"Ho sentito questa mattina Daniele De Paz, Presidente della Comunità Ebraica di Bologna. Credo che Bologna debba come sempre dimostrare di essere la città della pace, del dialogo, del contrasto ad ogni forma di antisemitismo. Guardo con preoccupazione il rischio che crescano conflitti e divisioni. Giusto contestare senza alcuna ambiguità le politiche dell'attuale governo di Israele, che si sta rendendo responsabile di una tragedia umanitaria a Gaza. Questo non deve significare mettere in secondo piano le responsabilità ed i crimini di Hamas, una organizzazione terroristica nemica della libertà.
Leggo che Fratelli d' Italia vuole impartire lezioni, senza averne certamente l'autorevolezza. Possono stare tranquilli. Il Sindaco Lepore e l'amministrazione comunale hanno sempre dimostrato a quali valori di pace, democrazia e dialogo ispirano la loro azione.
Sono convinto che ora la priorità sia aiutare il dialogo. Nella prospettiva di garantire insieme il diritto al popolo palestinese a vivere in un proprio stato, riconosciuto internazionalmente, ed il diritto alla sicurezza dello stato di Israele e del suo popolo. E per unire e non dividere la nostra comunità, in particolare in una città Medaglia d' Oro della Resistenza, che ha una lunga storia di apertura e di dialogo e di condivisione interreligiosa e interculturale". Così Andrea De Maria, deputato PD.
"Il gesto del sindaco di Bologna, Matteo Lepore, che oggi ha esposto la bandiera della Palestina dal balcone della sede del Comune, è, di fatto, un appello per la pace, in perfetta continuità con la tradizione bolognese.
Quella bandiera rappresenta tutto un popolo a cui da decenni viene negato il diritto all'autodeterminazione e che a Gaza è colpito da attacchi militari indiscriminati ormai da 8 mesi. Ed è un omaggio ai civili che stanno morendo sotto le bombe dell'esercito israeliano, oltre che di fame e malattie. Sono ormai più di 36mila le vittime dell'offensiva che Netanyahu ha voluto in risposta al terribile attentato terroristico di Hamas del 7 ottobre. Da mesi l'azione del governo israeliano è andata ben oltre l'autodifesa. E questo è sotto gli occhi di tutti ed è documentato negli atti della Corte penale internazionale e della Corte di giustizia internazionale. Quella bandiera è lì a ricordarci che dobbiamo pretendere il cessate il fuoco immediato, il ripristino del diritto internazionale e il riconoscimento dello stato di Palestina.
Per queste ragioni la scelta del sindaco Lepore merita supporto e apprezzamento. Auspico che il suo esempio venga seguito da tanti altri sindaci e sindache d'Italia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Interveniamo in quest'Aula, come facciamo ormai da diverso tempo, per chiedere al Governo di attivarsi con urgenza per una condanna netta della strage continua di civili, donne e bambini a Gaza che non hanno più rifugio perché anche nel loro rifugio precario rischiano di essere bruciati vivi; per il rispetto del cessate il fuoco chiesto dalle Nazioni Unite e lo stop all'utilizzo della fame come arma di guerra e lo sblocco degli aiuti umanitari che per i bambini fanno la differenza fra la vita e la morte e per il riconoscimento anche da parte del nostro Paese dello Stato di Palestina, come hanno già fatto altri Paesi. Non è più il tempo del silenzio: la comunità internazionale aumenti la pressione per il cessate il fuoco, per la liberazione degli ostaggi e per interrompere il disegno dell'orrore di Netanyahu. Il Governo italiano esca dall’inerzia, altrimenti porterà con sè il peso della sua indifferenza al massacro.
Così la deputata e vicepresidente PD alla Camera Valentina Ghio, dopo avere letto le parole di Jonathan Crickx funzionario Unicef di ritorno da Rafah, che ha definito Gaza "il cimitero dei bambini".
"Sessanta raid su Rafah in appena due giorni, l'ultimo poche ore fa. I tank dell'esercito israeliano sono arrivati al centro della città dove si erano rifugiate un milione e mezzo di persone scappate dal resto della Striscia, ormai distrutta, e da dove nelle ultime tre settimane un milione di loro sono state costrette a scappare di nuovo, senza avere un posto sicuro perché a Gaza non c'è un posto sicuro.
Davanti all'indignazione globale dopo il bombardamento della tendopoli durante il quale 45 persone, donne e bambini, sono morte bruciate vive, Netanyahu ha parlato di "tragico errore": ma quale tragico errore? E' un attacco deliberato. A Rafah da due settimane è in corso l'offensiva nonostante tutti gli alleati avessero chiesto di non farlo perché avrebbe provocato una carneficina. Ora Gaza è "un inferno in terra", come l'ha definita l'Unrwa. Netanyahu e il suo governo continuano a macchiarsi di crimini di guerra, a mietere vittime innocenti e non si sta facendo abbastanza per fermarli. Il ministro degli Esteri Tajani ha dichiarato che Hamas "usa Rafah per creare ulteriori problemi attirando Israele dentro una trappola mediatica". Ma quale trappola mediatica, ministro? La trappola, quella vera, è quella in cui è rinchiusa la popolazione palestinese che da Gaza non può neanche uscire se volesse trovare rifugio altrove. La Striscia è sigillata e impermeabile perfino agli aiuti, ancora una volta bloccati fuori dal valico di Rafah dall'esercito israeliano.
Cos'altro deve succedere? Qual è la linea rossa che non può essere superata e oltre la quale potremo vedere una qualche azione che punti davvero a fermare Netanyahu?
Gli Usa e l’Ue lo costringano al cessate il fuoco immediato: le opzioni per farlo ci sono, a partire dalle sanzioni, dallo stop alla vendita di armi, dalla sospensione degli accordi commerciali e dell'accordo di associazione Ue-Israele. Questo immobilismo è insopportabile e genera rabbia e sdegno nell’opinione pubblica di tutto il mondo. A partire da giovani che nelle università di tanti Paesi protestano pacificamente contro questa colpevole indifferenza. Lo dico al governo italiano: ignavia, cinismo e opportunismo non sono più ammissibili. Il tempo è scaduto". Lo ha dichiarato intervenendo oggi in aula Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Un inferno in terra" così l'Unrwa definisce Gaza dopo i raid di questa notte su Rafah. Raid, va precisato, che si sono abbattuti sulle tendopoli delle persone sfollate, cioè già fuggite ad altri bombardamenti.
Un attacco deliberato sui civili, sulle donne, sui bambini che ha causato decine di vittime e moltissimi feriti.
Un attacco in totale spregio dell'ordine della Corte internazionale di giustizia che aveva vietato ulteriori operazioni a Rafah.
Netanyahu e il suo governo continuano a macchiarsi di crimini di guerra, a mietere vittime innocenti e non si sta facendo abbastanza per fermarli.
Gli Usa e l’Ue lo costringano al cessate il fuoco: le opzioni per farlo ci sono, a partire dalle sanzioni e dallo stop alla vendita di armi. Questo immobilismo è insopportabile e genera rabbia e sdegno nell’opinione pubblica di tutto il mondo". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Scandalizzarsi perché la Corte penale internazionale, dopo indagini e prove raccolte, chiede il mandato di arresto (per Netanyahu e Gallant come per Sinwar e altri leader di Hamas, ndr) significa voler delegittimare la Corte: un esercizio pericoloso, anche sul piano politico. Se, infatti, non si rispettano i pronunciamenti e le sentenze degli organi giurisdizionali internazionali si rinuncia alla legalità e si cede alla legge del più forte". Lo dichiara in un'intervista all'Unità di oggi, Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo che chiede che l'Italia segua l'esempio dei governi che hanno riconosciuto lo Stato di Palestina.
"Il Parlamento italiano aveva votato in questo senso già nel 2015: una mozione a cui, però, non è ancora stato dato seguito - sottolinea -. Il governo Meloni cosa aspetta a farlo? Non c’è momento più giusto di questo per riconoscere lo Stato di Palestina. Invece quando, recentemente, si è votato all’Assemblea generale dell’Onu per annettere la Palestina come membro effettivo e non più solo come osservatore, l’esecutivo si è astenuto. Una scelta gravissima e fuori da ogni logica: con quale credibilità Tajani e Meloni continuano a dire “due popoli e due stati” se poi, né nei consessi italiani né in quelli internazionali, si fa un passo verso il riconoscimento del secondo Stato, quello di Palestina?"
L'ex presidente della Camera si sofferma anche sulle manifestazioni nelle piazze e nelle università. I giovani vedono attraverso i social la catastrofe a Gaza di cui sui giornali italiani non si parla più. "Davanti a tutto questo, alla minaccia dell’attacco a Rafah e all’immobilismo dei leader mondiali che non intervengono in modo decisivo, in tutto il mondo i giovani si mobilitano. Le proteste pacifiche vanno ascoltate, non represse con i manganelli come spesso abbiamo visto troppe volte" dichiara raccontando del suo confronto con le studentesse e gli studenti di Padova avvenuto qualche giorno fa nell'ateneo patavino. Infine, sulle accuse di antisemitismo a chi critica l'operato del governo di Tel Aviv, Boldrini dichiara: "Ci sono ampie fette della popolazione israeliana che sono contrarie alle politiche di Netanyahu, così come molti ebrei in tutto il mondo contestano il suo operato: sono tutti antisemiti? Questa critica va assolutamente restituita al mittente: è pretestuosa e strumentale".
"Lo scorso ottobre, il Parlamento italiano ha approvato una risoluzione delle opposizioni che impegnava il governo 'a mettere in campo ogni sforzo per ricostruire un processo di pace e riaffermare il diritto di Israele e Palestina alla coesistenza sulla base dello spirito e delle condizioni poste dagli accordi di Oslo, per l'obiettivo dei due popoli e due Stati'. Lo stesso ministro Tajani ha dichiarato più volte che 'l'unica possibilità per uscire dalla crisi di Gaza e costruire un futuro di pace sia la soluzione due popoli, due Stati'.
Il 10 maggio, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione presentata dal gruppo arabo che riconosce la Palestina come qualificata per diventare membro. Questa risoluzione invita tutti i Paesi che non hanno ancora preso la decisione di riconoscere lo Stato palestinese, a compiere questo passo importante e cruciale e raccomanda al Consiglio di sicurezza dell'Onu di 'riconsiderare favorevolmente la questione', vista l'apposizione del veto statunitense e la necessità del voto unanime.
Il testo, approvato con 143 voti a favore, ha visto l'astensione dell'Italia.
Il Pd chiede al ministro Tajani di riferire in Aula quali siano le ragioni per cui il governo italiano ha deciso di non adeguarsi ai pronunciamenti del Parlamento e del perché dell'astensione nel voto all'Onu". Questo è il testo dell'interrogazione del Gruppo Pd alla Camera a firma dei deputati Provenzano, Amendola, Boldrini in Commissione Affari esteri al ministro Antonio Tajani.
“La Lega araba, con la dichiarazione di Manama, prova a ipotizzare una strada di uscita per Israele e Gaza. La proposta fatta dall’organizzazione panaraba di inviare una forza di pace ONU nei territori occupati fino alla attuazione della soluzione dei due Stati per due popoli è da sostenere con convinzione. Non ci sarà sicurezza per Israele senza il riconoscimento della legittima aspirazione palestinese di vedere nascere un proprio Stato e non ci sarà uno Stato palestinese senza riconoscere a Israele il diritto a esistere. Il governo italiano, finora poco incisivo politicamente nel cercare una via diplomatica di uscita dal conflitto, si attivi al più presto per sostenere la dichiarazione di Manama e le conseguenti iniziative della Lega araba. Sollecitando anche Netanyahu a produrre una iniziativa di exit strategy da Gaza che nonostante le sollecitazioni non è ancora stata preparata”. Così in una nota la deputata democratica, Lia Quartapelle.
"Il 15 maggio di 76 anni fa, nel 1948 inizia la Nakba, la catastrofe, la deportazione di oltre 700mila palestinesi che furono costretti a lasciare le loro case e le loro terre e a trovare una sistemazione a Gaza, in Libano, Siria e Giordania.
Il giorno prima il 14 maggio, nasceva lo Stato di Israele. Ancora oggi, invece non esiste lo Stato di Palestina, nonostante una risoluzione dell’Onu del 1947 lo preveda
Il 10 maggio scorso l’Assemblea Generale dell’Onu approva l’ammissione dello Stato di Palestina come membro effettivo e non solo come osservatore.
Grave l’astensione dell’Italia che continua a parlare di “due popoli e due stati”, ma poi non si adopera nelle sedi opportune per il riconoscimento della Palestina.
Nelle ultime settimane, a Gaza, sono state scoperte diverse fosse comuni, sette, nei pressi degli ospedali Nasser (a Khan Younis), Al Shifa (a Gaza) e KamalAdwan (a Beit Lahia) per un totale di circa 520 morti. Sono tutti ospedali in cui l’esercito israeliano ha fatto operazioni militari sostenendo fossero rifugi dei miliziani di Hamas o depositi di armi. Ma tra i corpi trovati, tanti avevano le mani legate dietro la schiena, i cateteri ancora attaccati al corpo ed evidenti segni che li identificavano come pazienti degli ospedali, non come combattenti.
Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha chiesto un’indagine indipendente su questi fatti.
Nei giorni scorsi un’inchiesta pubblicata dalla CNN ha rivelato l’esistenza di un carcere nel deserto del Negev, a Est della Striscia di Gaza dove si consumano vere e proprie torture: prigionieri costretti con le manette al punto da comportare amputazioni . L’inchiesta, corredata da inequivocabili foto e video con prigionieri bendati e ammanettati, è nata grazie ai racconti di due whistleblowers israeliani che in quel carcere hanno lavorato. Si parla di una Guantanamo o di una Abu Ghraib israeliana.
Intanto, Netanyahu non rinuncia all’assalto a Rafah, nonostante anche i suoi più fedeli alleati, USA in primis, gli abbiano chiesto di non farlo.
Il 7 maggio scorso l'esercito israeliano è entrato a Rafah, al sud della Striscia di Gaza e ha piantato la bandiera israeliana sul versante palestinese del valico al confine con l’Egitto.
Le notizie delle ultime ore parlano di tank pronti ad entrare e di centinaia di migliaia di sfollati da Rafah mentre sono ripresi anche i bombardamenti nell’area nord della Striscia.
Il valico di Rafah è di nuovo sigillato, non solo per le persone, ma anche per gli aiuti: una condanna a morte per l’intera popolazione di Gaza che non ha più luoghi sicuri, né beni di prima necessità per sopravvivere. Netanyahu, concentrato sulla sua sopravvivenza politica, continua l’opera di annientamento del popolo palestinese, che gli consente di rimanere al potere.
A 76 anni dalla cacciata dei palestinesi dalle loro case, dalla Nakba, ancora manca lo Stato di Palestina. Finché questo non accadrà non ci sarà pace per nessuno.
Dunque il governo italiano, invece di astenersi all’Onu, si faccia parte attiva della soluzione". Lo ha dichiarato oggi nell'aula di Montecitorio, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Oggi sono stata all'Università di Padova dove ero stata invitata per una lectio magistralis sui diritti umani. Questa mattina, però, le studentesse e gli studenti hanno deciso di unirsi alla protesta che sta attraversando le università di mezzo mondo, piantando delle tende nel cortile dell'Ateneo per chiedere la fine del massacro a Gaza e un immediato cessate il fuoco.
Insieme al Prof. Mascia, che aveva organizzato la giornata, abbiamo deciso dunque che era giusto cambiare il programma. La lectio si è trasformata in un bellissimo incontro con studentesse e studenti. Un'assemblea molto partecipata, in cui è stato possibile confrontarsi e dialogare. Ho proposto di rimandare la lectio ad un altro momento perché ritengo sia doveroso ascoltare le voci delle ragazze e dei ragazzi e la loro posizione su quanto sta accadendo nella Striscia di Gaza e aprire con loro una comunicazione costruttiva.
Ringrazio il prof. Mascia per l'invito, per l'organizzazione e per avere voluto aprire questo momento di scambio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Dem presentano interrogazione a Tajani
“Per quale motivo l'Italia continua a bloccare il ripristino delle risorse previste per Unrwa, soggetto fondamentale nella fornitura dei servizi essenziali alla popolazione palestinese, non solo a Gaza e in Cisgiordania, ma anche nei Paesi che ospitano consistenti comunità di profughi, quali Siria, Giordania e Libano? E perché
la Striscia di Gaza non è più inclusa nella lista dei luoghi destinatari di progetti dell'Agenzia italiana di Cooperazione allo sviluppo, implementati dalle Ong italiane?”
Sono le richieste rivolte al governo in un'interrogazione parlamentare promossa dalla deputata del Pd Laura Boldrini e sottoscritta dai colleghi dem Amendola, Porta, Provenzano e Quartapelle.
“Il rapporto della Commissione indipendente incaricata dall'Onu di rivedere i meccanismi e le procedure interne all'Unrwa ha rilevato che l'Agenzia dispone di ampi strumenti per garantire l'imparzialità nel suo lavoro e per fornire regolarmente a Israele elenchi dei propri dipendenti. E soprattutto, vengono escluse le accuse di complicità dell'Agenzia con Hamas portate avanti dalle autorità israeliane. La Commissione europea ha ripristinato quasi subito i suoi fondi all’agenzia e così hanno fatto nei mesi successivi Canada, Svezia, Giappone, Belgio, Germania, Francia, Irlanda e Norvegia mentre addirittura la Spagna ha deciso di incrementare il proprio supporto. Perché, invece, l’Italia si ostina a bloccare il ripristino del suo sostegno all’Unrwa?”
Chiediamo che l'Italia ripristini i finanziamenti a Unrwa come hanno già fatto la gran parte degli stati donatori e anche la Commissione europea. Il viceministro Cirielli ha sostenuto in Aula di avere "prove dettagliate" del coinvolgimento di Unrwa con l'attentato terroristico del 7 ottobre e solo due giorni fa ha ribadito "mai più commistioni con organizzazioni terroristiche". Quali documenti ha? Perché una commissione indipendente, guidata dall'ex ministra francese Catherine Colonna, ha stabilito che le prove, invece, non esistono. E su quali basi la Striscia di Gaza non è più inclusa nell'elenco dei luoghi destinatari dei progetti dell'Agenzia italiana di Cooperazione allo sviluppo, implementati dalle Ong italiane? Nell'ora più buia per la popolazione palestinese che vive a Gaza, il governo italiano si defila e abbandona più di due milioni di persone della Striscia, ma anche tutti i profughi palestinesi che vivono in Cisgiordania, Libano e Siria per i quali il lavoro di Unrwa è insostituibile e di vitale importanza. E non sarà "Food for Gaza" a salvare la situazione.
Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Azione diplomatica del Governo debole e burocratica, serve discussione seria
"Vorrei rivolgere un ringraziamento non retorico alle donne e agli uomini delle forze armate, oltre 12 mila persone, impegnati nelle missioni internazionali.
Rispetto a 10 mesi fa, quando abbiamo discusso queste missioni internazionali, c'è a mio avviso un fatto importante che ha infuocato ancora di più la situazione internazionale ed è la vicenda medio orientale, quello che sta accadendo a Gaza, a Rafa, che vede tutti noi preoccupati.
Noi discutiamo delle missioni internazionali 5 mesi dopo rispetto all'effettivo inizio delle missioni stesse; in realtà le missioni sono già in atto da 5 mesi, i nostri militari già sono li sui territori, stanno operando, stanno lavorando. E questo dato va considerato.
Non c'è dubbio che dobbiamo cambiare la legge 145, renderla in maniera semplificata, soprattutto nella parte che riguarda gli accordi intergovernativi perché questo ci permetterebbe di dare una velocità in più alla discussione che riguarda le missioni internazionali. Non possiamo far finta che questa discussione spesso poi si perde nei cavilli burocratici.
Noi abbiamo un quadro internazionale molto complesso, siamo in un mondo in fiamme e dobbiamo fare una riflessione seria: manca una azione diplomatica molto più forte dell'Europa ma anche del governo, non c'è un'azione vera da parte del governo sul piano diplomatico.
Il Pd ha condannato in modo chiaro e forte l'attacco di Hamas e anche la reazione del governo di Israele che ha causato un esorbitante numero di vittime civili.
Oggi torna in aula la questione dei finanziamenti all'Unrwa. E per questo dobbiamo ringraziare il presidente Mattarella che lo ha detto all'Onu, ed è solo grazie a lui se oggi ritorna qui in Aula la questione che il Pd ha sollevato da mesi, mentre la maggioranza era silente su una questione così importante di diritti umani.
Ci vuole un pò di coraggio in più dal punto di vista diplomatico e da quello operativo. Non fare operazioni solo di facciata.
Sulla Libia non voteremo la scheda 42, mentre voteremo le altre missioni, ma c'è da dire che sulle missioni dobbiamo fare una discussione vera e non di propaganda politica. Come il piano Mattei, è una chimera, nessuno sa cosa sia, come verrà finanziato, che prospettive politiche avrà. Da parte del Governo vediamo il vuoto su quanto sta accadendo. Abbiamo bisogno di fare una discussione approfondita e non renderla burocratica, vista la carenza dal punto di vista sostanziale dell'azione diplomatica del Governo". Lo ha detto in Aula Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, intervenuto in dichiarazione di voto sulle missioni internazionali.
"Nella notte l'esercito israeliano è entrato a Rafah, al sud della Striscia di Gaza e ha piantato la bandiera israeliana sul versante palestinese del valico al confine con l’Egitto. Questo dopo che, poche ore prima, il governo non aveva riconosciuto l’accordo per il cessate il fuoco presentato da Qatar e Egitto, che Hamas ha accettato. Netanyahu, concentrato sulla sua sopravvivenza politica, continua l’opera di annientamento del popolo palestinese, che gli consente di rimanere al potere". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.