“Dopo le dichiarazioni nette e precise del presidente della Corte dei Conti, Guido Carlino, che definiscono il controllo concomitante come propulsivo dei tempi di attuazione amministrativa dei progetti del Pnrr, chiediamo una sospensione dei lavori delle commissioni congiunte e un ripensamento radicale da parte di governo e maggioranza di destra: si sta giocando pericolosamente con le istituzioni della Repubblica“.
Lo dichiarano i capigruppo dem delle commissioni Affari costituzionali e Lavoro della Camera, Simona Bonafè e Arturo Scotto.
“Con comunicato pubblicato sul sito del ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica è stata data notizia dell’avvio dell’iter con l’Unione Europea sulla proposta di decreto che incentiva la diffusione di forme di autoconsumo di energia da fonti rinnovabili. La proposta di decreto dovrà ora attendere il via libera della Commissione Ue. Un provvedimento molto atteso, che giunge con forte ritardo rispetto ai tempi previsti, e che dovrebbe avere l'obiettivo di garantire una capillare diffusione sul territorio nazionale delle comunità energetiche, anche grazie alla cumulabilità della tariffa incentivante con il contributo a fondo perduto del 40 per cento dell'investimento nei comuni al di sotto dei 5.000 abitanti.
Risulta, tuttavia, che stia circolando una nuova proposta di decreto che differisce da quella inviata alla Ue e che prevede che possano accedere all’incentivo gli impianti a fonti rinnovabili, inclusi i potenziamenti, inseriti all’interno delle configurazioni di cui al comma 1 e che rispettano, tra gli altri, il requisito dell’avvio dei lavori per la realizzazione degli impianti successivo alla data di entrata in vigore del decreto. Si tratta di una notizia che sta destando molta preoccupazione tra gli operatori e i cittadini che stanno investendo e che rischiano di essere tagliati fuori dagli incentivi”. Lo dichiarano i deputati democratici Ilenia Malavasi e Marco Simiani.
“Chiediamo di sapere - aggiungono gli esponenti dem -se sia in fase di definizione una nuova proposta di decreto, diversa da quella inviata alla Commissione, che rischierebbe di compromettere inspiegabilmente gli investimenti già avviati. Bisogna fare chiarezza. Basta improvvisazione. Parliamo di investimenti importanti. Il governo chiarisca e dica inoltre se la trasmissione della proposta di decreto alla Commissione sia stata fatta solo in sede di prenotifica o notifica formale e quale testo sia stato effettivamente trasmesso alla commissione”.
“Ci auguriamo che il confronto sul provvedimento prosegua ancor di più nell’ottica di una più esaustiva, rispetto a quella offerta dal testo ora in Aula, definizione di tali professioni. In particolare, riteniamo giusto dare una corretta articolazione al ruolo e alla figura del pedagogista e dell’educatore professionale socio pedagogico.
Le professioni educative hanno bisogno di ancor maggiore riconoscimento della propria identità e dignità professionale e la proposta che oggi esaminiamo in Aula, in particolare attraverso l’istituzione del relativo Albo professionale, vanno in questo senso, accendendo un importante focus su figure professionali di cui va rimarcata la centralità. L’esame dei contenuti di queste proposte in Aula offre l’opportunità per riflettere sulle complesse situazioni lavorative in cui gli educatori si trovano spesso a lavorare, sulla necessità di adottare una strategia multilivello (contrattuale, lavorativa, economica in termini di risorse stanziate per il sistema di welfare nel suo complesso), con un confronto franco e serio tra tutti i soggetti, istituzionali e non, coinvolti. In questo dibattito riteniamo accendere l’attenzione anche su una proposta che riteniamo centrale, come quello della comunità educante, che in tempi di grandi trasformazioni sociali, relazionali e culturali, a fronte di una crescente incertezza educativa, diventa essenziale promuovere e riconoscere a livello normativo, valorizzando proprio le competenze di figure come il pedagogista e l’educatore, capaci di sostenere ed accompagnare e sostenere l’opera della scuola ( genitori, insegnanti, studenti) affinché le relazioni educative siano al centro della comunità nei vari contesti territoriali. Si tratta di temi che - partendo dal dibattito parlamentare odierno- devono entrare nell’azione e nella proposta politica”.
Lo ha detto intervenendo in Aula, Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, nella discussione sul testo unificato delle proposte di legge Disposizioni in materia di ordinamento delle professioni pedagogiche ed educative e istituzione dei relativi albi professionali.
“Definire le tasse pizzo di Stato è un’affermazione grave che legittima l’evasione e ancor più grave perché associa l’attività dello Stato a quella mafiosa. Parole inaccettabili”. Lo afferma la deputata Pd Cecilia Guerra a proposito delle affermazioni della presidente del consiglio Giorgia Meloni.
“Presenterò interrogazione al ministro Nordio”
È durata oltre cinque ore la visita di Laura Boldrini, deputata del Partito democratico, al carcere di Porto Azzurro dell’Isola d’Elba. Al suo arrivo, la parlamentare ha incontrato la direttrice del carcere, Maria Cristina Morrone, il comandante della polizia penitenziaria, Luigi Bove, i responsabili delle varie aree di competenza, la garante delle persone private della libertà personale della città di Porto Azzurro, Raimonda Lobina, e la presidente dell’associazione Dialogo, Licia Baldi, accompagnata dalla volontaria Concetta Cremoni.
Nel corso dell’incontro sono state evidenziate dalla direzione le criticità della struttura, dovute principalmente alla consistente carenza di organico, sia per quanto riguarda la polizia penitenziaria sia per il personale destinato alle aree educative, amministrative e sanitarie. A fronte di una presenza prevista di 205 agenti, la casa di reclusione dispone al momento di meno di 150 unità, così come risulta enormemente sottodimensionato il numero degli educatori, che si ferma a soli due a fronte di una previsione di ben dieci.
Anche gli stessi detenuti, con cui Boldrini ha colloquiato a lungo, hanno lamentato una carenza di educatori che incide pesantemente sul loro percorso di recupero, essenziale per l’accesso a benefici e permessi. Inoltre, le poche opportunità di lavoro - che in passato a Porto Azzurro veniva garantito all’80% dei detenuti e oggi coinvolge soltanto un terzo della popolazione carceraria - sono state rappresentate come un elemento di forte frustrazione che allontana la prospettiva di un futuro reinserimento sociale.
“Preoccupa molto che in questo carcere, un tempo considerato un vero modello per i percorsi lavorativi e di reinserimento dei detenuti, manchi il personale necessario a consentire la funzione di rieducazione prevista dall’art. 27 della nostra Costituzione – sottolinea l’ex presidente della Camera –. Tale deficit, che va a discapito dell’intero sistema carcerario, costituisce una seria inadempienza dello Stato. Presenterò un’interrogazione per chiedere al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, come intende intervenire per sanare questa situazione”, conclude Boldrini.
Dichiarazione di Simona Bonafe’, capogruppo Pd commissione Affari Costituzionali
“Dopo le raccomandazioni della Commissione ci auguriamo che il governo Meloni cambi decisamente passo su progetti e cantieri del PNRR, coinvolgendo pienamente il Parlamento sulle eventuali modifiche. Nonostante il Piano nazionale, come la stessa maggioranza ha certificato nel Def, rappresenti per il paese l’unica opportunità di crescita per i prossimi anni, l’atteggiamento della destra rimane confuso ed incomprensibile: con continui litigi tra ministri sull’utilizzo dei fondi, ritardi ed incertezze sugli interventi da realizzare o cancellare. I rilievi dell’Unione Europea di oggi rappresentano un alert da prendere in seria considerazione”: è quanto dichiara la deputata Pd Simona Bonafè.
“Condivido le raccomandazioni della Commissione UE sui tempi del Pnrr e spero che il governo italiano le faccia proprie finendo definitivamente il balletto di incertezze, ritardi, dichiarazioni e smentite a cui stiamo assistendo da mesi in un clima di grande confusione. Il ministro Fitto ha annunciato che relazionerà al Parlamento la prossima settimana. Un confronto che chiediamo da settimane e che, comunque, arriva d’obbligo con la relazione semestrale dei progetti. Mi auguro che porti in Aula un cronoprogramma chiaro insieme ad azioni per aiutare gli enti locali a realizzare i progetti, come le facilitazioni per il reperimento del personale chieste dall’Anci da almeno due mesi. Dovrà, soprattutto, dire chiaramente se e quali progetti il governo intende modificare nel piano. Ipotesi che non è stata scartata dall’Europa, ma che deve essere effettuata in tempi strettissimi per non perdere i fondi. Servono garanzie che questi eventuali cambi non influiscano sulla riconversione energetica e digitale, di cui l’Italia ha bisogno come il pane. Il governo sembra non comprendere l’importanza e l’urgenza del Pnrr e continua ad accumulare un ritardo estremamente preoccupante”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Antonella Forattini.
Il progetto dell’Einstein Telescope è ad un bivio. Il tempo delle chiacchiere è finito: o la candidatura italiana diventa concreta con finanziamenti dedicati da parte del Governo Italiano oppure prevarranno le due candidature olandesi e tedesche.” Lo dichiarano i parlamentari PD Silvio Lai e Marco Meloni sul dibattito intorno alla candidatura italiana per l’osservatorio sulle onde gravitazionali.
“Purtroppo i tempi stringono e la decisione che sarà assunta entro il 2025 richiede che ci siano sul campo già delle concrete realizzazioni per rendere credibile la proposta. In Olanda ci sono già laboratori operativi con ricercatori impegnati a supporto e oltre 800 milioni di euro, il land sassone ha impegnato già milioni di euro, in Italia occorre implementare rapidamente ciò che c’è.
D’altro canto vanno anche resi evidenti oltre che i finanziamenti nazionali ancora non definiti, che quelli regionali si trasformino in impegni concreti, opere e appalti.
Come per il PNRR è finito il tempo delle chiacchiere, si deve mettere a terra ciò che si promette e il Governo deve passare dalle parole ai fatti.
"Un incontro tra amici e niente di più. Il ministro Calderoli incontra a Cagliari, peraltro in un salone da pranzo e non in uno spazio istituzionale, un gruppo di consiglieri e assessori della Sardegna e fa ironia sull'assenza delle forze di opposizione. Calderoli piuttosto, se ha in animo di fare il censore, dovrebbe chiedere conto dell'assenza del rappresentante legale e presidente della regione Solinas che attesta senza ombra di dubbi la non ufficialità della riunione, della quale non ci sono precedenti. Un incontro tra amici che nasce dalla totale assenza di cultura istituzionale nella forma e nella sostanza della organizzazione e della partecipazione.
Le opposizioni hanno fatto bene a non partecipare anche perché avrebbero continuato ad ascoltare proposte che mal si conciliano con gli interessi della Sardegna e le valutazioni oggettive che il servizio bilancio del Senato ha fatto dell'articolato del ministro Calderoli allorché viene evidenziato la previsione che l'autonomia differenziata produrrebbe ulteriori divaricazioni tra le regioni in termini di opportunità e servizi per i cittadini. Nulla si continua a dire sulle diverse condizioni di partenza delle economie regionali e su come affrontare questa evidente disparità senza nuove risorse. L'allarme arriva proprio dal dossier del Senato allorché si sottolinea che non si possono assegnare funzioni alle Regioni basandosi sulla tassazione regionale che dipende dai cicli economici e dalle condizioni di partenza. E quando Calderoli dice che se lo Stato spende 100 e la regione spenderà quei 100 significa che dove si spende 40 si continuerà perlomeno a spendere solo 40. Tentiamo di spiegarlo così al ministro Calderoli poi passeremo ai disegnini. Ciclo economico negativo meno capacità di tassazione, ergo meno finanziamento alle regioni. Insomma i ricchi saranno più ricchi, i poveri saranno più poveri. Per di più la Sardegna da regione a statuto speciale perderebbe la sua specificità e le sue attuali prerogative, comprese le entrate tributarie. Vade retro Autonomia differenziata, è solo un imbroglio di chi ha imbrogliato gli italiani con la legge elettorale peggiore di tutte, il porcellum. Senza soldi in più che non ci sono va definita come la Banca d’Italia ha definito la riforma fiscale proposta dal Governo, impraticabile!"
Così Silvio Lai, deputato Pd della Commissione Bilancio della Camera.
“Una commissione sul disastro della Moby Prince, basata sulle proposte delle famiglie delle vittime, capace di approfondire e chiarire finalmente i troppi lati oscuri di una vicenda terribile, una strage ancora irrisolta dopo oltre 32 anni”. Lo dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani, che ha depositato nei giorni scorsi alla Camera la proposta per l’istituzione anche in questa Legislatura di una Commissione di Inchiesta.
“Si tratta di un atto che è stato redatto in collaborazione con le associazioni che raccolgono i familiari delle vittime e che si pone l’obiettivo di individuare responsabilità in questa vicenda di 'strutture, apparati od organizzazioni pubbliche e private', scrivendo inoltre parole chiare e definitive su tutti gli aspetti legati alla dinamica della collisione e sul tema soccorsi. Obbiettivi che sono sicuramente comuni anche alle altre proposte elaborate dagli altri gruppi politici a cui si aggiunge anche la nostra che si pone in continuità con l'ottimo lavoro condotto, nelle precedenti Legislature, dalle altre due Commissioni d'inchiesta guidate da Lai e Romano ai quali siamo grati per gli elementi raccolti e che rappresentano spunti fondamentali per il lavoro da proseguire insieme in questa Legislatura", conclude Marco Simiani.
“Sono incredulo, stupefatto e indignato! Provo queste sensazioni dopo avere ricevuto, via email, un invito da parte di Anas per presenziare ad una conferenza stampa indetta per presentare l’avvio dei lavori dell’autostrada Catania-Ragusa. Una conferenza stampa che Anas ha pensato bene di svolgere il 22 maggio negli ultimi cinque giorni della campagna elettorale per le amministrative che si terranno, guarda caso, anche nelle città di Catania e Ragusa. E fatto ancora più grave l’evento (cosi viene definito nell’invito) si terrà nella sede catanese della Regione siciliana, di cui è presente il logo nel suddetto invito, per compiacere il manovratore di turno. Anas e i suoi vertici, che si fanno vedere in Sicilia solo per cerimonie, eventi e raccogliere risorse, dovrebbero vergognarsi di fronte al disastro delle autostrade siciliane note alle cronache per i cantieri infiniti e le decine di interruzioni. E’ fin troppo operativa Anas, duole ammetterlo, nel creare tempestivamente ‘eventi’ in piena campagna elettorale. E’ paradossale per altro tutto ciò: di giorno Schifani chiede e ottiene di commissariare l’Anas per i lavori sulla A-19 e di notte concorda con la stessa le passerelle elettorali per i comuni al voto da tenersi nella sede della Regione!”.
Lo dichiara il segretario regionale del Partito Democratico della Sicilia e capogruppo PD in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
“Questa conferenza stampa in piena campagna elettorale è inopportuna. Stiamo parlando di un’opera strategica fondamentale attesa da oltre 20 anni, per altro finanziata quando il PD era al governo. Ma inquinare la campagna elettorale come sta facendo Anas è assolutamente indegno e il PD utilizzerà tutti gli strumenti possibili per denunciare questo fatto gravissimo agli organismi competenti”.
Il ministro Calderoli, pur di minimizzare le valutazioni del servizio di bilancio del Senato sulle criticità legate al progetto di autonomia differenziata, interpreta banalmente e si arrampica sugli specchi quando dice che si tratta di previsioni ipotetiche. Anche il Def, e Calderoli lo sa bene, ma glielo ricordiamo noi, si basa su ipotesi e previsioni di crescita economica e su quelle, conseguentemente, si assumono decisioni e si fanno le leggi di bilancio.
Il dossier del Senato segnala che non si possono assegnare funzioni alle Regioni basando il loro finanziamento sulla tassazione regionale perché il ciclo economico negativo riduce la capacità di tassazione, le Regioni hanno capacità di tassazione differente, manca la capacità compensatoria dello Stato. Neanche la Ragioneria Generale dello Stato può mettere in discussioni queste libere e oggettive valutazioni del servizio Bilancio del Senato che portano ad un fatto chiaro, solo le Regioni ricche hanno margine per assumere nuove funzioni, quelle povere no. Non c’entra niente la bravura degli amministratori ma il punto di partenza dell’economie regionali. Ergo si conferma che il progetto di Calderoli alimenta solo gli egoismi, affossa le Regioni e le popolazioni più deboli, divide ulteriormente il Paese. Un progetto di autonomia che non serve all’Italia, né serve per accreditare il governo in Europa. E allora viene da chiedersi, per chi lo fa?
Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd della Commissione Bilancio della Camera.
“Per l'ennesima volta in questa legislatura il governo utilizza lo strumento della decretazione d'urgenza. Andiamo avanti ormai esclusivamente con il binomio incessante decreto legge e fiducia ogni settimana. Nel caso di specie addirittura i presupposti della necessità e urgenza vengono utilizzati per un progetto di opera pubblica senza coperture, tra mille incertezze che non si sa se mai vedrà il concreto inizio dei lavori. Mille incertezze e mille perplessità, a partire dal fatto che viene previsto un'opera che non ha riscontri empirici che non ha riscontri fisici che non ha riscontri in natura”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti, durante le dichiarazioni di voto finale sul decreto Ponte sullo stretto.
“Il governo Meloni – ha proseguito l’esponente Pd - propone infatti un ponte ad una campata con una luce di circa 3.200 metri pari quasi al doppio del ponte più lungo ad oggi esistente al mondo. Tutti gli studi fatti dai governi precedenti, dimostrano che con le folate di vento si è costretti a chiudere anche il traffico lungo il ponte fatto proprio in quella zona. Non hanno ricevuto risposta le nostre domande a proposito della vulnerabilità sismica e della idoneità statica, sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti. Il ministro Salvini ha avuto il coraggio di dire nei mesi scorsi a Taormina che quest'opera cito testualmente ‘sarebbe l'opera più green del mondo’. Altro che opera più green. Inopinatamente l'articolo 3, comma 6, del testo in esame che prevede che la valutazione di impatto ambientale debba essere concentrata solo sugli elementi di novità del progetto. La valutazione di impatto ambientale va effettuata su tutti i contenuti del progetto definitivo integrato”.
“L'interesse pubblico – ha concluso Barbagallo - avrebbe imposto di contenere i costi e realizzare un'opera sicura che tuteli l'ambiente e il paesaggio con un procedimento trasparente. Ed invece il vostro emendamento sul doppio adeguamento dei prezzi e delle voci di prezzo, tutela tutto tranne l'interesse pubblico. Certamente quell'emendamento di trasparente, non ha un bel nulla. Il governo ha deciso di andare avanti a colpi di maggioranza, fuggendo il confronto parlamentare e il dibattito pubblico. Ma la scorciatoia che prendete oggi vi porterà a sbattere. Sono troppo le forzature sul progetto e sulla procedura e soprattutto i conti che non tornano sia quelli del costo dell'opera che quelli delle coperture che non ci sono. Continueremo la nostra battaglia politica dentro quest'aula, ma anche nelle piazze per avversare questa soluzione nefasta. Per queste ragione il Partito Democratico voterà contro il testo all'esame dell'Aula oggi.
Se gli studenti denunciano il #caroaffitti c'è chi li definisce "sfaticati". Se lavorano devono "ringraziare".
E poi ci meravigliamo della fuga dei cervelli.
Il governo Meloni non scarichi le proprie responsabilità, e strutturi un piano per garantire alloggi dignitosi.
Lo scrive su Twitter Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico.
Dichiarazione DI Arturo Scotto, deputato gruppo Pd-Idp
“Nonostante siano molti anni che milioni di lavoratori di diverse categorie attendono il rinnovo del loro contratto di lavoro, il governo , tramite il ministro Calderone, si presenta in aula per dare delle risposte totalmente inadeguate e notarili”. Così il deputato del Pd-Idp, Arturo Scotto, nel corso del Question time odierno, dopo aver sollecitato il ministro Calderone a pronunciarsi sulle iniziative governative “per favorire il rinnovo dei contratti collettivi scaduti”. “Ci sono sette milioni di lavoratori che aspettano da anni il rinnovo del contratto di lavoro a partire dal pubblico impiego per il quale nel Def il governo non ha messo un euro, mentre dovrebbe spettare a loro. La formazione professionale attende da 10 anni , la vigilanza sette” ha aggiunto Scotto che rivolgendosi direttamente al ministro del Lavoro, ha osservato: “avete detto no al salario minimo perché deve essere lasciato alla libera contrattazione, però il governo dovrebbe dirci cosa intende fare in quella direzione e invece le politiche che state attuando si limitano semplicemente a registrare il problema”. Per il parlamentare Dem, “il governo ha approvato il cuneo fiscale che però non è strutturale ma è solo per sei mesi . E da attenti manipolatori, ha aggiunto- l’esecutivo ha varato un provvedimento che abusivamente porta il nome del primo maggio ma non si è mai visto un primo maggio dove si tagliano i soldi per i poveri, si liberalizzano i contratti precari, si aumentano i voucher.” Concludendo, Scotto ha evidenziato che “non serve mettere tutto nelle mani di un uomo o di una donna sola al comando. E noi saremo a fianco di quei lavoratori che chiedono diritti, salario e retribuzioni adeguate”.