"Chiediamo al Governo se sia a conoscenza di rapporti tra Gioacchino Amico ed esponenti politici e fra lo stesso e Mauro Caroccia, soggetto condannato con sentenza definitiva per reati connessi alla criminalità organizzata riconducibile al clan Senese.
Dalla stampa apprendiamo iche Gioacchino Amico, già condannato per reati comuni e imputato nel procedimento “Hydra”, poiché indicato in sede investigativa quale soggetto di riferimento del clan Senese al Nord, sarebbe oggi un collaboratore di giustizia. Dalle stesse notizie di stampa emergerebbe che vi siano stati rapporti, diretti o indiretti, tra il predetto Gioacchino Amico e alcuni esponenti politici appartenenti a Fratelli d’Italia, rapporti la cui natura e rilevanza richiedono verifiche ai fini della trasparenza e della prevenzione di possibili interferenze. Tutto ciò si aggiunge alla notizia già nota secondo cui la figlia diciottenne di Mauro Caroccia risulta essere stata socia della società Le 5 forchette Srl, costituita insieme ad esponenti di Fratelli d’Italia tra cui l'ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove.
Serve la massima trasparenza per tutelare credibilità e integrità delle istituzioni. Chiediamo quali iniziative l’esecutivo intenda adottare per rafforzare i controlli contro possibili infiltrazioni della criminalità organizzata. In presenza di notizie così gravi non possono esserci ambiguità né zone d’ombra". E' quanto emerge da un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, a prima firma Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, unitamente ai colleghi Simona Bonafè e Federico Gianassi, rispettivamente capogruppo in commissione Affari costituzionali e Giustizia della Camera, per fare luce su presunti intrecci tra ambienti della criminalità organizzata ed esponenti politici.
“Questo dibattito sulle primarie si deve chiudere. E dobbiamo fare una proposta concreta per affrontare la tempesta dei prezzi in arrivo, operando sul campo fiscale e assorbendo lì i margini di lievitazione”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Le primarie - continua Morassut- sono inevitabili. Sono un carburante di mobilitazione popolare. Non possiamo togliere alla gente una facoltà dopo averla meravigliosamente inventata e offerta e scegliere un leader come frutto di accordi di vertice. E non è giusto definirle come un scannatoio. Ci si confronta e poi si converge sul vincente condividendo un arco di valori comuni”.
“Il problema - spiega Morassut - è come le fai. La disciplina che ti dai. E soprattutto se le persone incarnano un programma e non solo delle sensazioni personali. Nel 2016 io feci le primarie per la candidatura a Sindaco di Roma. Ricordo che fui l’unico a presentare un programma organico di trecento pagine. Persi, senza il sostegno delle correnti di allora ma con quello della sinistra interna e di uomini come Eugenio Scalfari. La prima cosa che feci dopo l’esito fu salutare Roberto Giachetti e lavorai con lui nel ballottaggio”.
“Il Pd alle eventuali primarie, fatte così, deve andarci unito e con una sola proposta. Che inevitabilmente deve essere la sua massima espressione. Queste sono le uniche condizioni per avere uno schieramento mobilitato e con la sua legione più grande orgogliosamente in battaglia. La mancanza di una sola di queste condizioni indebolirebbe la coalizione”, conclude Morassut.
“Quello che il governo sta facendo sui fondi del welfare del Pnrr è inaccettabile. Il definanziamento di progetti già avviati rappresenta una rottura unilaterale del patto di fiducia con i Comuni e un colpo durissimo alla rete dei servizi sociali che sostiene quotidianamente persone con disabilità, anziani non autosufficienti, famiglie in condizione di fragilità. Parliamo di risorse europee già assegnate e in molti casi già utilizzate per interventi in fase avanzata: dall’autonomia abitativa per le persone con disabilità, ai servizi domiciliari, fino agli alloggi temporanei per chi non ha una casa. In Lombardia questi progetti sono leve cruciali di inclusione sociale e innovazione territoriale, fondamentali per garantire pari opportunità in un contesto demografico ed economico complesso. Tagliare quasi un miliardo di euro a livello nazionale significa bloccare cantieri sociali già aperti, lasciare i Comuni da soli a coprire spese rendicontate e mettere a rischio la credibilità del nostro Paese nella gestione dei fondi europei. Ed è vergognoso anche il metodo della destra: nessun confronto, nessuna comunicazione preventiva, solo lettere che annunciano decisioni prese altrove e calate dall’alto. Il governo, mentre cerca di distogliere l’attenzione dai propri scandali, dimostra ancora una volta di non essere in grado di gestire il Pnrr, trasformando uno strumento pensato per modernizzare l’Italia in un bancomat per coprire le proprie incapacità. A pagare sono i territori, i Comuni e soprattutto le persone più fragili. La scelta del governo colpisce in modo diretto anche la Lombardia, la regione a maggiore capacità produttiva del Paese, che non può permettersi rallentamenti o passi indietro su progetti che rappresentano un investimento strategico”.
Lo dichiarano i parlamentari del Partito Democratico eletti in Lombardia, Braga, Cuperlo, Evi, Forattini, Girelli, Guerini, Mauri, Peluffo, Quartapelle, Roggiani, Alfieri, Bazoli, Malpezzi, Mirabelli, Misiani, Tajani.
MACCHIA INDELEBILE PER ITALIA
"Il deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati parte della Corte Penale Internazionale è un atto politico e diplomatico di gravità eccezionale, che conferma ciò che avevamo denunciato fin dal primo giorno: la gravità della condotta del governo Meloni che ha scelto deliberatamente di non rispettare i propri obblighi internazionali, rimpatriando in Libia con volo di Stato Almasri, un assassino, torturatore e trafficante di esseri umani ricercato dalla CPI. Avevamo chiesto alla Presidente Meloni di riferire immediatamente in Parlamento per spiegare chi avesse autorizzato quella grave decisione e perché l'Italia avesse scelto di voltare le spalle alla giustizia internazionale. Non è mai arrivata una risposta seria. Oggi arriva invece la risposta della Corte dell'Aia: l'Italia viene deferito per inadempimento ad una richiesta di cooperazione e dunque per violazione dello Statuto di Roma. L'Italia, che ha ospitato la firma di questo Statuto, rischia dunque una condanna formale che sarebbe una macchia indelebile sulla reputazione internazionale del nostro Paese. Il governo Meloni si assumerà anche questa grave responsabilità di fronte alla storia." Lo dichiara Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione politiche europee.
Ieri sera, dall’Ufficio di Presidenza della Camera, mi è arrivata la comunicazione: sono stata sospesa per 5 giorni dai lavori parlamentari.
E anche se trovo scorretto che a un parlamentare venga impedito di esercitare pienamente il proprio diritto-dovere di rappresentanza resto fermamente convinta di quanto fatto.
Vengo dalla terra di Giacomo Matteotti, una terra che conosce il valore della libertà e il prezzo pagato per conquistarla.
Per questo, insieme ad altri colleghi, abbiamo scelto di opporci in modo pacifico a chi voleva condividere spazi istituzionali con CasaPound e gruppi di estrema destra: leggendo ad alta voce gli articoli della Costituzione, dentro le istituzioni.
Abbiamo ricordato a chi si definisce “orgogliosamente fascista” o “orgogliosamente neonazista” che questa Repubblica nasce dal sacrificio di donne e uomini che hanno lottato contro quelle ideologie.
Che questa è la casa di tutti, sì — ma fondata su valori precisi e non negoziabili.Abbiamo difeso e onorato una Costituzione che vieta ogni forma di riproposizione del partito fascista. Se essere sospesa significa aver fatto questo, allora sì: domani lo rifarei. Sempre. A testa alta
“La risposta del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla nostra interrogazione per chiedere al governo di quantificare il danno causato all’economia nazionale con l’introduzione per 3 mesi del contributo nazionale da due euro sui piccoli pacchi extra Ue, inserita nella legge di Bilancio e sospesa solo dopo la battaglia politica e parlamentare che abbiamo portato avanti insieme a operatori e lavoratori, è veramente preoccupante e ci costringe a rafforzare e rilanciare la nostra iniziativa politica per chiedere di cancellare una norma che rappresenta un tradimento del governo contro la logistica italiana. L’esecutivo non solo non risponde, dimostrando di non aver minimamente compreso qual è l’ammontare economico del problema che è stato generato, nonostante i crolli nei volumi nell'aeroporto di Malpensa negli altri scali nazionali e i dati forniti da tutte le organizzazioni di settore. La cosa più grave è che continua a non ammettere l’errore, ma afferma che siamo di fronte solo a ‘un rinvio tecnico per consentire l’adeguamento dei sistemi informatici’. Quindi, la notizia è che il governo non sta minimamente considerando un dietrofront definitivo e dal 1 luglio 2026 il contributo nazionale potrebbe sommarsi agli interventi comunitari, danneggiando tutto il comparto già alle prese con le gravi difficoltà della crisi energetica. Serve un intervento immediato prima che i danni che solo Meloni Salvini e Giorgetti non riescono a vedere continuino a crescere”.
Così Andrea Casu, deputato Pd e vicepresidente della commissione Trasporti, replicando alla risposta del governo al question time in commissione presentato insieme ai deputati dem Barbagallo, Bakkali, Ghio, Morassut e Roggiani, prima firmataria degli emendamenti segnalati e dell’Odg Pd accolto in occasione della conversione del Mille proroghe.
“Il ministro Urso parla di oltre 20 miliardi stanziati per la transizione energetica e, ovviamente, lo fa in miniera fuorviante mentre non risponde sul destino delle imprese che hanno investito sulla base di regole precise e di promesse fatte dal governo che non sono state rispettate. Quelle imprese non stanno ricevendo quanto è stato loro pattuito”. Lo dichiara il deputato PD e Vicepresidente della Commissione Attività produttive, Vinicio Peluffo in replica al ministro Urso durante il Question Time alla Camera.
“Il problema – sottolinea il parlamentare dem - non sono le somme marginali rifinanziate oggi ma il fatto che Transizione 5.0 è stata adottata con con risorse pari a 6,3 miliardi all'inizio, che sono diventate 2,5 con la chiusura anticipata delle prenotazioni d'affido delle imprese. Mentre ci sono nuove promesse, che non si sa come saranno finanziate, migliaia di imprese si trovano con un sostegno parziale rispetto a quanto avevano programmato durante l'investimento. L'instabilità regna sovrana tra ritardi attuativi e nuovi provvedimenti, che con regole complesse, non danno alcuna certezza per le imprese”. “La Transizione 5.0, misura che doveva essere il pilastro della transizione industriale, ora non ha alcuna fondamenta stabile. Urso continua a cambiare le regole a partita in corso, per poi rattoppare gli errori e le mancanze che hanno segnato il suo dicastero e presentarsi in Aula annunciando coperture indefinite. Questo non è governo dell'economia ma gestione del caos”, conclude Peluffo.
“La destra ha respinto il mio emendamento al Decreto Pnrr che chiedeva di rifinanziare il progetto ‘Bellezz@ – Recuperiamo i luoghi culturali dimenticati’: si tratta di una scelta incomprensibile e soprattutto incoerente con gli impegni presi dal governo in Parlamento. Solo pochi mesi fa era stata infatti riconosciuta la priorità di trovare una soluzione per questi interventi, che riguardano 62 Comuni e oltre mezzo milione di cittadini. Parliamo di progetti già pronti, con iter esecutivi conclusi e risorse pubbliche già investite, che oggi vengono di fatto abbandonati”. Lo dichiara la vicepresidente dei deputati Dem Simona Bonafè.
“È inaccettabile promettere risposte nelle sedi istituzionali e poi votare contro quando si tratta di mantenerle. Senza un rifinanziamento e un cronoprogramma certo si rischia di compromettere definitivamente interventi cantierabili, danneggiando territori e patrimonio culturale diffuso. Continueremo a batterci perché il governo rispetti gli impegni assunti e garantisca certezze ai Comuni che hanno creduto in questo progetto”, conclude BonafèPnrr
“Dopo l’approvazione unanime della Camera nell’ottobre scorso, il Senato ha approvato oggi, all’unanimità e in seconda lettura, la proposta di legge a mia prima firma sull’utilizzo delle palestre scolastiche per le società sportive che le usano in orario extracurriculare. Adesso, a tutti gli effetti, il testo è legge dello Stato. Le palestre scolastiche, fatte salve le necessità legate ai piani triennali di offerta formativa, tornano al termine delle lezioni nella piena disponibilità dei loro proprietari (comuni, province, città metropolitane) che le potranno assegnare alle società sportive attraverso apposite convenzioni. La legge permetterà l’utilizzo delle palestre scolastiche anche nei periodi estivi in cui la scuola è chiusa e alle società sportive senza fini di lucro di proporre interventi di ammodernamento e riqualificazione della palestra scolastica, ottenendone l’utilizzo gratuito per un periodo di tempo proporzionale all’investimento. In tanti comuni del nostro Paese questo rapporto funzionava già in modo virtuoso, ma in tantissimi purtroppo no. Questa legge rende finalmente giustizia e ci avvicina a quel diritto allo sport che dal 2023 è richiamato dall’art 33 della Costituzione. Dal deposito della mia proposta è stato un percorso lungo, quasi quattro anni, che con tenacia oggi si completa. Voglio ringraziare i ministri dello sport e dell’istruzione, i rispettivi uffici legislativi e tutte le colleghe e colleghi deputati e senatori che nei lavori di commissione hanno, in maniera trasversale, contribuito a restituire spazi pubblici che sono ossigeno per migliaia di società sportive” così il deputato democratico e responsabile nazionale sport del Pd, Mauro Berruto, commenta l’approvazione definitiva della sua proposta da parte del Senato.
"Il Governo Meloni nega definitivamente ogni tipo di compensazione per il rigassificatore di Piombino. E’ l’ennesima giravolta di una destra che non mantiene gli impegni e penalizza la Toscana. Si tratta di una decisione gravissima perché legata alla proroga ‘sine die’ già varata dalla maggioranza sulla presenza dell’impianto bel porto della città e che taglia ben 870 milioni di euro che avrebbero riqualificato il territorio e portato crescita economica e sociale. Siamo perfettamente consapevoli che in questa fase di crisi internazionale il rigassificatore rappresenta un elemento irrinunciabile per l’approvvigionamento energetico di famiglie e imprese, ma rinnovare la concessione senza prevedere nessuna compensazione, dopo tre anni di attesa, tradisce tutta l’arroganza e l’incapacità di un governo ormai allo sbando”: così i deputati del Pd Emiliano Fossi e Marco Simiani.
"La pena di morte riservata solo ai palestinesi condannati per terrorismo e approvata ieri dalla Knesset è un atto gravissimo. E' la conferma definitiva, se ce ne fosse ancora bisogno, che Israele ha istaurato un regime di apartheid in cui ai palestinesi viene riservato un trattamento diverso e più degradante, in qualsiasi ambito.
Non si tratta semplicemente di "un passo indietro", come ha dichiarato l'UE: siamo di fronte all'ennesima forma di persecuzione, la più violenta, contro i palestinesi.
Essere condannati per terrorismo e accusati di avere ucciso altre persone "con l'intento di negare l'esistenza dello Stato di Israele", come recita la legge approvata dal parlamento di Gerusalemme, è per i palestinesi molto più probabile che per chiunque altro.
La comunità internazionale tutta chieda il ritiro immediato di questa legge e la cessazione di qualsiasi atto discriminatorio nei confronti dei palestinesi, a partire dall’annessione della Cisgiordania e dal genocidio a Gaza". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il sequestro operato dalla Guardia di Finanza al porto di Ancona - 314.000 munizioni e oltre 10 milioni di detonatori pronti a essere imbarcati su una nave passeggeri, diretti a Cipro attraverso false dichiarazioni doganali - non è una notizia che si può archiviare come un caso isolato. È l'ennesima, gravissima spia di un sistema che non funziona, e che questo Governo continua a ignorare con un'indifferenza che definiamo inaccettabile.
Non si tratta di un episodio nuovo. Chi ha memoria sa che già nel 2011, in piazza Tahrir, dopo gli scontri tra manifestanti e forze armate egiziane, vennero ritrovati bossoli di munizioni prodotte dalla Fiocchi di Lecco, una delle principali aziende italiane del settore. E sa anche che per oltre dieci anni le effettive spedizioni di munizioni militari della Fiocchi non risultarono mai riportate nella Relazione della Presidenza del Consiglio: le autorizzazioni c'erano, ma mancava il riscontro dell'Agenzia delle Dogane. Una «stranezza», come la definì l'Osservatorio OPAL, che avrebbe dovuto far scattare controlli e risposte immediate. Più di recente, nel gennaio 2022, le dogane senegalesi sequestrarono tre container con munizioni militari prodotte dalla Fiocchi, a bordo di una nave cargo partita dal porto di La Spezia, sollevando interrogativi rimasti senza risposta sulle autorizzazioni rilasciate dalle autorità italiane.
Oggi siamo di fronte a un nuovo capitolo della stessa storia. E il silenzio del Governo è assordante.
Viviamo in un Paese in cui cittadine e cittadini sono angosciati dai conflitti che bruciano ai confini dell'Europa e oltre; in cui la violenza, soprattutto contro le donne, non accenna a diminuire; in cui le forze dell'ordine sono sotto organico e il territorio è presidiato in modo insufficiente. In questo contesto, scoprire che dall'Italia escono - lecitamente o illecitamente - quantità industriali di munizioni ed esplosivi verso destinazioni opache, senza che il Governo muova un dito per istituire controlli seri e sistematici, è qualcosa che ci indigna profondamente.
C'è poi un'altra anomalia che non può continuare ad essere ignorata: in Italia i cacciatori e i praticanti di sport del tiro non superano le 600.000 unità, eppure i porto d'armi rilasciati sono circa 1.500.000. Una sproporzione che da sola varrebbe un'interrogazione urgente. Ma niente: silenzio anche su questo.
Chiediamo al Governo di uscire dall'inerzia. Chiediamo risposte chiare su chi sono le società italiane coinvolte nel caso di Ancona e se operavano con regolari licenze. Chiediamo che venga fatta luce sul reiterato opaco flusso di munizioni italiane verso Paesi a rischio, a partire dai precedenti che coinvolgono Fiocchi. Chiediamo una revisione urgente del sistema di autorizzazione e controllo sull'export di materiale esplodente e munizionamento.
Non è più tempo di minimizzare. I giovani e gli italiani sono per il no alle armi. È tempo per il governo Meloni di assumersi le proprie responsabilità e garantire rispetto e obbedienza alla loro volontà”. Lo dichiarano le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino che hanno presentato una interrogazione al governo in tal senso.
"L'evoluzione della vicenda della Bisteccheria di cui era socio fondatore l'ex sottosegretario Delmastro, sta assumendo aspetti inquietanti. Che Miriam Caroccia e il padre, Mauro, già condannato perché prestanome del clan Senese, siano indagati per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa rende definitivamente evidente che definire "leggerezza" la decisione di Delmastro di diventare socio è tutt'altro che realistico.
Meloni ha il dovere di rispondere alle domande che l'opposizione e gli italiani ripetono da settimane: cosa sapeva? Cosa ha coperto? Cos'altro dobbiamo aspettarci da questa losca storia?
No, "leggerezza" non è una risposta accettabile. Non lo era prima delle dimissioni di Delmastro e non lo è, a maggior ragione, alla luce delle ultime notizie". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il taglio retroattivo al credito d’imposta Transizione 5.0 rappresenta un grave danno per le imprese italiane che avevano programmato investimenti sulla base di impegni assunti dal Governo solo pochi mesi fa. Ridurre a un terzo le risorse promesse mina la competitività del nostro sistema produttivo in un momento già estremamente complesso. Colpisce moltissimo la Lombardia, dove si concentra una parte decisiva degli investimenti in innovazione e transizione energetica. Qui il definanziamento scelto dal Governo rischia di produrre un contraccolpo ancora più pesante, mettendo a rischio piani aziendali, occupazione e competitività. Ancora una volta la destra dimostra di non avere una strategia industriale e di modificare le regole solo per coprire le proprie criticità di bilancio. Il Partito Democratico lavorerà in Parlamento affinché vengano immediatamente ripristinate le risorse tagliate”.
Così la deputata Silvia Roggiani, dell’Ufficio di Presidenza del Partito Democratico alla Camera.
Governo sostenga il loro operato con risorse adeguate
“Questa mattina all’alba un blitz dei Carabinieri di Caserta e Napoli, oltre 150 militari più unità cinofile, ha portato all’arresto di circa 23 esponenti riconducibili al clan dei Casalesi.
L’operazione di oggi dimostra l’efficacia del lavoro coordinato tra magistratura e forze dell’ordine, a cui va il nostro più sentito plauso e ringraziamento”.
Lo dichiarano in una nota congiunta Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Difesa della Camera, e Sandro Ruotolo, europarlamentare e responsabile Informazione del Partito Democratico
“Il contrasto alle mafie – aggiungono i dem – deve restare una priorità assoluta delle istituzioni, non solo sul piano repressivo ma anche su quello della prevenzione, della trasparenza e della tutela dell’economia sana. È per questo che riteniamo fondamentale che il Governo sostenga con risorse adeguate chi ogni giorno è in prima linea in questa dura battaglia.
È necessario investire in legalità, lavoro e diritti, per sottrarre definitivamente spazio e consenso alle organizzazioni criminali e mafiose che ancora oggi attanagliano i nostri territori contribuendo ad impoverirli”.