30/04/2026 - 18:18

“Dal Documento di finanza pubblica emerge in modo evidente il fallimento della politica economica e sociale del governo Meloni, che ha portato il Paese a sbattere contro un muro. I dati sono impietosi: la pressione fiscale è ai massimi degli ultimi 11 anni, mentre i salari reali sono diminuiti di circa 9 punti percentuali. Questo significa che i lavoratori hanno perso un mese di stipendio l’anno. Nel frattempo sono calati gli investimenti in sanità, scuola e istruzione e non è stato fatto nulla per sostenere la crescita. Austerità che non ha portato neppure al risanamento dei conti, visto che l'Italia non è uscita dalla procedura di deficit eccessivo e avrà il prossimo anno il debito pubblico più alto d'Europa". Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei alla Camera, a margine dell’approvazione della risoluzione di maggioranza sul Dfp.

“L’Italia - aggiunge l’esponente dem - cresce un terzo della media europea. Sono numeri oggettivi, che il governo non può continuare a negare scaricando responsabilità su altri, dall’Istat alle misure del passato che pure aveva sostenuto. È arrivato il momento di assumersi le proprie responsabilità. Nel documento manca qualsiasi prospettiva di crescita futura dopo il Pnrr, che il governo non ha voluto e grazie al quale oggi non siamo in recessione. Non c’è una strategia su sviluppo, inflazione ed energia: nessuna indicazione su come ridurre strutturalmente il costo delle bollette, mentre si rallenta sulle rinnovabili. È il segno di una grande confusione e dell’assenza di una visione”.

“Siamo di fronte - conclude De Luca - al governo più anti-meridionalista di sempre. Sono stati tagliati fondi sulla decontribuzione per le assunzioni al Sud e sulla perequazione infrastrutturale, risorse fondamentali per ridurre i divari territoriali. Il Pnrr prevedeva il 40% degli investimenti al Mezzogiorno per colmare le disuguaglianze. Il governo ha scelto la direzione opposta e, anche nel Dfp, riduce gli obiettivi sugli asili nido dal 33% al 15%, penalizzando famiglie e bambini delle aree più fragili del Paese. È una linea inaccettabile, che si inserisce in un disegno più ampio che mette a rischio l’unità nazionale. Continueremo a batterci in Parlamento e nel Paese per difendere un valore fondamentale: l’unità e la coesione dell’Italia, che questo governo sta mettendo seriamente in discussione”.

 

30/04/2026 - 15:05

“Questo documento di finanza pubblica che ci viene presentato dopo quattro manovre di bilancio e tre anni e mezzo di governo è un verbale di resa.
È la certificazione di un fallimento, perché in questo documento il governo è costretto a mettere nero su bianco che il paese è più fragile, cresce poco, produce meno, investe meno, consuma meno e i salari reali non recuperano ancora la grande inflazione.
Il dato sulla crescita è molto cupo. Meno della metà della media dei paesi europei.
C’è una specifica fragilità del nostro paese che viene invece negata dalle fantasiose narrazioni del governo che vedono un quadro macroeconomico positivo che non esiste.
Il governo fugge dalle proprie responsabilità e sbaglia perché è evidente che delle responsabilità ne ha, e il confronto con gli altri paesi è impietoso.
L’effetto snowball è chiaro in questo Dfp. Si abbassano i tassi di interesse ma si riduce anche il tasso di crescita, con l'effetto di fare aumentare il debito, che si vorrebbe invece controllare con avanzi primari sempre più alti. Insomma la politica di  controllo dei conti pubblici, non accompagnata da politiche industriali energetiche e da un lavoro di qualità si avvita su sé stessa: ci porta solo tasse più alte e spese più basse, per sanità, welfare e istruzione, e il Paese non cresce”. Lo ha detto Maria Cecilia Guerra capogruppo Pd in commissione bilancio della Camera, dichiarando il voto contrario del Pd alla risoluzione della maggioranza sul Dfp.

30/04/2026 - 13:01

“È evidente che la politica economica del governo è fallita, non ha portato a nessuno dei risultati attesi e questo documento ne è la prova”. Lo ha detto intervenendo in aula in discussione generale sul DFP Silvio Lai, deputato Pd componente della commissione bilancio della camera.

“Il dfp si riduce ad una sintesi, una sorta di piccolo bilancio una pagella per noi del tutto insufficiente. Questo documento è interessante perché spiega per filo e per segno cosa non ha fatto il governo in questi anni. E questo emerge anche dal confronto con altri paesi Francia, Spagna, Portogallo su cui il governo rivendicava un primato dell’Italia. Crescita zero, occupazione ai minimi livelli e procedura d’infrazione. Avete tentato di dare la colpa al super bonus come se il super bonus fosse anche colpevole del traffico di Roma!
Un documento scritto sulla sabbia, fragile, senza una vera e propria strategia per guidare il paese nella crescita”, ha concluso.

 

30/04/2026 - 12:50

“Il Governo è in carica da ormai quattro anni, però la responsabilità è sempre di qualcun altro. Dell’Istat a cui va tutta la nostra solidarietà, accusata di non saper fare i conti, alla Corte dei Conti che in audizione ha sottolineato come  l‘aumento del debito, ‘al di là del contributo ascrivibile al superbonus che era sostanzialmente noto, sia avvenuto per il determinante effetto della bassa crescita economica’. Crescita economica che nel documento del Governo non viene praticamente mai nominata. La pressione fiscale, le tasse, quelle che da 4 anni dicono di voler tagliare, sono al 43,1%, il record più alto da 11 anni. I salari reali si sono ridotti del 7,8%. Non c’è nulla per i 5,7 milioni di lavoratori e lavoratrici poveri a cui negano il salario minimo e a cui propongono l’ennesima presa in giro con il decreto primo maggio. Non c’è nulla per i 13 milioni di italiane e italiani che rinunciano a curarsi o per i 2 milioni che devono chiedere dei prestiti per potersi curare perché la sanità pubblica purtroppo non è più accessibile. Le risposte non ci sono nemmeno per le imprese, totalmente assenti in questo piano. Mentre la Spagna ha puntato sulla transizione green e ha abbassato il costo delle bollette, la maggioranza non crede nella transizione ecologica e nemmeno in quella digitale. Anche la grande potenzialità dell’intelligenza artificiale viene ignorata dal governo, come è stato sottolineato nelle audizioni. Ancora una volta, la destra costruisce un racconto che non regge alla prova dei fatti: scarica colpe, evita responsabilità e ignora i veri problemi del Paese. Il Partito Democratico continuerà a incalzare il Governo su questi nodi strutturali e a proporre misure concrete per crescita e sviluppo, lavoro dignitoso e diritto universale alla cura”.

Così la deputata Silvia Roggiani, della Presidenza del Pd alla Camera, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Dfp.

 

30/04/2026 - 11:18

“Il Dfp 2026 è la resa di un governo che ha smarrito la realtà, rifugiandosi in tecnicismi per nascondere un vuoto di visione”.

Così la deputata dem, Francesca Viggiano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Dfp.
“I tagli di quattro miliardi a Transizione 5.0 e i costi energetici fuori controllo - aggiunge - condannano le Pmi alla marginalità. Sul sociale il quadro è drammatico: il programma Gol è una scatola vuota che ignora la povertà lavorativa e l’inflazione. State dimenticando giovani e donne, trasformando il welfare in un lusso per pochi eletti. Non accetteremo che il futuro dell’Italia sia sacrificato a una ragioneria senza anima. Questo non è un piano di crescita, ma un rinvio che esclude i fragili e smantella le filiere. Il PD si opporrà a questa Italia a due velocità per restituire centralità al lavoro vero. È tempo - conclude - di investire sul capitale umano, non di gestire il Paese come un liquidatore”.

 

28/04/2026 - 15:23

“Se la sanità pugliese, così come quella di tante altre regioni italiane, sono alle prese con disavanzi da centinaia di milioni di euro, il motivo sta tutto nei numeri sviscerati dalla Corte dei Conti nell’audizione odierna al DFP. Dati che descrivono inequivocabilmente l’incapacità di questo Governo a garantire alle regioni i trasferimenti necessari per assicurare cure e assistenza sanitaria ai cittadini. La Corte certifica in maniera inequivocabile che l’esiguo aumento della spesa nel 2026 è assorbito soprattutto da rinnovi contrattuali, farmaci, dispositivi medici, aggiornamento delle tariffe. Nel Dfp la spesa sanitaria resta ferma al 6,4 per cento del Pil dal 2026 al 2029. Il dossier parlamentare indica 148,5 miliardi nel 2026, 151,2 nel 2027, 155 nel 2028 e 159,4 nel 2029: numeri che come è clamorosamente evidente non coprono il fabbisogno reale.
Così Claudio Stefanazzi, deputato pugliese del Partito Democratico, componente della Commissione Finanze.
“Non è la prima volta che il Governo Meloni scarica sulle regioni e sui comuni il prezzo della propria inettitudine. È già successo negli scorsi anni coi tagli lineari e i ‘contributi alla finanza pubblica’ imposti agli enti territoriali. Oggi lo scaricabarile colpisce la sanità pubblica e anche in questo caso il registro non cambia: il Governo Meloni si gira dall’altra parte e costringe le regioni ad alzare le tasse per coprire il proprio fabbisogno. È questo il modo più vile di fare politica: ferire i bisogni dei più fragili pur di non assumersi le proprie responsabilità.”

 

28/04/2026 - 12:28

Il Paese è fermo: crescita al palo, debito in aumento e pressione fiscale ai massimi. Ma il governo non fa nulla per sostenere salari e investimenti per la sanità. Serve un cambio di rotta immediato per rilanciare l’economia reale e aiutare famiglie e imprese.

 

Lo ha detto ai tg Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

28/04/2026 - 12:11

“Il DFP 2026 conferma il definanziamento reale della sanità pubblica. Il Governo rivendica più risorse, ma la Corte dei conti, durante l'audizione di questa mattina presso le Commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, chiarisce che l’aumento della spesa nel 2026 è assorbito soprattutto da rinnovi contrattuali, farmaci, dispositivi medici, aggiornamento delle tariffe e maggiore ricorso a prestazioni acquistate da privati accreditati. Non è un piano per ridurre le liste d’attesa, assumere personale e rafforzare i servizi territoriali: è manutenzione obbligata del sistema”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico e componente della Commissione Bilancio.

“Nel DFP la spesa sanitaria resta ferma al 6,4 per cento del PIL dal 2026 al 2029, con una crescita media nel triennio 2027-2029 del 2,4 per cento. Il dossier parlamentare indica 148,5 miliardi nel 2026, 151,2 nel 2027, 155 nel 2028 e 159,4 nel 2029: numeri che non coprono il fabbisogno reale”.

“Lo conferma la fondazione Gimbe: nel triennio 2027-2029 il divario tra spesa necessaria per garantire i LEA e risorse disponibili arriverà a 30,6 miliardi. La Corte dei conti aggiunge un dato ancora più grave: il finanziamento del fabbisogno sanitario standard cresce da 136,5 a 145,8 miliardi tra 2025 e 2029, ma in rapporto al PIL, dopo il 2026, scende fino al 5,88 per cento. Questo è il contrario di un rilancio”.

“Il Governo non taglia la sanità con una norma secca. La lascia soffocare nei numeri: poi saranno le Regioni a dover scegliere tra aumento delle tasse, taglio dei servizi o nuovi disavanzi. È il solito trucco: a Roma si fa propaganda, sui territori arrivano liste d’attesa, pronto soccorso pieni e cittadini costretti a pagare di tasca propria. Altro che sanità rafforzata: il DFP certifica una sanità pubblica sottofinanziata e sempre più dipendente dal privato accreditato. Questa non è programmazione. È abbandono controllato del Servizio sanitario nazionale”.

 

27/04/2026 - 14:24

La valutazione sulla proposta di ricorrere a uno scostamento di bilancio che il governo sta prospettando non può che essere condizionata da un’analisi seria della fase attuale e delle ragioni che hanno portato il Paese a una condizione di particolare fragilità”, afferma Maria Cecilia Guerra, deputata del Partito Democratico e capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera.

“È necessario capire perché, al netto delle tensioni geopolitiche che hanno e potranno continuare ad avere anche per un lungo periodo  effetti pesanti sul nostro paese, altri partner europei in condizioni simili alle nostre siano oggi meno in difficoltà, con prospettive di crescita decisamente migliori, e riconoscere quindi l’incapacità che ha caratterizzato l’azione di governo in questi tre anni e mezzo, di rispondere al continuo calo della produzione industriale, a una occupazione che cresce grazie a salari poveri, a una incapacità di affrontare  il tema del costo dell’energia e della nostra forte dipendenza dalle fonti fossili.  Così come occorre chiarire su quali ambiti il governo intenda intervenire con le eventuali risorse, evitando in ogni caso interventi a pioggia di stampo elettoralistico.  Il documento di finanza pubblica appena approvato dal Cdm è infatti privo di contenuti programmatici: una scelta grave, che non consente di comprendere la direzione di marcia e dà l’immagine di un esecutivo senza una rotta”.  “Non sarà in ogni caso possibile chiedere al Parlamento di avallare al buio una decisione di questa portata senza indicare con precisione obiettivi, priorità e utilizzo delle risorse. La richiesta di scostamento, che dovrà essere avanzata in Europa, rappresenta comunque già, nei termini in cui si profila, la dimostrazione del fallimento delle scelte politiche ed economiche del governo Meloni. Responsabilità che non possono essere certo addossate né all’Europa, né alla guerra in medio oriente, che pure aggrava ulteriormente il quadro”.

 

22/04/2026 - 13:01

"Il rallentamento ulteriore del PIL italiano già al lumicino, che verrà messo nero su bianco nel Dfp, conferma l'Italia fanalino di coda nel confronto con i più importanti paesi europei. Dati che evidenziano l'ennesimo fallimento del Governo Meloni: dalle riforme istituzionali alle politiche economiche. Un indebolimento continuo del nostro paese, sostenuto solo dal Pnrr ereditato dai governi precedenti, che arriva quindi con più affanno a cercare le risposte al caro prezzi e alla perdita del potere d’acquisto che attanagliano famiglie e imprese: una legislatura sprecata insomma. Cadenzata  da  una autocelebrazione fuori luogo che ora presenta il conto al paese”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.

24/04/2025 - 13:32

“Da un governo che ambisce a giocare un ruolo mondiale ci saremmo aspettati ben altro che un Documento programmatico vago, frammentato e senza prospettiva. Lo affermano l’Ufficio parlamentare di bilancio e la Corte dei Conti: il Dfp è insufficiente e privo di dati chiave. È l’ennesima occasione mancata”.

Così Silvia Roggiani, deputata del Partito Democratico, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo al Dfp.

“Avete interrotto - ha aggiunto - una prassi virtuosa che dal 1988 consentiva al Parlamento di svolgere la sua funzione. Nessun vincolo europeo ve lo impediva: è stata una scelta politica, che rivela la vostra totale assenza di visione. Nel documento mancano risposte sui dazi americani, che già colpiscono l’export italiano, e sul Pnrr, unica leva di crescita che ormai è a rischio. Non c’è nulla su Industria 5.0. Il governo ignora le imprese e taglia fondi a sanità e comuni. E mentre gli altri paesi europei investono, la destra scarica i costi su famiglie, lavoratori e pensionati. Il diritto alla casa e alla salute sono negati. In un’Italia che invecchia, il governo sottofinanzia la sanità mentre le persone restano senza medico di base o attendono mesi per un esame. Questo Dfp - conclude Roggiani - non è all’altezza del nostro Paese”.

24/04/2025 - 11:51

“Con questo Documento di Finanza pubblica ci troviamo di fronte a una brutta pagina per il Parlamento, che viene privato del suo diritto di indirizzo e controllo dell’attività del governo. Da documento di ‘programmazione’ abbiamo subito la sua trasformazione in atto di semplice ‘monitoraggio’, con la scusa che ci troviamo in un momento di incertezza. Ma è proprio nei momenti di incertezza che il Parlamento deve essere messo in condizione di sapere dove la maggioranza intende condurre il Paese. Come avvenuto anche al tempo del Covid. Tutto il potere è oggi invece nelle mani del governo con una totale assenza di trasparenza. Tutto questo con deputati di maggioranza che non prendono mai la parola. Silenzio assoluto. Una maggioranza schiacciante e schiacciata sul governo. Non vengono forniti dati e nota metodologica. Si citano ‘politiche invariate’ senza dire quali esse siano. Nulla sui dazi. Sulla difesa non sappiamo neanche quanto stiamo spendendo oggi e su quali voci, altro che annunci della Meloni sul 2%. Anche su pensioni, sanità e fiscal drag, questo documento rappresenta uno schiaffo al Parlamento”.

 

Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.

 

24/04/2025 - 10:39

“Questo Documento di Finanza pubblica più che tracciare una direzione per il futuro del Paese, fotografa il fallimento delle politiche del governo. Un atto che non programma, non pianifica, che certifica l’incapacità della maggioranza di affrontare le crisi con strumenti adeguati. Le previsioni di crescita del Pil per il 2025 si dimezzano rispetto a quelle presentate sei mesi fa: dallo 1,2% previsto dal Psb, ci ritroviamo a un desolante +0,6%. Un dato che potrebbe aggravarsi se le politiche daziarie statunitensi dovessero essere confermato o addirittura inasprirsi. Questo Dfp è un documento vuoto. Manca un quadro programmatico, e non a caso la Corte dei Conti ha parlato di ‘indicazioni limitate’, di ‘mancanza di dettaglio informativo’. Il Ssn è gravemente sottofinanziato. Il concordato fiscale ha avuto un’adesione risibile e i disastri nel riformare aliquote e detrazioni Irpef si traducono in un flop totale. Sul Pnrr i ritardi si accumulano e gli obiettivi rischiano di non essere rispettati. Su Transizione 5.0 risultano prenotati solo 678 milioni su 6,3 miliardi disponibili. Rinominiamola ‘Stallo 5.0’. E mentre in Europa si discute di dazi, mentre gli Stati Uniti alzano barriere commerciali, l’Italia resta muta, appiattita, immobile”.

Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.