“L’ennesimo episodio intimidatorio contro il centro sociale ‘La strada’, che si trova nel quartiere Garbatella di Roma, danneggiato da un ordigno artigianale nella notte tra il 14 e il 15 maggio, desta profonda preoccupazione. Nel Paese e a Roma si moltiplicano gli attacchi contro sedi di partiti politici, movimenti, associazioni che lavorano nel sociale. C’è un clima pesante dovuto a uno scontro politico che trascende la normale dialettica e fomenta episodi di violenza”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Un clima, dispiace dirlo, fomentato anche da molti esponenti dell’attuale maggioranza - spiega Morassut - che non perdono occasione per additare i centri sociali alla stregua di covi di criminali, quando sono luoghi in cui si fa cultura e si organizzano iniziative di solidarietà. Esponenti dell’attuale maggioranza che non rinunciano ad utilizzare espressioni dispregiative che erano molto in voga in quegli anni anni violenti di cui ancora portiamo le cicatrici: parole come ‘sinistri’, ‘zecche’ e altre definizioni che rischiano di aizzare gruppi estremisti”.
“Mi appello alla presidente del Consiglio e ai partiti della maggioranza - conclude il deputato dem - chiedendo di abbassare i toni prima che qualcuno passi dagli atti di vandalismo a qualcosa di più grave”.
“La decisione del TAR del Lazio di annullare il decreto ministeriale sulle aree idonee per le energie rinnovabili cancella tutto il lavoro fatto dalle Regioni fino ad oggi e crea di fatto un imbarazzante e pericoloso vuoto normativo che non deve sfociare in un ulteriore centralismo autoritario”. Così in una nota congiunta Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio, Leonardo Marras, assessore alle Attività produttive della Regione Toscana e Francesco Limatola, presidente della Provincia di Grosseto.
“Proprio ieri la Regione Emilia-Romagna aveva infatti legiferato una propria legge in merito e la Toscana aveva in previsione la prossima settimana i passaggi nelle Commissioni consiliari prima di andare in Consiglio regionale: in sostanza viene vanificato un lavoro di concertazione andato avanti per mesi con la Giunta e il Consiglio regionale toscano, sui territori. Il governo ha due mesi di tempo per rivedere le proprie scelte e definire meglio la cornice entro la quale i privati possano legittimamente operare e le istituzioni locali salvaguardare il paesaggio e le proprie specificità ed eccellenze paesaggistiche”.
“Il rischio che vediamo in questa fase è quello di un accentramento statale che vincoli e limiti la potestà decisionale regionale e renda omogenee situazioni molto differenti nel panorama nazionale: ogni regione ha infatti contesti istituzionali, paesaggistici, culturali e produttivi molto differenti che dovrebbero essere tenuti presenti e valorizzati, assicurando il coinvolgimento di chi, poi, sul campo, si trova a gestire le dinamiche della transizione ecologica ed energetica, cioè i comuni, le province e le città metropolitane. Occorre quindi ripartire dalla concertazione tra i livelli di governo dal confronto diretto con le comunità territoriali, unica modalità per scongiurare possibili speculazioni in tutto il territorio italiano. Lo sviluppo delle rinnovabili è necessario per l’economia di famiglie ed imprese e deve essere compatibile e sostenibile con la tutela del paesaggio, del territorio e delle produzioni rurali”.
“Le dichiarazioni ufficiali della Procura di Taranto smentiscono in modo chiaro e puntuale quanto affermato dal ministro Urso e da esponenti della maggioranza in merito alla gestione dell’Altoforno 1 dell’ex Ilva. La procuratrice Pentassuglia ha precisato che l’autorizzazione agli interventi di messa in sicurezza è stata concessa entro 22 ore dalla richiesta, ben al di sotto del termine massimo di 48 ore indicato dalla stessa azienda. Ha inoltre chiarito che la richiesta di ‘colaggio dei fusi’ non è mai stata formalmente avanzata”. Così i deputati Vinicio Peluffo e Ubaldo Pagano, rispettivamente capogruppo Pd nelle commissioni Attività Produttive e Bilancio della Camera.
“Urso – evidenziano gli esponenti dem - ha attribuito alla Procura ritardi che, secondo i fatti ricostruiti e gli atti depositati, non ci sono mai stati. È gravissimo che un ministro metta in discussione l’operato della magistratura con affermazioni false, nel tentativo di scaricare su altri le responsabilità dell’ennesima prova di inadeguatezza del governo sul dossier ex Ilva”.
“Chiediamo che il ministro venga immediatamente in Parlamento a chiarire le sue parole. Se non è in grado di farlo – concludono Peluffo e Pagano – valuti di dimettersi. Non è tollerabile che un rappresentante del governo deformi deliberatamente la realtà, mettendo a rischio la credibilità delle istituzioni pur di coprire il fallimento della propria azione politica. Sul futuro dell’ex Ilva e dei suoi lavoratori servono verità, serietà e rispetto delle regole: tutto ciò che oggi manca”.
“Sono appena rientrato da Gjader in Albania, dove – insieme ad una mediatrice culturale e a un esperto in diritto internazionale – ho avuto nuovamente la possibilità di visitare una delle due ‘cattedrali nel deserto’ che nell’arco di cinque anni costeranno quasi un miliardo di euro alle casse dello Stato italiano.”
“Uno spreco di denaro pubblico evidente e motivato soltanto da esigenze di carattere elettorali e propagandistiche; il centro immigrati di Gjader è stato costruito per accogliere fino ad un migliaio di immigrati mentre ne ha ricevuto fino ad oggi soltanto poche decine, e ciò che è ancora più grottesco e paradossale è che non potendo più essere utilizzato per la deterrenza rispetto agli immigrati che arrivano in Italia è stato oggi riconvertito in un centro per rimpatrio degli immigrati che ospita coloro che sono già trattenuti nei CPR italiani (sottoposti ad una costoso e bizzarro andirivieni che li porta in Albania dall’Italia per poi riportarli nel nostro Paese in attesa del definitivo rimpatrio: un’operazione squallida fatta sulla pelle di immigrati che il più delle volte hanno soltanto reati di tipo amministrativo e che spesso si trovavano in Italia da dieci o venti anni)”.
“Nelle prossime settimane, in sede di conversione del decreto in Parlamento, raccoglieremo tutti i dati ottenuti a seguito delle visite effettuate nei centri albanesi per denunciare pubblicamente questo enorme spreco di risorse pubbliche che in nulla contribuisce alla lotta all’immigrazione illegale; purtroppo ad oggi non abbiamo avuto accesso alle informazioni necessarie (numero esatto di trattenuti, loro provenienza, reati commessi…) visto che probabilmente il governo lo impedisce per pudore o vergogna e per favorire una campagna mediatica basata su menzogne e falsità”. Lo dichiara il deputato del Pd Fabio Porta.
“Il presidente del Senato La Russa, ha dichiarato che farà propaganda perché la gente resti a casa al Referendum. Non era mai accaduto che la seconda carica dello Stato facesse un appello di questo tipo. Nel giorno tra l’altro in cui piangiamo la morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato, due martiri della democrazia. Siamo di fronte a un atteggiamento che non esito a definire eversivo”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Arianna Meloni dice che il governo vuole una cultura libera, senza tessera del Pd.
Tesi curiosa sia per il merito (basterebbe ricordare le nomine dei direttori dei musei che hanno portato personalità internazionali in Italia a dimostrare la linearità del comportamento del pd al governo) che per l'origine. È la stessa Arianna Meloni che ha imposto la nomina di Tagliaferri, suo amico e compagno di partito, ad Ales - società del ministero della cultura - senza che avesse alcuna competenza specifica in materia?
Parla dello stesso governo che non ha fatto nulla per la cultura se non tentare di occupare ogni postazione con sodali di partito? È lo stesso governo che intimidisce ogni volta che si alza una voce critica? È lo stesso governo che ha provato a sottrarre il governo dei teatri d'opera ai Comuni? È lo stesso governo che mentre taglia le risorse alle principali istituzioni culturali del paese prova a elargire fondi a improbabili festival legati a fratelli d'italia? La verità è che la cultura è e resterà libera. Ed è proprio questo che spaventa le sorelle Meloni e che le porta ad aggredirla, definanziarla, penalizzarla” così in una nota, Matte
“Il cosiddetto ‘dl Sicurezza’ del governo Meloni è l’ennesimo atto di pura propaganda, privo di qualsiasi reale urgenza o necessità per il Paese. Dopo mesi di stallo parlamentare, a un anno e mezzo dal varo in CdM, il governo ha deciso di trasformare in un decreto un disegno di legge che stava già per essere approvato in via definitiva. Non per esigenze concrete, ma per motivi interni di equilibrio tra Fratelli d’Italia e Lega. Una scelta arbitraria e opportunistica, frutto della solita logica da campagna elettorale permanente”. Lo dichiara il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico, intervistato sui canali social dei deputati dem.
“Si tratta di un decreto panpenalista – prosegue l’esponente Pd – con ben 14 nuovi reati e un generale inasprimento delle pene, che però non producono alcun effetto reale sulla sicurezza dei cittadini. Anzi, si colpiscono fasce fragili,come le madri detenute, e si cerca di comprimere il diritto al dissenso, come dimostra la norma sul blocco stradale che prevede pene fino a 2 anni per chi protesta. Nel mirino anche le misure sulla canapa industriale: un settore che vale 2 miliardi di euro e dà lavoro a 30.000 persone, in gran parte giovani, viene sacrificato per una narrazione completamente falsa sugli stupefacenti. In realtà si mette in ginocchio un pezzo sano dell’economia italiana solo per ottenere un titolo di giornale”.
“Il Partito Democratico – conclude Mauri - è contrario nel merito e nel metodo. Siamo al lavoro per contrastare il decreto in ogni sede possibile. È evidente che i numeri in Parlamento contano, ma noi non ci arrendiamo e continueremo a batterci con determinazione. Questo decreto va cambiato radicalmente: non c’è una norma che vada nella direzione giusta per aumentare davvero la sicurezza. Si può e si deve fare molto di più, a partire dal garantire condizioni dignitose per le forze dell’ordine e investimenti sociali sui territori. Noi continueremo a chiedere soluzioni serie, non spot elettorali”.
Dopo le dichiarazioni di Emanuele Fiano, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, risponde con una lettera aperta. Ecco il testo.
"Caro Emanuele,
ho letto il tuo commento riguardo alla mia visita a Napoli, a Nives Monda titolare della Taverna A Santa Chiara.
Mi lascia molto perplessa la tua scelta di una polemica pubblica, dati i rapporti e considerato che mai, da parte mia, c'è stato un atteggiamento simile nei tuoi confronti nonostante spesso non abbia condiviso le tue posizioni su quanto accade a Gaza e in Cisgiordania.
Ma dato che hai fatto questa scelta, ti rispondo usando lo stesso strumento.
Sono andata a trovare Nives Monda per esprimerle la mia solidarietà per la violenta gogna che l'ha travolta dopo la diffusione del video girato dai due turisti israeliani dal quale non traspare affatto che lei li abbia attaccati in quanto israeliani o perché di religione ebraica, ma in quanto negazionisti della barbarie che si sta consumando a Gaza per mano del governo israeliano di Benjamin Netanyahu. Tant'è che la coppia aveva già consumato il suo pasto quando è stato girato il video. Sono stati invitati, con i toni accesi dello scontro in corso, a lasciare il locale pur senza pagare.
Nessuno può negare gli oltre 52mila morti di Gaza, in gran parte donne e bambini, i più di 150mila feriti, il sistematico (e dichiarato) uso della fame come arma di guerra, il bombardamento indiscriminato di ospedali, scuole, edifici dell'Onu, campi profughi, case. Nessuno può tollerare il divieto imposto dalle autorità israeliane di far entrare nella Striscia beni di prima necessità, blocco che riduce migliaia di essere umani nella condizione di spettri che cercano di sopravvivere. Una crisi umanitaria senza precedenti denunciata da tutte le organizzazioni umanitarie (anche quelle israeliane audite dal Comitato diritti umani della Camera che presiedo), dalle agenzie dell'Onu, da migliaia di immagini che arrivano ogni giorno da Gaza.
Ribadire queste evidenze sta costando a Nives Monda un attacco feroce sul piano personale, lavorativo e familiare. Mentre ero lì io stessa ho assistito ad una raccapricciante telefonata anonima di minacce e insulti in cui un uomo con la voce distorta le intimava di chiudere il ristorante e lasciare la città insieme alla sua famiglia.
Per questo sono andata a Napoli. Ciò non significa che io sposi in toto qualsiasi cosa abbia detto Nives Monda nell'arco della sua vita, né quello che veniva volantinato fuori dal suo locale mentre ero lì. Pensarlo è, per usare un eufemismo, bizzarro.
Anche perché, come tu stesso ricordi, sono stata tra i primi ad esprimere tutto il mio orrore per l'attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre. E l'ho ribadito più e più volte, insieme alla richiesta di rilascio degli ostaggi, quelli che Netanyahu ha definitivamente abbandonato, accecato dal desiderio di mantenere il suo potere e guidato dagli estremisti del suo governo.
Lo stesso orrore non ho, purtroppo, letto da parte di tanti, troppi, per la carneficina che si sta consumando nella Striscia dall'8 ottobre 2023. Così come mi atterrisce la mancanza di empatia, che pure esiste, verso il popolo palestinese che sta vivendo la sua ora più buia.
Anch'io condivido e sostengo l'iniziativa di Gerusalemme del prossimo fine settimana a cui fai riferimento. Ogni tentativo di aprire il dialogo e di parlare di pace non può che trovarmi d'accordo. Tant'è che mi è stato chiesto di mandare un video, che ho inviato. E proprio ieri ho parlato con uno degli organizzatori che mi ha confermato che il video sarà proiettato.
Penso che il posto naturale della sinistra sia dalla parte delle vittime e, in questo caso, le vittime sono i palestinesi di Gaza. E Nives non ha fatto altro che ribadirlo senza alcun commento sul fatto che i suoi interlocutori fossero ebrei. Ha detto che il governo israeliano sta commettendo crimini di guerra, cosa inconfutabile. E questo non vuol dire in alcun modo essere antisemiti, razzisti o sostenitori dei terroristi, come invece l’ha accusata di essere la turista israeliana. A causa di questo Nives è bersagliata da minacce e insulti che scalfirebbero la vita di chiunque. Per questo sono andata a portarle solidarietà.
Colgo l'occasione, infine, per porre alla tua attenzione i commenti che la tua dichiarazione ha scatenato sui social: non abbiamo bisogno di nuove gogne mediatiche, men che meno scatenate da noi e tra noi.
Abbiamo bisogno, invece, di dialogo e di operare per la pace ovunque, a partire da Gaza".
“Ad oggi non è stata revocata nessuna patente a crediti: un dato che finalmente ci è stato comunicato dal Governo ma che non ci stupisce. Questo perché i punti vengono detratti dopo sentenze in giudicato e conosciamo bene i tempi della giustizia: le aziende fanno in tempo a chiudere e riaprire sotto altro nome ma con gli stessi titolari. Così non va bene, non può essere sufficiente un’autocertificazione”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli incidenti sul lavoro, interrogando durante il Question Time il sottosegretario Durigon sui dati relativi alla patente a crediti.
“Le risposte ricevute non sono soddisfacenti, dimostrano che le ispezioni sono state solo 22.000, cioè meno del 5%, essendo le patenti rilasciate oltre 436mila - prosegue Gribaudo - Il problema è enorme perché quella della sicurezza sul lavoro è la vera urgenza del nostro Paese: su questa piaga, definita così anche dal Presidente della Repubblica Mattarella, serve uno sforzo in più”.
“Domani ci sarà un tavolo tra Governo e parti sociali: ciò è un bene perché su questi argomenti ci deve essere un lavoro comune, che però deve essere estremamente serio e mirato. Auspico ovviamente che l’incontro sia produttivo ma temo comunque che non sarà sufficiente. Sarebbe opportuno anche sentire chi negli organi istituzionali porta e può portare un contributo e idee perché non basta trovare risorse per redistribuirne a pioggia: abbiamo bisogno di concentrare più e meglio gli interventi perché il numero degli infortuni, delle morti, delle malattie sul lavoro purtroppo sta aumentando. Anche per questo vi avevamo sollecitato a fare in modo che gli accordi Stato Regione contemplassero una formazione diversa da quella come è stata intesa dal Governo. Noi ci siamo per fare la nostra parte, ma non svilite né il Parlamento né chi vuole lavorare quotidianamente per migliorare la sicurezza sul lavoro” conclude Gribaudo.
“La Giunta Comunale di Orbetello ha impedito le celebrazioni del 25 aprile perché si trattava di una “manifestazione di carattere politico”. Le motivazioni rese note dopo due settimane dal Comune sono francamente ridicole e sovversive: la Festa nazionale della Liberazione, celebrata da 80 anni in tutto il Paese dalle maggiori cariche dello Stato e giorno festivo dalla nascita della Repubblica, è stata definita da un ente pubblico un evento politico per impedire che venisse svolto liberamente? Ma stiamo scherzando? Una legge del 1946 equipara il 25 Aprile alle principali festività nazionali, come il 2 Giugno, il 1° Maggio, Natale e Pasqua. Si tratta di una ricorrenza che celebra la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo e che appartiene alla storia e alla coscienza democratica del paese, al di là delle appartenenze politiche. Se questo è il nuovo criterio, ci chiediamo allora cosa accadrebbe se il Presidente della Repubblica volesse venire a Orbetello per celebrare la Festa della Repubblica: non gli verrebbe concessa la piazza? E’ oggi più che mai urgente e necessario che il ministro dell’Interno intervenga per evitare che questo episodio increscioso rimanga isolato e non consenta ad amministratori in malafede di infangare i valori fondanti della democrazia”. È quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
"Livorno ha le potenzialità per divenire uno dei maggiori porti polivalenti dell'occidente e sviluppare economie con ricadute positive per l'intero centro Italia: in questo contesto Davide Gariglio, con le sue competenze, le sue esperienze e la sua professionalità, è la persona giusta al posto giusto": è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani sulla nomina del nuovo Presidente dell'Autorità portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che coinvolge oltre Livorno, Piombino e Portoferraio.
"Gariglio ha oggi il compito di proseguire il buon lavoro di Luciano Guarnieri (a cui vanno i miei ringraziamenti per i risultati ottenuti in questi anni) e di sviluppare i progetti per la crescita dei volumi di traffico merci e passeggeri portati avanti, sempre in una ottica di sostenibilità ambientale. E' adesso necessario che il Parlamento definisca in tempi brevi la nomina per dare piena operatività al nuovo presidente", conclude Marco Simiani.
“Nella giornata mondiale della libertà di stampa, i componenti del Partito Democratico della Commissione di vigilanza Rai esprimono pieno sostegno agli appelli provenienti dalle redazioni della Rai, in particolare da quelle impegnate nei programmi di approfondimento giornalistico come Report.
La cosiddetta "fase due" delineata dall'azienda rischia di compromettere seriamente l'equilibrio e la qualità dell'informazione del servizio pubblico. La prospettiva di svuotare redazioni che, nel corso degli anni, hanno formato professionisti di alto profilo, sostituendoli con nuove figure selezionate attraverso criteri non trasparenti, rappresenta un pericolo per la continuità e l'autorevolezza del giornalismo d'inchiesta.
Riteniamo che la Rai debba garantire la stabilizzazione dei lavoratori precari attraverso contratti giornalistici equi e trasparenti, evitando soluzioni che possano minare la qualità dell'informazione.
Invitiamo la Rai ad avviare un confronto costruttivo con le rappresentanze sindacali e le redazioni, al fine di definire un percorso condiviso che tuteli i diritti dei lavoratori e la qualità del servizio pubblico. Inoltre, chiediamo che la Commissione di Vigilanza Rai sia messa pienamente a conoscenza del percorso che la governance Rai intende portare avanti nella trasparenza e nel rispetto delle prerogative istituzionali” conclude la nota.
"Le risorse destinate all'edilizia scolastica stanziate con il Decreto Pa potranno essere utilizzate anche dai comuni che hanno usufruito del Pnrr ma rischiano di non riuscire a completare i lavori a causa di cause esterne, come il fallimento delle imprese assegnatarie": è quanto dichiara la vicecapogruppo dei deputati Pd Simona Bonafè sul suo ordine del giorno approvato alla Camera.
"A seguito di comprovate cause non imputabili alla stazione appaltante l'ente che rischia di perdere le risorse comunitarie potrà ricevere il sostegno dello Stato. Si tratta di una possibilità che potrà aiutare i comuni come quello toscano di Barberino Tavarnelle, oggi in difficoltà per responsabilità del fallimento della ditta che aveva vinto la gara per i lavori, ed assicurare alle comunità territoriali le nuove scuole. E' ora necessario che i decreti interministeriali previsti dalla nuova legge per assegnare le risorse definiscano nel dettaglio queste casistiche": conclude Simona Bonafè.
“Immediata revisione dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza per evitare il collasso del comparto della canapa industriale che incarna una visione moderna, legale e sostenibile dell’agricoltura italiana. Un divieto imposto senza prevedere deroghe o flessibilità applicative e nessun tipo di ristoro o ammortizzatore sociale”.
Questo il messaggio inviato al governo e alla maggioranza da promotori ed esperti che hanno partecipato oggi alla Camera alla conferenza stampa: “Salviamo la filiera della canapa industriale”.
Il capogruppo dem in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, promotore dell’iniziativa, ha definito la norma “ingiustificabile sul piano della salute e della Sicurezza ed un attacco incomprensibile a un settore che è volano di economia sostenibile e occupazione giovanile”, sottolineando la “necessità di una sua revisione urgente della durante la discussione parlamentare”. Raffaele Desiante, presidente di Imprenditori Canapa Italia, ha evidenziato le conseguenze occupazionali: “Oltre 3mila aziende e più di 30mila lavoratori rischiano di trovarsi senza futuro. Senza ammortizzatori sociali, migliaia di famiglie potrebbero rimanere senza reddito da un giorno all’altro”. Dal mondo accademico, il professor Alfonso Celotto ha denunciato i profili di incostituzionalità e incompatibilità con il diritto Ue: “La norma è sproporzionata e non supportata da evidenze scientifiche, oltre a violare i principi di libera circolazione delle merci e della Costituzione art. 3 e 41”. Anche Stefano Masini di Coldiretti ha richiamato i vincoli europei: “La canapa è riconosciuta come coltura agricola legittima se il Thc è sotto lo 0,3%. Il divieto italiano discrimina le imprese nazionali e danneggia l’intera organizzazione economica della filiera. Occorre tenere aperto un tavolo di lavoro con il governo e il Parlamento per trovare soluzioni utili alla salvaguardia degli interessi economici della filiera”. Dal punto di vista economico e occupazionale, Ivan Nardone (Cia - Agricoltori Italiani) ha ricordato che “la filiera genera oltre 2 miliardi di euro l’anno, bloccarla significa interrompere un’esperienza di successo anche sul fronte del ricambio generazionale”.
“Indimenticabile. Anche per i non credenti. Ieri lo abbiamo visto sofferente restituire ai fedeli l’ultimo messaggio di forza e di speranza. 'Non c’è nessuna vera pace senza disarmo’. Papa Francesco ha voluto pronunciare queste parole nette e inequivocabili, prima di andarsene definitivamente. Il suo testamento immortale di fronte all’orrore del presente. Lo ascoltino tutti gli uomini e le donne di buona volontà. Perché la guerra è sempre il baratro dell’umanità”. Lo scrive sui social il deputato dem Artuto Scotto.