“I tagli al Pnrr, perché di tagli si tratta, sono doppiamente drammatici: non solo impediscono la realizzazione di progetti già cantierabili dei comuni su temi prioritari come la lotta al dissesto idrogeologico, la messa in sicurezza del territorio o il potenziamento della sanità. Annunciati con questa modalità ambigua, senza quindi definire cosa e quando verrà annullato, stanno anche gettando chiaramente nel panico migliaia di enti territoriali, che ogni giorno lavorano per concretizzate gli interventi e non avranno per settimane o forse mesi informazioni fondamentali per definire l’iter di tutti gli appalti previsti. L’appello degli amministratori locali a fare chiarezza, e in particolare di Anci Toscana, è quindi perfettamente condivisibile, come sono altrettanto giustificati gli allarmi lanciati dai sindaci anche di destra. A fronte di questo caos non so se sia più imbarazzante il governo o i parlamentari di maggioranza che cercano di falsificare la realtà, con scuse puerili ed accuse farneticanti”
“Andremo in tutte le piazze del Paese su ragioni della nostra proposta”
“Oggi alla Camera dei Deputati voteremo la sospensiva della nostra legge sul salario minimo. Sarà un dibattito importante dove ciascuno si assumerà le proprie responsabilità davanti al paese.
E dovrà motivare perché non si poteva provare ad approvare subito un tema di civiltà. Per noi oggi parlerà Elly Schlein e porterà la voce dei tanti e delle tante che abbiamo incontrato nel paese e con cui abbiamo condiviso la battaglia per una retribuzione equa e dignitosa come stabilisce l’articolo 36 della Costituzione.
La destra vuole il rinvio a fine settembre per preparare una proposta da contrapporre a noi.
Vogliono comprare tempo e mettere su un binario morto l’urgenza di dare una risposta a tre milioni e mezzo di lavoratori poveri. Hanno i numeri e ce la faranno.
Essere arrivati qui è comunque un risultato perché non era affatto scontato che si parlasse di salario minimo in questo Parlamento. La legge era destinata alla soppressione - la destra voleva chiudere la pratica in venti minuti in Commissione - e invece l’unità delle opposizioni ha sventato questo tentativo.
Possono rinviare, ma non cancellare. Noi andremo piazza per piazza in tutto il paese a spiegare le ragioni per cui occorre una legge che definisca una cosa semplice: non deve essere più legale in questo paese lavorare sotto i 9 euro”. Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Annullati i passi avanti fatti negli ultimi anni”
“Le norme che avete scritto non chiudono nessuna procedura ma aprono la strada a nuove infrazioni. In queste norme, ed è questa la cosa più grave del provvedimento, senza ritegno e vergogna, il governo continua a tenere in ostaggio la città di Taranto.
Maggioranza e governo vogliono mettere sotto controllo l’attività della magistratura per i controlli sulle emissioni gravemente dannose per la salute; creano infatti un organismo pagato da chi gestisce gli impianti: il controllore controllato dal soggetto che dovrebbe controllare, un’assurdità; limitate inoltre anche il potere dei sindaci. In sostanza, bloccate definitivamente la decarbonizzazione dell’Ilva”.
Lo ha detto il deputato democratico Ubaldo Pagano nel corso della sua dichiarazione di voto sulla fiducia al dl Infrazioni.
“Vi siete genuflessi a chi ostacola la transizione ecologica – ha aggiunto rivolto a maggioranza e governo - . Ve ne fregate della salute dei tarantini. Calpestaste il diritto a non ammalarsi e persino la sentenza della Corte costituzionale che prevede che il diritto alla produzione non può prevalere sul diritto alla salute. Avete smantellato tutti i passi avanti fatti negli anni precedenti, facendo ripiombare Taranto in un drammatico passato. Adesso provate a dire ai familiari delle vittime di questi anni che a Taranto va tutto bene, se ne avete il coraggio”.
“C’è un problema di tempi, lo abbiamo ricordato alla ministra Calderone nel question time di oggi, per dare risposte alle tante famiglie espulse dal Reddito di cittadinanza. Abbiamo appreso dalla ministra che la risposta per quelli che loro hanno definito occupabili, ma che alla prova dei fatti non lo sono perché in grave disagio sociale, dovrebbe arrivare entro il 31 ottobre. Tre mesi nel nulla. Gli altri occupabili devono aspettare che a settembre parta la complessa procedura per partecipare alla lotteria del Supporto per la formazione e il lavoro, un aiuto temporaneo riservato ai fortunati che riusciranno ad essere ammessi a un corso di formazione. Abbiamo avvisato la ministra che altre 100mila famiglie di poveri non occupabili, secondo la definizione del governo, saranno fuori da ogni aiuto, da gennaio, perché il governo ha abbassato le soglie reddituali per essere ammessi al nuovo Assegno di inclusione. Si tratta per lo più di famiglie in affitto, che non potranno essere aiutate dai Comuni perché il Fondo per l’affitto è stato cancellato dalla legge di bilancio. La disperazione che è esplosa in questi giorni non è colpa dell’improvvido sms dell’Inps, ma del fatto che da parte del governo… risposta non c’è”.
Lo dichiara la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“È scandaloso che a 43 anni di distanza dalla Strage di Bologna ancora non si conosca la piena verità sui mandanti e che si continui a negarne la matrice fascista. C'è bisogno di un rinnovato impegno delle istituzioni perché trionfi finalmente la giustizia e vengano spazzati via tutti i tentativi di insabbiamento e di depistaggio, fuori e dentro i tribunali, che anche in questi giorni sono riapparsi puntualmente. Chi, come la premier Meloni e il ministro Piantedosi, continua a parlare di atto terroristico confermano ciò che diciamo da sempre. Non hanno fatto definitivamente i conti con la fiamma che portano nel loro simbolo”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Lo dimostra il fatto - aggiunge - che il governo ha respinto in Aula le premesse e l’impegno di una mozione parlamentare, primo firmatario Andrea De Maria che ho sottoscritto convintamente insieme ad altri colleghi del Pd e delle opposizioni, che sospingevano, tra l’altro, l’esecutivo a garantire per quanto di competenza lo svolgimento sereno e senza interferenze dei processi, ancora non conclusi, riguardanti la stagione stragista che ha insanguinato l'Italia e ha visto collaborare insieme neofascisti, logge massoniche segrete ed agenti infedeli degli apparati di sicurezza. Non servono - conclude - generiche commissioni di inchiesta come vorrebbe la destra, per allargare lo spettro delle vicende irrisolte, ma serve che i tribunali assicurino finalmente alla giustizia i colpevoli e i loro sostenitori”.
"Quarantatre' anni dopo la strage della Stazione di Bologna, la destra intenta a riscrivere la storia propone di istituire una Commissione parlamentare d'inchiesta nel tentativo evidente di cancellare una macchia indelebile, e cioe' che gli 85 morti e gli oltre 200 feriti di quel tragico giorno del 1980 sono stati causati da un gruppo eversivo neofascista con la copertura della P2 di Licio Gelli. Questa e' la storia vera, acclarata con sentenza definitiva da processi ostacolati da clamorosi depistaggi. I fatti sono fatti. La destra istituzionale non apra varchi a questo scandaloso negazionismo".
Lo scrive sulle sue pagine social Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui Diritti umani nel mondo.
"Domani voteremo alla Camera le mozioni parlamentari riferite alla strage del 2 agosto. In quella a mia prima firma si sottolinea il valore delle motivazioni della sentenza del processo di primo grado cosiddetto ‘ai mandanti’ del processo del 2 agosto. Una sentenza che esplicita con grande nettezza il ruolo della loggia massonica P2 e di settori deviati dei servizi segreti nella organizzazione e nel finanziamento della strage, i cui autori materiali sono stati terroristi neofascisti, e ribadisce azioni di despitaggio, precedenti e successive alla strage. Nella mozione chiediamo al governo, fermo restando il diritto sancito dalla Costituzione alla presunzione di innocenza nei confronti delle singole persone coinvolte fino ad eventuale condanna definitiva e al pieno rispetto delle garanzie per gli imputati, di adottare tutte le iniziative volte a garantire lo svolgimento sereno e senza interferenze dei processi, ancora non conclusi, riguardanti la stagione stragista che ha insanguinato l'Italia e ha visto collaborare insieme neofascisti, logge massoniche segrete ed agenti infedeli degli apparati di sicurezza. Chiediamo inoltre che il Governo ponga in essere tutte le iniziative opportune affinché prosegua proficuamente, in collaborazione fattiva e trasparente con i rappresentati delle associazioni, l'attività di desecretazione degli atti delle stragi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese, superando le criticità riscontrate in passato, anche attraverso una semplificazione normativa, il finanziamento degli interventi necessari per consentire la gestione, la ricerca e la consultazione corretta ed efficace dei documenti digitalizzati”
Così il deputato del Pd, Andrea De Maria.
“In questi giorni 169mila famiglie hanno ricevuto un sms con l'indicazione che da agosto non riceveranno più il reddito di cittadinanza. A parte l’insensibilità nel comunicare via sms la fine dell'aiuto a chi è in grave difficoltà e l'irresponsabilta’ di fomentare fratture sociali pericolose, ma sconcertante è l'invito a rivolgersi ai servizi sociali dei Comuni, senza aver concordato con i sindaci questa modalità e soprattutto dato loro gli strumenti per affrontarla. Quindi, dopo aver tagliato il fondo affitti che consentiva ai Comuni di sostenere le spese abitative dei cittadini in difficoltà, dopo aver unilateralmente definanziato i progetti Pnrr dei Comuni per lotta al dissesto e rigenerazione urbana, il governo scarica il malcontento della cancellazione del reddito sulle spalle dei Comuni. Un atteggiamento irresponsabile, senza solidarietà istituzionale e sociale, che evidenzia un'idea di società dove chi è in difficoltà viene abbandonato al proprio destino con un sms, passando la palla ai sindaci senza nemmeno avvisarli”.
Così la vicepresidente dei deputati democratici, Valentina Ghio.
“Prevedere un fondo di garanzia da parte dello Stato, al fine di consentire il diritto di difendersi da parte di chi ritiene di aver subito un danno grave durante il parto, stabilendone le condizioni di accesso, anche in relazione al modello Isee, in determinati casi nei quali viene contestata la responsabilità medica per deficit neurologici o fisici gravi sul neonato, conseguenti al parto, per sostenere la famiglia, qualora questa sia la parte soccombente, oltre a continuare a fornire il patrocinio gratuito per chi ne ha diritto in base alle normative vigenti”: è quanto chiedono in una interrogazione al governo i deputati Pd Marco Simiani, Ilenia Malavasi, Nicola Zingaretti, Andrea Casu, Laura Boldrini, Federico Gianassi, Gian Antonio Girelli, Emiliano Fossi e Simona Bonafè.
“L’atto di sindacato ispettivo è finalizzato ad evitare altri casi come quello di Elena Patrizia Improta e di suo figlio, nato con gravissime disabilità, che dopo 27 anni di causa civile per risarcimento danni è chiamata, in base alle sentenze, al pagamento delle spese di giudizio per un importo complessivo di 276.000 euro, non essendo stata appurata nessuna responsabilità in capo alla struttura sanitaria. La conclusione di questa vicenda, oltre a gravare ulteriormente sulla famiglia, potrebbe infatti scoraggiare altri cittadini, in situazioni simili, ad intraprendere cause legali, nella legittima difesa dei propri diritti".
“Questo debito rischia inoltre di compromettere le attività del progetto ‘La Casa di Mario’, una esperienza virtuosa di ‘Dopo di noi’ basata sulla coabitazione tra persone normodotate e persone con disabilità, realizzata e portata avanti da Elena Patrizia Improta e dalla sua famiglia, al quale ha dedicato la propria vita, dando risposte, aiuto e accoglienza a tante altre famiglie. Una struttura quindi che garantisce alle persone con disabilità un progetto di vita in un ambiente familiare, integrato nella comunità ed in rete con il territorio, ma che potrebbe non avere un futuro a causa delle pendenze economiche conseguenti alla causa civile". Per questo motivo "sollecitiamo i ministri competenti a intraprendere ogni iniziativa utile, anche per mantenere e garantire la disponibilità degli appartamenti che accolgono “La Casa di Mario”, che rischiano di essere aggrediti per pagare le ingenti spese legali, affinché questo importante progetto del Dopo di noi possa continuare ad esistere, garantendo così la continuità dei progetti di vita delle persone con disabilità che qui vivono, in un contesto sereno e familiare" concludono i deputati Pd.
Caso Catania dimostra fragilità isola
“L’emergenza che si è creata con l’incendio all'aeroporto di Catania e il conseguente caos dei voli ha dimostrato tutta la fragilità della struttura di ricezione degli scali della Sicilia. Questa situazione impone un cambio di passo e la costruzione di un nuovo hub internazionale nel centro della Sicilia, in grado di operare per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna, e che apra l’isola alla presenza turistica internazionale. C’è la necessità di realizzarlo urgentemente per mettere la Regione in condizione di eguagliare gli aeroporti delle Baleari, che accolgono oltre 40 milioni di turisti l’anno, mentre la Sicilia ne movimenta meno di 20 milioni. Il nuovo hub risolverebbe definitivamente il problema del trasporto aereo e anche quello del rischio di ceneri volanti che bloccano il transito aereo nello scalo etneo. Esiste uno studio, a tal proposito, redatto dall'università Kore di Enna e ora come mai è diventato attuale. Nell’auspicio che possa essere riattivato al più presto l’aeroporto di Catania, vista l’assenza della Regione Sicilia,
intervenga al più presto il ministero delle Infrastrutture”.
Lo dichiara la deputata democratica siciliana, Maria Stefania Marino.
Il gruppo Pd in commissione Esteri, prime firmatarie Lia Quartapelle ( vice presidente della Commissione ) e Laura Boldrini, ha presentato Risoluzione in Commissione
“Il governo italiano deve attivarsi immediatamente affinché l’Italia si faccia realmente promotrice di una iniziativa internazionale che, sotto l’egida delle Nazioni Unite e coinvolgendo i paesi G7 e i paesi del sud globale, metta a disposizione navi per scortare via mare i carichi di grano ucraini attraverso le acque territoriali della Bulgaria e Romania verso la Turchia.” È quanto scrivono, in una risoluzione presentata in commissione Esteri, le deputate Pd Lia Quartapelle e Laura Boldrini. Le parlamentari Dem osservano che “l'accordo che consente agli ucraini di esportare grano verso il Mar Nero, firmato tra Russia e Ucraina, con la mediazione della Turchia, è scaduto lo scorso 17 luglio, e non è stato rinnovato e la Russia ha deciso di interrompere il patto , in maniera del tutto unilaterale”. Quartapelle e Boldrini aggiungono inoltre che “la reazione della comunità internazionale è stata immediata: gli Stati Uniti, tramite l’ambasciatore alle Nazioni Unite, hanno definitivo lo stop russo all’export di grano «un atto di crudeltà». Il Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha messo in guardia sul fatto che la mossa della Russia «la pagheranno milioni di esseri umani». La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha parlato di una «mossa cinica da parte della Russia», sottolineando che Bruxelles sta lavorando «per garantire la sicurezza alimentare per le persone vulnerabili in tutto il mondo. I corridoi di solidarietà Ue continueranno a portare i prodotti agroalimentari dall’Ucraina ai mercati globali». Infine, Quartapelle e Boldrini rilevano che “con lo stop unilaterale dell’accordo sul grano, la Russia sta cercando di strangolare l’economia ucraina. L’Ucraina esporta più del 50% della propria produzione di grano via nave. Si tratta della principale voce di esportazioni del paese, che ha visto il proprio PIL ridursi del 30% a causa dell’aggressione russa. Dalle esportazioni ucraine dipende la sicurezza alimentare di più di 400 milioni di persone nei paesi più poveri dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia. Non si può permettere che la Russia- concludono le parlamentari Dem- ricatti l’Ucraina e affami le nazioni più fragili”.
Il Ministro Fitto sarà in Aula martedì non perché ha sentito l’esigenza di condividere la gestione del Pnrr con il parlamento, né per gentile concessione, ma su richiesta esplicita del Partito democratico. Perché il Pnrr non è del governo ma appartiene a tutto il paese e non possiamo accettare scelte sbagliate e dannose. Hanno deciso di cancellare le risorse per la messa in sicurezza e la prevenzione del rischio idrogeologico; si sottraggono fondi ai comuni accusati di non saper spendere mentre i veri ritardi sono quelli dei ministeri a partire da quello di Salvini che ha definanziato importanti opere infrastrutturali come le tratte ferroviarie Salerno-Catania e Roma-Pescara. E così, mentre assistiamo in questi giorni alle conseguenze devastanti del cambiamento climatico, prendiamo atto che al Governo Meloni non interessa niente della messa in sicurezza del territorio.
Lo ha detto in un’intervista a Skytg24 Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
16 miliardi in meno da fondi PNRR su questioni fondamentali come la lotta al dissesto idrogeologico, conversione energetica, prevenzione alluvioni. La certificazione dell'incapacità e superficialità del Governo nella gestione del PNRR, dopo la sospensione dei 500 milioni dalla terza rata. I giorni che stiamo vivendo evidenziano i danni eclatanti causati dai cambiamenti climatici e il primo obiettivo del Governo dovrebbe essere quello di mettere in campo misure per mettere in sicurezza il Paese, invece di definanziare i Comuni sulla tutela del territorio. Ai Comuni deve essere garantito il ripristino dei fondi necessari per realizzare gli interventi programmati.
Così Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo dei deputati del Pd.
SALARIO MEDIO UNDER 35 DI 850 EURO, COME SI PROGRAMMA FUTURO?
"Abbiamo assistito a uno scontro politico vero, che ha visto finalmente in campo un'operazione di verità. Sono emerse con forza e con chiarezza due idee differenti di Paese, due idee legittime, ma differenti. Qualcuno ritiene che avere portato la destra ad affrontare finalmente un tema serio, e non le sole operazioni di propaganda cui siamo abituati in questi mesi, aver portato la destra ad affrontare questa discussione, sia già una grande vittoria politica, e, in parte, è vero. Ma per noi, per il Partito Democratico, il tema è molto più grande. Il tema è, innanzitutto, risolvere e migliorare le condizioni di vita di oltre 3 milioni di italiani, che non sono bandierine, come qualcuno da destra ha detto stamattina, ma lavoratori, spesso sfruttati; sono persone che hanno difficoltà ad affrontare il presente e immaginare un futuro; lavoratori che, però, come abbiamo detto, sono poveri. Voi avete scelto di non vederli, di classificarli come invisibili". Lo ha detto il deputato e membro della segreteria nazionale Pd, Marco Sarracino, nel suo intervento alla Camera nel corso della discussione generale sulla proposta di legge per il salario minimo.
"Noi, come Partito Democratico, il primo giorno di questa legislatura, abbiamo presentato una proposta di legge sul salario minimo, provando a dar loro una voce. E oggi siamo qui, con un lavoro e una proposta unitaria di tutte le opposizioni. Un lavoro - ha spiegato l'esponente dem - contro il quale la maggioranza si è scagliata, prima dicendo che salario minimo non serviva, poi definendolo una misura assistenzialista; successivamente, è stato presentato un emendamento soppressivo di tutta la nostra proposta di legge (quell'emendamento non è stato mai ritirato), poi ci si è avventurati con questa strampalata storia dell'Unione Sovietica, salvo poi scoprire che il salario minimo esiste nei principali Paesi europei; infine, vi presentate qui, oggi, ribadendo la vostra contrarietà. Ma, nonostante la vostra contrarietà, non potete eludere la questione. Una questione che esiste, perchè il lavoro povero, in questo Paese, esiste, e voi, su questo, fino ad ora, non avete fatto nulla. Non ci si rende conto che al Sud il 25 per cento dei lavoratori, com'è emerso nelle anticipazioni del rapporto Svimez, guadagna meno di 9 euro l'ora, che, in Italia, il salario medio di un under 35 è di 850 euro al mese. Come può un ragazzo, con 850 euro al mese, pensare di programmare il futuro e di organizzare il presente? È impossibile. In pochi mesi, sono diminuite le risorse per combattere la povertà, sono aumentati i voucher, sono aumentati i contratti a termine e, quindi, anche la precarietà - ha ricordato Sarracino - e non si ha uno straccio di proposta sulla vera emergenza del Paese: quella salariale. Parlate di salario ricco. E come lo fate? Come si fa? Con il taglio del cuneo fiscale, che, fra qualche mese, sparirà? Per noi il momento di di affrontare questo tema non è domani, non è settembre, ma oggi".
“Ogni evento calamitoso si porta dietro un’alluvione di parole, di piani, di commissari, di programmi. Sempre più spesso, purtroppo. Il ministro Musumeci ha ben rispettato questa tradizione con un intervento che si può definire ‘Fiumi di parole’, per ricordare una bella canzone di qualche anno fa. Purtroppo, però, i fiumi veri che esondano non si fermano con le parole. La fragilità italiana si affronta spendendo i tanti soldi non spesi applicando le procedure accelerate che esistono ma non sono applicate perché non ci sono le necessarie competenze nei Comuni, nelle Province e nelle Autorità di distretto: geologi, ingegneri idraulici, geografi. Competenze che oggi si contano con il lumicino”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“Servono unità operative decentrate - continua l’ex Sottosegretario all’Ambiente - che agiscano per la prevenzione e l’adattamento in modo ordinario e non in concomitanza con gli eventi. Purtroppo il sistema degli enti locali italiani è estremamente frammentato e non può reggere la potenza degli eventi naturali. Se questo Paese vuole sopravvivere nel confronto implacabile con la natura, occorre accorpare comuni, province e regioni. E si deve iniziare a farlo nelle politiche sul dissesto idrogeologico. Ma la politica preferisce ancora ‘Fiumi di parole’ che travolgono tutto”.