“C'è un forte dispiacere del PD per come si sono conclusi i lavori sul decreto Milleproroghe. Con la fiducia che verrà posta dal governo troppe questioni rimangono aperte. È evidente che tutto questo è riconducibile alle forti difficoltà presenti all'interno della maggioranza. Siamo davanti al governo più anti-meridionalista della storia della Repubblica che prosegue sulla strada della differenziazione con la definizione dei Lep voluti dal ministro Calderoli che sanciscono la definitiva secessione tra il nord e il centro-sud e l'abbandono delle aree interne e montane completamente marginalizzate. Viene colpita anche la PA con i tanti errori come il taglia-idonei e la negazione della proroga delle graduatorie”. Lo dichiara il deputato PD, Andrea Casu intervenendo sulla discussione generale del decreto Milleproroghe.
“Delle tante questioni accantonate – continua il parlamentare - continueremo a chiedere al Governo di occuparsi assumendo atti concreti per la cancellazione dell’assurda tassa nazionale da 2 euro sui piccoli pacchi sotto i 150 euro provenienti da extra Ue che sta danneggiando la logistica italiana, per la proroga della validità delle graduatorie del personale negli asili nido, per le assunzioni che servono nella Pa e nella giustizia, e gli interventi necessari a scongiurare la chiusura di Radio Radicale, dopo il taglio delle risorse da 8 a 4 milioni prevista dal Milleproroghe”, conclude Casu.
“Il rinvio di 6 mesi per la realizzazione della delega senza alcun cambiamento dei criteri che esprimono una visione sbagliata di mobilità e di sicurezza stradale è un errore politico per questo rinnoviamo il nostro appello al Governo di cambiare decisamente rotta perché tutti dovremmo essere dalla stessa parte ed è sbagliato interpretare ideologicamente o in una logica di convenienza norme che servono a tutelare la vita delle persone”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu, vicepresidente in Commissione Trasporti.
“Diamo valore alle parole – continua il parlamentare dem-: nel codice si continua a chiamare incidenti quelli che sono veri scontri che possono essere drammatici, logica conseguenza di comportamenti o norme sbagliate. Definirli incidenti, deresponsabilizza collettivamente. È necessaria una formazione permanente, le norme sono già cambiate e sfido chiunque a dire cosa è cambiato nel codice della strada rispetto a quando si è presa la patente e quali veicoli nuovi ora sono presenti rispetto a prima”.
“La critica più forte che rivolgiamo al governo è quella di intervenire sempre dopo e mai prima. Come abbiamo sempre proposto, è giusto agire anche dopo, ma il governo deve fare di più in tema di prevenzione degli scontri ascoltando gli appelli dei familiari delle vittime e dei sindaci in prima linea. Inoltre sulla mobilità attiva è urgente riaprire il confronto: si può partire dalla proposta di legge costruita dal Pd insieme alla Fiab e ai comitati della ciclabilità e dalle recenti iniziative avviate dalla Federazioni Ciclistica Italiana. infine ricordo che è la stessa Commissione europea che ribadisce come la velocità sia la causa principale degli scontri stradali e come le cosiddette città30 siano la soluzione più valida. Il Governo deve smettere di contrastare ma sostenere le scelte e le tecnologie che servono a salvare vite” conclude Casu.
«La decisione del Consiglio dei Ministri di autorizzare il regolamento sui criteri per la classificazione dei comuni montani impone una riflessione seria», dichiara il deputato democratico. Augusto Curti. «Affidare la definizione dell’elenco a parametri non completamente rappresentativi delle realtà territoriali montane, tradisce un approccio semplicistico a una materia complessa».
«Il rischio – prosegue – è trasformare una scelta che incide su diritti, risorse e servizi in un esercizio meramente tecnico. La montagna non è una variabile numerica: è una condizione strutturale fatta di spopolamento, invecchiamento, difficoltà di accesso ai presìdi sanitari, scolastici e commerciali».
Secondo Curti, «Il principio di differenziazione territoriale è condivisibile, ma deve poggiare su indicatori compositi capaci di cogliere vulnerabilità demografica e marginalità infrastrutturale».
"La mobilità dei cittadini siciliani non può essere ostaggio di ritardi e rimpalli di responsabilità. Per questo ho presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sulla grave situazione che interessa la dorsale ionica Messina-Catania-Siracusa, dove dal 13 novembre 2025 risultano chiusi tre fasci di binari su sette presso la stazione centrale di Catania, a seguito dell’incendio che ha colpito 'Le Ciminiere' e della conseguente installazione di un’impalcatura a ridosso del sedime ferroviario. Una condizione che, secondo il Comitato Pendolari, ha già comportato la cancellazione di migliaia di chilometri di tratte e pesanti disagi per pendolari, studenti e turisti, aggravati anche dai danni del ciclone Harry”. Lo dichiara la deputata del PD Maria Stefania Marino.
"Ho chiesto di chiarire le cause tecniche e amministrative che hanno determinato il protrarsi della chiusura, se il Ministero sia stato formalmente informato e quali iniziative urgenti intenda assumere nei confronti di Rfi e degli enti territoriali coinvolti per garantire la rimozione dell’impalcatura o la definitiva messa in sicurezza dell’area, con la riapertura dei binari interdetti e il pieno ripristino della capacità della linea", conclude la deputata dem.
“Non ha alcun senso pensare di realizzare un’opera come il Ponte sullo Stretto in un’area ad elevatissimo rischio sismico, quale è quella che interessa la Sicilia e la Calabria. Ora anche uno studio dell’Ingv conferma ciò che è evidente ma che solo il ministro Salvini, pervicacemente, continua a portare avanti per motivi esclusivamente di propaganda. Si tratta ora di prendere atto del lavoro di Ingv con Consiglio Nazionale delle Ricerche ed alcune università italiane ed europee che aggiunge nuovi dettagli a quanto già evidenziato negli anni e che fornisce una una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto. E fatto questo chiudere una volta per tutte il triste capitolo del Ponte voluto da questo governo e finanziato sottraendo fondi e risorse al Sud e alla Sicilia in particolare”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato una grande quantità di dati, sismologici e marini, e ha preso ad esame oltre 2.400 terremoti avvenuti nella regione in quasi 30 anni, dal 1990 al 2019. Dal loro studio è emerso che nella regione dello Stretto di Messina l'attività sismica si concentra in due strati della crosta terrestre in cui si concentrano forze geodinamiche diverse che insieme concorrono alla deformazione dell'area : un fenomeno che che nel corso di milioni di anni ha dato origine a catene montuose, faglie e depressioni marine ed è ancora oggi all’origine di terremoti potenzialmente distruttivi.
“Per questo – prosegue – sono necessari ulteriori studi e approfondimenti prima di iniziare i lavori, di fronte ad una situazione molto più complessa di quello che si pensava, come ha detto anche il geologo Mario Tozzi. E’ da irresponsabili proseguire a testa bassa ignorando gli avvisi che provengono dalla comunità scientifica. Ci auguriamo che il Governo ne prenda atto e – conclude – si fermi in tempo”.
“In questi giorni è stato definitivamente assolto da ogni accusa, perché il fatto non sussiste, nel processo di ‘Mafia Capitale’ anche l’ex presidente della Coop Capodarco Maurizio Marotta. Ora, per chi conosce Marotta e la storia di Capodarco, quelle accuse sembrarono già allora destinate alla inevitabile caduta. Ma ci sono voluti più di dieci anni. Maurizio Marotta persona integgerrima, che ha dedicato la sua vita ai deboli senza arricchirsi ma costruendo una esperienza unica di integrazione e dignità sociale ha subito il lungo stillicidio della giustizia italiana troppo lenta. La colpa non è dei magistrati ma di una macchina vecchia e anchilosata. Chi dice il contrario è in malafede e vuole una giustizia di classe. Intanto auguri a Marotta persona onesta e paladino dei deboli”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
"CasaPound, organizzazione esplicitamente fascista, occupa un immobile a Roma da oltre vent'anni senza che nessuno muova un dito. C'è un problema evidente di rispetto della legalità". Lo afferma il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini intervistato sui social dei deputati Pd, che punta il dito contro quello che definisce un trattamento di favore nei confronti dell'organizzazione neofascista. "Non a caso esponenti della maggioranza hanno addirittura provato a invitare CasaPound alla Camera dei Deputati per presentare le loro proposte di legge razziste".
"È chiaro - prosegue l’esponente dem - che esiste un atteggiamento benevolo da parte del governo, con la volontà di coprirsi a destra utilizzando i militanti di CasaPound. I militanti e i dirigenti dell'organizzazione hanno subito diverse condanne per violenze e aggressioni. Il loro leader addirittura per scontri con le forze dell'ordine. Come se non bastasse è noto anche per i rapporti abbastanza discutibili con la criminalità organizzata di Ostia".
"CasaPound - conclude Ordini - è esplicitamente fascista: lo dichiarano loro stessi, e per questo sono illegali. Dovrebbero essere sciolti, invece non accade nulla: non solo non viene sgomberata la loro sede, ma l'organizzazione non viene sciolta come dovrebbe avvenire, e soprattutto non si prendono le distanze dai loro militanti né dalle loro affermazioni. Anzi, si dialoga con loro. Ciò configura una violazione evidente della legalità e una mancata garanzia della sicurezza per i cittadini".
“La maggioranza e il Governo hanno respinto gli emendamenti presentati dal Partito Democratico e da altri gruppi al decreto Milleproroghe per cancellare il taglio di 21,8 milioni di euro ai fondi destinati ai Centri di Assistenza Fiscale (Caf). Viene così confermato un intervento di fatto retroattivo che colpisce attività già svolte nel 2025, con costi di personale già sostenuti e bilanci in molti casi già chiusi.”
Lo denunciano i deputati Pd della commissione Bilancio, Lai, Guerra, Roggiani, Mancini e Viggiani.
“Il governo - aggiungono - agisce come la Banda Bassotti: riduce risorse già programmate e scarica il costo della propria scelta su Caf e cittadini. I Caf, che gestiscono oltre l’80% dei modelli 730, si vedono ridurre i rimborsi per milioni di dichiarazioni già elaborate e trasmesse. Questo significa mettere a rischio organici e sportelli territoriali e, soprattutto, far saltare equilibri economici già definiti: in molti casi i bilanci rischiano di chiudersi in passivo per una decisione assunta a posteriori”.
Secondo i parlamentari Pd, l’impatto non riguarderà solo le strutture: “I Caf sono un presidio di assistenza e di legalità fiscale. Se si tagliano le risorse, inevitabilmente aumenteranno i costi per gli utenti o si ridurrà l’accesso ai servizi. A pagare saranno soprattutto pensionati, famiglie e lavoratori privi di competenze digitali adeguate, in un sistema fiscale sempre più complesso. Abbiamo presentato emendamenti chiari e tecnicamente fondati per ripristinare le risorse e impedire effetti retroattivi che incidono sul principio di affidamento e sulla certezza del diritto. Il rifiuto da parte della maggioranza dimostra una chiusura politica che non possiamo accettare. Ai Caf - concludono - va la piena solidarietà del Pd. Continueremo a batterci in Parlamento per il ripristino delle risorse e per impedire che decisioni di bilancio, colpendo soggetti che svolgono un ruolo sociale essenziale, possano anche solo essere lette come strumenti di pressione politica nel clima del dibattito referendario”.
Adeguamenti al Codice della strada, campagne di comunicazione mirate e risorse dedicate per promuovere una nuova cultura dello spazio urbano
Sempre più italiani si muovono a piedi o in bicicletta. Secondo l’ultimo Rapporto sulla mobilità dell’ISFORT oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene in queste modalità: ma sicurezza e infrastrutture restano il nodo cruciale da sciogliere al fine di rafforzare la tutela di pedoni e ciclisti e promuovere concretamente la mobilità attiva. È in questo contesto che si colloca la nuova proposta di legge presentata oggi alla stampa dalla deputata Valentina Ghio: un progetto che ha visto la collaborazione di FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, coinvolta nella redazione del testo col supporto di Andrea Colombo, esperto legale di mobilità e sicurezza stradale.
“Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva quindi un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti” – dichiara l’on. Valentina Ghio prima firmataria della proposta di legge
“Non si tratta solo di modifiche tecniche, ma di un cambio di prospettiva – prosegue Ghio –
Siamo tutti pedoni e le strade devono diventare luoghi più sicuri e vivibili, dove camminare o pedalare sia una scelta normale e non un rischio. Inoltre strade meno trafficate sono un vantaggio anche per chi non può fare a meno di utilizzare la macchina.
Per rendere concreto questo cambiamento istituiamo il Fondo nazionale per la mobilità attiva e introduciamo strumenti a supporto degli enti locali.
Investire sulla mobilità attiva significa investire in salute, ambiente e città più inclusive, a misura di tutte le persone”, conclude la deputata.
Puntuale e articolato, il testo si fa interprete di un nuovo scenario urbano, abbracciando numerosi aspetti della mobilità. I cambiamenti proposti non coinvolgono solo il Codice della Strada ma estendono la propria efficacia anche al Codice Civile. Fra i diversi punti del codice stradale interessati dalla proposta si trova, innanzitutto, l’ampliamento delle definizioni. Il concetto di mobilità attiva viene introdotto a monte, con una distinzione fra le figure di “utente più forte” – chi utilizza mezzi con maggior massa, potenza o velocità – e di “utente della mobilità attiva”. Le nuove definizioni sono determinanti per introdurre una gerarchia che tuteli gli utenti più esposti in caso di collisione. Con la modifica del secondo comma dell’articolo 2054 del Codice civile, infatti, viene stabilito che, in caso di incidente, il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, fino a prova contraria, maggiormente responsabile.
La proposta introduce numerose misure volte a incentivare gli spostamenti a piedi e in bici e a proteggere l'incolumità degli utenti attivi. Ad esempio, i marciapiedi dovranno avere una larghezza minima di 2 metri, e i guidatori dovranno superare i ciclisti almeno a un metro e mezzo di distanza in ogni caso. Inoltre, i Comuni potranno installare più facilmente attraversamenti pedonali rialzati (dove avviene la maggior parte degli investimenti mortali), e i mezzi pesanti dovranno essere dotati di sensori elettronici per rilevare la presenza laterale di pedoni e ciclisti negli angoli ciechi.
Luigi Menna, Presidente di FIAB Italia, ha dichiarato: “Questa proposta di legge concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose. La diminuzione delle collisioni stradali passa obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli – ad esempio tramite i passaggi pedonali e ciclabili rialzati e ampliando gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni, come le zone urbane e scolastiche”
La proposta introduce chiare norme per la governance, risorse e monitoraggio: è infatti prevista l’istituzione del CIPOMA, Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva, che ha il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici e la Direzione Generale per la Mobilità attiva preso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Comuni e altri enti si dovranno dotare di strumenti mirati per valutare in modo continuativo l’efficacia delle politiche adottate e la validità delle infrastrutture implementate.
Viene istituito il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale pari a 300 milioni di euro per il triennio.
La costruzione di un reale cambiamento culturale nella mobilità passa inevitabilmente attraverso un’adeguata formazione e informazione. In questa prospettiva, la proposta a cui anche FIAB ha dato il proprio contributo prevede interventi specifici sull’educazione alla tutela della mobilità attiva. Un ruolo centrale è assegnato anche alla comunicazione: la pubblicità degli autoveicoli dovrà essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura, l’uso della mobilità attiva, di quella condivisa e del trasporto pubblico. A tal fine, una quota pari al 5% delle spese pubblicitarie destinate alla promozione dei veicoli sarà utilizzata per realizzare campagne istituzionali dedicate alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale.
Oggi, mercoledì 18 febbraio, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, a partire dalle ore 14.30 si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge “Norme per il riconoscimento dell’ipnosi sanitaria quale strumento di pratica sanitaria nella gestione di diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione”, a prima firma della deputata e Capogruppo PD in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di riconoscere e inquadrare in modo chiaro e scientificamente fondato, l’utilizzo dell’ipnosi sanitaria come strumento integrativo della pratica clinica, già presente in diversi ambiti della medicina e della psicologia, ma oggi privo di un quadro normativo organico. La proposta di legge intende definire ambiti di applicazione, requisiti professionali, e garanzie per i pazienti, valorizzando le esperienze cliniche consolidate e rafforzando la sicurezza e la qualità delle prestazioni sanitarie.
Mercoledì 18 febbraio, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, a partire dalle ore 14.30 si terrà la conferenza stampa di presentazione della proposta di legge “Norme per il riconoscimento dell’ipnosi sanitaria quale strumento di pratica sanitaria nella gestione di diagnosi, cura, riabilitazione e prevenzione”, a prima firma della deputata e Capogruppo PD in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini.
L’iniziativa nasce dall’esigenza di riconoscere e inquadrare in modo chiaro e scientificamente fondato, l’utilizzo dell’ipnosi sanitaria come strumento integrativo della pratica clinica, già presente in diversi ambiti della medicina e della psicologia, ma oggi privo di un quadro normativo organico. La proposta di legge intende definire ambiti di applicazione, requisiti professionali, e garanzie per i pazienti, valorizzando le esperienze cliniche consolidate e rafforzando la sicurezza e la qualità delle prestazioni sanitarie.
“La decisione annunciata da Vantive, controllata dal fondo Carlyle, di mettere in vendita lo stabilimento Gambro Dasco di Medolla, in provincia di Modena, rappresenta un fatto gravissimo che mette a rischio centinaia di posti di lavoro e colpisce uno dei poli storici e strategici del biomedicale italiano”.
Lo dichiarano i deputati del PD, Stefano Vaccari, Andrea De Maria e Maria Cecilia Guerra, che hanno presentato un’interrogazione ai ministri delle Imprese e del Lavoro per chiedere un intervento urgente del governo.
“Dopo mesi di attesa di un piano industriale mai arrivato - proseguono i parlamentari Pd che a novembre avevano già presentato un’interrogazione rimasta inevasa - e dopo l’impegno assunto dall’azienda al tavolo regionale di dicembre, la comunicazione della vendita del sito rappresenta una rottura unilaterale e inaccettabile. Ancora una volta assistiamo a scelte dettate esclusivamente da logiche finanziarie di breve periodo, senza alcuna visione industriale e senza rispetto per un territorio che ha costruito nel tempo competenze, innovazione e occupazione qualificata".
I parlamentari PD sottolineano come il sito di Medolla sia un punto di riferimento per l’intera area Nord modenese e per il comparto biomedicale nazionale, eccellenza riconosciuta a livello internazionale.
“Chiediamo ai ministri competenti - aggiungono - di attivare immediatamente un tavolo nazionale, in raccordo con la Regione Emilia-Romagna e con le organizzazioni sindacali, per garantire la piena salvaguardia occupazionale, vigilare sulle modalità e sui tempi dell’eventuale cessione, favorire la ricerca di soggetti industriali solidi e affidabili, definire un vero piano di rilancio produttivo e tecnologico del sito. Non si può consentire che un asset strategico per la competitività del Paese venga smantellato senza un confronto trasparente e senza un progetto industriale credibile. Il governo deve assumere un ruolo attivo e responsabile per difendere lavoro, competenze e filiera produttiva. La mobilitazione dei lavoratori e delle istituzioni locali dimostra che il territorio è unito. Ora - concludono - serve una risposta chiara e concreta da parte dell’esecutivo”.
“L’ultima richiesta del Ministro Nordio si aggiunge alla lunga lista di intollerabili iniziative che questo Governo ha messo in campo per indebolire la magistratura in questi anni. Se da un lato, quindi, non stupisce, dall’altro questo modo di fare inizia a preoccupare seriamente”.
Così Marco Lacarra, deputato PD e componente della Commissione Giustizia alla Camera, in merito alla notizia per cui il Ministero della Giustizia ha chiesto all’ANM l’elenco dei donatori del comitato del No al prossimo referendum.
“Siamo di fronte a una vera e propria guerra contro i magistrati italiani, condotta senza più farsi specie dei metodi da utilizzare. Chi le ha definite ‘liste di proscrizione’ non esagera. L’intento del Governo in vista del referendum è sempre più palese: attaccare la magistratura con ogni mezzo, a prescindere dalla liceità e dalle più banali forme di rispetto verso l’istituzione e le persone che ne fanno parte. Ma tutto ciò non è altro che il più potente ed efficace spot a favore del No. ”
"Che la presidente del Consiglio annunci l'adesione dell'Italia al "Board of Peace" di Trump, costringendo il Parlamento a votare contro la Costituzione, è gravissimo. Si è inventata il ruolo di "osservatrice", che non esiste, per aggirare il divieto imposto dalla Costituzione ad aderire a un organismo internazionale non in posizione di parità. Il cosiddetto “Board of peace” é infatti una struttura internazionale a uso e consumo del tycoon, un organismo che tutto persegue tranne la pace. E' uno strumento coloniale, che raduna autocrati, incluso Netanyahu, imprenditori e affaristi attorno ad una Gaza agonizzante su cui speculare con la ricostruzione, escludendo definitivamente i palestinesi.
E' un grimaldello con cui Trump, che da statuto ne resta il capo a vita, vuole colpire l'Onu e il multilateralismo che perseguono la pace e il dialogo tra Stati e tra popoli.
Meloni, pur di non dispiacere il suo alleato Trump è disposta a tutto. Anche a fare da sponda ai suoi progetti neocoloniali, entrando dalla porta di servizio.
Tutto questo accade mentre Israele inizia la registrazione dei territori occupati della Cisgiordania. Cioè inizia l'annessione delle terre dei palestinesi, espropriandole arbitrariamente. Nel silenzio più totale di Trump, di Meloni e dell'intera comunità internazionale.
Meloni ha definitivamente scelto di stare dalla parte di chi stermina, conquista terre altrui, sottomette popoli interi.
Non nel nostro nome, non nel nome dell'Italia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Oggi più che mai la Presidente Meloni porta l'Italia ai margini dell'Europa. La sua presa di posizione contro le critiche del cancelliere tedesco Merz e la difesa della cultura Maga è quanto di più deleterio per l'Italia. Meloni sceglie una cieca fedeltà a Trump al punto di disertare la Conferenza di Monaco, "Fortifying the foundation of transatlantic security" dove si sta discutendo di una nuova architettura di sicurezza europea, perché indigesta al Presidente degli Stati Uniti. Una posizione subalterna quella di Meloni, al punto di accettare anche di partecipare come 'invitata' al Board of Peace, allontanandosi in maniera definitiva dai partner dell'Unione europea. Un vero capolavoro di irresponsabilità”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera.