare un bilancio di questi dieci anni e discutere le prospettive future della misura.
“Finora – ha concluso Manzi - abbiamo assistito a un’azione del governo che ha mostrato scarso coinvolgimento del Parlamento. Eppure, un confronto istituzionale potrebbe portare a proposte e sollecitazioni utili per rafforzare e ampliare l’Art bonus, rendendolo accessibile a una platea ancora più ampia di soggetti. Se il ministro della Cultura vuole davvero investire nel settore, perché non estendere il finanziamento ad altri ambiti e realtà culturali, come fatto anche in passato?”.
"Le folli politiche dei dazi di Trump avranno effetti devastanti sulla produzione industriale e sul settore automotive italiano." Lo ha dichiarato il deputato democratico Andrea Gnassi, componente della Commissione attività produttive della Camera, che ieri ha partecipato all’audizione di John Elkann in parlamento. “Il presidente di Stellantis - ha continuato Gnassi - non ha escluso possibili delocalizzazioni proprio negli Stati Uniti per mitigare l’impatto dei dazi sui conti del gruppo. In questo modo, il bilancio di Stellantis forse si salverà – ha sottolineato Gnassi – ma il bilancio per lo stato italiano sarà fortemente negativo, con ripercussioni pesantissime su economia e occupazione. Non c’è più tempo da perdere né possibili ambiguità: Meloni dica da che parte sta e pronunci parole chiare contro i dazi di Trump”.
“Le nuove misure sui dazi annunciate da Donald Trump rischiano di infliggere un colpo durissimo al settore agroalimentare italiano, che esporta negli Stati Uniti il 14% della propria produzione per un valore stimato tra gli 8 e i 9 miliardi di euro. L’imposizione di tariffe aggiuntive sui prodotti italiani, che sono riconosciuti in tutto il mondo per la loro altissima qualità, causerebbe danni irreparabili a migliaia di imprese e alle eccellenze del Made in Italy.” Lo dichiara il deputato Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura, in un’intervista sui canali social dei deputati dem.
“Basti pensare – prosegue l’esponente Pd – al pecorino romano, che destina il 56% della propria produzione al mercato statunitense, o ai vini rossi toscani DOP, con il 40%. Entrambi i settori subirebbero un impatto devastante. Senza dimenticare la filiera del Parmigiano Reggiano, che nonostante una maggiore diversificazione del mercato, conta comunque 233 milioni di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti”.
“L’Italia – conclude Vaccari - da sola non avrebbe la forza necessaria per negoziare con Washington, soprattutto di fronte alle pressioni già esercitate da Trump sul nostro Paese, e rischierebbe di soccombere. È indispensabile un’azione forte e unitaria dell’Unione Europea, che contratti con gli Stati Uniti non una guerra commerciale, ma una politica industriale solida e di lungo periodo che adesso manca al nostro Paese e all’Europa”.
"Le folli politiche dei dazi di Trump, a cui anche oggi Meloni si è ‘inginocchiata’ in Aula, avranno effetti devastanti sulla produzione industriale e sul settore automotive italiano." Lo ha dichiarato il deputato democratico Andrea Gnassi componente della Commissione attività produttive della Camera al termine dell’audizione di John Elkann in parlamento. “Il presidente di Stellantis - ha sottolineato Gnassi - non ha escluso possibili delocalizzazioni proprio negli Stati Uniti per mitigare l’impatto dei dazi sui conti del gruppo. In questo modo, il bilancio di Stellantis forse si salverà – ha sottolineato Gnassi – ma il prezzo da pagare per il nostro Paese sarà altissimo, con ripercussioni pesantissime su economia e occupazione. Non c’è più tempo da perdere né possibili ambiguità: Meloni dica parole chiare sui dazi e se sta con l’Italia o con gli Stati Uniti”.
“Le dichiarazioni del presidente Elkann di oggi a proposito delle auto elettriche confermano quello che diciamo da tempo. Ci troviamo di fronte a politiche sbagliate da parte del governo Meloni che hanno comportato un crollo nelle vendite e acuito alcuni ritardi già clamorosi, come quello del mancato utilizzo dei fondi del Pnrr sulla transizione ecologica oppure alla lentezza colossale con la quale stanno procedendo gli appalti per le installazioni delle oltre 30mila colonnine elettriche nelle aree interne e nel Mezzogiorno. Le politiche scellerate dei ministri Salvini e Urso stanno comportando una continua perdita di occupazione e rischiano di mettere sempre più in crisi l’industria italiana alla vigilia della fase difficilissima dei dazi di Trump su questo settore. Serve ora, subito, un cambio di passo, con la consapevolezza degli errori che sono già stati fatti. Da questo punto di vista, il Partito democratico continuerà ad incalzare il governo in ogni sede istituzionale e nel Paese: l’Italia deve abbandonare il ruolo di Cenerentola d’Europa sulla auto elettriche”.
Così Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo.
"L'audizione di oggi non ha dissipato le incertezze sulla presenza del gruppo Stellantis in Italia. E il 2025 si preannuncia come un anno molto difficile."
Lo ha dichiarato Vinicio Peluffo, capogruppo democratico in Commissione Attività Produttive della Camera, al termine dell’audizione di John Elkann in Parlamento.
"Rispetto al Piano Italia presentato a dicembre – aggiunge Peluffo – non sono arrivate risposte sulla gigafactory, né tantomeno certezze sulla sua effettiva realizzazione. Restano inoltre senza soluzione le gravi difficoltà del marchio Maserati." Secondo Peluffo, gli annunci fatti al tavolo sull’automotive presso il Ministero – e ribaditi oggi in audizione – non si sono ancora tradotti in un piano industriale concreto. "Sul fronte dei costi dell’energia – prosegue – Elkann è stato coerente con quanto già espresso da altri autorevoli esponenti del mondo industriale nel criticare con nettezza le politiche del governo, giudicandole inadeguate a fornire risposte efficaci alle imprese. Infine, il rischio di delocalizzazioni produttive dovute ai dazi desta forte preoccupazione per le possibili ricadute negative sull’economia italiana e sull’occupazione."
“Fino ad oggi abbiamo assistito soltanto ad un atteggiamento di estrema ambiguità da parte del governo Meloni rispetto alle politiche commerciali aggressive condotte dal presidente Trump. Il PD esprime un profondo imbarazzo davanti alle parole della Presidente Meloni utilizzate sul tema dei dazi: prima, urbi et orbi, aveva annunciato che non avrebbe fatto nessuna rappresaglia nei confronti del suo 'amico' Trump. Questa mattina invece, intervenendo alla Camera si è svincolata dalle promesse fatte, affermando che non sta né con Trump, né con l'Europa”. Così il deputato dem Stefano Vaccari, capogruppo PD in Commissione Agricoltura, intervenendo in replica al ministro Urso durante il question time alla Camera.
“Serve una strategia – continua il parlamentare PD - che guardi verso l'Europa come centro del nostro agire e che ci porti ad uscire fuori dalla logica della sudditanza nei confronti dell'alleato americano”. “Come ci conferma il presidente di Confindustria Emanuele Orsini, sarebbe opportuno andare avanti uniti sulle politiche commerciali e industriali, sulla negoziazione dei dazi, sul mercato unico europeo dell'energia e su quello dei capitali”. “Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti hanno raggiunto nel 2023 un valore di 67,3 miliardi di euro ma i dazi americani potrebbero mettere in ginocchio i settori del tessile, della moda, dall'agroalimentare e delle autovetture”, conclude Vaccari.
“La posizione espressa dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, sui dazi imposti dagli Stati Uniti è ambigua e incomprensibile. Davanti a una minaccia concreta per l’economia europea, invece di difendere con fermezza gli interessi dell’UE e dell’Italia, Meloni sembra voler equiparare le responsabilità tra USA ed Europa e avallare le scelte scellerate di Trump. La necessità di evitare una guerra commerciale non può tradursi in inerzia o in soluzioni bilaterali che indebolirebbero l’Unione. L’Europa deve rispondere con unità e determinazione, tutelando la propria economia di fronte a scelte unilaterali che rischiano di penalizzare imprese e cittadini” così una nota del capogruppo democratico in commissione bilancio della camera, Ubaldo Pagano.
“ Presenterò interrogazione a tutela lavoratori e cittadini”
"Se confermato, quanto emerso dall’inchiesta 'Palude' sarebbe di una gravità inaudita. L’idea che negli uffici del Comune di Venezia sia stato creato un dossier contenente i nomi di cittadini, giornalisti, dipendenti ed esponenti politici colpevoli solo di aver espresso critiche all’amministrazione è inquietante e incompatibile con i principi democratici su cui si fonda il nostro Paese", così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico, commenta le recenti rivelazioni.
"Un simile sistema di schedatura, se accertato, costituirebbe una violazione intollerabile dei diritti fondamentali delle persone e del principio stesso della libertà di espressione. Ancora più grave sarebbe la presenza, tra i nomi registrati, di dipendenti comunali, perché ciò implicherebbe anche una possibile intimidazione nei confronti di chi lavora per la città", continua Scarpa. "È indispensabile fare piena luce su questa vicenda: chi ha dato mandato politico per questa operazione? Con quali risorse pubbliche è stata realizzata? Questi interrogativi necessitano di una risposta immediata e chiara da parte dell’amministrazione comunale. Nel frattempo presenterò un'interrogazione al Ministro della Pubblica Amministrazione, a tutela dei lavoratori del Comune e di tutti i cittadini di Venezia" aggiunge la deputata dem, che esprime piena solidarietà a tutte le persone coinvolte. "Chiediamo trasparenza e rispetto delle istituzioni democratiche: la libertà di critica è un diritto, non un reato. Mi unisco dunque alla richiesta avanzata in Consiglio Comunale affinché venga convocata al più presto una commissione per fare chiarezza su questi inquietanti sviluppi" conclude Scarpa.
“A nome del partito democratico un augurio di buon anniversario alla Polizia penitenziaria che oggi festeggia i 208 anni dalla sua fondazione. Un grazie al lavoro delicato e complesso che ogni giorno le donne e gli uomini del corpo svolgono con grande abnegazione e professionalità. L’impegno al miglioramento delle condizioni di vita negli istituti penitenziari, le maggiori risorse, le assunzioni e la formazione servono oggi per garantire alle e agli agenti di polizia penitenziaria di poter operare in migliori condizioni di lavoro” così in una nota la respinge stabile giustizia del Pd, la deputata democratica, Debora Serracchiani.
“Il governo Meloni, che nega i voli di Stato ad un magistrato che ha combattuto la mafia ed è sotto scorta, utilizza i voli di Stato a suo piacimento. Ed è proprio il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ex magistrato, quello più stucchevole, seguito, ça va sans dire, dal ministro tuttofare alle Infrastrutture, Matteo Salvini, il quale è andato persino dal suo amico Orban con il velivolo messo a disposizione da Palazzo Chigi. E’ un andazzo questo a cui bisogna mettere fine. Chiederò delucidazioni, con una interrogazione, alla Presidente del consiglio e al sottosegretario Alfredo Mantovano”. Così il deputato Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti, commentando un articolo del quotidiano La Repubblica sui numeri record dei voli di Stato utilizzati dall’esecutivo.
"Il Rapporto Draghi traccia un quadro per rilanciare un'Europa unita e più forte sia sul piano economico e commerciale che sul piano della difesa. La dimensione nazionale dei singoli Stati non basta più, non è sufficiente per contrastare i dazi di Trump né la sovra capacità produttiva cinese. L'ordine mondiale ha subito repentini cambiamenti e noi dobbiamo trovare una strategia europea comune. Dobbiamo far crescere le nostre aziende facendo crescere contemporaneamente il digitale. Se vogliamo produrre energia, rendendoci indipendenti da Stati terzi, dobbiamo potenziare le fonti rinnovabili e disaccoppiare il prezzo dell’energia elettrica da quello del gas. Abbiamo bisogno di nuovi strumenti per accompagnare gli obiettivi industriali e di decarbonizzazione. Questo Governo non sta facendo abbastanza e in Europa tentenna". Lo ha detto Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive di Montecitorio, a margine dell'intervento di Mario Draghi in Senato.
“La situazione della sanità in Sicilia è grave e preoccupante. Durante il mio sopralluogo presso gli ospedali di Agrigento e Caltanissetta ho potuto constatare in prima persona il collasso del sistema sanitario locale, con carenze di personale medico e sanitario che rendono impossibile garantire un’assistenza adeguata ai pazienti.” Lo dichiara la deputata siciliana del Partito Democratico Giovanna Iacono, intervistata sui social dei deputati dem.
“La distanza tra Nord e Sud nel settore sanitario – ha aggiunto l’esponente Pd - è sempre più evidente e insostenibile. Gli ultimi dati della Fondazione Gimbe confermano le enormi disuguaglianze tra le regioni, con una mobilità sanitaria forzata che obbliga i cittadini del Sud a spostarsi verso il Nord per ricevere cure adeguate. Questo fenomeno non è più una libera scelta, ma una necessità imposta dalla carenza di servizi nelle regioni meridionali. Episodi drammatici si verificano ogni giorno: nella sanità trapanese, ad esempio, pazienti oncologici attendono mesi per un esame istologico, con conseguenze spesso fatali, soprattutto per chi non può permettersi cure private. È inaccettabile che in Italia la possibilità di curarsi dipenda dalle disponibilità economiche. La salute è un diritto universale e deve essere garantita a tutti i cittadini, senza discriminazioni territoriali o economiche.”
“La sanità pubblica – ha concluso Iacono - deve essere una priorità del governo nazionale, che deve smettere con la propaganda e investire seriamente nei servizi sanitari e nelle infrastrutture, colmando il divario tra Nord e Sud. Chiediamo interventi immediati e concreti per garantire a tutti i cittadini italiani un’assistenza sanitaria equa e dignitosa”.