“Chiediamo che il governo, la presidente Meloni, vengano in Aula per un'informativa urgente sull'emergenza automotive. Da ieri, gli operai di Transnova, azienda importante dell'indotto Stellantis, stanno presidiando i cancelli dell'azienda a Pomigliano, Melfi, Mirafiori e Cassino. Si tratta, complessivamente di 350 persone, a cui Stellantis ha deciso, dopo 35 anni, di non rinnovare la commessa. Un avviso chiaro di disimpegno: il primo pezzo dell'indotto che rischia di tirare giù, con un effetto domino, tutto il sistema automotive italiano. È un presagio, è un avvertimento. Qui nessuno ha interesse ad aprire polemiche. Vogliamo costruire soluzioni e aprire una discussione vera sul destino industriale del nostro Paese”. Lo ha detto in Aula alla Camera il capogruppo Pd in commissione Lavoro Arturo Scotto.
“100 milioni di buona uscita - ha aggiunto l'esponente dem - all’ad Tavares. Saranno anche le regole del capitalismo, ma quanto può reggere il patto democratico se l'amministratore delegato di una grande azienda guadagna 518 volte in più di un suo lavoratore. Il rischio di scomparsa dell'automotive dal nostro Paese reale è reale e dunque la fine dell'Italia così come l'abbiamo conosciuta, un grande paese industriale, la settima potenza economica del mondo”.
“Oggi – ha concluso Scotto - rischiamo il deserto, l'esplosione definitiva della cassa integrazione. L'ulteriore processo di delocalizzazione delle produzioni. Serve dunque una discussione vera, una politica industriale che è assente, serve il ripristino integrale del fondo per la transizione nell'automotive. Se il Parlamento chiama il capo di Stellantis risponde. Meloni decide di essere protagonista o semplice spettatore di una dismissione strisciante? Di un lento inesorabile spegnimento di questo patrimonio nazionale”.
“Estendere anche al 2025 la cassa integrazione straordinaria per i lavoratori di tutte le imprese del settore moda”.
Lo chiede la vice presidente dei deputati Pd, Simona Bonafè, sulle proposte presentate dal Partito Democratico al Decreto Pnrr, in discussione nelle Commissioni competenti alla Camera.
“La crisi è strutturale - aggiunge - ma occorrono strumenti immediati per garantire reddito a migliaia di lavoratori coinvolti, soprattutto artigiani. Nei giorni scorsi, durante la riunione svolta presso la Regione Toscana, tutti i parlamentari di maggioranza ed opposizione si sono impegnati a definire proposte unitarie come quella della proroga della cassa integrazione. Si tratta di un primo indispensabile intervento che darebbe continuità alle tre settimane di ammortizzatori sociali, attivate proprio in questi giorni. Ci aspettiamo - conclude - che il governo ascolti queste richieste bipartisan”.
"E' inquietante il giro di immobili e soldi tra l'associazione Pro Vita e Forza Nuova rivelata dall'inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano "Domani". Lo è non solo perché conferma i legami tra il partito neofascista guidato da Roberto Fiore, condannato a 8 anni in primo grado per l'assalto alla CGIL dell'ottobre del 2021, ma anche per la vicinanza tra Pro Vita e l'attuale maggioranza che ha spalancato loro le porte dei consultori pubblici del Paese per rendere ancora più ostico l'accesso all'interruzione di gravidanza alle donne.
Una vicinanza le cui conseguenze abbiamo visto con la campagna lanciata proprio da Pro Vita contro Francesco Spano considerato troppo vicino alla comunità LGBTQIA+. L'associazione anti-scelta definì "irricevibile" la nomina di Spano a capo di gabinetto dal ministro alla Cultura Alessandro Giuli. Spano, com'è noto, è stato costretto alle dimissioni. Poche ore dopo, era stato proprio il portavoce di Pro Vita, Jacopo Coghe a dichiarare che quella vicenda avrebbe dovuto fare "da monito" al governo.
Ancora una volta emergono punti di contatto poco chiari tra la maggioranza e organizzazioni dichiaratamente neo fasciste e tra queste e le associazioni anti-scelta e anti-diritti.
Rapporti che rischiano di rispedire il Paese indietro di 50 anni sul fronte dei diritti delle donne e delle persone LGBTQIA+". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Dato politico inequivocabile, ministro è commissariato
Dichiarazione di Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura della Camera
"Il drastico definanziamento delle risorse destinate alla cultura, giustificato dal mancato conseguimento delle obbligazioni giuridicamente vincolanti, rappresenta un colpo durissimo per i settori culturali. È indispensabile che il ministro Giuli chiarisca cosa non ha funzionato, esponga le ragioni di merito alla base di questa decisione e renda pubblico l’impatto concreto di questo taglio su ogni singolo intervento programmato".
Così Irene Manzi, capogruppo democratica in Commissione Cultura alla Camera, commenta la decisione del CIPESS di approvare il definanziamento per mancato conseguimento delle obbligazioni giuridicamente vincolanti degli interventi del Ministero della Cultura (MIC).
"Un taglio drastico del 90% dei fondi del Fondo Sviluppo e Coesione di questa portata non si era mai visto e conferma un dato politico inequivocabile: Giuli è commissariato. Come spiegare altrimenti un ministro che prende atto di una decisione così grave alla vigilia della riunione del CIPESS che l’ha ratificata?
La gestione del ministero negli ultimi due anni del governo Meloni si è rivelata del tutto incapace di attribuire un ruolo strategico alle politiche culturali, usate come semplice terreno di spartizione politica, a discapito del patrimonio e del futuro culturale del Paese. Giuli deve venire subito in Parlamento a spiegare quanto accaduto".
“Chiediamo che venga incardinata il prima possibile nostra pdl“
Il governo abbandona a loro stessi i clienti vulnerabili, circa 3.400.000 persone che sono le più fragili nei mercati dell'energia e che si trovano nella situazione paradossale, dal 1° luglio, di pagare di più dei clienti non vulnerabili, di quelli che non hanno bisogno di un intervento di sostegno, che erano nel mercato a maggior tutela e, senza fare nulla, sono passati automaticamente al sistema a tutele graduali con un risparmio di circa 130 euro all’anno. La proposta del governo di introdurre la possibilità per i vulnerabili di scegliere il sistema a tutele graduali non risolve affatto il problema. Intanto perché demanda all'Arera di intervenire, ma poi ricordiamo che il sistema a tutele graduali è temporaneo, dura 3 anni, ed è completamente diverso rispetto alla maggior tutela.
Quindi, non solo non risolve nulla ma, visto che il sistema a tutele graduali nasce da aste competitive su base certa, espone i clienti da un lato ai ricorsi possibili degli altri operatori e, dall'altro, a che ci sia una rivalsa degli operatori sulla bolletta di chi ha scelto il mercato libero. Diremmo perciò che è un gran bel pasticcio. Il governo era a conoscenza di questa situazione fin dal marzo scorso, visto che lo aveva segnalato la stessa Autorità, ma non è intervenuto, non ha fatto niente. Oggi boccia il nostro l'emendamento che interveniva in maniera strutturale per consentire all'acquirente unico l'acquisizione di contratti a lungo termine, e quindi la possibilità di abbassare il costo dell'energia. Come Partito democratico abbiamo depositato una proposta di legge che chiediamo venga incardinata il prima possibile, così discuteremo e vedremo chi ha intenzione di risolvere in maniera definitiva il tema del sostegno ai clienti vulnerabili.
Lo afferma il capogruppo Pd in Commissione Attività produttive Vinicio Peluffo, intervenendo in Aula.
“La Tirrenica non verrà completata ma i viaggiatori continueranno a pagare il pedaggio tra San Pietro in Palazzi e Rosignano, in provincia di Livorno: 80 centesimi di euro per soli 4 chilometri. Questa destra continua quindi a tutelare gli interessi dei concessionari autostradali penalizzando interi territori”: è quanto dichiara la vicepresidente dei Deputati Pd Simona Bonafè sul suo ordine del giorno al Disegni di legge sulla Concorrenza respinto oggi dall’Aula di Montecitorio.
“Avevamo chiesto la sospensione del pedaggio almeno fino alla fine del completamento della Tirrenica. Un completamento che, in base alle promesse elettorali di Matteo Salvini e Giorgia Meloni, sarebbe dovuto arrivare in tempi brevi. I risultati sono però evidenti: dopo oltre due anni di governo non solo non è stato messo un euro ma le risorse stanziate in precedenza sono state addirittura tolte con la Legge di Bilancio 2025. In questo quadro disastroso ci aspettavamo che la destra sospendesse una tassa inutile ed ingiusta ma evidentemente questa maggioranza è compatta solo quando si tratta di penalizzare i cittadini”: conclude Simona Bonafè.
Nelle piazze critica norme Salvini che poi approva in parlamento
"Salvini sta facendo di tutto per penalizzare gli NCC, e l’obbligo di sospensione di venti minuti tra un servizio e un altro rappresenta una penalizzazione inaccettabile ai danni della categoria e dei cittadini. E non è solo il Partito Democratico a esprimere questo giudizio, dal momento che critiche simili sono state avanzate anche dal vicesegretario nazionale di Forza Italia, Stefano Benigni. È quindi incomprensibile che oggi i deputati di Forza Italia abbiano votato contro un ordine del giorno del Partito Democratico che chiedeva proprio di superare queste ingiuste penalizzazioni abrogando la norma voluta da Salvini”. Così è intervenuto in Aula alla Camera Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti e deputato democratico, durante l’esame del decreto legge concorrenza. Nel suo intervento, Casu ha anche ricordato le dichiarazioni rilasciate oggi da Raffaele Nevi, portavoce nazionale di Forza Italia e vice-capogruppo vicario alla Camera, che ha attaccato il ministro Salvini definendolo un "paraculetto" proprio per la sua mancanza di coerenza.
"È paradossale," ha aggiunto Casu, "che Forza Italia critichi Salvini sulla coerenza quando la stessa Forza Italia, in Parlamento, fa l’opposto di ciò che promette nelle piazze. Il voto di oggi sugli Ncc ne è la conferma".
La capogruppo del Partito Democratico in Commissione femminicidio Sara Ferrari, interviene sulle parole odierne del Ministro Valditara: “il ministro all’istruzione- dice- ha perso un’altra occasione per tacere sul tema del contrasto alla violenza sulle donne. Ha attribuito infatti quello che lui definisce “riduzione della percentuale dei femminicidi compiuti da partner” all’impegno della ministra alle pari opportunità Roccella sulla prevenzione. Vanificata la speranza che Valditara si preoccupi del fatto che comunque i femminicidi non diminuiscono, dovrebbe anche informarsi sul fatto che sui due strumenti di prevenzione, la formazione degli operatori e l’educazione scolastica, la ministra Roccella in realtà non ha mosso un dito. Nella legge sulla violenza approvata lo scorso anno la proposta delle opposizioni sull’educazione strutturale all’affettività e alla parità nelle scuole (prevenzione primaria) è stata bocciata per volontà della ministra stessa e la parte che riguarda la formazione degli operatori e della magistratura (prevenzione secondaria) è prevista in norma come obbligatoria soltanto grazie ad un emendamento del PD. Per onestà intellettuale - precisa Ferrari - andrebbe detto quindi che se in Italia la legge prevede la formazione degli operatori lo si deve al PD e se non c’è invece l’educazione strutturale nelle scuole lo si deve proprio alla Ministra Roccella. Il Ministri del governo Meloni continuano infatti a preoccuparsi più di aumentare le pene, che non sono un deterrente, piuttosto che fare vera prevenzione.
“Una destra ormai allo sbando continua a penalizzare il paese: è stata infatti bocciata la proposta del Pd che avrebbe bloccato una volta per tutte il marketing selvaggio che colpisce quotidianamente milioni di cittadini”: è quanto dichiarano i capogruppo Pd in Commissione Ambiente e Attività Produttive Marco Simiani e Vinicio Peluffo sull’emendamento al Disegno di Legge sulla Concorrenza respinto dall’Aula di Montecitorio.
“Questo emendamento avrebbe infatti costretto le aziende ed i call center ad evidenziare, direttamente nei display del telefono, che l’utente sta per ricevere una chiamata di natura commerciale. Siamo di fronte ad un governo incapace di affrontare i problemi e di una maggioranza che ha definitivamente rigettato il suo ruolo in Parlamento”.
“Su un semplice parere in commissione Lavoro alla Camera sulla magistratura onoraria oggi la destra ha dato uno spettacolo indecente. Senza numeri, in quello che si può definire il mercoledì nero della maggioranza, ha applicato una tecnica dilatoria facendo auto ostruzionismo per ritardare i tempi del voto e garantire attraverso le sostituzioni dei commissari numeri sufficienti. Il punto parere infatti è passato con il voto decisivo della presidenza. Si tratta dell’ennesima dimostrazione di una maggioranza che è andata in frantumi”.
Lo dichiarano i capigruppo in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto (Pd), Valentina Barzotti (M5s) e Franco Mari (Avs).
Pagano: addio alla progressività, aumenta pressione fiscale sui redditi da lavoro
“Il vertice di ieri si è rivelato l’ennesima sceneggiata: tante parole, zero fatti. I proclami che promettevano una correzione della manovra per attenuarne gli effetti fiscali sono stati definitivamente smentiti. Giorgetti e Meloni hanno chiuso ogni spiraglio, confermando l’aumento della pressione fiscale che colpirà soprattutto il ceto medio e i redditi da lavoro, abbandonando il sacrosanto principio della progressività fiscale, secondo cui chi ha di più deve pagare di più.
Ancora una volta, alle parole non seguono i fatti: le scelte del governo sono inique, ignorano le difficoltà delle persone e accrescono le disparità invece di ridurle. Questa è la realtà: una manovra che non sa guardare alle vere esigenze dei cittadini, che non aiuta chi è in difficoltà, che non investe nel futuro. Si continua a far cassa sulla pelle di chi lavora e di chi già fatica ad arrivare a fine mese. Basta propaganda. È tempo di risposte vere e interventi seri, non di vertici fuffa”. Così in una nota il capogruppo democratico nella Commissione Bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.
Giuli passi ai fatti e approvi emendamenti opposizioni su modifiche tax credit
“È necessario un radicale cambio di passo nelle politiche culturali del nostro
Paese. La manovra economica rappresenta un’opportunità cruciale per correggere gli errori commessi finora dal Governo, soprattutto nel settore cinematografico e audiovisivo, che oggi versa in una grave crisi a causa dell’incertezza legislativa e del definanziamento della Legge Cinema portato avanti in modo sistematico negli anni dal governo Meloni.
Il Partito Democratico, insieme alle altre forze di opposizione, ha presentato una serie di emendamenti che possono rappresentare un concreto punto di ripartenza. Invitiamo il nuovo Ministro Giuli a prendere le distanze dalle scelte del suo predecessore e ad adottare misure efficaci per rilanciare l’intero comparto.
La situazione è sotto gli occhi di tutti: le produzioni sono ferme, gli investimenti internazionali si stanno spostando verso altri Paesi e gli studi di Cinecittà restano drammaticamente vuoti. A tutto ciò si aggiungono le gravi ripercussioni economiche per le società e gli operatori del settore, che fino a poco tempo fa mostravano segnali di crescita.
Il tempo stringe. Servono interventi urgenti per restituire stabilità legislativa, incentivare gli investimenti e sostenere le produzioni italiane. Solo così sarà possibile rilanciare un’industria che rappresenta non solo un patrimonio culturale, ma anche un volano economico strategico per l’Italia”. Così la capogruppo democratica nella Commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.
"Stamattina, insieme ai colleghi del Partito Democratico, abbiamo presentato un’interpellanza urgente al ministro delle Imprese e del Made in Italy per chiedere al Governo di intervenire, con ogni iniziativa politica e normativa, al fine di contrastare il piano «lacrime e sangue» proposto ieri da Beko Europe." Lo annuncia il deputato del Pd Augusto Curti, che definisce “irricevibili” le chiusure degli stabilimenti di Comunanza (AP) e Siena, così come il ridimensionamento di Cassinetta (VA), previsti entro il 2025. "È necessario che il ministro chiarisca i contenuti e l’operatività del «golden power», il cui esercizio può rappresentare un fattore strategico per il buon esito della trattativa " continua Curti, rimarcando come si stia prefigurando una delle peggiori crisi industriali degli ultimi anni che “va affrontata con unità ma, allo stesso tempo, richiede strumenti straordinari”.
Dichiarazione di Augusto Curti, deputato Pd
Oggi Beko Europe ha sostanzialmente ufficializzato la chiusura dello stabilimento di Comunanza a fine 2025. Una decisione tragica che non può essere accettata nella sostanza come nel metodo. Grave l’assenza del Ministro Urso al tavolo fissato con i Sindacati. Il Governo ha infatti il dovere di presidiare le trattative, mettendo in campo tutti gli strumenti normativi e politici necessari per scongiurare questo atto di violenza, nei confronti di un territorio già martoriato dal sisma. In questo senso non sono più ammissibili le mezze verità sul tema del Golden Power, il cui perimetro e la cui operatività vanno definitivamente resi noti.
“L’approvazione del Codice senza gli emendamenti che avevamo presentato insieme ad associazioni delle vittime sulla strada e comitati per la sicurezza stradale è un’occasione persa: la riforma non dà soluzioni né garanzie, anzi rischia di peggiorare il problema drammatico degli scontri stradali con norme che allontanano ancora di più l'Italia dal resto d'Europa. Ora si apre il percorso di attuazione della legge delega e, ascoltando il grido di dolore dei familiari delle oltre 3.000 vittime ogni anno, continueremo a batterci nel Parlamento e nel Paese per chiedere al Governo di mettere per davvero la difesa della vita umana al primo posto anche nelle norme e non solo nei comunicati stampa. Dovrebbe essere un codice condiviso e da votare tutti insieme, ma il Governo finora è stato sordo ad ogni richiesta e bloccato da una visione ideologica che allenta le regole per i veicoli a motore e restringe quelle per gli utenti della mobilità sostenibile, oltre a togliere autonomia a Sindaci e città”. Così il vicepresidente della Commissione Trasporti, Andrea Casu dopo l'approvazione definitiva del nuovo codice della strada.