“La Legge di Bilancio del Governo è una manovra che rinvia le risposte e non affronta le vere priorità del Paese.”
Lo dichiara Gian Antonio Girelli, deputato del Partito Democratico.
“Mancano scelte strutturali sulla sanità pubblica e sulla prevenzione. Al di là degli annunci, non vi è un reale rafforzamento del Servizio sanitario nazionale: come evidenziato anche dalla Fondazione GIMBE, la spesa sanitaria cresce in valori assoluti ma continua a ridursi il suo peso sul PIL, segno di un progressivo definanziamento.”
“Non ci sono risorse adeguate per il trasporto pubblico locale, che è una leva fondamentale per la coesione sociale, per il diritto alla mobilità e per la transizione ambientale. Così come risultano deboli e frammentari gli interventi su ambiente e politiche climatiche.”
“Preoccupa inoltre l’assenza di un vero sostegno agli investimenti produttivi e all’innovazione: le imprese, in particolare le piccole e medie, non trovano in questa manovra strumenti capaci di accompagnare la crescita e affrontare le difficoltà economiche.”
“Completamente dimenticate sono le aree interne e la montagna, che avrebbero bisogno di politiche dedicate per contrastare spopolamento, isolamento e carenza di servizi. Una mancanza grave, che accentua i divari territoriali.”
“Sul fronte sociale, la manovra non offre risposte concrete alle famiglie, ai giovani e alle donne: non vi sono misure strutturali per la casa, per l’occupazione femminile e giovanile, né una visione chiara sul tema delle pensioni, su cui emergono peraltro evidenti divisioni all’interno della stessa maggioranza di Governo.”
“Il Governo ha accolto, seppur con una riformulazione, un nostro ordine del giorno sulla povertà alimentare: un segnale positivo, ma insufficiente se non inserito in una strategia complessiva che affronti lavoro povero, salari bassi e perdita di potere d’acquisto.”
“Questa Legge di Bilancio – conclude Girelli – manca di una visione di sviluppo equo e sostenibile. Servivano scelte coraggiose su sanità, lavoro, trasporti, ambiente e coesione territoriale. Il Partito Democratico continuerà a battersi perché queste priorità tornino al centro dell’agenda politica.”
“La farsa è durata anche troppo. Nell’informativa resa oggi in Consiglio dei Ministri, il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha messo in scena l’ennesima supercazzola, rinviando ancora una volta qualsiasi decisione chiara sul futuro della centrale di Cerano. Un rinvio che equivale a una scelta precisa: la chiusura definitiva dell’impianto. La decisione peggiore, ignorando completamente questioni decisive come il futuro dei lavoratori dell’indotto e il destino dell’esperienza industriale di Brindisi. Il Governo sta portando avanti, attraverso le sue partecipate Enel ed Eni, la più grande operazione di de-industrializzazione mai subita dal territorio brindisino". Così in una nota il deputato pugliese del Pd, Claudio Stefanazzi.
"È in atto un vero e proprio abbandono della città e di un intero sistema imprenditoriale - continua il parlamentare dem - cresciuto per decenni attorno a due colossi pubblici, senza uno straccio di strategia alternativa, senza garanzie occupazionali, senza certezze sul futuro. Tutto avviene nell’assoluta incertezza e in totale spregio delle legittime aspettative dei cittadini brindisini".
"Dopo aver spremuto questo territorio per anni, dopo averne condizionato ambiente e salute, oggi lo Stato saluta e se ne va, senza nemmeno sentire il dovere di ringraziare. È una pagina indegna. Vergogna è l’unica parola che viene in mente", conclude Stefanazzi.
“Tra caro prezzi e aumento della pressione fiscale, il governo Meloni tradisce le promesse fatte agli italiani. L’Esecutivo è interessato solo al proprio consenso, ma continua a mentire sui risultati: la pressione fiscale è aumentata, non ci sono riforme e non esiste una strategia per sostenere famiglie, lavoratori e imprese. La aspettiamo in Parlamento per rispondere alle domande dei cittadini e spiegare le proprie scelte. Quella presentata dal governo è la legge di bilancio più debole dal 2014: poche risorse, frammentate in interventi temporanei e disorganici, senza una strategia di medio-lungo periodo. La quarta manovra segna il fallimento definitivo del governo Meloni: salari bassi, servizi pubblici indeboliti, povertà crescente e industria in crisi. Non c’è crescita, non c’è giustizia sociale, non c’è futuro. Questa legge di bilancio non è solo sbagliata: è la prova che la destra non è in grado di governare il Paese”. Così Virginio Merola, capogruppo Pd nella commissione Finanze della Camera dei deputati.
Credo che tutto quello che si sta approfondendo sul caso di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori dovrebbe rimanere coperto dalla massima riservatezza e protetto dalla comprensibile ma non positiva diffusione di notizie sui fatti e sulle persone sottoposte a a indagini dalle procure o ad approfondimenti della Commissione parlamentare. Personalmente sono sconcertato anche se non sorpreso della facilità con cui certe cose filtrano e dall’eco che assumono. Questa vicenda ha generato una enorme letteratura che ha stravolto, distorto, deformato tante situazioni, il ruolo di personaggi e mondi. Se si vuole giungere ad illuminare almeno una parte della verità bisogna agire con molta misura altrimenti è tutto inutile”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Quella sull’oblio oncologico doveva essere una svolta di civiltà. Doveva cancellare una discriminazione odiosa, restituire dignità a chi ha attraversato la malattia e ha il diritto di tornare a vivere senza marchi addosso. E invece, a due anni dall’approvazione della legge, siamo di fronte a una vergogna istituzionale”, così dichiara Marco Furfaro, esponente della segreteria Pd, in merito all’assenza dei decreti attuativi sull’oblio oncologico. “La legge esiste. I diritti, sulla carta, anche. Ma i decreti attuativi, tra cui quello del Ministero del Lavoro, non arrivano. Significa che milioni di persone continuano a pagare sulla propria pelle l’inerzia dello Stato: mutui negati, assicurazioni rifiutate, adozioni impossibili, ostacoli sul lavoro”. “È indegno di un Paese che si definisce civile. Ma soprattutto, è una responsabilità politica enorme. Ogni giorno che passa senza quei decreti è un giorno in cui lo Stato volta le spalle a chi ha già pagato un prezzo altissimo”. “Il governo la smetta di nascondersi dietro la burocrazia e faccia immediatamente ciò che è suo dovere fare. È in gioco la dignità di milioni di persone”.
“La maggioranza è ancora nel caos. Litigano su ogni passaggio senza un testo definitivo a dieci giorni dall’esercizio provvisorio. Manca una linea politica chiara: la Lega è divisa, Fratelli d’Italia ha perso la bussola, Forza Italia del tutto marginale. Il risultato è una legge di bilancio confusa e contraddittoria. Sulle pensioni il Governo tradisce completamente le promesse fatte agli italiani. Salvini e Meloni avevano promesso di superare la legge Fornero, oggi fanno l’opposto: la peggiorano. Tra nuovi paletti e tagli l’età pensionabile viene spinta sempre più in alto. Altro che ‘quota 100’: si va verso ‘quota 110’. Nel frattempo arrivano norme sbagliate che penalizzano chi è in regola, premiano furbi e morosi e aprono valanghe di ricorsi, come nel caso dei condomìni e del riscatto della laurea, svuotato di valore dopo che migliaia di cittadini hanno pagato contributi veri allo Stato. La fiducia nello Stato è messa seriamente in discussione” così la capogruppo democratica alla Camera, Chiara Braga.
“Ho presentato un’interrogazione parlamentare al ministro Piantedosi sugli interventi di ordine pubblico e di sicurezza che nelle ultime settimane hanno colpito alcuni quartieri popolari di Milano, in particolare a San Siro, al Giambellino e in via Quarti”. Lo dichiara Lia Quartapelle, che aggiunge: “La sicurezza è un diritto di tutti, ma non può essere costruita lasciando bambini, anziani e persone fragili al buio e senza assistenza. Il distacco di luce e gas senza preavviso e senza il coinvolgimento dei servizi sociali non è legalità, è una gestione sbagliata dell’ordine pubblico. Sicurezza e legalità devono andare insieme alla coesione sociale. Per questo ritengo necessario un incontro urgente con il Prefetto di Milano, insieme al Comune e ai Municipi coinvolti, per chiarire quanto avvenuto e definire modalità di intervento che garantiscano sicurezza, rispetto delle leggi e tutela delle persone più vulnerabili”, conclude Quartapelle.
“L’abolizione della legge Fornero era uno dei cavalli di battaglia di Salvini e Meloni. Oggi, quelle promesse affondano definitivamente nella legge di bilancio in discussione al Senato. Con un emendamento dell’ultimo minuto, il Governo cancella Opzione Donna e Quota 103, allunga fino a sei mesi i tempi per l’accesso alla pensione e interviene in modo penalizzante sul riscatto della laurea ai fini pensionistici”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, sottolineando che “nel tempo di una notte, senza confronto e senza trasparenza, l’esecutivo scarica su lavoratrici e lavoratori il prezzo delle proprie inefficienze, smentendo clamorosamente gli impegni assunti davanti al Paese”.
“È l’ennesima dimostrazione – conclude Di Biase – di un Governo incapace di mantenere le promesse fatte agli italiani, che utilizza la legge di bilancio per smantellare diritti delle giovani generazioni e dei lavoratori ”.
“Ancora una bocciatura della Corte dei Conti per il Ponte sullo Stretto di Messina. Come scrive Il Foglio online, i giudici contabili evidenziano un inscindibile nesso tra il decreto interministeriale e la delibera del Cipess, già bocciata il 17 novembre per profili giuridici, tecnici e ambientali: vista l’inefficacia di quest’ultima, si deve concludere per la non conformità a legge anche del decreto medesimo. Un fallimento su tutta la linea per il governo. Questa opera continua a dimostrarsi un progetto dannoso, costoso e lontano dalle reali esigenze dei cittadini e del Mezzogiorno. Non ha senso continuare a inseguire un’opera che rischia di consumare miliardi di denaro pubblico senza benefici chiari per le comunità, alimentando solo spese faraoniche e propaganda politica. Visto che il governo sta di fatto riscrivendo proprio in queste ore la manovra, proponiamo una scelta diversa e concreta: mettiamo definitivamente una pietra sopra a questo progetto nefasto e ridiamo i 5 miliardi del Fsc alla Sicilia e alla Calabria per le reali urgenze infrastrutturali.” Così il capogruppo del Pd nella Commissione Trasporti della Camera, Anthony Barbagallo.
“Colpiscono e preoccupano le parole pronunciate oggi dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana sul referendum costituzionale. La terza carica dello Stato annuncia come certa la data di marzo, ben sapendo che la questione del calcolo dei termini e della definizione della data è tutt’altro che pacifica ed è oggetto, in queste settimane, di un evidente interventismo del Governo che spinge per un’anticipazione forzata. Che il Presidente della Camera si spinga a indicare apertamente marzo come data del referendum non è un fatto neutro. È una presa di posizione che rischia di legittimare una lettura politica e governativa di un passaggio che dovrebbe essere rigorosamente istituzionale e regolato dalle prerogative costituzionali, non da dichiarazioni anticipate. Ancora più sorprendente è sentire il Presidente del Parlamento parlare di “esercizio di democrazia” senza alcun riferimento al ruolo del Parlamento stesso, che su questa riforma è stato di fatto esautorato” così la deputata democratica, responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
"L'annuncio del Ministro Giorgetti sul parziale definanziamento delle risorse per il Ponte sullo Stretto al fine di tamponare il buco di bilancio causato dalla 'catastrofica' gestione di Industria 4.0, è la confessione di un doppio fallimento da parte di questo Governo. Da mesi, come Partito Democratico, chiediamo chiarezza e trasparenza su un'opera bloccata dalle criticità sollevate persino dalla Corte dei Conti. Oggi scopriamo che non solo non esiste un progetto credibile e finanziabile, ma che i fondi previsti per il Ponte vengono usati come bancomat per coprire gli errori su altre partite. Siamo di fronte a un'operazione di maquillage contabile che non ingannerà i cittadini: il Ponte si sgonfia, ma il Sud resta a mani vuote". Così Anthony Barbagallo, capogruppo PD in Commissione Trasporti della Camera e segretario regionale del Pd Sicilia.
"Il Partito Democratico chiede con forza che - prosegue - si faccia chiarezza sulla reale entità del definanziamento e, soprattutto, sulla sua destinazione. Abbiamo presentato un emendamento che è un atto di giustizia politica: le risorse tolte al Ponte non possono restare in una generica disponibilità, ma devono essere immediatamente riassegnate in favore delle infrastrutture e dello sviluppo di Sicilia e Calabria. È inaccettabile che - conclude - il Governo Meloni abbia già sottratto a queste regioni i vitali fondi FSC. Rimettere ora quei soldi sul piatto per finanziare opere strategiche e la mobilità dei cittadini, anziché lasciarli evaporare in capitoli di spesa generici, è l’unica mossa seria e istituzionale rimasta”.
“La decisione del Consiglio di Stato di sospendere l’efficacia della sentenza del Tar Lazio sull’inserimento delle composizioni orali a base di cannabidiolo nelle tabelle dei medicinali stupefacenti rappresenta un passaggio di grande rilievo, che conferma la delicatezza e la complessità delle questioni giuridiche e normative in gioco. Il Supremo giudice amministrativo ha riconosciuto il grave pregiudizio economico e occupazionale che l’immediata esecuzione della sentenza avrebbe determinato e ha ritenuto necessario un approfondimento nel merito delle censure sollevate, anche con riferimento ai profili di diritto costituzionale ed eurounitario. In attesa della definizione del giudizio di merito, fissato per il prossimo anno, è ora indispensabile che il Governo assuma un’iniziativa politica responsabile, finalizzata a garantire certezza del diritto e continuità operativa a un settore legale che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori”.
Così la capogruppo del Pd in commissione Agricoltura alla Camera, Antonella Forattini.
“Non può essere lasciata all’incertezza interpretativa o al contenzioso giudiziario - aggiunge - la regolazione di una filiera che incrocia agricoltura, manifattura, innovazione e occupazione. Il principio di precauzione deve essere applicato in modo proporzionato e fondato su evidenze scientifiche, senza tradursi in un blocco generalizzato delle attività economiche. La sospensione disposta dal Consiglio di Stato consente oggi alle aziende di proseguire l’attività. Spetta ora alla politica fare la propria parte - conclude- evitando che l’attesa del giudizio di merito si trasformi in un prolungato vuoto normativo”.
Lunedì 15 dicembre nell’Aula dei Gruppi, Via di Campo Marzio n.78, alle ore 9,30 conferenza sulla Governance Spazio.
Lo spazio non è più soltanto un ambiente da esplorare, ma è diventato un dominio strategico, con implicazioni fondamentali per la difesa e la sicurezza. Le tensioni internazionali, così presenti sulla Terra, rischiano di trasferirsi nello Spazio.
L’intasamento delle orbite spaziali determinato dal crescente numero di satelliti, circa 11.000, e dalla quantità di detriti, circa 40.000 di dimensione superiore a 10 cm e milioni di dimensione inferiore, che viaggiano a velocità che possono toccare i 28.000 km/h con rischi rilevanti per i prossimi voli spaziali, richiede nuove regolazioni concordate a livello internazionale.
Entro il prossimo decennio si prevedono da 80 a 100 nuove missioni lunari, ma non abbiamo regole condivise sulla cooperazione o per lo meno sulla competizione non aggressiva per l’utilizzazione delle risorse spaziali.
I cambiamenti richiedono una nuova visione, nuove regolazioni e un approccio aggiornato ai temi che oggi definiscono il panorama geopolitico globale.
Se ne discuterà con alcuni dei maggiori esperti alla Camera lunedì 15 dicembre, dalle ore 9.30 alle ore 12.30, presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari.
“La maggioranza va in confusione in commissione Attività produttive alla Camera sugli emendamenti delle opposizioni sulla filiera moda che mirano a cancellare lo scudo penale introdotto in Senato al disegno di legge sulle PMI che ‘assolve’ i committenti da qualsiasi responsabilità rispetto a quello che accade nella filiera produttiva delle aziende della moda. La destra, dinnanzi alla nostra opposizione e alle nostre richieste di modifica del provvedimento, si è detta oggi disponibile ad approvare un ordine del giorno che favorisca future modifiche, ma non a modificare il testo per una questione di tempi ristretti. Prendiamo atto del mezzo dietro front della maggioranza, ma la destra ha perso credibilità per proporre all’ultimo minuto un odg, ribadiamo che se c’è la volontà, c’è tutto il tempo per modificare il Ddl alla Camera e di approvarlo poi definitivamente al Senato entro l’anno. La destra si faccia un esame di coscienza e depenni questo vero e proprio colpo di spugna, che ha l’unico effetto di penalizzare le imprese artigiane più serie della filiera e favorire chi sfrutta i lavoratori, compresi caporali e organizzazioni criminali. Lo sfruttamento non può e non deve essere legalizzato, a maggior ragione in un settore di alta qualità come la moda”.
Così i deputati democratici Christian Di Sanzo (componente della commissione Attività produttive) e Arturo Scotto (capogruppo dem in commissione Lavoro).